Piper Club

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Piper Club
Stato Italia Italia
Fondazione 17 febbraio 1965 a Roma
Chiusura in attività
Sede principale Roma, via Tagliamento, 9
Persone chiave
  • Alberigo Crocetta Man
  • Giancarlo Bornigia
Prodotti musica, spettacolo
Sito web www.piperclub.it

Il Piper Club, o più semplicemente il Piper, è una discoteca di Roma, una delle più famose d'Italia.

Storia del Piper[modifica | modifica wikitesto]

1965-1968: Dal Beat all'underground[modifica | modifica wikitesto]

L'interno del Piper nel 1968

Fondato dall'avvocato Alberigo Crocetta - che da giovanissimo militò tra i marò della Decima Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese - con l'aiuto di due soci: il commerciante di automobili Giancarlo Bornigia e l'importatore di carni Alessandro Diotallevi, è uno dei locali storici dell'Italia del boom economico, negli anni sessanta.

Situato a Roma in Via Tagliamento, di fronte al quartiere Coppedè, fu inaugurato il 17 febbraio 1965. In poco tempo il Piper divenne un'icona di una generazione intera ed un vero e proprio fenomeno di costume.

Sul fondo del palcoscenico Claudio Cintoli[1], in collaborazione con gli architetti Francesco Capolei, Giancarlo Capolei e Manlio Cavalli ideatori del progetto, realizzò il pannello murale Giardino per Ursula, composto da due dipinti e da materiale eterogeneo assemblato aggettante, oggi perduto. Delle altre opere d'arte che sarebbero state presenti nel locale, materiale di Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Mario Schifano e Piero Manzoni (scomparso due anni prima che il locale aprisse), non vi è alcuna documentazione.

Patty Pravo al Piper Club nel 1966.

Alla serata d'esordio suonarono nel locale The Rokes e l'Equipe 84. Successivamente si susseguirono i migliori gruppi della scena musicale beat italiana tra cui i Rokketti, I New Dada, I Delfini, I Giganti, I Meteors, Gli Apostoli, Le Pecore Nere, Le Facce di Bronzo, affiancati da altri gruppi provenienti dall'estero come The Primitives (tra cui si distinguerà il cantante Mal), Patrick Samson e Les Pheniciens, Lord Beau Brummell and his Noblemen Orchestra, The Echoes, The Bad Boys, The Bushmen (cinque ragazzi di colore del Kenya), The Eccentrics (da cui nascono Mike Liddell e gli Atomi), The Honeycombs, John L. Watson & The Hummelflugs, per citare i più importanti. A tutti questi si aggiunsero presto artisti del calibro di Nino Ferrer, Fred Bongusto, Dik Dik, Farida, Gabriella Ferri, Rita Pavone, Roby Crispiano, Gepy & Gepy, Nancy Cuomo: su tutti, però, vanno ricordate Caterina Caselli e Patty Pravo che passa alla storia del pop proprio come "la ragazza del Piper", per quanto, secondo alcuni, il titolo sarebbe da condividere con Mita Medici che nel 1966, proprio al "Piper", vince il concorso "Miss Teenager Italiana" con il temporaneo nome d'arte di Patrizia Perini.

Nel 1965 Mina vi girò una serie di caroselli per la Barilla per la regia di Valerio Zurlini.[2]

Il Piper emerse subito come punto focale della bella vita romana, raccogliendo frequentazioni dal mondo dello spettacolo e dell'arte, oltre che da personaggi della scena mondana. Lo storico animatore - intrattenitore del locale, fin dall'inizio e per molti anni, è il giornalista Eddie Ponti.

La linea artistica si ispirava al mondo del beat inglese, da cui copiò anche l'idea dell'opera beat, ovvero ad un uso innovativo di luci stroboscopiche colorate accoppiate ai suoni e allo stile dettato dalla moda della minigonna.

Dal numeroso gruppo dei ragazzi che si possono considerare frequentatori 'storici' del Piper emergeranno negli anni numerosi personaggi di spicco fra cui Romina Power, Mia Martini, Loredana Bertè e Renato Zero (che nel 1982 realizzerà un 33 giri ispirato proprio agli anni del Piper).

