Android

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Android
Logo
Android Q Beta6 screenshot.png
Schermata principale di Android 10 con Pixel Launcher
SviluppatoreGoogle Inc.
Open Handset Alliance
Famiglia SOUnix-like
Release iniziale1.0 (23 settembre 2008; 11 anni fa[1])
Release corrente10.0 (3 settembre 2019; 48 giorni fa)
Tipo di kernelLinux kernel (monolitico)
Piattaforme supportate32 bit ARM, 64 bit (a partire da Android Lollipop) MIPS, x86
Metodo di aggiornamentoOTA (disponibile dalla OS 1)[2] e PC
Tipologia licenzaSoftware libero con controparti proprietarie
LicenzaApache 2.0
Stadio di sviluppocorrente
Sito web
Logo usato fino al 2014
Logo usato dal 2014 al 2019
Android 8.0 Oreo su Samsung Galaxy S8

Android è un sistema operativo per dispositivi mobili sviluppato da Google Inc. e basato sul kernel Linux; non è però da considerarsi propriamente né un sistema unix-like né una distribuzione GNU/Linux,[3][4] bensì una distribuzione embedded Linux, dato che la quasi totalità delle utilità GNU è sostituita da software in Java[5].

È un sistema embedded progettato principalmente per smartphone e tablet, con interfacce utente specializzate per televisori (Android TV), automobili (Android Auto), orologi da polso (Wear OS), occhiali (Google Glass), e altri.

Ad aprile 2017 Android è il sistema operativo per dispositivi mobili più diffuso al mondo, con una fetta di mercato attestatasi a quota 62,94% sul totale, seguito da iOS con il 33,9%.[6] Nello stesso mese supera anche il marketshare come OS più utilizzato per navigare in rete, superando di fatto il sistema operativo Windows che, fino ad allora, aveva il più alto marketshare al mondo.[7]

Lo sviluppo di Android prosegue attraverso l'Android Open Source Project il quale è software libero con l'esclusione di diversi firmware non-liberi inclusi per i produttori di dispositivi e delle cosiddette "Google Apps" come ad esempio Google Play. È distribuito sotto i termini della licenza libera Apache 2.0[8] riservandosi di non-includere software coperto da licenze copyleft.[9]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Versioni di Android.

Nell'ottobre 2003 Andy Rubin (cofondatore di Danger)[10], Rich Miner (cofondatore di Danger e di Wildfire Communications)[11], Nick Sears (vicepresidente di T-Mobile)[12] e Chris White (principale autore dell'interfaccia grafica di Web TV)[13], fondarono una società, la Android Inc. per lo sviluppo di quello che Rubin definì «... dispositivi cellulari più consapevoli della posizione e delle preferenze del loro proprietario».

Inizialmente la società operò in segreto, rivelando solo di progettare software per dispositivi mobili. Durante lo stesso anno il budget iniziale si esaurì, motivo per cui fu fondamentale un finanziamento di 10 000 dollari da parte di Steve Perlman (amico intimo di Rubin) per poter continuare lo sviluppo. Steve Perlman consegnò a Rubin il denaro in una busta ma rifiutò ogni proposta di partecipazione al progetto.

Il 17 agosto 2005 Google ha acquisito l'azienda[14], in vista del fatto che la società di Mountain View desiderava entrare nel mercato della telefonia mobile. È in questi anni che il team di Rubin comincia a sviluppare un sistema operativo per dispositivi mobili basato sul kernel Linux. La presentazione ufficiale del "robottino verde" avvenne il 5 novembre 2007 dalla neonata OHA (Open Handset Alliance), un consorzio di aziende del settore Hi Tech che include Google, produttori di smartphone come HTC e Samsung, operatori di telefonia mobile come Sprint Nextel e T-Mobile, e produttori di microprocessori come Qualcomm e Texas Instruments Incorporated. Il primo dispositivo equipaggiato con Android che venne lanciato sul mercato fu l'HTC Dream, il 22 ottobre 2008[15].

Dal 2008 gli aggiornamenti di Android per migliorarne le prestazioni e per eliminare eventuali problemi di sicurezza delle precedenti versioni sono stati molti.

T-Mobile G1, il primo dispositivo con Android.

Il primo dispositivo mobile dotato della piattaforma Android è stato il T-Mobile G1, prodotto dalla società taiwanese HTC e commercializzato dal carrier telefonico T-Mobile. Il prodotto è stato presentato il 23 settembre 2008 a New York, mentre la data di uscita nel mercato è stata il 22 ottobre 2008. Le caratteristiche principali del dispositivo sono: tastiera QWERTY, schermo tattile da 3,2 pollici con risoluzione di 320x480 pixel, supporto per la connettività 3G UMTS/HSDPA a 7,2 Mbit/s, 192 MB di RAM e 256 MB di memoria flash.

Alcuni smartphone della serie Galaxy con a bordo Android Marshmallow, Nougat e Oreo.

Il prezzo di lancio era di 179 $ negli Stati Uniti, con obbligo di sottoscrizione a un contratto biennale con il carrier T-Mobile, mentre in Italia il dispositivo è noto con il nome di HTC Dream e il prezzo iniziale fu di 450 € senza contratto. Il dispositivo è stato inizialmente distribuito negli Stati Uniti d'America il 22 ottobre 2008 e nel Regno Unito il 30 dello stesso mese. In seguito è stato commercializzato in Italia HTC Magic, un dispositivo con caratteristiche simili a quelle del T-Mobile G1, seppur non dotato di una tastiera a livello hardware; in seguito è stato introdotto da parte di Samsung il dispositivo Galaxy dotato di schermo AMOLED in seguito il Galaxy S dotato di una fotocamera senza flash, presente però nel suo successore Galaxy S II.

Schermata principale di un HTC Evo 4G, che mostra un orologio e widget meteo nella parte superiore, e le scorciatoie app nella parte inferiore

Nel 2010 sono stati poi presentati e messi in commercio una nuova generazione di smartphone con sistema operativo Android che spinti dal Nexus One hanno caratteristiche tecniche di livello superiore (processore da 1 GHz e RAM fino a 512 MB). Tra questi troviamo l'HTC Desire, Samsung Galaxy S e l'LG Optimus Black.

Il 16 dicembre 2010 è stato distribuito il successore di Nexus One: il Nexus S, prodotto da Samsung, è il primo terminale Android a montare in partenza la release 2.3 dell'OS, denominata Gingerbread.

Secondo Wikimedia Foundation, il sistema operativo Android ha una diffusione tra tutti i dispositivi mobili pari al 22,94%[16] (aggiornamento agosto 2011); nell'ultimo trimestre del 2010 Android è riuscito a superare Symbian[senza fonte], l'incontrastato sistema operativo di Nokia per oltre 10 anni, vendendo nel mondo ben 32,9 milioni di smartphone contro i 30,6 milioni di Symbian[senza fonte]. Dal 2008 Android è cresciuto, anno su anno, del 615,1%[senza fonte].

Dalla versione 1.5 alla 9 ogni aggiornamento o release, similmente a quanto accade per molte versioni di Linux, ha seguito una precisa convenzione alfabetica per i nomi, che in questo caso sono quelli di dolci: le versioni 1.0 e 1.1 non hanno un nome di dolce e sono identificate col solo numero di versione[17] (tuttavia la seconda, durante lo sviluppo, fu nominata in via ufficiosa Petit Four, in omaggio agli omonimi dolcetti), la 1.5 venne chiamata Cupcake, la 1.6 Donut, la 2.1 Eclair, la 2.2 Froyo (yogurt gelato), la 2.3 Gingerbread (pan di zenzero), la 3.0 Honeycomb, la 4.0 Ice Cream Sandwich, la 4.1 Jelly Bean, la 4.4 Kit Kat in seguito a un accordo con la Nestlé poi la 5.0 Lollipop. Il 5 ottobre 2015, tocca alla 6.0, col nome Marshmallow. Per la versione 7.0 N, Google lancia la possibilità di far scegliere agli utenti il nome della prossima versione, e tra i nomi possibili compare Nutella. Il 30 giugno 2016 viene annunciato ufficialmente il nome della versione successiva che il 22 agosto è pronta ad apparire sugli smartphone Android con il nome di Nougat (torrone)[18]. Il 22 agosto 2017 viene rilasciato Android 8.0 Oreo, previa concessione di Mondelēz. Il 6 agosto 2018 viene pubblicato Android 9.0 Pie.[19]. Il 3 settembre 2019 è stata la volta di Android 10, conosciuto, in fase di sviluppo, come Q.

Nel marzo 2013 Larry Page annuncia che Andy Rubin ha lasciato la presidenza di Android per dedicarsi ad altri progetti di Google. Viene rimpiazzato da Sundar Pichai.

Funzionalità[modifica | modifica wikitesto]

Interfaccia[modifica | modifica wikitesto]

L'interfaccia utente di Android è basata sul concetto di manipolazione diretta[20] per cui si utilizzano gli ingressi mono e multi-touch come strisciate, tocchi e pizzichi sullo schermo per manipolare gli oggetti visibili sullo stesso.[20] La risposta all'input dell'utente è stata progettata per essere immediata e tentare di fornire un'interfaccia fluida. Sensori hardware interno come accelerometri, giroscopi e sensori di prossimità sono utilizzati da alcune applicazioni per rispondere alle azioni da parte dell'utente, ad esempio la regolazione dello schermo da verticale a orizzontale a seconda di come il dispositivo è orientato o che consentono all'utente di guidare un veicolo in una corsa virtuale ruotando il dispositivo, simulando il controllo di un volante.[21]

Android (a differenza di iOS) permette di eliminare la cache sia complessivamente sia singolarmente per la specifica app/servizio. Esiste anche un comando che consente di liberare la RAM da app/servizi in esecuzione ma non indispensabili. Oltre alla specifica cache il comando permette di eliminare anche i dati archiviati dalla singola app: in pratica, si ottiene la app come fosse appena installata. Questo menù, infine, è quello a cui si può ricorrere per terminare la app/servizio piuttosto che disinstallare, potendo altresì selezionare anche i servizi di sistema (visualizzazione avanzata).

La cosiddetta Homescreen (in it. "Schermata principale", identificata con un'icona che rappresenta una casa) è simile al desktop di Windows ed è la schermata principale in cui ci si trova appena il dispositivo è stato avviato, oppure premendo il tasto Home. La schermata principale di Android è in genere occupata sia dalle icone delle applicazioni sia dai widget, una sorta di gadgets con varie funzioni; ci sono widget che mostrano vari stili di orologi, quelli che mostrano gli ultimi video di YouTube, altri che visualizzano informazioni meteo, quelli relativi alle email.[22] La schermata principale vera e propria (cioè la schermata iniziale) può essere integrata da altre pagine tra cui l'utente può scorrere avanti e indietro.

Componente classico del mondo Android è il Launcher (lett. "lanciatore") ovvero l'applicazione di sistema che sovrintende e gestisce essenzialmente la schermata principale e, secondariamente, le scorciatoie (shorcut), il cassetto delle applicazioni (app drawer), la barra inferiore e la barra di stato, il menù notifiche e le impostazioni rapide. Oltre a quello predefinito esistono numerosi launcher di terze parti che offrono una vasta gamma di personalizzazioni.

Il power (off) menu (lett. menu di spegnimento) è l'area dei comandi che compaiono quando si pigia il tasto di accensione/spegnimento (i comandi solitamente sono: spegni, riavvia, modalità aereo/offline, modalità di emergenza), a volte seguiti in basso dai comandi audio. Premendo un altro tasto o picchiettando su un'altra zona qualsiasi il menu sparisce.

Sempre presente nella parte superiore dello schermo si trova una barra di stato (status bar), che mostra le informazioni sul dispositivo e la sua connettività. Invece, nella parte bassa dello schermo è solitamente presente la barra inferiore delle app standard (dock bar): questa rimane fissa allo scorrere delle schermate. Trascinando la barra di stato verso il basso compare una schermata di notifica (notification drawer) in cui le applicazioni possono visualizzare notifiche relative a informazioni importanti o aggiornamenti come ad esempio una e-mail appena ricevuta o un SMS, in modo da non interrompere immediatamente l'utente.[23] Nelle prime versioni di Android tali notifiche potevano essere sfruttate esclusivamente per aprire l'applicazione in questione, ma gli aggiornamenti più recenti hanno fornito maggiori funzionalità, come ad esempio la possibilità di chiamare un numero direttamente dalla notifica della chiamata persa, senza dover aprire l'applicazione telefono[24] Le notifiche sono persistenti fino alla loro lettura o cancellazione da parte dell'utente.

La piattaforma usa il database SQLite, la libreria dedicata SGL per la grafica bidimensionale (invece del classico server X delle altre distribuzioni linux) e supporta lo standard OpenGL ES 2.0 per la grafica tridimensionale.[25] Le applicazioni vengono eseguite tramite la Dalvik virtual machine, una macchina virtuale adattata per l'uso su dispositivi mobili.

Android è stato progettato principalmente per smartphone e tablet, ma il carattere aperto e personalizzabile del sistema operativo permette che sia utilizzato anche su altri dispositivi elettronici tra cui portatili e netbook, smartbook,[26] eBook reader, fotocamere e smart TV (Google TV). Il mercato delle "smart things" è cresciuto in maniera notevole in questi ultimi periodi a tal punto da stimolare la creatività delle persone. Un esempio è lo smartwatch dotato di sistema operativo Android in versione "light"[27] cuffie,[28] lettori auto CD e DVD,[29] occhiali intelligenti (Google Glass), frigoriferi, sistemi di navigazione satellitare per veicoli, sistemi di automazione per la casa, console di gioco, specchi,[30] telecamere, lettori MP3/MP4 e tapis roulant.

