Luciano Moggi

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Luciano Moggi (a sinistra) general manager del Napoli tra la fine degli anni 1980 e l'inizio degli anni 1990, con il presidente del club Corrado Ferlaino.

Luciano Moggi (Monticiano, 10 luglio 1937) è un dirigente sportivo italiano.

È stato dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, portandole alla conquista di sei scudetti (cinque con la Juventus e uno con il Napoli), tre Coppe Italia (con Roma, Torino e Juventus), cinque Supercoppe italiane (quattro con la Juventus e una con il Napoli), una UEFA Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intertoto (tutte con la Juventus), oltre alla vittoria di una Coppa UEFA con il Napoli. Ha collaborato con il quotidiano Libero e per il sito web del settimanale Tempi, oltre a svolgere l'attività da opinionista per l'emittente Sportitalia, nonché di trasmissioni calcistiche sull'emittente radiofonica Radio Manà Manà.[1] Dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista.

Nel maggio 2006 è stato coinvolto nello scandalo sportivo divenuto celebre come Calciopoli: il relativo processo penale a Napoli è arrivato alla sentenza di appello il 17 dicembre 2013 con una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia di ceto modesto, sin da piccolo si appassiona di calcio, giocando per quaranta giorni nell'Akragas nella stagione 1963-1964.[2]

Terminate le scuole medie inizia a lavorare presso le Ferrovie dello Stato, stabilendosi a Civitavecchia e giocando da stopper in squadre di categorie inferiori.[3]

Alla fine degli anni sessanta: insoddisfatto del suo lavoro e stanco di giocare a calcio senza introiti, Moggi intravide un futuro come scopritore di talenti, in particolare nel calcio minore.[3]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi da consulente alla Juventus e alla Roma[modifica | modifica wikitesto]

Moggi entrò nel calcio maggiore negli anni settanta per la Juventus, alle dipendenze del direttore generale Italo Allodi. Organizzò una rete di osservatori alla ricerca di giovani talenti nei campi di periferia. Tra i suoi atleti ci sono il sedicenne Paolo Rossi nel 1972, Claudio Gentile nel 1973 e Gaetano Scirea nel 1974.[3]

Pochi anni dopo Moggi assunse un ruolo più importante: non si limitava a lavorare per la Juventus, ma allacciava contatti anche con le altre squadre per muovere trattative, finché fu costretto a cambiare società a causa della rottura con il presidente Giampiero Boniperti.[3]

Moggi in veste di consulente di mercato della Roma nell'estate 1978, tra i nuovi acquisti Luciano Spinosi (a sinistra) e Roberto Pruzzo (a destra).

La sua tappa successiva fu la Roma del nuovo presidente Gaetano Anzalone: grazie all'aiuto di qualche giornalista è Moggi a farsi avanti e a conoscere Anzalone, che decise per il suo impiego di consulente di mercato. Nel periodo alla Roma è autore dell'acquisto di Roberto Pruzzo – soffiato proprio alla Juventus di Boniperti.[3]

Il suo allontanamento dalla Roma avvenne pochi giorni dopo che Dino Viola, il nuovo presidente, venne a conoscenza del fatto che alla vigilia della partita con l'Ascoli Moggi era stato a cena con l'arbitro dell'incontro Pieri. Era il 25 novembre 1979 e si giocava la decima giornata di campionato: la Roma vinse la partita 1-0 e il presidente dell'Ascoli Costantino Rozzi si infuriò per un arbitraggio secondo lui a favore della Roma. Negli spogliatoi incontrò Viola, al quale non risparmiò critiche nei confronti di Moggi, visto in un ristorante in compagnia dell'arbitro e dei due guardalinee: questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e Viola decise di allontanarlo.[3]

Il biennio alla Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980, dopo lo scandalo del calcio scommesse, fu assunto col ruolo di direttore generale dalla Lazio per rilanciarla, ma, dopo due anni, rassegnò le dimissioni con la società biancoceleste ancora in Serie B.

Dirigente a Torino e a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Moggi (in alto) durante la sua esperienza napoletana, in un momento di relax con Diego Armando Maradona.

