Hair

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Hair-The American Tribal Love-Rock Musical
Titolo italiano Hair
Lingua originale Inglese
Paese USA
Anno 1967
Prima rappr. 1967
Compagnia Off-Broadway
Genere musical
Soggetto James Rado, Gerome Ragni
Sceneggiatura James Rado, Gerome Ragni
Musiche Galt MacDermot
Michael Butler (con il gilet nero) e James Rado (con il cappello, dietro Butler), insieme al cast della produzione di Hair a Red Bank (New Jersey), del settembre 2006

Hair (Hair: The American Tribal Love-Rock Musical) è un musical rock scritto da James Rado e Gerome Ragni (testi) e Galt MacDermot (musica). Rappresenta il prodotto forse più importante della controcultura hippie degli anni sessanta: il suo imponente successo ha significato un autentico terremoto nella cultura sessuale statunitense e ha contribuito a diffondere l'opposizione pacifista alla guerra del Vietnam (numerose sue canzoni sono diventate autentici inni dell'opposizione all'interventismo statunitense). Hair ha inoltre contribuito alla ridefinizione del musical theatre, partorendo il genere del musical rock o rock opera.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un gruppo politicamente attivo di "capelloni" (the tribe), "hippies dell'età dell'Aquario", combattono la coscrizione alla guerra del Vietnam e conducono insieme una vie de bohème a New York.

La loro lotta ruota intorno al tentativo di creare un equilibrio tra l'armonia della vita comunitaria e i nuovi valori promossi dalla rivoluzione sessuale, da un lato, e la ribellione pacifica contro la guerra e i valori conservatori dei genitori e della società, dall'altro.

Claude, che si imbatte casualmente nella tribe, proveniente dal mid-west con il suo carico di valori tradizionali, deve decidere se rigettare gli obblighi di leva, così come hanno fatto i suoi amici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I due attori Rado e Ragni si conobbero nel 1964, recitando insieme la pièce teatrale Hang Down Your Head and Die (una produzione off-Broadway). Cominciarono a scrivere insieme Hair agli inizi del 1965.[1] I personaggi principali, Claude e Berger, risultano evidentemente autobiografici: il Claude di Rado è romantico e pensoso, mentre il Berger di Ragni è tipicamente estroverso e spaccone. La loro stretta e insieme volubile relazione è sintetizzata dalla ben nota ballata Easy to be Hard. Lo stesso Rado ha affermato: "Eravamo grandi amici. Era una relazione assai appassionata che noi canalizzammo nella creatività, nella scrittura, nella creazione di questa pièce. Drammatizzammo il nostro rapporto".[2] Fu un quadro intitolato Hair che i due videro ad una mostra al Whitney Museum che li ispirò per il titolo dello show. Il quadro consisteva in un pettine e poche ciocche di capelli su una tela vuota.[3]

Sul Los Angeles Times, Rado indicò la materia prima che servì di ispirazione per il musical in "una combinazione di alcuni personaggi che avevamo incontrato per la strada, di gente che conoscevamo e della nostra stessa immaginazione. Conoscevamo quel gruppo di ragazzi dell'East Village che si abbandonavano[4] e che sfuggivano alla leva[5], e c'erano anche un sacco di articoli sui giornali sui ragazzi cacciati dalla scuola per essersi lasciati crescere troppo i capelli, e noi mettemmo dentro lo show anche loro".[6] Rado ricorda anche che "C'era moltissimo entusiasmo nelle strade e nei parchi e nelle zone hippie, e noi pensammo che se avessimo potuto trasmettere questa eccitazione al palco sarebbe stato meraviglioso. [...] Bazzicavamo i loro giri e andavamo ai loro be-in [e] ci lasciavamo crescere i capelli".[7] Molti membri del cast (Shelley Plimpton in particolare) furono arruolati direttamente dalla strada.[6]

Rado e Ragni provenivano da differenti retroterra artistici. Al college, Rado scriveva recensioni musicali ed aspirava a divenire un compositore per Broadway, nella tradizione di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. Studiò poi recitazione con Lee Strasberg. Ragni, d'altro canto, era un attivo membro dell'Open Theater di New York, uno dei tanti gruppi, per lo più off-off Broadway, che sviluppavano tecniche proprie del teatro sperimentale.[8] Ragni avrebbe poi introdotto Rado negli stili del teatro moderno e nei metodi appresi all'Open Theater.[9] Nel 1966, mentre i due erano impegnati nella scrittura di Hair, Ragni si esibì in Viet Rock, produzione dell'Open Theater scritta da Megan Terry incentrata su alcuni giovani schierati nella guerra in Vietnam. Oltre al tema della guerra, Hair finì per riprendere da Viet Rock la stessa tecnica di improvvisazione e gli stessi esercizi di laboratorio teatrale.[10][11]