Il logo di Android è stato progettato con la famiglia di caratteri (font) Droid di Ascender Corporation, il verde è il colore del robot che rappresenta il sistema operativo Android. Il colore di stampa è PMS 376C e il colore RGB in valore esadecimale è # A4C639, come specificato dalle linee guida del Marchio di Android. Il carattere personalizzato di Android si chiama Norad. Viene utilizzato solo nel logo di testo.

Applicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le applicazioni (o app) sono la forma più generica per indicare i software applicativi installabili su Android. Esse possono essere scaricate sia dal catalogo ufficiale Google Play, sia da altri cataloghi, come l'Amazon Appstore di Amazon.com[31], o F-Droid che contiene solo software su licenza libera. Le applicazioni Android possono essere installate direttamente a partire da un file APK fornito dal distributore del software.

Per motivi di sicurezza informatica, le applicazioni sono fornite di un sistema di certificazione che verifica l'integrità del pacchetto da installare e la paternità rispetto a un distributore di software accreditato presso Google.

Android è fornito di una serie di applicazioni preinstallate che vanno dal browser alla radio analogica FM, dal calendario all'applicazione Gmail, dalla calcolatrice al navigatore satellitare Turn-by-Turn e comprende anche la ricerca vocale Google con la possibilità di scegliere la lingua in italiano.

Al fine di favorire lo sviluppo di applicazioni per la piattaforma l'azienda Google indisse nel 2008 un concorso a premi legato allo sviluppo di applicazioni per Android. Il concorso a premi assegnò una serie di premi e incentivi alle applicazioni, la scelta delle applicazioni vincenti venne effettuata internamente da Google e la somma dei premi fu di 10 milioni di dollari. Dal concorso risultarono esclusi i programmatori residenti a Cuba, Iran, Siria, Nord Corea, Sudan, Burma (Myanmar), Quebec e Italia.[32] Le nazioni vennero escluse per adempiere alla legislazione statunitense contro il terrorismo o per impedimenti burocratici locali. L'Italia risultò esclusa per via della legislazione locale sulle vincite a premi sebbene la sua esclusione fosse stata molto discussa.[33]

Gestione della memoria[modifica | modifica wikitesto]

Poiché i dispositivi Android sono generalmente alimentati a batteria, Android è progettato per gestire i processi per ridurre al minimo il consumo di energia. Quando un'applicazione non è in uso, il sistema ne limita l'uso di risorse in modo tale che, sebbene disponibile per l'uso immediato, non utilizzi quantitativi significativi di batteria o risorse della CPU.[34][35] Android gestisce automaticamente le applicazioni archiviate in memoria: quando la memoria è insufficiente, il sistema inizia, in modo invisibile, a chiudere automaticamente i processi inattivi, a partire da quelli che sono rimasti inattivi per più a lungo.[36][37] Nel 2011 Lifehacker riferì che le applicazioni task killer di terze parti fanno più danni che benefici.[38]

Hardware[modifica | modifica wikitesto]

La piattaforma hardware principale di Android è ARM (le architetture ARMv7 e ARMv8-A), con architetture x86 e x86-64 supportate ufficialmente anche nelle versioni successive a Lollipop.[39][40][41][42] Il progetto non ufficiale Android-x86 ha fornito supporto per architetture x86 prima del supporto ufficiale.[43][44] Anche le architetture ARMv5TE e MIPS32/64 erano storicamente supportate ma sono state successivamente rimosse.[45] Dal 2012 hanno iniziato a comparire dispositivi Android con processori Intel, inclusi telefoni[46] e tablet. Mentre otteneva il supporto per piattaforme a 64 bit, Android venne inizialmente creato per funzionare su architetture x86 a 64 bit e poi su ARM64. Da Android 5.0 "Lollipop" sono supportate varianti a 64 bit di tutte le piattaforme oltre alle varianti a 32 bit.[39]

I requisiti minimi di RAM per dispositivi con Android 7.1 vanno dai 2GB per i migliori hardware, fino a 1GB per i dispositivi di fascia media, al minimo assoluto di 512MB per smartphone a 32 bit con specifiche più basse. La raccomandazione per Android 4.4 deve avere almeno 512 MB di RAM,[47] mentre per i dispositivi "low RAM" 340MB è la quantità minima richiesta che non include la memoria dedicata a vari componenti hardware come il processore in banda base.[48] Android 4.4 richiede un processore di architettura ARMv7, MIPS o x86 a 32 bit (gli ultimi due attraverso porting non ufficiali),[49][50] insieme a un'unità di elaborazione grafica compatibile con OpenGL ES 2.0 (GPU).[51] Android supporta OpenGL ES 1.1, 2.0, 3.0, 3.1 e dalla versione più recente, 3.2 e da Android 7.0 Vulkan (e versione 1.1 disponibile per alcuni dispositivi[52]). Alcune applicazioni potrebbero richiedere esplicitamente una determinata versione di OpenGL ES e per eseguire tali applicazioni è necessario un hardware GPU adeguato.[51]

I dispositivi Android incorporano molti componenti hardware opzionali, tra cui fotocamere o videocamere, GPS, sensori di orientamento, controlli di gioco dedicati, accelerometri, giroscopi, barometri, magnetometri, sensori di prossimità, sensori di pressione, termometri e schermi tattili. Alcuni componenti hardware non sono richiesti, ma sono diventati standard in alcune classi di dispositivi, come gli smartphone, e se sono presenti requisiti aggiuntivi si applicano. Inizialmente era richiesto qualche altro hardware, ma tali requisiti sono stati completamente ridotti o eliminati del tutto. Ad esempio, poiché Android è stato inizialmente sviluppato come sistema operativo del telefono, erano necessari hardware come i microfoni, mentre nel tempo la funzione del telefono è diventata facoltativa.[53] Android aveva bisogno di una fotocamera con messa a fuoco automatica, che era rilassata con una fotocamera a fuoco fisso[53] se presente, poiché la fotocamera è stata lasciata cadere come requisito interamente quando Android ha iniziato ad essere utilizzato su set-top box.

Oltre a funzionare su smartphone e tablet, diversi fornitori eseguono Android in modo nativo su un normale hardware PC con tastiera e mouse.[54][55][56][57] Oltre alla loro disponibilità sugli hardware in commercio, versioni simili di Android per PC sono disponibili gratuitamente dal progetto Android-x86, incluso Android 4.4 personalizzato.[58] Utilizzando l'emulatore Android che fa parte dell'SDK di Android o emulatori di terze parti, Android può anche funzionare in modo non nativo su architetture x86.[59][60] Alcune aziende cinesi stanno costruendo un PC e un sistema operativo mobile, basato su Android, per "competere direttamente con Microsoft Windows e Google Android".[61] L'Accademia Cinese di Ingegneria ha notato che "più di una dozzina" di aziende stavano personalizzando Android a seguito di un divieto cinese sull'uso di Windows 8 su PC governativi.[62][63][64]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Lo stack di Android Open Source Project

Il progetto Open Source Android è guidato da Google e, con il compito di mantenimento e allo sviluppo di Android[65] secondo il progetto "l'obiettivo è quello di creare un vero e proprio successo, in modo da migliorare l'esperienza mobile per gli utenti"[66], AOSP mantiene anche la compatibilità dei programmi per Android, la definizione di un dispositivo "Android compatibile", per esempio "quel dispositivo su cui è possibile eseguire qualsiasi applicazione scritta da sviluppatori di terze parti che utilizzano Android SDK e NDK.", per prevenire implementazioni incompatibili in Android[66]. Il programma di compatibilità è facoltativo e gratuito, e la suite che consente di effettuare test di compatibilità è sempre gratuita e open-source[67].

Programma di aggiornamento[modifica | modifica wikitesto]

Android ha un rapido ciclo di aggiornamento, con la distribuzione di nuove versioni ogni sei-nove mesi. Gli aggiornamenti sono in genere di natura incrementale, apportando miglioramenti del software a intervalli regolari, piuttosto che revisioni complete del sistema ogni due o tre anni (pratica comune per i sistemi operativi desktop come Windows). Tra una major release e l'altra vengono messi a disposizione aggiornamenti intermedi per risolvere problemi di sicurezza e altri bug del software. La maggior parte dei dispositivi Android sono in grado di ricevere gli aggiornamenti in modalità "OTA" (over the air), ovvero senza necessità di un collegamento a un PC.

Rispetto ad altri sistemi operativi mobili, come iOS, in genere trascorre parecchio tempo, a volte diversi mesi, fra la distribuzione ufficiale di un aggiornamento Android e l'effettiva distribuzione, da parte dei vari produttori OEM, ai dispositivi in grado di supportarlo. Questo non avviene però con i dispositivi della serie Nexus più recenti (attualmente Google Nexus 5X, Google Nexus 6P, Pixel, Pixel 2 XL e il convertibile Pixel C).[68] Nel 2011, Google ha siglato un accordo con un certo numero di produttori annunciando l'"Android Update Alliance" e impegnandosi a fornire aggiornamenti tempestivi a ogni dispositivo per 18 mesi dalla sua immissione in commercio. Ciononostante, per l'ultima distribuzione del sistema operativo Lollipop, Google ha deciso di coinvolgere gli ormai datati Nexus 4, 7 (versione 2012) e 10, che hanno sforato i 18 mesi dalla data d'uscita (fine 2012, che, al conto dei 18 mesi, sarebbero dovuti uscire dalla linea d'aggiornamento nel primo semestre 2014).

Il motivo per cui si verificano questi ritardi è dovuto a vari fattori. In primis vi è la necessità di personalizzare il sistema sullo specifico hardware di ogni dispositivo. Gli aggiornamenti ufficiali vengono infatti distribuiti da Google per i dispositivi di riferimento. Ogni produttore dovrà poi adattare il sistema ai propri dispositivi, operazione che richiede tempo e investimenti non indifferenti. Per questo motivo molti produttori si concentrano prima di tutto ad aggiornare i loro dispositivi di punta più recenti, allungando ancor di più i tempi per i vecchi dispositivi. In alcuni casi i produttori hanno rinunciato addirittura ad aggiornare dei vecchi dispositivi pur in grado di supportare le nuove versioni del sistema operativo.

Ad aggravare ulteriormente il problema, si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei produttori personalizzano l'interfaccia di Android per differenziarsi sul mercato e, a ogni aggiornamento, devono riportare le proprie personalizzazioni sulla nuova versione. Alcuni commentatori hanno notato che, allo stato attuale, i produttori non sono incentivati ad aggiornare i propri dispositivi, incentivando gli utenti a passare a un modello più recente (e aggiornato).[69]

Come accade per iOS l'esecuzione del ripristino alle condizioni di fabbrica (o hard reset o wiping) mantiene la versione corrente del sistema operativo (cioè gli aggiornamenti installati sono conservati). Android adotta una politica di licenza di tipo open source (escluse alcune versioni intermedie),[70][71] e si basa sul kernel Linux. La licenza (Licenza Apache) sotto cui è distribuito consente di modificare e distribuire liberamente il codice sorgente. Inoltre, Android dispone di una vasta comunità di sviluppatori che realizzano applicazioni con l'obiettivo di aumentare le funzionalità dei dispositivi. Queste applicazioni sono scritte soprattutto in linguaggio di programmazione Java.

Nell'ottobre 2012 le applicazioni disponibili presenti sul market ufficiale Android (Google Play) hanno raggiunto le 700 000 unità.[72] Questi fattori hanno permesso ad Android di diventare il sistema operativo più utilizzato in ambito mobile, oltre a rappresentare, per le aziende produttrici, la migliore scelta in termini di bassi costi, personalizzazione e leggerezza del sistema operativo stesso, senza dover scrivere un proprio sistema operativo da zero.[73]

Kernel Linux[modifica | modifica wikitesto]

Schema di Architettura.

Android è costituito da un kernel Linux 2.6 e 3.x (da Android 4.0 in poi), con middleware, Librerie e API scritte in C (o C++) e software in esecuzione su un framework di applicazioni che include librerie Java compatibili con librerie basate su Apache Harmony. Android fino alla release 4.4 KitKat ha usato la Dalvik virtual machine con un compilatore just-in-time per l'esecuzione di Dalvik dex-code (Dalvik Executable), che di solito viene tradotto da codice bytecode Java[74]. Questa virtual machine, ormai obsoleta, viene rimpiazzata con ART (Android RunTime) integrato in Android 5.0 Lollipop. Questa nuova virtual machine, sviluppata da Google, utilizza un compilatore Ahead-of-time. La piattaforma hardware principale di Android è l'architettura ARM. L'architettura x86 è supportata grazie al progetto Android x86[75] e Google TV utilizza una speciale versione x86 di Android.

Il kernel Linux di Android mette a disposizione modifiche all'architettura create da Google al di fuori del ciclo di sviluppo del kernel. Un tipico sistema Android non possiede un X Window System nativo, né supporta il set completo standard di librerie GNU, e nel caso del C++ vi è solo una implementazione parziale delle STL. Tutto ciò rende difficile il porting su Android di applicazioni grafiche o librerie sviluppate per GNU/Linux.[76] Per semplificare lo sviluppo di applicazioni C/C++ sotto Android si usa SDL che tramite un piccolo Wrapper java permette l'utilizzo della JNI dando un'idea di utilizzo simile a un'applicazione nativa in C/C++.

Le applicazioni Android sono Java-based; in effetti le applicazioni scritte in codice nativo in C/C++ devono essere richiamate dal codice java, tutte le chiamate a sistema fatte in C (o C++) devono chiamare codice virtual machine Java di Android: infatti le API multimediali di SDL sotto Android richiamano metodi in Java; questo significa che il codice dell'applicazione C/C++ deve essere inserito all'interno di un progetto Java, il quale produce alla fine un pacchetto Android (APK).

