Loredana Berté

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Loredana Berté
Loredana Berté nel 2015
Loredana Berté nel 2015
Nazionalità Italia Italia
Genere Pop rock[1]
Periodo di attività 1974 – in attività
Etichetta CGD, CBS, RCA Italiana, Sony Music, NAR International/Edel Music, GGD
Album pubblicati 26
Studio 16
Live 4
Raccolte 4
Sito web
« La più grande trasgressione che esista è essere sé stessi. »
(Loredana Berté, 2014)

Loredana Berté (Bagnara Calabra, 20 settembre 1950) è una cantante, occasionalmente cantautrice, italiana.

Sorella minore di Mia Martini, con la quale condivide giorno e mese di nascita, è una delle più famose e amate interpreti nostrane[2], riconosciuta anche dalla stampa come una delle icone più rappresentative del rock italiano[3][4][5][6].

Artista caratterizzata da una forte ed intensa personalità vocale ed interpretativa, assai discussa anche per l'eccentricità del temperamento e per le complesse vicissitudini personali, vanta una lunga carriera musicale durante la quale ha inciso oltre 200 brani, di cui 45 da lei stessa scritti[7], riuscendo a vendere circa 7 milioni di dischi con 15 singoli e 10 album piazzati nelle top 20 delle classifiche italiane[8].

Nel 2012, il mensile musicale specializzato Rolling Stone ha giudicato il suo album Traslocando (prodotto da Ivano Fossati) il miglior lavoro discografico interpretato da una donna in Italia[9]. L'album, che le valse anche il suo primo disco di platino, uscì nell'autunno 1982, anno in cui secondo un sondaggio DOXA, la Berté risultò la cantante italiana più popolare dopo Mina e Ornella Vanoni[10].

Il suo singolo più venduto in Italia è Non sono una signora (1982), con circa 500 mila copie, ma il suo maggior successo commerciale in assoluto resta E la luna bussò (1979), brano con cui l'artista sdoganò definitivamente il reggae in Italia riuscendo però ad entrare in classifica anche in Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, ed altri paesi del Sud America.

Gli album di maggior successo sono invece Traslocando (1982) e Jazz (1983), rispettivamente con oltre 200 mila e oltre 250 mila copie vendute.

La posizione più alta da lei raggiunta nella hit-parade dei singoli più venduti è la #2 con Non sono una signora nell'ottobre del 1982[10], mentre per quanto riguarda la classifica italiana degli album, la posizione più alta raggiunta è sempre la #2 con BabyBerté nel settembre del 2005[11]. Pertanto, nel 2015, il popolare settimanale Tv Sorrisi e Canzoni l'ha inserita tra i primi dieci artisti giudicati «tra i numeri uno assoluti della musica italiana»[12] a non aver mai raggiunto il vertice della classifica degli album più venduti.

Per lei hanno scritto alcuni dei più prestigiosi autori italiani, fra cui si annoverano Biagio Antonacci, Edoardo Bennato, Gianni Bella, Aldo Busi, Pino Daniele, Ivano Fossati, Ivan Graziani, Bruno Lauzi, Mario Lavezzi, Luciano Ligabue, Mango, Mariella Nava, Ron, Enrico Ruggeri, oltre alla sorella Mia Martini, che ha anche partecipato alla realizzazione di alcuni suoi lavori, cantando con lei nell'intensa Stiamo come stiamo (1993).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Una giovanissima Loredana Berté negli anni sessanta

Loredana Berté nasce a Bagnara Calabra il 20 settembre 1950, tre anni dopo sua sorella Mia Martini (Domenica Berté, detta Mimì). Il padre, Giuseppe Radames Berté, e la madre Maria Salvina Dato (19252003) erano entrambi insegnanti. Il padre è stato professore di latino e greco e in seguito preside di liceo, mentre la madre era maestra elementare. La sua famiglia è costituita da quattro figlie: Leda (1945), Domenica (1947- 1995), Loredana (1950) e Olivia (1958).

Per moltissimi anni, la cantante non ha mai fatto pubblicamente alcun cenno alla propria infanzia. Un anno dopo la morte della sorella, la Berté si sfoga in lunghissimo memoriale sulle pagine del settimanale Oggi, dove per la prima volta ricorda così la difficilissima situazione familiare:

“Il padre e la madre, tutti e due calabresi, insegnavano: abitavamo a Porto Recanati allora, però ogni volta che doveva venire al mondo una di noi la madre prendeva il trenino e andava giù, a casa (perché allora si usava farci nascere con le levatrici); poi tornava su col fagottello. Io e Mimì, essendo le più vicine come età (Leda è molto più grande; Olivia ha otto anni meno di me) stavamo sempre insieme: era un continuo andare ai giardini, al mare (avevamo la casa proprio davanti). Mimì era ammiratissima da tutti i bambini del posto, che scrivevano il suo nome sopra le pietre e le buttavano dentro il nostro giardino, o gliele facevano trovare sul bagnasciuga, dove sapevano che lei passava. Oppure le incidevano grandi cuori sugli alberi. La serenità però finiva una volta chiusa la porta. In casa c’era una situazione intollerabile: il padre e la madre che litigavano a sangue, ogni volta era una tragedia. Perché? Noi eravamo troppo piccole per capirlo. Il padre se n’è andato quando io avevo 8 anni (nel frattempo ci eravamo trasferiti ad Ancona) e non l’abbiamo più rivisto: s’è fatto vivo per la prima volta dopo vent’anni per diffidare Mimì, che aveva inciso il disco Padre davvero.

(...)

In quegli anni, gli unici giorni in cui non c’erano botte era quando arrivava Pietro Nenni che, amico di mio padre (chissà come mai), stava tutti i fine settimana da noi. Mi ricordo i suoi occhi azzurri come laghi, la stanza da letto che preparava mia madre con la coperta rossa di ciniglia, e io che l’andavo sempre a svegliare e a portargli il caffè. In quelle occasioni i genitori facevano i santi. “Che fortuna, speriamo che questo venga un po’ più spesso”, ci ripetevamo io e Mimì, che regolarmente doveva intonare Bandiera rossa tra i nostri applausi.

(...)

No, Mimì non era irrequieta da bambina: io sono sempre stata rissosa, impulsiva, provocatoria; lei sempre dolcissima, riflessiva. È scappata di casa una volta, quando faceva le medie, perché aveva preso 4 in inglese: l’ha ritrovata la polizia dopo due giorni, tutta graffiata. Aveva dormito tra i rovi, povera piccina. Tanto era il terrore di affrontare il padre con un brutto voto, visto che pochi giorni prima aveva gonfiato Leda per un 6 (dico: un 6), in latino, la materia che lui insegnava. Quando se n’è andato, per me è stato come se morisse.”[13]

In un'intervista concessa nel maggio 2009 a Maurizio Becker[14], la Berté attribusce la morte di Mia Martini ai problemi psicologici derivati da tali difficoltà; la sorella Leda ha del resto confermato le accuse di Loredana[15].

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Si trasferisce a Roma nel 1965, alcuni anni dopo la separazione dei genitori, insieme alla madre e alle sorelle. “Il periodo di Roma è stato il più felice della mia vita”, dichiarerà moltissimi anni dopo[16]; qui inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo come ballerina al "Piper Club" (dove conosce Renato Fiacchini, successivamente affermatosi con lo pseudonimo di Renato Zero).

Nel 1966 entra nel gruppo di ballo dei Collettoni e Collettini, che accompagnavano Rita Pavone nei suoi spettacoli, iniziando così a lavorare con il regista Gino Landi ed il coreografo Don Lurio in trasmissioni come Partitissima e Canzonissima. Iniziano anche le prime esibizioni dal vivo con Renato Zero, in cui uniscono il canto, la danza ed il mimo.

“Renato veniva spesso buttato fuori di casa e dormiva da noi, in stanza con me e Mimì. Quando c’era un’audizione, magari a Milano, partivamo tutti e tre con l’autostop: se l’organizzazione ci passava solo una camera, io e Mimì eravamo capaci di tirar giù il lenzuolo e far dormire Renato con noi, e poi lo buttavamo fuori dalla finestra prima di uscire. A volte ci calavamo tutti e tre per non pagare il conto: l’abbiamo fatto spesso, molto spesso. In tre ci presentavamo anche alle case discografiche e puntualmente ci cacciavano dicendo che non avremmo potuto mai cantare, che non avremmo mai venduto un 45 giri.