Quando il lavoro di Rado e Ragni era giunto ad una buona definizione, i due portarono il materiale al produttore Eric Blau, il quale, attraverso il comune amico Nat Shapiro, mise in contatto gli autori con il compositore canadese Galt MacDermot.[12] MacDermot aveva vinto un Grammy Award nel 1961 per la composizione African Waltz (registrata dal sassofonista Cannonball Adderley).[13] "Lavoravamo indipendentemente", ha spiegato MacDermot a proposito del processo creativo. "Io preferisco così. Loro mi consegnavano il materiale ed io lo mettevo in musica".[14] Nelle prime tre settimane, MacDermot completò le canzoni I Got Life, Ain't Got No, Where Do I Go e Hair.[6][2] Aquarius fu inizialmente concepita come un pezzo sperimentale e non-convenzionale, ma in seguito MacDermot cambiò idea e lo trasformò nella forma attuale.[2] È interessante notare che lo stile di vita di MacDermot era assai diverso da quello di Ragni e Rado: "Portavo i capelli corti, avevo una moglie e - all'epoca - quattro figli. Vivevo a Staten Island".[7]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

L'irriverenza nei confronti della bandiera statunitense, il modo in cui sono descritti l'uso illegale di droghe e la sessualità, le scene di nudo (accade che l'intero cast sia nudo in scena) hanno provocato numerosissime controversie.[15][7]

Altre novità importanti furono l'utilizzo di un cast multietnico e l'invito rivolto al pubblico, nel finale, di partecipare in scena ad un be-in.[6]

Personaggi e interpreti originali[modifica | modifica wikitesto]

Gli interpreti originali fanno riferimento alle prime edizioni, Off-Broadway e Broadway.[16]

La produzione originale di Broadway comprendeva inoltre:

Canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Atto I
  • Aquarius/Let the Sunshine In (coro e una solista, spesso Dionne)
  • Donna (Berger e coro)
  • Hashish (coro)
  • Sodomy (Woof e coro)
  • Colored Spade (Hud, Woof, Berger, Claude e coro)
  • Manchester England (Claude e coro)
  • I'm Black/Ain't Got No (Woof, Hud, Dionne e coro)
  • I Believe in Love (Sheila e coro)
  • Hair (Jeanie con Crissy e Dionne)
  • Initials (L.B.J.) (coro)
  • I Got Life (Claude e coro)
  • Going Down (Berger e coro)
  • Hair (Claude, Berger, e coro)
  • My Conviction (Margaret Mead)
  • Easy to Be Hard (Sheila)
  • Don't Put It Down (Berger, Woof e corista maschile)
  • Frank Mills (Crissy)
  • Be-In (Hare Krishna) (coro)
  • Where Do I Go? (Claude e coro)
Atto II
  • Electric Blues (coro)
  • Black Boys (coro)
  • White Boys (coro)
  • Walking in Space (coro)
  • Yes, I's Finished/Abie Baby (Abraham Lincoln e coro)
  • What a Piece of Work Is Man (coro)
  • Good Morning Starshine (Sheila e coro)
  • The Bed (coro)
  • Aquarius (reprise) (coro)
  • Manchester England (reprise) (Claude e coro)
  • Eyes Look Your Last (Claude e coro)
  • The Flesh Failures (Let the Sunshine In) (Claude, Sheila, Dionne e coro)

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il film[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Hair (film).

Già nel 1973 era stata offerta la regia di una riduzione cinematografica a George Lucas, il quale, però, rifiutò, per girare American Graffiti.

La versione cinematografica venne infine girata da Miloš Forman, già celebre autore grazie al successo di Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), che ne volle fare una trasposizione cinematografica nel 1979. Lo spirito hippy su cui si era basato il musical teatrale del '67, "testimonianza ingenua ed entusiasta di un'epoca precisa"[senza fonte], si era ormai ampiamente esaurito e "i giorni di pace, amore e musica si erano persi nel vortice di guerra, cinismo e droga"[senza fonte].