Google ha contribuito a implementare alcune funzionalità all'interno del kernel Linux, in particolare il wakelock, una funzione che permette alle applicazioni di "risvegliare" il dispositivo mentre è in sleep. Quest'ultima feature è però stata rifiutata dagli sviluppatori del kernel mainline, in parte perché hanno ritenuto che Google non abbia manifestato l'intenzione di mantenere il proprio codice.[77][78][79] Anche se Google ha annunciato nel mese di aprile 2010 che avrebbero assunto due dipendenti per lavorare con la comunità del kernel Linux,[80] Greg Kroah-Hartman, l'attuale responsabile del kernel di Linux per il ramo stabile, ha dichiarato nel dicembre 2010 che era preoccupato del fatto che Google non sembrava più intenzionata a far includere le modifiche al codice nel ramo principale di Linux. Alcuni sviluppatori di Google Android hanno fatto capire che "il team di Android si è stancato del processo", perché erano una piccola squadra e avevano molto lavoro urgente da fare su Android[81]

In Linux è stato incluso l'autosleep e le capacità wakelock nel kernel 3.5, dopo molti precedenti tentativi di fusione. Le interfacce sono le stesse ma la realizzazione di Linux ha due diverse modalità di sospensione: a memoria (la sospensione tradizionale che utilizza Android), e su disco (ibernazione, come è noto sul desktop).[82] Nel mese di agosto 2011, Linus Torvalds ha detto che "alla fine Android e Linux sarebbero venuti di nuovo a un nucleo comune, ma probabilmente non sarà per quattro o cinque anni"[83] Nel mese di dicembre 2011, Kroah-Hartman ha annunciato l'inizio del progetto mainlining Android, che mira a mettere un po' di Android driver, le patch e le caratteristiche, nel kernel di Linux a partire da Linux 3.3.[84]

La memoria flash sui dispositivi Android è divisa in diverse partizioni, ad esempio "/system" per il sistema operativo stesso e "/data" per i dati utente e le installazioni delle app. Diversamente rispetto alle tradizionali distribuzioni GNU/Linux, agli utenti di dispositivi Android non sono disponibili i privilegi di superutente, o root, per l'accesso al sistema operativo e alle sue partizioni, quali "/system", per le quali l'utente dispone dei permessi di sola lettura. Tuttavia, l'accesso come root sul dispositivo è quasi sempre possibile: in certi casi tramite richiesta al produttore, in altri sfruttando certe falle di sicurezza di Android. L'accesso root viene utilizzato frequentemente dalla comunità open source, per migliorare le capacità dei loro dispositivi, flashare nuove custom ROM (ovvero operazioni di modding[85]), ma anche da soggetti malintenzionati per installare virus e malware.

Ambiente di ripristino e modalità provvisoria[modifica | modifica wikitesto]

Su Android è semplice poter accedere all'ambiente di ripristino (recovery mode), come accade per qualsiasi distribuzione Linux o per Windows. L'ambiente è come sempre archiviato in una partizione di sistema e nascosta. L'accesso avviene accendendo o riavviando il dispositivo tenendo premuti contemporaneamente, per qualche secondo, anche altri tasti (ad esempio tasti "home", "volume su" e "power", in altri casi "home" e "volume giù")[86]. Il menù mette a disposizione diversi comandi tra i quali[87]:

  • ripristino alle condizioni di fabbrica (hard reset);
  • eliminazione cache;
  • lancio di eseguibili da percorso esterno (es. PC connesso dispositivo) o memoria flash;
  • attivazione modalità di download (reboot to bootloader), metodo alternativo all'ADB per eseguire operazioni sul caricatore di avvio, ad esempio installare un firmware di tipo custom.

I produttori solitamente personalizzano non solo Android stesso (firmware ROM), l'ambiente di ripristino ma anche il bootloader[88]. Nelle pratiche di modding, oltre a rootare il dispositivo occorre sbloccare il bootloader se si vuole flashare delle custom ROM (ivi comprese delle custom recovery più ricche di comandi di quella base, ad esempio esecuzione di backup e ripristino immagine). Il bootloader originale, tra l'altro, è il componente che controlla la validità del certificato digitale degli aggiornamenti e delle app, impedendo o richiedendo i permessi di amministratore nei casi di app prive di certificati validi. Anche il bootloader è archiviato in una cartella inaccessibile senza diritti di root.

L'ambiente di ripristino non va confuso con la modalità provvisoria o modalità sicura (safe mode), analoga a quella di Windows, anch'essa lanciabile (in accensione) attraverso una combinazione di tasti (es. tasto accensione, prima schermata di avvio/apparizione logo, tasto volume giù tenendolo premuto). Con la modalità provvisoria sono eseguiti solo i servizi essenziali e quindi si possono tentare prove per risolvere malfunzionamenti o altre procedure diagnostiche.

Firmware personalizzati[modifica | modifica wikitesto]

Il codice sorgente di Android è distribuito da Google con una licenza open source e la sua natura aperta ha incoraggiato una vasta comunità di sviluppatori (come quella di XDA Developers) e appassionati a utilizzare il codice open source come base per progetti basati sulla comunità, che forniscono aggiornamenti ai dispositivi più vecchi, nuove funzionalità per utenti esperti o portare Android su dispositivi originariamente forniti con altri sistemi operativi.[89] Queste versioni sviluppate dalla comunità portano spesso nuove funzionalità e aggiornamenti ai dispositivi più rapidamente rispetto ai canali ufficiali del produttore/vettore, con un livello comparabile di qualità;[90] forniscono supporto continuo ai dispositivi meno recenti che non ricevono più aggiornamenti ufficiali; o portano Android su dispositivi che sono stati ufficialmente commercializzati con altri sistemi operativi, come l'HP TouchPad. I firmware personalizzati vengono spesso pre-rootati e contengono modifiche non previste dal produttore originale, come ad esempio la capacità di fare overclock o over/undervolt al processore del dispositivo.[91] CyanogenMod era il firmware della community più utilizzato,[92][93] ora interrotto e sostituito da LineageOS[94]; compatibile con molti terminali fra cui il Nexus One, l'HTC Magic e l'HTC Desire e successivamente con Galaxy S e Galaxy S II, One X, One S, LG Optimus L9, LG Optimus G, Galaxy Nexus, Galaxy S III e Galaxy S4, Nexus 5, LG G2, HTC One M7. È pur vero che le ROM "cucinate" spesso permettono una maggiore libertà di gestione da parte dell'utente, includendo funzionalità particolari e ampia possibilità di personalizzazione. Esistono raccolte di firmware come quella di AndroidPedia.[95] Per gli utenti avanzati l'utilizzo delle custom ROM Android rilasciate dalla community permette di liberarsi dalle applicazioni e personalizzazioni del produttore (del dispositivo), quasi sempre non disinstallabili o modificabili (cosa che non succede nel mondo dei PC).

I permessi di root permettono ai dispositivi di accedere a funzioni avanzate, come gestire direttamente CPU e app di sistema, altrimenti inaccessibili, ma permettono anche all'utente di cambiare il firmware del telefono. Senza i permessi aggiuntivi è comunque solitamente possibile installare eventuali aggiornamenti firmware ufficiali del produttore del dispositivo, senza far decadere la garanzia dello stesso.

Inizialmente tutto il lavoro si era concentrato sull'HTC Dream con firmware come Mikhael, JacHero, TheDudes e altri e storicamente, i produttori di dispositivi e i gestori di telefonia mobile in genere non hanno supportato lo sviluppo di firmware di terze parti. I produttori esprimono preoccupazione per il funzionamento improprio dei dispositivi che eseguono software non ufficiale e dei costi di supporto derivanti da ciò.[96] Inoltre, firmware modificato come CyanogenMod a volte offrono funzionalità, come il tethering, per le quali i gestori addebiterebbero un sovrapprezzo. Di conseguenza, ostacoli tecnici tra cui bootloader bloccati e accesso limitato alle autorizzazioni di root sono comuni in molti dispositivi. Tuttavia, poiché il software sviluppato dalla comunità è diventato più popolare e in seguito a una dichiarazione del Bibliotecario del Congresso negli Stati Uniti che consente il "jailbreaking" sui dispositivi mobili,[97] produttori e operatori hanno ammorbidito la loro posizione in merito allo sviluppo di terze parti, con alcuni, tra cui HTC,[96] Motorola,[98] Samsung[99][100] e Sony,[101] fornendo supporto e incoraggiando lo sviluppo. Di conseguenza, nel tempo la necessità di eludere le restrizioni hardware per l'installazione di firmware non ufficiale è diminuita in quanto un numero crescente di dispositivi viene spedito con bootloader sbloccati o sbloccabili, simili alla serie di telefoni Nexus, sebbene di solito richiedano che gli utenti rinuncino alla garanzia dei loro dispositivi per farlo.[96] Tuttavia, nonostante l'accettazione da parte del produttore, alcuni operatori negli Stati Uniti richiedono ancora che i telefoni siano bloccati, frustrando sviluppatori e clienti.[102]

Nomi in codice dei dispositivi[modifica | modifica wikitesto]

Internamente, Android identifica ogni dispositivo supportato dal suo nome in codice del dispositivo, una stringa breve,[103] che può essere o non essere simile al nome del modello utilizzato nella commercializzazione del dispositivo. Ad esempio, il nome in codice del dispositivo dello smartphone Pixel è sailfish.

Il nome in codice del dispositivo non è in genere visibile all'utente finale, ma è importante per determinare la compatibilità con le versioni Android modificate. A volte viene anche menzionato in articoli che parlano di un dispositivo, perché consente di distinguere diverse varianti hardware di un dispositivo, anche se il produttore li offre con lo stesso nome. Il nome in codice del dispositivo è disponibile per le applicazioni in esecuzione su android.os. Build.DEVICE.[104]

Privacy e sicurezza[modifica | modifica wikitesto]

Accesso ai dati da parte delle istituzioni pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito delle più ampie divulgazioni della sorveglianza di massa del 2013, nel settembre 2013 venne rivelato che le agenzie di intelligence americane e britanniche, la National Security Agency (NSA) e la Government Communications Headquarters (GCHQ), rispettivamente, avessero accesso ai dati dell'utente su iPhone, BlackBerry e i dispositivi Android. Secondo quanto riferito, sono in grado di leggere quasi tutte le informazioni sullo smartphone, inclusi SMS, posizione, e-mail e note.[105] Nel gennaio 2014, ulteriori rapporti hanno rivelato le capacità delle agenzie di intelligence di intercettare le informazioni personali trasmesse su Internet dai social network e altre applicazioni popolari come Angry Birds, che raccolgono informazioni personali dei propri utenti per motivi pubblicitari e di altro tipo. GCHQ ha, secondo The Guardian, una guida in stile wiki di diverse app e reti pubblicitarie, e i diversi dati che possono essere sottratti da ciascuna.[106] Più tardi quella settimana, lo sviluppatore finlandese di Angry Birds Rovio annunciò che stava riconsiderando i suoi rapporti con le sue piattaforme pubblicitarie alla luce di queste rivelazioni, e invitò l'industria più ampia a fare altrettanto.[107]

I documenti hanno rivelato un ulteriore sforzo delle agenzie di intelligence per intercettare le ricerche e le query di Google Maps inviate da Android e altri smartphone per raccogliere informazioni sulla posizione in blocco.[108] L'NSA e il GCHQ insistono sul fatto che le loro attività sono conformi a tutte le leggi nazionali e internazionali pertinenti, sebbene il Guardian abbia dichiarato che "le ultime informazioni potrebbero anche aggiungere alla crescente preoccupazione pubblica su come il settore tecnologico raccoglie e utilizza le informazioni, in particolare per quelli al di fuori degli Stati Uniti, che godono di meno protezioni della privacy rispetto agli americani ".[108]

I documenti trapelati pubblicati da WikiLeaks, nome in codice Vault 7 e datati 2013-2016, descrivono in dettaglio le capacità della Central Intelligence Agency (CIA) di eseguire la sorveglianza elettronica e la cyber warfare, compresa la capacità di compromettere i sistemi operativi della maggior parte degli smartphone (incluso Android).[109][110]

Minacce comuni per la sicurezza[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca della società di sicurezza Trend Micro elenca l'abuso del servizio premium come il tipo più comune di malware Android, in cui i messaggi di testo vengono inviati da telefoni infetti a numeri di telefono a tarife premium senza il consenso o addirittura la conoscenza dell'utente. Altri malware visualizzano pubblicità indesiderate e intrusive sul dispositivo o inviano informazioni personali a terze parti non autorizzate.[111] Secondo quanto riferito, le minacce alla sicurezza su Android stanno crescendo esponenzialmente; tuttavia, gli ingegneri di Google hanno sostenuto che la minaccia di malware e virus su Android è stata esagerata dalle società di sicurezza per motivi commerciali,[112][113] e hanno accusato l'industria della sicurezza di aver temuto di vendere software di protezione antivirus agli utenti.[112] Google sostiene che il malware pericoloso è in realtà estremamente raro[113] e un sondaggio condotto da F-Secure ha mostrato che solo lo 0,5% del malware Android segnalato proveniva dal Google Play Store.[114]

