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Tim Duncan

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Tim Duncan
Tim Duncan.jpg
Duncan con gli Spurs nel 2011
Nome Timothy Theodore Duncan
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 211[1] cm
Peso 113[1] kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Ruolo Ala grande / Centro
Ritirato 11 luglio 2016
Carriera
Giovanili
St. Dunstan's Ep. High School
1993-1997 W.F. Dem. Deacons
Squadre di club
1997-2016 San Antonio Spurs 1392 (26.496)
Nazionale
1994-2004 Stati Uniti Stati Uniti
Palmarès
NBA 5 vittorie
Per maggiori dettagli vedi qui
Olympic flag.svg Olimpiadi
Bronzo Atene 2004
Transparent.png Campionati Americani
Oro Porto Rico 1999
Oro Porto Rico 2003
FISU International University Sport Federation.svg Universiadi
Oro Fukuoka 1995
Fictional Logo for Goodwill Games.svg Goodwill Games
Bronzo San Pietroburgo 1994
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate all'11 luglio 2016

Timothy Theodore "Tim" Duncan (Christiansted, 25 aprile 1976) è un ex cestista statunitense, professionista per l'intera carriera nella NBA con i San Antonio Spurs.

Considerato da molti il miglior interprete di tutti i tempi del ruolo di ala grande,[2][3][4] è stato il capitano dei San Antonio Spurs, dai quali è stato selezionato come prima scelta assoluta al Draft NBA 1997, dopo aver terminato il college.

Vincitore di 5 titoli NBA, spiccano tra i premi individuali due MVP della regular season e tre come MVP delle finali NBA. È uno dei due giocatori della storia (l'altro è John Salley) a riuscire nell'impresa di vincere il titolo NBA in tre decadi diverse. È stato inoltre eletto da Sports Illustrated miglior giocatore della decade 2000-2010.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizi nel nuoto e primi tiri a canestro[modifica | modifica wikitesto]

Fratello minore di due ottime nuotatrici (la sorella Tricia, in particolare, partecipò alle Olimpiadi di Seul), viene presto avviato al nuoto sotto la supervisione della madre, ed a 14 anni è considerato uno degli atleti più promettenti a livello nazionale sulla distanza dei 400 metri stile libero.[6]

Nel 1989 è già parte della squadra destinata a partecipare alle Olimpiadi di Barcellona 1992, ma la sua vita è sconvolta da una tragedia: la madre, alla quale Duncan è molto legato,[7] si ammala di cancro al seno.[6] Poi, in autunno, l'isola di Saint Croix è vittima del passaggio dell'uragano Hugo che la devasta completamente, rendendo impraticabile la piscina.[6] Gli allenamenti a quel punto vengono programmati nell'Oceano Atlantico, ma anche la precoce determinazione del giovane Duncan deve arrendersi di fronte all'insuperabile fobia per gli squali: la paura lo paralizza a tal punto da non poter prendere parte agli allenamenti, costringendolo ad abbandonare la selezione olimpica.[6] Sua madre si spegne nella primavera del 1990: da quel momento Duncan non nuoterà più a livello agonistico.[6]

La pallacanestro entra nella sua vita grazie alla sorella Cheryl: è lei a spedire a casa Duncan un canestro per permettere al fratello di svagarsi.[6] Il padre di Tim lo installa ad un'altezza esatta di dieci piedi da terra (cioè l'altezza regolamentare dei canestri NBA) e lo rinforza con cemento in modo da poter resistere a qualsiasi calamità naturale colpisca di nuovo la città.[6] Quando Cheryl ritorna a vivere a Saint Croix col marito Ricky Lowery, ex playmaker titolare per la Capital University di Columbus, Ohio, quest'ultimo instilla la passione per il gioco nel giovane Duncan, oltre ai primi rudimenti di tecnica di palleggio, tiro dal perimetro, penetrazione ed uso del tabellone, nonché la capacità di riconoscere le opportunità di passaggio.[6] In seguito, Duncan sceglierà di indossare lo stesso numero di maglia che Lowery aveva al college, il 21, mantenendolo per tutta la carriera.[7]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È stato sposato dal 2001 al 2013 con Amy, con la quale ha avuto una figlia di nome Sydney, nata nel 2005, e un figlio di nome Draven, nato nel 2007. Possiede inoltre una laurea in Psicologia ottenuta nei suoi anni a Wake Forest.

