doBank

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doBank S.p.A.
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valoriBorsa Italiana: DOB
Fondazione2015 a Milano
Sede principaleMilano
GruppoFortress (SoftBank)
Persone chiave
Settorefinanziario
Fatturato194,9 milioni di [1] (2017)
Utile netto45 milioni di [1] (2017)
Dipendenti1.188 (2017)
Sito web

doBank S.p.A. è una società per azioni italiana che opera nel settore finanziario. Si occupa della gestione e del recupero di crediti deteriorati (NPL, non performing loans) per conto di banche ed industrie. Controllata dal gruppo statunitense Fortress che nel 2017 è stato acquisito dal gruppo giapponese SoftBank.[2]

È quotata alla Borsa Italiana, dove ha debuttato il 14 luglio 2017 al prezzo di 9 euro per azione, nell'indice FTSE Italia Mid Cap.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La società nasce dalla fusione di Italfondiario (che a sua volta aveva acquisito nel 2006 il servicer Intesa Gestione Crediti) e Unicredit credit management bank (società recupero credito del gruppo Unicredit)

UCCMB dal 2000 assume la denominazione di UniCredit Gestione Crediti - Banca per la gestione del Crediti per diventare poi UniCredit Credit Management Bank nel 2008, con l'integrazione di Capitalia Service.

Nel 2011, secondo S&P, arriva a gestire uno stock di crediti deteriorati equivalenti al 25% tutto il mercato italiano degli NPL: 26.1 miliardi di euro detenuti a fronte di un mercato nazionale di 103.9 miliardi[3].

Nel 2015 Unicredit cede UCCMB ad Avio S.a.r.l. (Fortress Investment Group ed Eurocastle Investment) insieme ad un pacchetto di 2.4 miliardi di crediti[4]. Carlo Festa de Il Sole 24 Ore, nel suo articolo del 13 febbraio 2015, ha stimato che il valore dell'operazione sia pari a 550 milioni di euro, di cui 300 per la piattaforma societaria e 250 il valore reale dei crediti. Contestualmente la società assume l'attuale denominazione. È previsto, infine, che doBank, per i prossimi 10 anni, svolga attività di recupero dei crediti problematici di proprietà di Unicredit ed Unicredit Leasing[5].

Il 15 luglio 2016 acquista il 100% di Italfondiario, operazione che potrebbe portarla a gestire[6] un portafoglio di 89 miliardi di sofferenze[7][8].

La società risulta controllata dal gruppo americano Fortress (fondato a New York nel 1998 da Randy Nardone, Pete Briger, Wes Edens), a sua volta acquisito nel febbraio 2017 dal gruppo giapponese SoftBank per 3,3 miliardi di dollari,[2] un prezzo alto con un premio del 39%.[9] L'operazione, in contanti, è completata entro la fine dell'anno.

Nell'ottobre 2017 doBank stringe un accordo con Mps: la banca senese gli vende 8 dei 21 miliardi di sofferenze.[10]

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 2015 la società ha in affidamento un portafoglio di 659mila posizioni, per un totale di 45.1 miliardi di euro. È attiva anche nella gestione degli immobili a garanzia dei crediti deteriorati, tramite doRealEstate S.p.A., anch'essa ereditata da Unicredit, e ha 618 dipendenti. Nel 2015 realizza 78.4 milioni di margine d'intermediazione, Ebitda negativo di 7.6 milioni, perdite per 188.6 milioni, frutto delle rettifiche di valore dei crediti acquisiti, svalutati di circa 266.9 milioni.

Nel 2017 la società registra ricavi netti per 194,9 milioni di euro rispetto ai 188,4 milioni del 2016, utile di 45 milioni (aumento dell'11%), Ebidta pari a 70,1 milioni (sale del 9%).[1] Gli asset gestiti sono a fine 2017 di 77 miliardi di euro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c doBank chiude il 2017 con utile e ricavi in salita, su teleborsa.it, 12 febbraio 2018. URL consultato il 7 maggio 2018.
  2. ^ a b Fortress a SoftBank per 3,3 miliardi di dollari, su ilsole24ore.com, 16 febbraio 2017. URL consultato il 7 maggio 2018.
  3. ^ standardandpoors.com
  4. ^ milanofinanza.it
  5. ^ Bilancio doBank al 31.12.15
  6. ^ ilsole24ore.com
  7. ^ italfondiario.it
  8. ^ lastampa.it
  9. ^ SoftBank compra il "superspazzino" dei crediti, su ricerca.repubblica.it, 16 febbraio 2017. URL consultato il 7 maggio 2018.
  10. ^ A Cerved e DoBank la gestione di 21 miliardi di sofferenze Mps, su lastampa.it, 18 ottobre 2017. URL consultato il 7 maggio 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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