Nell'agosto 2015, Google ha annunciato che i dispositivi della serie Google Nexus avrebbero iniziato a ricevere patch di sicurezza mensili. Google ha anche scritto che "I dispositivi Nexus continueranno a ricevere aggiornamenti importanti per almeno due anni e patch di sicurezza per un periodo superiore a tre anni dalla disponibilità iniziale o 18 mesi dall'ultima vendita del dispositivo tramite Google Store ".[115][116][117] L'ottobre seguente, i ricercatori dell'Università di Cambridge hanno concluso che l'87,7% dei telefoni Android in uso aveva conosciuto ma vulnerabilità della sicurezza senza patch a causa della mancanza di aggiornamenti e supporto.[118][119][120] Ron Amadeo di Ars Technica ha anche scritto nell'agosto 2015 che "Android è stato originariamente progettato, soprattutto, per essere ampiamente adottato. Google stava iniziando da zero con una quota di mercato pari allo zero per cento, quindi è stato felice di rinunciare al controllo e dare a tutti un posto al tavolo in cambio di adozione. [... ] Ora, tuttavia, Android ha circa il 75-80 percento del mercato mondiale degli smartphone, rendendolo non solo il sistema operativo mobile più popolare al mondo, ma probabilmente il sistema operativo più popolare, punto. Pertanto, la sicurezza è diventata un grosso problema. Android utilizza ancora una catena di comando per l'aggiornamento del software progettata quando l'ecosistema Android non aveva dispositivi da aggiornare e non funziona ".[121] A seguito delle notizie sul programma mensile di Google, alcuni produttori, tra cui Samsung e LG, hanno promesso di pubblicare aggiornamenti di sicurezza mensili[122] ma, come notato da Jerry Hildenbrand in Android Central a febbraio 2016, "invece abbiamo ottenuto alcuni aggiornamenti su versioni specifiche di una manciata di modelli. E un mucchio di promesse non mantenute ".[123]

In un post di marzo 2017 sul Blog sulla sicurezza di Google, Adrian Ludwig e Mel Miller, leader della sicurezza di Android, hanno scritto che "Più di 735 milioni di dispositivi di oltre 200 produttori hanno ricevuto un aggiornamento della sicurezza della piattaforma nel 2016" e che "I nostri partner di carrier e hardware hanno contribuito a espandere la distribuzione di questi aggiornamenti, rilasciando aggiornamenti per oltre la metà dei primi 50 dispositivi in tutto il mondo nell'ultimo trimestre del 2016 ". Hanno anche scritto che "Circa la metà dei dispositivi in uso alla fine del 2016 non aveva ricevuto un aggiornamento di sicurezza della piattaforma nell'anno precedente", affermando che il loro lavoro avrebbe continuato a concentrarsi sulla razionalizzazione del programma di aggiornamenti di sicurezza per una più facile implementazione da parte dei produttori.[124] Inoltre, in un commento a TechCrunch, Ludwig ha dichiarato che i tempi di attesa per gli aggiornamenti di sicurezza sono stati ridotti da "sei a nove settimane fino a pochi giorni", con il 78% dei dispositivi di punta in Nord America aggiornati sicurezza alla fine del 2016.[125]

Le patch per i bug rilevate nel sistema operativo principale spesso non raggiungono gli utenti di dispositivi meno recenti.[126][127] Tuttavia, la natura open source di Android consente agli appaltatori della sicurezza di prendere dispositivi esistenti e adattarli per usi altamente sicuri. Ad esempio, Samsung ha lavorato con General Dynamics attraverso l'acquisizione di Open Kernel Labs per ricostruire Jelly Bean in aggiunta al loro microvisore rinforzato per il progetto "Knox".[128][129]

Gli smartphone Android hanno la capacità di segnalare la posizione dei punti di accesso Wi-Fi, incontrati mentre gli utenti del telefono si spostano, per creare database contenenti le posizioni fisiche di centinaia di milioni di tali punti di accesso. Questi database formano mappe elettroniche per localizzare gli smartphone, consentendo loro di eseguire app come Foursquare, Google Latitude, Facebook Places e di pubblicare annunci basati sulla posizione.[130] Software di monitoraggio di terze parti come TaintDroid,[131] un progetto finanziato dalla ricerca accademica, possono, in alcuni casi, rilevare quando le informazioni personali vengono inviate dalle applicazioni ai server remoti.[132]

Funzionalità di sicurezza tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Le applicazioni Android vengono eseguite in una sandbox, un'area isolata del sistema che non ha accesso al resto delle risorse del sistema, a meno che le autorizzazioni di accesso non siano esplicitamente concesse dall'utente quando l'applicazione è installata, tuttavia ciò potrebbe non essere possibile per pre app installate. Ad esempio, non è possibile disattivare l'accesso al microfono dell'app fotocamera preinstallata senza disabilitare completamente la fotocamera. Ciò è valido anche nelle versioni Android 7 e 8.[133]

Da febbraio 2012, Google utilizza lo scanner malware Bouncer di Google per controllare e scansionare le app disponibili nel Google Play Store.[134][135] Una funzione "Verifica app" è stata introdotta a novembre 2012, come parte della versione del sistema operativo "Jelly Bean" per Android 4.2, per scansionare tutte le app, sia da Google Play che da fonti di terze parti, per comportamenti dannosi.[136] Inizialmente solo durante l'installazione, Verify Apps ha ricevuto un aggiornamento nel 2014 per scansionare "costantemente" le app e nel 2017 la funzionalità è stata resa visibile agli utenti tramite un menu in Impostazioni.[137][138]

Prima di installare un'applicazione, Google Play Store visualizza un elenco dei requisiti che un'app deve funzionare. Dopo aver esaminato queste autorizzazioni, l'utente può scegliere di accettarle o rifiutarle, installando l'applicazione solo se accetta.[139] In Android 6.0 "Marshmallow", il sistema di autorizzazioni è stato modificato; le app non ricevono più automaticamente tutte le autorizzazioni specificate al momento dell'installazione. Viene invece utilizzato un sistema opt-in, in cui agli utenti viene richiesto di concedere o negare autorizzazioni individuali a un'app quando sono necessarie per la prima volta. Le applicazioni ricordano le sovvenzioni, che possono essere revocate dall'utente in qualsiasi momento. Le app preinstallate, tuttavia, non fanno sempre parte di questo approccio. In alcuni casi potrebbe non essere possibile negare determinate autorizzazioni alle app preinstallate, né disabilitarle. L'app Google Play Services non può essere disinstallata né disabilitata. Qualsiasi tentativo di arresto forzato comporta il riavvio dell'app stessa.[140][141] Il nuovo modello di autorizzazioni viene utilizzato solo dalle applicazioni sviluppate per Marshmallow utilizzando il suo kit di sviluppo software (SDK) e le app precedenti continueranno a utilizzare il precedente approccio "tutto o niente". Le autorizzazioni possono comunque essere revocate per quelle app, anche se ciò potrebbe impedire loro di funzionare correttamente e viene visualizzato un avviso in tal senso.[142][143]

Nel settembre 2014, Jason Nova di Android Authority ha riferito di uno studio della società di sicurezza tedesca Fraunhofer AISEC su software antivirus e minacce malware su Android. Nova ha scritto che "Il sistema operativo Android gestisce i pacchetti software tramite sandboxing; ciò non consente alle applicazioni di elencare il contenuto della directory di altre app per mantenere il sistema sicuro. Non consentendo all'antivirus di elencare le directory di altre app dopo l'installazione, le applicazioni che non mostrano alcun comportamento sospetto intrinseco quando vengono scaricate vengono cancellate come sicure. Se in seguito vengono attivate parti dell'app che risultano dannose, l'antivirus non avrà modo di saperlo poiché si trova all'interno dell'app e fuori dalla giurisdizione dell'antivirus ". Lo studio di Fraunhofer AISEC, che ha esaminato il software antivirus di Avast, AVG, Bitdefender, ESET, F-Secure, Kaspersky, Lookout, McAfee (precedentemente Intel Security), Norton, Sophos e Trend Micro, ha rivelato che "le app antivirus testate non lo fanno fornire protezione contro malware personalizzati o attacchi mirati "e che" anche le app antivirus testate non sono state in grado di rilevare malware che fino ad ora è completamente sconosciuto, ma non fanno alcuno sforzo per nasconderne la malignità ".[144]

Nell'agosto 2013, Google ha annunciato Android Device Manager (ribattezzato Trova il mio dispositivo a maggio 2017),[145][146] un servizio che consente agli utenti di monitorare, localizzare e cancellare da remoto il proprio dispositivo Android,[147][148] con un App Android per il servizio rilasciato a dicembre.[149][150] Nel dicembre 2016, Google ha introdotto un'app Trusted Contacts, che consente agli utenti di richiedere il tracciamento della posizione dei propri cari durante le emergenze.[151][152]

L'8 ottobre 2018 Google ha annunciato i nuovi requisiti del Google Play Store per combattere l'eccessiva condivisione di informazioni potenzialmente sensibili, inclusi i registri delle chiamate e dei messaggi di testo. Il problema deriva dal fatto che molte app richiedono autorizzazioni per accedere alle informazioni personali dell'utente (anche se queste informazioni non sono necessarie per il funzionamento dell'app) e alcuni utenti concedono senza dubbio tali autorizzazioni. In alternativa, un'autorizzazione potrebbe essere elencata nel manifest dell'app come richiesto (anziché facoltativo) e l'app non verrebbe installata a meno che l'utente non conceda l'autorizzazione; l'utente può ritirare qualsiasi autorizzazione, anche richiesta, da qualsiasi app nelle impostazioni del dispositivo dopo l'installazione dell'app, ma pochi utenti lo fanno. Google ha promesso di collaborare con gli sviluppatori e creare eccezioni se le loro app richiedono autorizzazioni telefoniche o SMS per la "funzionalità dell'app principale". La nuova applicazione delle politiche è iniziata il 6 gennaio 2019, 90 giorni dopo l'annuncio delle politiche l'8 ottobre 2018. Inoltre, Google ha annunciato un nuovo "requisito di livello API di destinazione" ( targetSdkVersion in manifest) almeno Android 8.0 (livello API 26) per tutte le nuove app e gli aggiornamenti delle app. Il requisito a livello di API potrebbe contrastare la pratica degli sviluppatori di app aggirando alcune schermate di autorizzazione specificando le prime versioni di Android con un modello di autorizzazione più approssimativo.[153][154]

Licenze[modifica | modifica wikitesto]

Il codice sorgente per Android è open source: è sviluppato in privato da Google, con il codice sorgente distribuito pubblicamente quando viene distribuita una nuova versione di Android. Google pubblica la maggior parte del codice (inclusi stack di rete e telefonia) con la licenza Apache non copyleft versione 2.0. che consente la modifica e la ridistribuzione.[155][156] La licenza non concede diritti al marchio "Android", quindi i produttori di dispositivi e i gestori wireless devono concedere in licenza da Google in base a singoli contratti. Le modifiche al kernel Linux associato sono rilasciate sotto il copyleft GNU General Public License versione 2, sviluppato da Open Handset Alliance, con il codice sorgente disponibile pubblicamente in ogni momento. In genere, Google collabora con un produttore di hardware per produrre un dispositivo di punta (parte della serie Nexus) con la nuova versione di Android, quindi rende disponibile il codice sorgente dopo il rilascio di quel dispositivo.[157] L'unica versione di Android che non è stata immediatamente resa disponibile come codice sorgente è stata la versione Honeycomb 3.0 solo per tablet. Il motivo, secondo Andy Rubin in un post ufficiale sul blog di Android, era perché Honeycomb era affrettato a produrre Motorola Xoom,[158] e non voleva che terze parti creassero una "brutta esperienza per gli utenti" tentando di mettere su smartphone una versione di Android destinata ai tablet.[159]

Solo il sistema operativo Android di base (incluse alcune applicazioni) è un software open source, mentre la maggior parte dei dispositivi Android viene fornita con una notevole quantità di software proprietario, come Google Mobile Services, che include applicazioni come Google Play Store, Ricerca Google e Google Play Services, un livello software che fornisce API per l'integrazione con i servizi forniti da Google, tra gli altri. Queste applicazioni devono essere concesse in licenza da Google dai produttori di dispositivi e possono essere spedite solo su dispositivi che soddisfano le linee guida sulla compatibilità e altri requisiti.[160] Le distribuzioni personalizzate e certificate di Android prodotte dai produttori (come One UI e HTC Sense) possono anche sostituire alcune app Android stock con le proprie varianti proprietarie e aggiungere software aggiuntivi non inclusi in Android stock.[161] Potrebbero inoltre essere necessari driver di tipo "Blob binario" per determinati componenti hardware nel dispositivo.[161][162]

Richard Stallman e la Free Software Foundation hanno criticato Android e hanno raccomandato l'uso di alternative come Replicant, perché i driver e il firmware vitali per il corretto funzionamento dei dispositivi Android sono generalmente proprietari e poiché l'applicazione Google Play Store può installare forzatamente o disinstallare le applicazioni e, di conseguenza, invitare software non libero; sebbene la Free Software Foundation non abbia trovato Google che la utilizzi per motivi dannosi.[163][164]

Sfruttamento sui produttori[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo dei produttori di dispositivi OEM (Samsung, LG, ecc.) con la dizione Android Stock s'intende una versione di Android originale ovvero quella utilizzata sui dispositivi Google[165]. Infatti, i produttori personalizzano (più o meno intensivamente) Android con launcher, funzioni e app proprietarie.