Io e Renato facevamo anche serate insieme, lui con la chitarra e io al microfono: folk, pezzi romani, quello che capitava. Eravamo anche nel balletto di Rita Pavone: ci ha dato da mangiare per una vita, Rita, e grazie a lei io sono andata in Messico con Franco Estil: dovevo stare un mese, sono rimasta un anno. Era il ’70: bellissimo. Sono dovuta tornare col foglio di via perché mia madre, improvvisamente, si era ricordata che una figlia stava chi sa dove e si era rivolta all’ambasciata.”[17]

Di ritorno da una tournée messicana con il gruppo di ballo che accompagna Rita Pavone, a New York assiste ad una rappresentazione del celebre musical Hair: entusiasta, decide di presentarsi ai provini per la messa in scena del relativo allestimento italiano, a cui infine prende parte ottenendo il ruolo di Jeanie (che in una scena appare completamente nuda); la Berté partecipa anche alla realizzazione del disco, come corista e come voce solista in un brano.

“Io non ci pensavo, a cantare. Me l’ha messo in testa Bill Conti, con il quale abbiamo fatto due anni di prove, al Sistina, per Hair. Fu lui a convincermi che dovevo farlo.”[18]

Nel 1970 debutta in sala di registrazione, come corista assieme alla sorella per l'album di Chico Buarque de Hollanda Per un pugno di Samba, arrangiato da Ennio Morricone e prodotto da Sergio Bardotti; nello stesso anno partecipa anche nei cori del 45 giri Gingi, pubblicato da Pippo Baudo.

Nel 1971 partecipa ai cori del primo album della sorella Mia Martini, Oltre la collina.

Nel 1972 è di nuovo in teatro con la commedia musicale Ciao Rudy, di Garinei e Giovannini, ispirata alla figura artistica di Rodolfo Valentino, dove ha l'occasione di recitare con Marcello Mastroianni, Alberto Lionello, Mita Medici e Paola Borboni. Nell'album che racchiude le canzoni della commedia e che viene pubblicato l'anno successivo, canta il brano Piaceva alle donne.

Nello stesso anno è, insieme a Penny Brown, una delle narratrici della prima opera-rock italiana Orfeo 9, per la regia di Tito Schipa Jr., pellicola trasmessa da Rai 2 e tratta dall'omonimo spettacolo teatrale andato in scena nei due anni precedenti.

Nel 1973 è tra le possibili soubrette di Canzonissima, condotta da Pippo Baudo, ma viene bocciata dalla dirigenza della Rai a causa della sua prorompenza fisica, giudicata inadatta al pubblico della domenica pomeriggio (sarà Mita Medici la prescelta, che della Berté è anche amica in quel periodo). Appare sui rotocalchi durante una storia d'amore con il tennista Adriano Panatta. A questo proposito è interessante citare qualche estratto di un'intervista pubblicata da Nicoletta Costantino sul settimanale Gioia nel novembre '73:

Loredana Berté in Ciao Rudy (1971)
« ...il nome di Loredana Berté serpeggia da parecchio nei corridoi delle persone-che-contano dell'ambiente dello spettacolo. La ragazza ha fatto colpo non solo per il suo fisico, ma per la sua reale bravura: canta come la sorella Mia, con un tono di voce forse meno impegnato, ma forse più squillante e aggressivo... »
« ...Canta le canzoni della sorella Mia, per esercitarsi, dice. Invece no: a Loredana piace cantare, ne ha un bisogno fisico, lo fa a squarciagola... »
« ...ha per la sorella una sorta di venerazione non solo dettata dall'affetto, ma dal rispetto professionale. Dice: "Mia sorella? Per me è la più grossa cantante che ci sia in giro attualmente. La più moderna, la più immediata. Spero di riuscire ad esprimere anch'io quello che sento mentre canto, come fa lei." »
« "...Mia sorella mi ha sempre aiutato, mi dice tutto quello che devo fare, mi dà dei consigli preziosi, si farebbe a pezzi per me. È stata proprio lei a portarmi alla casa discografica per la quale sto incidendo un disco. Io e Mia siamo sempre andate d'accordo. Lo sai che fino a poco tempo fa le disegnavo io i vestiti? Anche quando non era famosa, quando andava in giro con quelle cose lunghe che non andavano ancora di moda, gliele disegnavo io, e tutti dicevano quando passava: "Arriva la matta". Adesso tutti la copiano, ma io non ho più il tempo per seguirla e lei ha soldi per comprarsi le cose più strane. Ma l'idea della Mia Martini eccentrica, l'idea della "matta" era mia. Non per niente ho fatto il liceo artistico. Ora sfogo la mia fantasia artistica su me stessa: tutto ciò che ho addosso me lo sono disegnato da sola". Ha una penna con poco inchiostro, penso io guardandole i famigerati shorts. »

Nel 1974 appare nella versione televisiva dell'operetta No no Nanette, per la regia di Vito Molinari. Nello stesso anno recita nella commedia musicale Forse sarà la musica del mare insieme a Minnie Minoprio e Lando Buzzanca, in cui canta la canzone L'onnipotente uomo con Renato Cortesi, contenuta nell'LP della colonna sonora. Inoltre, posa nuda in un servizio fotografico pubblicato sulla nota rivista Playboy.

L'ascesa[modifica | modifica wikitesto]

Streaking e la censura (1974)[modifica | modifica wikitesto]

Loredana Berté e Renato Zero nei primi anni settanta

Dopo diversi provini, alcuni dei quali successivamente incisi dalla sorella (Bolero, canzone che nel 1973 Mia Martini incise nel suo album Il giorno dopo, era in realtà destinata proprio a Loredana), viene notata dal discografico Alfredo Cerruti che la vuole lanciare come cantante sexy procurandole un contratto con la CGD, che nel 1974 pubblica il suo primo LP dal titolo Streaking (in inglese: irrompere nudi tra la folla), prodotto da Enrico Riccardi. L'album, uno sperimentale concept interamente incentrato sulla tematica sessuale, mostra sin da subito l'innata attitudine provocatoria e trasgressiva della Berté (il brano Il tuo palcoscenico si conclude con l'urlo della parola "cazzo" ed una suggestiva coda di chitarra elettrica), scatenando la contrarietà dell'attivissima censura radiotelevisiva dell'epoca, che riesce a farlo ritirare dal mercato, principalmente a causa delle foto interne in cui la giovane cantante appare completamente nuda, immortalata dallo stesso fotografo del servizio per la rivista Playboy, Mauro Balletti, futuro collaboratore di alcune delle maggiori interpreti italiane. Streaking - che è oggi uno dei pezzi in assoluto più quotati sul mercato del collezionismo - verrà pertanto ristampato con una differente immagine di copertina.

Da Sei bellissima a Dedicato (1975-1978)[modifica | modifica wikitesto]

Il successo discografico arriva nel 1975 con Sei bellissima, canzone che esalta al massimo le sue capacità vocali ed espressive. Inizialmente la CGD sembra intenzionata a proporla a Fausto Leali, ma infine decide di affidarla proprio alla Berté, la quale ne fa una delle sue più grandi interpretazioni, rendendola nel tempo un vero e proprio classico della musica italiana. Scritta da Claudio Daiano per il testo e da Gian Pietro Felisatti (ex componente del gruppo musicale beat dei Funamboli) per la musica, Sei bellissima viene arrangiata da Vince Tempera, ispiratosi a Bella senz'anima di Riccardo Cocciante.

La Berté partecipa dunque al Disco per l'estate, ma viene tuttavia eliminata, sfavorita nuovamente dalla censura che stavolta si accanisce sui versi “a letto mi diceva sempre / non vali che un po' più di niente”. Nel complesso la RAI giudica il testo "troppo forte", pertanto Sei bellissima esce in due versioni: una con i versi incriminati ed un'altra con i versi incriminati sostituiti da un innocuo “e poi mi diceva sempre / non vali che un po' più di niente” (la copertina di quest'ultima versione è riconoscibile per la scritta "Questo disco per l'estate è stato scelto da Supersonic", la celebre trasmissione radiofonica); il 45 giri è il primo disco della Berté ad entrare in classifica, dove rimane per quattordici settimane[19], raggiungendo il 10° posto della hit-parade[20].