Impegno nel sociale[modifica | modifica wikitesto]

La sua fondazione, la Tim Duncan Fondation, è impegnata in svariati campi, dall'educazione e lo sport dei giovani, alla ricerca nel campo della salute, specie nella lotta contro il cancro al seno.[8]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Tim Duncan giocava come ala grande, ma era in grado di ricoprire anche il ruolo di centro. Giocatore dal rendimento costante, capace di mantenere una doppia doppia di media in carriera in punti e rimbalzi,[9] era dotato di un repertorio completo, che gli consentiva di dare un notevole contributo alla propria squadra su entrambi i lati del campo.[10][11]

Possedeva un vasto arsenale offensivo, che comprendeva un buon tiro dalla media distanza e una grande abilità in post basso;[12] era anche un buon passatore, come testimoniano i 3 assist di media in carriera.[13] Inoltre, grazie alla capacità di eseguire giocate fondamentali per la vittoria nei secondi finali delle partite, ha ottenuto la reputazione di "clutch player",[14] spesso confermata anche nei play-off, nei quali tendeva a migliorare le proprie cifre in tutte le voci statistiche. Non era particolarmente abile nei tiri liberi, nei quali ha sempre avuto percentuali realizzative molto altalenanti; la sua media in carriera sfiora, comunque, un discreto 70%.[9]

Il suo stile di gioco, improntato più all'efficacia che alla spettacolarità, è stato talvolta definito "noioso", tanto che Sports Illustrated, dopo la vittoria del suo primo titolo NBA, lo definì "un calmo, noioso e dominante MVP".[15] A conferma di ciò, la sua popolarità tra gli appassionati dell'NBA non è mai stata paragonabile a quella di altre superstar della sua generazione.[16][17] In compenso, Duncan ha goduto di notevole apprezzamento tra i critici della pallacanestro e i colleghi: ex fuoriclasse come Kareem Abdul Jabbar,[18] Bill Russell[13] e Shaquille O'Neal[19] ne hanno più volte tessuto le lodi.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

NCAA[modifica | modifica wikitesto]

Iscrittosi alla Wake Forest University, ad inizio stagione NCAA del 1994-95 molti parlano di Duncan come probabile top pick al Draft NBA nel caso si fosse reso eleggibile,[6] ma Duncan decide di continuare la sua esperienza al college rifiutando quindi di entrare subito nella lega maggiore. Al termine di un'ottima annata raggiunge la convocazione All-ACC First Team, viene nominato miglior difensore dell'anno e ottiene medie di 16,8 punti e 12,5 rimbalzi[6]. Nel campionato NCAA 1995-96 guida la propria squadra alle Sweet 16, ma non riesce a portarla più avanti complice un'influenza. Viene nominato ancora una volta miglior difensore dell'anno e segna una media di 19,8 punti. A fine stagione ancora molte voci lo vedono protagonista per il Draft NBA, ma ancora una volta lui decide di rimanere al college[6].

Duncan è stato un All-American e nel 1997, annata nella quale vince all'unanimità il John R. Wooden Award, mantiene una media di 20,8 punti e 14,7 rimbalzi a partita, e vince per la terza volta consecutiva il premio come miglior difensore dell'anno.

A differenza di molti altri giocatori NBA di quel periodo, Duncan decide di rimanere al college per tutti i 4 anni, durante i quali ha vinto tre volte di migliore difensore ed è stato due volte miglior giocatore dell'ACC. Nel 1996 è primo per punti, rimbalzi, percentuale al tiro e stoppate nella sua conference, ed è stato il primo nella storia dell'NCAA a superare i 1.500 punti, 1.000 rimbalzi, 400 stoppate e 200 assist.

NBA[modifica | modifica wikitesto]

Draft ed esordio[modifica | modifica wikitesto]

Al Draft NBA del 1997 viene selezionato dai San Antonio Spurs, che ottennero la prima scelta assoluta nonostante i Vancouver Grizzlies e i Boston Celtics (reduci rispettivamente da 14 e 15 vittorie nella stagione precedente, contro le 20 degli Spurs) avessero maggiori probabilità.[20]

Nel suo primo anno in NBA Duncan si mette subito in mostra: vince il premio come matricola dell'anno nella stagione 1997-98 ottenendo 113 preferenze su 116.

