Luciano Moggi

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Luciano Moggi insieme a Corrado Ferlaino durante la sua esperienza al Napoli

Luciano Moggi (Monticiano, 10 luglio 1937) è un ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano.

Soprannominato «Lucianone»,[1] fu dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, portando alla conquista di sei scudetti (cinque con la Juventus – più uno revocato – e uno con il Napoli), due Coppe Italia (con Roma e Torino), cinque Supercoppe italiane (quattro con la Juventus e una con il Napoli), una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intertoto (tutte con la Juventus), oltre alla vittoria di una Coppa UEFA con il Napoli. Ha collaborato con il quotidiano Libero e per il sito web del settimanale Tempi, oltre a fare da opinionista per l'emittente Sportitalia, nonché di trasmissioni calcistiche sull'emittente radiofonica Radio Manà Manà.[2] Dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista e dal 27 aprile 2017 è anche consulente della squadra albanese del Partizan Tirana.

Nel maggio 2006 è stato coinvolto nello scandalo sportivo noto come Calciopoli: il relativo processo penale a Napoli è arrivato alla sentenza di appello il 17 dicembre 2013 con una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione. L'altro processo penale a carico di Moggi è quello relativo all'azienda Gea World ed è terminato nel 2014 con l'annullamento «per non corretta applicazione della norma» senza rinvio per prescrizione in Cassazione della precedente sentenza di condanna a un anno di reclusione per «violenza privata» e la conferma del verdetto assolutorio emesso nei due gradi precedenti per quanto riguarda l'accusa di «associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza».[3] Nell'ambito della giustizia sportiva dopo avere scontato 5 anni di inibizione ha subito la sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango e categoria della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Nell'ambito della giustizia penale il 24 marzo 2015 è stato prescritto in terzo grado.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia di ceto modesto, sin da piccolo è innamorato del calcio: la passione gliela trasmette Graziano Galletti, un panettiere di Grosseto che ogni domenica lo portava in giro per gli stadi toscani e successivamente sarebbe diventato suo collaboratore. Provò anche a giocare militando per quaranta giorni nell'Akragas nella stagione 1963-1964.[5]

Una volta terminate le scuole medie ha iniziato a lavorare, trovando un posto alle Ferrovie dello Stato e stabilizzandosi in breve tempo a Civitavecchia. Nel frattempo ha continuato a coltivare la sua passione, giocando da stopper in squadre di categorie inferiori.[6]

La carriera di Moggi iniziò alla fine degli anni sessanta: insoddisfatto del suo lavoro e stanco di giocare a calcio senza introiti, Moggi intravide un futuro come scopritore di talenti, in particolare le giovani promesse del calcio minore.[6]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi da consulente alla Juventus e alla Roma[modifica | modifica wikitesto]

Moggi entrò nel calcio maggiore negli anni settanta e mosse i primi passi come osservatore e scopritore di nuovi talenti per la Juventus alle dipendenze del direttore generale Italo Allodi, chiamato nel 1970 dopo il ciclo trionfale con l'Inter.

Organizzò una ragnatela di collaboratori alla continua ricerca di giovani talenti nei campi di periferia: fu lui a segnalarli e a sistemarli al momento opportuno. Tra i suoi colpi ci sono il sedicenne Paolo Rossi nel 1972, Claudio Gentile nel 1973 e Gaetano Scirea nel 1974. Per quest'ultimo si è fatto convincere da Galletti che vedeva in lui un sostituto di Sandro Salvadore.[6]

Pochi anni dopo Allodi lasciò la Juventus e Moggi assunse un ruolo più importante: non si limitava a lavorare per la Juventus, ma allacciava contatti anche con le altre squadre per muovere trattative, finché è costretto a cambiare società a causa della rottura con il presidente Giampiero Boniperti, che non gli consente neppure l'accesso in sede.[6]

Moggi alla Roma nell'estate 1978 assieme ai neoacquisti Luciano Spinosi e Roberto Pruzzo