Nel 1982 si trasferì al Torino del presidente Sergio Rossi e dell'amministratore delegato Luciano Nizzola. A Torino rimase per cinque anni, subendo anche la contestazione dei tifosi, forse a causa dei disastrosi colpi di mercato portati a termine (come l'argentino Patricio Hernández) o saltati (lo jugoslavo Safet Sušić): il 29 maggio 1987 si dimise dalla carica.[4]

Il 22 giugno seguente passò al Napoli di Ferlaino e Maradona subito dopo la vittoria del primo scudetto, succedendo ad Italo Allodi. Il Napoli ottenne la Coppa UEFA nel 1989 e lo scudetto e la Supercoppa italiana nel 1990. Nel 1991 Moggi si dimise per incompatibilità con Ferlaino.[5]

Nel 1991 tornò al Torino del presidente Gian Mauro Borsano, dove venne inquisito insieme al suo collaboratore Luigi Pavarese per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione nei confronti degli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA. Lo stesso Borsano e il contabile Giovanni Matta testimoniarono il fatto specificando che era Moggi a occuparsi personalmente dell'ospitalità nei confronti degli arbitri e dei guardalinee e di procurare loro le prostitute per le partite casalinghe, mentre le prestazioni erano pagate dal Torino attraverso fondi neri. La sentenza è di proscioglimento perché Pavarese si assunse tutte le responsabilità, mentre dal lato sportivo la frode non poteva sussistere in quanto la frode sportiva non si applicava alle gare UEFA, che chiuse velocemente le proprie indagini. Il Torino vinse la Coppa Italia nel 1993.[3][6][7]

Gli anni alla Juventus[modifica | modifica wikitesto]

Parte dei vertici della Juventus nella seconda metà degli anni 1990; da sinistra: l'amministratore Antonio Giraudo, l'allenatore Marcello Lippi, il presidente onorario Umberto Agnelli, il direttore sportivo Moggi e il vicepresidente Roberto Bettega (di spalle).

Una volta lasciato il Torino tornò alla Roma di Franco Sensi, ma nel 1994 passò alla Juventus dell'amministratore delegato Antonio Giraudo e dove sarebbe stato definito dall'avvocato Gianni Agnelli «lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli».[8] Qui rimase fino al maggio 2006, quando venne collegato a un'inchiesta giudiziaria in ambito sportivo nota come Calciopoli. I dodici anni con la Juventus furono quelli più vincenti della sua intera carriera dirigenziale e lo ponevano tra i dirigenti calcistici più importanti a livello nazionale e internazionale: infatti la Juventus vinse cinque scudetti (più uno revocato), una Champions League, una Coppa Italia, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA, quattro Supercoppe italiane e una Coppa Intertoto. Inoltre raggiunse altre due finali di Coppa Italia, tre di Champions League e una di Coppa UEFA.

Lo scandalo di Calciopoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Calciopoli.

Nel 2006 furono pubblicate su alcuni giornali alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta archiviata dal tribunale di Torino (i cui faldoni erano stati trasmessi all'allora presidente della FIGC Franco Carraro) in cui alcuni dirigenti si informavano con il designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, delegato arbitrale UEFA, sui nomi di alcuni direttori di gara che dovevano essere sorteggiati per dirigere le partite della successiva Champions League. Scoppiò quindi uno scandalo che portò alle dimissioni di Moggi e degli altri due dirigenti, per un'inchiesta che teorizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Stando alle accuse Moggi intratteneva singolari rapporti con alcune persone che gravitavano attorno al giornalismo sportivo italiano, allo scopo di mettere in buona o cattiva luce l'operato di arbitri e società. Nel mese di luglio la Corte di giustizia federale della FIGC confermò la squalifica di Moggi per cinque anni con proposta di radiazione.