Il primo titolo[modifica | modifica wikitesto]

La stagione seguente è la 1998-99: i San Antonio Spurs mettono insieme una squadra in grado di puntare in alto, contando soprattutto sui due lunghi Duncan e David Robinson, mirando a interrompere il dominio dei Chicago Bulls, da quell'anno privi di Michael Jordan ritiratosi dopo la vittoria alle Finals del 1998 contro gli Utah Jazz. Insieme a Robinson Duncan conduce i San Antonio Spurs al loro primo titolo NBA sconfiggendo i New York Knicks a gara-5, e si aggiudica anche il premio di MVP delle finali, diventando il primo giocatore nella storia NBA a vincere il premio nella sua stagione da sophomore (giocatore al secondo anno nella NBA). Le sue prestazioni, nonostante un solo anno di carriera alle spalle, sono di livello altissimo: segna con ottime percentuali (51,1%) e in abbondanza, e cattura numerosi rimbalzi. In 17 partite di playoff riesce a realizzare 10 doppie doppie. Di particolare rilevanza poi le partite contro i Knicks[21]: 27 punti, 14 rimbalzi, 2,2 stoppate in 45,8 minuti di media a gara. Già in questa prima serie di playoff si evidenzia la sua innata capacità di migliorare le proprie prestazioni quando cresce l'importanza delle partite.

Consacrazione assoluta e dinastia texana[modifica | modifica wikitesto]

Duncan e gli Spurs alla Casa Bianca

Nell'annata 2002-03 viene nominato MVP della stagione, premio che vince anche nella stagione seguente, in cui guida per la seconda volta San Antonio al titolo NBA. Per giungere al secondo anello gli Spurs hanno la meglio sui New Jersey Nets di Jason Kidd per 4-2. Duncan offre prestazioni eccellenti: in gara 6 mette a referto 21 punti, 20 rimbalzi, 10 assist e 8 stoppate (record delle finali eguagliato), sfiorando una storica "quadrupla doppia". Al termine delle finali le sue medie conteranno 24,2 punti, 17,0 rimbalzi, 5,3 assist e 5,3 stoppate (record), che gli varranno un altro titolo di MVP.

L'anno seguente Duncan e compagni non riescono a ripetersi, fermati nel loro cammino dai Los Angeles Lakers del duo O'Neal-Bryant. I losangelini eliminano San Antonio per 4-2, ma verranno a loro volta fermati in finale dai Detroit Pistons guidati da coach Larry Brown. La serie tra texani e californiani rimarrà comunque nella storia per l'epilogo di gara-5: con i Lakers avanti di un punto Duncan riportan i suoi avanti 73-72 con 0,4 secondi da giocare. Derek Fisher manda poi a bersaglio il classico "tiro della disperazione", fissando il punteggio finale sul 74-73 per Los Angeles. La dirigenza dei San Antonio Spurs sosterrà poi nella conferenza stampa post-gara che il cronometro degli arbitri era partito in ritardo, ma non espone alcun reclamo alla Lega, accettando la decisione presa dagli arbitri alla moviola.

Duncan in attacco contro Ben Wallace.

Nella stagione 2004-05 Duncan non è al meglio, tormentato per tutta la regular season dalla fascite plantare. Riesce comunque, grazie anche al continuo miglioramento dei suoi compagni (in particolare di Emanuel Ginóbili), a trascinare la squadra alla finale contro Detroit. I Pistons sono anch'essi una squadra molto solida e difensiva, e danno vita ad una delle finali più combattute di sempre, che si conclude in gara 7 con la vittoria di San Antonio per 81-74 e la conquista del terzo titolo. Nonostante le difficoltà fisiche, Duncan viaggia ad una media di quasi 21 punti e 14 rimbalzi, e si aggiudica per la terza volta il premio di miglior giocatore delle finali battendo per 6 voti a 4 Ginóbili. Il voto tiene conto delle normali gerarchie che ci sono all'interno delle squadre NBA, penalizzando però di fatto l'argentino, che secondo molti critici sportivi avrebbe meritato almeno l'ex aequo, se non di più.

Nel 2005-06 il caraibico continua a soffrire di fascite plantare, che ne limita i movimenti. Gli Spurs non vanno al di là delle semifinali di conference, eliminati dai Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, loro principali rivali nella Western Conference per la conquista del titolo. La serie si conclude solo al supplementare della decisiva gara-7, durante il quale il senegalese DeSagana Diop si rivela decisivo grazie ad un'ottima difesa su Duncan.

