Earl Monroe

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Earl Monroe
Dati biografici
Nome Vernon Earl Monroe
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 191 cm
Peso 84 kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Playmaker
Ritirato 1980
Hall of Fame Naismith Hall of Fame (1990)
Carriera
Giovanili

1963-1967
John Bartram High School
WSSU Rams WSSU Rams
Squadre di club
1967-1971 Baltimore Bullets Baltimore Bullets 328
1971-1980 New York Knicks New York Knicks 598
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Vernon Earl Monroe (pron. ˈvəːnən əːl mənˈrou; Filadelfia, 21 novembre 1944) è un ex cestista statunitense, professionista nella NBA.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Earl Monroe nasce e cresce a Filadelfia. La sua infanzia non è certo delle più facili, immersa com'è nella dura realtà del quartiere di South Philadelphia. Da bambino, Earl sembra più interessato al football ed al baseball che al basket, ma all'età di 14 anni cresce improvvisamente di statura, superando i 190 cm ed iniziando così ad attirare l'attenzione di molti allenatori scolastici di basket.

In pochi anni Monroe sviluppa dei movimenti incredibili, fatti di continue finte, cambi di passo e sospensioni aeree, divenendo una vera e propria leggenda dei playground della "Città dell'amore fraterno". Addirittura, per la sua capacità di inventare dei movimenti impossibili durante il gioco, i suoi compagni di scuola alla John Bartram H.S. lo soprannominano "Thomas Edison".

Successivamente, Monroe conquista una fama sempre maggiore giocando a basket per Winston-Salem State University, un piccolo college di Division II di Winston-Salem, Carolina del Nord, tradizionalmente frequentato da ragazzi afroamericani. Al college, il giovane Earl incontra la figura quasi paterna di Coach Clarence Gaines, che ne intuisce ed affina le doti di grande realizzatore. Dopo un necessario apprendistato durante il primo anno da freshman (7,1 punti a partita), le percentuali realizzative di Monroe crescono a dismisura (23,2 e 29,8, rispettivamente il secondo e terzo anno). Nel 1967, nell'ultimo anno da senior, Monroe tiene una media di 41,5 punti a partita, ottiene il riconoscimento come giocatore dell'anno e conduce i Rams fino al titolo della Division II della NCAA.

Un giornalista sportivo locale, impressionato dalle gesta meravigliose in campo di Monroe, scrive in un articolo la frase "Earl's Pearls" per descrivere tutte i modi in cui Monroe riusciva a segnare. Era nato un mito, Earl "The Pearl" Monroe.

Baltimore Bullets[modifica | modifica sorgente]

Nel 1967, Monroe viene chiamato come seconda scelta assoluta al primo giro del draft NBA dai Baltimore Bullets (oggi Washington Wizards). Nel suo primo anno da professionista, e nonostante i Bullets non siano certo una squadra di grandi qualità, Earl vince il titolo di matricola dell'anno, in una stagione in cui fu anche capace di segnare 56 punti in una partita contro i Los Angeles Lakers, il terzo più alto punteggio mai realizzato da un rookie nella storia della NBA.

Le sorti del team hanno una svolta quando la dirigenza dei Bullets riesce a costruire attorno a Monroe una squadra più competitiva, in cui spicca l'All-Star Wes Unseld. Nelle tre stagioni successive Monroe tiene una media, rispettivamente, di 25,8, 23,4 e 21,4 punti a partita, guidando in modo spettacolare l'attacco run and gun dei Bullets e riuscendo a portare per tre anni consecutivamente la franchigia ai playoffs.

Monroe ottiene in questi anni gli unici riconoscimenti individuali della sua carriere NBA: nel 1969 viene chiamato a partecipare all'All-Star Game, dove segna 21 punti e lascia negli spettatori la sensazione di aver assistito a qualcosa di mai visto prima. Al termine della stessa stagione, nonostante la bruciante e secca eliminazione della sua squadra ai play-off patita dai New York Knicks, Monroe viene inserito nel primo quintetto NBA. Anche l'anno successivo Monroe e i Bullets vengono eliminati, sia pure al termine di una serie molto combattuta, dai New York Knicks.

Nel 1971, Monroe ed i Baltimore Bullets ottengono la loro rivincita ed eliminano i Knicks ai play-off, vincendo il titolo della Eastern Conference al termine di una serie appassionante ed equilibrata ed aggiudicandosi il diritto a sfidare in finale per il titolo NBA i Milwaukee Bucks di Lew Alcindor, MVP stagionale, ed in seguito meglio conosciuto come Kareem Abdul-Jabbar, e di "Big O", Oscar Robertson, l'unico giocatore della storia NBA ad avere concluso una stagione (1962) in tripla doppia per punti, assist e rimbalzi. L'ostacolo si rivela troppo arduo per i Bullets che vengono letteralmente spazzati via dai Milwaukee Bucks che si aggiudicano il titolo in sole quattro partite, nonostante gli sforzi immani di Monroe nel tentativo di riequilibrare una serie chiaramente sbilanciata a favore dei Bucks. A Monroe rimane come unica consolazione stagionale la seconda partecipazione all'All-Star Game.

