Android

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Android
Logo
Schermata principale di Android 4.4.3 KitKat
Schermata principale di Android 4.4.3 KitKat
Sviluppatore Google Inc.
Open Handset Alliance
Famiglia SO mobile operating systems
Modello del sorgente Open source[1][2][3]
Release iniziale 1.0 (23 settembre 2008[4])
Release corrente 4.4.4 Kit Kat (20 giugno 2014)
Tipo di kernel Linux kernel (monolitico)
Piattaforme supportate 32 bit ARM, 64 bit (a partire da Android L) MIPS, x86
Metodo di aggiornamento OTA (disponibile dalla OS 1)[5] e PC
Licenza Apache 2.0
Stadio di sviluppo in produzione, corrente
Sito web www.android.com
Logo usato fino al 2014
Logo usato dal 2014
Android Ice Cream Sandwich su Galaxy Nexus.

Android è un sistema operativo per dispositivi mobili, sviluppato da Google Inc. a partire dal 2007 ed organizzato in un'architettura software che include un sistema operativo di base, i middleware per le comunicazioni e le applicazioni di base.[6]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nell'ottobre 2003 Andy Rubin (co-fondatore di Danger),[7] Rich Miner (co-fondatore di Danger e di Wildfire Communications),[8] Nick Sears (vicepresidente di T-Mobile)[9] e Chris White (principale autore dell'interfaccia grafica di Web TV),[10] fondarono una società, la Android Inc. per lo sviluppo di quello che Rubin definí, dispositivi cellulari più consapevoli della posizione e delle preferenze del loro proprietario. Da ciò probabilmente scaturì la scelta del nome Android.[senza fonte]

Inizialmente la società operò in segreto, rivelando solo di progettare software per dispositivi mobili. Durante lo stesso anno il budget iniziale si esaurì, motivo per cui fu fondamentale un finanziamento di 10 000 dollari da parte di Steve Perlman (amico intimo di Rubin) per poter continuare lo sviluppo. Steve Perlman consegnò a Rubin il denaro in una busta e rifiutò la partecipazione nella società.

Il 17 agosto 2005 Google ha acquisito l'azienda,[11] in vista del fatto che la società di Mountain View desiderava entrare nel mercato della telefonia mobile. È in questi anni che il team di Rubin comincia a sviluppare un sistema operativo per dispositivi mobili basato sul kernel Linux. La presentazione ufficiale del "robottino verde" avvenne il 5 novembre 2007 dalla neonata OHA (Open Handset Alliance), un consorzio di aziende del settore Hi Tech che include Google, produttori di smartphone come HTC e Samsung, operatori di telefonia mobile come Sprint Nextel e T-Mobile, e produttori di microprocessori come Qualcomm e Texas Instruments Incorporated. Il primo dispositivo equipaggiato con Android che venne lanciato sul mercato fu l'HTC Dream, il 22 ottobre del 2008.[12]

Dal 2008 gli aggiornamenti di Android per migliorarne le prestazioni e per eliminare i bug delle precedenti versioni sono stati molti. Ogni aggiornamento o release, similmente a quanto accade per molte versioni di Linux, segue un ordine alfabetico e una precisa convenzione per i nomi, che in questo caso sono quelli di dolciumi: la versione 1.5 prese il nome Cupcake che venne seguita dalla versione 1.6 Donut, la 2.1 venne chiamata Eclair, la 2.2 Froyo, la 2.3 Gingerbread, la 3.0 Honeycomb, la 4.0 Ice Cream Sandwich, la 4.1 Jelly Bean e infine la versione più recente è la 4.4 che prende la denominazione Kit Kat in seguito ad un accordo con la Nestlé.

Nel marzo 2013 Larry Page annuncia che Andy Rubin ha lasciato la presidenza di Android per dedicarsi ad altri progetti di Google. Viene rimpiazzato da Sundar Pichai.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Android adotta una politica di licenza di tipo open source (escluse alcune versioni intermedie),[13][14][15] e si basa su kernel Linux. La licenza (Licenza Apache) sotto cui è rilasciato consente di modificare e distribuire liberamente il codice sorgente. Inoltre, Android dispone di una vasta comunità di sviluppatori che realizzano applicazioni con l'obiettivo di aumentare le funzionalità dei dispositivi. Queste applicazioni sono scritte soprattutto in linguaggio di programmazione Java.

Nell'ottobre 2012 le applicazioni disponibili presenti sul market ufficiale Android (Google Play) hanno raggiunto le 700.000 unità.[16] Questi fattori hanno permesso ad Android di diventare il sistema operativo più utilizzato in ambito mobile, oltre a rappresentare, per le aziende produttrici, la migliore scelta in termini di bassi costi, personalizzazione e leggerezza del sistema operativo stesso, senza dover scrivere un proprio sistema operativo da zero.[17]

Android Open Source Project[modifica | modifica sorgente]

Il progetto Open Source Android è guidato da Google e, con il compito di mantenimento e allo sviluppo di Android[18] secondo il progetto "l'obiettivo è quello di creare un vero e proprio successo, in modo da migliorare l'esperienza mobile per gli utenti"[19], AOSP mantiene anche la compatibilità dei programmi per Android, la definizione di un dispositivo "Android compatibile", per esempio "quel dispositivo su cui è possibile eseguire qualsiasi applicazione scritta da sviluppatori di terze parti che utilizzano Android SDK e NDK.", per prevenire implementazioni incompatibili in Android[19]. Il programma di compatibilità è facoltativo e gratuito, e la suite che consente di effettuare test di compatibilità è sempre gratuita e open-source[20].

Il kernel Linux[modifica | modifica sorgente]

Schema di Architettura

Android è costituito da un Kernel basato sul kernel Linux 2.6 e 3.x (da Android 4.0 in poi), con middleware, Librerie e API scritte in C (o C++) e software in esecuzione su un framework di applicazioni che include librerie Java compatibili con librerie basate su Apache Harmony. Android utilizza la Dalvik virtual machine con un compilatore just-in-time per l'esecuzione di Dalvik dex-code (Dalvik Executable), che di solito viene tradotto da codice bytecode Java[21] La piattaforma hardware principale di Android è l'architettura ARM. L'architettura x86 è supportata grazie al progetto Android x86[22] e Google TV utilizza una speciale versione x86 di Android.

Il kernel Linux di Android mette a disposizione modifiche all'architettura create da Google al di fuori del ciclo di sviluppo del kernel. Un tipico sistema Android non possiede un X Window System nativo, né supporta il set completo standard di librerie GNU, e nel caso del C++ vi è solo una implementazione parziale delle STL. Tutto ciò rende difficile il porting di applicazioni Linux o librerie per Android.[23] Per semplificare lo sviluppo di applicazioni C/C++ sotto Android si usa SDL che tramite un piccolo Wrapper java permette l'utilizzo della JNI dando un'idea di utilizzo simile a un'applicazione nativa in C/C++.

Le applicazioni Android sono Java-based; in effetti le applicazioni scritte in codice nativo in C/C++ devono essere richiamate dal codice java, tutte le chiamate a sistema fatte in C (o C++) devono chiamare codice virtual machine Java di Android: infatti l'API multimediale SDL sotto Android richiama metodi di Java, questo significa che il codice dell'applicazione C/C++ deve essere inserito all'interno di un progetto Java, il quale produce alla fine un pacchetto Android (APK).

Alcune funzionalità implementate da Google hanno contribuito al kernel Linux, in particolare una funzione di gestione dell'energia denominata wakelocks, che però è stata respinta dagli sviluppatori del kernel mainline, in parte perché gli sviluppatori del kernel hanno ritenuto che Google non manifestasse alcuna intenzione di mantenere il proprio codice.[24][25][26] Anche se Google ha annunciato nel mese di aprile 2010 che avrebbero assunto due dipendenti per lavorare con la comunità del kernel Linux,[27] Greg Kroah-Hartman, l'attuale responsabile del kernel di Linux per il ramo stabile, ha dichiarato nel dicembre 2010 che era preoccupato del fatto che Google non sembrava più intenzionata a far includere le modifiche al codice nel ramo principale di Linux. Alcuni sviluppatori di Google Android hanno fatto capire che "il team di Android si è stancato del processo", perché erano una piccola squadra e avevano molto lavoro urgente da fare su Android[28]

In Linux è stato incluso l'autosleep e le capacità wakelocks nel kernel 3.5, dopo molti precedenti tentativi di fusione. Le interfacce sono le stesse ma la realizzazione di Linux ha due diverse modalità di sospensione: a memoria (le sospensione tradizionale che utilizza Android), e su disco (ibernazione, come è noto sul desktop).[29] Nel mese di agosto 2011, Linus Torvalds ha detto che "alla fine Android e Linux sarebbero venuti di nuovo ad un nucleo comune, ma probabilmente non sarà per quattro o cinque anni"[30] Nel mese di dicembre 2011, Kroah-Hartman ha annunciato l'inizio del progetto mainlining Android, che mira a mettere un po' di Android driver, le patch e le caratteristiche, nel kernel di Linux a partire da Linux 3.3.[31]

La memoria flash sui dispositivi Android è divisa in diverse partizioni, ad esempio "/system" per il sistema operativo stesso e "/data" per i dati utente e le installazioni delle app. Diversamente rispetto alle tradizionali distribuzioni GNU/Linux, agli utenti di dispositivi Android non sono disponibili i privilegi di superutente, o root, per l'accesso al sistema operativo e alle sue partizioni, quali "/system", per le quali l'utente dispone dei permessi di sola lettura. Tuttavia, l'accesso come root sul dispositivo è quasi sempre possibile: in certi casi tramite richiesta al produttore, in altri sfruttando certe falle di sicurezza di Android. L'accesso root viene utilizzato frequentemente dalla comunità open source, per migliorare le capacità dei loro dispositivi, ma anche da soggetti malintenzionati per installare virus e malware.

