Zdeněk Zeman

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Zdeněk Zeman
Zdenek Zeman Foggia.jpg
Zeman alla guida del Foggia nel 1992
Nazionalità Cecoslovacchia Cecoslovacchia
Rep. Ceca Rep. Ceca (dal 1993)
Altezza 181 cm
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore
Carriera
Giovanili
Slavia Praga
Carriera da allenatore
1969-1970Flag blue HEX-99CBFF.svg Cinisi
1970-1971Bisection vertical White HEX-FF0000.svg Bacigalupo
1971-1972Bianco e Azzurro.svg Carini
1972-1973Bisection vertical White HEX-FF0000.svg Misilmeri
1973-1974Verde e Bianco.png Esakalsa
1974-1983PalermoGiovanili
1983-1986Licata
1986-1987Foggia
1987Parma
1988-1989Messina
1989-1994Foggia
1994-1997Lazio
1997-1999Roma
1999-2000Fenerbahçe
2000Napoli
2001-2002Salernitana
2003-2004Avellino
2004-2005Lecce
2006Brescia
2006Lecce
2008Stella Rossa
2010-2011Foggia
2011-2012Pescara
2012-2013Roma
2014Cagliari
2015Cagliari
2015-2016Lugano
2017-2018Pescara
2021-2022Foggia
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 26 maggio 2022

Zdeněk Zeman (IPA: [ˈzdɛɲɛk ˈzɛman]; Praga, 12 maggio 1947) è un allenatore di calcio ceco, ex cecoslovacco, con cittadinanza italiana. È stato anche hockeista su ghiaccio e allenatore di pallamano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Zdeněk Zeman nasce il 12 maggio 1947 a Praga, capitale della Cecoslovacchia (attualmente della Repubblica Ceca), in un quartiere residenziale sulle rive della Moldava. Il padre Karel è un primario ospedaliero, mentre la madre, Květuše Vycpálková, è una casalinga[1]. Sarà lo zio materno Čestmír Vycpálek, ex giocatore e allenatore due volte Campione d'Italia alla guida della Juventus, a trasmettergli la passione per il calcio.

L'ex calciatore e poi allenatore cecoslovacco Čestmír Vycpálek, zio materno di Zeman

Tra il 1966 e il 1968 parte, con la sorella Jarmila, per Palermo, per passare le vacanze estive insieme allo zio Čestmír, ma, proprio in quegli anni, scoppia l'insurrezione politica che porterà ai moti della cosiddetta Primavera di Praga. Nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, l'URSS invia reparti militari per ristabilire l'ordine. Tale instabilità politica lo porta a trasferirsi definitivamente in Italia. Ottiene la cittadinanza italiana nel 1975 e si laurea all'ISEF di Palermo con una tesi sulla medicina dello sport, con il massimo dei voti. È stato insegnante di educazione fisica presso l'Istituto Gonzaga di Palermo[2].

In Sicilia conosce Chiara Perricone, sua futura moglie, con la quale avrà due figli: Karel, anch'egli divenuto allenatore, e Andrea Zeman[1]. Aveva conosciuto la donna, in passato una nuotatrice, quando era alla guida della società di nuoto Lauria[2].

Zeman ha ispirato il cantautore Antonello Venditti, che nel 1999 ha scritto La coscienza di Zeman, contenuta nell'album Goodbye Novecento, il cui titolo è una parodia del romanzo La coscienza di Zeno di Italo Svevo.

Nel 2002 si è aggiudicato il premio speciale "Tor Vergata - Etica nello sport", organizzato dall'Università degli Studi di Roma Tor Vergata e assegnato ogni anno a personalità sportive che si sono contraddistinte per lealtà, correttezza, impegno sociale e lotta al doping[3].

Nel 2009 esce il film-documentario Zemanlandia, con regia di Giuseppe Sansonna.

Viene chiamato giornalisticamente anche il boemo, per via delle sue origini cecoslovacche, e Sdengo[4], il nome italianizzato attribuitogli dal presidente del Foggia Pasquale Casillo negli anni di Zemanlandia.

