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Tim Duncan

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Tim Duncan
Tim Duncan.jpg
Duncan con gli Spurs nel 2011
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 211 cm
Peso 113 kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Ruolo Ala grande / centro
Ritirato 1º luglio 2016
Carriera
Giovanili
St. Dunstan's Ep. High School
1993-1997W.F. Dem. Deacons
Squadre di club
1997-2016San Antonio Spurs 1392 (26.496)
Nazionale
1994-2004Stati Uniti Stati Uniti
Palmarès
NBA 5 vittorie
Per maggiori dettagli vedi qui
Olympic flag.svg Olimpiadi
Bronzo Atene 2004
Transparent.png Campionati Americani
Oro Porto Rico 1999
Oro Porto Rico 2003
FISU International University Sport Federation.svg Universiadi
Oro Fukuoka 1995
Fictional Logo for Goodwill Games.svg Goodwill Games
Bronzo San Pietroburgo 1994
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Timothy Theodore "Tim" Duncan (Christiansted, 25 aprile 1976) è un ex cestista statunitense, professionista per l'intera carriera nella NBA con i San Antonio Spurs.

Considerato da molti la migliore ala grande di tutti i tempi,[1][2][3] è stato il capitano dei San Antonio Spurs, dai quali è stato selezionato come prima scelta assoluta al Draft NBA 1997, dopo aver terminato il college.

Vincitore di 5 titoli NBA, spiccano tra i premi individuali due MVP della regular season e tre come MVP delle finali NBA. È uno dei due giocatori della storia (l'altro è John Salley) a riuscire nell'impresa di vincere il titolo NBA in tre decenni diversi. È stato inoltre eletto da Sports Illustrated miglior giocatore del decennio 2000-2010.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È stato sposato dal 2001 al 2013 con Amy,[5] con la quale ha avuto una figlia di nome Sydney, nata nel 2005, e un figlio di nome Draven, nato nel 2007.[6] Possiede inoltre una laurea in psicologia ottenuta nei suoi anni a Wake Forest.[7]

La sua fondazione, la Tim Duncan Fondation, è impegnata in svariati campi, dall'educazione e lo sport dei giovani, alla ricerca nel campo della salute, specie nella lotta contro il cancro al seno.[8]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Tim Duncan giocava come ala grande, ma era in grado di ricoprire anche il ruolo di centro. Giocatore dal rendimento costante, capace di mantenere una doppia doppia di media in carriera in punti e rimbalzi,[9] era dotato di un repertorio completo, che gli consentiva di dare un notevole contributo alla propria squadra su entrambi i lati del campo.[10][11][12] Possedeva un vasto arsenale offensivo, che comprendeva un buon tiro dalla media distanza e una grande abilità in post basso;[13] era anche un buon passatore, come testimoniano i 3 assist di media in carriera.[14] Inoltre, grazie alla capacità di eseguire giocate fondamentali per la vittoria nei secondi finali delle partite, ha ottenuto la reputazione di clutch player,[15] spesso confermata anche nei play-off, nei quali tendeva a migliorare le proprie cifre in tutte le voci statistiche. Non era particolarmente abile nei tiri liberi, nei quali ha sempre avuto percentuali realizzative altalenanti; la sua media in carriera sfiora, comunque, un discreto 70%.[9]

Il suo stile di gioco era più improntato all'efficacia che alla spettacolarità, tanto che Sports Illustrated, dopo la vittoria del suo primo titolo NBA, lo definì «un calmo, noioso e dominante MVP»:[16] a conferma di ciò, la sua popolarità tra gli appassionati dell'NBA non è mai stata paragonabile a quella di altre superstar della sua generazione.[17] In compenso, Duncan ha goduto di notevole apprezzamento tra i critici della pallacanestro e i colleghi: tra gli altri, Kareem Abdul-Jabbar,[18] Bill Russell[14] e Shaquille O'Neal[19] ne hanno più volte tessuto le lodi.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi nel nuoto e i primi tiri a canestro[modifica | modifica wikitesto]

Fratello minore di due ottime nuotatrici (la sorella Tricia, in particolare, partecipò alle Olimpiadi di Seul), venne presto avviato al nuoto sotto la supervisione della madre, ed a 14 anni era considerato uno degli atleti più promettenti a livello nazionale sulla distanza dei 400 metri stile libero.[20]

Nel 1989 era già parte della squadra destinata a partecipare alle Olimpiadi di Barcellona 1992, ma la sua vita venne sconvolta da una tragedia: la madre, alla quale Duncan era molto legato,[21] si ammalò di cancro al seno.[20] Poi, in autunno, l'isola di Saint Croix fu vittima del passaggio dell'uragano Hugo che la devastò completamente, rendendo impraticabile la piscina.[20] Gli allenamenti a quel punto vennero programmati nell'Oceano Atlantico, e l'insuperabile fobia per gli squali spinse Duncan ad abbandonare la selezione olimpica.[20] Sua madre morì nella primavera del 1990: da quel momento Duncan non nuotò più a livello agonistico.[20]

