UniCredit

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Unicredit Banca)
UniCredit
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valori
ISINIT0005239360 e IT0005239378
Fondazione1998
Sede principaleMilano
Filiali
Persone chiave
SettoreBancario
Prodottiservizi finanziari
Fatturato18,8 miliardi di (2016)
Utile netto1,3 miliardi (2016)
Dipendenti117.659 (2016)
Slogan«La vita è fatta di alti e bassi. Noi ci siamo in entrambi i casi.»
Sito web

UniCredit S.p.A. (fino a maggio 2008 Unicredito Italiano S.p.A.[1]) è tra i primi gruppi di credito italiani ed europei. Ha sede a Milano.

La banca conta oltre 40 milioni di clienti e opera in 22 paesi. I mercati principali nei quali opera sono Italia, Austria, Germania ed Europa centro-orientale.

Il gruppo, con una quota di mercato del 15%, è il secondo gruppo bancario italiano più grande dopo Intesa Sanpaolo.

La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa di Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998, dalla fusione dei gruppi Credito Italiano (formato da Credito Italiano e Rolo Banca 1473, nata nel 1996 dalla fusione tra il Credito Romagnolo, la Cassa di Risparmio di Modena e la Banca del Monte di Bologna e Ravenna; e che in quell'anno incorporò la Banca Popolare del Molise, allora la principale banca della regione) e Unicredito (formato da Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (Cariverona), Cassa di Risparmio di Torino e Cassamarca), nasce Unicredito Italiano.

Nel 1999 entrano nel gruppo Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto (Caritro) e Cassa di Risparmio di Trieste, la quale giusto vent'anni prima, nel 1979, aveva incorporato la Cassa di Risparmio dell'Istria di Pola, con sede provvisoria in esilio a Trieste.

Tra il luglio e il settembre 2002 le sette banche di prima vengono fuse, secondo la prima fase del "progetto S3", in Unicredito Italiano, e le attività bancarie vengono scorporate in Credito Italiano.

Il 1º gennaio 2003 Unicredito Italiano al termine del "progetto S3" (da Credito Italiano vengono create tre nuove banche divise per la categoria a cui si rivolgono: una banca per la clientela al dettaglio, privati, famiglie e piccole imprese - Unicredit Banca - , una banca per la clientela redditualmente elevata - Unicredit Private Banking - , una banca per le imprese - Unicredit Banca d'Impresa - ) adotta il marchio UniCredit, e l'1 del marchio viene arrotondato agli angoli piegato verso destra.

Sempre nel 2003 vengono fuse in Unicredit le già appartenenti al gruppo: Banca dell'Umbria (ex Cassa di Risparmio di Perugia) e Cassa di Risparmio di Carpi.[2]

Fusione con HVB[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 UniCredit annunciò l'OPA sulla banca tedesca HypoVereinsbank AG (HVB-Group), che portò alle OPA a cascata su Bank Austria Creditanstalt e Bank BPH (controllate da HVB). Il 17 novembre 2005 UniCredit annunciò di aver raggiunto il 93,93% di adesioni all'Offerta Pubblica HVB.[3]

L'OPA ebbe conseguenze importanti in Polonia. In quel paese Unicredit (Gruppo Unicredito) controllava già la Bank Polska Kasa Opieki Spólka Akcyjna (Bank Pekao S.A.), acquistata il 23 giugno 1999, mentre Austria Creditanstalt AG controllava Bank BPH con il 71,03% delle azioni. Pekao e BPH erano due tra i maggiori istituti bancari polacchi e la loro fusione avrebbe dato vita al primo operatore del credito nel paese, superando la banca Pko controllata dallo Stato. All'epoca dell'acquisto di Banca Pekao il Gruppo Unicredito aveva assunto un impegno con lo stato polacco di non acquistare altre banche e il governo di Kazimierz Marcinkiewicz ha preteso il rispetto di quest'accordo. La Commissione europea è intervenuta e attraverso i commissari alla Concorrenza, Neelie Kroes, e al Mercato interno, Charlie McCreevy ha attivato l'8 marzo 2006 una doppia procedura d'infrazione contro il governo di Varsavia ritenendo l'accordo tra Unicredit e la Polonia contrario alle direttive europee e all'avvenuta approvazione della fusione nella sua interezza da parte dell'Unione europea.[4]

Il 5 aprile 2006, presenti Kazimierz Marcinkiewicz e l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, è stato firmato un accordo tra Unicredit e il Ministero del Tesoro polacco che prevede la vendita di 200 dei 480 sportelli di Bph, l'integrazione dei rimanenti nella rete di Pekao e l'impegno a non ridurre il personale delle due banche fino al 31 marzo 2008. Per convalidare l'accordo manca ancora il nulla osta della Commissione di Supervisione bancaria (Knb). L'indagine della Commissione europea è ancora in corso.