Nel 2021 è opinionista dell’Europeo per La Gazzetta dello Sport[5].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Lo schema tattico preferito da Zeman: il 4-3-3

«Il risultato è casuale, la prestazione no.[6]»

(Zdeněk Zeman)

Insieme a Luìs Vinicio, Corrado Viciani e Arrigo Sacchi, si può considerare come uno degli importatori del calcio totale di Rinus Michels nel campionato italiano, anche se non completamente perché il boemo si è ispirato anche al calcio danubiano[7]. Utilizza il modulo tattico 4-3-3[8], offensivo e spettacolare[9] fin dal reparto difensivo che, schierato in linea, si muove a ridosso della linea mediana del campo[10]. I terzini effettuano sovrapposizioni a ripetizione[10], mentre il centrocampista centrale è in grado di fare sia il regista sia di inserirsi in area di rigore[8], e anche gli altri due centrocampisti partecipano alla fase offensiva[8]. Le due ali, invece, si muovono liberamente su tutto il fronte d'attacco senza dare punti di riferimento[8]. Questo schema tattico, basato sulla costruzione di triangoli in ogni zona del campo, è abbinato al ricorso a ripetute verticalizzazioni e alla palla giocata bassa. Zeman è noto anche come scopritore di talenti, in quanto nelle squadre che ha allenato ha lanciato e valorizzato molti giocatori che, successivamente, sono stati apprezzati anche a livello internazionale[10].

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

In Cecoslovacchia ha giocato a calcio nelle giovanili dello Slavia Praga[11], e a hockey su ghiaccio, pallanuoto e pallamano; di quest'ultima disciplina ha proseguito la pratica anche in Italia, diventando allenatore e giocatore dell'Omeostasi Club[2].

Le sue prime esperienze come allenatore in Italia avvengono in squadre siciliane dilettantistiche (Cinisi, Bacigalupo su segnalazione di Marcello Dell'Utri,[2] Carini, Misilmeri ed Esakalsa). Ottiene il patentino di allenatore professionista a Coverciano nel 1979[12] e, grazie anche all'intercessione dello zio, è chiamato ad allenare le giovanili del Palermo, dove resta fino al 1983 allenando Giovanissimi e Primavera[12]. Qui viene soprannominato il muto da parte di Franco Marchione, all'epoca accompagnatore delle giovanili della squadra rosanero[2]. Nel marzo del 1981 l'allenatore della prima squadra del Palermo Fernando Veneranda viene esonerato, ma Zeman non può prendere il suo posto in panchina poiché qualche giorno prima era stato squalificato per aver alzato la voce durante una partita della Primavera[2]; in panchina, in occasione della partita vinta per 3-1 sul Milan, va Erminio Favalli, ma la gara viene comunque preparata tatticamente proprio da Zeman[2].

Zeman al Parma nel 1987, a colloquio con Susic e Apolloni

Dopo tre buone stagioni a Licata (tra cui la vittoria del campionato di Serie C2 del 1984-85, portando così la squadra gialloblù definita "la nazionale siciliana" perché aveva solo giocatori siciliani e in gran parte palermitani[13][14], per la prima volta nella sua storia in Serie C1), nel 1986 viene ingaggiato prima dal Foggia in Serie C1, venendo esonerato alla 27ª giornata (dopo la sconfitta 5-0 in casa del Cosenza) e sostituito dal secondo Roberto Balestri, e poi dal Parma in Serie B, dove durante il precampionato riuscirà a sconfiggere per 2-1 il Real Madrid per essere poi esonerato il 25 ottobre dopo la sconfitta per 3-1 nel derby emiliano al Dall'Ara di Bologna[15]. Zeman torna quindi in Sicilia alla guida del Messina; chiuderà il campionato all'ottavo posto con il miglior attacco del campionato, lanciando Salvatore Schillaci, che sarà capocannoniere a fine campionato[12].

Zemanlandia: il "Foggia dei miracoli"[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una stagione alla guida del Messina viene ingaggiato nuovamente dal Foggia, neopromosso in Serie B, di cui è proprietario e presidente l'imprenditore del settore dei cereali Pasquale Casillo[12]. Nasce quindi, nel 1989, il "Foggia dei miracoli",[12][16] caratterizzato da un 4-3-3 spiccatamente offensivo e da un gioco spumeggiante.[17] La squadra, dopo aver vinto il campionato di Serie B 1990-1991 con il miglior attacco del campionato – grazie al contributo determinante del trio delle meraviglie composto da Francesco Baiano (capocannoniere del campionato), Giuseppe Signori e Roberto Rambaudi[9] (i primi due riusciranno anche a giocare qualche partita in nazionale maggiore nel periodo a Foggia) –, si salverà per tre stagioni nella massima serie, ottenendo un nono posto (con il secondo migliore attacco del campionato, dietro al Milan campione) e, nonostante la cessione del trio delle meraviglie, un undicesimo e nuovamente un nono posto sfiorando l'ingresso in Coppa UEFA[12], venendo sconfitto (0-1) dal Napoli all'ultima giornata di campionato.

