Francesco De Pinedo

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Francesco De Pinedo
Franceso De Pinedo in divisa da generale di brigata aerea
Franceso De Pinedo in divisa da generale di brigata aerea
16 febbraio 1890 - 3 settembre 1933
Nato a Napoli
Morto a New York
Cause della morte incidente aereo
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Emblem of the Regia Marina.svg Regia Marina
Lesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1929-1943).svg Regia Aeronautica
Grado Generale di divisione aerea
Decorazioni Cavaliere Ordine Militare di Savoia
Studi militari Accademia Navale

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Francesco De Pinedo (Napoli, 16 febbraio 1890New York, 3 settembre 1933) è stato un aviatore e generale italiano, sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, pioniere dell'aviazione e discendente di una nobile famiglia napoletana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Francesco De Pinedo nacque a Napoli da una famiglia di origini nobili. Nel 1908, all'età di 18 anni si arruola nella Regia Marina entrando nell'Accademia Navale di Livorno. Imbarcato su un cacciatorpediniere, partecipa alla Guerra italo-turca del 1911, dove assiste al primo impiego bellico degli aeroplani. Entra a far parte del Servizio Aeronautico della Regia Marina e prende parte alla prima guerra mondiale compiendo missioni di ricognizione, venendo decorato con Croce al merito di guerra. Nel dopoguerra, compie dei voli dimostrativi raggiungendo l'Olanda e la Turchia, mettendo in mostra capacità organizzative per queste imprese e nel 1923 consegue il brevetto di pilota e transita nella da poco costituita Regia Aeronautica, dove in riconoscimento del suo talento viene nominato pur giovane per l'incarico, Capo di Stato Maggiore del Comando Generale dell’Aeronautica con il grado di tenente colonnello.

Il raid a Melbourne[modifica | modifica sorgente]

L'aviazione è vista con grande attenzione dalla propaganda fascista e Mussolini nomina il giovane ufficiale "Messaggero di italianità" invogliandolo a preparare nuove dimostrazioni delle capacità aviatorie italiane. Prende spunto dall'impresa compiuta nel 1920 da Arturo Ferrarin e Guido Masiero che raggiunsero Tokio per via aerea partendo da Roma e organizza una trasvolata più impegnativa. Di estrazione marinara, De Pinedo ritiene che per superare grandi distanze si debba ricorrere, a differenza dei pionieri dell'aviazione che l'hanno preceduto, agli idrovolanti. Questi non sono limitati dalla necessità di trovare spazi appositi per decolli ed atterraggi, ma possono utilizzare fiumi e il mare per fare scalo con molta più facilità. La navigazione di conseguenza è più simile a quella navale e in questo la sua esperienza è di aiuto.

A differenza del carattere esuberante dei suoi contemporanei pionieri dell'aviazione, De Pinedo è schivo, poco incline alla mondanità e nel contempo meticoloso nella pianificazione delle trasvolate. Nel 1925 insieme al motorista Ernesto Campanelli parte quindi con un idrovolante SIAI S.16ter, ribattezzato “Gennariello” dal nome del santo protettore di Napoli, con l'obiettivo di raggiungere l'Australia e ritornare in Italia passando da Tokio. Il pilota studia attentamente le condizioni meteorologiche che incontrerà sul tragitto, analizza le parti di ricambio che gli serviranno e partendo il 20 aprile da Sesto Calende, sede della Savoia Marchetti, la ditta costruttrice del velivolo, i due aviatori effettuarono una impresa eccezionale per quei tempi: volarono per 370 ore su tre continenti, percorrendo 55000 km prevalentemente sul mare, sorvolando il Golfo Persico, facendo scalo in India e circumnavigando l'Australia.

La destinazione principale prefissata era Melbourne in Australia, città che venne raggiunta il 9 giugno in 160 ore di volo coprendo la distanza di 23500 km in cinquanta giorni. Durante il viaggio, l'idrovolante dovette fare fronte a varie difficoltà di navigazione e di approvvigionamento di carburante e lubrificanti, attirando però con l'avvicinarsi alla destinazione, la attenzione degli australiani che tributarono una accoglienza entusiastica ai due italiani lungo il percorso e al loro arrivo, dove furono accolti da 40000 persone. L'impresa venne molto considerata anche dal punto di vista tecnico, in quanto in precedenza solo due altri aerei australiani avevano percorso il tragitto Londra-Melbourne, impiegandoci però tre mesi uno e otto mesi l'altro. In queste occasioni si evidenziarono tutte le caratteristiche del carattere di De Pinedo, conteso tra ricevimenti e celebrazioni alle quali partecipava in modo signorile e quasi schivo, rispondendo brevemente alle domande dei giornalisti di tutto il mondo. L'ufficiale arrivò perfino a far richiedere allo stesso Mussolini che si dilungasse maggiormente nei messaggi con i quali comunicava i vari traguardi raggiunti, invito che De Pinedo disattese, continuando a limitarsi a comunicare laconici dati tecnici in stringati telegrammi, costringendo in pratica i vertici militari a Roma a conoscere i dettagli della trasvolata dalla stampa.