Google concede in licenza il proprio software di Google Mobile Services, insieme ai marchi Android, solo ai produttori di hardware per dispositivi che soddisfano gli standard di compatibilità di Google specificati nel documento del Programma di compatibilità Android.[166] Pertanto, i fork di Android che apportano importanti modifiche al sistema operativo stesso non includono alcun componente non libero di Google, rimangono incompatibili con le applicazioni che le richiedono e devono essere fornite con un mercato software alternativo al posto del Google Play Store.[167] Esempi di tali fork Android sono il Fire OS di Amazon (che viene utilizzato sulla linea di tablet Kindle Fire e orientato verso i servizi Amazon), la piattaforma software Nokia X (un fork utilizzato dalla famiglia Nokia X, orientato principalmente verso Nokia e Servizi Microsoft ) e altre fork che escludono le app di Google a causa della generale indisponibilità dei servizi di Google in determinate regioni (come la Cina ).[168][169] Nel 2014, Google ha anche iniziato a richiedere che tutti i dispositivi Android che concedono in licenza il software di Google Mobile Services visualizzino un importante logo "Powered by Android" sulle schermate di avvio.[170] Google ha anche imposto il raggruppamento e il posizionamento preferenziali dei servizi mobili di Google sui dispositivi, incluso il raggruppamento obbligatorio dell'intera suite principale di applicazioni Google, e che i collegamenti a Ricerca Google e all'app Play Store devono essere presenti sulla o vicino alla pagina principale della schermata principale in la sua configurazione predefinita.[171]

Alcune applicazioni e componenti di magazzino nel codice AOSP precedentemente utilizzati da versioni precedenti di Android, come Ricerca, Musica, Calendario e API di localizzazione, sono stati abbandonati da Google a favore di sostituzioni non gratuite distribuite tramite Play Store (Ricerca Google, Google Play Music e Google Calendar) e Google Play Services, che non sono più open-source. Inoltre, le varianti open source di alcune applicazioni escludono anche le funzioni presenti nelle loro versioni non libere, come i panorami Photosphere in Camera, e una pagina di Google Now nella schermata iniziale predefinita (in esclusiva per la versione proprietaria "Google Now Launcher", il cui codice è incorporato in quello dell'applicazione principale di Google).[172][173][174][175] Queste misure hanno probabilmente lo scopo di scoraggiare i fork e incoraggiare le licenze commerciali in linea con i requisiti di Google, poiché la maggior parte delle funzionalità principali del sistema operativo (e, a sua volta, software di terze parti), dipendono da componenti proprietari concessi in licenza esclusivamente da Google, e richiederebbe risorse di sviluppo significative per sviluppare una suite alternativa di software e API per replicarli o sostituirli. Anche le app che non utilizzano i componenti di Google sarebbero in svantaggio funzionale, poiché possono utilizzare solo le API contenute nel sistema operativo stesso.[176]

Nel marzo 2018, è stato riferito che Google aveva iniziato a bloccare i dispositivi Android "non certificati" dall'utilizzo del software Google Mobile Services e visualizza un avviso che indica che "il produttore del dispositivo ha precaricato app e servizi Google senza certificazione da parte di Google". Gli utenti di ROM personalizzate sono in grado di registrare il proprio ID dispositivo sul proprio account Google per rimuovere questo blocco.[177]

Ai membri di Open Handset Alliance, che include la maggior parte degli OEM Android, è anche contrattualmente vietato produrre dispositivi Android basati su fork del sistema operativo;[178][179] nel 2012, Acer Inc. è stata costretta da Google a interrompere la produzione su un dispositivo alimentato dal sistema operativo Aliyun di Alibaba Group con minacce di rimozione dall'OHA, poiché Google ha ritenuto la piattaforma una versione incompatibile di Android. Alibaba Group ha difeso le accuse, sostenendo che il sistema operativo era una piattaforma distinta da Android (principalmente utilizzando app HTML5 ), ma incorporava parti della piattaforma Android per consentire la retrocompatibilità con software Android di terze parti. In effetti, i dispositivi venivano spediti con un negozio di applicazioni che offriva app Android; tuttavia, la maggior parte di loro era piratata.[180][181][182]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Android ricevette una reazione tiepida quando venne presentato nel 2007. Sebbene gli analisti siano rimasti colpiti dalle rispettate società tecnologiche che avevano collaborato con Google per formare Open Handset Alliance, non fu chiaro se i produttori di telefoni cellulari sarebbero stati disposti a sostituire i loro sistemi operativi esistenti con Android.[183] L'idea di una piattaforma di sviluppo open source basata su Linux suscitò interesse[184] ma ci furono ulteriori preoccupazioni per Android di fronte a una forte concorrenza da parte di aziende affermate nel mercato degli smartphone, come Nokia e Microsoft, e sistemi operativi mobili concorrenti Linux che erano in fase di sviluppo.[185] Queste aziende affermati erano scettice: Nokia affermò di non vederlo come una minaccia", e un membro del team di Windows Mobile di Microsoft dichiarò "Non capisco l'impatto che avranno".[186]

Da allora Android è diventato il sistema operativo per smartphone più utilizzato[187][188] e "una delle esperienze mobili più veloci disponibili".[189] I revisori hanno messo in evidenza la natura open source del sistema operativo come uno dei suoi punti di forza, consentendo ad aziende come Nokia (famiglia Nokia X),[190] Amazon (Kindle Fire), Barnes & Noble (Nook), Ouya, Baidu e altri a fork il software e rilasciare hardware eseguendo la propria versione personalizzata di Android. Di conseguenza, è stato descritto dal sito web della tecnologia Ars Technica come "praticamente il sistema operativo predefinito per il lancio di nuovo hardware" per le aziende senza le proprie piattaforme mobili.[187] Questa apertura e flessibilità è presente anche a livello dell'utente finale: Android consente un'ampia personalizzazione dei dispositivi da parte dei proprietari e le app sono disponibili gratuitamente negli app store non Google e nei siti Web di terzi. Questi sono stati citati tra i principali vantaggi dei telefoni Android rispetto ad altri.[187][191]

Nonostante la popolarità di Android, incluso un tasso di attivazione tre volte superiore a quello di iOS, è stato riferito che Google non è stato in grado di sfruttare gli altri prodotti e servizi Web con successo per trasformare Android nel produttore di denaro che gli analisti si aspettavano.[192] The Verge ha suggerito che Google sta perdendo il controllo di Android a causa della vasta personalizzazione e proliferazione di app e servizi non Google, la linea Kindle Fire di Amazon utilizza Fire OS, un fork di Android fortemente modificato che non include né supporta alcun componente proprietario di Google e richiede che gli utenti ottengano software dal suo Amazon Appstore invece che dal Play Store.[193] Nel 2014, nel tentativo di migliorare la visibilità del marchio Android, Google ha iniziato a richiedere che i dispositivi con i suoi componenti proprietari mostrino un logo Android nella schermata di avvio.[194]

Android ha sofferto di "frammentazione",[195] una situazione in cui la varietà di dispositivi Android, in termini sia di variazioni hardware che di differenze nel software in esecuzione su di essi, rende il compito di sviluppare applicazioni che funzionano in modo coerente in tutto l'ecosistema più difficile rispetto alla concorrenza piattaforme come iOS in cui hardware e software variano di meno. Ad esempio, secondo i dati di OpenSignal nel luglio 2013, c'erano 11.868 modelli di dispositivi Android, numerose dimensioni dello schermo e otto versioni del sistema operativo Android contemporaneamente in uso, mentre la maggior parte degli utenti iOS ha eseguito l'aggiornamento all'ultima iterazione di quel sistema operativo.[196] Critici come Apple Insider hanno affermato che la frammentazione tramite hardware e software ha spinto la crescita di Android attraverso grandi volumi di dispositivi di fascia bassa a basso costo con versioni precedenti di Android. Lo sostengono costringendo gli sviluppatori Android a scrivere affinché il "minimo comune denominatore" raggiunga il maggior numero possibile di utenti, che hanno scarsi incentivi per utilizzare le ultime funzionalità hardware o software disponibili solo su una percentuale minore di dispositivi.[197] Tuttavia, OpenSignal, che sviluppa app sia per Android che per iOS, ha concluso che, sebbene la frammentazione possa rendere lo sviluppo più complicato, la più ampia portata globale di Android aumenta anche la potenziale ricompensa.[196]

ComputerWorld ha riportato in un articolo che le condizioni d'uso di Android e dello store delle applicazioni prevedono che "nel caso in cui un qualsiasi prodotto violi l'accordo di distribuzione con gli sviluppatori, Google si riserva il diritto di rimuoverle da remoto su ogni dispositivo a propria discrezione".[198]

Il 23 giugno 2010, Google è ricorsa a questa modalità per motivi di sicurezza e pulizia, dato che le applicazioni erano state create solo a scopo di ricerca.[199]

Nel 2010, un team di sviluppatori si è visto rigettare un'applicazione regolarmente inserita nell'Android Market. L'applicazione in questione, "WiFi Tether for Root Users", è dedicata al tethering (permette ai dispositivi di funzionare come veri e propri router Wi-Fi per fornire a loro volta connettività wi-fi ad altri apparecchi). La motivazione era che T-Mobile (primo carrier ufficiale di Android) vieta il tethering, quindi le applicazioni a esso dedicate creano un conflitto di interessi. Le notizie scatenarono pesanti polemiche tra gli utenti, indignati dalla poca flessibilità dimostrata da Google, la quale fece pensare che il sistema non fosse in realtà tanto "open" come fu presentato.[200] Il tethering Wi-Fi fu comunque introdotto ufficialmente con la versione di Android 2.2 Froyo, integrata nel sistema.[201]

Nel 2012 è emerso come le applicazioni potrebbero estrapolare le foto personali dell'utente (così come altri files salvati come pubblici) dal proprio dispositivo.[202]

Un'altra critica è volta alla funzione sveglia, la quale non si attiva con il terminale spento[203]; tale funzione non dipende dal sistema operativo (e quindi da Android) ma dall'hardware utilizzato. È possibile aggirare tale mancanza tramite l'utilizzo di alcune applicazioni[204]. Alcuni produttori integrano la funzione di spegnimento e accensione programmata.

Facendo una ricerca, un utente Android è venuto a conoscenza che alcuni dispositivi mobili in commercio montano in realtà una versione modificata del sistema operativo, programmata appositamente per inviare dati personali ai server dei produttori del telefonino. L'articolo rivolgeva le critiche principalmente verso la Motorola, colpevole di inviare ai suoi server password di email, reti sociali e dati di utilizzo degli utenti.[205]

Quota di mercato[modifica | modifica wikitesto]

La società di ricerca Canalys ha stimato nel secondo trimestre del 2009 che Android deteneva una quota del 2,8% delle spedizioni mondiali di smartphone.[206] A maggio 2010, Android aveva una quota di mercato mondiale per smartphone del 10%, superando Windows Mobile,[207] mentre negli Stati Uniti Android deteneva una quota del 28%, superando il sistema operativo iPhone.[208] Nel quarto trimestre del 2010, la sua quota mondiale era cresciuta fino al 33% del mercato diventando la piattaforma smartphone più venduta,[209] superando Symbian.[210] Negli Stati Uniti è diventata la piattaforma più venduta nell'aprile 2011, superando BlackBerry OS con una quota di smartphone del 31,2%, secondo comScore.[211]

Al terzo trimestre del 2011, Gartner ha stimato che oltre la metà (52,5%) delle vendite di smartphone apparteneva ad Android.[212] Entro il terzo trimestre del 2012 Android aveva una quota del 75% del mercato globale degli smartphone secondo la società di ricerca IDC.[213]

A luglio 2011, Google ha dichiarato che 550.000 dispositivi Android venivano attivati ogni giorno,[214] rispetto ai 400.000 del giorno di maggio[215] e oltre 100 milioni di dispositivi erano stati attivati[216] con una crescita del 4,4% a settimana.[214] Nel settembre 2012 erano stati attivati 500 milioni di dispositivi con 1,3 milioni di attivazioni al giorno.[217][218] Nel maggio 2013, presso l' I / O di Google, Sundar Pichai ha annunciato che erano stati attivati 900 milioni di dispositivi Android.[219]

La quota di mercato di Android varia in base alla località. Nel luglio 2012, gli "abbonati mobili di età superiore ai 13 anni" negli Stati Uniti che utilizzano Android sono aumentati del 52%,[220] e sono saliti al 90% in Cina.[221] Nel terzo trimestre del 2012, la quota di mercato delle spedizioni di smartphone in tutto il mondo di Android è stata del 75%,[222] con 750 milioni di dispositivi attivati in totale. Nell'aprile 2013 Android ha registrato 1,5 milioni di attivazioni al giorno.[223] A maggio 2013, 48 miliardi di applicazioni sono stati installati dal Google Play Store,[224] e da settembre 2013, un miliardo di dispositivi Android sono stati attivati.[225]

Al febbraio 2017, il Google Play Store ha oltre 2,7 milioni di applicazioni Android pubblicate,[226] e al , le app sono state scaricate più di 65 miliardi di volte.[227] Il successo del sistema operativo lo ha reso un obiettivo per i contenziosi sui brevetti nell'ambito delle cosiddette " guerre per smartphone " tra le società tecnologiche.[228][229]

I dispositivi Android rappresentano oltre la metà delle vendite di smartphone nella maggior parte dei mercati, compresi gli Stati Uniti, mentre "solo in Giappone era Apple in testa" (numeri settembre-novembre 2013).[230] Alla fine del 2013, oltre 1,5 miliardi di smartphone Android sono stati venduti in quattro anni dal 2010,[231][232] rendendo Android il sistema operativo più venduto per telefoni e tablet. Si stima che tre miliardi di smartphone Android saranno venduti entro la fine del 2014 (compresi gli anni precedenti). Secondo la società di ricerca Gartner, i dispositivi basati su Android hanno superato tutti i contendenti, ogni anno dal 2012.[233] Nel 2013, ha superato Windows di 573 milioni di utenti.[234][235][236] Al 2015, Android era il sistema operativo più installato;[237] Dal 2013, i dispositivi che lo eseguono vendono anche più dei dispositivi Windows, iOS e Mac OS X messi insieme.[238]

Secondo StatCounter, che tiene traccia solo dell'uso della navigazione sul Web, Android è il sistema operativo mobile più popolare dall'agosto 2013.[239] Android è il sistema operativo più popolare per la navigazione web in India e in molti altri paesi (ad es. Praticamente tutta l'Asia, con eccezioni Giappone e Corea del Nord). Secondo StatCounter, Android è più utilizzato sui dispositivi mobili in tutti i paesi africani e ha dichiarato che "l'utilizzo dei dispositivi mobili ha già superato il desktop in diversi paesi, tra cui India, Sudafrica e Arabia Saudita",[240] e praticamente tutti i paesi dell'Africa lo hanno fatto già (ad eccezione di sette paesi, incluso l'Egitto), come l'Etiopia e il Kenya, in cui l'utilizzo dei dispositivi mobili (inclusi i tablet) è pari al 90,46% (solo Android, rappresenta il 75,81% di tutti gli usi lì).[241][242]