Si avvicinò alla pallacanestro grazie alla sorella Cheryl: fu lei a spedire a casa Duncan un canestro per permettere al fratello di svagarsi.[20] Quando Cheryl ritornò a vivere a Saint Croix col marito Ricky Lowery, ex playmaker titolare per la Capital University di Columbus, Ohio, quest'ultimo instillò la passione per il gioco nel giovane Duncan, oltre ai primi rudimenti di tecnica di palleggio, tiro dal perimetro, penetrazione ed uso del tabellone, nonché la capacità di riconoscere le opportunità di passaggio.[20] In seguito, Duncan sceglse di indossare lo stesso numero di maglia che Lowery aveva al college, il 21, mantenendolo per tutta la carriera.[21]

NCAA[modifica | modifica wikitesto]

Iscrittosi alla Wake Forest University, ad inizio stagione NCAA del 1994-95 molti parlarono di Duncan come probabile top pick al Draft NBA nel caso si fosse reso eleggibile,[20] ma Duncan decise di continuare la sua esperienza al college rifiutando quindi di entrare subito nella lega maggiore. Al termine di un'ottima annata raggiunse la convocazione All-ACC First Team, venne nominato miglior difensore dell'anno e conseguì medie di 16,8 punti e 12,5 rimbalzi[20]. Tra le sue prestazioni c'è da segnalarne una contro Florida State dove ha messo a referto una doppia doppia da 26 punti e 20 rimbalzi.[22]

Nel campionato NCAA 1995-96 guidò la propria squadra alle Sweet 16, ma non riuscì a portarla più avanti complice un'influenza. Venne nominato ancora una volta miglior difensore dell'anno e segnò una media di 19,8 punti. A fine stagione ancora molte voci lo videro protagonista per il Draft NBA, ma ancora una volta lui decise di rimanere al college[20].

Duncan fu un All-American e nel 1997, annata nella quale vinse all'unanimità il John R. Wooden Award, mantenendo una media di 20,8 punti e 14,7 rimbalzi a partita,[7] e vinse per la terza volta consecutiva il premio come miglior difensore dell'anno.[7]

A differenza di molti altri giocatori NBA di quel periodo, Duncan decise di rimanere al college per tutti i 4 anni, durante i quali vinse tre volte il titolo di migliore difensore e fu due volte miglior giocatore dell'ACC.[23] Nel 1996 fu primo per punti, rimbalzi, percentuale al tiro e stoppate nella sua conference, e fu il primo nella storia dell'NCAA a superare i 1.500 punti, 1.000 rimbalzi, 400 stoppate e 200 assist.[23]

NBA[modifica | modifica wikitesto]

Draft ed esordio (1997-1998)[modifica | modifica wikitesto]

Al Draft NBA del 1997 venne selezionato dai San Antonio Spurs, che ottennero la prima scelta assoluta nonostante i Vancouver Grizzlies e i Boston Celtics (reduci rispettivamente da 14 e 15 vittorie nella stagione precedente, contro le 20 degli Spurs) avessero maggiori probabilità.[24]

Nel suo primo anno in NBA Duncan si mise subito in mostra: vinse il premio come matricola dell'anno nella stagione 1997-98 ottenendo 113 preferenze su 116,[25] e avendo ricevuto il titolo di rookie del mese in ogni mese della stagione.[26] Tra l'altro entrò nell'All-NBA First Team, e l'ultimo rookie a riuscirci prima di lui fu Larry Bird nel 1980.[27] Il suo impatto si notò sin da subito, oltre che nelle prestazioni, anche nella leadership in campo.[28]

Il primo titolo (1998-1999)[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione seguente i San Antonio Spurs misero insieme una squadra in grado di puntare in alto, contando soprattutto sui due lunghi Duncan e David Robinson, mirando a interrompere il dominio dei Chicago Bulls, da quell'anno privi di Michael Jordan ritiratosi dopo la vittoria alle Finals del '98 contro gli Utah Jazz.[29] In stagione Duncan tenne delle ottime medie punti (15,2 in novembre, 19,3 dicembre, 19,5 gennaio),[7] andando oltre i 20 a febbraio (25,7 febbraio, 23,8 marzo, 25,9 aprile)[7] arrivando ad avere 21,7 punti di media finali.[7] Nei playoffs, insieme a Robinson, condusse i San Antonio Spurs al loro primo titolo NBA sconfiggendo i New York Knicks a gara-5, e si aggiudicò anche il premio di MVP delle finali, diventando il primo giocatore nella storia NBA a vincere il premio nella sua stagione da sophomore.[7] Anche nei playoffs, le sue prestazioni, nonostante un solo anno di carriera alle spalle, sono di livello alto: segna con ottime percentuali (51,1%) e in abbondanza, e cattura numerosi rimbalzi. In 17 partite di playoff riuscì a realizzare 10 doppie doppie. Di particolare rilevanza furono le partite contro i Knicks[26]: 27 punti, 14 rimbalzi, 2,2 stoppate in 45,8 minuti di media a gara.[27] Già in questa prima serie di playoffs si evidenzia la sua capacità di migliorare le proprie prestazioni quando cresce l'importanza delle partite.[27][30] A fine anno venne incluso sia nell'All-NBA First che per l'All-Defensive First Team.[26][27]

