Dalida

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Dalida
Dalida negli anni sessanta
Dalida negli anni sessanta
Nazionalità Francia Francia
Italia Italia
Genere Musica leggera
Periodo di attività 1953-1987
Album pubblicati 38
Studio 34
Live 4
Sito web

Dalida (pseudonimo di Iolanda Cristina Gigliotti; Il Cairo, 17 gennaio 1933Parigi, 3 maggio 1987) è stata una cantante e attrice franco-italiana che ha avuto il suo maggior successo dalla fine degli anni cinquanta fino ai primi anni ottanta.

Firma di Dalida

A causa della depressione che da lungo tempo la accompagnava[1], si è tolta la vita il 3 maggio 1987 con un'overdose di barbiturici[1], a distanza di dieci anni da un secondo tentativo di suicidio e a venti dal primo, in concomitanza con il suicidio del cantante italiano Luigi Tenco, al quale la stampa dell'epoca le attribuiva un legame sentimentale mai confermato[1].

Dalida ha venduto oltre 170 milioni di dischi in tutto il mondo[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dalida, Miss Egitto nel 1954

Dalida nacque a Choubrah (alle porte del Cairo) in una grande comunità italiana, da genitori calabresi originari di Serrastretta, in provincia di Catanzaro. Il padre, Pietro, era primo violino all'Opera del Cairo.

Fu affetta da uno strabismo per cui si sottopose a diverse operazioni chirurgiche. A diciassette anni vinse il concorso di bellezza Miss Ondine e, poi, Miss Egitto che le aprì le porte del mondo del cinema. In La regina delle piramidi, girato nel 1954, fu controfigura di Joan Collins[3]; nel 1954 entrò a far parte del cast di Le Masque de Toutankhamon (La maschera di Tutankhamon) e di Sigarah wa kas (Un bicchiere, una sigaretta).

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Per affermarsi nel mondo dello spettacolo Iolanda Gigliotti decise di lasciare l'Egitto e tentare la fortuna come attrice in Europa. Alla fine del 1954 si trasferì a Parigi dove prese dimora in un appartamento di Rue Ponthieu, vicino agli Champs Elysées.

Nel 1956, ispirandosi al film del 1949 Sansone e Dalila, adottò il nome d'arte Dalila, che cambiò in seguito in Dalida (poco dopo il suo arrivo a Parigi su consiglio dello scrittore Albert Machard; "d come Dio Padre", dirà lui)[4] e registrò il suo primo disco su vinile con Madona, versione francese di Barco negro di Amalia Rodrigues a cui seguì Bambino (traduzione della canzone napoletana Guaglione), che ebbe grande successo arrivando prima in Francia per 39 settimane nel 1957, tant'è che Dalida fu soprannominata mademoiselle Bambino. Con Bambino Dalida vince il suo primo disco d'oro[5].

Recitò in Rapt au Deuxième Bureau (Rapimento al secondo ufficio) di Jean Stelli, con Frank Villarde e cominciò a esibirsi in un récital al Cairo; interpretò Come prima, Piove di Domenico Modugno e Gli zingari (Les Gitans), canzone creata da Hubert Giraud per il Coq d'Or de la chanson française del 1958 e che cantò in Italia nella trasmissione Il Musichiere, condotta da Mario Riva; seguirono La canzone di Orfeo e Milord, cantata poi in italiano anche da Milva, le incisioni di Les Enfants du Pirée, incisa in italiano come I Ragazzi del Pireo (Uno a te, uno a me), 'O sole mio, L'arlecchino gitano, T'aimer follement (T'amerò dolcemente), Garde-moi la dernière danse (Chiudi il ballo con me).

Nel 1961 e nel 1962 vinse l'Oscar per la canzone. Nel 1964 fu la prima donna a vincere il disco di platino per aver venduto oltre 10 milioni di dischi; sempre nel 1964, seguì il Tour de France (vinto da Jacques Anquetil), cantando più di duemila canzoni lungo i 2900 km percorsi.