Il 28 marzo 2010 la FIGC dichiarò che viste le vicende dello scandalo Moggi era stato radiato.[9] [10][11][12] Il 9 luglio 2011 la Corte federale si è espressa confermando la radiazione,[13][14], così come, nel 2012, il CONI ha confermato la sentenza di radiazione per Moggi.[15]

Il tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio ha dapprima rigettato la richiesta sospensiva del provvedimento dell'Alta corte di giustizia sportiva[16] e nel 2016, quattro anni dopo, ha respinto il ricorso, confermando così in via definitiva la preclusione da qualsiasi incarico nell'ambito dello sport italiano.[17]

Il 15 marzo 2017 il Consiglio di Stato ha giudicato inammissibile «per difetto di giurisdizione del giudice statale» il ricorso fatto da Moggi contro la sentenza di radiazione della Corte federale della FIGC.[18]

Il processo a Roma per il caso GEA[modifica | modifica wikitesto]

È stato accusato di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata nell'ambito dell'inchiesta sull'azienda Gea World. Secondo i pubblici ministeri, Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia, sarebbero stati i promotori del sistema di potere che avrebbe portato la Gea a esercitare una funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si affermò che i tre avrebbero creato la Gea per «acquisire il maggiore numero di procure sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei calciatori e di riflesso quella di svariate squadre del campionato di calcio». Nel 2009 la X sezione del tribunale di Roma ha condannato Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata nei confronti dei calciatori Manuele Blasi – indotto ad abbandonare il procuratore Stefano Antonelli per passare alla Gea – e Nicola Amoruso, anch'egli per fatti relativi alla sua procura. Oltre a lui è stato condannato anche il figlio Alessandro, tuttavia assolti insieme a tutti gli altri componenti della Gea dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, non accogliendo la richiesta di condanna a 4 anni e 8 mesi del procuratore generale Alberto Cozzella.

La sentenza del processo d'appello del 25 marzo 2011 ha ridotto la condanna a un anno di reclusione a causa della prescrizione dei fatti inerenti a Nicola Amoruso, ha inoltre condannato Moggi al risarcimento del danno nei confronti del procuratore Stefano Antonelli e della FIGC e ha confermato l'assoluzione per associazione a delinquere; la pena di un anno non sarebbe stata comunque scontata in quanto coperta dall'indulto del 2006.[19] Il 15 gennaio 2014 il processo finì con l'annullamento «per non corretta applicazione della norma» senza rinvio per prescrizione in Cassazione della sentenza di condanna a un anno di reclusione per «violenza privata» stabilita in secondo grado e la conferma del verdetto assolutorio emesso nei due gradi precedenti per quanto riguarda l'accusa di «associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza».[20]

Il processo penale di Calciopoli a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

L'8 novembre 2011 è stato condannato in primo grado dal tribunale di Napoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione (oltre al daspo di 5 anni e all'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici) per promozione della associazione a delinquere.[21] Il 17 dicembre 2013 nel processo di appello la pena è stata ridotta a 2 anni e 4 mesi. Secondo le motivazioni della sentenza, Moggi «esercitava un ruolo preminente sugli altri sodali: non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un'influenza davvero abnorme in ambito federale» e nella sentenza si fa riferimento alla «peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni e proprie valutazioni su persone e situazioni coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità. Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti».[22]

Il 24 marzo 2015 la Cassazione annullò il verdetto di condanna in secondo grado senza rinvio essendo estinto per prescrizione il reato di «associazione per delinquere» (sopraggiunta nel 2014) e di due imputazioni di «frode sportiva» per insussistenza del reato nonché il rigetto del ricorso per alcune imputazioni di «frode sportiva», reati estinti per prescrizione nel 2012.[23]

Dalle motivazioni è emerso che a giudizio della Cassazione Moggi è stato «l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)». Per i giudici Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia quello di frode sportiva «in favore della società di appartenenza (la Juventus)» e ha anche ottenuto «vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sé davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)». Dai giudizi di Moggi in televisione e sui media «potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate». L'associazione per delinquere diretta da Moggi «era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, il Pairetto o il Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta».[24]

Altri riti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2007 gli atti relativi all'ipotesi di sequestro di persona di Moggi ai danni dell'arbitro Gianluca Paparesta furono trasmessi per competenza alla procura di Reggio Calabria: alla fine la procura archiviò il caso perché «il fatto non sussiste».[25]

Il 21 gennaio 2009 il giudice dell'udienza preliminare (GUP) di Milano ha assolto Moggi dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'Inter: Moggi era accusato di avere diffamato l'Inter in quanto aveva dichiarato che si era salvata patteggiando il caso del passaporto falso di Álvaro Recoba senza conseguenze rilevanti, a differenza di quanto accaduto alla Juventus nel caso Calciopoli. Gabriele Oriali, all'epoca dirigente dell'Inter, aveva effettivamente patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per ricettazione e concorso in falso. Il GUP di Milano ha ritenuto che le parole di Moggi fossero solo «espressione del diritto di critica, al massimo imprecise, ma non penalmente rilevanti».[26]