Altre caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

L'interfaccia utente di Android è basata sul concetto di direct manipulation[32] per cui si utilizzano gli ingressi mono e multi-touch come strisciate, tocchi e pizzichi sullo schermo per manipolare gli oggetti visibili sullo stesso.[32] La risposta all'input dell'utente è stata progettata per essere immediata e tentare di fornire un'interfaccia fluida. Sensori hardware interno come accelerometri, giroscopi e sensori di prossimità sono utilizzati da alcune applicazioni per rispondere alle azioni da parte dell'utente, ad esempio la regolazione dello schermo da verticale a orizzontale a seconda di come il dispositivo è orientato o che consentono all'utente di guidare un veicolo in una corsa virtuale ruotando il dispositivo, simulando il controllo di un volante.[33]

La cosiddetta Homescreen è simile al desktop trovato su Windows ed è la schermata principale che ci si trova appena il device è stato avviato, oppure premendo il tasto Home. L’homescreen di Android è in genere occupata sia dalle icone delle applicazioni che dai widget cioè delle sorti di gadgets con varie funzioni; ci sono widget che mostrano vari stili di orologi, quelli che mostrano gli ultimi video di YouTube, altri che visualizzano informazioni meteo, quelli relativi alle email.[34] La homescreen può essere costituita da più pagine tra cui l'utente può scorrere avanti e indietro.

Sempre presente nella parte superiore dello schermo si trova una barra di stato, che mostra le informazioni sul dispositivo e la sua connettività. Trascinando la barra di stato verso il basso compare una schermata di notifica in cui le applicazioni possono visualizzare notifiche relative ad informazioni importanti o aggiornamenti come ad esempio una e-mail appena ricevuta o un SMS, in modo da non interrompere immediatamente l'utente.[35]Nelle prime versioni di Android tali notifiche potevano essere sfruttate esclusivamente per aprire l'applicazione in questione, ma gli aggiornamenti più recenti hanno fornito maggiori funzionalità, come ad esempio la possibilità di chiamare un numero direttamente dalla notifica della chiamata persa, senza dover aprire l'applicazione telefono[36] Le notifiche sono persistenti fino alla loro lettura o cancellazione da parte dell'utente.

La piattaforma usa il database SQLite, la libreria dedicata SGL per la grafica bidimensionale (invece del classico server X delle altre distribuzioni linux) e supporta lo standard OpenGL ES 2.0 per la grafica tridimensionale.[6] Le applicazioni vengono eseguite tramite la Dalvik virtual machine, una macchina virtuale adattata per l'uso su dispositivi mobili.

Android è stato progettato principalmente per smartphone e tablet, ma il carattere aperto e personalizzabile del sistema operativo permette che sia utilizzato anche su altri dispositivi elettronici tra cui portatili e netbook, smartbook,[37] eBook reader, fotocamere e smart TV (Google TV). Il mercato delle "smart things" è cresciuto in maniera notevole in questi ultimi periodi a tal punto da stimolare la creativitá delle persone. Un esempio è lo Smartwatch dotato di sistema operativo Android in versione "light"[38] cuffie,[39] lettori auto CD e DVD,[40] occhiali intelligenti (Project Glass o google glass), frigoriferi, sistemi di navigazione satellitare per veicoli, sistemi di automazione per la casa, console di gioco, specchi,[41] telecamere, lettori MP3/MP4 e tapis roulant.

Il logo di Android è stato progettato insieme con la famiglia di caratteri (font) Droid di Ascender Corporation, il verde è il colore del robot che rappresenta il sistema operativo Android. Il colore di stampa è PMS 376C e il colore RGB in valore esadecimale è # A4C639, come specificato dalle linee guida del Marchio di Android Il carattere personalizzato di Android si chiama Norad. Viene utilizzato solo nel logo di testo.

Aggiornamenti[modifica | modifica sorgente]

Da sinistra a destra: HTC Dream (G1), Nexus One, Nexus S, Galaxy Nexus

Android ha un rapido ciclo di rilascio, con il rilascio di nuove versioni ogni sei-nove mesi. Gli aggiornamenti sono in genere di natura incrementale, apportando miglioramenti del software a intervalli regolari, piuttosto che revisioni complete del sistema ogni due o tre anni (pratica comune per i sistemi operativi desktop come Windows). Tra una major release e l'altra vengono messi a disposizione rilasci intermedi per risolvere problemi di sicurezza e altri bug del software. La maggior parte dei dispositivi Android sono in grado di ricevere gli aggiornamenti in modalità "OTA" (over the air), ovvero senza necessità di un collegamento ad un PC.

Rispetto ad altri sistemi operativi mobili, come iOS, in genere trascorre parecchio tempo, a volte diversi mesi, fra il rilascio ufficiale di un aggiornamento Android e l'effettiva distribuzione, da parte dei vari produttori, ai dispositivi in grado di supportarlo. Questo non avviene però con dispositivi quali Nexus 7, Nexus 4, Nexus 5, Galaxy Nexus o Nexus 10.[42] Nel 2011, Google ha siglato un accordo con un certo numero di produttori annunciando l'"Android Update Alliance" e impegnandosi a fornire aggiornamenti tempestivi ad ogni dispositivo per 18 mesi dalla sua immissione in commercio.

Il motivo per cui si verificano questi ritardi è dovuto a vari fattori. In primis vi è la necessità di personalizzare il sistema sullo specifico hardware di ogni dispositivo. Gli aggiornamenti ufficiali vengono infatti rilasciati da Google per i device di riferimento (attualmente Google Nexus 5 Google Nexus 7 e Google Nexus 10). Ogni produttore dovrà poi adattare il sistema ai propri dispositivi, operazione che richiede tempo e investimenti non indifferenti. Per questo motivo molti produttori si concentrano prima di tutto ad aggiornare i loro dispositivi più recenti, allungando ancor di più i tempi per i vecchi dispositivi. In alcuni casi i produttori hanno rinunciato addirittura ad aggiornare dei vecchi dispositivi pur in grado di supportare le nuove versioni del sistema operativo.

Ad aggravare ulteriormente il problema, si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei produttori personalizzano l'interfaccia di Android per differenziarsi sul mercato e, ad ogni aggiornamento, devono riportare le proprie personalizzazioni sulla nuova versione. Alcuni commentatori hanno notato che, allo stato attuale, i produttori sono incentivati a "non" aggiornare i propri dispositivi, incentivando gli utenti a passare ad un modello più recente (e aggiornato).[43]

Sicurezza[modifica | modifica sorgente]

Alcuni marchi commerciali hanno rilasciato del software antivirus per dispositivi Android, in particolare, AVG Technologies,[44] Avast!,[45] F-Secure,[46] Kaspersky,[47] McAfee[48] e Symantec.[49]

Un articolo del 2011 apparso su ExtremeTech ha sollevato l'opinione che gli antivirus disponibili all'epoca, su Android, fossero praticamente inutili,[50] perché per il principio di minimo privilegio le app non possono agire a livello di kernel ma soltanto applicativo, e quindi qualunque applicazione, anche installata da fonti di terze parti, non avrebbe i permessi sufficienti per apportare danni permanenti al sistema.[50]

Al fine di migliorare la sicurezza del sistema, Google ha introdotto dei meccanismi automatici di analisi del software per bloccare eventuali applicazioni malevole presenti nel market Google Play.[51] Queste soluzioni hanno ridotto il problema ma delle analisi tecniche hanno evidenziato che le analisi automatiche possono essere aggirate[senza fonte]. Un'analisi McAfee stima che nel 2012 l'85% dei virus per dispositivi mobili sia stato sviluppato per dispositivi Android.[52]Tuttavia, con l'introduzione del Google Play Service 5.0, questo problema dovrebbe ridursi, poiché il dispositivo potrà contare su aggiornamenti della sicurezza costanti.

Firmware[modifica | modifica sorgente]

I telefoni che utilizzano Android come OS possono ottenere (grazie al lavoro di alcune comunità, come quella di XDA) i permessi di root, essendo Android basato su kernel linux. Questo "sblocco" permette, ai dispositivi di accedere a funzioni avanzate, come gestire direttamente CPU e app di sistema, altrimenti inaccessibili, ma permettono anche all'utente di cambiare il firmware del telefono (senza avere i permessi aggiuntivi è comunque possibile installare eventuali aggiornamenti firmware ufficiali del produttore del telefono, senza perdere la garanzia).

