Compagnia Generale del Disco

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CGD
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Stato Italia Italia
Fondazione 1948
Fondata da Teddy Reno
Sede principale 20122 Milano, Galleria Del Corso 4
Settore Musicale
Prodotti Musica leggera

La CGD (sigla di Compagnia Generale del Disco) è stata una casa discografica italiana attiva tra il 1948 e il 1988.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La CGD fu fondata nel 1948 dal cantante Teddy Reno: grazie ad un aiuto finanziario da parte del padre, egli diede vita ad una casa discografica che, oltre alla diffusione dei suoi dischi, si dedicò alla scoperta e al lancio di nuovi artisti italiani.

Ecco come Teddy Reno ha raccontato la nascita della sigla: «Avevo chiamato la mia società Compagnia Generale del Disco. Presi un foglio di carta e scrissi il nome da attaccare sulla porta. Lo scrissi in stampatello dando molto risalto alle lettere iniziali CGD, e fu così che nacque questo marchio, poi diventato famoso in tutto il mondo[1]».

Vittorio Mascheroni, Teddy Reno e Lelio Luttazzi negli uffici della CGD (1949)

La sede della CGD fu stabilita a Milano, in via Passarella 4; come direttore artistico Teddy Reno chiamò il suo concittadino Lelio Luttazzi, che si occupò anche degli arrangiamenti insieme al Maestro Gianni Ferrio, e come responsabile della produzione internazionale chiamò invece David Matalon, che nel 1956 abbandonò la CGD per fondare l'Italdisc.

Legandosi con alcune case editrici, come la Suvini-Zerboni e le Messaggerie Musicali, la CGD riuscì a mettere sotto contratto molti artisti che riscossero molto successo, come Jula De Palma, Giorgio Consolini, Betty Curtis e Johnny Dorelli.

All'inizio del 1958 Teddy Reno decise di vendere la CGD: l'acquirente fu Ladislao Sugar, editore musicale di origine ungherese di grandi capacità imprenditoriali e futuro patron del Gruppo Sugar, che aveva fondato con Carlo Alberto Rossi la Casa Editrice Ariston, poi abbandonata per comprare le Messaggerie Musicali, e che aveva già comprato, nel 1955, una piccola quota azionaria della casa discografica.

Sugar fece un'operazione di rilancio della casa discografica: da un lato strinse nel 1966 un accordo con l'americana CBS per la distribuzione del suo catalogo in Italia (accordo seguito dal consigliere d'amministrazione della CGD Giuseppe Giannini e che portò alla nascita della CBS Sugar nel 1970); dall'altro, per intercettare il gusto dei giovani, nominò direttore artistico il giovane Franco Crepax,[2] che mise sotto contratto molti giovani talenti, come Bruno Lauzi (che debutta con il nome d'arte di Miguel e i Caravana) Gigliola Cinquetti (che vinse nel 1964 il Festival di Sanremo), Riccardo Del Turco, Massimo Ranieri, Mario Tessuto e Caterina Caselli. In seguito la direzione artistica venne affidata al figlio di Sugar, Piero, che sposerà la Caselli nel 1970.

Nel 1961 Sugar trasferì l'azienda in Galleria del Corso, sede di molte altre case discografiche e di edizioni musicali; tra le etichette straniere che la CGD distribuì in Italia vi fu anche la Palette, etichetta belga.

Nel 1968 Ladislao lascia completamente l'azienda nelle mani del figlio, per dedicarsi alla casa editrice SugarCo. Con l'esperienza avuta come direttore artistico, Piero continuerà a guidare l'azienda per tutti gli anni '70 con successo.

Nel 1973 ci fu un nuovo trasloco, in via Quintiliano 40. La sede fu costruita ex-novo su idea di Sugar come un complesso unico e polivalente, comprendente sale di prova, incisione - il tutto con tecnologie all'avanguardia (per l'epoca) - uffici e anfiteatro per la presentazione di nuovi artisti e dischi.

Nell'ottobre 1976 viene lanciata una nuova sottoetichetta, la Record Bazaar che verrà distribuita a prezzo economico.

Quando nel 1977 la CBS decise di aprire una propria sede autonoma in Italia, questo determinò una crisi alla CGD, in quanto tutto il catalogo estero veniva meno. Tutti gli artisti italiani che incidevano per la CBS, come i Pooh, vennero però inglobati e i loro dischi vennero ristampati dalla nuova casa discografica. Nello stesso 1977 Caterina Caselli, moglie di Sugar nel frattempo diventata vicepresidente dell'azienda, decide di fondare una casa discografica satellite, l'Ascolto, per dedicarsi ad artisti più di nicchia, come Pierangelo Bertoli e Franco Fanigliulo.

Un'altra piccola etichetta che venne distribuita dalla CGD fu la Derby Club.

Nella seconda metà degli anni ottanta la CGD, come molte altre case discografiche, affrontò un periodo di crisi. Per tagliare i costi, la CGD decise di esternalizzare l'intero processo produttivo, iniziando quell'opera di abbandono progressiva e irreversibile della propria sede, culminata nella chiusura della stessa. Nel frattempo, alcune sale d'incisione vennero affittate a terzi: è il caso dello studio Logic al primo piano, ceduto ai Fratelli La Bionda.

Nel 1988 l'etichetta venne acquistata dall'americana Warner Music Group, che cambiò la ragione sociale in CGD East West. La CGD viene progressivamente spogliata di una propria identità come etichetta indipendente, sopravvivendo come divisione artistica e marketing dell'inglobante statunitense. Progressivamente, la gestione dell'ex CGD viene suddivisa fra gli uffici della Warner, e la Compagnia Generale del Disco rimane solamente un marchio sia per il catalogo storico che per gli artisti già sotto contratto ed in attività. Nel settembre del 2004, la Warner decide di cancellare anche il logo[3]; l'intero database CGD e le nuove incisioni degli artisti della scuderia vengono impresse sotto il nome dell'Atlantic Records.

Sottoetichette[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Teddy Reno, Ricordi, editore Gremese, 2001, pag. 42
  2. ^ L'espresso - il 68 » La morte a 45 giri - Versione stampabile
  3. ^ √ Addio alla CGD: Warner Italia adotta le etichette Atlantic e Warner Bros. - Rockol

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I dati concernenti le emissioni discografiche della casa sono stati tratti dai supporti fonografici emessi e conservati (come tutti quelli pubblicati in Italia) alla Discoteca di Stato a Roma.
  • Vari numeri delle riviste Musica e dischi (annate dal 1948 in poi), Il Musichiere (annate 1959-1960), TV Sorrisi e Canzoni (annate dal 1955 in poi), Ciao 2001, Qui giovani, Big, Music, e molte altre riviste di argomento musicale.
  • Mario De Luigi, L'industria discografica in Italia, edizioni Lato Side, Roma, 1982
  • Mario De Luigi, Storia dell'industria fonografica in Italia, edizioni Musica e Dischi, Milano, 2008
  • Teddy Reno, Ricordi, editore Gremese, 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]