Il 14 maggio 2009 il giudice di pace di Lecce ha assolto Moggi e l'arbitro Massimo De Santis dall'accusa di frode sportiva in concorso per avere alterato l'andamento delle gare Lecce-Juventus e Lecce-Fiorentina del campionato 2004-2005, come sancito dalle sentenze sportive. In particolare il giudice ha stabilito che «non è stato in alcun modo provato il fatto descritto» e che «il Giudicante non ritiene inoltre pienamente utilizzabili le sentenze rese dagli organi di giustizia sportiva essendo quest'ultimo giudizio strutturalmente diverso rispetto al giudizio ordinario. Né si ritiene che le intercettazioni telefoniche richiamate nel corso del giudizio possano avere valenza probatoria, non essendo utilizzabili in un procedimento diverso da quello nel quale esse sono disposte».[27]

Il 24 novembre 2009 a Torino insieme a Giraudo, Bettega e alla società Juventus è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dalle accuse riguardanti la gestione dei conti della società durante il periodo della Triade. I pubblici ministeri avevano chiesto tre anni di reclusione per Moggi.[28] Inoltre l'11 novembre 2010 la Juventus ha ritirato la querela contro Moggi, Giraudo e Bettega presentata nell'ambito dello stesso processo per i bilanci della vecchia gestione finanziaria della società.[29]

Il 14 settembre 2010 insieme a Giraudo, Bettega, Blanc e Giovanni Cobolli Gigli è stato prosciolto dall'accusa di violazioni fiscali sui bilanci della Juventus dal 2005 al 2008. Il giudice torinese Eleonora Montserrat Pappalettere ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla stessa procura di Torino e ha chiuso il caso aperto da un accertamento della Guardia di Finanza.[30]

L'11 novembre 2011 il giudice monocratico di Roma ha condannato Moggi a 4 mesi di reclusione e al pagamento di un risarcimento danni di 7 000 euro a Franco Baldini, vittima di minacce durante un processo in cui doveva testimoniare, quindi nelle vesti di pubblico ufficiale.[31]

Nel giugno 2012 è stato condannato a pagare le spese processuali[32] per la causa civile per diffamazione intentata a Carlo Petrini e alla Kaos edizioni alla luce di alcune frasi presenti nel libro Calcio nei coglioni. Secondo il tribunale di Milano quelle frasi non sono diffamatorie, ma desumibili dal rapporto dei Carabinieri diffuso anche dai giornali sull'indagine Offside del 2005.[32]

Nel luglio 2015 è stato assolto dal tribunale di Milano dall'accusa di avere diffamato l'ex presidente dell'Inter Giacinto Facchetti in una trasmissione televisiva.[33]

Nel maggio 2016 è stato condannato a 1 000 euro di multa, e al risarcimento in separata sede del danno, per aver diffamato l'ufficiale dei carabinieri Attilio Auricchio che indagò su Calciopoli. Il giudice ha subordinato la sospensione condizionale della condanna al versamento di una provvisionale di 20 000 euro.[34]

Carriera in sintesi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1980-1982: Lazio - Direttore sportivo
  • 1982-1987: Torino - Direttore sportivo
  • 1987-1991: Napoli - Direttore sportivo
  • 1991-1992: Torino - Direttore sportivo
  • 1992-1993: Roma - Direttore sportivo
  • 1994-2006: Juventus - Direttore generale