Duncan al tiro libero

Il 2006-07 vede di nuovo i texani protagonisti nella post-season. Nonostante una partenza stentata nella regular season, gli Spurs ritrovano solidità e affiatamento giungendo nuovamente in finale a combattere per il titolo, non senza aver superato grandi difficoltà nel corso dei playoff. In semifinale di conference affrontano infatti gli ostici Phoenix Suns guidati in panchina da Mike D'Antoni e in campo dal playmaker canadese Steve Nash, vincitore degli ultimi due titoli di MVP della regular season, in quella che si rivelerà poi la serie più difficile di tutti i playoff. San Antonio soffre molto la squadra dell'Arizona, e lo stesso vale per Duncan, anche marcato in maniera molto fisica ed efficace da Kurt Thomas, non riesce ad esprimersi al meglio in un primo momento, ma poi alza il livello del suo gioco tanto da ottenere medie di 26,8 punti, 13,7 rimbalzi, 4,2 stoppate. La serie è dura, equilibrata e combattuta, ma alla fine gli Spurs riescono a prevalere in 6 gare. In finale poi hanno buon gioco dei Cleveland Cavaliers della stella nascente LeBron James, vincendo con un netto 4-0. Duncan per la prima volta, nonostante i suoi 22,2 punti, 11,5 rimbalzi, 3,3 assist, ed un grande apporto difensivo, non vince il titolo di miglior giocatore delle finali, che va meritatamente a Tony Parker, che segna nella serie 24,5 punti di media, tirando con il 57%.

Prosieguo dell'era Spurs[modifica | modifica wikitesto]

Nella National Basketball Association 2007-2008 Duncan continua ad offrire ottime prestazioni:[21] conduce gli Spurs alle finali della Western Conference, mantenendo medie molto buone: 19,1 punti, 11,3 rimbalzi, 2,8 assist, 1,95 stoppate. Realizza 15 doppie-doppie e 4 triple doppie in stagione regolare, mentre durante i playoff è memorabile la sua prestazione contro i Phoenix Suns in gara 1. Questa partita, quasi vinta dai Suns a due secondi dalla fine in vantaggio di tre, viene risollevata grazie ad una inusuale tripla di Duncan sulla sirena, che fissò il risultato sul 104-104 alla fine del primo tempo supplementare. La partita venne risolta poi nel secondo supplementare; Duncan chiude con 40 punti, 15 rimbalzi, 5 assist e 3 stoppate. Nelle finali di conference contro i Los Angeles Lakers Duncan fa del suo meglio (30 punti e 18 rimbalzi in Gara 1, 22 punti e 21 rimbalzi in Gara 3, 19 punti, 15 rimbalzi e 10 assist in Gara 5), ma non riesce ad evitare l'eliminazione degli Spurs.

TD in azione contro Andrew Bynum

Nell'annata 2008-09 gli Spurs vinsero la Southwest Division con un record 52-28. Duncan è il ventiquattresimo miglior marcatore della lega (19,1 punti), il quarto miglior rimbalzista (10,7 a partita), l'undicesimo migliore nelle stoppate (1,68), facendo anche un buon numero di assist (3,5 a partita). Durante questa stagione soffre di tendinite ad un ginocchio a febbraio, ed è costretto a saltare alcune partite. Ai playoff, San Antonio non va oltre il primo turno contro i Dallas Mavericks), a cui bastano 5 partite per avere la meglio. Le cifre mostrano un sensibile calo di utilizzo di Duncan da parte di Coach Gregg Popovich: circa 7 minuti di media in meno a partita rispetto alla stagione regolare, segno di un non completo recupero ancora dai travagli fisici. Nonostante questo, Duncan segna quasi 20 punti a partita nelle sole 5 gare di playoff disputate.

Durante la stagione 2009-2010, il 12 dicembre, in occasione della partita contro i Blazers, Duncan raggiunge quota 1000 partite in NBA, tutte con la maglia degli Spurs.

Nella stagione della National Basketball Association 2011-2012 vede abbassarsi il suo minutaggio per partita, a causa dell'età e per dare spazio ai numerosi giocatori in panchina ma nonostante ciò riesce a tenere il livello del suo gioco molto alto. Supera anche un'altra leggenda quale Larry Bird per punti segnati in carriera. Approda nuovamente ai play-off vincendo la Southwest Division con un record di 50-16, secondo solo ai Chicago Bulls. Le sue medie sono 15,4 punti e 9,0 rimbalzi a partita. I play-off iniziano nel migliore dei modi dato che gli Spurs superano con facilità i primi due turni battendo gli Utah Jazz e i Los Angeles Clippers ma una volta arrivati in finale di Conference affrontano i giovani Oklahoma City Thunder trascinati dall'emergente Kevin Durant. Gli Spurs iniziano benissimo la serie andando avanti 2-0 e raggiungendo una striscia di 20 vittorie consecutive, ma ad Oklahoma City la serie cambia totalmente e si conclude 4-2 a favore dei Thunder nonostante una gara-6 del caraibico da 25 punti e 14 rimbalzi.