Anni di transizione (1999-2002)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il primo titolo gli speroni ebbero una fase di stallo: l'anno post-titolo Duncan continuò con le buone prestazioni tenendo di media 23,2 punti in stagione,[9] ma saltò i playoffs per un infortunio al ginocchio.[28] In stagione vinse il titolo di MVP dell'All-Star Game insieme a Shaquille O'Neal.[31]

Nell'estate 2000 Duncan andò vicino a lasciare San Antonio: avrebbe potuto andare agli Orlando Magic,[28][32] ma la cosa non si concretizzatò grazie a Doc Rivers, all'epoca dirigente dei neroargento.[33]

In stagione tenne di media 22,2 punti,[9] ma nei playoffs gli speroni si fermarono contro i Los Angeles Lakers di Kobe e Shaq in semifinale di conference.[28] L'anno successivo la storia fu la stessa con lui che tenne di media 25,2 punti in RS (massimo in carriera),[9] ma ancora una volta si fermarono in semifinale di conference con i gialloviola.[28]

Consacrazione assoluta e dinastia texana (2002-2007)[modifica | modifica wikitesto]

Duncan e gli Spurs alla Casa Bianca

Nell'annata 2002-03 venne nominato MVP della stagione,[27] in cui guidò per la seconda volta San Antonio al titolo NBA. Per giungere al secondo anello gli Spurs ebbero la meglio sui New Jersey Nets di Jason Kidd per 4-2.[27] Duncan offrì prestazioni eccellenti: in gara 6 mise a referto 21 punti, 20 rimbalzi, 10 assist e 8 stoppate (record delle finali eguagliato), sfiorando una storica "quadrupla doppia".[30] Al termine delle finali le sue medie contarono 24,2 punti, 17,0 rimbalzi, 5,3 assist e 5,3 stoppate (record), che gli valsero un altro titolo di MVPdelle finali.[27]

L'anno seguente Duncan e compagni non riuscirono a ripetersi, fermati nel loro cammino dai Los Angeles Lakers del duo O'Neal-Bryant. I losangelini eliminano San Antonio per 4-2 (ma verranno a loro volta fermati in finale dai Detroit Pistons guidati da coach Larry Brown).[34] La serie tra texani e californiani rimarrà comunque nella storia per l'epilogo di gara-5: con i Lakers avanti di un punto Duncan riportan i suoi avanti 73-72 con 0,4 secondi da giocare grazie a Derek Fisher manda poi a bersaglio l'ultimo tiro, fissando il punteggio finale sul 74-73 per Los Angeles.[34] La dirigenza dei San Antonio Spurs sostenne poi nella conferenza stampa post-gara che il cronometro degli arbitri era partito in ritardo, ma non espose alcun reclamo alla Lega, accettando la decisione presa dagli arbitri alla moviola.[35][36]

Duncan in attacco contro Ben Wallace.

Nella stagione 2004-05 Duncan non fu al meglio, tormentato per tutta la regular season dalla fascite plantare.[37] Riuscì comunque, grazie anche al continuo miglioramento dei suoi compagni (in particolare di Emanuel Ginóbili), a condurre la squadra alla finale contro Detroit. I Pistons erano anch'essi una squadra molto solida e difensiva, e diedero vita ad una delle finali più combattute di sempre, che si concluse in gara 7 con la vittoria di San Antonio per 81-74 e la conquista del terzo titolo.[27] Nonostante le difficoltà fisiche, Duncan viaggiò ad una media di quasi 21 punti e 14 rimbalzi, e si aggiudica per la terza volta il premio di miglior giocatore delle finali battendo per 6 voti a 4 Ginóbili.[27] Il voto tenne conto delle normali gerarchie che ci sono all'interno delle squadre NBA, penalizzando però di fatto l'argentino, che secondo molti critici sportivi avrebbe meritato almeno l'ex aequo, se non di più.[38][39] Tra l'altro di gara-5 della serie, nonostante avesse segnato 26 punti e raccolto 19 rimbalzi, la definì "un incubo assoluto".[7]

