Vince Carter

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Vince Carter
Vince Carter (cropped).jpg
Carter a Sacramento
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 198 cm
Peso 100 kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Ruolo Guardia / ala piccola
Squadra Atlanta Hawks
Carriera
Giovanili
199?-1995Daytona Beach Mainland High School
1995-1998N. Carol. Tar Heels
Squadre di club
1998-2004Toronto Raptors 403 (9.420)
2004-2009N.J. Nets374 (8.834)
2009-2010Orlando Magic 97 (1.577)
2010-2011Phoenix Suns 51 (689)
2011-2014Dallas Mavericks 223 (2.670)
2014-2017Memphis Grizzlies 199 (1.365)
2017-2018Sacramento Kings 58 (313)
2018-Atlanta Hawks 76 (562)
Nazionale
2000-2003Stati Uniti Stati Uniti18
Palmarès
Olympic flag.svg Olimpiadi
Oro Sydney 2000
Transparent.png Campionati Americani
Oro Porto Rico 2003
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 12 aprile 2019

Vincent Lamar "Vince" Carter (Daytona Beach, 26 gennaio 1977) è un cestista statunitense, professionista nella NBA con gli Atlanta Hawks.

Noto fin dai tempi del college per le grandi doti atletiche, grazie alla sua esplosività e creatività nelle conclusioni è considerato uno dei migliori schiacciatori (se non addirittura il migliore) della storia,[1][2][3][4] oltre ad essere uno dei più amati dal pubblico sin da quando giocava nei Toronto Raptors.[5] Ha vinto la gara delle schiacciate all'NBA All-Star Weekend 2000, oggi considerato da molti come il più bello di tutti i tempi.[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È cugino di terzo grado di un'altra stella della pallacanestro statunitense, Tracy McGrady.[7]

Suo zio Oliver Lee giocava a pallacanestro a Marquette e gli ha trasmesso la passione per la palla a spicchi quando Carter era piccolo.[8][9][10]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

La sua abilità nelle schiacciate gli vale i soprannomi Air Canada (in risposta a Air Jordan)[5] e Vinsanity (gioco di parole tra il suo nome e la parola insanity, con riferimento all'entusiasmo che provoca nei tifosi);[6] Shaquille O'Neal lo chiamerà invece scherzosamente Half man, half amazing ("metà uomo, metà meraviglia").[11] A 11 anni si era già guadagnato il soprannome UFO per come e quanto saltava.[12] Si è ispirato a Julius Erving, grande ex giocatore oltre che schiacciatore.[10] Carter è anche un ottimo tiratore sia da 2 che da 3 punti.[13]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

High school e college[modifica | modifica wikitesto]

La carriera di Vince ha inizio alla Mainland High School, venendo subito notato dai maggiori college per le sue doti atletiche.[14] La schiacciata diventa il pezzo forte del suo repertorio, permettendogli di conquistare la simpatia di migliaia di tifosi e al tempo stesso di attirare l'interesse di numerose squadre NBA.[14]

Ha frequentato la University of North Carolina per tre anni, prima di dichiararsi eleggibile per il successivo draft.[15]

NBA[modifica | modifica wikitesto]

Toronto Raptors[modifica | modifica wikitesto]

Carter arriva in NBA con la quinta scelta al draft NBA 1998, chiamato dai Golden State Warriors che però lo girano immediatamente ai Toronto Raptors in cambio dell'amico ed ex compagno di squadra Antawn Jamison (chiamato appena prima di lui, con la scelta numero quattro).[15] Quella stagione NBA prese il via solo nel gennaio 1999, a causa della serrata tra giocatori e proprietari. A fine stagione viene nominato rookie dell'anno dopo aver realizzato 18,3 punti di media. Nel 1999-2000 viene scelto per partecipare all'All-Star Game per la prima volta, ottenendo il record di voti ricevuti dal pubblico.[16] Da lì in poi, verrà chiamato a partecipare ininterrottamente ogni anno fino al 2007 (risultando essere il più votato dai tifosi nel 2001,[17] nel 2002[18] e nel 2004),[19] anche se nel 2002 non parteciperà a causa di un infortunio.[20]

Carter a Toronto

Nel 2000 vince lo Slam Dunk Contest dell'All-Star Game.[6] La sua partecipazione è stata definita come "la resurrezione della gara delle schiacciate".[6] Nello stesso anno segna il suo massimo di punti in carriera in data 27 febbraio 2000, quando mettendone a referto 51 contro i Phoenix Suns, diventando il primo giocatore a realizzare quel punteggio con la maglia dei Toronto Raptors,[21] fino a quando Terrence Ross lo ha eguagliato il 25 gennaio 2014,[22] punteggio rimasto record di franchigia per quasi 18 anni finché DeMar DeRozan non lo ha superato segnando 52 punti il 1º gennaio 2018.[23]