Inizialmente tutto il lavoro si era concentrato sull'HTC Dream con firmware come Mikhael, JacHero, TheDudes e altri.

Ad oggi la completezza dei firmware preinstallati dai produttori non spinge gli utenti a sostituire il firmware con altri creati dalle comunità online, ma rimane comunque molto popolare la ROM CyanogenMod[53] compatibile con molti terminali fra cui il Nexus One, l'HTC Magic e l'HTC Desire e successivamente con Galaxy S e Galaxy S II, One X, One S, LG Optimus L9, LG Optimus G, Galaxy Nexus, Galaxy SIII e Galaxy S4. È pur vero che le ROM "cucinate" spesso permettono una maggiore libertà di gestione da parte dell'utente, includendo funzionalità particolari e ampia possibilità di personalizzazione. Esistono raccolte di firmware come quella di AndroidPedia.[54]

Versioni[modifica | modifica sorgente]

Il 12 novembre 2007 l'OHA ha rilasciato il software development kit (SDK) che include: gli strumenti di sviluppo, le librerie, un emulatore del dispositivo, la documentazione (in inglese), alcuni progetti di esempio, tutorial e altro. È installabile su qualsiasi computer x86 compatibile che usi come sistema operativo Windows XP, Vista, Mac OS X, dalla versione 10.4.8, o Linux. L'IDE ufficialmente supportato per lo sviluppo di applicazioni per Android è Eclipse,[55] per cui è fornito un plug-in.

Il 23 settembre del 2008 viene rilasciata la versione 1.0 di Android che comprendeva il market, il browser, la gestione delle cartelle (creazione, cancellazione e ridenominazione),[56] accesso ai servizi di posta elettronica e il supporto di reti wi-fi, fotocamere e le prime Google Apps per smartphone Android. Le prime release non avevano nomi specifici, ma venivano indicati in maniera più generale come Astro Boy e Bender (infatti si pensava di nominare ogni release con il nome di un robot della televisione o del cinema). Dalla versione 1.5 si stabilì di utilizzare invece nomi di dolci.

L'SDK fu aggiornato alla versione 1.1 il 9 febbraio 2009; questa nuova versione sostituiva la versione 1.0_r2 e manteneva la retro compatibilità con i sorgenti creati tramite le vecchie release dell'SDK (1.0_r1 e 1.0_r2) ed aggiunge nuove caratteristiche alle API, oltre ad una maggiore fluidità e sicurezza.[57]

La versione dell'SDK uscita il 13 aprile 2009 è la 1.5, divenuta famosa soprattutto con il suo secondo nome Cupcake. C'è retrocompatibilità con le vecchie versioni e implementa le nuove API 3, rendendo l'SO ancora più veloce e stabile.[58]

Fu poi aggiornato e il 16 settembre 2009 venne rilasciata la 1.6 chiamata anche Donut. C'è retrocompatibilità con le vecchie versioni e implementa nuove funzioni e tecnologie come il supporto alle reti CDMA, diverse risoluzioni di schermo e una ricerca globale interna nel telefono e su internet contemporaneamente, oltre ai vari fix bug. I primi cellulari con Android 1.6 nativo sono sul mercato da ottobre 2009.[59]

Il 27 ottobre 2009 Google pubblica la versione 2.0 del suo sistema operativo Open Source,[60] nome in codice Eclair, che introduce la possibilità d'inviare dati tramite Bluetooth, mentre in precedenza era possibile utilizzarla solo per la comunicazione vocale[61] seguita da una minor release dell'SDK, la versione 2.0.1, il 4 dicembre 2009.[62]

Il 12 gennaio 2010 è stato rilasciato l'Android SDK 2.1, chiamato sempre Eclair per le sue poche novità introdotte. Infatti furono solamente risolti dei critical bug riscontrati in vari dispositivi associati alla sicurezza dei dati.

Il 20 maggio 2010 al Google I/O conference è stato rilasciato l'Android SDK 2.2, nome in codice Froyo. Sono stati rilasciati importanti aggiornamenti: nuovo kernel linux 2.6.32, nuovo compilatore JIT, V8 Engine per il javascript, Tethering Wi-fi Nativo per utilizzare il terminale come Hotspot Wireless, nuove Icone per la Home, Telefono (Sinistra) e Browser (Destra). Adobe Flash Player 10.1 e Adobe AIR Integrato. Possibilità di installare le apps sulla memoria SD, feature molto attesa dalla community mondiale. Aggiornamento automatico Over-the-Air delle Applicazioni. Nuove Api per gli sviluppatori, tra cui le OpenGL ES 2.0. Il tutto si è tradotto in 2-3X di velocità maggiore, performance e fluidità rispetto alla precedente versione 2.1 Eclair.

Il 9 luglio 2010 l'Android SDK 2.2[63] è stato revisionato e aggiornato con gli ultimi file.img del sistema Android 2.2.

Il 7 dicembre 2010 l'Android SDK 2.3[64] è stato rilasciato, col nome in codice Gingerbread.

Nel gennaio del 2011 viene rilasciato il sistema 3.0 (Honeycomb) dedicato ai soli tablet,[65] mentre il 27 gennaio 2011 viene rilasciata la preview dell'Android SDK 3.0[66] la versione di Android per i dispositivi Tablet. La versione definitiva dell'SDK 3.0 è stata invece ufficializzata solo il 23 febbraio 2011.[67][68] L'11 maggio 2011 è stata rilasciata la versione SDK 3.1.[69]

Il 19 ottobre 2011 è stata presentata la versione 4.0 (Ice Cream Sandwich) contemporaneamente alla presentazione del nuovo Samsung Galaxy Nexus,[70] questa versione è destinata a diversi dispositivi, quali smartphone e tablet, abbandonando la precedente situazione, dove smartphone e tablet utilizzavano sistemi operativi differenti. Il 19 ottobre è stato rilasciato l'SDK 4.0.[71]

Il 22 marzo 2012 è stato rilasciato l'Android SDK versione 17 che introduce il supporto nativo per i chip x86 e la possibilità di utilizzare un device Android in collegamento con il PC come dispositivo di input multitouch.[72]

Il 29 ottobre 2012 doveva essere presentata la versione di Android Jelly Bean 4.2, ma, a causa dell'Uragano Sandy, la presentazione è stata annullata. I primi dispositivi basati su Android 4.2 sono stati rilasciati il 13 novembre 2012. La versione si presentava piena di miglioramenti e novità, come il Circle Photosphere di Google, tuttavia includeva numerosi bug.

Il 6 novembre 2012 Google rilasciò per i suoi dispositivi Nexus una patch che portò Android alla versione Jelly Bean 4.2.1.

Il 24 luglio 2013 Google rilascia, per i dispositivi Nexus, la versione Android 4.3 Jelly Bean che porta diverse migliorie, tra cui il supporto all'OpenGL ES 3.0 e il Bluetooth 4.0.

Il 3 settembre 2013 Google annuncia la versione Android 4.4 KitKat, rilasciata il 31 ottobre 2013 per i dispositivi Nexus ad esclusione del Galaxy Nexus[73].

Al Google I/O 2014 è stato annunciato Android L (4.5/5.0) con il quale si verifica una netta svolta per quel che riguarda tutta l'interfaccia del sistema attraverso la completa ridisegnazione delle icone in uno stile più semplice e piatto, abbandonando quindi lo stile Holo che fino a quel momento aveva caratterizzato Android, e la revisione delle animazioni, che passano a 60fps, oltre a dei cambiamenti più generali. Android L Developer Preview è disponibile ufficialmente tramite factory image per Nexus 5 e Nexus 7 2013, versione Wi-Fi, anche se degli sviluppatori hanno realizzato dei porting per Nexus 4, HTC One (M7) e Samsung Galaxy S4

Panoramica delle versioni[74][modifica | modifica sorgente]