Nel 2005-06 il caraibico continuò a soffrire di fascite plantare, che ne limitò i movimenti.[37] Gli Spurs non andarono al di là delle semifinali di conference, eliminati dai Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, loro principali rivali nella Western Conference per la conquista del titolo.[40] La serie si concluse solo al supplementare della decisiva gara-7, durante il quale il senegalese DeSagana Diop si rivelò decisivo grazie ad un'ottima difesa su Duncan (in particolare durante l'overtime),[40] che comunque tenne una doppia doppia da 41 punti e 15 rimbalzi.[30]

Duncan al tiro libero

Il 2006-07 vide di nuovo i texani protagonisti nella post-season. Nonostante una partenza stentata nella regular season, gli Spurs ritrovarono solidità e affiatamento giungendo nuovamente in finale a combattere per il titolo, non senza aver superato grandi difficoltà nel corso dei playoffs. In semifinale di conference affrontarpno infatti gli ostici Phoenix Suns guidati in panchina da Mike D'Antoni e in campo dal playmaker canadese Steve Nash, vincitore degli ultimi due titoli di MVP della regular season, in quella che si rivelerà poi la serie più difficile di tutti i playoff. San Antonio soffrì molto la squadra dell'Arizona, e lo stesso vale per Duncan, anche marcato in maniera molto fisica ed efficace da Kurt Thomas, non riuscì a esprimersi al meglio in un primo momento, ma poi alzò il livello del suo gioco tanto da ottenere medie di 26,8 punti, 13,7 rimbalzi, 4,2 stoppate.[27] La serie fu dura, equilibrata e combattuta, ma alla fine gli Spurs riuscirono a prevalere in 6 gare. In finale poi ebbero buon gioco dei Cleveland Cavaliers della stella nascente LeBron James, vincendo con un netto 4-0.[37] Duncan per la prima volta, nonostante i suoi 22,2 punti, 11,5 rimbalzi, 3,3 assist, e un grande apporto difensivo, non vinse il titolo di miglior giocatore delle finali, che venne vinto da Tony Parker, che segnò nella serie 24,5 punti di media, tirando con il 57%. A fine anno entrò per la decima volta nell'All-NBA Defensive Team.[27]

Prosieguo dell'era Spurs (2007-2012)[modifica | modifica wikitesto]

Nella National Basketball Association 2007-2008 Duncan continuò ad offrire ottime prestazioni:[26] condusse gli Spurs alle finali della Western Conference, mantenendo medie molto buone: 19,1 punti, 11,3 rimbalzi, 2,8 assist, 1,95 stoppate.[26] Realizzò 15 doppie-doppie e 4 triple doppie in stagione regolare, mentre durante i playoffs disputò un'ottima prestazione contro i Phoenix Suns in gara 1.[27] Questa partita, quasi vinta dai Suns a due secondi dalla fine in vantaggio di tre, venne risollevata grazie ad una inusuale tripla di Duncan sulla sirena, che fissò il risultato sul 104-104 alla fine del primo tempo supplementare.[27] La partita venne risolta poi nel secondo supplementare; Duncan chiuse con 40 punti, 15 rimbalzi, 5 assist e 3 stoppate.[27][41] Nelle finali di conference contro i Los Angeles Lakers Duncan fece del suo meglio (30 punti e 18 rimbalzi in Gara 1, 22 punti e 21 rimbalzi in Gara 3, 19 punti, 15 rimbalzi e 10 assist in Gara 5), ma non riuscì a evitare l'eliminazione degli Spurs.[41]

Duncan in azione contro Andrew Bynum

Nell'annata 2008-09 gli Spurs vinsero la Southwest Division con un record 52-28. Duncan fu il 24esimo miglior marcatore della lega (19,1 punti), il 4° miglior rimbalzista (10,7 a partita), l'11esimo migliore nelle stoppate (1,68), consegnando anche un buon numero di assist (3,5 a partita). Durante questa stagione soffre di tendinite ad un ginocchio a febbraio, ed è costretto a saltare alcune partite. Ai playoffs, San Antonio non andò oltre il primo turno contro i Dallas Mavericks, a cui bastarono 5 partite per avere la meglio. Le cifre mostrarono un sensibile calo di utilizzo di Duncan da parte di Coach Gregg Popovich: circa 7 minuti di media in meno a partita rispetto alla stagione regolare, segno di un non completo recupero ancora dai travagli fisici. Nonostante questo, Duncan segnò quasi 20 punti a partita nelle sole 5 gare di playoff disputate.