Nel 1965 recitò in Ménage all'italiana (con Ugo Tognazzi, Paola Borboni), e incise La danse de Zorba (La danza di Zorba), su una base di sirtaki, Amore scusami, Cominciamo ad amarci e La vie en rose, cavallo di battaglia di Piaf, scomparsa due anni prima.

Nel dicembre 1967 il singolo Mama in italiano arriva primo in classifica.

Dalida durante un concerto al Palasport di Torino (ottobre 1970)

Nel 1968 Dalida partecipò a Partitissima (ex Canzonissima) dove vinse con la canzone Dan dan dan. Sempre nel 1968 recitò sul set del film italiano Io ti amo di Antonio Margheriti con Alberto Lupo. Il 18 giugno ottenne il titolo di Commendatore delle Arti, delle Scienze e delle Lettere, conferitole dal presidente francese Charles De Gaulle, e il 5 dicembre ricevette, prima donna, la medaglia della Presidenza della Repubblica.

Per quanto riguarda il repertorio in lingua italiana, Dalida è arrivata in prima posizione per due settimane nel 1967 con Bang Bang, ha interpretato brani firmati da Paolo Conte ("La speranza è una stanza", 1968), Herbert Pagani, Bruno Lauzi ("Uomo di sabbia"), Gino Paoli ("Un uomo vivo", 1960), Umberto Bindi ("Non mi dire chi sei", 1960), Piero Ciampi ("La colpa è tua", 1970), Luigi Tenco ("Vedrai Vedrai", 1979, Ciao amore ciao, 1967).

Fra gli altri autori italiani che Dalida ha interpretato in francese: Lucio Dalla (Jésus Bambino, 1970), Ivano Fossati (Dédié à toi, 1980), Pino Donaggio (Comme symphonie, 1960), oltre ai già citati Paoli, Bindi, Tenco (Loin dans le temps, ovvero: Lontano lontano, 1967) e le reinterpretazioni dei brani di Mina, (Tintarella di Luna, in Francia con titolo Le petit clair de Luna, Un anno d'amore in versione francese col titolo C'est irreparable e il brano Parole Parole con testo in francese, in coppia con l'amico Alain Delon, quest'ultimo pezzo nel 1973. Tutte le reinterpretazioni sono contemporanee ai successi di Mina, in Italia.

Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, intraprese una serie di viaggi in Nepal come percorso di ricerca interiore.

Nel 1986, in Egitto recitò nel film Le sixième jour (Il sesto giorno, di Youssef Chahine) per la prima volta in un ruolo di drammatico e come protagonista.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 febbraio 1967, in seguito a quanto accaduto a Tenco, Dalida tentò di togliersi la vita in un albergo a Parigi, dove aveva soggiornato con lo stesso Tenco prima di Sanremo; fu salvata dall'intervento di una cameriera. Durante gli anni settanta ottiene numerosi soddisfazioni dalla sua carriera, ma il male di vivere si ripresenta nel 1977 e spinge nuovamente Dalida a pensare al suicidio.

Il 2 maggio 1987[6]dopo aver chiamato il fratello-manager Bruno (Orlando) annunciandogli il rinvio di un previsto servizio fotografico a causa del freddo, e dopo aver detto alla cameriera che sarebbe andata a teatro, uscì con la vettura, fece il giro dell'isolato, imbucò una lettera per il fratello e si recò nella sua casa in Rue d'Orchampt sulla Butte di Montmartre e ingerì dei barbiturici. Morì il 3 maggio, a vent'anni dal primo tentativo ed a dieci dal secondo tentativo di suicidio. Accanto al corpo fu trovato un biglietto: Pardonnez-moi, la vie m'est insupportable (Perdonatemi, la vita mi è insopportabile).