Versione Data di rilascio Caratteristiche
pre-1.0 Astro Boy, Bender // Release sperimentali precedenti alla 1.0, contrassegnate come "milestone" e indicate con un numero di serie.
1.0[75] 23 settembre 2008 API Level 1. Il primo telefono commerciale a montare questo sistema operativo è stato l'HTC Dream (noto come T-Mobile G1 negli Stati Uniti).
1.1 9 febbraio 2009 API Level 2. Update per risolvere vari bug (gli utenti HTC Dream TIM sono gli unici ad essere ancora fermi a questa versione).
1.5 Cupcake 30 aprile 2009 API Level 3. Linux kernel 2.6.27. Maggior integrazione con i servizi Google, supporto per i widget.
1.6 Donut 15 settembre 2009 API Level 4. Linux kernel 2.6.29. Aggiunta di ricerca vocale e testuale per i contenuti presenti in locale e sul Web. Introdotta la sintesi vocale e le gesture.
2.0 Eclair 26 ottobre 2009 API Level 5. Linux kernel 2.6.29. Aggiunte numerose funzionalità per la fotocamera. Migliorata la sincronizzazione dell'account Google e aggiunto il supporto agli account Exchange. Aggiunto il supporto al multi-touch e ai live wallpaper. UI e prestazioni migliorate.
2.0.1 Eclair 3 dicembre 2009 API Level 6. Risolti alcuni bug minori.
2.1 Eclair 12 gennaio 2010 API Level 7. Minor release.
2.2 Froyo 20 maggio 2010 API Level 8. Linux kernel 2.6.32. Drastico miglioramento prestazionale, dovuto ad una migliore gestione delle risorse hardware (compilazione JIT). Tethering USB e Wi-Fi. Integrazione del motore JavaScript V8 di Google Chrome nel browser di sistema. Supporto alla tecnologia Adobe Flash. Migliorie apportate a gran parte delle altre applicazioni di sistema.
2.2.1 Froyo 18 gennaio 2011 API Level 8. Incremento prestazionale e miglioramento della sicurezza.
2.2.2 Froyo 22 gennaio 2011 API Level 8. Risolto un bug relativo all'invio degli SMS riscontrato su Nexus One.
2.2.3 Froyo 21 novembre 2011 API Level 8. Patch di sicurezza.
2.3 Gingerbread 6 dicembre 2010 API Level 9. Linux kernel 2.6.35. UI aggiornata per essere più user-friendly. Aggiunto il supporto agli schermi XL (risoluzione WXGA e superiori). Supporto nativo al SIP VoIP e alla tecnologia NFC. Tastiera riprogettata (precisione predittiva aumentata e copia/incolla migliorato). Aggiunta l'app Download Manager, per la gestione unificata di tutti i download effettuati dalle app di sistema e non. Supporto nativo a sensori come giroscopio e barometro. Migliorata la gestione energetica.
2.3.1 Gingerbread dicembre 2010 API Level 9. Risolti alcuni bug riscontrati nel Nexus S.
2.3.2 Gingerbread gennaio 2011 API Level 9. Risolti alcuni bug riscontrati nel Nexus S.
2.3.3 Gingerbread 9 febbraio 2011 API Level 10. Numerosi miglioramenti e correzioni nelle API.
2.3.4 Gingerbread 28 aprile 2011 API Level 10. Supporto per la chat video e vocale tramite Google Talk.
2.3.5 Gingerbread 25 luglio 2011 API Level 10. Migliorate le applicazioni Fotocamera e Gmail. Efficienza energetica migliorata. Fix di alcuni bug riscontrati su Nexus S 4G e Galaxy S.
2.3.6 Gingerbread 2 settembre 2011 API Level 10. Risolto un bug relativo alla ricerca vocale.
2.3.7 Gingerbread 21 settembre 2011 API Level 10. Supporto a Google Wallet (solo per Nexus S 4G).
3.0 Honeycomb 22 febbraio 2011 API Level 11. Linux kernel 2.6.36. Versione ottimizzata per tablet. Introdotta nuova UI, denominata "Holo". Aggiunta la barra di sistema (pulsanti software Home, Indietro, Task manager) e la Action Bar (fornisce accesso ad opzioni che variano in base al contesto). Browser multi-tab. Accelerazione hardware e supporto per processori multi-core. Possibilità di criptare tutti i dati personali.
3.1 Honeycomb 10 maggio 2011 API Level 12. Miglioramenti alla UI. Widget ridimensionabili. Supporto per le periferiche USB (flash drive, gamepad).
3.2 Honeycomb 15 luglio 2011 API Level 13. Ampliato il supporto hardware. SDK aggiornato per permettere agli sviluppatori di personalizzare più a fondo la UI.
3.2.1 Honeycomb 20 settembre 2011 API Level 13. Aggiornamento di Google Ricerca libri e Android Market. Bug fixes.
3.2.2 Honeycomb 30 agosto 2011 API Level 13. Risolti alcuni bug riscontrati nel Motorola Xoom 4G.
3.2.3 Honeycomb API Level 13. Risolti alcuni bug riscontrati nel Motorola Xoom e nel Motorola Xoom 4G.
3.2.4 Honeycomb dicembre 2011 API Level 13. Supporto per i Tablet 3G e 4G dell'opzione "Pay as You Go".
3.2.5 Honeycomb gennaio 2012 API Level 13. Risolti alcuni bug riscontrati nel Motorola Xoom e nel Motorola Xoom 4G.
3.2.6 Honeycomb febbraio 2012 API Level 13. Risolti alcuni bug riscontrati nella disatiivazione della connettività dati in modalità aereo per il Motorola Xoom 4G americano.
4.0 Ice Cream Sandwich 19 ottobre 2011 API Level 14. Linux kernel 3.0.1. UI completamente riprogettata: prestazioni migliorate, pulsanti virtuali al posto di quelli hardware (per i dispositivi che ne sono privi), cartelle più facili da creare, launcher personalizzabile, nuovo font di sistema (Roboto). Aggiornate tutte le app di sistema per sfruttare le nuove API. Possibilità di scattare screenshots integrata nell'OS. Dettatura in tempo reale. Face Unlock, per sbloccare il dispositivo tramite il software di riconoscimento facciale. Possibilità di accedere alle applicazioni direttamente dalla schermata di sblocco. Fotocamera migliorata con: ritardo di scatto nullo (zero shutter lag), modalità panorama e zoom durante la ripresa di video. App "Contatti" con integrazione con i social network. Android Beam (scambio di dati tramite NFC). Wi-Fi Direct.
4.0.1 Ice Cream Sandwich 21 ottobre 2011 API Level 14. Risolti alcuni bug minori riscontrati nel Galaxy Nexus.
4.0.2 Ice Cream Sandwich 28 novembre 2011 API Level 14. Risolti alcuni bug minori riscontrati nel Galaxy Nexus marchiato Verizon Communications.
4.0.3 Ice Cream Sandwich 16 dicembre 2011 API Level 15. Accessibilità migliorata.
4.0.4 Ice Cream Sandwich 29 marzo 2012 API Level 15. Migliorate funzione multitasking, rotazione dello schermo e applicazione Camera.
4.1 Jelly Bean 9 luglio 2012 API Level 16. Linux kernel 3.0.31. Riconoscimento del tocco migliorato, ottimizzato l'utilizzo della CPU, digitazione testo migliorato, voice typing offline, migliorata la gestione dei widget (possibilità di eliminarli con le gesture, ridimensionamento automatico), miglioramenti notevoli nella fluidità grazie a "Project Butter", importanti ottimizzazioni dell'applicazione fotocamera, nuove funzionalità per la condivisione di foto e video tramite NFC, Android Beam migliorato, gesture avanzate per le notifiche, nuovo servizio Google Now, sintesi vocale migliorata, Google Play Store aggiornato, riconoscimento vocale avanzato (GSV).

Abbandono ufficiale al supporto della tecnologia Adobe Flash[76].

4.1.1 Jelly Bean 23 luglio 2012 API Level 16. Risolto un bug sul Nexus 7 (2012) riguardante l'impossibilità di cambiare l'orientamento dello schermo in qualsiasi applicazione.
4.1.2 Jelly Bean 9 ottobre 2012 API Level 16. Correzioni di bug e miglioramenti delle prestazioni, introduzione delle gesture con un dito per espandere/chiudere le notifiche, nuovo pulsante "Seleziona tutto" sulla tastiera Swype, supporto per il Nexus 7 (2012) della rotazione della Lock/home screen.
4.2 Jelly Bean 13 novembre 2012 API Level 17. Linux kernel 3.4.0. Implementazione nativa della funzione swipe nella tastiera, utilizzo delle impostazioni della fotocamera con una sola gesture, introduzione dei toggle per le impostazioni rapide, migliorato il servizio Google Now, aggiornato il supporto ad Android Beam, introdotta la modalità fotografica a 360° (PhotoSphere), supporto per i widget nella lockscreen, aggiunto il pinch-to-zoom per l'app Gmail, supporto multi-utente per tablet.
4.2.1 Jelly Bean 27 novembre 2012 API Level 17. Risolti alcuni bug causati dall'aggiornamento alla versione 4.2.
4.2.2 Jelly Bean 11 febbraio 2013 API Level 17. Migliorate le prestazioni e la stabilità, risolti i problemi al Bluetooth A2DP per la trasmissione wireless di audio stereo, modificate le icone del Bluetooth e del Wi-Fi nell'area notifiche che diventano anche toggle (tramite pressione prolungata si attivano/disattivano), aggiunto il tempo stimato del download delle applicazioni nella barra delle notifiche.
4.3 Jelly Bean 24 luglio 2013 API Level 18. Introdotte le OpenGL ES 3.0, nuova fotocamera, introdotta la funzione Wi-Fi always-on, dialer con la ricerca dei contatti, accesso alle notifiche da parte delle applicazioni, possibilità di introdurre contenuti DRM, connessione Bluetooth con i dispositivi a basso consumo di energia e introdotte le impostazioni per il multiutente (Restricted Profile) che permettono di scegliere quali contenuti e quali applicazioni gli utenti possono visualizzare.
4.3.1 Jelly Bean 4 ottobre 2013 API Level 18. Risolti alcuni bug riscontrati nel Nexus 7 (2013) LTE[77][78].
4.4 KitKat 31 ottobre 2013 API Level 19. Rinnovata l'interfaccia grafica (Navbar e Status bar trasparenti per sfruttare meglio tutto lo spazio dello schermo) e introdotto il full screen completo. Hangouts è diventato il client ufficiale per SMS e MMS, introdotte nuove funzioni di chiamata, aggiunta la possibilità di catturare video in MP4 di ciò che avviene sullo schermo, aggiunto il supporto nativo alla stampa di foto, documenti e pagine web verso Google Cloud Print, HP ePrint, e altre stampanti compatibili. Aggiunta una nuova voce dedicata alla Home nelle impostazioni per lo switch tra launcher. Aggiunte le emoji alla tastiera di Google. Rinnovata l'app Download, con opzioni per l'ordinamento e la visualizzazione. Supporto per 3 nuovi tipi di sensore (vettore di rotazione geomagnetica, rilevatore e contatore di passi) e aggiunta la funzione contapassi. Diminuito il consumo di batteria durante la riproduzione audio. Introduzione di ART (Android RunTime), un nuovo compilatore, attualmente in via sperimentale, attivabile dalle Opzioni Sviluppatore (anche se non su tutti i dispositivi). Ottimizzato il funzionamento del sistema sui dispositivi con poca RAM (anche con soli 512 MB)[79][80].

