Luciano Moggi

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Luciano Moggi durante la sua esperienza napoletana, insieme a Corrado Ferlaino.

Luciano Moggi (Monticiano, 10 luglio 1937) è un ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano. Soprannominato Lucianone[1], fu dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus. Attualmente collabora con il quotidiano Libero e per il sito web del settimanale Tempi, è opinionista per l'emittente Sportitalia, nonché di trasmissioni calcistiche sull'emittente radiofonica Radio Manà Manà[2]. Dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista.

Nel maggio 2006 è stato coinvolto nello scandalo sportivo noto come Calciopoli; il relativo processo penale, in corso a Napoli, è arrivato alla sentenza di appello il 17 dicembre 2013 con una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione. L'altro processo penale a carico di Moggi, quello relativo all'azienda Gea World, è terminato nel 2014 con l'annullamento "per non corretta applicazione della norma" senza rinvio per prescrizione in Cassazione della precedente sentenza di condanna a un anno di reclusione per "violenza privata" e la conferma del verdetto assolutorio emesso nei due gradi precedenti per quanto riguarda l'accusa di "associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza"[3]. Nell'ambito della giustizia sportiva, dopo aver scontato 5 anni di inibizione, ha subito la sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango e categoria della FIGC. Nell'ambito della giustizia penale il 24 marzo 2015 viene prescritto in terzo grado.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia di ceto modesto, fin da piccolo è innamorato del calcio. La passione gliela trasmette Graziano Galletti, un panettiere di Grosseto che ogni domenica porta Luciano in giro per gli stadi toscani e successivamente sarà suo collaboratore. Prova anche a giocare, militando per quaranta giorni nell'Akragas nella stagione 1963-1964.[4]

Una volta terminate le scuole medie inizia a lavorare. Trova un posto alle Ferrovie dello Stato e si stabilizza in breve tempo a Civitavecchia. Nel frattempo continua a coltivare la sua passione, giocando da stopper in squadre di categorie inferiori.[5]

La carriera di Moggi inizia alla fine degli anni sessanta. Insoddisfatto del suo lavoro e stanco di giocare a calcio senza introiti, Moggi intravede un futuro come talent scout: scoprire le giovani promesse del calcio minore.[5]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi da consulente alla Juventus e alla Roma[modifica | modifica wikitesto]

Moggi entra nel calcio maggiore negli anni settanta. Muove i primi passi come osservatore e scopritore di nuovi talenti per la Juventus alle dipendenze del direttore generale Italo Allodi, chiamato alla società bianconera nel 1970 dopo il ciclo trionfale con l'Inter.

Organizza una ragnatela di collaboratori alla continua ricerca di giovani talenti nei campi di periferia. Poi è lui che li segnala e li sistema quando è il momento opportuno. Tra i suoi colpi ci sono il sedicenne Paolo Rossi nel 1972, Claudio Gentile nel 1973 e Gaetano Scirea nel 1974. Per quest'ultimo si fa convincere da Galletti che vede in lui un sostituto di Sandro Salvadore.[5]

Pochi anni dopo Allodi lascia la società e Moggi assume un ruolo più importante. Non si limita a lavorare per la Juventus, ma allaccia contatti anche con le altre squadre e muove trattative. Finché è costretto, causa la rottura con il presidente Giampiero Boniperti che non gli consente neppure l'accesso in sede, a cambiare società.[5]

Moggi alla Roma nell'estate del 1978, assieme ai neoacquisti giallorossi Luciano Spinosi e Roberto Pruzzo.