La fusione con HVB ebbe effetti anche in Croazia: in tal modo, Unicredit si trovava in possesso di Zagrebačka banka (acquisita nel 2002 insieme ad Allianz) e in maniera indiretta di Splitska banka (già acquistata da Unicredit a fine anni '90 e poi rivenduta proprio a Bank Austria Creditanstalt, poi rilevata da HVB, per evitare problemi antitrust dovuti al possesso della maggiore banca croata), primo e terzo tra gli istituti bancari del paese. La controllata austriaca vendette nel 2006 la banca dalmata a Société Générale. L'incorporazione in Zagrebačka Banka della CRTrieste Banka d.d. di Zagabria (già controllata della Cassa di Risparmio di Trieste) completa lo scenario croato.

Fusione con Capitalia[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 maggio 2007 i Consigli di Amministrazione di UniCredit e Capitalia, riunitisi rispettivamente a Milano e Roma, Profumo e i suoi inferiori amministratori delegati Fiorentino e Milanta e il direttore generale Schiattarella e il suo vice Donisi, hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di Capitalia S.p.A. in Unicredito Italiano S.p.A. sulla base di un rapporto di concambio di 1,12 nuove azioni ordinarie di Unicredit per ogni azione ordinaria di Capitalia. Inoltre, i Consigli di Amministrazione di Unicredit e Capitalia hanno convocato le rispettive assemblee degli azionisti, in seduta straordinaria, per l'approvazione della fusione e delle relative modifiche statutarie. L'antitrust ha approvato con riserva l'accordo e ha posto dei paletti.

La fusione è diventata operativa dal 1º ottobre 2007, trasferendo la sede legale da Genova a Roma e mantenendo i marchi di Capitalia (tranne Bipop Carire). Dal 1º novembre 2008 fino al 1º novembre 2010 è stata attuata una strategia volta a consolidare tre banche territoriali:

  • Nel centro e sud Italia è presente con il marchio Unicredit Banca di Roma (nel quale sono confluiti tutti gli sportelli Unicredit Banca, Bipop Carire e Banco di Sicilia del centro e sud Italia);
  • Nel nord Italia Unicredit è presente con il marchio Unicredit Banca (nel quale sono confluiti tutti gli sportelli Banca di Roma e Banco di Sicilia e Bipop Carire del nord Italia);
  • In Sicilia è presente con il marchio Banco di Sicilia (nel quale sono confluiti tutti gli sportelli Unicredit Banca, Banca di Roma e Bipop Carire dell'isola).

La fusione ha portato nelle casse di Unicredit un ulteriore 9% del capitale di Mediobanca in aggiunta al 9% che già possedeva. Per evitare di alterare gli equilibri all'interno del patto di sindacato di Mediobanca, Unicredit si è impegnata a cedere ai componenti del patto la quota portata in dote da Capitalia.

Crisi 2008 e aumento di capitale[modifica | modifica wikitesto]

La crisi finanziaria 2007-2008 colpisce anche Unicredit, con il valore delle sue azioni che crolla in poco tempo (nel mese di settembre 2008 Unicredit perde il 29%). L'amministratore delegato, Alessandro Profumo, convoca un cda straordinario per domenica 5 ottobre 2008 e propone un aumento di capitale da 3 miliardi di euro, che permette all'Istituto di rafforzare la propria liquidità.

2009 e nuovo aumento di capitale[modifica | modifica wikitesto]

Nel cda del 29 settembre 2009 viene deciso un aumento di capitale di 4 miliardi di euro, che allinea definitivamente i coefficienti patrimoniali di UniCredit ai migliori standard mondiali e permette alla banca di non ricorrere agli aiuti statali, i cosiddetti "Tremonti bond".