Le due finali contro Miami e il quinto titolo[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2012-2013 segna per Duncan un ritorno ai suoi migliori livelli, conclusa con il raggiungimento con i San Antonio Spurs delle 50 vittorie stagionali per il quattordicesimo anno consecutivo. A febbraio prende parte all'All Star Game, a New Orleans. A fine stagione viene inserito nell'All-NBA Team. Arriva alle Finals dove i suoi Spurs, in vantaggio 3-2 nella serie, vengono sconfitti 4-3 dai Miami Heat: nella decisiva Gara 6, un canestro allo scadere di Ray Allen con Miami sotto di 3 punti, regala il pareggio alla propria squadra. Sconfitti al supplementare, gli Spurs verranno poi battuti fuori casa in Gara 7 per 95-88. Duncan chiuderà con 24 punti e 12 rimbalzi ma, ad un minuto dalla fine, sbaglierà per due volte il tiro del pareggio, ben marcato da Shane Battier.[22]

Nel 2014 gli Spurs dominano la Regular Season con un record di 62-20 e nei playoff eliminano Dallas Mavericks, Portland Trail Blazers e Oklahoma City Thunder ritrovandosi in finale ancora contro i Miami Heat di LeBron James. Il risultato stavolta è un netto 4-1 per San Antonio e Duncan (doppia - doppia di media) è campione NBA per la quinta volta. Inoltre, nello stesso giorno, diventa il recordman per minuti giocati (oltre 8860) e numero di doppie-doppie (158) in carriera nei playoff, superando rispettivamente Kareem Abdul-Jabbar e Magic Johnson. Nello stesso momento, il trio Duncan-Ginóbili-Parker diventa il più vincente nella storia dei playoff NBA. Dopo la vittoria delle Finals in 5 partite, Duncan diventa l'unico giocatore, insieme a John Salley, a vincere l'anello in tre decadi differenti.

Le ultime stagioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 giugno 2014, Duncan esercita la sua player option da 10.3 milioni di dollari per la stagione 2014-15. Il 14 novembre 2014, Duncan segna il suo 25,000° punto nel primo tempo della vittoria per 93-80 contro il Los Angeles Lakers, diventando il 19º giocatore nella storia NBA a raggiungere tale traguardo. Il 19 febbraio 2015, supera Alex English piazzandosi al 16º posto nella classifica marcatori all-time con 30 punti contro i Los Angeles Clippers. Il 4 marzo 2015, catturando 6 rimbalzi contro i Sacramento Kings, supera Nate Thurmond, piazzandosi 9º nella classifica all-time dei rimbalzi. Due giorni dopo, mettendo a segno 3 stoppate contro i Denver Nuggets, supera Patrick Ewing nella classifica all-time.

Il 2 dicembre 2014, Duncan diventa il giocatore più anziano nella storia NBA a registrare una partita da 20+20, finendo con 23 punti e 21 rimbalzi e il tiro della vittoria contro gli Atlanta Hawks.

L'8 marzo 2015, dopo 18 anni di carriera e 1544 partite giocate, chiude per la prima volta senza canestri dal campo nella vittoria per 116-105 contro i Bulls[23].

Il 2 gennaio 2016, durante la sfida che vedeva opposti i suoi Spurs agli Houston Rockets, termina per la prima volta in carriera una partita senza segnare neanche un punto[24]. L'11 luglio annuncia il ritiro, dopo 19 stagioni passate con i San Antonio Spurs.[25]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Ha fatto parte della Nazionale di pallacanestro degli Stati Uniti che ha conquistato la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004. Figurava anche nella lista iniziale dei convocati della selezione americana che avrebbe poi vinto l'oro alle Olimpiadi di Sydney 2000, ma un infortunio gli precluse la possibilità di partecipare ai Giochi. Fu sostituito da Antonio McDyess.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

In 19 stagioni NBA, Duncan ha totalizzato 1.392 partite con gli Spurs, 26.496 punti, 15.091 rimbalzi, 4.225 assist e 3.020 stoppate. Ha mantenuto medie di 19 punti, 10.8 rimbalzi, 3 assist e 2,2 stoppate. Nei play-off ha totalizzato 251 presenze con 5.172 punti, 2.859 rimbalzi, 764 assist e 568 stoppate. In media, 20,6 punti, 11,4 rimbalzi, 3 assist e 2,3 stoppate.

Tim Duncan in azione contro i Lakers

Il 22 gennaio 2010 raggiunge quota 20.000 punti nel campionato NBA contro gli Houston Rockets, chiudendo la partita con 25 punti, 14 rimbalzi e 2 assist, cifre notevoli ma non sufficienti per evitare la sconfitta: a prevalere sono i Rockets, con un punteggio di 116-109.