Baiano, Signori e Rambaudi, il trio delle meraviglie del Foggia di Zeman

In queste stagioni lancerà nel calcio ad alti livelli anche Luigi Di Biagio[18], che ritroverà nel suo periodo alla Roma (Di Biagio, in tale periodo, riuscirà anche a conquistare la nazionale maggiore), Francesco Mancini e i due russi Igor' Kolyvanov e Igor' Šalimov.

Le esperienze romane[modifica | modifica wikitesto]

Per il campionato di Serie A 1994-1995 viene ingaggiato dalla Lazio, in cui ritrova come giocatore Giuseppe Signori e Roberto Rambaudi, che raggiungerà anche la nazionale maggiore in questo periodo. Con la compagine biancoceleste il tecnico boemo centra al suo primo anno il secondo posto, dopo aver battagliato per un certo periodo per lo scudetto, con il miglior attacco del campionato merito anche delle vittorie con largo margine con Fiorentina (8-2) e Foggia (7-1), oltre a quelle contro Napoli (5-1), Milan (4-0), Inter (4-1) e Juventus (3-0), che si alternano a sconfitte come lo 0-3 incassato nel derby d'andata contro la Roma. La compagine romana arriva fino ai quarti di finale di Coppa UEFA persi col Borussia Dortmund, mentre in Coppa Italia la squadra capitolina si fermerà in semifinale eliminata da una doppia sconfitta con la Juventus.

La seconda stagione sulla panchina della Lazio segue la falsariga della prima, con risultati come il 4-0 sulla Juventus campione d'Italia che permettono ai biancocelesti di giungere al terzo posto (con il miglior attacco del campionato e Giuseppe Signori capocannoniere). In Coppa Italia i biancocelesti sono eliminati dall'Inter ai quarti di finale, mentre in Coppa UEFA dove la Lazio non andrà oltre i sedicesimi eliminati dai francesi dell'Olympique Lione.

Zeman alla Lazio nel 1995, assieme a Paul Gascoigne

Alla terza stagione, dopo la cessione di giocatori chiave come Bokšić, Di Matteo e Winter,[19] la Lazio non riesce a esprimersi bene durante il girone d'andata e viene eliminata in Coppa Italia ai quarti contro il Napoli (poi finalista perdente della competizione) e in Coppa UEFA ai sedicesimi da parte del Tenerife. Dopo la sconfitta interna subita da parte del Bologna per 1-2, il 26 gennaio 1997, il tecnico boemo viene esonerato.[20] In quest'esperienza ha consacrato Alessandro Nesta e lanciato Marco Di Vaio[10] e Pavel Nedvěd.[21]

Nell'annata successiva (1997-1998) il proprietario e presidente della Roma Franco Sensi gli offre la panchina giallorossa e Zeman accetta di rilanciare una squadra che l'anno precedente aveva rischiato una seria débâcle sino alla quart'ultima giornata; dopo una rivoluzione sul mercato e prestazioni spettacolari, a fine stagione i giallorossi chiudono al quarto posto in classifica.

L'anno successivo la Roma continua a proporre un buon calcio ma peggiora il suo piazzamento finale chiudendo quinta, sicché il tecnico non viene confermato per la stagione seguente, reo di aver fallito la qualificazione ai preliminari di Champions League.

Zeman sulla panchina della Roma nel 1997

Nel periodo di Zeman sulla panchina romanista, sono autori di notevoli prestazioni i giocatori Marco Delvecchio e soprattutto Francesco Totti, elemento simbolo della squadra giallorossa, diventato capitano per la prima volta proprio in quel periodo.[10][22][23][24]

Dalla Turchia alla Campania[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'esperienza in Turchia con il Fenerbahçe di tre mesi, in cui da subentrato conquista tre vittorie, cinque pareggi e due sconfitte[15], si dimette e ritorna in Italia per allenare il Napoli appena promosso in Serie A. Dopo due punti conquistati in sei partite viene esonerato dal neo presidente Giorgio Corbelli[25]; a fine stagione il Napoli, guidato da Emiliano Mondonico, retrocederà in Serie B.