Nel frattempo, tra il '75 e il '76, la Berté appare in tre film: Il padrone e l'operaio di Steno, Movie rush - La febbre del cinema di Ottavio Fabbri e Attenti al buffone di Alberto Bevilacqua. In particolar modo, nei due ultimi film citati la cantante fa sfoggio della sua avvenenza recitando completamente nuda.

Dopo la rottura del fidanzamento con Adriano Panatta (contrario alle sue ambizioni artistiche), e dopo un breve flirt con lo storico bassista dei Pooh Red Canzian[21], la Berté intraprende una lunga relazione sentimentale con Mario Lavezzi: ma è anche l'inizio di un fortunato sodalizio artistico. Normale o super (1976), LP a partire dal quale inizia il suo vero discorso musicale, è il primo dei cinque lavori in cui proprio Lavezzi figura non soltanto come autore, ma anche come produttore. L'album contiene, fra gli altri, anche Per effetto del tempo (primo brano scritto per lei da Ivano Fossati, insieme ad Oscar Prudente), Indocina (in cui parla del lungo e sanguinoso conflitto in Vietnam) ed il singolo Meglio libera, che rimane in classifica per ben diciannove settimane[19] e che continua, per quel che riguarda il testo, il filone femminista, confermato l'anno dopo anche con il successivo 45 giri Fiabe (anche questo un discreto successo di classifica, molto trasmesso dalle emittenti libere).

Nel 1977, interpreta la soubrettina Dori in Bambole non c'è una lira, storico varietà televisivo a puntate sul tema dell'avanspettacolo scritto da Maurizio Costanzo e Dino Verde, per la regia di Antonello Falqui: è anche l'ultimo programma Rai girato in bianco e nero.

Successivamente, viene pubblicato il suo terzo LP, TIR: in copertina una sexy Loredana Berté ritratta dalla vita in giù, con i classici hot pants. All'album, promosso anche attraverso lo special in onda sulla Rai intitolato Un viaggio in TIR, partecipano anche Fausto Leali, con cui rilegge insieme a Lavezzi la battistiana Le tre verità, e Mia Martini ai cori.

Nello stesso anno viene eletta miglior interprete femminile nell'ambito del popolare concorso Vota la voce, indetto dal settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, rinnovando successivamente le vittorie anche nel 1979, nel 1982, nel 1985 e nel 1986, con relativo record al femminile[22].

La Berté, al centro, tra Vince Tempera e Mario Lavezzi nel 1978

Nel 1978 collabora nuovamente con Ivano Fossati, il quale - dopo aver scritto proprio per Loredana il testo di Pensiero stupendo[23] (da lei rifiutato e successivamente interpretato dall'amica Patty Pravo) - le offre la possibilità di interpretare un brano a scelta fra La mia banda suona il rock e Dedicato[18], canzone quest'ultima che la Berté incide, consacrandosi come «interprete seria, toccante, per la quale si schiude un successo a 360 gradi[24]» che le apre definitivamente i circuiti televisivi, malgrado la censura del verso “ai politici da fiera”, in favore di un inoffensivo “alla faccia che ho stasera”[25]; la Berté, comunque, dal vivo canterà sempre la canzone con il verso originale.

Dal reggae al funky (1979-1981)[modifica | modifica wikitesto]

“E’ tutto merito della curiosità: se non c’è, è inutile che tu salga su un palco. E la luna bussò nacque dopo un viaggio in Giamaica. Come uscii dall’aeroporto, vidi un fiume di persone con i dreadlocks; le seguii finendo in uno stadio: su un palco c’era Bob Marley. Ancora in Italia non lo conosceva nessuno, ma io mi comprai tutti i dischi per studiarli a fondo[26].

Nel 1979 è di nuovo in classifica con E la luna bussò, hit scritta da Daniele Pace, Oscar Avogadro e dal produttore Mario Lavezzi, con cui viene definitivamente sdoganato il reggae in Italia[27]. Accolto positivamente anche in vari paesi europei e sudamericani, il singolo giunge sino al 6° posto della hit-parade italiana, rimanendo in classifica per ventidue settimane consecutive e trainando l'intero album Bandaberté (il primo dei suoi lavori a raggiungere un importante riscontro commerciale). Il disco contiene anche Colombo (composta da Ivan Graziani), e due sue personali versioni delle battistiane Prendi fra le mani la testa e Macchina del tempo: «la Berté è ora una delle migliori interpreti italiane, con toni arrochiti e sofferti che non le impediscono di arrampicarsi su registri impervi[24]».

Col sopraggiungere degli anni ottanta, la Berté diventa la cantante più ricettiva nei confronti di nuove mode e di nuovi stili musicali, pubblicando numerosi lavori di respiro internazionale.

Nel 1980 pubblica un nuovo 33 giri intitolato LoredanaBertE', in cui sfrutta le sonorità funky (all'epoca particolarmente all'avanguardia nel panorama musicale italiano), lanciando un'altra delle sue più grandi hit: In alto mare, scritta ancora una volta da Daniele Pace, Oscar Avogadro e Mario Lavezzi. L'album contiene anche Bongo Bongo e Prima o poi, composte da Alberto Radius, mentre Un po' di tutto e Buongiorno anche a te sono firmate da Pino Daniele.

L'anno successivo trascorre alcuni mesi negli USA per incidere con i Platinum Hook (band che la seguirà anche nei live) l'album Made in Italy, che contiene la hit Ninna nanna. A New York entra in contatto con Andy Warhol e la sua Factory, dove viene realizzato il videoclip del brano Movie.

Nel frattempo i suoi dischi circolano già da qualche anno in paesi come Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi, mentre i suoi spettacoli raggiungono prestigiose location come il Madison Square Garden ed il Ritz a New York.[28]

L'esperienza nella Factory
Il videoclip di Movie

Nel 1981 la Berté incide a New York l'album Made in Italy, con cui lancia anche la "moda pirata". La copertina dell'album è un intenso primo piano della cantante scattato da Christopher Makos, della Factory di Andy Warhol. In quel periodo infatti la Berté, madrina di Elio Fiorucci, frequenta assiduamente lo storico studio di Andy Warhol, e sarà proprio il maestro della Pop-Art a realizzare in prima persona il video del brano Movie, premiato molti anni dopo (nel 2004) al M.E.I. (Meeting delle Etichette Indipendenti).

L'apice[modifica | modifica wikitesto]

Prodotta da Ivano Fossati (1982-1984)[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1982 e il 1984 vende complessivamente oltre un milione di dischi con tre importanti produzioni interamente curate da Fossati: «un trittico di insuperato valore per la ragazza ribelle[24]», in cui emergono infatti alcune delle sue interpretazioni più raffinate e al tempo stesso incisive.

Nel 1982 ottiene consensi clamorosi al Festivalbar con Non sono una signora, suo vero manifesto musicale scritto da Ivano Fossati e incluso nel long playing Traslocando, prodotto sempre da Fossati e ancora una volta registrato negli USA (con la partecipazione ai cori di Mia Martini).

L'album contiene Per i tuoi occhi (secondo singolo estratto) e Stella di carta di Maurizio Piccoli; Stare fuori, Traslocando e J'adore Venice sono firmate da Ivano Fossati, e poi una Notte che verrà di Mia Martini e Guido Guglielminetti.

Con Traslocando la Berté ottiene il suo primo disco di platino per le oltre 200 mila copie vendute[29].Trent'anni dopo, l'album viene successivamente inserito nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia, alla posizione #24[9], la più alta raggiunta da un'interprete femminile.

Un sondaggio Doxa effettuato nel mese di giugno vede Loredana Berté al 9° posto fra i cantanti italiani più popolari, terza fra le donne, dopo Mina e Ornella Vanoni.[10]

Nel 1983 incide Il mare d'inverno di Enrico Ruggeri, una delle prove più importanti della sua carriera d'interprete, racchiusa nell'album Jazz, che segna il passaggio alla multinazionale CBS, bissando il successo del precedente Traslocando e spingendosi sino al 4° posto della top-ten degli LP più venduti[12], dove riesce a stazionare per due mesi consecutivi totalizzando una permanenza complessiva di ventidue settimane nella top 50 degli album più venduti: è il lavoro di maggior successo commerciale della Berté.