La sua tappa successiva fu la Roma del nuovo presidente Gaetano Anzalone: grazie all'aiuto di qualche giornalista è Moggi a farsi avanti e a conoscere Anzalone, che decise per il suo impiego di consulente di mercato. Nel periodo alla Roma è autore dell'acquisto di Roberto Pruzzo – soffiato proprio alla Juventus di Boniperti – e le sue quotazioni salivano sempre di più.[6]

Il suo allontanamento avvenne pochi giorni dopo che Dino Viola (succeduto ad Anzalone come nuovo presidente della Roma) venne a conoscenza del fatto che alla vigilia della partita con l'Ascoli Moggi è stato a cena con l'arbitro dell'incontro Pieri. Era il 25 novembre 1979 e si giocava la decima giornata di campionato: la Roma vinse la partita 1-0 e il presidente dell'Ascoli Costantino Rozzi si infuriò per un arbitraggio secondo lui a favore della Roma. Negli spogliatoi incontrò Viola, al quale non risparmiò critiche nei confronti di Moggi, colto in flagrante dal segretario bianconero Armillei, dal consigliere Sabatini e dall'avvocato della società Girardi al ristorante in compagnia dell'arbitro e dei due guardalinee: questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e Viola decise di liberarsene.[6]

Il biennio alla Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 dopo lo scandalo del calcio scommesse fu assunto col ruolo di direttore generale dalla Lazio per rilanciarla, ma rassegnò le dimissioni dopo due anni con la Lazio ancora in Serie B.

Dirigente a Torino e a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982 si trasferì al Torino del presidente Sergio Rossi e dell'amministratore delegato Luciano Nizzola. A Torino rimase per cinque anni, subendo anche la contestazione dei tifosi, forse a causa dei disastrosi colpi di mercato portati a termine (come l'argentino Patricio Hernández) o saltati (lo jugoslavo Safet Sušić e il catanzarese Carlo Borghi): il 29 maggio 1987 si dimise dalla carica.[7]

Il 22 giugno seguente passò al Napoli di Ferlaino e Maradona subito dopo la vittoria del primo scudetto, succedendo ad Italo Allodi. Insieme a Moggi arrivarono anche Francini e Careca, mentre si dimise Pierpaolo Marino dall'incarico di direttore generale spiegando che dopo la vittoria di uno scudetto tanto atteso era giusto ricercare nuovi stimoli altrove. A Napoli ottenne la Coppa UEFA nel 1989 e lo scudetto e la Supercoppa italiana nel 1990, prima di dimettersi il 14 marzo 1991 per incompatibilità con Ferlaino.[8]

Moggi al Napoli tra gli anni ottanta e novanta in un momento di rilassamento con Diego Armando Maradona.

Nel 1991 tornò al Torino del presidente Gian Mauro Borsano, dove venne inquisito insieme al suo collaboratore Luigi Pavarese per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione per le «squillo» fornite agli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA. Lo stesso Borsano e il contabile Giovanni Matta testimoniarono il fatto specificando che era Moggi a occuparsi personalmente dell'ospitalità nei confronti degli arbitri e dei guardalinee e di procurare loro le prostitute per le partite casalinghe, mentre le prestazioni erano pagate dal Torino attraverso fondi neri. La sentenza è di proscioglimento perché Pavarese si assunse tutte le responsabilità, mentre dal lato sportivo la frode non poteva sussistere in quanto la frode sportiva non si applicava alle gare UEFA, che chiuse velocemente le proprie indagini. Il Torino vinse la Coppa Italia nel 1993.[6][9][10]

Gli anni alla Juventus[modifica | modifica wikitesto]

Una volta lasciato il Torino tornò alla Roma di Franco Sensi, ma nel 1994 passò alla Juventus dell'amministratore delegato Antonio Giraudo e dove sarebbe stato definito dall'avvocato Gianni Agnelli «lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli».[11] Qui rimase fino al maggio 2006, quando venne collegato a un'inchiesta giudiziaria in ambito sportivo nota come Calciopoli. I dodici anni con la Juventus furono quelli più vincenti della sua intera carriera dirigenziale e lo ponevano tra i dirigenti calcistici più importanti a livello nazionale e internazionale: infatti la Juventus vinse cinque scudetti (più uno revocato), una Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intertoto. Inoltre raggiunse altre due finali di Coppa Italia, tre di Champions League e una di Coppa UEFA.