Durante la stagione 2009-2010, il 12 dicembre, in occasione della partita contro i Blazers, Duncan raggiunse quota 1000 partite in NBA, tutte con la maglia degli Spurs. Il 22 gennaio 2010 raggiunse quota 20.000 punti nel campionato NBA contro gli Houston Rockets, chiudendo la partita con 25 punti, 14 rimbalzi e 2 assist, cifre notevoli ma non sufficienti per evitare la sconfitta: a prevalere furono i Rockets col punteggio di 116-109.[42] Dopo una stagione da 17,9 punti e 10,1 rimbalzi,[43] gli speroni si fermarono al secondo turno dove vennero sweepati dai Phoenix Suns,[44] nonostante lui avesse tenuto di media 20,3 punti e 10,5 rimbalzi nella serie.[45] Nel corso della serie lui patì molto il pick & roll delle 2 stelle dei Suns Steve Nash e Amar'e Stoudemire che sfruttarono il divario fisico-atletico su Duncan.[7]

Nella stagione successiva le cose andarono meglio per gli Spurs che terminarono primi a ovest, seppur Duncan avesse raggiunto il career low (all'epoca) in punti e rimbalzi,[7] terminando così una striscia di 13 anni consecutivi in doppia doppia di media con 13,4 punti e 8,9 rimbalzi;[7] fu così la prima volta in cui non terminò una stagione con una doppia doppia di media.[7][9] Nei playoffs gli Spurs vennero sorprendemente eliminati al primo turno in 6 gare dai Memphis Grizzlies arrivati ottavi in RS.[46] Anche questa volta patì i P&R avversari (nel caso specifico di Mike Conley supportato da Zach Randolph e Marc Gasol).[7]

Nella stagione 2011-2012 vide abbassarsi il suo minutaggio per partita, a causa dell'età e per dare spazio ai numerosi giocatori in panchina, ma nonostante ciò riuscì a tenere il livello del suo gioco molto alto. Il 15 gennaio 2012 raggiunse i 21.829 punti segnati in carriera, durante la partita disputata contro i Phoenix Suns, mettendo a referto uno score di 24 punti e 11 rimbalzi nella vittoria per 102-91. Con questo risultato, Duncan superò nella classifica marcatori all time Gary Payton (fermo a 21.813 punti), collocandosi al 26º posto generale.[47] Due settimane prima superò Larry Bird per punti segnati in carriera (27° a 21.791 punti).[48] Approdò nuovamente ai playoffs vincendo la Southwest Division con un record di 50-16, secondo solo ai Chicago Bulls come record complessivo. Le sue medie furono 15,4 punti e 9,0 rimbalzi a partita.[9] I playoffs iniziarono nel migliore dei modi dato che gli Spurs superarono con facilità i primi due turni battendo gli Utah Jazz e i Los Angeles Clippers ma una volta arrivati in finale di Conference affrontarono i giovani Oklahoma City Thunder trascinati dall'emergente Kevin Durant; gli Spurs iniziarono bene la serie andando avanti 2-0 e raggiungendo una striscia di 20 vittorie consecutive,[49] ma ad Oklahoma City la serie girò totalmente e si concluse 4-2 a favore di OKC nonostante una gara-6 del caraibico da 25 punti e 14 rimbalzi.[50] Contro gli stessi Thunder, Il 31 maggio 2012, mise a referto la 477ª stoppata in carriera nei playoffs con cui superò Kareem Abdul-Jabbar diventando il miglior stoppatore nella storia dei playoffs.[51]

Le due finali contro Miami e il quinto titolo (2012-2014)[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2012-2013 segnò per Duncan un ritorno ai suoi migliori livelli, conclusa con il raggiungimento con i San Antonio Spurs delle 50 vittorie stagionali per il quattordicesimo anno consecutivo. A febbraio prese parte all'All Star Game, a New Orleans. A fine stagione venne inserito nell'All-NBA Team. Arrivò alle Finals dove i suoi Spurs, in vantaggio 3-2 nella serie, vennero sconfitti 4-3 dai Miami Heat: nella decisiva gara 6, un canestro allo scadere di Ray Allen con Miami sotto di 3 punti, regalò il pareggio alla propria squadra. Sconfitti al supplementare di gara-6, gli Spurs vennero poi battuti fuori casa in gara 7 per 95-88. Duncan chiuse con 24 punti e 12 rimbalzi ma, ad un minuto dalla fine, sbagliò per due volte il tiro del pareggio, ben marcato da Shane Battier.[52]