Prodotto da Ivano Fossati, il disco viene registrato tra Londra e New York con l'apporto di alcuni tra i più importanti musicisti americani del momento[30] (Yogi Horton, Tinker Barfield, Harry Withaker, Doc Powell); la title-track Jazz (Sina in originale, successivamente incisa in inglese anche dai Manhattan Transfer con il titolo Soul food to go, giunta al 25º posto nella Billboard’s Top Adult Contemporary chart) segna anche l'incontro tra la Berté e il musicista brasiliano più in voga del momento, e cioè Djavan.

Nello stesso anno, la CGD pubblica Lorinedita, una raccolta non autorizzata dall'artista, contenente nove brani inediti appartenenti alle sessioni dei precedenti lavori discografici, tra cui spiccano Al mercato dell'usato (scritta da Renato Zero) e Professore, brano che la Berté ricorderà con particolare entusiasmo anche a distanza di molti anni da quella che resta comunque una pubblicazione non ufficiale.

Inoltre, appare brevemente nel ruolo di sé stessa nel film Storia di Piera, cantando Sei bellissima: «Solo in lei c'è qualcosa di speciale. La vedo apparire sullo schermo e immagino l'effetto del pubblico: all'improvviso un profondo silenzio e le poltrone che scricchiolano», dichiara il regista Marco Ferreri.

Il 30 dicembre 1983 sposa a St. Thomas, nelle isole Vergini, Roberto Berger, figlio di Tommaso Berger, il miliardario fondatore dell'industria del caffè Hag e proprietario delle acque Sangemini. Lui ha dieci anni meno di lei, non vivranno mai stabilmente insieme, ed il matrimonio termina dopo quattro anni, a seguito della denuncia fatta dalla cantante del marito per inadempienza degli obblighi coniugali[31].

Nel 1984 registra in Russia uno special televisivo interamente incentrato su di lei[32], in cui vengono riproposti alcuni dei suoi brani più rappresentativi in forma di video-clip; il programma viene trasmesso anche dalla Rai.

A Londra registra Savoir faire: uscito in piena estate, è il terzo LP consecutivo prodotto da Ivano Fossati (che nei crediti appare come Il Volatore, segno di un'ultima e sofferta collaborazione tra i due[30]) a cui partecipa anche Phil Palmer. Ad aprire l'album è una riuscita rilettura in chiave moderna di Ragazzo mio (omaggio a Luigi Tenco), ma spiccano anche Una sera che piove (scritta per lei da Bernardo Lanzetti), la sua interpretazione di Non finirà (uno dei migliori brani di Enrico Ruggeri), nonché Petala, secondo omaggio a Djavan con testo italiano firmato dallo stesso Fossati.

Malgrado non riesca a raggiungere i primissimi posti in classifica come i due lavori precedenti, Savoir faire riesce comunque a stazionare per venti settimane nella top 50 dei 33 giri più venduti.

Carioca (1985)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985 vola in Brasile, dove realizza Carioca, album in cui appare per la prima volta anche in veste produttrice:

“Sì, ho rinunciato alla figura del produttore, Carioca è prodotto da me, anche per questo è l’album più importante della mia carriera. Qui le responsabilità sono tutte mie, nel bene e nel male. Poi credo che per me fosse giunta l’ora di lavorare da sola.[33]

Il disco è interamente dedicato al repertorio di Djavan, cantautore da lei molto amato, che mescola le tradizionali atmosfere brasiliane al rock e al jazz.

“Il mio ultimo album si intitola Carioca perchè sprizza Brasile dappertutto. Un Brasile che lascia da parte il samba e il Carnevale di Rio, Falcao e le immagine edulcorate della spiaggia di Ipanema, per vestirsi di un abito musicale ricco di ritmo e di ampie melodie[33].

Carioca viene inizialmente concepito in lingua portoghese, ma su imposizione della casa discografica viene inciso in italiano[34] con gli adattamenti di Bruno Lauzi ed Enrico Ruggeri. Dall'album, che giunge sino al 6° posto della classifica degli album più venduti[12] con una permanenza complessiva di venti settimane, viene estratto il singolo Acqua, «un pezzo corale di spirito pacifista[35]» il cui videoclip (girato proprio in Brasile) viene scelto anche come sigla d'apertura del Festivalbar, nella cui finale all'Arena di Verona si esibisce con la sua band in uno speciale mini-concerto interamente dal vivo.

«Il suo segreto rimane sostanzialmente lo stesso. Grazie ad una mentalità internazionale che la cantante ha acquisito in anni di esperienza all'estero, viene posta la massima attenzione alle regole dello spettacolo. Come raramente fanno le sue colleghe, i gruppi che la accompagnano sono sempre di notevole livello, così come la pulizia e la modernità degli arrangiamenti. Per questo, il concerto di Bertè è non solo un esempio di alta professionalità, ma anche uno dei più godibili che si possano trovare in giro per l'Italia.[36]»

Nello stesso anno prende parte al progetto discografico di beneficenza in favore dell'Africa, cantando Nel blu dipinto di blu, insieme a numerosi altri artisti italiani; inoltre il 18 settembre si esibisce al concerto Italy for Italy (realizzato per raccogliere fondi per il disastro di Stava e della Val di Fiemme[37]), cantando Non farti cadere le braccia accompagnata alla chitarra dal suo autore, Edoardo Bennato[38].

Scandalo a Sanremo (1986)[modifica | modifica wikitesto]

All'apice del successo[39], nel 1986 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo col brano Re (scritto da Mango e arrangiato da Beppe Cantarelli), portando in scena una coreografia pensata per lei da Franco Miseria, in cui simula una finta gravidanza che suscita enormi polemiche, puntualmente riprese da tutta la stampa[40].

”Era un’ammissione di verità e personalità della donna nella sua dimensione più vera. Forse la gente crede che la donna incinta debba per forza soffrire in un letto e aspettare il lieto evento con un medico e una levatrice a fianco, invece che ballare, cantare, ed essere se stessa soprattutto in quei momenti così importanti per lei.[41]

”La performance di Sanremo era stata preparata con molta cura e professionalità, in tre mesi di studio, di lavoro e di prove. L’idea della coreografo Franco Miseria era stata analizzata attentamente. Non era il pancione che doveva stupire, era il fatto che io cantavo ballando, cosa che non è certo facile e che pochissimi sono in grado di fare[42]”.

Venticinque anni dopo, saranno in molti a notare che il tema della sua performance verrà ripreso addirittura da Lady Gaga[43], la quale - il 15 maggio 2011, in occasione dell'evento live Radio 1's Big Weekend di Carlisle (UK) - non soltanto si è esibita con un finto pancione fasciato da un mini-abito in pelle nera, ma ha poi riproposto anche il medesimo cambio d'abito con lunga mise di colore nero, simile al vestito appositamente confezionato per la Berté dall'amico Gianni Versace, indossato dalla cantante durante la serata finale di Sanremo '86: «non contenta dell'effetto, replica l'esibizione la sera dopo dissacrando, dopo le mamme, le spose d'Italia. L'abito è splendido, pizzi e veli come tradizione vuole, ma la sposa di Loredana è nera come il suo umore...[39]», scriverà Mario Luzzatto Fegiz sulle pagine del Corriere.

“È nato un putiferio! Per fortuna che c’era anche Sting, che mi ha consolata: “Wow, unbelievable, beautiful...[44]

Esce la raccolta Fotografando... i miei successi, e la stessa Fotografando (lato B di Re, e anch'essa scritta da Mango) viene presentata in molte trasmissioni televisive, riscuotendo un buon successo nelle radio e al Festivalbar: «Ci sono molte belle canzoni del repertorio della Bertè ed è la conferma che Loredana è una delle poche, pochissime interpreti di grande talento che abbiamo in Italia.[45]»

Ma i dissensi generati dalla sua esibizione sanremese spingono la CBS alla rottura del contratto discografico; sfuma così il progetto di un album in collaborazione con Mango, artista col quale la cantante avrà comunque modo di duettare successivamente in una puntata di Italia Sera, interpretando il successo Oro. Molti anni dopo sarà lo stesso Mango a definire la Berté, insieme a Patty Pravo, interprete «insuperabile» delle sue canzoni.

L'album IO e l'incontro con Borg (1988-1989)[modifica | modifica wikitesto]

Due anni dopo si ripresenta al Festival di Sanremo 1988 con il brano Io, scelta non troppo azzeccatamente come singolo apripista dell'omonimo album inciso per la RCA e realizzato a San Francisco con la produzione di Corrado Rustici: è il primo lavoro in cui compare un numero significativo di brani firmati dalla stessa Berté: ProiezioniSenza di te... pazza di teQui in città e Rai & T.V. (sigla degli Europei 1988, scritta con Mario Lavezzi).