Vi si esibivano i più conosciuti complessi di musica beat e cantanti di musica leggera nazionali ed internazionali in voga in quegli anni, con nomi del calibro dei Procol Harum, i Byrds, Rocky Roberts, Nevil Cameron, Herbie Goins & The Soultimers (il cui chitarrista era il virtuoso John McLaughlin), Wess (che divenne famoso cantando in duetto per anni con Dori Ghezzi) e dei giovanissimi Pink Floyd che si esibirono in due serate, il 18 e il 19 aprile 1968. La musica italiana era invece rappresentata da New Trolls, Le Orme, I Corvi, I Delfini. I Pooh, nel 1966, in questo locale vi conobbero Riccardo Fogli, che entrerà come bassista in sostituzione di Gilberto Faggioli, e come nuovo frontman.

Da ricordare fu poi l'evento Grande angolo, Sogni, Stelle organizzato da Mario Schifano il 28 dicembre del 1967, che segnò una delle tappe fondamentali della nascita dell'underground italiano[3]. La serata vide l'alternarsi sul palco di sitaristi, ballerine e poeti che si alternavano alle Stelle di Mario Schifano, il tutto accompagnato da filmati proiettati sul palco su quattro diversi schermi. L'evento fu recensito su l'Espresso da Alberto Moravia, anche lui frequentatore del Piper Club, con un articolo dal titolo Al Night club con i vietcong[3].

Dal 1968 dal Piper partì un'iniziativa simile a quelle in voga negli anni sessanta, i cantagiri canori: nella fattispecie, il CantaPiper. "Piper Club" è stato inoltre il nome di un'etichetta discografica che ha pubblicato i dischi di molti degli artisti che si esibivano nel locale.

Il 21 giugno 1969 esordisce il gruppo Tina Polito e i Parker's Boys[4] formato dall'aggregazione di una giovane cantante affermata nel programma televisivo Scala Reale e dal gruppo dove in precedenza aveva militato Renzo Arbore. La formazione era composta da Angelo La Porta (chitarra), Nicola Zanni (basso), Alberto Catani (batteria) e Gianni Micciola (tastiere).

1970: La scissione[modifica | modifica wikitesto]

Con la separazione dei due soci proprietari, il Piper rimase a Bornigia, mentre a Crocetta spettò l'omonimo Piper 2000 a Viareggio, che avrebbe avuto vita breve.

Nei primi anni settanta una modifica della linea artistica portò all'esordio di Formula 3, Mia Martini, Ricchi e Poveri, e all'esibizione di gruppi come Genesis, Sly and the Family Stone e grandi nomi del jazz quali Lionel Hampton e Duke Ellington.

Dopo gli anni dell'austerity (1973 - 1975 circa), il Piper diventa una discoteca, con collegamenti continui organizzati da Eddie Ponti, per riempire gli spazi tra un'esibizione e l'altra, prima con Radio Montecarlo e poi con altre radio.

Il fenomeno determinato dal successo del Piper - punto di riferimento per la gioventù degli anni sessanta e settanta - rappresenta un importante capitolo della storia del costume in Italia.

Alla storia del Piper sono liberamente ispirati l'omonimo film televisivo del 2007, diretto da Carlo Vanzina e la serie televisiva omonima del 2009, diretta da Francesco Vicario. Vi è ambientato anche il film tv Totò Ye Ye, episodio della serie televisiva TuttoTotò, girato nel 1967 e che è stato l'ultimo film interpretato dall'attore napoletano.

Il Piper è stato chiuso per gran parte del 2010 e per i primi mesi del 2011, probabilmente a causa di debiti del proprietario. Ha riaperto nel marzo 2011.[5]

Il 21 agosto 2013 muore a Roma a 83 anni Giancarlo Bornigia.[6]

Problemi di ordine pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Dato che la discoteca Piper è localizzata in una zona residenziale del quartiere Trieste negli anni ci sono state numerose lamentele da parte dei residenti a causa di atti vandalici, violenze e disturbo della quiete pubblica. Nel 2009 sono state distrutte le vetrine di un negozio situato a pochi passi dalla discoteca e spesso autovetture e ciclomotori sono stati danneggiati in maniera più o meno grave da ragazzi usciti dalla discoteca. Il dipendente di un fioraio della zona è stato invece aggredito e malmenato, finché non è intervenuta una pattuglia della polizia.[7]