La sua tappa successiva è alla Roma del nuovo presidente Gaetano Anzalone. Grazie all'aiuto di qualche giornalista, è proprio lui a farsi avanti e a conoscere Anzalone che decide per il suo impiego di consulente di mercato. Nel periodo romanista è autore dell'acquisto di Roberto Pruzzo, "soffiato" proprio alla Juventus del suo vecchio padrone Boniperti. Le sue quotazioni salgono sempre di più.[5]

Il suo allontanamento avviene pochi giorni dopo che Dino Viola (succeduto ad Anzalone, come nuovo presidente della Roma) viene a conoscenza del fatto che Lucianone, alla vigilia della partita con l'Ascoli, è stato a cena con l'arbitro dell'incontro Pieri.[5] È il 25 novembre 1979 e si gioca la decima giornata di campionato. La Roma vince la partita 1-0 ed il presidente ascolano Costantino Rozzi si infuria per un arbitraggio, secondo lui, filo-romanista. Negli spogliatoi incontra il presidente giallorosso, al quale non risparmia critiche nei confronti di Moggi, colto in flagrante - dal segretario bianconero Armillei, dal consigliere Sabatini e dall'avvocato della società Girardi - al ristorante in compagnia dell'arbitro e dei due guardalinee. È questa la goccia che fa traboccare il vaso e Viola decide di liberarsene.[5]

Il biennio alla Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980, dopo lo scandalo del calcio scommesse viene assunto col ruolo di direttore generale dalla Lazio per rilanciare il progetto tecnico del club. Rassegna le dimissioni dopo due anni.

Dirigente a Torino e a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982 si trasferisce al Torino del presidente Sergio Rossi e dell'amministratore delegato Luciano Nizzola. A Torino rimane per cinque anni, subendo anche la contestazione dei tifosi forse a causa dei disastrosi colpi di mercato portati a termine (come l'argentino Patricio Hernández) o saltati (lo jugoslavo Safet Sušić ed il catanzarese Carlo Borghi). Il 29 maggio 1987 si dimette dalla carica.[6]

Passa al Napoli, di Ferlaino e Maradona, subito dopo la vittoria del primo scudetto della squadra partenopea, il 22 giugno succede ad Italo Allodi. Insieme a Moggi arrivano anche Francini e Careca, mentre si dimette Pierpaolo Marino dall'incarico di Direttore generale spiegando che dopo la vittoria di uno scudetto tanto atteso era giusto ricercare nuovi stimoli altrove. A Napoli ottiene alcune vittorie importanti: la Coppa UEFA nel 1989, lo Scudetto e la Supercoppa Italiana nel 1990. Si dimette dall'incarico di General Manager il 14 marzo 1991 per incompatibilità con Ferlaino.[7]

Moggi al Napoli tra gli anni ottanta e novanta, in un momento di relax con Diego Armando Maradona.

Nel 1991 torna al Torino del presidente Gian Mauro Borsano. Moggi viene inquisito insieme al suo collaboratore Luigi Pavarese per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione per le squillo fornite agli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA della squadra granata[8]. Lo stesso Borsano e il contabile Giovanni Matta testimoniano il fatto, specificando che era Moggi ad occuparsi personalmente dell'ospitalità nei confronti degli arbitri e dei guardalinee e di procurare loro le prostitute per le partite casalinghe. Le prestazioni erano pagate dal Torino attraverso fondi neri.[5] La sentenza è però di proscioglimento anche perché Pavarese si è assunto tutte le responsabilità. Anche dal lato sportivo, la frode non sussiste in quanto la frode sportiva non si applica alle gare UEFA, che chiude velocemente le proprie indagini. Il Torino vinse la Coppa Italia nel 1993.

Gli anni alla Juventus[modifica | modifica wikitesto]

Lasciato il Torino, Moggi torna alla Roma di Franco Sensi. Nel 1994 dalla capitale Luciano Moggi passa alla Juventus dell'amministratore delegato Antonio Giraudo e dove verrà definito dall'avvocato Gianni Agnelli «lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli».[9] Qui rimane fino al maggio 2006 quando viene collegato ad un'inchiesta giudiziaria in ambito sportivo, nota come Calciopoli. I dodici anni bianconeri sono quelli più vincenti della sua intera carriera dirigenziale, e lo pongono tra i dirigenti calcistici più importanti a livello nazionale ed internazionale; in questi 12 anni la Juventus vince 7 scudetti (di cui 2 revocati), 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa UEFA ed 1 Coppa Intertoto. Inoltre, la squadra bianconera raggiunge altre due finali di Coppa Italia, tre di Champions League, e una di Coppa UEFA.