Questa versione di Android era precedentemente conosciuta col nome Key Lime Pie[81] e col numero di versione 5.0[82][83]. Il nome originario (mai comunque ufficializzato) venne cambiato prima del rilascio in seguito ad un accordo tra Google e la Nestlé (l'azienda che produce il Kit Kat), mentre il numero di versione era dovuto solo a dei rumor sbagliati.

4.4.1 KitKat 5 dicembre 2013 API Level 19. Risolti alcuni bug che impedivano la configurazione di account Exchange, introdotte le barre trasparenti nel blocco schermo, sostituita l'app Galleria con Foto e aggiornato il software della fotocamera[84]; per i Nexus 5, migliorata la velocità di alcune caratteristiche della fotocamera[85] come la messa a fuoco (specialmente in condizioni di scarsa luminosità), il bilanciamento del bianco, la chiusura dell'otturatore e introdotta la possibilità di effettuare pinch to zoom sullo smartphone in modalità HDR+.
4.4.2 KitKat 9 dicembre 2013 API Level 19. Correzioni di bug e miglioramenti delle prestazioni vari (compresa la fotocamera), più alcuni fix per la sicurezza[86][87]. Correzioni sugli indicatori delle voice mail[88].
4.4.3 KitKat 3 giugno 2014 API Level 19. Correzioni di bug e miglioramenti delle prestazioni varie, rinnovo dell'interfaccia dei Contatti e del Dialer per effettuare le chiamate[89].
4.4.4 KitKat 20 giugno 2014 API Level 19. Aggiornamento minore per la risoluzione di alcuni bug di sicurezza riguardanti OpenSSL[90].
Preview delle versioni (Anteprima per sviluppatori)[modifica | modifica sorgente]
Versione Data di rilascio Caratteristiche
Android L 26 giugno 2014 API Level L. UI Completamente rinnovata soprannominata Material Design grazie al quale ogni elemento della UI avrà un valore di “elevazione” (elevation design), che dirà al sistema qual è la sua posizione rispetto a tutti gli altri elementi. 5000 nuove API, nuovo multitasking, animazioni a 60 fps, importanti miglioramenti della gestione audio, integrazione di Samsung Knox per la sezione business, introduzione di Google Fit per il rilevamento delle attività fisiche, nuovo kernel, aggiornamento del font "Roboto", eliminazione della runtime Dalvik in favore di ART (Android Runtime), supporto nativo ai 64 bit, Bluetooth 4.1, USB Audio, Burst Mode e miglioramenti generali sulla batteria grazie a Project Volta e Battery Saver. Netto miglioramento delle prestazioni grafiche grazie al supporto all'OpenGL ES 3.1, e all'accoppiamento con Android Extension Pack. Miglioramento della fotocamera grazie ad API dedicate. Notifiche Heads Up, Personal Unlocking, Multi-Networking, nuova LockScreen con notifiche disposte in base alla loro importanza, e importante miglioramento della sicurezza grazie alla versione 5.0 del Google Play Service.

Dispositivi[modifica | modifica sorgente]

Smartphone[modifica | modifica sorgente]

T-Mobile G1, il primo dispositivo con Android

Il primo dispositivo mobile dotato della piattaforma Android è stato il T-Mobile G1, prodotto dalla società taiwanese HTC e commercializzato dal carrier telefonico T-Mobile. Il prodotto è stato presentato il 23 settembre 2008 a New York, mentre la data di uscita nel mercato è stata il 22 ottobre 2008. Le caratteristiche principali del dispositivo sono: tastiera QWERTY, schermo touchscreen da 3.2 pollici con risoluzione di 320x480 pixel, supporto per la connettività 3G UMTS/HSDPA a 7,2 Mbit/s, 192 MB di RAM e 256 MB di memoria flash.

Il prezzo di lancio era di 179 $ negli Stati Uniti, con obbligo di sottoscrizione ad un contratto biennale con il carrier T-Mobile, mentre in Italia il dispositivo è noto con il nome di HTC Dream ed il prezzo iniziale fu di 450 € senza contratto. Il dispositivo è stato inizialmente distribuito negli Stati Uniti d'America il 22 ottobre 2008 e nel Regno Unito il 30 dello stesso mese. In seguito è stato commercializzato in Italia HTC Magic, un dispositivo con caratteristiche simili a quelle del T-Mobile G1, seppur non dotato di una tastiera a livello hardware; in seguito è stato introdotto da parte di Samsung il dispositivo Galaxy dotato di schermo AMOLED in seguito il Galaxy S dotato di una fotocamera senza flash, presente però nel suo successore Galaxy S II.

Il primo dispositivo dotato di Android 2.0 è il Motorola Milestone, presentato nell'ultima parte del 2009 e commercializzato in Italia intorno ai 499 euro. Il 4 gennaio 2010 è stato rilasciato il nuovo Nexus One, dotato di Android 2.1, prodotto da HTC e Google. A stretto giro di posta, la versione 2.1 diventa disponibile anche per gli altri dispositivi Android quali HTC, Motorola e altri.

Nel 2010 sono stati poi presentati e messi in commercio una nuova generazione di smartphone con sistema operativo Android che spinti dal Nexus One hanno caratteristiche tecniche di livello superiore (processore da 1 GHz e RAM fino a 512MB). Tra questi troviamo l'HTC Desire, Samsung Galaxy S e l'LG Optimus Black.

Homescreen di un HTC Evo 4G, che mostra un orologio e widget meteo nella parte superiore, e le scorciatoie app nella parte inferiore

Il 16 dicembre 2010 è stato rilasciato il successore di Nexus One: il Nexus S, prodotto da Samsung, è il primo terminale Android a montare in partenza la release 2.3 dell'OS, denominata Gingerbread.

Secondo Wikimedia Foundation, il sistema operativo Android ha una diffusione tra tutti i dispositivi mobili pari al 22,94%[91] (aggiornamento agosto 2011); nell'ultimo trimestre del 2010 Android è riuscito a superare Symbian[senza fonte], l'incontrastato sistema operativo di Nokia per oltre 10 anni, vendendo nel mondo ben 32,9 milioni di smartphone contro i 30,6 milioni di Symbian[senza fonte]. Dal 2008 Android è cresciuto, anno su anno, del 615.1%[senza fonte].%

Android One[modifica | modifica sorgente]

Durante il Google I/O, Google ha presentato Android One, un progetto destinato ai mercati emergenti e in via di sviluppo. Grazie all'accordo con alcuni produttori tra cui Karbon, Spice e Cromax, Google proporrà una nuova gamma di dispositivi Android di fascia bassa, basati sulla versione stock del sistema operativo, con un sistema di aggiornamenti simile a quello della gamma Nexus. I modelli in questione avranno  il supporto Dual Sim, la memoria espandibile tramite Micro SD, la Radio FM e display all'incirca di 4.5 pollici, Tutto a un prezzo inferiore ai 100 €.

Tablet[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 la Toshiba ha presentato il tablet journ.e Touch, con schermo da 7 pollici e sistema Android 2.0.

Durante il 2010 sono stati presentati molti tablet che utilizzano Android come sistema operativo. Quello che ha ricevuto più interesse dei media è stato sicuramente il Samsung Galaxy Tab con la versione 2.2 Froyo, che si è posto in diretta concorrenza con l'iPad di Apple. Il prodotto è stato presentato durante l'IFA di Berlino 2010 ed è stato messo in commercio a partire dalla fine di settembre 2010.[92]

La nuova versione di Android dedicata ai tablet è la versione 3.0 Honeycomb e il primo tablet annunciato ufficialmente con questa versione dell'OS è stato il Motorola Xoom.[65] Il primo tablet ad entrare in commercio con HoneyComb 3.1 preinstallato è stato il Samsung Galaxy Tab 10.1 nel giugno 2011. Sempre in questo periodo c'è da segnalare anche la linea di Acer, Iconia Tab. In generale, a tutto marzo 2012 si è cominciato ad avere una disponibilità sul mercato di dispositivi con versione di sistema 4.0, come l'Asus Transformer Prime anche se inizialmente alcuni venivano proposti con la versione inferiore (aggiornabile) perché ancora non era stato reso disponibile il plugin Flash per questa versione di sistema. Il 28 giugno 2012 è stato presentato il primo tablet di Google prodotto in collaborazione con ASUS, chiamato Nexus 7 ed inizialmente dotato di Android 4.1 Jelly Bean. La seconda generazione del dispositivo, con versione 4.3 di Android è stata presentata il 24 luglio 2013.