Dalida è sepolta nel cimitero di Montmartre a Parigi; sulla sua tomba si trova una statua commemorativa che la mostra con gli occhi chiusi rivolti allo spettatore. Il fratello maggiore Orlando, morto nel 1992, è stato sepolto nella stessa tomba.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 Dalida sposò Lucien Morisse, direttore di Radio Europe 1, conosciuto qualche anno prima ai tempi di Bambino; tuttavia questo matrimonio durò pochissimo, appena un mese, perché Dalida decise di divorziare dopo avere incontrato a Cannes Jean Sobieski, giovane pittore e attore alle prime armi, di cui si innamorò e con cui convisse a Neuilly per qualche mese. Secondo Dalida, il matrimonio era arrivato troppo tardi (Lucien era già sposato quando ha conosciuto Iolanda e, fra le altre cose, gli ci è voluto del tempo per decidere di separarsi dalla prima moglie), quando ormai l'amore verso Lucien, dopo sei anni, si era esaurito; dopo il divorzio il rapporto fra Iolanda e Lucien non si è guastato e sono rimasti buoni amici. Con il matrimonio Iolanda fu naturalizzata francese con il nome di Yolanda Gigliotti, mantenendo comunque la cittadinanza italiana. Questo per Dalida è un periodo difficile da un punto di vista professionale perché decide di non avvalersi più del sostegno di Lucien, il quale l'aveva finora aiutata a farsi strada nello spettacolo; superato un periodo di incertezze, Iolanda dimostra di essere ormai autosufficiente e ottiene l'approvazione di Lucien. Nel 1962 acquista la villa in rue d'Orchampt, sulla collinetta di Montmartre, dove vivrà fino alla morte.

Dopo una storia di tre anni con Christian de la Mazière, nel 1966 instaurò una relazione con Luigi Tenco, anche se per alcuni si trattò invece di una trovata pubblicitaria della casa discografica. In coppia con Tenco, Dalida partecipò al Festival di Sanremo del 1967 con la canzone Ciao amore ciao, scritta dallo stesso Tenco. La giuria eliminò dalla finale la canzone; Dalida entrando nella stanza d'albergo di Tenco, scoprì che si era suicidato. Tornata subito in Francia, architetta il proprio suicidio: dicendo ai parenti di avere intenzione di partire da sola per l'Italia per far visita alla famiglia di Tenco, si reca invece all'hotel Prince de Galles di Parigi dove prende una stanza (la stessa dove Tenco soggiornava quando veniva a Parigi) e ingerisce una dose letale di barbiturici. Trovata per caso da una cameriera insospettita dal fatto che la stanza era sempre occupata, viene portata in ospedale dove si risveglia sei giorni dopo.

Qualche mese dopo il tentativo di suicidio inizia una relazione con uno studente ventiduenne italiano di nome Lucio e resta incinta. Dalida decide di abortire, ma dal momento che l'aborto non è ancora legale si sottopone a un intervento clandestino in Italia; l'aborto riesce, ma, a causa di complicazioni, Iolanda non potrà mai più avere figli, cosa che le causerà grande dolore. Il cambiamento nella sua vita causato dalla morte di Tenco, dal tentativo di suicidio e dalle conseguenze dell'aborto clandestino la spingono verso l'introspezione e la psicoanalisi (inizia a studiare Teilhard de Chardin e Sigmund Freud) e fra il 1969 e il 1971 ha una relazione col filosofo Arnaud Desjardins, che viene poi chiusa perché lui è sposato. Nel 1970 Lucien Morisse, suo ex marito e protettore quando entrò nel mondo della canzone, si suicida sparandosi un colpo in testa, provocando nuovo dolore a Iolanda.

Nel 1972 incontra Richard Chanfray, con il quale inizia la relazione, seppur burrascosa a causa del carattere di lui, più lunga della sua vita, 9 anni; nel 1981 la relazione termina e nel 1983 Chanfray si suicida insieme alla sua nuova compagna. L'ultima relazione, iniziata nel 1985 con uno sfuggente medico di nome François Naudy e terminata col suicido nel 1987, sarà ancora una delusione per Dalida. Al 1977 risale un secondo tentativo di suicidio.