L'uscita del disco, caratterizzato da atmosfere a prevalenza pop (a differenza dei precedenti LP), sembra però registrare un certo calo di consensi, che ne limita anche gli esiti commerciali; malgrado ciò, pur non riuscendo a raggiungere le posizioni più alte, il disco riesce comunque a stazionare per diciotto settimane nella classifica degli album più venduti, supportato dai brani La corda giusta e Angelo amerikano, presentati al Festivalbar da una Berté sempre più eccentrica.

Nell'estate del 1988, dopo la fine del matrimonio con Roberto Berger, durante un incontro in occasione di una tappa del Festivalbar registrata ad Ibiza, intraprende una grande e burrascosa love story con il campione di tennis Björn Borg, presentatole la prima volta dall'altro suo ex, Adriano Panatta, al Roland Garros del 1973.

“Quando ci siamo rivisti in Spagna lui era solo e in crisi: si sfogava con me perché si era appena lasciato con una ragazza di 18 anni, che lo aveva fregato rimanendo incinta dopo solo tre mesi e pretendendo di sposarlo. Insomma, io vedo quest’uomo distrutto, affranto, giù: i suoi genitori per vent’anni l’avevano tenuto attaccato a un muro a tirare palline, col paraocchi, senza fargli conoscere niente. Quando la vita l’ha travolto non è stato in grado di affrontarla. Mi ha fatto tenerezza: ha messo in moto dentro di me mille sentimenti, la voglia di una famiglia. Tanto più che anche io ero reduce da un periodo insoddisfacente, in cui il mio lavoro non era stato compreso.”[46]

Al fidanzamento segue un lungo periodo di allontanamento della Berté dall'Italia e dal mondo della musica. Borg si dimostra infatti, sin da subito, del tutto insofferente ai suoi impegni musicali, discografici e promozionali: la Berté annulla anche un'importante tournée organizzata da David Zard, uno tra i manager più importanti a livello internazionale.

“Non mi lasciava un secondo. A ogni piazza, gli davano le chiavi ufficiali della città: “Abbiamo l’onore di avere con noi Björn Borg”. A un certo punto lo affrontai: “Ma è il tour mio o il tuo?”. Lui la mise giù dura: “Torniamo a Stoccolma” e mi fece stracciare un contratto milionario. I manager erano imbufaliti: “Sei pazza” e minacciavano querele. Ancora me lo ricordo Bjorn che si affaccia dalla scaletta dell’aereo e urla: “Fatemi causa”. Poi la fecero a me. Il circo suonò la grancassa della mia inaffidabilità, mi sporcarono la reputazione, mi massacrarono.[47]'”'

Il 7 febbraio 1989 Borg tenta il suicidio ed è proprio la Berté a salvarlo[48]:

“Dopo una litigata per colpa dei suoi, io sono salita in camera e lui è rimasto sul divano: era molto depresso in quel periodo, perché l’ex compagna gli impediva di vedere il figlio. Svegliatami di soprassalto in mezzo alla notte, non lo sentivo respirare: ho visto una scatola di tranquillanti. Vuota. Una bottiglia di whisky. Vuota. Lui era quasi in coma: ho chiamato la Croce Rossa, l’ho praticamente ripreso per i capelli. Ho salvato Bjorn e non sono stata capace di salvare Mimì: questa è una cosa che non mi perdonerò mai.”[49]

Il matrimonio con Björn Borg (1989-1992)[modifica | modifica wikitesto]

il 4 e il 5 settembre 1989, prima con rito civile e poi con rito religioso, viene celebrato il matrimonio col celebre tennista, e all'epoca anche ambasciatore della monarchia svedese.

Durante questo periodo, sono frequenti gli attacchi della stampa scandalistica italiana e soprattutto quella svedese, che l'aggrediscono sul piano personale con una pressante attenzione su tutto ciò che riguarda la coppia. Al fianco del marito, la Berté è spesso ospite delle sedi rappresentative di alcune delle più importanti nazioni al mondo, prima fra tutte la Casa Bianca a Washington, dove in seguito racconterà di aver incontrato per due volte proprio Osama Bin Laden, insieme ai fratelli ospite dei Bush.[50]

In seguito, la Berté dichiarerà di non essere mai riuscita ad amalgamarsi con la famiglia del marito e con il loro contesto culturale, anche a causa delle sue difficoltà con la lingua. Il suo temperamento e il suo personaggio, trasgressivo e dalle complesse vicende biografiche e familiari, vengono spesso fraintesi dagli svedesi, che la vedono esibirsi anche in un gala in onore del monarca Carlo XVI Gustavo di Svezia.

Nel 1991 ritorna alla canzone d'autore con una fugace apparizione al Festival di Sanremo, dove interpreta In questa città, «ballata urbana che mette in risalto la splendida vocalità della Berté[51]», scritta per lei da Pino Daniele ed inserita nella raccolta Best. Nonostante le due buone performance della cantante sul palco dell'Ariston (al netto di un problema con l'orchestra insorto durante la prima serata nel passaggio finale del refrain), il brano non riscuote la meritata accoglienza, probabilmente anche a causa di un testo «che non concede nulla alla facilità[51]».

Due mesi dopo, la mattina del 24 aprile la cantante viene ricoverata all'ospedale Fatebenefratelli a Milano in seguito ad un tentato suicidio, a due anni di distanza da quello del marito:

« "Il giornale del pomeriggio non ha dubbi: la Bertè ha ingoiato il Roipnol sconvolta dalla paura di essere abbandonata. Da Montecarlo rimbalzano voci di infedeltà del consorte, che avrebbe fatto coppia fissa con una seducente giornalista inglese. Sarebbero dunque lontani i tempi radiosi dell' amore, benedetto il 4 settembre di due anni fa a Palazzo Marino dallo stesso sindaco Pillitteri per il tripudio delle cronache rosa. Qualche bene informato dà la colpa a Lennart Bergelin, una specie di tutore e di guru per Borg, che non avrebbe mai approvato il secondo matrimonio del pupillo. Troppe delusioni, ha detto Loredana." »
(Enrico Bonerandi, la Repubblica del 25 aprile 1991)

Sarà la stessa Berté qualche anno dopo, a spiegare così l'accaduto:

“Il rapporto tra me e Björn era ormai entrato in una spirale stranissima, fatta di giochi audaci. (...) Finché quella notte, per dimostrargli il mio amore, ho ingoiato un tubetto degli stessi tranquillanti che aveva preso lui. Poi, quando mi sono accorta che mi stavo addormentando, ho chiamato un amico suo: “Dì a Bjorn che gli voglio bene”. Lui ha capito, ha chiamato la polizia che ha sfondato la finestra e mi ha salvato.”[52]

Pochi mesi dopo, la cantante viene nuovamente ricoverata per un collasso da stress ed è in quest'occasione, che la sorella Mia Martini riesce a riallacciare il loro rapporto dopo anni di rottura.

“Nell’84, quando voci maligne hanno ventilato che ci fosse qualcosa tra me e Ivano Fossati (mentre non c’era proprio nulla, tranne sincera amicizia e collaborazione artistica), Mimì ha smesso di rivolgermi la parola. Dopo qualche (vano) tentativo di chiarimento, mi sono rassegnata a mettermi da parte. Questa storia infame, però, mi ha tolto dieci anni di vita con mia sorella: non posso assolutamente dimenticarlo, né tanto meno perdonarlo. Ci ha costrette a “tenerci d’occhio” da lontano, a seguire il destino dell’altra magari attraverso la tv o le pagine di un giornale.”

(...)