Android Wear[modifica | modifica sorgente]

Android Wear è una versione Android pensata per dispositivi indossabili, grazie al quale è possibile interagire tramite Google Now, chiedendo qualunque tipo di informazione. Inoltre il dispositivo lavora a stretto contatto con il cellulare Android, infatti si potrà mettere in pausa, riprodurre e saltare tracce musicali o rispondere rapidamente a SMS direttamente dall'orologio.

Android Tv[modifica | modifica sorgente]

Al Google I/O 2014 è stato presentato Android Tv, grazie al quale è possibile guardare film e serie tv tramite il Play Movies, Youtube, Netflix, o altre piattaforme, con l'unico ausilio dello smartphone con l'app dedicata installata. Sarà anche possibile interagire tramite voce, grazie all'integrazione con Google Now, ad esempio dicendo il film che si vuol vedere, oppure chiedendo una informazione di carattere cinematografico. Inoltre grazie all'integrazione con Google Cast puoi trasmettere alla TV film e programmi dal Chromebook, dal cellulare e dal tablet Android. Mentre i contenuti in streaming verranno sincronizzati sui dispositivi Android.

Android Auto[modifica | modifica sorgente]

Al Google I/O 2014 è stata presentata la piattaforma Auto di Android che, grazie ad accordi con una vasta gamma di case automobilistiche, a partire dal 2015 sarà presente nei computer di bordo di alcune automobili garantendo l'integrazione di alcuni software proprietari come Google Maps per quanto riguarda la navigazione satellitare e Google Now per i comandi vocali.

Google Nexus[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Google Nexus.

I dispositivi targati "Google Nexus", che vengono prodotti su licenza Google da diversi produttori di dispositivi mobile, hanno la caratteristica di avere una versione di Android che viene aggiornata e supportata dalla stessa Google Inc. (la fondatrice del team di Android).[93] Sui dispositivi Nexus è presente la versione vanilla di Android OS. Le applicazioni Google sono installate di stock.

Uso corretto delle memorie esterne[modifica | modifica sorgente]

Android ha la caratteristica di accettare i dispositivi di memorizzazione esterni (SD card, pennine USB, ecc...), al pari di molti sistemi operativi per PC.

Mentre non c'è bisogno di alcuna precauzione per il collegamento di questa memoria esterna al dispositivo Android, bisogna effettuare una certa procedura prima di scollegarla. Su Android 2.2, bisogna cliccare sulla voce di menu "Impostazioni → Scheda SD e memoria" e da qui scegliere la voce "Smonta scheda SD" oppure "Unmount U-disk" (Smonta disco USB). A questo punto può essere scollegata dal dispositivo.

Il motivo della necessità di effettuare la procedura di smontaggio è che all'interno di tali memorie potrebbero esserci ad esempio documenti o software che l'utente sta utilizzando; appena una app richiede di accedere ai dati di tali file e questi non sono più disponibili, Android la chiude forzatamente.
Un altro problema della rimozione "a caldo" di una memoria esterna è che il salvataggio dei dati di una applicazione non avviene immediatamente ma dopo un certo tempo. Il rischio è quindi che quel salvataggio (ad esempio un documento scritto dall'utente) venga memorizzato in maniera parziale (divenendo spesso inutilizzabile), o che il file vada perso.

Applicazioni[modifica | modifica sorgente]

Le applicazioni sono la forma più generica per indicare software installabili su Android. Chiamate, in gergo ormai diffuso, "apps", questo termine è ampiamente usato nella comunità di utilizzatori. Tali "apps" possono essere scaricate sia dal market ufficiale (Google Play) e sia dal market di Amazon.com (Amazon Appstore).[94] Le applicazioni Android possono anche essere installate come file APK da market di terze parti.

Per motivi di sicurezza informatica, le apps dovrebbero essere scaricate e utilizzate mediante un servizio di distribuzione fidato, che utilizzi un sistema di certificati di sicurezza (software). Per venire incontro alle necessità degli sviluppatori, è stata però prevista la possibilità di disattivare il controllo di tali certificati, attraverso una voce presente nel menu "Impostazioni" (Android versione 2.2).

Android è fornito di una serie di applicazioni preinstallate che vanno dal browser alla radio analogica FM, dal calendario all'applicazione Gmail, dalla calcolatrice al navigatore satellitare Turn-by-Turn e comprende anche la ricerca vocale Google Voice Search con la possibilità di scegliere la lingua in italiano.

Gestione delle installazioni e App2SD[modifica | modifica sorgente]

Quando si vuole aggiungere all'ambiente Android una funzionalità non presente, come ad esempio un software per l'ufficio, un videogioco o un'immagine di sfondo (wallpaper), si usa ricercarla in un "Market" (come Google Play) e "installarla", ossia copiarla all'interno del dispositivo affinché sia sempre presente e utilizzabile.

Dalla versione 2.2 di Android è possibile installare una app, oltre che nella memoria interna del dispositivo, su una card esterna. Questa nuova feature viene spesso chiamata dalla community "app2sd" (o "apps2sd"), derivata dai nomi dei primi esperimenti effettuati da programmatori indipendenti: attraverso del software nativo (scripts in linguaggio shell), spostavano su card esterna sia i software installati che alcune cartelle di sistema, utilizzando poi dei link simbolici per i collegamenti e facendo anche delle copie di riserva per poter ripristinare la situazione precedente in sicurezza.

Ufficialmente però, in fase di installazione, la scelta del supporto di destinazione (memoria interna o card) è lasciata allo sviluppatore del software e non all'utente finale.

Al riguardo, alcuni produttori di dispositivi hanno messo a disposizione degli utenti, nel menu "Impostazioni → Applicazioni", una "casella di spunta" chiamata "App2sd". Questa permette di scegliere se direzionare tutte le nuove installazioni sulla card oppure sulla memoria interna del dispositivo.

In assenza di tale opzione, si può installare l'"app" prima sulla memoria interna (se sufficiente) e poi trasferirla sulla card, aprendo la voce di menu "Impostazioni → Applicazioni → Gestisci applicazioni", selezionando l'"app" appena installata e premendo il bottone "Sposta su scheda SD".

Su Google Play sono presenti varie "apps", talune omonime di "app2sd", che permettono di semplificare ulteriormente la gestione delle applicazioni installate, aggiungendo varie funzionalità come ad esempio la possibilità di scegliere, in fase di installazione, quale sia il supporto di destinazione (memoria interna oppure card).

La necessità di spostare le applicazioni sulla memoria esterna è data dal fatto che, al momento del lancio di Android 2.2, la memoria interna (e non di massa) dei dispositivi era abbastanza ristretta. Nei prodotti di fascia alta questa esigenza è scomparsa. Già dal 2010, il Galaxy S mette a disposizione 2 GB per l'installazione di applicazioni. Nei dispositivi di fascia bassa, invece, il problema sussiste ancora.

La situazione è ulteriormente evoluta con il lancio di Ice Cream Sandwich e del terzo smartphone Google, Galaxy Nexus: la memoria interna diventa dinamica. Un esempio è proprio questo terminale: la sua memoria interna viene dinamicamente allocata tra applicazioni installate e memoria di massa. È quindi possibile installare 16 GB di applicazioni o usare la memoria interamente per i file multimediali. Questa soluzione comporta però lo svantaggio di perdere il riconoscimento come archivio di massa da parte di un Personal computer, comportando una compatibilità con sistemi operativi più ristretta.

Google Play[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Google Play.

Il market ufficiale di Android è Google Play. Il nome attuale è stato adottato a partire dal 6 marzo 2012 mentre la denominazione precedente era "Android Market" . Il market offre la possibilità di acquistare non solo applicazioni, ma, dal 2012, anche libri e musica, rispettivamente Play Books e Play Music. Dal 2013 anche film, e più tardi anche riviste.

Tutti o quasi i dispositivi Android hanno preinstallata una icona denominata Market oppure Google Play. Per accedere al Market è necessario possedere un account Google.

Oltre a poter acquistare sul market utilizzando il servizio Google checkout, è prevista la possibilità di addebitare l'acquisto sul credito prepagato o sull'abbonamento usato per il servizio telefonico; in Italia questa modalità di pagamento è garantita solo dagli operatori Vodafone[95] e Wind.[96]

In Ottobre 2012 le applicazioni presenti sul market ufficiale Android (Google Play) hanno raggiunto le 700.000 unità.[16]. In Estate 2013 se ne sono raggiunte un milione battendo iOS (Apple).