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Moggi, Enzo Bucchioni, Mario D'Ascoli, Un calcio nel cuore, TEA, 2007, ISBN 88-502-1411-1.
  • Luciano Moggi, Il pallone lo porto io. Calcio, trattative e spogliatoi: tutto quello che non ho mai detto, Mondadori, 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storiaradiotv - Radio Manà Manà, su storiaradiotv.it. URL consultato il 18 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2013).
  2. ^ La Storia Archiviato il 18 febbraio 2011 in Internet Archive. Akragascalcio.com.
  3. ^ a b c d e f g Moggi story: c'era un ferroviere..., su archiviostorico.gazzetta.it, La Gazzetta dello Sport, 7 maggio 2006.
  4. ^ Il Torino cambia padrone, su ricerca.repubblica.it, repubblica.it, 30 maggio 1987.
  5. ^ Moggi al Torino: Con Ferlaino è rottura, su ricerca.repubblica.it, repubblica.it, 15 marzo 1991.
  6. ^ Sesso e regali, pagava il Torino, su ricerca.repubblica.it, repubblica.it, 14 aprile 1994.
  7. ^ Napoli sotto inchiesta, su ricerca.repubblica.it, repubblica.it, 10 maggio 1994.
  8. ^ «Ora scopriremo i conti all'estero»
  9. ^ Corte Figc: "Moggi è radiato"
  10. ^ Moggi: "Nessuna radiazione, è una repubblica delle banane"
  11. ^ Sentenza: Radiati Moggi, Giraudo e Mazzini (PDF), in figc.it, 15 giugno 2011. URL consultato il 15 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2011).
  12. ^ La Disciplinare non fa sconti. Radiati Moggi, Giraudo e Mazzini, in repubblica.it, 15 giugno 2011. URL consultato il 15 giugno 2011.
  13. ^ Sentenza d'appello per Moggi, Giraudo, Mazzini (PDF), in figc.it. URL consultato il 9 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 15 novembre 2012).
  14. ^ Moggi, niente retromarcia, in sportmediaset.it. URL consultato il 9 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2011).
  15. ^ L'Alta corte Coni conferma: Moggi, Giraudo e Mazzini radiati dal mondo del calcio [collegamento interrotto], su ilgiornale.it, 4 aprile 2012.
  16. ^ Calciopoli, Tar conferma la radiazione a Moggi, su corrieredellosport.it, 4 aprile 2012. URL consultato il 4 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2014).
  17. ^ Calciopoli: Tar respinge ricorso Moggi. Juve e viola rischiano il falso in bilancio, su calciomercato.com, 15 ottobre 2016. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  18. ^ Moggi, la radiazione è definitiva La giustizia mette l’ultimo sigillo, corriere.it, 16 marzo 2017.
  19. ^ Moggi, ridotte le pene in appello, Corriere della Sera.
  20. ^ Processo Gea, scatta la prescrizione per le condanne a Moggi e al figlio, La Stampa, 15 gennaio 2014.
  21. ^ Calciopoli, tutti colpevoli"
  22. ^ Calciopoli, i giudici d'Appello: "Moggi ideatore: prove molteplici e articolate" gazzetta.it, 17 marzo 2014.
  23. ^ Sentenza n. 1857/2015 - P.Q.M, p. 139, Corte suprema di cassazione (PDF)
  24. ^ Calciopoli, Cassazione: "Arbitri, tv, designatori: Moggi comandava tutto", la Repubblica, 9 settembre 2015.
  25. ^ Nessun sequestro di persona a Reggio Calabria Archiviato il 19 dicembre 2014 in Internet Archive.
  26. ^ Calcio, Gup Milano: Moggi non diffamò l'Inter
  27. ^ Giudice di pace assolve Moggi: Non c'è stato illecito sportivo Archiviato il 13 giugno 2009 in Internet Archive.
  28. ^ Bilanci e doping amministrativo, assolti Moggi, Giraudo e Bettega[collegamento interrotto]
  29. ^ La Juve "perdona" l'ex Triade
  30. ^ Presunte violazioni fiscali Juve: prosciolti Giraudo, Moggi, Bettega, Blanc e Cobolli Gigli[collegamento interrotto]
  31. ^ Minacciò Baldini in aula Altra condanna per Moggi, in La Gazzetta dello Sport, 11 novembre 2011. URL consultato il 12 novembre 2011.
  32. ^ a b L'ultima soddisfazione di Petrini: da morto, ha vinto la causa contro Moggi – Il Fatto Quotidiano
  33. ^ Calciopoli, Moggi assolto: Non diffamò Facchetti, in La Repubblica, 15 luglio 2015. URL consultato il 23 giugno 2017.
  34. ^ Diffamò Auricchio, Moggi condannato [collegamento interrotto], in Il Tempo, 14 maggio 2016. URL consultato il 23 giugno 2017.

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