“Quell’anno Mimì ha partecipato al Festival Europeo in Svezia. A casa di Bjorn non avevo mai parlato della mia famiglia: non sapevano che esistesse una sorella più famosa di me, più brava di me, che cantava pure meglio di me. Mi chiama inferocita la madre di mio marito dicendo: ”Chi è questa che tutti i giornali svedesi definiscono la cognata di Borg?”. È sua cognata appunto, mia sorella. Anche Mimì telefona dalla Svezia: ”A Loredà, qua me trattano come se fossi Madonna: tutti i fotografi intorno ce l’ho io, tutta la stampa, tutte le televisioni”. Dovete sapere che gli svedesi mi hanno sempre odiato, non hanno mai tollerato che il loro idolo nazionale sposasse una rockettara italiana: non è parso loro vero che spuntasse fuori una sorella raffinata ed elegante, tutta vestita Armani...”[53]

Negli anni successivi, la Berté addebiterà infatti la fine dell'unione con Borg non soltanto al carattere estremamente possessivo del tennista ed al suo stile di vita basato, all'epoca, sul consumo abituale di sostanze illecite, ma anche e soprattutto alla non accettazione del matrimonio stesso da parte della famiglia di lui, al punto da opporsi al concepimento di un figlio, dalla cantante assai desiderato. Nel 1992, contrariamente a quanto riportato in alcuni articoli, è la cantante a lasciare finalmente Björn Borg e la città di Stoccolma, preparandosi ad un ritorno alla musica con la firma di un nuovo contratto discografico con la Sony e l'inizio della stesura di nuovi testi, inevitabilmente influenzati dal tormentato periodo appena trascorso.

“Ho capito che la mia unica rivale era la coca e che non potevo vincere, perché lui l’amava più che me. E allora ho buttato fuori tutti e due, lui e la coca. Via, aria: il 5 marzo ’92 l’ho cacciato di casa e gli ho tirato dietro le valigie. Ma avrei ancora sentito parlare di lui. Perché abbiamo avuto un lungo contenzioso per il divorzio: non volevo gli alimenti ma un “rimborso danni” visto che non mi aveva fatta lavorare per sei anni. E perché lui girava con le mie carte di credito: ho dovuto mantenerlo, praticamente. Per due anni o tre sono continuati ad arrivarmi conti di tutti gli alberghi del mondo.”

Nel 2002, il tennista svedese si sposerà per la terza volta con Patricia Östfeldt, con la quale vive tuttora. In seguito a questo terzo matrimonio, Borg viene denunciato dalla Berté per bigamia: infatti, per l'anagrafe, i due risultano ancora sposati. La Berté chiederà, inoltre, cinque milioni di euro di danni per il mantenimento mai versato, risarcimento mai corrisposto.

Il ritorno da cantautrice[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 Loredana Berté duetta con Mia Martini al Festival di Sanremo in Stiamo come stiamo, «canzone assolutamente splendida sul disagio dei nostri tempi»[54], che introduce un nuovo corso musicale intrapreso a partire dall'album Ufficialmente dispersi, uno dei suoi lavori più convincenti[24], in cui la cantante è anche autrice di quasi tutti i testi: «un disco di rabbia e disagio che coniuga musica moderna a pulsioni antiche, viscerali e al recente impegno politico e civile della Berté[54]».

In estate partecipa al Festivalbar con il successo Mi manchi, uno dei diversi pezzi dell'album dedicati all'ex-marito Björn Borg[55], che le restituisce una grossa quantità di passaggi in radio[30].

Nel 1994 partecipa nuovamente al Festival di Sanremo con Amici non ne ho, un pezzo particolarmente autobiografico, che rivela «una Berté più dura che mai, ripercorrendo nel testo la sua vicenda personale, anche negli aspetti più dolorosi (come il tentato suicidio di alcuni anni prima), ma soprattutto la propria immagine scomoda, che non scende a compromessi...»[55]. Il brano ottiene un buon riscontro di pubblico e critica: due mesi dopo, la Berté risulta al 5º posto nella classifica degli artisti più venduti fra i Campioni in gara quell'anno. Amici non ne ho viene inserito nel suo primo live, intitolato Bertex - Ingresso libero, che viene pubblicato da Fonopoli, storica etichetta discografica appartenente a Renato Zero, e dove duetta ancora una volta con Mia Martini.

Nel 1995 propone, sempre al Festival di Sanremo, la canzone ANGELI & angeli, che però non riesce a bissare il successo di Amici non ne ho. La raccolta uscita a ridosso del Festival, Ufficialmente ritrovati, rimanda all'album di due anni prima, sia nel titolo che nella selezione dei brani.

Nel mese di maggio dello stesso anno, avviene la tragica morte della sorella Mia Martini, evento che segnerà la vita della Berté e che sarà il motivo ricorrente di ispirazione per le opere future.

Nel 1996, l'artista avrebbe dovuto pubblicare il nuovo album con la produzione di Renato Zero, ma durante la lavorazione del disco i due entrano in disaccordo e alla Berté non resta che divincolarsi. Zero chiede però all'amica la somma di cento milioni di lire per il rientro in possesso di nove brani da lei scritti e registrati presso lo studio Fonopoli (di proprietà del cantautore), fatto per cui viene immediatamente denunciato dalla stessa per appropriazione indebita e tentata estorsione[56]. In seguito, la Berté deciderà di firmare lei stessa la produzione del suo album registrandolo ex-novo con gli arrangiamenti di Mauro Paoluzzi e l'aggiunta di altre due tracce, pubblicandolo l'anno successivo su etichetta Sony Music.

Partecipa al Festival di Sanremo 1997 con Luna, un «rock blues struggente[39]» contrassegnato da immagini evocative molto assai ispirate: il brano non viene premiato dalle giurie, ma in compenso, due mesi dopo il disco della Berté risulta essere comunque fra i più venduti di quell'edizione: l'album è Un pettirosso da combattimento (titolo tratto da un verso di Fabrizio De André, che le da la benedizione[55]), lavoro dalla sonorità marcatamente rock in cui l'amarezza del periodo si fonde con la sua tipica forza interpretativa.

Fra i brani che compongono il disco, spiccano «per la straordinaria intensità che possiedono[57]», Treno specialeZona venerdì, con riferimento al giorno di morte della sorella, alla quale è dedicato: molti anni dopo il brano verrà chiaramente menzionato all'interno della sceneggiatura originale del film Premio Oscar La grande bellezza[58] di Paolo Sorrentino (suo estimatore[59], che l'ha spesso citata in vari libri ed interviste), anche se la scena in questione verrà poi tagliata.

Nell'album viene incisa anche una poesia dell'artista dal titolo Buon compleanno papà, che allude in maniera criptica al tema dell'eutanasia.

Il disco viene presentato a Domenica In, dove Mara Venier la invita come ospite fissa, e contemporaneamente ritorna ad esibirsi dal vivo.

Lo scrittore Aldo Busi, colpito dall'intensità della performance sanremese della Berté, le dedica a sorpresa un componimento intitolato semplicemente L'amore, pubblicato sulle pagine del quotidiano La Stampa il 22 febbraio del '97:

A volte penso / Di essere un sogno / Che qualcuno / Si è dimenticato di fare. / Il sogno nel cassetto / Aperto nel momento sbagliato, / Il dormiveglia di una dalia d'inverno / Che lascia i suoi petali / Alla brina che l'uccide / Grata di conservare intatto / Il suo cuore, il cuore del cuore / Per la primavera alle porte: / Aprile tu, o tu, aprimi tu, o tu / O tu, o tu, o tu... tu? / Che come me pensi a volte / Di essere un sogno / Che qualcuno / Si è dimenticato di fare, / Un'altalena occupata / Che qualcuno / Si è dimenticato di spingere, / Una foto con l'autoscatto / Venuta fuori trasparente / Che non si vede bene, che si vede niente, / Un nastro dimenticato annodato sul letto / Che da solo non sa / Sciogliere questo nodo / Né ricorda più / Come fu / Che tu, o tu, possiedi le dita delle mie mani / Le labbra della mia bocca, / Il cuore che usa me / Per battere in sé, per battere in te, / O tu, o tu, o tu... tu? / A volte penso / Di essere un sogno / Che qualcuno si è dimenticato di fare, / O tu, o tu, o tu... tu? / Ma poi non penso più[60].

Nel 1998 raccoglie i suoi più grandi successi nel cd Decisamente Loredana, interamente registrato con l'Orchestra Aurora (60 elementi) e diretta dal maestro Mario Natale, che ha accompagnato la cantante nel concerto tenuto al Testaccio Village di Roma il 3 agosto dello stesso anno. Sulla copertina, la Berté indossa una parrucca blu elettrico per celebrare gli Azzurri ai Mondiali di calcio 1998. Dell'album fanno anche parte gli inediti Solitudini e Portami con te, brano quest'ultimo che riscuote un discreto successo radiofonico, partecipando anche a Un disco per l'estate, dove riceve il premio della critica.