App Inventor[modifica | modifica sorgente]

È un semplice ambiente di sviluppo basato su piattaforma Java per coloro i quali non hanno basi di programmazione; con questo strumento si possono scrivere semplici applicazioni, per uso esclusivamente personale, tramite una interfaccia grafica.[97]

App Inventor faceva parte di Google Labs, luogo virtuale ove gli ingegneri di Google sviluppano le nuove applicazioni sperimentali, ma il 10 agosto 2011 Google ha comunicato che App Inventor sarebbe stato chiuso, cosa che è avvenuta il 31 dicembre 2011. La scelta è probabilmente dovuta o al mancato successo dello stesso oppure a causa di una denuncia da parte di Oracle per violazione dei diritti della piattaforma Java, che Oracle detiene, su cui è sviluppato App Inventor. Il sistema è stato però preso in carico dal MIT Center for Mobile Learning che ora lo supporta con il nome "App Inventor Edu".[98]

Le Apps sviluppate con App Inventor possono essere pubblicate su Google Play.[99]

Risorse per gli sviluppatori[modifica | modifica sorgente]

Documentazione[modifica | modifica sorgente]

Ai fini della programmazione, il team di Android ha specificato nella documentazione ufficiale[100] vari termini per definire i vari tipi di applicazioni.

Attività (activity)[modifica | modifica sorgente]

Le attività sono quelle applicazioni destinate a una interazione diretta con l'utente. Un esempio sono i videogiochi, le applicazioni per l'ufficio e i visualizzatori (reader) di E-book. Le attività vengono generalmente distribuite sotto forma di file .APK , vengono poi installate in diverse cartelle nella memoria del dispositivo (o in una card estraibile), infine viene creata una icona per l'utente, che gli permetterà di eseguirla in qualsiasi momento.[101] È anche possibile disinstallare le attività mediante una utility integrata con Android. Le attività vengono create come oggetti di classe Activity da cui ereditano proprietà e metodi.[101]

Servizio (service)[modifica | modifica sorgente]

I servizi sono, al contrario, quelle applicazioni che per loro natura svolgono delle operazioni autonome e che vengono richiamati dalle attività al bisogno. Il sistema operativo fornisce alle applicazioni vari servizi già pronti all'uso, per ottenere l'accesso all'hardware o a risorse esterne (ad esempio dei web services di messaggistica). I servizi sono oggetti di classe Services.[101] Un esempio di servizio è com.android.inputmethod.latin, ossia il componente che fa comparire la tastiera quando si seleziona (con i tasti o con un "tocco" sul touch-screen) un campo di input testuale. I servizi possono essere eseguiti o interrotti direttamente dall'utente, sebbene siano eventualità alquanto rare.

Fornitori di contenuti (Content provider)[modifica | modifica sorgente]

I content provider sono dei contenitori di dati generati dalle applicazioni che ne forniscono una condivisione; i dati possono essere contenuti nel file system, in un database SQLite, sul web o in una qualunque locazione di dati.[101] La classe alla quale appartengono questi oggetti è ContentProvider.[101]

Ricevitori di trasmissioni diffuse (Broadcast receivers)[modifica | modifica sorgente]

I Broadcast receivers permettono alle apps di ricevere segnali rivolti a tutte le apps in esecuzione, per la condivisione di dati o di segnali di servizio (come ad esempio quello di batteria scarica). I broadcast receivers, sebbene non usino l'interfaccia del sistema, possono far apparire messaggi informativi che si sovrappongono all'output dell'activity corrente.[101]

Frammento (fragment)[modifica | modifica sorgente]

Il frammento è quella porzione di codice (quindi di applicazione) che gestisce la parte grafica, in base alle possibilità del dispositivo su cui è stato installato. Il problema dello sviluppatore è evidente quando si trova a dover sviluppare una applicazione che funzioni, ad esempio, sia su un tablet (generalmente questi hanno uno schermo touch-screen di grandi dimensioni) che su alcuni tipi di smartphone (che possono avere 2 schermi e non è detto che entrambi siano touch-screen).

È stato allora deciso, dal team di Android, di creare il concetto di "fragments", ossia una classe tanto generica da permettere lo sviluppo di una applicazione con la parte grafica slegata a quella "decisionale", in modo da rendere agevole l'adattamento dell'applicazione alle varie situazioni. Il programmatore creerà vari frammenti della parte grafica e poi Android la ridisegnerà correttamente per il dispositivo in uso.

L'alternativa per il programmatore sarebbe stato di scriversi da solo un framework che facesse lo stesso lavoro (e l'avrebbe dovuto fare per tutti i suoi progetti) oppure avrebbe dovuto creare più versioni, ognuna destinata a una tipologia di dispositivo, quindi costringendolo a riscrivere diverse parti del proprio software.

Kernel e librerie di base[modifica | modifica sorgente]

Questi componenti non sono sostituibili; al massimo sono aggiornabili alcune parti per correggere eventuali problemi di sicurezza. Quando viene rilasciata una nuova versione di Android, significa che alcune di queste parti sono state aggiornate o sostituite.

Il file APK[modifica | modifica sorgente]

Il software viene solitamente distribuito sotto forma di pacchetto autoinstallante, quindi un file con estensione .APK . Questo non è altro che un file compresso, contenente il software (file con estensione .dex) le sue risorse (immagini, suoni ecc...) e alcuni file XML. L'utente medio non ha necessariamente bisogno di conoscere tale tipologia di file, dato che il dispositivo gestisce tutta la parte di installazione mediante web services come Google Play.

All'interno di questo file c'è anche un certificato digitale che permette l'installazione di un pacchetto .APK su un dispositivo Android se questo non è stato compromesso o revocato. Il certificato deve essere presente in qualsiasi pacchetto, altrimenti Android non installerà l'applicazione al suo interno.

Il certificato viene creato dallo sviluppatore dell'applicazione, che può scegliere di crearne uno di "debugging" (quindi a uso interno) o di "mercato" (per la distribuzione) e può deciderne la sua diffusione delle copie (libera o limitata). Il distributore (per esempio Google Play) ci aggiungerà poi una sua chiave, che potrà successivamente revocare, se necessario. In caso di revoca, l'applicazione non è più installabile né eseguibile in nessun dispositivo Android.

Se uno sviluppatore indipendente vuole poter distribuire un suo software con pacchetto .APK , senza passare per un web service certificato, può autocertificarsi il certificato. In tal caso, l'utente riceverà un avviso che sta installando un software di questo tipo ("self-signed"); a questo punto potrà annullare l'installazione o farla proseguire a suo rischio.

Classi[modifica | modifica sorgente]

La classe è un concetto della programmazione orientata agli oggetti. Per semplificare, consiste nella suddivisione di un software in "componenti", questo per evitare di usare il vecchio paradigma della programmazione procedurale, che consiste nello stilare una lista di istruzioni sequenziali che possono essere poco adattabili per l'aggiunta di ulteriori funzionalità in futuro. Su Android tutti i componenti sono catalogati come classi e richiamabili da altri componenti se il programmatore ne permette questa possibilità.

Per fare qualche esempio, nella versione 3.0 livello 11 delle API di Android, le classi del package android.bluetooth permettono a uno sviluppatore indipendente di includere nella sua applicazione la possibilità di comunicare con la sua stessa applicazione (oppure un'altra) installata su un altro dispositivo mobile, senza i cavi, ma solo via radio. Esiste anche il package android.gesture, con al suo interno le classi che permettono a una applicazione di ricevere le "gestures", ossia i tracciamenti di un dito che sfiora il touch-screen.

Internamente, tutti i processi dei servizi in esecuzione vengono eseguiti con tali nomi e sono visibili, su Android 2.2, nel menu Impostazioni.

Android SDK[modifica | modifica sorgente]

Vista con Eclipse di un'applicazione

Le applicazioni di Android sono sviluppate all'interno di un framework, ossia di una struttura dati specifica. La struttura del framework è molto chiara se si utilizza l'ambiente di sviluppo (Android SDK) con Eclipse; il mancato utilizzo di Eclipse, tuttavia, non impedisce di scrivere applicazioni Android funzionanti.

Le applicazioni Android sono caratterizzate da una certa dualità: parti dinamiche scritte in Java e parti statiche scritte in XML. Tipico delle parti statiche possono essere quelle caratteristiche che non cambiano durante l'esecuzione dell'applicazione, come per esempio il colore dello sfondo. Tipico delle parti dinamiche sono invece gli aspetti programmatici come per esempio la gestione degli eventi.

Questa dualità è però solo apparente. Durante l'esecuzione, infatti, l'ambiente di esecuzione o run-time noto come Dalvik virtual machine (DVM), che in tale ambito sostituisce la consueta Macchina virtuale Java (JVM), esegue sempre un programma. Per lo sviluppo delle applicazioni è disponibile una completa documentazione[102] la quale, anche graficamente, riprende la struttura tipica della documentazione Java[103] del sito Oracle.