Mentre i telefoni Android nel mondo occidentale includono comunemente i componenti aggiuntivi proprietari di Google (come Google Play) al sistema operativo altrimenti open source, questo non è sempre più il caso dei mercati emergenti; "ABI Research afferma che 65 milioni di dispositivi sono stati distribuiti a livello globale con Android open source nel secondo trimestre del [2014], rispetto ai 54 milioni del primo trimestre"; a seconda del paese, la percentuale di telefoni stimata si basa solo sul codice sorgente AOSP, rinunciando al marchio Android: Thailandia (44%), Filippine (38%), Indonesia (31%), India (21%), Malesia (24% ), Messico (18%), Brasile (9%).[243]

Secondo un rapporto Gartner del gennaio 2015, "Android ha superato il miliardo di spedizioni di dispositivi nel 2014 e continuerà a crescere a un ritmo a doppia cifra nel 2015, con un aumento del 26 percento anno su anno". Ciò ha reso la prima volta che un sistema operativo generico ha raggiunto oltre un miliardo di utenti finali entro un anno: raggiungendo quasi 1,16 miliardi di utenti finali nel 2014, Android ha distribuito oltre quattro volte più di iOS e OS X combinati, e oltre tre volte più di Microsoft Windows. Gartner si aspettava che l'intero mercato della telefonia mobile "raggiungesse i due miliardi di unità nel 2016", incluso Android.[244] Descrivendo le statistiche, Farhad Manjoo scrisse sul New York Times che "Circa uno dei due computer venduti oggi utilizza Android. [È] diventata la piattaforma di elaborazione dominante della Terra."[245]

Secondo una stima di Statistica, gli smartphone Android avevano una base installata di 1,8 miliardi di unità nel 2015, pari al 76% del numero totale stimato di smartphone in tutto il mondo.[246][247] Per mettere i numeri della Statistica nel contesto: dalle stime di Strategy Analytics, Windows il sistema operativo "desktop" più popolare, ha una base installata stimata di circa 1,3 miliardi al massimo;[248] stimano inoltre che la base installata per tablet complessiva sia già di dimensioni comparabili al mercato dei PC e prevedono che i tablet li avranno superati entro il 2018. Android ha la più grande base installata di qualsiasi sistema operativo mobile e, dal 2013, il sistema operativo più venduto in assoluto[249][250][251][252][253] con vendite nel 2012, 2013 e 2014[254] vicine alla base installata di tutti i PC.[255]

Nel secondo trimestre del 2014, la quota di Android nel mercato globale delle spedizioni di smartphone è stata dell'84,7%, un nuovo record.[256][257] Questo era cresciuto all'87,5% della quota di mercato mondiale entro il terzo trimestre del 2016,[258] lasciando il principale concorrente iOS con una quota di mercato del 12,1%.[259]

Secondo un rapporto StatCounter dell'aprile 2017, Android ha superato Microsoft Windows per diventare il sistema operativo più popolare per l'utilizzo totale di Internet.[260][261] Da allora ha mantenuto la pluralità.[262]

Nel settembre 2015, Google ha annunciato che Android aveva 1,4 miliardi di utenti attivi mensili.[263][264] Questo è cambiato in 2 miliardi di utenti attivi mensili a maggio 2017.[265][266]

Adozione sui tablet[modifica | modifica wikitesto]

Il tablet Nexus 7 di prima generazione con Android 4.1 Jelly Bean
Google Nexus 9

Nonostante il suo successo sugli smartphone, inizialmente l'adozione dei tablet Android è stata lenta.[267] Una delle cause principali è stata la situazione del pollo o dell'uovo in cui i consumatori erano titubanti nell'acquistare un tablet Android a causa della mancanza di applicazioni per tablet di alta qualità, ma gli sviluppatori erano titubanti a dedicare tempo e risorse allo sviluppo di applicazioni per tablet fino a quando non esisteva un mercato significativo per loro.[268][269] Il "ecosistema" di contenuti e app si è rivelato più importante delle specifiche hardware come punto di forza per i tablet. A causa della mancanza di applicazioni specifiche per tablet Android nel 2011, i primi tablet Android hanno dovuto accontentarsi di applicazioni per smartphone esistenti che non erano adatte alle dimensioni dello schermo più grandi, mentre il predominio dell'iPad di Apple è stato rafforzato dal gran numero di tablet specifici applicazioni iOS.[269][270]

Nonostante il supporto delle app nella sua infanzia, un numero considerevole di tablet Android, come Barnes & Noble Nook (insieme a quelli che utilizzano altri sistemi operativi, come HP TouchPad e BlackBerry PlayBook ) sono stati lanciati sul mercato nel tentativo di trarre profitto dal successo dell'iPad.[271] InfoWorld ha suggerito che alcuni produttori Android inizialmente hanno trattato i loro primi tablet come un "business Frankenphone", un'opportunità a basso investimento a breve termine posizionando un sistema operativo Android ottimizzato per smartphone (prima che fosse disponibile Android 3.0 Honeycomb per tablet) su un dispositivo mentre trascurava interfaccia utente. Questo approccio, come nel caso di Dell Streak, non è riuscito a conquistare il mercato con i consumatori, oltre a danneggiare la reputazione iniziale dei tablet Android.[272][273] Inoltre, diversi tablet Android come il Motorola Xoom hanno un prezzo uguale o superiore a quello dell'iPad, il che ha danneggiato le vendite. Un'eccezione è stata l' Amazon Kindle Fire, che si basava su prezzi più bassi e sull'accesso all'ecosistema di applicazioni e contenuti di Amazon.[271][274]

Questo ha iniziato a cambiare nel 2012, con il rilascio dell'economico Nexus 7 avviene una spinta da parte di Google per gli sviluppatori a scrivere migliori applicazioni per tablet.[275] Secondo International Data Corporation, le spedizioni di tablet basati su Android hanno superato gli iPad nel 3 ° trimestre 2012.[276]

Barnes & Noble Nook con Android


Nel 2009 la Toshiba ha presentato il tablet journ.e Touch, con schermo da 7 pollici e sistema Android 2.0.

Durante il 2010 sono stati presentati molti tablet che utilizzano Android come sistema operativo. Quello che ha ricevuto più interesse dei media è stato sicuramente il Samsung Galaxy Tab con la versione 2.2 Froyo, che si è posto in diretta concorrenza con l'iPad di Apple. Il prodotto è stato presentato durante l'IFA di Berlino 2010 ed è stato messo in commercio a partire dalla fine di settembre 2010.[277]

La nuova versione di Android dedicata ai tablet è la versione 3.0 Honeycomb e il primo tablet annunciato ufficialmente con questa versione dell'OS è stato il Motorola Xoom.[278] Il primo tablet a entrare in commercio con HoneyComb 3.1 preinstallato è stato il Samsung Galaxy Tab 10.1 nel giugno 2011. Sempre in questo periodo c'è da segnalare anche la linea di Acer, Iconia Tab. In generale, a tutto marzo 2012 si è cominciato ad avere una disponibilità sul mercato di dispositivi con versione di sistema 4.0, come l'Asus Transformer Prime anche se inizialmente alcuni venivano proposti con la versione inferiore (aggiornabile) a causa della momentanea mancanza di disponibilità del plugin Flash per questa versione di sistema. Il 28 giugno 2012 è stato presentato il primo tablet di Google prodotto in collaborazione con Asus, chiamato Nexus 7, inizialmente dotato di Android 4.1 Jelly Bean (il dispositivo Android più supportato, in modo ufficiale, di sempre, supporto terminato con Android 5.1 Lollipop). Il Nexus 10 è stato presentato insieme al Nexus 4 e all'inizio era dotato di Android 4.2 Jelly Bean. La seconda generazione del Nexus 7, con versione 4.3 di Android è stata presentata il 24 luglio 2013. Google ha presentato nell'evento aperto solo ai giornalisti del 29/09/2015 il tablet Pixel C che farà parte della linea Chromebook Pixel ma adotterà come sistema operativo Android 6.0 Marshmallow.

Alla fine del 2013, oltre 191,6 milioni di tablet Android erano venduti in tre anni dal 2011.[279][280] Ciò ha reso i tablet Android il tipo di tablet più venduto nel 2013, superando gli iPad nel secondo trimestre del 2013.[281]

Secondo le statistiche sull'uso del web di StatCounter, al 15 agosto 2017, I tablet Android rappresentavano la maggior parte dei dispositivi tablet utilizzati in Sud America (57,46%)[282] e Africa (69,08%),[283] pur essendo un secondo distante da iOS in Nord America (25,29%) ed Europa (32,64%), nonostante abbia una notevole maggioranza in molti stati dell'America centrale, dei Caraibi e dell'Europa orientale.[284] ) e che rappresentano la maggioranza in Asia (51,25%)[285] particolare in India (65,98%)[286] e Indonesia (82,18%).[287] Android è un secondo estremamente distante all'11,93% anche in Oceania, principalmente a causa dell'Australia (10,71%) e della Nuova Zelanda (16,9%), mentre in alcuni paesi come Nauru si ritiene che oltre l'80% dei tablet utilizzi Android.[288] Inoltre, Android viene spesso utilizzato dalla minoranza di utenti Web in Antartide, che non ha una popolazione permanente.[289]

Nel marzo 2016, Galen Gruman di InfoWorld ha dichiarato che i dispositivi Android potrebbero essere una "parte reale della tua attività [..] non c'è più motivo di tenere Android a debita distanza. Si può ora essere come parte integrante al vostro portafoglio cellulare come di Apple 's iOS dispositivi sono".[290] Un anno prima, Gruman aveva dichiarato che le app di Office mobili di Microsoft erano "migliori su iOS e Android" rispetto ai dispositivi Windows 10 di Microsoft.[291]

Pirateria delle applicazioni[modifica | modifica wikitesto]

In generale, le applicazioni Android a pagamento possono essere facilmente piratate.[292] In un'intervista del maggio 2012 con Eurogamer, gli sviluppatori di Football Manager hanno dichiarato che il rapporto tra giocatori piratati e giocatori legittimi era 9: 1 per il loro gioco Football Manager Handheld.[293] Tuttavia, non tutti gli sviluppatori hanno concordato sul fatto che i tassi di pirateria fossero un problema; ad esempio, nel luglio 2012 gli sviluppatori del gioco Wind-up Knight hanno affermato che i livelli di pirateria del loro gioco erano solo del 12% e che la maggior parte della pirateria proveniva dalla Cina, dove le persone non potevano acquistare app da Google Play.[294]

Nel 2010, Google ha rilasciato uno strumento per la convalida degli acquisti autorizzati da utilizzare all'interno delle app, ma gli sviluppatori si sono lamentati del fatto che questo era insufficiente e banale da decifrare. Google ha risposto che lo strumento, in particolare la sua versione iniziale, era inteso come un framework di esempio per gli sviluppatori da modificare e sviluppare in base alle loro esigenze, non come una soluzione di pirateria finita.[295] Android "Jelly Bean" ha introdotto la possibilità di crittografare le applicazioni a pagamento, in modo che possano funzionare solo sul dispositivo per il quale sono state acquistate.[296][297]

Questioni legali[modifica | modifica wikitesto]

Il successo di Android lo ha reso un obiettivo per controversie in materia di brevetti e diritti d'autore tra società tecnologiche, sia i produttori di telefoni Android che Android sono stati coinvolti in numerose cause legali in materia di brevetti e altre sfide legali.

Brevetti di Oracle[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 agosto 2010, Oracle fece causa a Google per aver rivendicato la violazione dei diritti d'autore e dei brevetti relativi al linguaggio di programmazione Java.[298] Originariamente Oracle chiese danni fino a 6,1 miliardi di dollari[299] ma questa valutazione venne respinta da un giudice federale degli Stati Uniti che chiese ad Oracle di rivedere la stima.[300] In risposta, Google presentò più linee di difesa, ribadendo che Android non avesse violato i brevetti o il diritto d'autore di Oracle, che i brevetti di Oracle non fossero validi e diverse altre difese. Affermarono che l'ambiente runtime Java di Android si basasse su Apache Harmony, un'implementazione in clean room delle librerie di classi Java e una macchina virtuale sviluppata in modo indipendente chiamata Dalvik.[301] Nel maggio 2012, la giuria in questo caso riscontrò che Google non avesse violato i brevetti di Oracle e il giudice del processo stabilì che la struttura delle API Java utilizzate da Google non fosse protetta da diritto d'autore.[302][303] Le parti hanno concordato di azzerare i danni legali per una piccola quantità di codice copiato.[304] Il 9 maggio 2014, il Circuito Federale ha parzialmente invertito la sentenza del tribunale distrettuale, pronunciando la sentenza a favore di Oracle sulla questione del diritto di autore e ricordando la questione del fair use al tribunale distrettuale.[305][306]

Nel dicembre 2015, Google ha annunciato che la prossima versione principale di Android (Android Nougat) passerà a OpenJDK, che è l'implementazione ufficiale open source della piattaforma Java, invece di utilizzare il progetto Apache Harmony, ora fuori produzione, come runtime. Il codice che riflette questa modifica è stato anche pubblicato nel repository di origine AOSP.[307] Nel suo annuncio, Google ha affermato che ciò faceva parte dello sforzo di creare una "base di codice comune" tra Java su Android e altre piattaforme.[308] Google in seguito ha ammesso in un tribunale che questo faceva parte di uno sforzo per affrontare le controversie con Oracle, poiché il suo uso del codice OpenJDK è regolato dalla GNU General Public License (GPL) con un'eccezione di collegamento e che "qualsiasi richiesta di risarcimento danni associata con le nuove versioni espressamente concesse in licenza da Oracle sotto OpenJDK richiederebbe un'analisi separata dei danni da versioni precedenti ".[307] Nel giugno 2016, un tribunale federale degli Stati Uniti si è pronunciato a favore di Google, affermando che il suo utilizzo delle API era un uso corretto.[309]