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

  • 1967 - New York Shakespeare Festival Public Theater Hair - An American Tribal Love-Rock Musical
  • 1968 - The Original Broadway Cast Hair - The American Tribal Love-Rock Musical (The Original Broadway Cast Recording)
  • 1968 - London Cast Hair
  • 1968 - "Haare" Ensemble Haare (Hair) edizione del musical in tedesco
  • 1969 - James Last Hair cover easy listening del musical
  • 1969 - Mort Garson Electronic Hair Pieces cover in versione elettronica del musical
  • 1970 - Edmundo Ros and his Orchestra Hair Goes Latin cover in versione latin easy listening dell'opera rock
  • 1979 - Galt MacDermot Hair (Original Soundtrack Recording) colonna sonora del film

EP[modifica | modifica wikitesto]

  • 1972 - Frank Valdor und sein Orchester ‎Hair

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Barbara Lee Horn, The Age of Hair: Evolution and the Impact of Broadway's First Rock Musical, New York, 1991, p. 24 - ISBN 0-313-27564-5
  2. ^ a b c 40 years of "Hair", articolo di Lisa Rose del 19 luglio 2008, tratto dal Newark Star-Ledger e riportato da nj.com. [Controllato il 27 agosto 2008]
  3. ^ "Hair": Reviving the Revolution, articolo di Frank Rizzo del 31 agosto del 2008, tratto dall'Hartford Courant, courant.com. [Controllato il 27 agosto 2008].
  4. ^ In inglese who were dropping out: Rado allude alla famosa frase di Timothy Leary Turn on, tune in, drop out ("Accenditi, sintonizzati, abbandonati").
  5. ^ Qui Rado allude ai draft dodgers, termine che già prima della guerra in Vietnam indicava chi, nei modi più diversi, cercava di eludere gli obblighi di leva. Solo con la guerra in Vietnam, il termine divenne di uso corrente. Il dodger che sfugge alla coscrizione non va confuso con il disertore, in quanto quest'ultimo, tecnicamente, abbandona la divisa dopo essere stato arruolato.
  6. ^ a b c d (EN) Peace, Love and Freedom Party; Cast and crew knew "Hair" wasn't just exhilarating, it was groundbreaking. A look back as a new version opens, articolo di Patrick Pacheco del 17 giugno 2001, tratto dal Los Angeles Times, p. 1. [Controllato il 27 agosto 2008]
  7. ^ a b c (EN) The Beat Goes On, articolo di Kate Taylor del 14 settembre 2007, tratto dal New York Sun. La Taylor riferisce che l'esordio al Joseph Papp's Public Theatre non presentava la scena di nudo collettiva. [Controllato il 27 agosto 2008].
  8. ^ Scott Miller, Let the Sun Shine In: The Genius of Hair, Heinemann, 2003, pp. 54–56 - ISBN 0-325-00556-7.
  9. ^ Horn, p. 23.
  10. ^ Horn, pp. 18–19
  11. ^ Viet Rock, tratto dai Lortel Archives: The Internet Off-Broadway Database. [Controllato il 27 agosto 2008]
  12. ^ Horn, p. 27.
  13. ^ Biografia di Galt MacDermot in inglese. [Controllato il 5 settembre 2008].
  14. ^ Herbert Whittaker, "Hair": The Musical That Spells Good-bye Dolly!, da The Canadian Composer (Maggio 1968). [Controllato il 5 settembre 2008]
  15. ^ (EN) Musical "Hair" opens as censors withdraw, articolo tratto dalla rubrica On this Day di bbc.co.uk (27 settembre 1968). L'articolo riferisce che almeno due importanti battaglie legali si sono svolte intorno ai contenuti del musical, la prima alla corte distrettuale di Boston nel 1970 e la seconda a Chattanooga, nel 1975. [Controllato il 27 agosto 2008]
  16. ^ a b (EN) Scheda su Hair, in Internet Broadway Database, The Broadway League.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Lorrie Davis e Rachel Gallagher, Letting Down My Hair: Two Years with the Love Rock Tribe, 1973, A. Fields Books - ISBN 0-525-63005-8
  • (EN) Barbara Lee Horn, The Age of Hair: Evolution and the Impact of Broadway's First Rock Musical, New York, 1991 - ISBN 0-313-27564-5
  • (EN) Jonathon Johnson, Good Hair Days: A Personal Journey with the American Tribal Love-Rock Musical Hair, iUniverse, 2004 - ISBN 0-595-31297-7
  • (EN) Scott Miller, Let the Sun Shine In: The Genius of Hair, Heinemann, 2003 - ISBN 0-325-00556-7
  • (EN) Elizabeth Lara Wollman, The Theatre Will Rock: A History of the Rock Musical from Hair to Hedwig, University of Michigan Press, 2006

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]