L'anno successivo è stato determinante nel condurre Toronto alla sua prima partecipazione ai playoffs, anche grazie alla sua media di 27,6 punti a partita.[24] La squadra arriverà fino a gara7 (persa di un punto) delle semifinali della Eastern Conference. Cominciano però i problemi alle ginocchia che gli faranno saltare 61 partite nelle due stagioni successive. Chiude il 2002 con 24,7 punti a partita, e il 2003 con 20,6. Nella stagione 2003-04 Carter segna di media 22,5 punti, prende 4,8 rimbalzi e 4,8 assist. In questo periodo i Raptors si qualificano sempre per i play-off, ma non raggiungono in nessuna occasione le finali di Conference.

Nel frattempo Carter era in rotta con il presidente e con alcuni dirigenti dei Raptors, anche per via di promesse riguardanti l'arrivo di alcuni giocatori le quali non sarebbero state mantenute.[25]

New Jersey Nets[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 2004 i Raptors lo cedono ai New Jersey Nets nel corso di un complesso scambio di giocatori tra le due franchigie.[24] Pochi mesi prima la squadra canadese aveva licenziato il general manager Glen Grunwald e l'intero staff tecnico a seguito del mancato raggiungimento dei play-off.

Rivitalizzato dal nuovo ambiente, Carter mostra di nuovo il meglio del suo repertorio trascinando i Nets ai play-off (finendo però la corsa già al primo turno contro Miami) dopo aver concluso la stagione 2004-2005 con un'autentica rimonta e mettendo insieme un totale di 24,5 punti, 5,2 rimbalzi e 4,2 assist a partita.

Ai Nets Carter è poi riuscito a raggiungere nuovamente quota 51 con la maglia dei New Jersey Nets, in data 23 dicembre 2005 a Miami contro gli Heat, segnando 37 di questi nel secondo tempo della gara.[26]

Orlando Magic[modifica | modifica wikitesto]

Carter con la canotta degli Orlando Magic

Nel giugno del 2009, insieme a Ryan Anderson, si trasferisce agli Orlando Magic in cambio di Rafer Alston, Courtney Lee e Tony Battie.[27] Conclude la prima stagione giocando 75 partite con una media di 16,6, 3,9 rimbalzi e 3,1 assist. La stagione successiva gioca solamente 22 partite a causa dello scambio con i Suns; in questo periodo registra 15,1 punti, 4,1 rimbalzi e 2,9 assist di media.

Phoenix Suns[modifica | modifica wikitesto]

Vince Carter con la canotta dei Phoenix Suns

Nel dicembre 2010 viene ceduto, insieme a Mickaël Piétrus e Marcin Gortat, ai Phoenix Suns in cambio di Hidayet Türkoğlu, Jason Richardson ed Earl Clark.[28]

Il 10 dicembre 2011 viene tagliato da Phoenix.[29]

Dallas Mavericks[modifica | modifica wikitesto]

Pochi giorni dopo essere stato tagliato dai Suns firma con i Dallas Mavericks.[30] Nella formazione allenata da Rick Carlisle si ritaglia un ruolo da sesto uomo, mettendo la sua esperienza e le sue doti balistiche al servizio della squadra partendo dalla panchina.

A 37 anni, il 26 aprile 2014, un suo buzzer-beater da tre punti permette ai Mavericks di vincere gara-3 dei play-off contro i rivali texani dei San Antonio Spurs.[31] Tuttavia a spuntarla furono proprio gli Spurs futuri vincitori dell'anello che vinsero la serie per 4-3.[32]

Memphis Grizzlies[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 luglio 2014 firma un contratto triennale a 12,2 milioni di dollari con i Memphis Grizzlies.[33]

Il 30 marzo 2017, con i suoi 21 punti messi a segno nella vittoria dei suoi Memphis Grizzlies sugli Indiana Pacers, ha stabilito un nuovo record: nessuno aveva mai segnato 20 o più punti a 40 anni e 62 giorni d'età. Si è portato a 24 511 punti segnati in carriera, diventando il 22esimo marcatore di sempre nella storia NBA.[34]

Sacramento Kings e Atlanta Hawks[modifica | modifica wikitesto]

L'11 luglio 2017 Carter si trasferì da free agent ai Sacramento Kings.[35]

Il 26 luglio 2018, all'età di 41 anni, firmò con gli Atlanta Hawks.[36] Il 7 marzo 2019, nonostante fosse ormai 42enne ha annunciato di voler continuare a giocare.