Nel 2014 gli Spurs dominano la Regular Season con un record di 62-20 e nei playoffs eliminarono Dallas Mavericks, Portland Trail Blazers e Oklahoma City Thunder ritrovandosi in finale ancora contro i Miami Heat di LeBron James.[27] Il risultato stavolta fu un netto 4-1 per San Antonio e Duncan (doppia doppia di media) fu campione NBA per la quinta volta, dopo avere tenuto di media nelle finali una doppia doppia da 15,4 punti e 10 rimbalzi.[53] Inoltre, nello stesso giorno, diventò il recordman per minuti giocati (oltre 8860) e numero di doppie-doppie (158) in carriera nei playoffs, superando rispettivamente Kareem Abdul-Jabbar e Magic Johnson.[54] Nello stesso momento, il trio Duncan-Ginóbili-Parker diventò il più vincente nella storia dei playoff NBA.[55] Dopo la vittoria delle Finals in 5 partite, Duncan diventò l'unico giocatore, insieme a John Salley, a vincere l'anello in tre decenni differenti.[56]

Le ultime stagioni (2014-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 giugno 2014 Duncan esercitò la sua player option da 10,3 milioni di dollari per la stagione 2014-15.[57] Il 14 novembre 2014 Duncan superò i 25,000 punti segnati nel primo tempo della vittoria per 93-80 contro il Los Angeles Lakers, diventando il 19º giocatore nella storia NBA a raggiungere tale traguardo.[58] Il 2 dicembre 2014 Duncan diventa il secondo giocatore più anziano nella storia NBA a mettere a referto una tripla doppia (dietro Karl Malone), finendo con 21 punti e 20 rimbalzi e 10 assist (sfiorando la quadrupla in quanto ha messo a referto 8 stoppate) contro i Memphis Grizzlies.[59][60] Il 19 febbraio 2015 superò Alex English piazzandosi al 16º posto nella classifica marcatori all-time con 30 punti contro i Los Angeles Clippers. Due giorni dopo, mise a referto 3 stoppate contro i Denver Nuggets, superò Patrick Ewing nella classifica all-time. Il 4 marzo 2015 catturando 6 rimbalzi contro i Sacramento Kings, superò Nate Thurmond, piazzandosi 9º nella classifica all-time dei rimbalzi.[61] L'8 marzo 2015, dopo 18 anni di carriera e 1544 partite giocate, chiuse per la prima volta senza canestri dal campo nella vittoria per 116-105 contro i Bulls[62][63].

Il 3 novembre 2015 ottenne il successo numero 954 con i San Antonio Spurs a seguito di un 94-84 contro i New York Knicks: diventò così il giocatore ad avere vinto più partite con la stessa squadra superando il record di John Stockton fermo a 953.[64]

Il 2 gennaio 2016, durante la sfida che vide opposti i suoi Spurs agli Houston Rockets, terminò per la prima volta in carriera una partita senza segnare neanche un punto[65]. Il 5 aprile 2016 Tim Duncan ottenne il successo numero 1.000 in carriera, tutti con la maglia degli Spurs, migliorando ulteriormente il record di vittorie di un giocatore con una sola maglia; fu il terzo atleta professionista a superare la quota 1000 dopo Kareem Abdul-Jabbar e Robert Lee Parish.[66] A fine stagione per la prima volta in carriera non andò in doppia cifra nella media punti (8,6 la media).[9]

Nonostante avesse firmato la player option il 29 giugno,[67] l'11 luglio annunciò il ritiro dopo 19 stagioni passate con i San Antonio Spurs.[68]

Il 18 dicembre 2016 i San Antonio Spurs ritirarono il numero 21 in suo onore.[69]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994 giocò le sue prime partite in nazionale partecipando ai Goodwill Games di San Pietroburgo, in cui disputò 3 delle 5 partite della squadra che vinse la medaglia bronzo.[70]

Nel 1999 partecipò ai campionati americani, vincendo la medaglia d'oro tenendo di media 12,7 punti in 10 partite.[71]

Figurò nella lista iniziale dei convocati della selezione che avrebbe poi vinto l'oro alle Olimpiadi di Sydney 2000, ma un infortunio gli precluse la possibilità di partecipare ai Giochi e fu sostituito da Antonio McDyess.[28]

Partecipò anche ai campionati americani 2003 vincendo nuovamente l'oro.[72]

Fece parte per l'ultima volta della Nazionale di pallacanestro degli Stati Uniti alle fallimentari Olimpiadi di Atene 2004 in cui la selezione statunitense conquistò la medaglia di bronzo.[27]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Tim Duncan in azione contro i Lakers

In 19 stagioni NBA, Duncan ha totalizzato 1.392 partite con gli Spurs, 26.496 punti, 15.091 rimbalzi, 4.225 assist e 3.020 stoppate. Ha mantenuto medie di 19 punti, 10.8 rimbalzi, 3 assist e 2,2 stoppate. Nei playoffs ha totalizzato 251 presenze con 5.172 punti, 2.859 rimbalzi, 764 assist e 568 stoppate. In media, 20,6 punti, 11,4 rimbalzi, 3 assist e 2,3 stoppate.