Questa gestione verrà ricordata con il termine "Triade", il gruppo dirigenziale juventino che oltre al direttore generale Moggi comprendeva l'amministratore delegato Antonio Giraudo e il vice presidente Roberto Bettega.

Lo scandalo di Calciopoli[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 maggio 2006 furono pubblicate su alcuni giornali alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta archiviata dal tribunale di Torino (i cui faldoni erano stati trasmessi all'allora presidente della FIGC Franco Carraro) in cui alcuni dirigenti si informavano con il designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, delegato arbitrale UEFA, sui nomi di alcuni direttori di gara che dovevano essere sorteggiati per dirigere le partite della successiva Coppa dei Campioni. Da qui, l'uscita a cadenza giornaliera sui quotidiani di ulteriori intercettazioni provenienti da un'inchiesta ancora in corso della Procura di Napoli (Indagine Offside) aperta nel 2004 per indagare su un giro di scommesse clandestine.

Scoppiò quindi uno scandalo mediatico che portò l'11 maggio alle dimissioni di Moggi e degli altri due dirigenti Antonio Giraudo e Roberto Bettega, in un'inchiesta che teorizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Inoltre, stando alle accuse, Moggi intratteneva singolari rapporti con alcuni soggetti (tra cui Fabio Baldas, ex arbitro e all'epoca moviolista de Il processo di Biscardi, trasmissione che andava in onda su LA7) che gravitavano attorno al giornalismo sportivo italiano, grazie alla condiscendenza dei quali poteva esercitare pressioni atte a mettere in buona o cattiva luce l'operato di arbitri e società a seconda delle convenienze del caso. A luglio, la Corte Federale della FIGC conferma la squalifica di Moggi per cinque anni con proposta di radiazione.

Il 28 marzo 2010 la FIGC dichiara che Moggi, viste le vicende dello scandalo, è radiato[10]. Poco dopo Moggi comunica che al momento nessuna comunicazione in tal senso gli è stata rinvenuta[11].

La Commissione disciplinare nazionale ha emanato la sentenza di primo grado il 15 giugno 2011 condannando Moggi, Giraudo e Mazzini alla "sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC", ovvero alla radiazione[12][13]. Il 9 luglio 2011 la Corte Federale si è espressa confermando la sentenza in primo grado[14][15]. Il 4 aprile 2012 l'Alta Corte di Giustizia del Coni conferma la sentenza di radiazione per l'ex dg della Juventus[16].

Il 3 agosto 2012 il TAR del Lazio rigetta la richiesta sospensiva del provvedimento dell'Alta Corte di Giustizia Sportiva[17] e, dopo quattro anni di attesa, il 15 ottobre 2016 lo stesso tribunale amministrativo respinge il ricorso nel merito per difetto di giurisdizione, confermando così in via definitiva la preclusione da qualsiasi incarico nell'ambito dello sport italiano.[18]

Il 15 marzo 2017 il Consiglio di Stato ha giudicato inammissibile, '"per difetto di giurisdizione del giudice statale", il ricorso fatto da Moggi contro la sentenza di radiazione della Corte federale della FIGC.[19]

Il processo a Roma per il Caso GEA[modifica | modifica wikitesto]

È stato accusato di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata nell'ambito dell'inchiesta sull'azienda Gea World. Secondo i pm romani Palaia e Palamara, Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia, sarebbero stati i promotori del sistema di potere che avrebbe portato la Gea ad esercitare una funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si afferma che i tre avrebbero creato la Gea per "acquisire il maggior numero di procure sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei calciatori e, di riflesso, quella di svariate squadre del campionato di calcio". Il 3 ottobre 2008 è stato rinviato a giudizio insieme ad altri ventiquattro imputati nell'inchiesta. Al relativo processo, l'11 novembre 2008 il PM ha chiesto una condanna a 6 anni per Moggi per associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minaccia e violenza privata, senza le attenuanti del caso per il pessimo comportamento tenuto in aula. 5 anni di condanna sono stati richiesti per suo figlio.