Nel 1999 registra Non ho che te, un intenso duetto con Giovanni Danieli, prodotto da Red Canzian dei Pooh.

Gli anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 è rimarchevole[24] la sua performance al teatro Carlo Felice di Genova, dove insieme a numerosi artisti di livello, partecipa su invito dell'amica Dori Ghezzi al tributo Faber amico fragile, un anno dopo la scomparsa di Fabrizio De André: Loredana offre una toccante interpretazione di Una storia sbagliata, brano dedicato alla scomparsa di Pier Paolo Pasolini.

Nello stesso anno conosce Asia Argento durante la realizzazione di una puntata del programma Rai Milano-Roma, e dall'incontro con l'attrice nasce il progetto Loredasia, che comprende tre video di altrettanti tre pezzi registrati dalla Berté in quello stesso periodo: Notti senza luna, Io ballo sola e l'omaggio a Janis Joplin Mercedes Benz.

Nel 2001 si inizia a parlare di un suo ritorno discografico: nella stagione estiva la Berté, evidentemente appesantitasi nel decennio precedente, appare in ottima forma fisica nel revival televisivo La notte vola, dedicato ai successi musicali degli anni ottanta. Alla fine dell'anno si apprende dalla stampa che il suo management è ora affidato a Beghet Pacolli e Gianni Belleno, i due ex-mariti di Anna Oxa che nel frattempo hanno fondato l'etichetta discografica B&G, con cui la Berté firma un nuovo contratto discografico.

Nel 2002 si presenta al Festival di Sanremo col brano Dimmi che mi ami, ma le sue esibizioni destano perplessità sul suo stato personale, tanto che poche settimane prima della kermesse viene ipotizzata una sostituzione in extremis con Ivana Spagna (anche lei appartenente alla nuova scuderia B&G). A ridosso del Festival esce un mini-album, Dimmi che mi ami, contenente - oltre la canzone sanremese - anche i tre brani già utilizzati per il progetto Loredasia: il disco ottiene un discreto successo di vendite, ma la Berté continua ad apparire in evidenti difficoltà e la collaborazione con la B&G si interrompe bruscamente.

Alla fine del 2003 partecipa allo show del sabato sera di Raiuno Torno sabato... e tre di Giorgio Panariello, dove presenta per la prima volta l'emozionante inedito Mufida (in arabo "sorella"), dedicato ancora a Mia Martini e inizialmente destinato al Festival di Sanremo dello stesso anno.

Nel 2004 partecipa alla prima edizione del reality show Music Farm, esperienza che le restituisce una maggiore visibilità e grazie ai cui introiti riesce a terminare l'auto-produzione di un nuovo album inciso in analogico, decidendo anche di comprare alcune azioni del giornale Il manifesto, aggiungendo una donazione di ventimila euro.

Nello stesso anno i 2Black ripropongono il refrain di In alto mare utilizzandolo per la loro hit Waves of Luv, rinnovandone così la popolarità.

Il successo di Babyberté[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 settembre 2005 esce Babyberté, «album fortemente voluto e che la vede in ottima forma[24]», caratterizzato ancora una volta «dal sapore aspro e deciso[61]» che aveva contraddistinto gli inizi della sua attività autrice. «Un disco emotivamente faticoso, sostanziale, di grande impatto, esistenzialmente doloroso[62]», in cui la Berté è per la prima volta autrice e produttrice insieme, oltre che cantante.

Accolto da ottime critiche[63], l'album debutta direttamente al 2° posto in classifica[11], segno di una lunga attesa da parte dei fans, diventando in pochi mesi disco d'oro per le oltre 50 mila copie vendute. Il singolo Non mi pento riscuote un discreto successo radiofonico, mentre allo show televisivo di Adriano Celentano Rockpolitik presenta la sua versione de I ragazzi italiani (di Francesco De Gregori e Ron).

Nel febbraio del 2006 esce il secondo singolo Strade di fuoco, accompagnato da un videoclip realizzato dal collettivo artistico ConiglioViola (che l'aveva già omaggiata anni prima sul web). Il 26 maggio dello stesso anno esce la special edition di Babyberté, che ripropone integralmente la personalizzazione della grafica e del packaging originariamente concepito dall'artista, comprensivo di un DVD contenente i tre videoclip realizzati in precedenza con la regia di Asia Argento.

Il 2 marzo 2007, esce il doppio cd Babyberté Live 2007, un live autentico e senza ritocchi, con alcune interpretazioni suggestive intercalate da bizzarri monologhi, peculiarità della nuova Berté. L'album contiene anche un inedito, registrato in studio, dal titolo L'araba fenice, canzone scartata dalla commissione ascolti per Sanremo 2007.

Gossip, musica e parole[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 ottobre 2007, gli organi di stampa diffondono la falsa notizia di un tentativo di suicidio che avrebbe visto la Berté barricarsi in una stanza al primo piano dell'Hotel Aldrovandi a Roma. La cantante ha invece più volte affermato di aver soltanto voluto prolungare il proprio riposo isolandosi acusticamente con degli in-ear monitors alle orecchie, dopo aver preso parte la sera prima allo show di Rai 1 ''Il treno dei desideri'', ignara che il suo management avesse nel frattempo disdetto la stanza già dalla mattina del giorno successivo. A seguito dei vari rifiuti della cantante ad aprire la porta della stanza, dando prevedibilmente in escandescenza dopo essere stata svegliata dal personale dell'hotel, la direzione decide di sfondare la porta chiamando il soccorso dei vigili del fuoco: nella confusione generale, accorrono allarmati sia la sorella maggiore Leda, che l'amico Renato Zero, seguito da un folto numero di telecamere e giornalisti, creando dunque il clamoroso equivoco, ripreso poi da varie testate e tg, e smentito subito dopo dalla stessa Berté in varie interviste televisive[64].

Nel 2008 partecipa al Festival di Sanremo con Musica e parole, un testo di Loredana Berté su musica di Alberto Radius (nei crediti del brano appare anche Oscar Avogadro). Nella giornata successiva alla prima esibizione della cantante, si scopre che la musica di Radius non è inedita, bensì risulta già incisa nel 1988 dalla cantante Ornella Ventura con un altro testo (L'ultimo segreto). I compositori accreditati e la Berté si sono giustificati parlando i primi di mera dimenticanza sulla versione già edita del brano, e la seconda di essere completamente all'oscuro di tutta la faccenda, versione poi confermata anche da Ivana Spagna, con la quale ha duettato[64].

Il brano viene escluso dalla gara, ma per volere della direzione artistica, la cantante si esibisce sia nella serata dei duetti che nella serata finale, sempre accompagnata da Spagna. Alla Berté viene anche consegnato uno speciale premio alla carriera istituito dalla città di Sanremo, oltre al Premio Sala Stampa Radio Tv per la sezione Campioni.

Musica e parole è stato inserito nel cofanetto Bertilation, contenente le esibizioni live registrate alla RTSI del 1980 e del 1984 (sia in cd che in DVD), unitamente a una selezione di brani da Babyberté Live 2007. Nel booklet sono presenti scatti inediti tratte da un precedente servizio fotografico per Vanity fair (2006). Il 13 giugno 2008 Musica e parole esce su cd singolo in duetto con Spagna più due versioni del brano da solista. Il 21 luglio 2008, partecipa al Venice Music Awards, aggiudicandosi il riconoscimento quale miglior interprete femminile dell'anno[65].

Agli inizi del 2009, in collaborazione con Ivana Spagna, pubblica l'album Lola & Angiolina Project: Lola era il nomignolo con cui Loredana era chiamata da sua sorella Mimì, mentre Angiolina è il secondo nome di Ivana Spagna. Il mini-album, distribuito da Edel Music, contiene sei tracce, di cui tre cantate dalla Berté e tre da Spagna. Nel brano Comunque vada, originariamente registrato dalla Berté, che solo successivamente lo ha invece affidato da Spagna, partecipano ai cori Aida Cooper e la stessa Loredana. Il disco vale alle due artiste il Premio Lunezia nella categoria "Poesia Rock".[66]

Sempre nel 2009, partecipa insieme a numerosi altri artisti italiani all'album Q.P.G.A. di Claudio Baglioni, cantando nel brano Tortadinonna o gonnacorta.