È inoltre uno degli unici 5 giocatori nella storia della lega a mettere a segno una tripla doppia in una finale decisiva NBA, segnando 21 punti, prendendo 20 rimbalzi e fornendo 10 assist[74].

Regular season[modifica | modifica wikitesto]

Anno Squadra PG PI MPG FG% 3P% FT% OFF DIF RPG APG PRPG SPG PPG
1997-1998 San Antonio 82 82 39,1 54,9 0,0 66,2 3,3 8,6 11,9 2,7 0,7 2,5 21,1
1998-1999 San Antonio 50 50 39,3 49,5 14,3 69,0 3,2 8,2 11,4 2,4 0,9 2,5 21,7
1999-2000 San Antonio 74 74 38,9 49,0 9,1 76,1 3,5 8,9 12,4 3,2 0,9 2,2 23,2
2000–2001 San Antonio 82 82 38,7 49,9 25,9 61,8 3,2 9,0 12,2 3,0 0,8 2,3 22,2
2001–2002 San Antonio 82 82 40,6 50,8 10,0 79,9 3,3 9,4 12,7 3,7 0,7 2,5 25,5
2002–2003 San Antonio 81 81 39,3 51,3 27,3 71,0 3,2 9,7 12,9 3,9 0,7 2,9 23,3
2003–2004 San Antonio 69 68 36,6 50,1 16,7 59,9 3,3 9,2 12,4 3,1 0,9 2,7 22,3
2004–2005 San Antonio 66 66 33,4 49,6 33,3 67,0 3,1 8,0 11,1 2,7 0,7 2,6 20,3
2005–2006 San Antonio 80 80 34,8 48,4 40,0 62,9 2,9 8,1 11,0 3,2 0,9 2,0 18,6
2006–2007 San Antonio 80 80 34,1 54,6 11,1 63,7 2,7 7,9 10,6 3,4 0,8 2,4 20,0
2007–2008 San Antonio 78 78 34,0 49,7 0,0 73,0 3,0 8,3 11,3 2,8 0,7 2,0 19,3
2008–2009 San Antonio 75 75 33,7 50,4 0,0 69,2 2,7 8,0 10,7 3,5 0,5 1,7 19,3
2009–2010 San Antonio 78 77 31,3 51,8 18,2 72,5 2,8 7,3 10,1 3,2 0,6 1,5 17,9
2010–2011 San Antonio 76 76 28,4 50,0 0,0 71,6 2,2 6,7 8,9 2,7 0,7 1,9 13,4
2011-2012 San Antonio 58 58 28,2 49,2 0,0 69,5 1,9 7,1 9,0 2,3 0,7 1,5 15,4
2012-2013 San Antonio 69 69 30,1 50,2 28,7 81,7 1,8 8,1 9,9 2,7 0,7 2,6 17,8
2013-2014 San Antonio 74 74 29,2 49,0 0,0 73,1 2,1 7,6 9,7 3,0 0,6 1,9 15,1
2014-2015 San Antonio 77 77 28,9 51,2 28,6 74,0 2,2 6,9 9,1 3,0 0,8 2,0 13,9
2015-2016 San Antonio 61 60 25,2 48,8 0,0 70,2 1,9 5,4 7,3 2,7 0,8 1,3 8,6
Carriera 1392 1389 34,0 50,6 17,9 69,6 2,8 8,1 10,8 3,0 0,7 2,2 19,0
All-Star 15 12 20,7 54,8 25,0 76,5 2,5 6,5 9,1 2,1 0,9 0,5 9,3

Playoffs[modifica | modifica wikitesto]