Creazione, compilazione, emulazione[modifica | modifica sorgente]

Tramite l'SDK possiamo passare dalla descrizione della nostra applicazione alla sua effettiva esecuzione sia in emulazione, sia su un dispositivo concreto. Per descrivere l'applicazione al dispositivo prescelto si utilizza il file Manifest.xml. Possiamo quindi affermare che un'applicazione è descritta completamente da una tripletta:

  • Codice Java;
  • Risorse statiche xml;
  • Manifest.xml.

Il codice Java viene poi compilato insieme all'XML per generare un file con estensione .apk: esso contiene il bytecode per la cosiddetta Dalvik Virtual Machine (DVM). I passi successivi servono per installare il bytecode nel dispositivo (ed eseguirlo in emulazione).

Java[modifica | modifica sorgente]

Il linguaggio per applicazioni Android è in realtà un "dialetto" del linguaggio Java così come è diversa anche la virtual machine di runtime (Dalvik virtual machine anziché JVM).

Nella tipica applicazione Android non c'è un entry point (il classico metodo "main") da dove normalmente un programma comincia a caricare le sue parti software e avviarsi: tutto è pensato per essere un "componente" pilotato dagli eventi ("Event Driven") dell'hardware o di altri componenti. Questo paradigma fa sì che il programmatore sviluppi per ogni hardware delle routine il più possibile indipendenti. Un vantaggio è che il sistema operativo potrà ottimizzare le risorse, ad esempio rinunciando a caricare componenti (e hardware) non supportati o non prioritari perché inutilizzati.

Inoltre, i componenti possono condividere le loro funzionalità: se ad esempio un videogioco trova installato nel dispositivo un programma che ritocca le fotografie appena scattate con la webcam, può avviarlo (se l'utente concede il permesso) per permettere all'utente di ritoccare tali foto, sceglierne una e "farsela passare" per scopi ludici. Il tutto con una interfaccia grafica perfettamente integrata e quindi senza tante aperture e chiusure di programmi. Ma soprattutto, il programmatore di videogiochi è così sollevato dall'onere di dover creare un sottoprogetto per implementare una funzionalità già esistente sotto altra forma.[104]

Risorse XML[modifica | modifica sorgente]

È la parte dichiarativa contenente varie informazioni:

  • informazioni di layout
  • supporto multilingue
Android Manifest XML[modifica | modifica sorgente]

Tale file descrive l'applicazione al dispositivo. Il Manifest elenca la lista delle necessità del programma per poter operare nel sistema; per esempio, se una apk richiede la connessione alla Rete, lo notifica nel Manifest e, qualora la connessione non sia disponibile, l'applicazione verrà bloccata a run-time. In generale è opportuno ai fini della sicurezza vagliare attentamente il contenuto del Manifest, soprattutto se proviene da fonte non verificabile, e non installare il programma qualora le richieste del Manifest non siano congrue con gli obbiettivi dichiarati del programma stesso, soprattutto nel caso di richieste di connessione a linee di telefonia.

La Dalvik Virtual Machine[modifica | modifica sorgente]

Tramite l'SDK (o meglio: tramite gli strumenti utilizzati mediante l'SDK) trasformiamo la nostra applicazione Android in un codice intermedio chiamato bytecode; questo è esattamente quello che accade abitualmente in Java, ossia:

Codice Java: compilazione: bytecode: VM → esecuzione reale del programma

Questo bytecode viene eseguito da un programma chiamato macchina virtuale (Virtual Machine, VM). Negli ambienti Android non viene utilizzata la Macchina virtuale Java: è stata infatti scritta una nuova VM chiamata Dalvik Virtual Machine (DVM). Ogni terminale Android ha la sua DVM installata, come descritto nell'architettura del sistema, ed il suo compito è solo eseguire il bytecode. Avremo quindi la seguente catena di esecuzione:

Applicazione Android: compilazione: bytecode: DVM → esecuzione reale dell'applicazione Android

L'idea è questa: essendo la DVM uguale per tutti i dispositivi Android, ogni applicazione può essere eseguita su ogni terminale, indipendentemente dal costruttore e dall'implementazione. La conseguenza di questa idea, che è anche una visione, è stata questa: molti costruttori di dispositivi mobili scelgono Android; in questo modo possono fornire ai propri utenti un ambiente condiviso da moltissimi altri utenti.

Platform Development Kit (PDK)[modifica | modifica sorgente]

Un supporto che permette agli sviluppatori di ricevere le nuove release Android in anticipo rispetto alla data di commercializzazione, per poter aggiornare le applicazioni più rapidamente.

Concorso a premi[modifica | modifica sorgente]

Al fine di favorire lo sviluppo di applicazioni per la piattaforma l'azienda Google ha indetto nel 2008 un concorso a premi legato allo sviluppo di applicazioni per Android. Il concorso a premi assegnerà una serie di premi e incentivi alle applicazioni, la scelta delle applicazioni vincenti verrà effettuata internamente da Google e la somma dei premi è di 10 milioni di dollari. Dal concorso risultano esclusi i programmatori residenti a Cuba, Iran, Siria, Nord Corea, Sudan, Burma (Myanmar), Quebec e Italia.[105] Le nazioni sono state escluse per adempiere alla legislazione statunitense contro il terrorismo o per impedimenti burocratici locali. L'Italia risulta esclusa per via della legislazione locale sulle vincite a premi sebbene la sua esclusione sia ancora in discussione.[106]

Commercializzazione in Italia[modifica | modifica sorgente]

Il primo telefonino con Android venduto in Italia fu HTC Dream, con l'operatore mobile TIM, al prezzo di 429 € senza contratto oppure a un prezzo minore con un contratto. Il dispositivo fu privato di alcune funzionalità da parte della TIM stessa. A seguire, anche Vodafone vendette il telefonino. Il secondo "Googlephone", nato dalla collaborazione tra Google, HTC e Vodafone, si chiamò HTC Magic e fu commercializzato il 5 maggio da Vodafone e il 1º maggio in colorazione nera, poi anche bianca. Entrambi gli operatori lo vendettero a 450 €, ma quello di Vodafone includeva una micro SD da 8 GB, mentre quello di TIM ne includeva una da 1 GB. La TIM, inoltre, installò nel dispositivo la versione di Android 1.5 di HTC, non di Google. A luglio del 2009 arrivò, tramite l'operatore Wind, il Samsung Galaxy, il primo smartphone dotato di sistema operativo Android puro della casa coreana, al costo di 399 €.

Il 4 settembre 2009, Google, dopo aver annunciato lo sviluppo di un nuovo applicativo dell'Android Market, confermò che sarebbe stato possibile inserire le applicazioni a pagamento anche per sviluppatori Italiani.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

ComputerWorld ha riportato in un articolo che le condizioni d'uso di Android e dello store delle applicazioni prevedono che "nel caso in cui un qualsiasi prodotto violi l'accordo di distribuzione con gli sviluppatori, Google si riserva il diritto di rimuoverle da remoto su ogni dispositivo a propria discrezione".[107]

Il 23 giugno 2010, Google è ricorsa a questa modalità per motivi di sicurezza e pulizia, dato che le applicazioni erano state create solo a scopo di ricerca.[108]

Nel 2010, un team di sviluppatori si è visto rigettare un'applicazione regolarmente inserita nell'Android Market. L'applicazione in questione, "WiFi Tether for Root Users", è dedicata al tethering (permette ai dispositivi di funzionare come veri e propri router wi-fi per fornire a loro volta connettività wi-fi ad altri apparecchi). La motivazione era che T-Mobile (primo carrier ufficiale di Android) vieta il tethering, quindi le applicazioni a esso dedicate creano un conflitto di interessi. Le notizie scatenarono pesanti polemiche tra gli utenti, indignati dalla poca flessibilità dimostrata da Google, la quale fecero pensare che il sistema non fosse in realtà tanto "open" come fu presentato.[109] Il tethering wi-fi fu comunque introdotto ufficialmente con la versione di Android 2.2 "Froyo", integrata nel sistema.[110]

Nel 2012 è emerso come le applicazioni potrebbero estrapolare le foto personali dell'utente (così come altri files salvati come pubblici) dal proprio dispositivo.[111]

Un'altra critica è volta alla funzione sveglia, la quale non si attiva con il terminale spento[112]; quest'ultima mancanza è aggirabile tramite alcune applicazioni[113].

Facendo una ricerca, un utente Android è venuto a conoscenza che alcuni dispositivi mobili in commercio, montano in realtà una versione modificata del sistema operativo, programmata appositamente per inviare dati personali ai server dei produttori del telefonino. L'articolo rivolgeva le critiche principalmente verso la Motorola, colpevole di inviare ai suoi server, password di email, social network e dati di utilizzo degli utenti.[114]

Malware nel market[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del 2011, Android è risultato essere uno tra i sistemi operativi per sistemi mobili meno sicuri, alzando diverse critiche sulle sue difese e sui sistemi di prevenzione attuati,[115][116] con un aumento di malware stimato a oltre il 3000%.[117] Per arginare il fenomeno, Google ha annunciato, nel febbraio 2012, l'introduzione di Bouncer, che effettua una scansione dettagliata delle applicazioni per rilevarne malware di ogni tipo nascosti. Inoltre si esegue una simulazione sul funzionamento delle applicazioni.[118]

Note[modifica | modifica sorgente]

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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