2010 e l'uscita di Profumo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 ha superato lo "stress test" effettuato dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS). Il test analizzava la solidità patrimoniale degli istituti bancari per verificare le capacità di resistenza alle crisi.[5]

Il 21 settembre 2010 l'amministratore delegato Alessandro Profumo si dimise a seguito della sfiducia espressagli dalla maggioranza del CdA a causa della mancata comunicazione dell'avvenuto acquisto delle nuove azioni societarie da parte dei fondi libici Lia (detentrice del 7,58% del capitale sociale del gruppo), divenuti in tal modo azionisti di maggioranza relativa[6]. La fiducia verso Profumo era già venuta parzialmente meno dopo il drastico crollo del titolo nei due anni precedenti, le forti richieste economiche ai soci per l'adesione ai due aumenti di capitale, il deciso taglio ai dividendi a partire dal 2009 e il progetto della Banca Unica che comportava circa 4.700 esuberi[7]. Profumo quindi esce di scena, ricevendo comunque una buonuscita davvero rilevante, che ammonta a 40 milioni di euro[8], di cui 2 verranno dati dall'ex Amministratore in beneficenza.

Dal 30 settembre successivo Federico Ghizzoni, già presente in UniCredit come responsabile per l'area dell'Europa centro-orientale, è il nuovo amministratore delegato del gruppo.

Nel frattempo prende corpo e sostanza quello che viene definito il nuovo modello organizzativo ONE4C ("Insieme per i clienti"). Il progetto "Insieme per i clienti" è stato attuato per aumentare ulteriormente la soddisfazione dei clienti, attraverso la specializzazione delle competenze e tempi di risposta sempre più rapidi. In pratica con una semplificazione della struttura societaria del Gruppo, si è cercato di accrescere la vicinanza ai territori e alle comunità in cui Unicredit opera. al tempo stesso si è cercato di salvaguardare i marchi delle principali banche (UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia). Il 1º novembre 2010 le società UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, UniCredit Corporate Banking, UniCredit Private Banking, UniCredit Family Financing Bank, UniCredit Bancassurance Management & Administration fanno parte integrante del gruppo UniCredit Spa a seguito di delibera del CdA del 13 aprile precedente, approvata dalla Banca d'Italia il 25 giugno successivo, con trasferimento di tutti i rapporti in capo a UniCredit Spa; ove continuino a essere presenti, i marchi citati hanno solo scopo commerciale. Sono rimaste a sé: la Unicredit Credit Management Bank, società del Gruppo con sede in Verona e specializzata nella gestione dei crediti insoluti (NPL); la FinecoBank con sede in Milano, banca specializzata nel trading on line; la Unicredit Factoring, specializzata in operazioni di factoring. La prima di queste ultime, la Unicredit Credit Management Bank, è stata venduta il 1º novembre 2015 ad una cordata rappresentativa de gruppo americano Fortress, rinominandosi doBank S.p.A..

Strategie nella particolare contingenza del 2011[modifica | modifica wikitesto]

Il 2011 doveva essere un anno di transizione per Unicredit, ma la crisi estiva dei debiti sovrani europei porta al crollo delle azioni Unicredit che dal 16 febbraio al 16 settembre perdono il 63% del loro valore. Entro fine anno sarà varato il nuovo piano industriale, mentre un nuovo aumento di capitale diventa praticamente indispensabile.

La riorganizzazione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 7 novembre, nel mondo F&SME (Famiglie, Privati e Piccole Imprese) è stata attuata una politica di razionalizzazione dei distretti operativi, in modo da rafforzare la vicinanza con il cliente.
Precedentemente la strategia operativa in Italia, vedeva 9 Direzioni Network da cui dipendevano le Aree Commerciali in cui operavano appunto i Distretti.
La riorganizzazione ha visto una riduzione di tali strutture con accorpamenti e razionalizzazioni nelle strutture delle singole Agenzie. Figura centrale e di rilevanza con la clientela e gli altri stakeholders locali è il DDD, Direttore di Distretto, che coadiuvato da un Vice e da un responsabile piccole Imprese, attua gli indirizzi commerciali nei territori presidiati.

Terzo aumento di capitale[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 novembre viene presentato il piano industriale 2012-2015: si decide un nuovo aumento di capitale (terzo in 3 anni) di 7,5 miliardi di euro e niente dividendi per il 2012. Contestualmente è stato dichiarato un esubero di 5200 dipendenti per l'Italia[9]. La ricapitalizzazione di UniCredit fa seguito al peggior trimestre della sua storia, con svalutazioni per 9,6 miliardi e un 'rosso' di 10,6.[10].

Il 27 dicembre Unicredit raggruppa le azioni 10 a 1 (chi possedeva 10 azioni si ritrova con una nuova azione); il numero delle azioni passa da 19.298.490.693 a 1.929.849.069.