Il 15 gennaio 2012 raggiunge i 21.829 punti segnati in carriera, durante la partita disputata contro i Phoenix Suns, mettendo a referto uno score di 24 punti e 11 rimbalzi nella vittoria per 102-91. Con questo risultato, Duncan supera nella classifica marcatori all time Gary Payton (fermo a 21.813 punti), collocandosi al 26º posto generale. Due settimane prima aveva superato Larry Bird (27° a 21.791 punti).

Il 31 maggio 2012 mettendo a referto la 477ª stoppata in carriera nei play-off supera Kareem Abdul-Jabbar diventando il miglior stoppatore nella storia dei play-off[26].

Il 4 marzo 2015 mette a referto il 14.470° rimbalzo, superando Thurmond al nono posto nella classifica dei migliori rimbalzisti di sempre[27].

È inoltre uno degli unici 5 giocatori nella storia della lega a mettere a segno una tripla doppia in una finale decisiva NBA, segnando 21 punti, prendendo 20 rimbalzi e fornendo 10 assist[28].

Il 5 aprile 2016 Tim Duncan ottiene il successo numero 1.000 in carriera, tutti con la maglia degli Spurs. Si tratta di un record di vittorie con una sola maglia. È il terzo atleta professionista a superare la quota 1000 dopo Kareem Abdul-Jabbar e Robert Lee Parish[29].

Regular season[modifica | modifica wikitesto]

Anno Squadra PG PI MPG FG% 3P% FT% OFF DIF RPG APG PRPG SPG PPG
1997-1998 San Antonio 82 82 39,1 54,9 0,0 66,2 3,3 8,6 11,9 2,7 0,7 2,5 21,1
1998-1999 San Antonio 50 50 39,3 49,5 14,3 69,0 3,2 8,2 11,4 2,4 0,9 2,5 21,7
1999-2000 San Antonio 74 74 38,9 49,0 9,1 76,1 3,5 8,9 12,4 3,2 0,9 2,2 23,2
2000–2001 San Antonio 82 82 38,7 49,9 25,9 61,8 3,2 9,0 12,2 3,0 0,8 2,3 22,2
2001–2002 San Antonio 82 82 40,6 50,8 10,0 79,9 3,3 9,4 12,7 3,7 0,7 2,5 25,5
2002–2003 San Antonio 81 81 39,3 51,3 27,3 71,0 3,2 9,7 12,9 3,9 0,7 2,9 23,3
2003–2004 San Antonio 69 68 36,6 50,1 16,7 59,9 3,3 9,2 12,4 3,1 0,9 2,7 22,3
2004–2005 San Antonio 66 66 33,4 49,6 33,3 67,0 3,1 8,0 11,1 2,7 0,7 2,6 20,3
2005–2006 San Antonio 80 80 34,8 48,4 40,0 62,9 2,9 8,1 11,0 3,2 0,9 2,0 18,6
2006–2007 San Antonio 80 80 34,1 54,6 11,1 63,7 2,7 7,9 10,6 3,4 0,8 2,4 20,0
2007–2008 San Antonio 78 78 34,0 49,7 0,0 73,0 3,0 8,3 11,3 2,8 0,7 2,0 19,3
2008–2009 San Antonio 75 75 33,7 50,4 0,0 69,2 2,7 8,0 10,7 3,5 0,5 1,7 19,3
2009–2010 San Antonio 78 77 31,3 51,8 18,2 72,5 2,8 7,3 10,1 3,2 0,6 1,5 17,9
2010–2011 San Antonio 76 76 28,4 50,0 0,0 71,6 2,2 6,7 8,9 2,7 0,7 1,9 13,4
2011-2012 San Antonio 58 58 28,2 49,2 0,0 69,5 1,9 7,1 9,0 2,3 0,7 1,5 15,4
2012-2013 San Antonio 69 69 30,1 50,2 28,7 81,7 1,8 8,1 9,9 2,7 0,7 2,6 17,8
2013-2014 San Antonio 74 74 29,2 49,0 0,0 73,1 2,1 7,6 9,7 3,0 0,6 1,9 15,1
2014-2015 San Antonio 77 77 28,9 51,2 28,6 74,0 2,2 6,9 9,1 3,0 0,8 2,0 13,9
Carriera 1331 1329 34,4 50,6 18,1 69,6 2,8 8,2 11,0 3,1 0,7 2,2 19,5
All-Star 15 12 20,7 54,8 25,0 76,5 2,5 6,5 9,1 2,1 0,9 0,5 9,3