L'anno successivo Zeman torna in Serie B sempre in Campania, prima con la Salernitana (raggiungendo un sesto posto con Fabio Vignaroli vice-capocannoniere del campionato e venendo esonerato l'anno dopo[26][27] con una squadra formata da giocatori presi da categorie inferiori, tra cui un giovane Gennaro Sardo[28]) e, successivamente nella stagione 2003-2004, con l'Avellino, dove ritrova come presidente Pasquale Casillo e come direttore sportivo Giuseppe Pavone. Con gli irpini lancia l'attaccante bielorusso Vitali Kutuzaŭ e il difensore Matteo Contini[29] e fa esordire da titolare il giovane centrocampista Antonio Nocerino, al primo anno da professionista. A fine anno la squadra retrocede in Serie C1 e il boemo lascia la panchina campana.

La prima esperienza a Lecce[modifica | modifica wikitesto]

Zeman in conferenza stampa a Lecce nel 2006

Il 15 giugno 2004 approda sulla panchina del Lecce[30], militante nel campionato di Serie A 2004-2005; Zeman torna, così, nella massima divisione italiana dopo quasi quattro anni. Con i salentini ottiene la salvezza grazie all'undicesimo posto e lancia Mirko Vučinić, Valeri Božinov[10] (ceduto a metà campionato) e Marco Cassetti, che riceverà anche la convocazione nella nazionale italiana[31] (primo giocatore nella storia del Lecce). La squadra di Zeman, che nell'ottobre 2004 raggiunge i vertici della classifica[32], conclude l'annata con il secondo migliore attacco del campionato, con un solo gol in meno della Juventus campione, anche se la difesa giallorossa risulta la più battuta del campionato italiano (per la prima volta nella storia della Serie A accadde che il club che aveva subito più gol non era tra quelli retrocessi in Serie B). Al termine della stagione il rapporto contrattuale con il club non è rinnovato.

Parentesi bresciana e ritorno in Salento[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 marzo 2006 assume la guida tecnica del Brescia, squadra di Serie B, dichiarando di voler portare la squadra in una posizione valida per i play-off per la promozione in Serie A[33]. Il boemo è chiamato a sostituire Rolando Maran, esonerato dal presidente Gino Corioni malgrado fosse reduce da una vittoria per 3-0 e nonostante la squadra si trovasse al quinto posto in classifica. Alla fine della stagione il Brescia guidato da Zeman manca i play-off e resta in Serie B.

Il 21 giugno 2006 il Lecce ufficializza il nuovo ingaggio di Zeman, che ritorna così sulla panchina salentina dopo un anno[34]. In Serie B, dopo aver chiuso l'anno solare nella seconda metà della classifica e dopo dieci sconfitte in diciotto partite di campionato, la dirigenza salentina decide di esonerare il tecnico boemo alla vigilia di Natale, il 24 dicembre 2006, mentre si trova in vacanza a Praga. Al suo posto è ingaggiato Giuseppe Papadopulo. In quell'anno comunque Zeman lancia un giovane Pablo Osvaldo[35] e Giuseppe Vives[36], da lui voluti nel calciomercato estivo.

Stella Rossa[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 giugno 2008 diventa allenatore della Stella Rossa[12], subentrando ad Aleksandar Janković. I risultati sono negativi[37]: la squadra non riesce ad accedere alla Coppa UEFA venendo eliminata dai ciprioti dell'APOEL. In campionato la Stella Rossa dopo tre giornate si trova ultima in classifica con un punto e zero gol segnati, posizione che, insieme a qualche polemica con la dirigenza, conduce alla rescissione consensuale del contratto di Zeman con il club[38].

Il terzo ritorno al Foggia[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 luglio 2010 Pasquale Casillo, insieme ad altri imprenditori, riacquista ufficialmente il Foggia[39] e ingaggia di nuovo come allenatore Zeman[40], riformando il trio del "Foggia dei miracoli" con Giuseppe Pavone come direttore sportivo[41].

Dopo aver concluso la stagione al sesto posto con il miglior attacco (in larga parte conseguito con la coppia formata da Lorenzo Insigne e Marco Sau, capocannoniere del campionato), e la difesa più battuta, sfiorando i play-off, il 23 maggio 2011 dichiara in conferenza stampa di voler chiudere la sua avventura rossonera, poiché deluso dai risultati conseguiti[42]. In questa stagione ha lanciato Vasco Regini[43] e Moussa Koné; quest'ultimo verrà convocato anche per la nazionale olimpica della Costa d'Avorio[44].