A cavallo fra anni settanta e ottanta è accusata di essere politicizzata a causa della sua vicinanza a François Mitterrand, che in effetti sostiene apertamente durante le elezioni presidenziali del 1981; tuttavia Dalida precisa in quell'occasione che il suo sostegno andava a Mitterrand come uomo, non come partito. I socialisti di Mitterrand vincono le elezioni, e Dalida, per evitare di fomentare altre voci e che la stampa affermi che la sua apparizione sui media è frutto di favoritismi politici, decide di intraprendere una lunga tournée all'estero.

Nel 1986 un viaggio al Cairo, nei luoghi della sua infanzia, per l'interpretazione del personaggio di Saddika nel film Le sixième jour mina ulteriormente il suo equilibrio; Dalida si immedesima in questa donna disperata al punto da non riuscire più a uscire dal personaggio.

Al ritorno a Parigi, all'inizio del 1987, Dalida è oppressa dalla depressione: Saddika, i ricordi dell'infanzia rivissuta, Tenco, la deludente relazione con il medico non le danno tregua. Sul punto di realizzare un nuovo progetto (un musical su Cleopatra), Dalida si suicida la notte fra il 2 e il 3 maggio 1987.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Insieme a Edith Piaf, Dalida è tra le cantanti che hanno maggiormente contrassegnato la musica leggera transalpina del XX secolo. È stata tête d'affiche (nome di maggior richiamo) all'Olympia, tempio della musica leggera parigina, negli anni 1961, 1964, 1967, 1971, 1974, 1977 e 1981 (si prospettava un suo ritorno per il 1987, anno della sua morte).

Vinse due Oscar mondiali della canzone nel 1963 e nel 1974 per Gigi l'amoroso; nel 1975 vinse il Premio dell'Académie du Disque français per il brano Il venait d'avoir 18 ans (ispirato al romanzo di Colette Il grano in erba, è stato uno fra i suoi brani più conosciuti in Italia con il titolo 18 anni). Nel 1975 il Québec l'ha indicata come personaggio più popolare, dopo Elvis Presley, e donna dell'anno insieme a Jackie Kennedy (cfr. bibliografia).

Nel 1981 le fu consegnato un disco di diamante.

Citazioni e omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Insegna sulla piazza dedicata a Dalida, a Montmartre

Monumenti e commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1997 è stata inaugurata a Montmartre una piazza in suo onore, Place Dalida[7], dove è stato posto un busto di bronzo dello scultore-disegnatore Aslan che la raffigura.
  • In occasione del ventennale della morte il 2007, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë ha predisposto una mostra commemorativa della figura di Dalida nei locali del Comune di Parigi (Mairie de Paris).Il ciclo di manifestazioni commemorative ha compreso la realizzazione di un cofanetto di otto DVD con alcuni tra i filmati televisivi e documentaristici riguardanti l'artista, una compilation di cinque CD con le "cento più belle canzoni di Dalida", il DVD dal titolo Le sixième jour, e una versione per collezionisti del film di Joyce Bunuel Dalida, oltre a una versione rimasterizzata del film Io ti amo, mai pubblicato per il mercato dell'home video.
  • In Italia, a Serrastretta, paese delle radici italiane di Iolanda Cristina Gigliotti, a cura dell'Associazione Dalida l'artista viene ricordata con l'apertura della Casa Museo Dalida, la posa di un'opera bronzea "Dalida vista da Inis", l'intitolazione di un anfiteatro, la pubblicazione di un opuscolo intitolato "Da Serrastretta a Dalida 1962/2007", e l'uscita di un DVD frutto di un progetto didattico della locale scuola media in collaborazione con la stessa Associazione Dalida.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Dalida.