Anno Squadra PG PI MPG FG% 3P% FT% OFF DIF RPG APG PRPG SPG PPG
1998 San Antonio 9 9 41,6 52,1 0,0 66,7 2,2 6,8 9,0 1,9 0,6 2,6 20,7
1999 San Antonio 17 17 43,1 51,1 0,0 74,8 3,2 8,2 11,5 2,8 0,8 2,6 23,2
2001 San Antonio 13 13 40,5 48,8 100 63,9 4,2 10,3 14,5 3,8 1,1 2,7 24,4
2002 San Antonio 9 9 42,2 45,3 33,3 82,2 3,1 11,3 14,4 5,0 0,7 4,3 27,6
2003 San Antonio 24 24 42,5 52,9 0,0 67,7 4,0 11,4 15,4 5,3 0,6 3,3 24,7
2004 San Antonio 10 10 40,5 52,2 0,0 63,2 3,3 8,0 11,3 3,2 0,8 2,0 22,1
2005 San Antonio 23 23 37,7 46,4 20,0 71,7 3,8 8,7 12,4 2,7 0,4 2,3 23,6
2006 San Antonio 13 13 37,9 57,3 0,0 71,8 2,5 8,0 10,5 3,3 0,8 1,9 25,8
2007 San Antonio 20 20 36,8 52,1 0,0 64,4 3,6 7,8 11,4 3,2 0,6 3,1 22,2
2008 San Antonio 17 17 39,2 44,9 20,0 62,6 3,6 10,9 14,5 3,3 0,9 2,1 20,2
2009 San Antonio 5 5 32,8 53,2 0,0 60,7 2,4 5,6 8,0 3,2 0,6 1,2 19,8
2010 San Antonio 10 10 37,3 52,0 50,0 47,8 3,0 6,9 9,9 2,6 0,8 1,7 19,0
2011 San Antonio 6 6 35,3 47,8 0,0 62,5 2,7 7,8 10,5 2,7 0,5 2,5 12,7
2012 San Antonio 14 14 33,1 49,5 0,0 70,7 2,3 7,1 9,4 2,8 0,7 2,1 17,4
2013 San Antonio 21 21 35,0 47,0 0,0 80,6 2,6 7,6 10,2 1,9 0,9 1,6 18,1
2014 San Antonio 23 23 32,7 52,3 0,0 76,0 2,8 6,4 9,2 2,0 0,3 1,3 16,3
2015 San Antonio 7 7 35,7 58,9 0,0 55,9 2,7 8,4 11,1 3,3 1,3 1,4 17,9
2016 San Antonio 10 10 21,8 42,3 0,0 71,4 1,0 3,8 4,8 1,4 0,2 1,3 5,9
Carriera 251 251 37,3 50,1 14,3 68,9 3,1 8,3 11,4 3,0 0,7 2,3 20,6
Legenda
  PG Partite giocate   PI  Partite iniziate  MPG  Minuti a partita
 FG%  % dal campo  3P%  % da tre punti  FT%  % tiro libero
 OFF  Rimbalzi offensivi a partita  DIF  Rimbalzi difensivi a partita  RPG  Rimbalzi a partita
 APG  Assist a partita  PRPG  Palle rubate a partita  SPG  Stoppate a partita
 PPG  Punti a partita  Grassetto  Career high

Record[modifica | modifica wikitesto]

  • Miglior percentuale di vittorie (70,1%) in NBA e in tutte le leghe sportive americane (NBA, NFL, NHL e MLB) da parte della sua squadra durante i suoi 19 anni di carriera.[75]
  • Maggior numero di doppie-doppie in gare di playoff.[76]
  • Maggior numero di stoppate in gare di playoff.[77]
  • Maggior numero di inclusioni nell'NBA All-Defensive Team.[78]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

NCAA[modifica | modifica wikitesto]

Individuali[modifica | modifica wikitesto]

NBA[modifica | modifica wikitesto]

Squadra[modifica | modifica wikitesto]

San Antonio Spurs: 1999, 2003, 2005, 2007, 2014

Individuali[modifica | modifica wikitesto]

2002, 2003
1999, 2003, 2005
1998, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2013, 2015
First Team: 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2007, 2013
Second Team: 2006, 2008, 2009
Third Team: 2010, 2015
First Team: 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2005, 2007, 2008
Second Team: 1998, 2004, 2006, 2009, 2010, 2013, 2015

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  14. ^ a b Bill Russell, Quality Basketball, su nba.com, 29 maggio 2007. URL consultato il 23 novembre 2015.
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  35. ^ NBA.com: Spurs’ Protest Denied, su www.nba.com. URL consultato il 2 aprile 2019.
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  70. ^ Adams, p. 21
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  72. ^ (EN) Johnson Publishing Company, Jet, Johnson Publishing Company, 22 settembre 2003, p. 47. URL consultato il 6 aprile 2019.
  73. ^ Tim Duncan Career Bests and Rankings, San Antonio Spurs, News, Rumors, NBA Stats, NCAA Stats, Events Stats, Game Logs, Awards - RealGM, su basketball.realgm.com. URL consultato il 1º aprile 2019.
  74. ^ Nba players recorded triple double in Title clinching games, su sports.yahoo.com.
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  76. ^ (EN) Adam Fromal, Tim Duncan Breaks All-Time Career NBA Playoff Double-Doubles Record, su Bleacher Report. URL consultato il 1º aprile 2019.
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  78. ^ NBA All-Defensive Teams, Players with the Most Selections., su www.landofbasketball.com. URL consultato il 1º aprile 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sean Adams, Tim Duncan, Twenty-First Century Books, 2004, ISBN 0-8225-1793-0.
  • Mike Monroe, 100 Things Spurs Fans Should Know and Do Before They Die, Triumph Books, 2016, ISBN 978-1-63319-668-1.
  • Pounding The Rock, Tim Duncan: Team-First Superstar, Triumph Books, 2016, ISBN 978-1-63319-73-74.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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