Gli anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 aprile 2010 una caduta accidentale le causa la rottura del femore destro, motivo per cui nei giorni successivi viene operata al Galeazzi di Milano. Ritorna in televisione in autunno, nel programma Ti lascio una canzone, e partecipa all'album Donne, dei Neri per Caso, con i quali la Berté duetta in E la luna bussò.[67]

Il 13 febbraio 2011, Domenica in le dedica uno speciale in cui la Berté,riapparsa in ottima forma, ripropone dal vivo diversi brani fra cui Musica e parole, Luna e Stiamo come stiamo (in duetto virtuale con Mia Martini).

Nello stesso anno registra con successo[68] un duetto in coppia con l'emergente Loredana Errore, nel brano scritto da Biagio Antonacci intitolato Cattiva ed è per la prima volta ospite del serale di Amici, dove duetta con la giovane Francesca Nicolì in Non sono una signora. Partecipa, poi, alla 9ª edizione di O' Scià, tenutasi sempre a Lampedusa e nuovamente a Ti lascio una canzone, dove omaggia anche Ivano Fossati con un'interpretazione de La mia banda suona il rock.

Nel 2012 partecipa al Festival di Sanremo in coppia con Gigi D'Alessio nel brano Respirare, piazzatosi al 4º posto nella classifica finale, ricevendo anche il 60º Premio AFI, istituito dall'Associazione fonografici italiani, per la grinta e la passione che contraddistingue le Sue interpretazioni[69]; inoltre, durante lo stesso festival, si esibisce con Macy Gray e lo stesso D'Alessio cantando Almeno tu nell'universo.

Il 3 marzo è ospite, sempre con D'Alessio nel tv-show Ballando con le stelle, come "ballerini per una notte".

Il 1º giugno ritorna con un nuovo singolo, Ma quale musica leggera, scritto da Edoardo Bennato e realizzato con la produzione di Mario Lavezzi.

La sera del 22 dicembre 2012 va in onda su Rai 1 lo speciale Per sempre Mia (dedicato alla sorella Mia Martini), al quale partecipano come ospiti musicali la stessa Berté insieme ad Aida Cooper, Enzo Gragnaniello, Marco Masini, Mietta, oltre a D'Alessio con Anna Tatangelo.

Nel 2013, affidatasi un nuovo management, torna dopo sei anni ad esibirsi dal vivo insieme ad una nuova band e all'amica vocalist Aida Cooper.

Dal 13 al 15 giugno ritorna in Russia partecipando come giurata ed ospite d'onore al tv-show White Nights Festival, tenutosi a San Pietroburgo e trasmesso sul primo canale nazionale: la terza serata si esibisce live cantando E la luna bussò e Sei bellissima.

Il quarantennale di carriera (2014-2015)[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 gennaio 2014 l’artista torna ad esibirsi dal vivo con il Bandabertè 1974-2014 tour, una lunga serie di concerti in tutta Italia per festeggiare i suoi quarant'anni di carriera, partita dal Teatro Verdi di Montecatini Terme.

Il 16 e il 23 aprile 2014 è special coach nel programma The Voice of Italy per il team di Piero Pelù, mentre il 4 maggio è ospite insieme ad Ornella Vanoni della sesta puntata di Amici, dove duetta con la squadra blu capitanata da Miguel Bosè.

Dal 18 aprile 2015, insieme a Sabrina Ferilli e Francesco Renga, è giurata fissa nella quattordicesima edizione di Amici di Maria De Filippi: un impegno con cui riguadagna una grossa visibilità, conquistando il favore della critica[70][71][72], che la definisce "il vero pilastro di questa quattordicesima edizione"[73]. Al termine delle registrazioni, la De Filippi dichiarerà:

"Loredana Berté è stata una conferma per me. Per anni non le veniva riconosciuto quanto meritava. Come giurata è stata puntuale, precisa, a volte brusca, a volte dolce. È stata l'unica giurata che in segno di rispetto si è alzata quando entrava un suo collega. Questa generosità parte da chi ha un animo puro. Fare il giudice a The Voice o X Factor è molto più facile, come a Tu sì que vales o Italia's got talent. Ad Amici è più difficile.[74]"

Contemporaneamente, l'artista annuncia di essere a lavoro per la pubblicazione ben due album, uno di inediti e uno di successi, con la produzione di Fiorella Mannoia, che definisce la Berté "un'amica speciale e una grandissima artista"[75].

"Ho accettato di produrre il nuovo disco di Loredana Bertè, ed è una veste nuova che mi sta dando tante soddisfazioni. Sarà un disco di duetti, fatto da tutte donne, tutte le colleghe si sono strette intorno a lei perché Loredana se lo merita, perché è un pezzo della nostra storia. Lo è anche sua sorella, Mia Martini, alla quale Loredana, nel nuovo disco, dedica una canzone".[76]

L'inedito Il mio funerale viene ufficialmente presentato alla stampa come singolo apripista per il nuovo progetto discografico.

Il 9 giugno 2015 è record di ascolti[77] su Rete 4 per il concerto-omaggio a Gianni Bella ideato dalla sorella Marcella: la Berté, legata ai Bella da una lunga amicizia, partecipa come ospite d'eccezione offrendo l'inedita e toccante interpretazione del brano L'arcobaleno (composta da proprio da Gianni Bella con testo di Mogol dedicato a Lucio Battisti), oltre a duettare con la stessa Marcella in tre grandi successi quali Non si può morire dentro, Nessuno mai e Dopo la tempesta.

Il 26 giugno si esibisce, per la prima volta dopo trent'anni, al fianco proprio di Fiorella Mannoia, duettando con lei in una nuova versione della storica hit In alto mare al Coca-Cola Summer Festival. Contestualmente, viene annunciata l'imminente uscita di un nuovo singolo scritto da Luciano Ligabue.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Loredana Berté.

Album[modifica | modifica wikitesto]

Album Live[modifica | modifica wikitesto]

EP[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • 1970: Hair (Musical)
  • 1972: Ciao Rudy (Musical)
  • 1973: Orfeo 9 (Musical)
  • 1974: Forse sarà la musica del mare (Opera teatrale)
  • 2001: Gerusalemme (Musical)

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni a Festival musicali[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni al Festival di Sanremo[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni al Festivalbar[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni ad Azzurro[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni a Vota la voce[modifica | modifica wikitesto]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Loredana Berté | Music Biography, Credits and Discography | AllMusic
  2. ^ Dario Salvatori, Il grande dizionario della canzone italiana, Rizzoli, 2006, ISBN 881701284X.
  3. ^ L'icona rock Bertè tra inediti e successi. URL consultato il 2015-08-21.
  4. ^ Berté: “La nuova Loredana non urla è rock, ma ha la frangetta bon ton” su LaStampa.it. URL consultato il 2015-08-21.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1983: Rock Shots - 100 Ritratti in musica Libro fotografico pubblicato in occasione della Mostra (1983 Torino, Milano e Barcellona) sul fotografo Guido Harari.
  • 1984: Miguel Bosé di Nicola Sisto e Gremese Editore, foto e didascalia su Loredana.
  • 1990: Il dizionario della canzone italiana - Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), editore Armando Curcio); alla voce Berté Loredana, di Felice Liperi, pp. 158–159.
  • novembre 1992: Björn till hundra procent (Björn al cento per cento) di Wahlstrom & Widstrand pubblicato in Svezia e nel 1993, in Germania; capitolo e foto su Loredana.
  • dicembre 1994: Teleromanza - Quarant'anni di italiani cresciuti con la TV a cura di TV Sorrisi & Canzoni di Silvio Berlusconi Editore, diverse foto e citazioni su Loredana.
  • maggio 2000: Loredana Berté - Non sappiamo le strade (ma sentiamo le cose) di Paolo Marsich e Bastogi Editrice Italiana.
  • 2005: Loredana Berté - Amici non ne ho - Alfredo Del Curatolo, edizioni Bevivino, Milano.
  • 2007: Piper generation - Corrado Rizza, editore Lampi di stampa, Milano.
  • 2007: Enciclopedia del Rock Italiano - Autori vari (a cura di Gianluca Testani, editore Arcana; alla voce Berté Loredana, pp. 65–66.
  • Maurizio Becker, La guerra non è mai finita, intervista a Loredana Berté pubblicata sul bimensile Musica leggera nº 4, maggio 2009, pagg. 12-35

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