Questa gestione fu ricordata con il termine «Triade», il gruppo dirigenziale della Juventus che oltre al direttore generale Moggi comprendeva l'amministratore delegato Giraudo e il vicepresidente Roberto Bettega.

Lo scandalo di Calciopoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Calciopoli.

Il 4 maggio 2006 furono pubblicate su alcuni giornali alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta archiviata dal tribunale di Torino (i cui faldoni erano stati trasmessi all'allora presidente della FIGC Franco Carraro) in cui alcuni dirigenti si informavano con il designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, delegato arbitrale UEFA, sui nomi di alcuni direttori di gara che dovevano essere sorteggiati per dirigere le partite della successiva Champions League e da qui l'uscita a cadenza giornaliera sui quotidiani di ulteriori intercettazioni provenienti da un'inchiesta ancora in corso della procura di Napoli («Indagine Offside») aperta nel 2004 per indagare su un giro di scommesse clandestine. Scoppiò quindi uno scandalo mediatico che portò l'11 maggio alle dimissioni di Moggi e degli altri due dirigenti Antonio Giraudo e Roberto Bettega in un'inchiesta che teorizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Inoltre stando alle accuse Moggi intratteneva singolari rapporti con alcuni soggetti (tra cui Fabio Baldas, ex arbitro e all'epoca moviolista de Il processo di Biscardi, trasmissione che andava in onda su LA7) che gravitavano attorno al giornalismo sportivo italiano grazie alla condiscendenza dei quali poteva esercitare pressioni atte a mettere in buona o cattiva luce l'operato di arbitri e società a seconda delle convenienze del caso. Nel mese di luglio la Corte di giustizia federale della FIGC confermò la squalifica di Moggi per cinque anni con proposta di radiazione.

Il 28 marzo 2010 la FIGC dichiarò che viste le vicende dello scandalo Moggi era stato radiato.[12] Poco dopo Moggi ha comunicato che nessuna comunicazione in tal senso gli è stata rinvenuta.[13]

La Commissione disciplinare nazionale ha emanato la sentenza di primo grado il 15 giugno 2011 condannando Moggi, Giraudo e Mazzini alla «sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC», ovvero alla radiazione.[14][15] Il 9 luglio 2011 la Corte federale si è espressa confermando la sentenza in primo grado.[16][17] Il 4 aprile 2012 l'Alta corte di giustizia del CONI ha confermato la sentenza di radiazione per Moggi.[18]

Il 3 agosto 2012 il tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio ha rigettato la richiesta sospensiva del provvedimento dell'Alta corte di giustizia sportiva[19] e dopo quattro anni di attesa il 15 ottobre 2016 lo stesso TAR ha respinto il ricorso nel merito per difetto di giurisdizione, confermando così in via definitiva la preclusione da qualsiasi incarico nell'ambito dello sport italiano.[20]

Il 15 marzo 2017 il Consiglio di Stato ha giudicato inammissibile «per difetto di giurisdizione del giudice statale» il ricorso fatto da Moggi contro la sentenza di radiazione della Corte federale della FIGC.[21]

Il processo a Roma per il caso GEA[modifica | modifica wikitesto]

È stato accusato di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata nell'ambito dell'inchiesta sull'azienda Gea World. Secondo i pubblici ministeri romani Palaia e Palamara, Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia, sarebbero stati i promotori del sistema di potere che avrebbe portato la Gea a esercitare una funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si affermò che i tre avrebbero creato la Gea per «acquisire il maggiore numero di procure sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei calciatori e di riflesso quella di svariate squadre del campionato di calcio». Il 3 ottobre 2008 è stato rinviato a giudizio insieme ad altri ventiquattro imputati nell'inchiesta. Al relativo processo l'11 novembre 2008 il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 6 anni per Moggi per associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minaccia e violenza privata, senza le attenuanti del caso per il pessimo comportamento tenuto in aula, mentre 5 anni di condanna sono stati richiesti per suo figlio.