Sfide anticoncorrenziali in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013, FairSearch, un'organizzazione di lobbying supportata da Microsoft, Oracle e altri, ha presentato un reclamo relativo ad Android presso la Commissione europea, sostenendo che il suo modello di distribuzione gratuito costituiva un prezzo predatorio anticoncorrenziale. La Free Software Foundation Europe, i cui donatori includono Google, ha contestato le accuse di Fairsearch.[310] Il 20 aprile 2016, l'UE ha presentato un reclamo antitrust formale contro Google sulla base delle accuse di FairSearch, sostenendo che la sua leva sui fornitori di Android, incluso il raggruppamento obbligatorio dell'intera suite di software proprietario di Google, ostacolando la possibilità per i fornitori di ricerca concorrenti di essere integrato in Android e impedire ai fornitori di produrre dispositivi che eseguono fork di Android, costituivano pratiche anticoncorrenziali.[311] Nell'agosto 2016, Google è stato multato di US $ 6,75 milioni dal servizio antimonopolio federale russo (FAS) a seguito di accuse simili da parte di Yandex.[312] La Commissione Europea ha emesso la sua decisione il 18 luglio 2018, stabilendo che Google aveva condotto tre operazioni antitrust relative ad Android: raggruppando la ricerca di Google e Chrome come parte di Android, impedendo ai produttori di telefoni di utilizzare versioni biforcute di Android e stabilendo accordi con i produttori di telefoni e i fornitori di rete per raggruppare esclusivamente l'applicazione di ricerca di Google sui telefoni (una pratica Google conclusa entro il 2014). L'UE ha multato Google per €4.3 billion (circa US$5 billion ) e ha richiesto alla società di porre fine a tale condotta entro 90 giorni.[313] Google ha presentato ricorso contro la sentenza nell'ottobre 2018, sebbene non chiederà alcuna misura provvisoria per ritardare l'insorgenza dei requisiti di condotta.[314]

Il 16 ottobre 2018, Google ha annunciato che avrebbe cambiato il suo modello di distribuzione per i servizi mobili di Google nell'UE, poiché parte dei suoi flussi di entrate per Android che derivavano dall'uso di Ricerca Google e Chrome erano ora vietati dalla sentenza dell'UE. Mentre il principale sistema Android rimane gratuito, gli OEM in Europa dovrebbero acquistare una licenza a pagamento per la suite principale di applicazioni Google, come Gmail, Google Maps e Google Play Store. La Ricerca Google verrà concessa in licenza separatamente, con un'opzione per includere Google Chrome senza costi aggiuntivi sulla Ricerca. Gli OEM europei sono in grado di raggruppare alternative di terzi su telefoni e dispositivi venduti ai clienti, se lo desiderano. Gli OEM non saranno più esclusi dalla vendita di dispositivi con versioni incompatibili di Android in Europa.[315]

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle azioni legali contro Google, varie guerre per procura sono state condotte indirettamente contro Android indirizzando i produttori di dispositivi Android, con l'effetto di scoraggiare i produttori dall'adottare la piattaforma aumentando i costi di immissione sul mercato di un dispositivo Android.[316] Sia Apple che Microsoft hanno citato in giudizio diversi produttori per violazione di brevetto, mentre le azioni legali in corso di Apple contro Samsung rappresentano un caso particolarmente importante. Nel gennaio 2012, Microsoft ha dichiarato di aver firmato accordi di licenza di brevetto con undici produttori di dispositivi Android, i cui prodotti rappresentano il "70% di tutti gli smartphone Android" venduti negli Stati Uniti[317] e il 55% delle entrate mondiali per i dispositivi Android.[318] Questi includono Samsung e HTC.[319] L'accordo di brevetto di Samsung con Microsoft includeva un accordo per allocare più risorse allo sviluppo e alla commercializzazione di telefoni che eseguono il sistema operativo Windows Phone di Microsoft.[316] Microsoft ha anche legato il proprio software Android a licenze di brevetto, richiedendo il raggruppamento di applicazioni Microsoft Office Mobile e Skype su dispositivi Android per sovvenzionare le tasse di licenza, e allo stesso tempo contribuire a promuovere le proprie linee di software.[320][321]

Google ha espresso pubblicamente la sua frustrazione per l'attuale panorama dei brevetti negli Stati Uniti, accusando Apple, Oracle e Microsoft di tentare di abbattere Android attraverso contenziosi sui brevetti, piuttosto che innovare e competere con prodotti e servizi migliori.[322] Nell'agosto 2011, Google ha acquistato Motorola Mobility per 12,5 miliardi di dollari, in parte considerato una misura difensiva per proteggere Android, dal momento che Motorola Mobility ha ottenuto oltre 17.000 brevetti.[323][324] Nel dicembre 2011, Google ha acquistato oltre un migliaio di brevetti da IBM.[325]

Altri utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

Ouya, una console per videogiochi che esegue Android

Google ha sviluppato diverse varianti di Android per casi d'uso specifici, tra cui Android Wear, in seguito ribattezzato Wear OS, per dispositivi indossabili come orologi da polso,[326][327] Android TV per televisori,[328][329] e Android Things per dispositivi intelligenti e Internet delle cose.[330][331] Inoltre, fornendo un'infrastruttura che combina hardware dedicato e applicazioni dedicate in esecuzione su un normale Android, Google ha aperto la piattaforma per l'uso in particolari scenari di utilizzo, come Android Auto per automobili,[332][333] e Daydream, una realtà virtuale piattaforma.[334]

La natura aperta e personalizzabile di Android consente ai produttori di dispositivi di utilizzarlo anche su altri dispositivi elettronici, inclusi laptop, netbook,[335][336] e computer desktop,[337] telecamere,[338] cuffie,[339] sistemi di automazione domestica, console di gioco,[340] lettori multimediali,[341] satelliti,[342] router,[343] stampanti,[344] terminali di pagamento,[345] bancomat,[346] e robot.[347] Inoltre, Android è stato installato ed eseguito su una varietà di oggetti meno tecnici, tra cui calcolatrici,[348] computer a scheda singola,[349] telefoni cellulari,[350] dizionari elettronici,[351] sveglie,[352] frigoriferi,[353] telefoni fissi,[354] macchine da caffè,[355] biciclette,[356] e specchi.[340]

Wear OS[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Wear OS.

Android Wear è una versione del sistema operativo Android progettata per dispositivi indossabili (per lo più smartwatch), grazie al quale è possibile interagire tramite input vocale attraverso l'Assistente Google, gesture da polso o touchscreen. Il dispositivo comunica, con una companion app installata sullo smartphone, tramite bluetooth. Sono presenti app dedicate installabili da smartphone.

Android TV[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Android TV.

Al Google I/O 2014 è stato presentato Android TV, un sistema operativo specifico per essere usato su TV, grazie al quale è possibile guardare film e serie televisive tramite il Play Movies, YouTube, Netflix o altre piattaforme, con l'unico ausilio dello smartphone con l'app dedicata installata. È possibile l'interazione vocale grazie all'integrazione con Google Now e la trasmissione alla TV di film e programmi da Chromebook, smartphone o tablet.

Il 15 ottobre 2014 Google ha presentato il Nexus Player, prodotto da ASUS, il primo box commercializzato dotato di Android TV[357].

Android Auto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Android Auto.

È una piattaforma pubblicata il 19 marzo 2015 che, grazie ad accordi con una discreta gamma di case automobilistiche, è presente nei computer di bordo di alcune automobili al fine di permettere il controllo sulla mappatura GPS/navigazione, la riproduzione di musica, SMS, telefonia, e ricerca sul web. È prevista l'integrazione, sia touch screen sia vivavoce, di alcuni software proprietari come Google Maps, Google Play Musica, Spotify, Songza, Stitcher, iHeart Radio e TuneIn.

Project Brillo[modifica | modifica wikitesto]

Adattamento di Android per la domotica e, più in generale, per Internet delle cose, Brillo è un progetto lanciato a maggio 2015, che introduce un apposito protocollo chiamato Weave per realizzare la comunicazione tra i vari dispositivi connessioni via Wi-Fi o Bluetooth a basso consumo.[358]

Project Ara (sospeso)[modifica | modifica wikitesto]

Project Ara è il nome in codice di una iniziativa da parte di Google che mira a sviluppare un hardware libero basato su Android, per la creazione di Smartphone modulari. La piattaforma comprende un telaio strutturale che contiene i moduli dello smartphone da applicare a scelta del proprietario, come ad esempio un display, una tastiera, una batteria supplementare, una fotocamera, altoparlante e così via. Ciò comporta (almeno fino a ora) un aspetto poco accattivante, che potrebbe tuttavia passare in secondo piano, viste le potenzialità.

Project Tango (sospeso)[modifica | modifica wikitesto]

Project Tango è un progetto per smartphone e tablet, basati su Android, che grazie a sofisticati sensori, riesce a creare un modello 3D dell'ambiente.

Google Glass[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Google Glass.

I Google Glass sono un paio di occhiali a realtà aumentata sviluppati da Google e basati sul sistema operativo Android[359]. I primi prototipi sperimentali noti al pubblico sono quelli della Explorer Edition, disponibile agli sviluppatori a inizio 2013, e in vendita al pubblico dal terzo trimestre del 2014.

Android One[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Google I/O 2014, Google ha presentato Android One, un progetto inizialmente destinato ai mercati emergenti e in via di sviluppo.[360] Grazie all'accordo con alcuni produttori tra cui Karbon, Spice e Micromax, Google proporrà una nuova gamma di dispositivi Android di fascia bassa, basati sulla versione stock del sistema operativo e con specifiche hardware stringenti, questi fattori permettono di realizzare una versione di Android ottimizzata più reattiva e leggera, con un sistema di aggiornamenti più fitta rispetto a quello della gamma Nexus e Pixel, garantendo anche un passaggio a una versione superiore. I modelli in questione avranno il supporto Dual SIM, la memoria espandibile tramite micro SD, la radio FM e display all'incirca di 4.5 pollici, tutto a un prezzo inferiore ai 100 euro, nel 2017 debuttano in Italia i primi dispositivi con tale sistema.[361]

Nel 2017 sono stati prodotti anche modelli di fascia medio-alta con Android One, come l'HTC U11 Life e lo Xiaomi Mi A1 (anche per il mercato europeo) Nel 2019 sono stati prodotti anche modelli di fascia alta con Android One, come il Nokia 8 Scirocco e il Motorola One Vision.

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Versioni di Android.

Android Pie 9.0 è la versione Android più diffusa, con oltre il 32% di quota, oltre il doppio della precedente versione (Oreo 8.1).[362][363][364] Per quanto riguarda i tablet, Android Lollipop 5.1 è la versione più utilizzata al 23,11%.[365] Le versioni più utilizzate di Android su tablet variano molto in base al paese, tuttavia Lollipop 5.1 è la versione più utilizzata negli Stati Uniti dove è al 41,26%, mentre Oreo 8,1 è maggiormente utilizzato in paesi come Cina, Svezia ed Angola.[366]

Versione Nome in codice Nome ufficiale Data di rilascio Versione API Runtime Primi dispositivi ad usarlo
10 10 Android 10 3 settembre 2019 29 ART N/A
9 Pie Android 9 Pie 6 agosto 2018 28 ART Essential Phone, Pixel, Pixel XL, Pixel 2, Pixel 2 XL, Nokia 7 Plus, OnePlus 6, Oppo R15 Pro, Sony Xperia XZ2, Vivo X21UD, Vivo X21, Xiaomi Mi Mix 2S[368]
8.1 Oreo Android 8.1 Oreo 5 dicembre 2017 27 ART Pixel, Pixel XL, Nexus 6P, Nexus 5X
8.0 Oreo Android 8.0 Oreo 21 agosto 2017 26 ART N/A
7.1 Nougat Android 7.1 Nougat 4 ottobre 2016 25 ART Pixel, Pixel XL
7.0 Nougat Android Nougat 22 agosto 2016 24 ART Nexus 5X, Nexus 6P
6.0 Marshmallow Android Marshmallow 5 ottobre 2015 23 ART Nexus 5X, Nexus 6P
5.1 Lollipop Android Lollipop 9 marzo 2015 22 ART Android One
5.0 Lollipop Android Lollipop 3 novembre 2014 21 ART 2.1.0 Nexus 6, Nexus 9
4.4 KitKat Android 4.4 KitKat 31 ottobre 2013 19 Dalvik (e ART 1.6.0) Nexus 5
4.3 Jelly Bean Android 4.3 24 luglio 2013 18 Dalvik Dalvik
4.2 Jelly Bean Android 4.2 13 novembre 2012 17 Dalvik Nexus 4, Nexus 10
4.1 Jelly Bean Android 4.1 9 settembre 2012 16 Dalvik Nexus 7
4.0 Ice Cream Sandwich Android 4.0 19 ottobre 2011 14 Dalvik Galaxy Nexus
3.2 Honeycomb Android 3.2 15 luglio 2011 13 Dalvik
3.1 Honeycomb Android 3.1 11 maggio 2011 12 Dalvik
3.0 Honeycomb Android 3.0 27 gennaio 2011 11 Dalvik Motorola Xoom
2.3 Gingerbread Android 2.3 9 febbraio 2011 10 Dalvik 1.4.0 Nexus S
2.2 Froyo Android 2.2 Froyo 20 maggio 2010 8 Dalvik -
2.1 Eclair Android 2.1 Eclair 3 dicembre 2009 7 Dalvik -
2.0 Eclair Android 2.0 Eclair 26 ottobre 2009 5 Dalvik -
1.6 Donut Android 1.6 Donut 15 settembre 2009 4 Dalvik -
1.5 Cupcake Android 1.5 Cupcake 27 aprile 2009 3 Dalvik -
1.1 Petit Four Android 1.1 9 febbraio 2009 2 Dalvik -
1.0 Android 23 settembre 2008 1 Dalvik -

     Vecchie versioni

     Vecchie versioni, ancora supportate

     Versione attuale

     Versioni Future

Mascotte[modifica | modifica wikitesto]

La mascotte di Android è un robot Androide verde, in relazione al nome del software. Sebbene non abbia un nome ufficiale, secondo quanto riferito il team Android di Google lo chiama "Bugdroid".[367] Grazie all'elevata popolarità di Android negli anni 2010, è diventata una delle icone più riconoscibili nel mondo della tecnologia.