L'8 gennaio 2009 la X sezione del tribunale di Roma ha condannato Luciano Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata nei confronti dei calciatori Manuele Blasi, indotto ad abbandonare il procuratore Stefano Antonelli per passare alla Gea, e Nicola Amoruso, anch'egli per fatti relativi alla sua procura. Con Luciano Moggi è stato condannato anche il figlio Alessandro. Ha invece assolto Luciano Moggi, Alessandro Moggi e tutti gli altri componenti della Gea dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, non accogliendo la richiesta di condanna a 4 anni e 8 mesi del procuratore generale Alberto Cozzella.

La sentenza del processo d'appello del 25 marzo 2011 ha ridotto la condanna a un anno di reclusione a causa della prescrizione dei fatti inerenti a Nicola Amoruso, ha inoltre condannato Moggi al risarcimento del danno nei confronti del procuratore Stefano Antonelli e della Figc e ha confermato l'assoluzione per associazione a delinquere. L'avvocato di Moggi ha annunciato il ricorso in Cassazione. La pena di un anno non verrà comunque scontata in quanto coperta dall'indulto del 2006.[20]

Il 15 gennaio 2014 il processo finì con l'annulamento "per non corretta applicazione della norma" senza rinvio per prescizione in Cassazione della sentenza di condanna a un anno di reclusione per "violenza privata" stabilita in secondo grado e la conferma del verdetto assolutorio emesso nei due gradi precedenti per quanto riguarda l'accusa di "associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza".[3]

Il processo penale di Calciopoli a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 gennaio 2009 è iniziato a Napoli il processo di Calciopoli che vede Moggi come imputato. Una svolta nel processo in corso ha avuto luogo con la scoperta, da parte dei legali di Moggi, e la successiva acquisizione, di nuove intercettazioni mai ascoltate né precedentemente trascritte. Esse dimostrerebbero infatti l'esistenza di contatti diretti di altri dirigenti mai indagati con arbitri e designatori, facendo venir meno l'ipotesi accusatoria di unicità di rapporti tra Bergamo e Pairetto e gli imputati.[21]

L'8 novembre 2011 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione (oltre al Daspo di 5 anni e all'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici), per promozione della associazione a delinquere.[22]

Il 17 dicembre 2013 nel processo di appello la pena viene ridotta a 2 anni e 4 mesi. Nelle motivazioni, rese note tre mesi dopo, si legge che Moggi "esercitava un ruolo preminente sugli altri sodali: non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un'influenza davvero abnorme in ambito federale"; nella sentenza si fa riferimento alla "peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni e proprie valutazioni su persone e situazioni coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità. Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti".[23]

Il 24 marzo 2015 la Cassazione annulla la condanna precedentemente stabilita in fase di appello per quanto riguarda l'item di "associazione a delinquere" per Moggi, senza rinvio in appello per sopraggiunta prescrizione del reato contestato. A Moggi, inoltre, vengono annullati due verdetti collegati all'imputazione di "frode sportiva" per insussistenza dei reati. Per quanto riguarda la maggior parte delle imputazioni di "frode sportiva", che erano già estinte, il loro ricorso è stato rigettato.[24]. Dalle motivazioni è emerso che a giudizio della Cassazione Moggi è stato "l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)". Per i giudici Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia quello di frode sportiva "in favore della società di appartenenza (la Juventus)", ed ha anche ottenuto "vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sè davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)". Dai giudizi di Moggi in tv e sui media "potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate". L'associazione per delinquere diretta da Moggi "era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, il Pairetto o il Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta".[25]

Altri riti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2007, gli atti relativi all'ipotesi di sequestro di persona di Luciano Moggi ai danni dell'arbitro Gianluca Paparesta furono trasmessi per competenza alla Procura di Reggio Calabria. Dopo aver svolto le indagini, la procura archiviò il caso perché "il fatto non sussiste".[26].