L'8 gennaio 2009 la X sezione del tribunale di Roma ha condannato Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata nei confronti dei calciatori Manuele Blasi – indotto ad abbandonare il procuratore Stefano Antonelli per passare alla Gea – e Nicola Amoruso, anch'egli per fatti relativi alla sua procura. Oltre a lui è stato condannato anche il figlio Alessandro, tuttavia assolti insieme a tutti gli altri componenti della Gea dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, non accogliendo la richiesta di condanna a 4 anni e 8 mesi del procuratore generale Alberto Cozzella.

La sentenza del processo d'appello del 25 marzo 2011 ha ridotto la condanna a un anno di reclusione a causa della prescrizione dei fatti inerenti a Nicola Amoruso, ha inoltre condannato Moggi al risarcimento del danno nei confronti del procuratore Stefano Antonelli e della FIGC e ha confermato l'assoluzione per associazione a delinquere. L'avvocato di Moggi ha annunciato il ricorso in Cassazione, anche se la pena di un anno non sarebbe stata comunque scontata in quanto coperta dall'indulto del 2006.[22]

Il 15 gennaio 2014 il processo finì con l'annulamento «per non corretta applicazione della norma» senza rinvio per prescizione in Cassazione della sentenza di condanna a un anno di reclusione per «violenza privata» stabilita in secondo grado e la conferma del verdetto assolutorio emesso nei due gradi precedenti per quanto riguarda l'accusa di «associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza».[3]

Il processo penale di Calciopoli a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 gennaio 2009 è iniziato a Napoli il processo di Calciopoli che vide Moggi come imputato: una svolta nel processo ha avuto luogo con la scoperta da parte dei legali di Moggi e la successiva acquisizione di nuove intercettazioni mai ascoltate né precedentemente trascritte che dimostrerebbero infatti l'esistenza di contatti diretti di altri dirigenti mai indagati con arbitri e designatori, facendo venire meno l'ipotesi accusatoria di unicità di rapporti tra Bergamo e Pairetto e gli imputati.[23]

L'8 novembre 2011 è stato condannato in primo grado dal tribunale di Napoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione (oltre al Daspo di 5 anni e all'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici) per promozione della associazione a delinquere.[24] Il 17 dicembre 2013 nel processo di appello la pena è stata ridotta a 2 anni e 4 mesi. Nelle motivazioni rese note tre mesi dopo si lesse che Moggi «esercitava un ruolo preminente sugli altri sodali: non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un'influenza davvero abnorme in ambito federale» e nella sentenza si fa riferimento alla «peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni e proprie valutazioni su persone e situazioni coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità. Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti».[25]

Il 24 marzo 2015 la Cassazione ha annullato la condanna precedentemente stabilita in fase di appello per quanto riguarda l'oggetto di «associazione a delinquere» per Moggi senza rinvio in appello per sopraggiunta prescrizione del reato contestato. A Moggi inoltre sono stati annullati due verdetti collegati all'imputazione di «frode sportiva» per insussistenza dei reati. Per quanto riguarda la maggiore parte delle imputazioni di frode sportiva che erano già estinte il loro ricorso è stato rigettato.[26]

Dalle motivazioni è emerso che a giudizio della Cassazione Moggi è stato «l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)». Per i giudici Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia quello di frode sportiva «in favore della società di appartenenza (la Juventus)» e ha anche ottenuto «vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sé davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)». Dai giudizi di Moggi in televisione e sui media «potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate». L'associazione per delinquere diretta da Moggi «era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, il Pairetto o il Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta».[27]

Altri riti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2007 gli atti relativi all'ipotesi di sequestro di persona di Moggi ai danni dell'arbitro Gianluca Paparesta furono trasmessi per competenza alla procura di Reggio Calabria: alla fine la procura archiviò il caso perché «il fatto non sussiste».[28]