New York Knicks[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre del 1971 si concretizza uno scambio clamoroso di giocatori tra i Bullets ed i Knicks, due franchigie che hanno dato luogo in quegli anni ad una delle rivalità più accese della Eastern Conference nella NBA. In cambio di Mike Riordan, Dave Stallworth e un conguaglio in denaro, ai New York Knicks arriva proprio Earl "The Pearl" Monroe.

Ai Knicks, la squadra del suo grande avversario e diretto rivale in campo, Walt Frazier, con cui negli anni precedenti aveva dato vita a duelli epici, Monroe giunge come una vera e propria star, con la fama, peraltro strameritata, di giocatore pressoché immarcabile ed assolutamente incontenibile nel gioco uno contro uno, ma anche poco avvezzo ad uniformarsi alle logiche ferree di un gioco di squadra. Non sono poche le perplessità della stampa specializzata della grande mela sull'effettiva utilità di questo acquisto da parte dei Knicks: come avrebbe potuto integrarsi un giocatore così particolare nel perfetto meccanismo di squadra dei Knicks ideato dal coach Red Holzman? E soprattutto, come avrebbe potuto una stella come Monroe superare il dualismo con Walt Frazier? A dispetto di tutte queste considerazioni e dello scetticismo generale, Earl si cala nella nuova realtà di squadra con estrema umiltà, senza pretendere la stessa ribalta cui era abituato quando giocava a Baltimora ed apprendendo in breve tempo i concetti di grande applicazione difensiva e circolazione della palla su cui poggiavano i trionfi dei Knicks di quegli anni. Di conseguenza, la sua media realizzativa scese parecchio (11,9 punti a partita nel 1972), ma i risultati di questi sacrifici personali di Monroe in nome del collettivo non si fecero attendere troppo. Infatti, dopo una prima stagione molto travagliata a causa anche di diversi infortuni e la beffa di un altro titolo NBA svanito sul più bello, in finale, per mano dei Los Angeles Lakers, l'anno successivo Monroe si aggiudica l'anello di campione NBA, dopo una finale giocata ancora contro i gialloviola californiani.

Gli anni seguenti, con il ritiro di alcuni giocatori simbolo dei Knicks, come Willis Reed, Jerry Lucas e Dave DeBusschere, Monroe torna ad essere maggiormente coinvolto nei giochi d’attacco e le sue medie risalgono sopra i 20 punti per partita. Tuttavia, New York non è più la stessa squadra dominatrice della prima metà degli anni '70 e, nonostante alcuni grandi acquisti, i Knicks non riusciranno più ad arrivare ai livelli passati e finiranno, dopo l'abbandono anche di Walt Frazier e di Bill Bradley, in un'aura di mediocrità da cui tuttora stentano a riprendersi, a più di trent'anni di distanza.

In ogni caso, anche nella seconda metà degli anni '70 Monroe continua ad avere delle ottime stagioni, coronate nel 1975 e nel 1977 da altre due chiamate a partecipare all'All-Star Game. Earl Monroe si ritira nel 1980, a 36 anni. I New York Knicks, a testimonianza della grandezza di Earl "The Pearl" Monroe e della traccia indelebile da lui lasciata nella storia del gioco, hanno ritirato la sua casacca numero 15 nel 1986.

Le cifre[modifica | modifica sorgente]

Le statistiche di Earl Monroe a fine carriera NBA sono le seguenti: 2.796 rimbalzi, 3.594 assist, 17.454 punti in 926 partite disputate (media di 18,8 punti per partita).

I riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel film del regista americano Spike Lee, grande appassionato di basket e tifosissimo dei New York Knicks, "He Got Game" (1998), il personaggio di Jake Shuttlesworth, interpretato da Denzel Washington, spiega al figlio Jesus Shuttlesworth (la stella NBA Ray Allen), che il suo nome ha preso ispirazione da uno dei soprannomi di Earl Monroe: "Black Jesus".

Inoltre, ad Earl "The Pearl" Monroe" ed al suo stile di gioco inimitabile, Federico Buffa, noto commentatore televisivo di basket, giornalista e scrittore, ha dedicato il titolo del suo fortunato libro "Black Jesus, viaggio nel basket americano in 23+1 fermate" (1999), divenuto negli anni un vero e proprio libro di culto per tutti gli appassionati italiani di basket a stelle e strisce.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 6174408