Il 21 gennaio 2009, il GUP di Milano ha assolto Luciano Moggi dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'Inter. Moggi era accusato di aver diffamato la società nerazzurra, in quanto aveva dichiarato che la società nerazzurra si era salvata patteggiando il caso del passaporto falso di Recoba, senza conseguenze rilevanti, a differenza di quanto accaduto alla Juventus nel caso "Calciopoli". Gabriele Oriali, all'epoca dirigente dell'Inter, aveva effettivamente patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per ricettazione e concorso in falso. Il GUP di Milano ha ritenuto che le parole di Moggi fossero solo "espressione del diritto di critica, al massimo imprecise, ma non penalmente rilevanti".[27]

Il 14 maggio 2009 il Giudice di Pace di Lecce ha assolto Luciano Moggi e l'arbitro Massimo De Santis accusati di frode sportiva, in concorso per aver alterato l'andamento delle gare Lecce-Juventus e Lecce-Fiorentina del campionato 2004-2005, come sancito dalle sentenze sportive. In particolare il giudice ha stabilito che "non è stato in alcun modo provato il fatto descritto"; "il Giudicante non ritiene inoltre pienamente utilizzabili le sentenze rese dagli organi di giustizia sportiva essendo quest'ultimo giudizio strutturalmente diverso rispetto al giudizio ordinario. Né si ritiene che le intercettazioni telefoniche richiamate nel corso del giudizio possano avere valenza probatoria, non essendo utilizzabili in un procedimento diverso da quello nel quale esse sono disposte"[28].

Il 24 novembre 2009 a Torino Moggi, insieme a Giraudo, Bettega ed alla società Juventus, è stato assolto "perché il fatto non sussiste" dalle accuse riguardanti la gestione dei conti della società bianconera durante il periodo della triade. I PM avevano chiesto tre anni di reclusione per l'ex DG[29]. Inoltre l'11 novembre 2010 la Juventus Football Club ha ritirato la querela contro Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega, presentata nell'ambito dello stesso processo per i bilanci della vecchia gestione finanziaria della società.[30].

Il 14 settembre 2010 Moggi, insieme a Giraudo, Bettega, Blanc e Giovanni Cobolli Gigli, è stato prosciolto dall'accusa di violazioni fiscali sui bilanci del club bianconero dal 2005 al 2008. Il giudice torinese Eleonora Montserrat Pappalettere ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla stessa Procura della Repubblica e chiuso il caso aperto da un accertamento della Guardia di Finanza[31].

L'11 novembre 2011 il Giudice monocratico di Roma condanna Moggi a 4 mesi di reclusione e al pagamento di un risarcimento danni di 7 000 euro a Franco Baldini, vittima di minacce durante un processo in cui doveva testimoniare, quindi nelle vesti di pubblico ufficiale[32].

A giugno 2012 Luciano Moggi è stato condannato a pagare le spese processuali[33] per la causa civile per diffamazione intentata a Carlo Petrini e alla Kaos Edizioni alla luce di alcune frasi presenti nel libro "Calcio nei coglioni". Secondo il tribunale di Milano quelle frasi non sono diffamatorie ma desumibili dal rapporto dei Carabinieri diffuso anche dai giornali sull'indagine Off-Side del 2005[33].

Nel luglio 2015 viene assolto dal Tribunale di Milano dall'accusa di aver diffamato l'ex presidente dell'Inter Giacinto Facchetti in una trasmissione tv.