Venne progettato dall'allora designer grafica di Google Irina Blok il 5 novembre 2007 quando fu annunciato Android. Contrariamente a quanto sostiene che le è stato assegnato un progetto per creare un'icona,[368] Blok ha confermato in un'intervista di averlo sviluppato indipendentemente e di averlo reso open source. Il design del robot inizialmente non venne presentato a Google, ma divenne rapidamente un luogo comune nel team di sviluppo di Android, con varie varianti di esso create dagli sviluppatori a cui piaceva la figura, poiché era gratuito con una licenza Creative Commons.[369][370] La sua popolarità tra il team di sviluppo alla fine ha portato Google ad adottarlo come icona ufficiale come parte del logo Android quando venne lanciato ai consumatori nel 2008.

Risorse per gli sviluppatori[modifica | modifica wikitesto]

Documentazione[modifica | modifica wikitesto]

Ai fini della programmazione, il team di Android ha specificato nella documentazione ufficiale[371] vari termini per definire i vari tipi di applicazioni.

Attività (activity)[modifica | modifica wikitesto]

Le attività sono quelle classi scritte in linguaggio Java che compongono una applicazione Android e subiscono una interazione diretta con l'utente. All'avvio di ogni applicazione viene eseguita una activity, la quale può eseguire delle operazioni e può anche aprire/eseguire altre activity. Le attività create estendono la classe Activity da cui ereditano proprietà e metodi.[372]

Servizio (service)[modifica | modifica wikitesto]

I servizi sono, al contrario, quelle applicazioni che per loro natura svolgono delle operazioni autonome e che vengono richiamati dalle attività al bisogno. Il sistema operativo fornisce alle applicazioni vari servizi già pronti all'uso, per ottenere l'accesso all'hardware o a risorse esterne (ad esempio dei web services di messaggistica). I servizi sono oggetti di classe Services.[372] Un esempio di servizio è com.android.inputmethod.latin, ossia il componente che fa comparire la tastiera quando si seleziona (con i tasti o con un "tocco" sullo schermo tattile) un campo di input testuale. I servizi possono essere eseguiti o interrotti direttamente dall'utente, sebbene siano eventualità alquanto rare.

Fornitori di contenuti (content provider)[modifica | modifica wikitesto]

I fornitori di contenuti sono dei contenitori di dati generati dalle applicazioni che ne forniscono una condivisione; i dati possono essere contenuti nel file system, in un database SQLite, sul web o in una qualunque locazione di dati.[372] La classe alla quale appartengono questi oggetti è ContentProvider.[372]

Broadcast receiver[modifica | modifica wikitesto]

I broadcast receiver permettono alle app di ricevere segnali rivolti a tutte le app in esecuzione, per la condivisione di dati o di segnali di servizio (come ad esempio quello di batteria scarica). I broadcast receiver, sebbene non usino l'interfaccia del sistema, possono far apparire messaggi informativi che si sovrappongono all'output dell'activity corrente.[372]

Frammento (fragment)[modifica | modifica wikitesto]

Il frammento è quella porzione di codice (quindi di applicazione) che gestisce la parte grafica, in base alle possibilità del dispositivo su cui è stato installato. Il problema dello sviluppatore è evidente quando si trova a dover sviluppare una applicazione che funzioni, ad esempio, sia su un tablet (generalmente questi hanno uno schermo tattile di grandi dimensioni) sia su alcuni tipi di smartphone (che possono avere 2 schermi e non è detto che entrambi siano tattili).

È stato allora deciso, dal team di Android, di creare il concetto di "fragment", ossia una classe tanto generica da permettere lo sviluppo di una applicazione con la parte grafica slegata a quella "decisionale", in modo da rendere agevole l'adattamento dell'applicazione alle varie situazioni. Il programmatore creerà vari frammenti della parte grafica e poi Android la ridisegnerà correttamente per il dispositivo in uso.

L'alternativa per il programmatore sarebbe stato di scriversi da solo un framework che facesse lo stesso lavoro (e l'avrebbe dovuto fare per tutti i suoi progetti) oppure avrebbe dovuto creare più versioni, ognuna destinata a una tipologia di dispositivo, quindi costringendolo a riscrivere diverse parti del proprio software.

Kernel e librerie di base[modifica | modifica wikitesto]

Questi componenti non sono sostituibili; al massimo sono aggiornabili alcune parti per correggere eventuali problemi di sicurezza. Quando viene distribuita una nuova versione di Android, significa che alcune di queste parti sono state aggiornate o sostituite.

Il file APK[modifica | modifica wikitesto]

Il software viene solitamente distribuito sotto forma di pacchetto autoinstallante, quindi un file con estensione .APK. Questo non è altro che un file compresso, contenente il software (file con estensione .dex) le sue risorse (immagini, suoni, ecc.) e alcuni file XML. L'utente medio non ha necessariamente bisogno di conoscere tale tipologia di file, dato che il dispositivo gestisce tutta la parte di installazione mediante web services come Google Play.

All'interno di questo file c'è anche un certificato digitale che permette l'installazione di un pacchetto .APK su un dispositivo Android se questo non è stato compromesso o revocato. Il certificato deve essere presente in qualsiasi pacchetto, altrimenti Android non installerà l'applicazione al suo interno.

Il certificato viene creato dallo sviluppatore dell'applicazione, che può scegliere di crearne uno di "debugging" (quindi a uso interno) o di "mercato" (per la distribuzione) e può deciderne la sua diffusione delle copie (libera o limitata). Il distributore (per esempio Google Play) ci aggiungerà poi una sua chiave, che potrà successivamente revocare, se necessario. In caso di revoca, l'applicazione non è più installabile né eseguibile in nessun dispositivo Android.

Se uno sviluppatore indipendente vuole poter distribuire un suo software con pacchetto .APK , senza passare per un web service certificato, può autocertificarsi il certificato. In tal caso, l'utente riceverà un avviso che sta installando un software di questo tipo ("self-signed"); a questo punto potrà annullare l'installazione o farla proseguire a suo rischio.

Classi[modifica | modifica wikitesto]

La classe è un concetto della programmazione orientata agli oggetti. Per semplificare, consiste nella suddivisione di un software in "componenti", questo per evitare di usare il vecchio paradigma della programmazione procedurale, che consiste nello stilare una lista di istruzioni sequenziali che possono essere poco adattabili per l'aggiunta di ulteriori funzionalità in futuro. Su Android tutti i componenti sono catalogati come classi e richiamabili da altri componenti se il programmatore ne permette questa possibilità.

Per fare qualche esempio, nella versione 3.0 livello 11 delle API di Android, le classi del package android.bluetooth permettono a uno sviluppatore indipendente di includere nella sua applicazione la possibilità di comunicare con la sua stessa applicazione (oppure un'altra) installata su un altro dispositivo mobile, senza i cavi, ma solo via radio. Esiste anche il package android.gesture, con al suo interno le classi che permettono a una applicazione di ricevere le "gesture", ossia i tracciamenti di un dito che sfiora lo schermo tattile.

Internamente, tutti i processi dei servizi in esecuzione vengono eseguiti con tali nomi e sono visibili, su Android 2.2, nel menu Impostazioni.

Android SDK[modifica | modifica wikitesto]

Vista con Eclipse di un'applicazione

Le applicazioni di Android sono sviluppate all'interno di un framework, ossia di una struttura dati specifica. La struttura del framework è molto chiara se si utilizza l'ambiente di sviluppo (Android SDK) con Eclipse; il mancato utilizzo di Eclipse, tuttavia, non impedisce di scrivere applicazioni Android funzionanti.

Le applicazioni Android sono caratterizzate da una certa dualità: parti dinamiche scritte in Java e parti statiche scritte in XML. Tipico delle parti statiche possono essere quelle caratteristiche che non cambiano durante l'esecuzione dell'applicazione, come per esempio il colore dello sfondo. Tipico delle parti dinamiche sono invece gli aspetti programmatici come per esempio la gestione degli eventi.

Questa dualità è però solo apparente. Durante l'esecuzione, infatti, l'ambiente di esecuzione o run-time noto come Dalvik virtual machine (DVM), che in tale ambito sostituisce la consueta Macchina virtuale Java (JVM), esegue sempre un programma. Per lo sviluppo delle applicazioni è disponibile una completa documentazione[373] la quale, anche graficamente, riprende la struttura tipica della documentazione Java[374] del sito Oracle.

Creazione, compilazione, emulazione[modifica | modifica wikitesto]

Tramite l'SDK possiamo passare dalla descrizione della nostra applicazione alla sua effettiva esecuzione sia in emulazione, sia su un dispositivo concreto. Per descrivere l'applicazione al dispositivo prescelto si utilizza il file Manifest.xml. Possiamo quindi affermare che un'applicazione è descritta completamente da una tripletta:

  • Codice Java;
  • Risorse statiche xml;
  • Manifest.xml.

Il codice Java viene poi compilato insieme all'XML per generare un file con estensione .apk: esso contiene il bytecode per la cosiddetta Dalvik Virtual Machine (DVM). I passi successivi servono per installare il bytecode nel dispositivo (ed eseguirlo in emulazione).

Java[modifica | modifica wikitesto]

Il linguaggio per applicazioni Android è in realtà un "dialetto" del linguaggio Java così come è diversa anche la macchina virtuale di runtime (Dalvik virtual machine anziché JVM).

Nella tipica applicazione Android non c'è un entry point (il classico metodo "main") da dove normalmente un programma comincia a caricare le sue parti software e avviarsi: tutto è pensato per essere un "componente" pilotato dagli eventi ("Event Driven") dell'hardware o di altri componenti. Questo paradigma fa sì che il programmatore sviluppi per ogni hardware delle routine il più possibile indipendenti. Un vantaggio è che il sistema operativo potrà ottimizzare le risorse, ad esempio rinunciando a caricare componenti (e hardware) non supportati o non prioritari perché inutilizzati.

Inoltre, i componenti possono condividere le loro funzionalità: se ad esempio un videogioco trova installato nel dispositivo un programma che ritocca le fotografie appena scattate con la webcam, può avviarlo (se l'utente concede il permesso) per permettere all'utente di ritoccare tali foto, sceglierne una e "farsela passare" per scopi ludici. Il tutto con una interfaccia grafica perfettamente integrata e quindi senza tante aperture e chiusure di programmi. Ma soprattutto, il programmatore di videogiochi è così sollevato dall'onere di dover creare un sottoprogetto per implementare una funzionalità già esistente sotto altra forma.[375]

Risorse XML[modifica | modifica wikitesto]

È la parte dichiarativa contenente varie informazioni:

  • informazioni di layout
  • supporto multilingue
Android Manifest XML[modifica | modifica wikitesto]

Tale file descrive l'applicazione al dispositivo. Il Manifest elenca la lista delle necessità del programma per poter operare nel sistema; per esempio, se una apk richiede la connessione alla Rete, lo notifica nel Manifest e, qualora la connessione non sia disponibile, l'applicazione verrà bloccata a run-time. In generale è opportuno ai fini della sicurezza vagliare attentamente il contenuto del Manifest, soprattutto se proviene da fonte non verificabile, e non installare il programma qualora le richieste del Manifest non siano congrue con gli obbiettivi dichiarati del programma stesso, soprattutto nel caso di richieste di connessione a linee di telefonia.

La Dalvik Virtual Machine[modifica | modifica wikitesto]

Tramite l'SDK (o meglio: tramite gli strumenti utilizzati mediante l'SDK) trasformiamo la nostra applicazione Android in un codice intermedio chiamato bytecode; questo è esattamente quello che accade abitualmente in Java, ossia:

Codice Java: compilazione: bytecode: VM → esecuzione reale del programma

Questo bytecode viene eseguito da un programma chiamato macchina virtuale (Virtual Machine, VM). Negli ambienti Android non viene utilizzata la Macchina virtuale Java: è stata infatti scritta una nuova VM chiamata Dalvik Virtual Machine (DVM). Ogni terminale Android ha la sua DVM installata, come descritto nell'architettura del sistema, e il suo compito è solo eseguire il bytecode. Avremo quindi la seguente catena di esecuzione:

Applicazione Android: compilazione: bytecode: DVM → esecuzione reale dell'applicazione Android

L'idea è questa: essendo la DVM uguale per tutti i dispositivi Android, ogni applicazione può essere eseguita su ogni terminale, indipendentemente dal costruttore e dall'implementazione. La conseguenza di questa idea, che è anche una visione, è stata questa: molti costruttori di dispositivi mobili scelgono Android; in questo modo possono fornire ai propri utenti un ambiente condiviso da moltissimi altri utenti.

Platform Development Kit (PDK)[modifica | modifica wikitesto]

Un supporto che permette agli sviluppatori di ricevere le nuove release Android in anticipo rispetto alla data di commercializzazione, per poter aggiornare le applicazioni più rapidamente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Stark Jonathan, Sviluppare applicazioni per Android con HTML, CSS e JavaScript, Ed. Tecniche Nuove, 2011, pp. 159.

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