Il 19 maggio 2011 un ragazzo di 18 anni è stato arrestato per aver pugnalato un suo coetaneo causandogli la lacerazione di un polmone. Questo perché lo aveva trovato in compagnia della sua ex ragazza, fuori dalla discoteca.[8]

Il 22 ottobre 2011 alle 4.30 della notte numerosi residenti sono stati svegliati a causa di una rissa davanti alla discoteca, sedata solamente dopo decine di minuti dall'intervento di tre gazzelle dei Carabinieri.[9]

Negli anni sono state proposte numerose petizioni e alcune raccolte di firme[10] per proporre delle soluzioni alternative o un controllo maggiore da parte della Polizia municipale, tuttavia, anche dopo le numerose promesse fatte dall'amministrazione del II Municipio[11] la situazione è rimasta invariata, ed ancora nel 2012 il quartiere subisce danni, problemi ed un costante disturbo della quiete pubblica quattro notti a settimana.[12]

Nel mese di giugno 2012 è stata disposta la chiusura del Piper per 15 giorni dalla polizia amministrativa di Roma, a causa di due risse avvenute nell'arco di una settimana.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rizza, 2007
  2. ^ Mina L'ultima occasione - caroselli Barilla (1965) - YouTube
  3. ^ a b Valerio Mattioli: Roma 60. Viaggio alle radici dell'underground italiano. Parte prima, Blow up #187 pg. 73, Dicembre 2013, Editore: Tuttle Edizioni
  4. ^ Momento Sera del 24 giugno 1969
  5. ^ Apertura Piper Club, in Onsserts Eventi a Roma. URL consultato il 16 febbraio 2012.
  6. ^ http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/addio_a_bornigia_fondatore_del_piper/notizie/317794.shtml
  7. ^ Giornale: La Repubblica Roma, 24 gennaio 2010
  8. ^ La Repubblica.it, in La Repubblica. URL consultato il 29 maggio 2011.
  9. ^ Giornale: Il Messaggero Cronaca di Roma, 30 ottobre 2011
  10. ^ Angela Gennaro, Via Tagliamento, una petizione per dormire, in Citynews - Roma Today, 21 gennaio 2009. URL consultato il 30 marzo 2012.
  11. ^ Lucia Casamassima, I cittadini e i disagi della movida: le promesse del consigliere Scuro, in Citynews - Roma Today, 24 febbraio 2012. URL consultato il 30 marzo 2012.
  12. ^ Lucia Casamassima, Il Piper e gli abitanti esasperati: l'altra faccia della movida dei Parioli, in Citynews - Roma Today, 17 febbraio 2012. URL consultato il 30 marzo 2012.
  13. ^ Articolo de "Il Messaggero" Movida e schiamazzi, chiusi 38 locali stop di 15 giorni anche per il Piper , in Il Messaggero, 12 luglio 2012. URL consultato il 13 luglio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), Dizionario della canzone italiana, editore Armando Curcio (1990); alla voce Piper
  • Ursus (Salvo D'Urso), Manifesto beat, edizioni Juke Box all'Idrogeno, Torino, 1990 (in varie voci)
  • Giancarlo Bornigia e Mario Bonanno, Piper Club. Storia, Mito, Canzoni, edizioni Bastogi, 2005
  • Tiziano Tarli, Beat italiano. Dai capelloni a Bandiera gialla, edizioni Castelvecchi, Roma 2005 (in varie voci)
  • Claudio Pescetelli, Una generazione piena di complessi, editrice Zona, Arezzo, 2006 (in varie voci)
  • Corrado Rizza, Piper Generation. Beat, Shake & Pop Art nella Roma anni '60, edizioni Lampi di Stampa, 2007
  • Maurizio Becker, C'era una volta la RCA. Conversazioni con Lilli Greco, Coniglio Editore, collana Zum Zum Zum, 2007 ISBN 8888833714
  • Daniela Ferraria, Claudio Cintoli - Incidenti onirici, Silvana editoriale, Milano 2010 (catalogo della mostra presso il Centro Arti Visive Peschiera, Pesaro)
  • Valerio Mattioli: Roma 60. Viaggio alle radici dell'underground italiano. Parte prima, Blow up numero 187 pg. 73, dicembre 2013, Editore: Tuttle Edizioni

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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