Nel viaggio di ritorno venne fatta tappa a Tokio, dove venne sostituita un'ala e un motore, inviati via mare. Il 7 novembre il viaggio si concluse a Roma, ammarando sul Tevere in un tripudio di folla tanto che si arrivò a battezzare il porto fluviale di Roma "scalo De Pinedo". Per la sua impresa, venne promosso al grado di Colonnello e nominato marchese dal Re d'Italia. Italo Balbo, il potente quadrumviro allora a capo della Regia Aeronautica in qualità di sottosegretario, gli assegnò il soprannome di "il Signore delle distanze". Raccolse le cronache del viaggio nel libro "Un volo di 55000 chilometri" pubblicato da Mondadori nel 1927.

La trasvolata oceanica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1927, con Carlo Del Prete e il motorista Vitale Zacchetti, De Pinedo effettuò trasvolate su di un Savoia-Marchetti S.55 denominato "Santa Maria" da Roma alle Isole di Capo Verde, su Buenos Aires e infine raggiunse l'Arizona.

Il 6 aprile, mentre effettuava il rifornimento sul Lago Roosevelt in Arizona l'aereo prese fuoco e s'inabissò in pochi minuti. Il completamento del raid fu reso possibile grazie all'invio di un altro idrovolante Savoia Marchetti S.55, ribattezzato "Santa Maria II" per via marittima da Genova a New York.

Il viaggio di ritorno, ricongiungendosi al tragitto iniziale a New Orleans, toccò Memphis, Chicago, alcune località in Canada, Terranova, le isole Azzorre, Lisbona, Barcellona con arrivo finale al Lido di Ostia a Roma.

Capo di Stato Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre del 1928, con il grado di generale di brigata aerea ebbe l'incarico di Sottocapo di Stato Maggiore con mansioni di Capo di Stato Maggiore di tutta la forza armata. A seguito di contrasti con Italo Balbo si dimise dall'incarico il 29 agosto 1929 e fu nominato addetto aeronautico in Argentina. [1].


La tragica morte[modifica | modifica sorgente]

L'S.55 Santa Maria di De Pinedo a New Orleans

Il 3 settembre 1933, mentre si apprestava a intraprendere un volo in solitaria dalla lunghezza record di 6300 miglia da New York a Baghdad con un monoplano Bellanca, battezzato "Santa Lucia", non riuscì a decollare a causa del sovraccarico di carburante. De Pinedo perse il controllo del velivolo durante la corsa di decollo e urtò la recinzione ai bordi della pista, spezzando le ali. Il pilota sbalzato fuori dell'abitacolo, rimase ucciso nel rogo del carburante fuoriuscito che subito prese fuoco. I funerali si svolsero in forma solenne nella Cattedrale di San Patrizio a New York, e la salma fu rimpatriata in Italia con il transatlantico Vulcania.

A Francesco De Pinedo è intitolato il noto Istituto Tecnico Aeronautico di Stato di Roma, uno dei tre esistenti in Italia (gli altri sono a Forlì e Catania). Sempre a Francesco de Pinedo è dedicato lo scalo portuale di Roma lungo la riva sinistra del Tevere, tra ponte Nenni e Ponte Matteotti. Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo De Pinedo tra di esse.[2]; allo stesso è intitolata l'isola De Pinedo, un'isola fluviale del Po e l'oasi naturalistica di cui fa parte.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

In onore di De Pinedo, gloria dell'aviazione italiana, il regista Silvio Laurenti Rosa nel 1927 dedica un film dal titolo: Da Icaro a De Pinedo (Italia Film, Bologna 1927). Nel 1933 dopo la tragica morte dell'aviatore l'Istituto Luce realizza un documentario di montaggio che ricostruisce gli ultimi istanti di vita poco prima del fallito decollo del velivolo "Santa Lucia" e i successivi funerali intitolato: Le solenni onoranze funebri all'aviatore De Pinedo (Istituto Nazionale Luce, 1933).

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze italiane[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
Medaglia d'argento al valor militare (3) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (3)
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
Croce di guerra al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valore militare
2 Croci al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria 2 Croci al merito di guerra
Croce per anzianità di servizio militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce per anzianità di servizio militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 (3 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 (3 anni)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

O Ferrante Francesco De Pinedo. Il signore delle distanze Mursia, Milano ISBN 9788842533498

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ vedi Giuseppe Pelliccia "il maresciallo dell'aria Italo Balbo", II ed. Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica, 1998, pag. 211
  2. ^ I grandi aviatori in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Video[modifica | modifica sorgente]

Il video del fallito decollo e morte [1]

Controllo di autorità VIAF: 32995991 LCCN: no96002384