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Attrice[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Maria Pia Fusco, Un addio a Dalida con tanto rispetto in la Repubblica, 5 maggio 1987. URL consultato il 21 giugno 2014.
  2. ^ Dalida : exposition à Paris
  3. ^ in Catherine Rihoit, Dalida, Plon, 2005. La Rihoit nel libro sbaglia però l'attrice e nomina Rita Hayworth (che in origine avrebbe dovuto avere il ruolo di Joan Collins), ma il film è Terre des pharaons, cioè La regina delle piramidi. Dalida in un'intervista dichiara di essere stata la controfigura di Joan Collins, ma sbaglia film nominando Joseph et ses frères (Giuseppe e i suoi fratelli). Sempre nella stessa intervista, Dalida afferma che Omar Sharif fu la controfigura del primo ruolo maschile nello stesso film.
  4. ^ Catherine Rihoit, Dalida, Plon, 2005
  5. ^ Biografia di Dalida sul sito ufficiale
  6. ^ Dalida: quando la gloria e la fama non bastano
  7. ^ Dalida :: Voci Divine :: Index
  8. ^ Dalida - film 2005 - Movieplayer.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Bolli, Dizionario dei Nomi Rock, Padova, Arcana Editrice, 1998, ISBN 978-88-7966-172-0.
  • Catherine Rihoit, Dalida, Plon, 1998, 2005.
  • Henry-Jean Servat, Dalida, Albin Michel, 2003, 2007.
  • Daniel Lesueur, Hit-Parades, 1950-1998, Editions Alternatives et Parallèles, 1999, e L'argus Dalida: Discographie mondiale et cotations, Editions Alternatives, 2004.
  • David Lelait, Dalida, d'une rive à l'autre, Payot, 2004.
  • Bernard Pascuito, Dalida, une vie brûlée, L'Archipel, 2007.
  • Jacques Pessis, Dalida: une vie…, Dargaud, 2007.
  • Colette Fellous, Dalida, Flammarion
  • Isaline, Dalida, entre violon et amour, Editions Publibook, 2002.
  • A. Gallimard - Orlando, Dalida, mon amour, Edition NRJ, 1989
  • M. Rheault, Dalida, une oeuvre en soi, Editions Va bene, 2002.
  • C. Daccache - I. Salmon, Dalida, Editions Vade Retro
  • E. Bonini, La véritable Dalida, Editions Pygmalion, 2004
  • J. Barnel, Dalida, la femme de coeur, Editions du Rocher, 2005.
  • A. Ravier, Dalida passionnément, Editions Favre, 2006
  • J. Pitchal, Dalida, tu m'appelais petite soeur..., Editions Carpentier, 2007
  • L. Rioux, 50 ans de chanson française, de Trenet à Bruel, Editions L'Archipel, 1992.
  • P. Saka - Y. Plougastel, La Chanson française et francophone, Editions Larousse, 1999.
  • M. Gilbert Carpentier, Merci les artistes, Editions Anne Carrère, 2001.
  • J. Peigné, Salut les Sixties, Editions de Fallois, 2003.
  • J.-M. Boris - J.-F. Brieu - E. Didi, Olympia. Bruno Coquatrix, 50 ans de Music-Hall, Editions Hors Collection, 2003.
  • G. Verlant, L'odyssée de la chanson française, Editions Hors Collection, 2006.
  • Mario Luzzatto Fegiz, Morte di un cantautore. Biografia di Luigi Tenco, Gammalibri, 1977.
  • Gianni Borgna, L'Italia di Sanremo, A. Mondadori, 1999.
  • A. Fegatelli Colonna, Luigi Tenco. Vita breve e morte di un genio musicale, A. Mondadori, 2002.
  • A. Montellanico, Quasi sera: una storia di Tenco, Stampa Alternativa/NuoviEquilibri, 2005.
  • R. Tortarolo - G. Carozzi, Luigi Tenco: ed ora avrei mille cose da fare, Arcana, 2007.
  • C. Nérac - C. Naïmi, Dalida. Ses fans, ses amis ont la parole, Éditions du Rocher, 2008.
  • S. Julienne - L. Gigliotti, Mia zia, ma tante Dalida, Ramsay, 2009.
  • F. Quinonero, Les années 60. Rêves et Révolutions, Carpentier, 2010 (libro in cui Dalida è molto presente).
  • Catherine Rihoit, Dalida, Plon, 2005 (biografia autorizzata da Orlando)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Miss Egitto Successore Beauty pageant tiara.png
Antigone Costanda 1955 Gladys Leopardi
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