Il 21 gennaio 2009 il giudice dell'udienza preliminare (GUP) di Milano ha assolto Moggi dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'Inter: Moggi era accusato di avere diffamato l'Inter in quanto aveva dichiarato che si era salvata patteggiando il caso del passaporto falso di Álvaro Recoba senza conseguenze rilevanti, a differenza di quanto accaduto alla Juventus nel caso Calciopoli. Gabriele Oriali, all'epoca dirigente dell'Inter, aveva effettivamente patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per ricettazione e concorso in falso. Il GUP di Milano ha ritenuto che le parole di Moggi fossero solo «espressione del diritto di critica, al massimo imprecise, ma non penalmente rilevanti».[29]

Il 14 maggio 2009 il giudice di pace di Lecce ha assolto Moggi e l'arbitro Massimo De Santis dall'accusa di frode sportiva in concorso per avere alterato l'andamento delle gare Lecce-Juventus e Lecce-Fiorentina del campionato 2004-2005, come sancito dalle sentenze sportive. In particolare il giudice ha stabilito che «non è stato in alcun modo provato il fatto descritto» e che «il Giudicante non ritiene inoltre pienamente utilizzabili le sentenze rese dagli organi di giustizia sportiva essendo quest'ultimo giudizio strutturalmente diverso rispetto al giudizio ordinario. Né si ritiene che le intercettazioni telefoniche richiamate nel corso del giudizio possano avere valenza probatoria, non essendo utilizzabili in un procedimento diverso da quello nel quale esse sono disposte».[30]

Il 24 novembre 2009 a Torino insieme a Giraudo, Bettega e alla società Juventus è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dalle accuse riguardanti la gestione dei conti della società durante il periodo della Triade. I pubblici ministeri avevano chiesto tre anni di reclusione per Moggi.[31] Inoltre l'11 novembre 2010 la Juventus ha ritirato la querela contro Moggi, Giraudo e Bettega presentata nell'ambito dello stesso processo per i bilanci della vecchia gestione finanziaria della società.[32]

Il 14 settembre 2010 insieme a Giraudo, Bettega, Blanc e Giovanni Cobolli Gigli è stato prosciolto dall'accusa di violazioni fiscali sui bilanci della Juventus dal 2005 al 2008. Il giudice torinese Eleonora Montserrat Pappalettere ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla stessa procura di Torino e ha chiuso il caso aperto da un accertamento della Guardia di Finanza.[33]

L'11 novembre 2011 il giudice monocratico di Roma ha condannato Moggi a 4 mesi di reclusione e al pagamento di un risarcimento danni di 7 000 euro a Franco Baldini, vittima di minacce durante un processo in cui doveva testimoniare, quindi nelle vesti di pubblico ufficiale.[34]

Nel giugno 2012 è stato condannato a pagare le spese processuali[35] per la causa civile per diffamazione intentata a Carlo Petrini e alla Kaos edizioni alla luce di alcune frasi presenti nel libro Calcio nei coglioni. Secondo il tribunale di Milano quelle frasi non sono diffamatorie, ma desumibili dal rapporto dei Carabinieri diffuso anche dai giornali sull'indagine Offside del 2005.[35]

Nel luglio 2015 è stato assolto dal tribunale di Milano dall'accusa di avere diffamato l'ex presidente dell'Inter Giacinto Facchetti in una trasmissione televisiva.[36]