Pescara[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 giugno 2011 diventa l'allenatore del Pescara, in Serie B[45][46]. Il 20 maggio 2012 riporta la squadra biancazzurra in Serie A dopo diciannove anni,[47] vincendo il campionato[48] con un totale di 83 punti in 42 partite, vincendone 26 (14 in casa e 12 in trasferta), pareggiandone 5 e perdendone 11. Inoltre la sua squadra ha realizzato 90 gol (miglior attacco del campionato) e ne ha subiti 55. In questa stagione ha lanciato Ciro Immobile (capocannoniere del campionato) e Marco Verratti[8][10], che assieme a Marco Capuano e Simone Romagnoli saranno convocati nella Nazionale Under-21, valorizzando ulteriormente Lorenzo Insigne e Moussa Koné (già allenati la stagione precedente a Foggia); Koné esordirà nella nazionale maggiore della Costa d'Avorio[49], stabilendo anche il record di convocazioni per il Pescara[50].

Il 17 febbraio 2013 viene premiato con la Panchina d'argento, riferita all'annata precedente alla guida del Pescara[51].

Il ritorno alla Roma[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 giugno 2012 annuncia l'addio al Pescara e il conseguente passaggio sulla panchina della Roma[52] a partire dal 1º luglio 2012[53]. Con la società giallorossa, alla quale ritorna a distanza di tredici anni, firma un contratto biennale[54], il primo della sua carriera, nella quale in precedenza aveva stipulato solo accordi annuali[55]. Il suo staff tecnico consta di Vincenzo Cangelosi come allenatore in seconda, Giacomo Modica come collaboratore tecnico e Roberto Ferola come preparatore atletico[53].

Dopo aver esordito in campionato in casa contro il Catania (2-2), il 2 settembre ottiene la vittoria a Milano contro l'Inter per 3-1 permettendo ai giallorossi di tornare a vincere in casa dei nerazzurri in campionato dopo cinque anni. Il 2 febbraio 2013, dopo la sconfitta interna contro il Cagliari (2-4) della 23ª giornata e con la Roma all'ottavo posto in graduatoria, viene esonerato dall'incarico[56].

Nel corso della stagione ha lanciato i giovani Alessandro Florenzi[57][58] (che nel corso dell'annata esordirà con la Nazionale maggiore) e Marquinhos[59][60], voluti in rosa da lui stesso.

Cagliari[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 luglio 2014 diventa il nuovo allenatore del Cagliari[61], primo tecnico della nuova proprietà targata Tommaso Giulini, con un contratto da 360 000 euro e un bonus salvezza da 200 000 euro[62]. Viene accolto con grande felicità e gioia da tutta la gente di Cagliari, come spesso accade quando viene resa nota la sua nomina come allenatore all'interno di qualsiasi squadra, curiosa di vedere all'opera la famosa "Zemanlandia".

All'esordio sulla panchina sarda pareggia per 1-1 sul campo del Sassuolo. Nonostante vittorie "alla Zeman" come l'1-4 contro l'Inter (prima vittoria del boemo sulla panchina dei rossoblù[63]) e lo 0-4 contro l'Empoli[64], maturati entrambi fuori casa, non riesce a ottenere alcun risultato utile tra le mura amiche nelle prime 16 giornate (escludendo il 2-0 col Catania e il 4-4 col Modena in Coppa Italia[65]) e, complice anche un gioco che a poco a poco andava scemando anche a causa della poca incisività dei giocatori in campo (assenti a detta loro a causa degli allenamenti troppo faticosi imposti dal boemo), il 23 dicembre viene sollevato dall'incarico, cinque giorni dopo la sconfitta subita in casa dalla Juventus per 1-3, lasciando la squadra terzultima in classifica con 12 punti raccolti in 16 partite di campionato[66]. Gli subentra l'ex bandiera del club sardo Gianfranco Zola[67].

Il 9 marzo 2015, dopo dieci partite, torna sulla panchina della squadra sarda in sostituzione dello stesso Zola, con l'obiettivo - dichiarato già a giugno - di salvare la squadra, in quel momento messa peggio di come l'aveva lasciata 2 mesi e mezzo prima: penultima con 20 punti a pari merito con il Cesena, a -4 dal quartultimo posto che vorrebbe dire salvezza[68]. Comincia la sua seconda avventura alla guida dei rossoblù con un pareggio per 1-1 ottenuto in casa contro l'Empoli (sfiorando anche la vittoria, avendo i toscani pareggiato al 93'), facendo rivedere il suo gioco spiccatamente offensivo e spettacolare[69]. Il 21 aprile 2015, dopo quattro sconfitte consecutive, si dimette da allenatore degli isolani[70], con i quali il boemo ha complessivamente raccolto 13 punti in 21 partite[71].