Play-off[modifica | modifica wikitesto]

Year Team PG PI MPG FG% 3P% FT% OFF DIF RPG APG PRPG SPG PPG
1998 San Antonio 9 9 41,6 52,1 0,0 66,7 2,2 6,8 9,0 1,9 0,6 2,6 20,7
1999 San Antonio 17 17 43,1 51,1 0,0 74,8 3,2 8,2 11,5 2,8 0,8 2,6 23,2
2001 San Antonio 13 13 40,5 48,8 100 63,9 4,2 10,3 14,5 3,8 1,1 2,7 24,4
2002 San Antonio 9 9 42,2 45,3 33,3 82,2 3,1 11,3 14,4 5,0 0,7 4,3 27,6
2003 San Antonio 24 24 42,5 52,9 0,0 67,7 4,0 11,4 15,4 5,3 0,6 3,3 24,7
2004 San Antonio 10 10 40,5 52,2 0,0 63,2 3,3 8,0 11,3 3,2 0,8 2,0 22,1
2005 San Antonio 23 23 37,7 46,4 20,0 71,7 3,8 8,7 12,4 2,7 0,4 2,3 23,6
2006 San Antonio 13 13 37,9 57,3 0,0 71,8 2,5 8,0 10,5 3,3 0,8 1,9 25,8
2007 San Antonio 20 20 36,8 52,1 0,0 64,4 3,6 7,8 11,4 3,2 0,6 3,1 22,2
2008 San Antonio 17 17 39,2 44,9 20,0 62,6 3,6 10,9 14,5 3,3 0,9 2,1 20,2
2009 San Antonio 5 5 32,8 53,2 0,0 60,7 2,4 5,6 8,0 3,2 0,6 1,2 19,8
2010 San Antonio 10 10 37,3 52,0 50,0 47,8 3,0 6,9 9,9 2,6 0,8 1,7 19,0
2011 San Antonio 6 6 35,3 47,8 0,0 62,5 2,7 7,8 10,5 2,7 0,5 2,5 12,7
2012 San Antonio 14 14 33,1 49,5 0,0 70,7 2,3 7,1 9,4 2,8 0,7 2,1 17,4
2013 San Antonio 21 21 35,0 47,0 0,0 80,6 2,6 7,6 10,2 1,9 0,9 1,6 18,1
2014 San Antonio 23 23 32,7 52,3 0,0 76,0 2,8 6,4 9,2 2,0 0,3 1,3 16,3
2015 San Antonio 7 7 35,7 58,9 0,0 55,9 2,7 8,4 11,1 3,3 1,3 1,4 17,9
Carriera 241 241 38,0 50,2 14,3 68,9 3,2 8,5 11,7 3,1 0,7 2,3 21,2
Legenda
  PG Partite giocate   PI  Partite iniziate  MPG  Minuti a partita
 FG%   % dal campo  3P%   % da tre punti  FT%   % tiro libero
 OFF  Rimbalzi offensivi a partita  DIF  Rimbalzi difensivi a partita  RPG  Rimbalzi a partita
 APG  Assist a partita  PRPG  Palle rubate a partita  SPG  Stoppate a partita
 PPG  Punti a partita  Grassetto  Career high

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

NCAA[modifica | modifica wikitesto]

Individuali[modifica | modifica wikitesto]

NBA[modifica | modifica wikitesto]

Squadra[modifica | modifica wikitesto]

San Antonio Spurs: 1999, 2003, 2005, 2007, 2014

Individuali[modifica | modifica wikitesto]

2002, 2003
1999, 2003, 2005
1998, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2013, 2015
First Team: 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2007, 2013
Second Team: 2006, 2008, 2009
Third Team: 2010, 2015
  • NBA All-Defensive Team:
First Team: 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2005, 2007, 2008
Second Team: 1998, 2004, 2006, 2009, 2010, 2013, 2015

Record[modifica | modifica wikitesto]