Marco Travaglio nel libro "Lucky Luciano" riporta che il 10 novembre 1982 Moggi, all'epoca dirigente del Torino, venne condannato dalla Corte d'appello di Roma per omicidio colposo (a seguito di un incidente d'auto) a 4 mesi di reclusione. La pena fu poi condonata.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'ultrà a Moggi: "Lucianone salvami sto nelle tue mani", Il Giornale. URL consultato il 21 dicembre 2010.
  2. ^ Storiaradiotv - Radio Manà Manà
  3. ^ a b Processo Gea, scatta la prescrizione per le condanne a Moggi e al figlio, La Stampa, 15 gennaio 2014.
  4. ^ La Storia Akragascalcio.com
  5. ^ a b c d e f g h i Marco Travaglio, Lucky Luciano – Intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio italiano Luciano Moggi, 3ª ed., Milano, Kaos edizioni, 1998, ISBN 88-7953-164-6.
  6. ^ Il Torino cambia padrone, repubblica.it, 30 maggio 1987.
  7. ^ repubblica.it, 15 marzo 1991, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/03/15/moggi-al-torino-con-ferlaino-rottura.html?ref=search.
  8. ^ Il crollo della triade chiude un'epoca
  9. ^ «Ora scopriremo i conti all'estero»
  10. ^ Corte Figc: "Moggi è radiato"
  11. ^ Moggi: "Nessuna radiazione, è una repubblica delle banane"
  12. ^ Sentenza: Radiati Moggi, Giraudo e Mazzini (PDF), in figc.it, 15 giugno 2011. URL consultato il 15 giugno 2011.
  13. ^ La Disciplinare non fa sconti. Radiati Moggi, Giraudo e Mazzini, in repubblica.it, 15 giugno 2011. URL consultato il 15 giugno 2011.
  14. ^ Sentenza d'appello per Moggi, Giraudo, Mazzini (PDF), in figc.it. URL consultato il 9 luglio 2011.
  15. ^ Moggi, niente retromarcia, in sportmediaset.it. URL consultato il 9 luglio 2011.
  16. ^ L'Alta corte Coni conferma: Moggi, Giraudo e Mazzini radiati dal mondo del calcio, ilgiornale.it, 4 aprile 2012.
  17. ^ Calciopoli, Tar conferma la radiazione a Moggi, corrieredellosport.it, 4 aprile 2012. URL consultato il 4 aprile 2012.
  18. ^ Calciopoli: Tar respinge ricorso Moggi. Juve e viola rischiano il falso in bilancio, Calciomercato.com, 15 ottobre 2016. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  19. ^ Moggi, la radiazione è definitiva La giustizia mette l’ultimo sigillo, corriere.it, 16 marzo 2017
  20. ^ Moggi, ridotte le pene in appello, Corriere della Sera
  21. ^ Moggi: "E ora le telefonate di Moratti"
  22. ^ Calciopoli, tutti colpevoli"
  23. ^ Calciopoli, i giudici d'Appello: "Moggi ideatore: prove molteplici e articolate" gazzetta.it, 17 marzo 2014
  24. ^ La Cassazione su Calciopoli: "Prescritti Moggi e Giraudo", La Gazzetta dello Sport, 24 marzo 2015
  25. ^ Calciopoli, Cassazione: "Arbitri, tv, designatori: Moggi comandava tutto", la Repubblica, 9 settembre 2015
  26. ^ Nessun sequestro di persona a Reggio Calabria
  27. ^ Calcio, Gup Milano: Moggi non diffamò l'Inter
  28. ^ Giudice di pace assolve Moggi: Non c'è stato illecito sportivo
  29. ^ Bilanci e doping amministrativo, assolti Moggi, Giraudo e Bettega
  30. ^ La Juve "perdona" l'ex Triade
  31. ^ Presunte violazioni fiscali Juve: prosciolti Giraudo, Moggi, Bettega, Blanc e Cobolli Gigli
  32. ^ Minacciò Baldini in aula Altra condanna per Moggi, in La Gazzetta dello Sport, 11 novembre 2011. URL consultato il 12 novembre 2011.
  33. ^ a b L'ultima soddisfazione di Petrini: da morto, ha vinto la causa contro Moggi – Il Fatto Quotidiano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Di Moggi[modifica | modifica wikitesto]

Su Moggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Travaglio, Lucky Luciano – Intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio italiano Luciano Moggi, 3ª ed., Milano, Kaos edizioni, 2006, ISBN 88-7953-164-6.

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