Lugano[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 giugno 2015 firma per il Lugano, neopromosso nella Super League (prima serie del campionato svizzero)[72][73], guidandolo al nono posto finale e alla salvezza matematica in campionato, nonché alla finale di Coppa Svizzera, poi persa contro lo Zurigo.

Il 4 giugno 2016, a seguito di un colloquio con i vertici della società ticinese, decide di non rinnovare il contratto[74], adducendo a motivazione una mancanza di chiarezza e professionalità all'interno del club e la volontà di non ripetere una stagione altrettanto complessa[75].

Il ritorno al Pescara[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 febbraio 2017 viene ufficializzato il suo ritorno come allenatore al Pescara dopo cinque anni, al posto dell'esonerato Massimo Oddo[76]. Esordisce il 19 febbraio con un netto 5-0 contro il Genoa, il che sancisce la prima vittoria sul campo dopo 24 giornate senza successi (la vittoria a tavolino per 3-0 contro il Sassuolo, 6 pareggi e 17 sconfitte)[77]. Il 4 marzo, in occasione della sconfitta per 3-1 in casa della Sampdoria, raggiunge quota 1000 panchine in carriera tra i professionisti[78]. Il 24 aprile, a seguito della sconfitta in casa per 1-4 contro la Roma, la squadra retrocede aritmeticamente in Serie B con cinque turni di anticipo[79]. Confermato anche per la stagione successiva, viene sollevato dall'incarico il 4 marzo 2018, con la squadra al tredicesimo posto in classifica[80].

Il quarto ritorno al Foggia[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 giugno 2021, dopo più di tre anni di inattività, firma un contratto che lo riporta per la quarta volta ad allenare in Serie C il Foggia per la stagione 2021-2022 che ha visto i rossoneri militare ancora in Serie C[81]. Esordisce nuovamente sulla panchina pugliese il successivo 21 agosto, nel match di Coppa Italia Serie C contro la Paganese vinto per 2-0. il 7 novembre tocca quota 1000 panchine con squadre italiane nel 3-0 contro la stessa Paganese[82]. Il 28 novembre conquista 100 vittorie in campionato con il club pugliese nel 5-2 contro la Vibonese[83]. A fine stagione chiude il campionato in settima posizione qualificandosi per i play-off, poi persi al primo turno della fase nazionale nel doppio turno contro la Virtus Entella. Il 26 maggio 2022 comunica di non voler proseguire il suo rapporto di collaborazione con la società rossonera.[84]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Accuse di abuso di farmaci nel calcio italiano (1998)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate 1998, mentre era sulla panchina della Roma, Zeman rilasciò un'intervista a L'Espresso in cui lamentava l'abusivo ricorso a doping e farmaci nel mondo del calcio[85]: le sue critiche investirono il campionato italiano[86], con particolare riferimento alla Juventus (le cui componenti reagirono, da par loro, con una querela).[87] In seguito alle dichiarazioni, la magistratura aprì un'inchiesta nella zona torinese[88]; nel frattempo Paolo Negro (allora difensore della Lazio) rivoltò le accuse contro lo stesso boemo, colpevole — a detta del calciatore — di aver somministrato creatina ai biancocelesti nel periodo in cui sedeva sulla panchina di questi ultimi[89]. Sul fatto si pronunciò anche il CONI, dichiarando "illegale" la sostanza[90]. Mentre persino il Parma, la Roma e il Torino risultarono coinvolti nella vicenda[91][92], gli sviluppi dell'indagine portarono all'incriminazione di entrambe le società sabaude per competenza territoriale[93], con il Torino processato nel 2001: Davide Palazzetti, ex amministratore delegato dei granata, fu condannato all'arresto nonché a una multa di 15 milioni per «detenzione abusiva di medicinali e frode in commercio»[94].

