Touchscreen

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Il Nintendo DS è uno tra i più diffusi dispositivi dotati di schermo tattile di tipo resistivo

Lo schermo tattile[1] o touch screen[2][3] (altre grafie utilizzate: "touch-screen", "touchscreen") è un particolare dispositivo frutto dell'unione di uno schermo ed un digitalizzatore, che permette all'utente di interagire con una interfaccia grafica mediante le dita o particolari oggetti. Uno schermo tattile è allo stesso tempo un dispositivo di output e di input.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Lo schermo tattile per le sue caratteristiche riesce a sostituire le funzioni del mouse e in molti casi anche della tastiera, Il che permette soprattutto per i dispositivi mobili e compatti di non dover dedicare spazio a tastiera, mouse e touchpad ed avere quindi allo stesso tempo uno schermo più ampio a parità di spazio utile, un'interattività diretta tra utente e dispositivo, a prezzo però di una velocità di scrittura/digitazione in generale meno rapida e a volte con più alto tasso di errori.

Tecnologie di digitalizzatori[modifica | modifica sorgente]

Principio di funzionamento di uno schermo capacitivo
Principio di funzionamento di uno schermo resistivo

Uno schermo tattile, che può avere dimensioni anche molto diverse tra loro a secondo della destinazione d'uso/applicazione, può essere realizzato con una gamma di tecnologie estremamente varia.

  • Sensore magnetico: tramite l'influenza dei campi magnetici tra la penna e il tablet si ha un'interazione con il dispositivo.
  • Ad infrarossi: i primi schermi tattili usavano raggi di luce infrarossa proiettati secondo una disposizione a griglia immediatamente sopra la superficie dello schermo; appoggiando il dito allo schermo l'utente interrompe alcuni fasci orizzontali e alcuni fasci verticali, consentendo così l'identificazione delle coordinate a cui è avvenuto il "contatto".
  • Ottica o a videocamere: alcuni dispositivi, come il Microsoft PixelSense, sfruttano un sistema di videocamere che individuano la presenza di oggetti o dita che entrano a contatto con la superficie dello schermo; la tecnologia di tipo ottico consente, a differenza della tecnologia infrarossi, il riconoscimento avanzato degli oggetti che interagiscono con la superficie dello schermo.
  • Schermo capacitivo: il digitalizzatore capacitivo, presente ad esempio sulla maggior parte degli smartphone moderni di tipo Android, iOS o Windows Phone, sfrutta la variazione di capacità dielettrica tipica dei condensatori sul vetro del telefono stesso, che viene ricoperto da un sottile strato di ossido metallico sulla parte esterna. Ai quattro angoli del pannello viene applicata una tensione che si propaga uniforme su tutta la superficie dello schermo per via dell’ossido di metallo; quando il dito o un materiale conduttore di elettricità tocca lo schermo avviene una variazione di capacità superficiale, che viene letta da una matrice di condensatori a film posizionati su un pannello posto sotto la superficie del vetro.
  • Schermo resistivo: il digitalizzatore di tipo resistivo, presente nella maggior parte dei dispositivi moderni, è composto da due strati di materiale conduttivo che, nel momento in cui un oggetto viene premuto sullo schermo, entrano in contatto permettendo al dispositivo di determinare la posizione dell'oggetto.

Le diverse tecnologie presentano diversi vantaggi e svantaggi a seconda del tipo d'impiego, usabilità e costi.

Il multi-touch[modifica | modifica sorgente]

Disegno che raffigura un dispositivo capace di gestire il multitocco (i tre punti rossi sono i segnali riconosciuti)

Esistono alcuni particolari schermi tattili, definiti multitocco (dall'inglese multi-touch), capaci di riconoscere la presenza di più dita o oggetti presenti contemporaneamente sullo schermo. Questi schermi utilizzano in genere tecnologie capacitive o resistive, ma come per i normali schermi tattili le tecnologie sono numerose e differenti, queste tecnologie hardware devono però essere accompagnate da un software di gestione che sia in grado d'interpretare i segnali derivati dallo schermo.

Diffusione degli schermi tattili[modifica | modifica sorgente]

Gli schermi tattili sono particolarmente diffusi fin dagli anni '80 in vari dispositivi dotati di schermo destinati ad un uso intenso da parte del pubblico, quali i bancomat o gli sportelli informativi; non sono tuttavia mancate soluzioni professionali quali l'HP-150 del 1983 e che rappresenta il primo PC con schermo tattile. È solo a partire dai primi anni del XXI secolo che i dispositivi con schermo tattile conoscono una vera diffusione, grazie a soluzioni in dispositivi mobili quali il Nintendo DS, i navigatori satellitari, gli UMPC o i vari telefonini cellulari e smartphone. Con la diffusione di questi dispositivi e con l'aumentare della richiesta del pubblico, gli schermi tattili sono stati inseriti in modo intensivo anche in dispositivi portatili più grandi, come i tablet PC o i tablet computer. Anche il campo dell'editoria, seguendo la tendenza informatica, inizia ad utilizzare software che permettono lo sfogliamento direttamente da schermo (sistema di Quotidiano virtuale).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ IATE: schermo tattile equivalente italiano di touch screen
  2. ^ "Touch screen" è un prestito dell'inglese. La traduzione letterale di "touch screen" è "schermo a tocco".
  3. ^ Tra i due sinonimi "schermo tattile" e "touch screen", il più utilizzato è "touch screen".

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