Nel maggio 2016 è stato condannato a 1 000 euro di multa, e al risarcimento in separata sede del danno, per aver diffamato l'ufficiale dei carabinieri Attilio Auricchio che indagò su Calciopoli. Il giudice ha subordinato la sospensione condizionale della condanna al versamento di una provvisionale di 20 000 euro.[37]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Moggi, Enzo Bucchioni, Mario D'Ascoli, Un calcio nel cuore, TEA, 2007, ISBN 88-502-1411-1.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'ultrà a Moggi: "Lucianone salvami sto nelle tue mani", Il Giornale. URL consultato il 21 dicembre 2010.
  2. ^ Storiaradiotv - Radio Manà Manà
  3. ^ a b Processo Gea, scatta la prescrizione per le condanne a Moggi e al figlio, La Stampa, 15 gennaio 2014.
  4. ^ Sentenza n. 1857/2015, Corte suprema di cassazione (PDF)
  5. ^ La Storia Akragascalcio.com.
  6. ^ a b c d e f g Moggi story: c'era un ferroviere..., La Gazzetta dello Sport, 7 maggio 2006.
  7. ^ Il Torino cambia padrone, repubblica.it, 30 maggio 1987.
  8. ^ Moggi al Torino: Con Ferlaino è rottura, repubblica.it, 15 marzo 1991.
  9. ^ Sesso e regali, pagava il Torino, repubblica.it, 14 aprile 1994.
  10. ^ Napoli sotto inchiesta, repubblica.it, 10 maggio 1994.
  11. ^ «Ora scopriremo i conti all'estero»
  12. ^ Corte Figc: "Moggi è radiato"
  13. ^ Moggi: "Nessuna radiazione, è una repubblica delle banane"
  14. ^ Sentenza: Radiati Moggi, Giraudo e Mazzini (PDF), in figc.it, 15 giugno 2011. URL consultato il 15 giugno 2011.
  15. ^ La Disciplinare non fa sconti. Radiati Moggi, Giraudo e Mazzini, in repubblica.it, 15 giugno 2011. URL consultato il 15 giugno 2011.
  16. ^ Sentenza d'appello per Moggi, Giraudo, Mazzini (PDF), in figc.it. URL consultato il 9 luglio 2011.
  17. ^ Moggi, niente retromarcia, in sportmediaset.it. URL consultato il 9 luglio 2011.
  18. ^ L'Alta corte Coni conferma: Moggi, Giraudo e Mazzini radiati dal mondo del calcio, ilgiornale.it, 4 aprile 2012.
  19. ^ Calciopoli, Tar conferma la radiazione a Moggi, corrieredellosport.it, 4 aprile 2012. URL consultato il 4 aprile 2012.
  20. ^ Calciopoli: Tar respinge ricorso Moggi. Juve e viola rischiano il falso in bilancio, Calciomercato.com, 15 ottobre 2016. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  21. ^ Moggi, la radiazione è definitiva La giustizia mette l’ultimo sigillo, corriere.it, 16 marzo 2017.
  22. ^ Moggi, ridotte le pene in appello, Corriere della Sera.
  23. ^ Moggi: "E ora le telefonate di Moratti"
  24. ^ Calciopoli, tutti colpevoli"
  25. ^ Calciopoli, i giudici d'Appello: "Moggi ideatore: prove molteplici e articolate" gazzetta.it, 17 marzo 2014.
  26. ^ La Cassazione su Calciopoli: "Prescritti Moggi e Giraudo", La Gazzetta dello Sport, 24 marzo 2015.
  27. ^ Calciopoli, Cassazione: "Arbitri, tv, designatori: Moggi comandava tutto", la Repubblica, 9 settembre 2015.
  28. ^ Nessun sequestro di persona a Reggio Calabria
  29. ^ Calcio, Gup Milano: Moggi non diffamò l'Inter
  30. ^ Giudice di pace assolve Moggi: Non c'è stato illecito sportivo
  31. ^ Bilanci e doping amministrativo, assolti Moggi, Giraudo e Bettega
  32. ^ La Juve "perdona" l'ex Triade
  33. ^ Presunte violazioni fiscali Juve: prosciolti Giraudo, Moggi, Bettega, Blanc e Cobolli Gigli
  34. ^ Minacciò Baldini in aula Altra condanna per Moggi, in La Gazzetta dello Sport, 11 novembre 2011. URL consultato il 12 novembre 2011.
  35. ^ a b L'ultima soddisfazione di Petrini: da morto, ha vinto la causa contro Moggi – Il Fatto Quotidiano
  36. ^ Calciopoli, Moggi assolto: Non diffamò Facchetti, in La Repubblica, 15 luglio 2015. URL consultato il 23 giugno 2017.
  37. ^ Diffamò Auricchio, Moggi condannato, in Il Tempo, 14 maggio 2016. URL consultato il 23 giugno 2017.

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