Per quanto riguarda il club bianconero, a essere imputati furono il medico Riccardo Agricola e l'amministratore Antonio Giraudo[95]. Il processo a carico della Juventus si concluse nel marzo 2007 con il verdetto d'assoluzione confermato dalla Corte di cassazione per il reato di «frode sportiva» relativo all'EPO[96]. Furono invece annullate in parte qua[97] le sentenze di assoluzione in secondo grado circa la somministrazione di medicinali vietati diversi dall'EPO, ritenendo «carente» la decisione della Corte d'appello sul punto specifico[98], e la somministrazione off-label di quelli leciti, ritenendo che potessero configurarsi violazioni della legge n. 401 del 13 dicembre 1989 (l'unica applicabile al periodo indagato)[99], pur non essendo all'epoca ancora in vigore la legge sul particolare (introdotta il 14 dicembre 2000)[97]. Lo svolgersi di una nuova perizia, sancita dalla corte, non ebbe luogo per l'estinzione delle accuse in oggetto[97]. Nel 2005 sia Giraudo sia Agricola furono assolti sul piano della giustizia sportiva, sentenza confermata sia dalla Commissione d'Appello Federale nel 2006, sia dal giudice di ultima istanza nel 2007.[100]

Polemiche con Moggi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno 2009, interrogato circa il possibile coinvolgimento del Lecce nei fatti di Calciopoli[101][102], il boemo accusò Luciano Moggi di averne minato la carriera[103]: Zeman contestò presunti accordi compiuti dall'ex dirigente juventino allo scopo di provocarne l'esonero, con le società di Napoli e Salernitana dalle quali il tecnico era stato licenziato rispettivamente nel 2000 e 2002[104]. A detta del ceco, tale circostanza sarebbe stata ascrivibile alle accuse da lui stesso sollevate contro il club torinese nel 1998[105].

Dopo che Moggi ebbe ricondotto i vari esoneri del tecnico alle capacità gestionali di quest'ultimo[106], Zeman sporse una querela ritenendo che l'affermazione costituisse atto diffamatorio nei propri confronti[107][108]: a seguito della richiesta di rinvio a giudizio per l'ex dirigente[109], questi venne prosciolto nel novembre 2012[110][111].