Il 4 gennaio 2012 Unicredit rende noti i dettagli dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro; il forte sconto (43%) offerto alle nuove azioni (2 nuove azioni ogni vecchia azione esistente) provoca un crollo delle azioni del 37% in 3 giorni.

2012[modifica | modifica wikitesto]

L'Assemblea annuale degli azionisti tenutasi l'11 maggio 2012 ha approvato la proposta del Consiglio di Amministrazione - formulata nell'ambito delle misure di rafforzamento patrimoniale già comunicate al mercato - di non distribuire dividendi nel 2012 sui risultati del 2011 ai possessori sia di azioni ordinarie che di risparmio

Ad agosto il Financial Times ha rivelato che la banca è sotto inchiesta del District Attorney's Office della contea di New York, del ministero del Tesoro e del Dipartimento della Giustizia di Washington e di essere finita nella black-list di istituti di credito che hanno aggirato le sanzioni statunitensi contro Teheran. La stessa banca ha poi confermato, rendendo pubblici diversi documenti.[11]

2013[modifica | modifica wikitesto]

UBIS, società del gruppo UniCredit, e IBM hanno creato una joint venture Value Transformation Services (V-TServices), che gestirà l'infrastruttura tecnologica di UniCredit con l'obiettivo di offrire servizi IT alle aziende del settore finanziario così come ad altri comparti, come ad esempio la Pubblica Amministrazione.[12]

2016[modifica | modifica wikitesto]

A dicembre Unicredit, guidata dal 30 giugno dal nuovo ad Jean Pierre Mustier, esce da Bank Pekao e incassa 3 miliardi: il 32,8% viene venduto alla compagnia assicurativa statale Pzu e ai fondi polacchi Pfr per 2,4 miliardi di euro (corrispondente a 1,42 volte il patrimonio netto). Il rimanente 7,3% del 40,1% complessivo ancora in mano a Unicredit è finito invece sul mercato tramite equity linked certificate per un controvalore di 500 milioni di euro.

Sempre a dicembre Unicredit cede la controllata Pioneer Investments, società operativa nell'Asset Management in 19 paesi, alla francese Amundi del Gruppo Crédit Agricole.

2017: Il quarto aumento di capitale[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 gennaio 2017, le azioni Unicredit vengono raggruppate 10 a 1, poi, il successivo 6 febbraio parte un maxi aumento di capitale da 13 miliardi di euro: le nuove azioni vengono offerte a 8,08 euro con uno sconto del 38% sul Terp, il prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione. Vengono offerte 13 azioni ordinarie di nuova emissione ogni cinque azioni ordinarie e/o di risparmio possedute. L’offerta avviene alla Borsa di Milano ma anche a Francoforte e Varsavia.

Nel settembre 2017 la sede sociale viene trasferita da Roma a Milano, dove è già presente la direzione generale.[13]

Attività[modifica | modifica wikitesto]

È presente:

Posizioni critiche[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazioni non governative come Greenpeace e la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale hanno criticato Unicredit per la sua intenzione di partecipare a ben due consorzi (uno direttamente e uno tramite HypoVereinsbank AG) che partecipano alla gara d'appalto per la realizzazione del progetto di centrale nucleare di Belene, sito soggetto a forte rischio sismico, nel nord della Bulgaria. Unicredit ha successivamente ritirato la partecipazione alla gara per finanziare il progetto.[14]

Unicredit fu coinvolta in un'inchiesta della trasmissione Report nella quale si denunciò che la banca aveva fatto sottoscrivere ad aziende private ed enti pubblici dei contratti, detti derivati, contenenti costi impliciti che i clienti inesperti non sono in grado di calcolare[15][16]; l'ex ministro delle finanze Domenico Siniscalco affermò di avere egli stesso avuto difficoltà a leggere e a capire i prospetti informativi di tali derivati[15]. Secondo la trasmissione, la Consob ha multato Unicredit Banca d'Impresa per mezzo milione (provvedimento impugnato).

Annualmente inoltre, come pubblicato sui siti di Camera e Senato nella “Relazione annuale della Presidenza del Consiglio sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento”, Unicredit si conferma, nel 2013, al 3º posto come maggior finanziatore di esportazioni di sistemi militari.[17]

Consiglio d'amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Consiglio d'amministrazione in carica dall'11 maggio 2012 per gli esercizi 2012-2014 (dati Unicredit group)[18].