Il 6 giugno annuncia che la stagione 2019-2020 sarà anche l'ultima della sua carriera.[37] Diventa così l'unico giocatore ad aver calcato il parquet NBA in quattro decadi differenti,[37] oltre che l'unico ad avere giocato per 22 stagioni consecutive in NBA.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 gioca nel Dream Team, vincendo le Olimpiadi. In questa occasione, nella partita contro la Francia del girone di qualificazione disputata il 25 settembre 2000 e vinta dalla nazionale USA 106-94, compie uno straordinario gesto atletico: dopo aver recuperato palla fuori dalla linea dei 3 punti, si fionda verso il canestro e staccando dal limite dell'area dei tre secondi scavalca a gambe divaricate il pivot francese Frédéric Weis, di 218 cm, sorvolandolo ed andando a schiacciare con ferocia inaudita.[38] Jason Kidd, altro giocatore della nazionale statunitense, a fine partita la indicherà come "una delle più grandi giocate che io abbia mai visto".[39] La schiacciata passerà alla storia come "le dunk de la mort" ("la schiacciata della morte"), come titolarono i giornali francesi.[38]

Inizialmente, Carter non era stato selezionato tra i dodici olimpionici di Sydney: fu infatti convocato solo dopo la rinuncia per infortunio di Tom Gugliotta.[38][40] Alla fine del torneo ha vinto la medaglia d'oro e ha tenuto di media 14,8 punti.[41]

Dopo avere rimpiazzato Kobe Bryant,[41] ha poi partecipato (indossando anche la maglia numero 8 che avrebbe indossato Bryant)[41] ai campionati americani 2003 vincendo nuovamente l'oro.[42]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Massimi in carriera[modifica | modifica wikitesto]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007
2000: Third Team
2001: Second Team