  • Miglior percentuale di vittorie (70,1%) in NBA e in tutte le leghe sportive americane (NBA, NFL, NHL e MLB) da parte della sua squadra durante i suoi 19 anni di carriera.[30]
  • Maggior numero di doppie-doppie in gare di playoff
  • Giocatore che ha giocato più minuti in gare di playoff
  • Il 5/12/2014, contro i Memphis Grizzlies, a 38 anni e 225 giorni diventa il terzo giocatore più anziano a far registrare una tripla-doppia.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Nba.com
  2. ^ (EN) Top 10 power forwards in NBA history, in Fox Sports, 5 ottobre 2011. URL consultato l'8 novembre 2015.
  3. ^ (EN) Kevin Durant thinks Tim Duncan is the best power forward ever, in Fox Sports, 9 settembre 2015. URL consultato l'8 novembre 2015.
  4. ^ (EN) Tim Duncan Is the Best Power Forward of All Time, and It's Not Close, in Bleacher Report, 2 giugno 2014. URL consultato l'8 novembre 2015.
  5. ^ Tim Duncan, Kobe Bryant, Shaquille O'Neal dominate NBA decade, in Sports Illustrated, 15 dicembre 2009. URL consultato il 10 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2009).
  6. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Tim Duncan Biography, su JockBio.com. URL consultato il 24 novembre 2015.
  7. ^ a b (EN) 21 Questions with Tim Duncan, su slamduncan.com. URL consultato il 23 novembre 2015.
  8. ^ (EN) The Tim Duncan Foundation, su slamduncan.com. URL consultato il 23 novembre 2015.
  9. ^ a b (EN) Tim Duncan, su Basketball-Reference.com. URL consultato il 23 novembre 2015.
  10. ^ (EN) Spurs Dethrone Pistons To Take Third NBA Title, su NBA.com, NBA, 23 giugno 2005. URL consultato il 23 novembre 2015.
  11. ^ (EN) San Antonio Teammates Bowen and Duncan Top 2006-07 NBA All-Defensive Team Selections, su NBA.com, NBA, 30 aprile 2007. URL consultato il 23 novembre 2015.
  12. ^ (EN) Head2Head: Tim Duncan vs. Kevin Garnett, su NBA.com, NBA. URL consultato il 23 novembre 2015.
  13. ^ a b Bill Russell, Quality Basketball, su NBA.com, NBA, 29 maggio 2007. URL consultato il 23 novembre 2015.
  14. ^ (EN) The 25 most clutch players in Nba Finals history, su Complex UK, 15 giugno 2012. URL consultato il 23 novembre 2015.
  15. ^ (EN) Duncan: A quiet, boring, dominant MVP, su Sports Illustrated, 28 giugno 1999. URL consultato il 23 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2000).
  16. ^ (EN) As Tim Duncan's age increases, so does his popularity, in Fox Sports, 13 gennaio 2015. URL consultato il 24 novembre 2015.
  17. ^ (EN) Is Tim Duncan the Most Underappreciated Superstar in the NBA?, in Bleacher Report, 3 marzo 2013. URL consultato il 24 novembre 2015.
  18. ^ (EN) Q&A: Kareem on teaching, the Lakers and Tim Duncan, su NBA.com, NBA, 10 marzo 2009. URL consultato il 23 novembre 2015.
  19. ^ (EN) Shaquille O'Neal Considers Tim Duncan, Not Kobe Bryant His Biggest Rival, su NESN.com, 27 settembre 2010. URL consultato il 24 novembre 2015.
  20. ^ (EN) 1996-97 Standings, su NBA.com, NBA. URL consultato il 9 dicembre 2015.
  21. ^ a b NBA.com : Tim Duncan Bio Page
  22. ^ Tim Duncan: 'Game 7 is always going to haunt me', in Yahoo Sports, 21 giugno 2013. URL consultato il 13 dicembre 2015.
  23. ^ Tim Duncan fa storia: prima gara senza tiri segnati dal campo
  24. ^ Nba, San Antonio dilaga su Houston. LeBron passeggia sugli Orlando Magic, in La Gazzetta dello Sport, 3 gennaio 2016. URL consultato il 3 gennaio 2016.
  25. ^ Tim Duncan annuncia il ritiro dopo 19 anni in maglia Spurs sportando.com
  26. ^ Tim Duncan supera Kareem Abdul Jabbar nel conto delle stoppate ai PO, sportando.net.
  27. ^ Riccardo Pratesi e Simone Sandri, Nba, Bargnani non basta ai Knicks, Gazzetta dello Sport, 5 marzo 2015. URL consultato il 5 marzo 2015.
  28. ^ Nba players recorded triple double in Title clinching games, sports.yahoo.com.
  29. ^ Nba, Duncan festeggia le 1000 vittorie con gli Spurs, Cavs troppo per i Bucks, su La Gazzetta dello Sport. URL consultato il 6 aprile 2016.
  30. ^ After 19 seasons and five titles, Spurs forward Tim Duncan retires from NBA, su CBSSports.com. URL consultato il 17 luglio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN78100030 · LCCN: (ENn98102653