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche da allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche aggiornate al 12 maggio 2022. In grassetto le competizioni vinte.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale % Vittorie Piazzamento
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1983-1984 Italia Licata C2 34 11 12 11 CI-C 6 1 3 2 - - - - - - - - - - 40 12 15 13 30,00 11º
1984-1985 C2 34 15 14 5 CI-C 12 8 2 2 - - - - - - - - - - 46 23 16 7 50,00 (prom.)
1985-1986 C1 34 11 9 14 CI-C 8 5 1 2 - - - - - - - - - - 42 16 10 16 38,10 11º
Totale Licata 102 37 35 30 26 14 6 6 - - - - - - - - 128 51 41 36 39,84
1986-apr. 1987 Italia Foggia C1 27 11 9 7 CI-C 6 1 2 3 - - - - - - - - - - 33 12 11 10 36,36 Eson.
1987-ott. 1987 Italia Parma B 7 1 2 4 CI 5 3 2 0 - - - - - - - - - - 12 4 4 4 33,33 Eson.
1988-1989 Italia Messina B 38 13 12 13 CI 5 1 1 3 - - - - - - - - - - 43 14 13 16 32,56
1989-1990 Italia Foggia B 38 15 9 14 CI 1 0 0 1 - - - - - - - - - - 39 15 9 15 38,46
1990-1991 B 38 21 9 8 CI 4 1 0 3 - - - - - - - - - - 42 22 9 11 52,38 (prom.)
1991-1992 A 34 12 11 11 CI 2 0 1 1 - - - - - CM 1 0 1 0 37 12 13 12 32,43
1992-1993 A 34 10 12 12 CI 4 1 2 1 - - - - - - - - - - 38 11 14 13 28,95 12º
1993-1994 A 34 10 13 11 CI 6 2 1 3 - - - - - - - - - - 40 12 14 14 30,00
1994-1995 Italia Lazio A 34 19 6 9 CI 8 6 0 2 CU 8 5 2 1 - - - - - 50 30 8 12 60,00
1995-1996 A 34 17 8 9 CI 4 1 2 1 CU 4 2 0 2 - - - - - 42 20 10 12 47,62
1996-gen. 1997 A 18 6 5 7 CI 4 2 1 1 CU 4 2 1 1 - - - - - 26 10 7 9 38,46 Eson.
Totale Lazio 86 42 19 25 16 9 3 4 16 9 3 4 - - - - 118 60 25 33 50,85
1997-1998 Italia Roma A 34 16 11 7 CI 6 3 1 2 - - - - - - - - - - 40 19 12 9 47,50
1998-1999 A 34 15 9 10 CI 4 1 3 0 CU 8 4 2 2 - - - - - 46 20 14 12 43,48
ott. 1999-gen. 2000 Turchia Fenerbahçe T1L 10 3 5 2 TK 1 0 0 1 CU - - - - - - - - - 11 3 5 3 27,27 Sub., Dimis.
2000-nov. 2000 Italia Napoli A 6 0 2 4 CI 2 0 1 1 - - - - - - - - - - 8 0 3 5 &&0,00 Eson.
2001-2002 Italia Salernitana B 38 14 11 13 CI 3 1 0 2 - - - - - - - - - - 41 15 11 15 36,59
2002-dic. 2002 B 16 3 3 10 CI 3 0 2 1 - - - - - - - - - - 19 3 5 11 15,79 Eson.
Totale Salernitana 54 17 14 23 6 1 2 3 - - - - - - - - 60 18 16 26 30,00
2003-2004 Italia Avellino B 46 8 13 25 CI 3 0 0 3 - - - - - - - - - - 49 8 13 28 16,33 23º (retr.)
2004-2005 Italia Lecce A 38 10 14 14 CI 4 2 0 2 - - - - - - - - - - 42 12 14 16 28,57 11º
mar. 2006-2006 Italia Brescia B 11 2 2 7 CI - - - - - - - - - - - - - - 11 2 2 7 18,18 Sub. 10º
2006-dic. 2006 Italia Lecce B 18 6 2 10 CI 1 0 0 1 - - - - - - - - - - 19 6 2 11 31,58 Eson.
Totale Lecce 56 16 16 24 5 2 0 3 - - - - - - - - 61 18 16 27 29,51
2008-set. 2008 Serbia Stella Rossa SS 3 0 1 2 KS - - - - CU 2 0 2 0 - - - - - 5 0 3 2 &&0,00 Resc. cons.
2010-2011 Italia Foggia 1D 34 14 5 15 CI-LP 8 6 1 1 - - - - - - - - - - 42 20 6 16 47,62
2011-2012 Italia Pescara B 42 26 5 11 CI 1 0 1 0 - - - - - - - - - - 43 26 6 11 60,47 (prom.)
2012-feb. 2013 Italia Roma A 23 10 4 9 CI 3 3 0 0 - - - - - - - - - - 26 13 4 9 50,00 Eson.
Totale Roma 91 41 24 26 13 7 4 2 8 4 2 2 - - - - 112 52 30 30 46,43
2014-apr. 2015 Italia Cagliari A 21 2 7 12 CI 2 1 1 0 - - - - - - - - - - 23 3 8 12 13,04 Eson., Sub., Dimis.
2015-2016 Svizzera Lugano SL 36 9 8 19 CS 6 5 0 1 - - - - - - - - - - 42 14 8 20 33,33
feb.-giu. 2017 Italia Pescara A 14 2 3 9 CI - - - - - - - - - - - - - - 14 2 3 9 14,29 Sub. 20º (retr.)
2017-mar. 2018 B 28 9 9 10 CI 3 2 0 1 - - - - - - - - - - 31 11 9 11 35,48 Eson.
Totale Pescara 84 37 17 30 4 2 1 1 - - - - - - - - 88 39 18 31 44,32
2021-2022 Italia Foggia C 36+4[112] 13+3 15 8+1 CI-C 3 2 0 1 - - - - - - - - - - 43 18 15 10 41,86
Totale Foggia 279 109 83 87 34 13 7 14 - - - - 1 0 1 0 314 122 91 101 38,85
Totale carriera 930 336 260 333 128 58 28 42 26 13 7 6 1 0 1 0 1 085 408 296 381 37,60

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Licata: 1984-1985 (girone D)
Foggia: 1990-1991
Pescara: 2011-2012

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1996
2011-2012
  • Timone d'Oro: 1
2013
2016

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Gianni Spinelli, Il gol di Platone. L'arte del calcio tra cronaca, filosofia, letteratura, psicologia e Zeman, Sedit, 2013.
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  • Pasquale Martello, SDENGO & SVENGO. Ovvero: Zeman Ed Eriksson, Edizioni La Campanella, 2018.
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  • Mario Lorenzo Passiatore, Sulla giostra di Zdeněk. Lecce e la stagione dei record, Battaglia, 2021.
  • Gianni Spinelli, Zeman per sempre, Sedit 4.Zero srl, 2021.
  • Domenico Carella, Zemanlandia, Sinkronia Edizioni, 2022.
  • Gaetano Fontana, Gianluca Corbani, Zdeněk Zeman. Storia, aneddoti, metodologia, evoluzione tattica, Sportivi, 2022.
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Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Sansonna, Zemanlandia, 2009.
  • Giuseppe Sansonna, Due o tre cose che so di lui, 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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