Capitale sociale[modifica | modifica wikitesto]

Il capitale sociale sottoscritto e versato della Società al 23 gennaio 2017 è pari a Euro 20.846.893.436,94 complessivamente suddiviso in n. 618.034.306 azioni, di cui n. 617.781.817 azioni ordinarie (capitale sociale Euro 20.838.376.739,36) e n. 252.489 azioni di risparmio (capitale sociale Euro 8.516.697,58), entrambe prive di valore nominale.

Principali azionisti[modifica | modifica wikitesto]

  • Capital Research and Management Company - 5,072%
  • Aabar Luxembourg S.A.R.L. - 5,042%

Percentuale di possesso sul capitale sociale ordinario alla data del 15 giugno 2017[19]

Partecipazioni azionarie[modifica | modifica wikitesto]

Valore delle azioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Valore massimo: 650,50 euro il 26 aprile 2007 (prezzo di 6,505 rettificato in seguito ai due raggruppamenti del 2011 e del 2017, entrambi di 10 azioni vecchie per una nuova)
  • Valore minimo: 12,020 euro per azione il 7 febbraio 2017. Ovvero una perdita del 98,15% dal prezzo massimo del 2007.

Dati legali e iscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • UniCredit S.p.A.
  • Sede Sociale e Direzione Generale: Piazza Gae Aulenti 3 - Tower A - 20154 Milano

Banca iscritta all'Albo delle Banche e Capogruppo del Gruppo Bancario UniCredit Albo dei Gruppi Bancari: cod. 2008.1 Cod. ABI 02008.1 Iscrizione al Registro delle Imprese di Roma, Codice Fiscale e P. IVA nº 00348170101 Aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e al Fondo Nazionale di Garanzia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il cambio della denominazione è stato deliberato dall'assemblea straordinaria dei soci in data 8 maggio 2008
  2. ^ Gruppo Unicredit, La Storia. URL consultato il 16 giugno 2011.
  3. ^ Unicredit all’11 novembre ha 93,93% del capitale Hvb, Radiocor - Il Sole 24 Ore. URL consultato il 16 giugno 2011.
  4. ^ Unicredit via di Bruxelles a procedura contro Polonia, Radiocor - Il Sole 24 Ore. URL consultato il 16 giugno 2011.
  5. ^ Le cinque banche italiane promosse dagli stress test, in Il sole 24 ore, 23 luglio 2010. URL consultato il 23 luglio 2010.
  6. ^ Vittorio Carlini, Andrea Franceschi, Il giorno più lungo di UniCredit. La cronaca ora per ora, in Il Sole 24 ORE, 22 settembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  7. ^ Niccolò Davini, Libici in UniCredit, "Profumo" di dimissioni. Il titolo recupera a PiazzAffari, in CNRmedia, 21 settembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  8. ^ Unicredit, il Cda sfiducia Profumo: l'AD firma la lettera di dimissioni, in la Repubblica, 21 settembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2011.
  9. ^ Unicredit: da Cda ok aumento capitale, 5.200 esuberi entro 2015 - Economia - ANSA.it
  10. ^ Unicredit, perdite per 10 miliardi Varato l'aumento da 7,5 miliardi
  11. ^ Financial Times: "Unicredit indagata negli Usa. Violato embargo su Iran, in Il Fatto Quotidiano, 26 agosto 2012. URL consultato il 26 agosto 2012.
  12. ^ V-TServices trasforma i processi di business finanziari
  13. ^ UniCredit, più potere al cda. La sede trasferita da Roma a Milano, su ilsole24ore.com.
  14. ^ CRBM: Unicredit e Deutsche Bank escono dal nucleare bulgaro
  15. ^ a b Stefania Rimini, Il Banco vince sempre, in Report - RAI Radiotelevisione Italiana, 14 ottobre 2007. URL consultato il 21 aprile 2011.
  16. ^ Daniele Lepido - Enti locali, paura derivati - Il Sole 24 Ore - 18 ottobre 2007
  17. ^ "Export di armi: i governi italiani favoriscono i gruppi bancari esteri, a UniCredit gli M-346 per Israele". Giorgio Beretta, www.unimondo.org, ottobre 2013
  18. ^ Consiglio di Amministrazione - UniCredit, su unicreditgroup.eu. URL consultato il 24 agosto 2013.
  19. ^ Azionariato, Consob. URL consultato il 20 giugno 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN152818686 · ISNI: (EN0000 0001 1017 8265 · LCCN: (ENno2007030082 · GND: (DE10137614-5 · BNF: (FRcb167701060 (data)