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

  • Appare nel film Like Mike dove gioca una partita contro i protagonisti del film.[51]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Vince Carter e Greg Brown, Vince Carter: Choose Your Course, ed. illustrata, Positively for Kids, 2004, ISBN 978-09-63-46502-3.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Mike Bitanga, Vince Carter: The Greatest Dunker of All Time, su Hardwood and Hollywood, 11 febbraio 2014. URL consultato il 6 aprile 2019.
  2. ^ (EN) Mike Walsh, Re-Ranking the NBA's Best Dunkers of All Time, su Bleacher Report. URL consultato il 6 aprile 2019.
  3. ^ (EN) Ranking Top 10 Dunkers in NBA History, su Orlando Magic. URL consultato il 6 aprile 2019.
  4. ^ SB Nation NBA Staff, Is Vince Carter the best dunker ever? Rappers, former players answer, su SBNation.com, 13 febbraio 2015. URL consultato il 6 aprile 2019.
  5. ^ a b (EN) Johnson Publishing Company, Ebony, Johnson Publishing Company, 2000-04. URL consultato il 6 aprile 2019.
  6. ^ a b c d Vince Carter: His rise and fall with the Raptors, su CBC.ca, 19 novembre 2014. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  7. ^ Stewart, p. 29.
  8. ^ (EN) Vince Carter and his backstory, su ESPN.com, 7 maggio 2007. URL consultato il 6 aprile 2019.
  9. ^ Cita video: One to One - Vince Carter.
  10. ^ a b Stewart, p. 8.
  11. ^ O'Neal.
  12. ^ Stewart, p. 6.
  13. ^ Carter, l’ultimo highlander: ecco cosa c’è nel suo futuro, su La Gazzetta dello Sport - Tutto il rosa della vita. URL consultato il 15 giugno 2019.
  14. ^ a b Stewart, p. 10.
  15. ^ a b (EN) Raptors’ GM snares Vince Carter – how it was done, su Raptors Rapture, 19 gennaio 2016. URL consultato il 6 aprile 2019.
  16. ^ (EN) 2000 NBA All-Star Game Voting, su Basketball-Reference.com. URL consultato il 6 aprile 2019.
  17. ^ (EN) 2001 NBA All-Star Game Voting, su Basketball-Reference.com. URL consultato il 6 aprile 2019.
  18. ^ (EN) 2002 NBA All-Star Game Voting, su Basketball-Reference.com. URL consultato il 6 aprile 2019.
  19. ^ (EN) 2004 NBA All-Star Game Voting, su Basketball-Reference.com. URL consultato il 6 aprile 2019.
  20. ^ Carter has season-ending surgery, su cbc.ca, 27 marzo 2002. URL consultato il 6 aprile 2019.
  21. ^ Stewart.
  22. ^ Nba, Oklahoma inarrestabile, a Toronto non bastano i 51 di Ross, cade Indiana, su La Gazzetta dello Sport - Tutto il rosa della vita. URL consultato il 6 aprile 2019.
  23. ^ Nba, DeRozan 52 e Toronto vola. Chicago altra caduta con Portland, su La Gazzetta dello Sport - Tutto il rosa della vita. URL consultato il 6 aprile 2019.
  24. ^ a b (EN) It's official: Nets get Carter from the Raptors, su ESPN.com, 17 dicembre 2004. URL consultato il 6 aprile 2019.
  25. ^ Vince Carter wants Raptors President Peddie Fired, su RealGM.com, 13 luglio 2004. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  26. ^ (EN) Nets vs. Heat - Game Summary - December 23, 2005 - ESPN, su ESPN.com. URL consultato il 6 aprile 2019.
  27. ^ Nets ship Carter to Magic for Alston, rookie Lee, su ESPN.com, 25 giugno 2009. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  28. ^ (EN) Orlando Magic Trade Vince Carter To The Phoenix Suns For Jason Richardson and Hedo Turkoglu*, in Business Insider. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  29. ^ (EN) Suns waive Carter, sign guards Telfair, Brown, su ESPN.com, 9 dicembre 2011. URL consultato il 6 aprile 2019.
  30. ^ (EN) Mavs sign eight-time All-Star swingman Carter, su ESPN.com, 13 dicembre 2011. URL consultato il 6 aprile 2019.
  31. ^ NBA, Vince Carter's Incredible Shot Sinks the Spurs in Game 3: Taco Bell Buzzer Beater, 26 aprile 2014. URL consultato il 6 aprile 2019.
  32. ^ Nba playoff, San Antonio-Dallas 119-96. Spurs in semifinale con Portland, su La Gazzetta dello Sport - Tutto il rosa della vita. URL consultato il 6 aprile 2019.
  33. ^ Carter leaves Mavs, signs deal with Grizzlies, in ESPN.com. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  34. ^ Elia Pasini, Il vecchio Carter non smette di volare: Vincredible supera Ray Allen nella classifica marcatori ogni epoca!, su NBARELIGION.COM, 30 marzo 2017. URL consultato il 31 marzo 2017.
  35. ^ (EN) Official release, Sacramento Kings sign veterans Vince Carter, George Hill, Zach Randolph | NBA.com, in NBA.com. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  36. ^ (EN) George Henry | Associated Press, Atlanta Hawks officially sign veteran Vince Carter, su NBA.com. URL consultato il 26 maggio 2019.
  37. ^ a b (EN) From NBA media reports, Vince Carter wants to play one more season, su NBA.com. URL consultato il 25 maggio 2019.
  38. ^ a b c “Dunk de la mort”: quando Vince Carter schiacciò saltando Frederic Weis, in Eurosport, 25 settembre 2016. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  39. ^ (EN) Vince Carter’s Legendary ‘Dunk Of Death’ Is Still Cementing His Legacy 15 Years Later, in UPROXX, 25 settembre 2015. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  40. ^ In a single bound: Oral history of Vince Carter's greatest dunk, in ESPN.com. URL consultato il 18 dicembre 2017.
  41. ^ a b c Carter replaces Bryant on Olympic qualifying team, su www.chinadaily.com.cn. URL consultato il 6 aprile 2019.
  42. ^ (EN) Johnson Publishing Company, Jet, Johnson Publishing Company, 22 settembre 2003, p. 47. URL consultato il 6 aprile 2019.
  43. ^ Vince Carter Career Bests and Rankings, Atlanta Hawks, News, Rumors, NBA Stats, NCAA Stats, Events Stats, Game Logs, Awards - RealGM, su basketball.realgm.com. URL consultato il 6 aprile 2019.
  44. ^ Jimmy, Don't Ever Give Up: The Basketball Blog: YO! Who slam harder?! Onyx or Vince Carter?!, su Don't Ever Give Up, 26 gennaio 2007. URL consultato il 6 aprile 2019.
  45. ^ (EN) Onyx (Ft. Versatile (2)) – Slam Harder. URL consultato il 6 aprile 2019.
  46. ^ (EN) Earl Sweatshirt – Chum. URL consultato il 6 aprile 2019.
  47. ^ (EN) Bow Wow (Ft. Fabolous, Fundisha & Jermaine Dupri) – Basketball. URL consultato il 6 aprile 2019.
  48. ^ We love this game (Testo) - Ghemon, su MTV Testi e Canzoni. URL consultato il 6 aprile 2019.
  49. ^ (EN) Gemello – Nostalgia II. URL consultato il 6 aprile 2019.
  50. ^ (EN) Drake – Weston Road Flows. URL consultato il 6 aprile 2019.
  51. ^ (EN) Like Mike (2002). URL consultato il 6 aprile 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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