Rockets

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Rockets
I cinque membri storici della line-up dei Rockets nel 1980
I cinque membri storici della line-up dei Rockets nel 1980
Paese d'origine Francia Francia
Genere Rock elettronico
Space rock
Space disco
Periodo di attività 1976 – in attività
Album pubblicati 16
Studio 10
Live 1
Raccolte 5
Sito web
Rocketslogo.png

I Rockets sono un gruppo musicale francese che ottenne il maggior successo in Italia a cavallo tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta con brani quali Future Woman, Space Rock, One More Mission, Electric Delight e soprattutto la reinterpretazione di On the Road Again, ancor oggi talvolta trasmesso per radio, e Galactica, vero e proprio tormentone del 1980 che ha permesso loro di vincere il Telegatto come miglior gruppo straniero in Italia. Il loro genere iniziale era rock, definito subito dalla stampa "space-rock" per le venature fantascientifiche dei testi, per le sonorità elettroniche e per l'aspetto scenico. Più avanti venne invece associato alla disco, e infine al pop elettronico (synthpop), anche se in quest'ultimo caso probabilmente a torto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini: il grande successo del "periodo argentato"[modifica | modifica wikitesto]

A metà degli anni settanta, il produttore francese Claude Lemoine entrò in contatto con un gruppo di giovani e giovanissimi (all'epoca tra i 15 e i 20 anni) che, già stanchi del rock-blues "alla Led Zeppelin" in gran voga nella metà degli anni '70 in Europa, avevano iniziato a sperimentare altre sonorità. Il gruppo, dopo gli inevitabili assestamenti e cambi di formazione e di nome avvenuti tra il 1974 e il 1976, si consoliderà a partire dal secondo LP (1978) nella formazione sopracitata, composta da Le Bartz, L'Her, Quagliotti, Maratrat e Groetzinger.

Il primo album dei Rockets è l'omonimo lavoro del 1976 (uscito l'anno seguente nel resto d'Europa). Il disco è anche conosciuto familiarmente come Future Woman dal nome del brano-guida, presente in due versioni differenti che aprono e chiudono il disco, o come "Disco Verde", dal cromatismo prevalente in copertina.

Già in quell'anno il loro look spaziale, argenteo e alieno, è completo: usano costumi in lamé di taglio fantascientifico, chitarre e bassi fatti costruire in forma di stella, sole o altri simboli arcani; l'uso del vocoder non è ancora arrivato ma le voci sono già fortemente elaborate in modo da sembrare provenienti da altri mondi; negli spettacoli fanno uso di fumi, luci e pirotecniche non comuni in gruppi di piccolo calibro. L'unico pezzo che viene trasmesso frequentemente in radio è il sopracitato Future Woman, ma anche lo strumentale Apache, remake di un classico degli inglesi Shadows del 1962 si fa notare. Il resto dell'album è ricco di paesaggi sonori alieni ed anche rockeggianti, ma nessuno degli altri pezzi lascia il segno.

Il secondo album (1978) porta il nome del brano che a tutti gli effetti li lancerà nelle classifiche centro-europee: On the Road Again. La base è un vecchio pezzo dei Canned Heat, blues band del Sud degli USA, pezzo che i Rockets interpretano secondo il loro caratteristico stile, facendone un tormentone disco-psichedelico che vende un gran numero di copie ed è ballato in tutte le discoteche nell'estate 1978. Il resto dell'album è della stessa caratura; i pezzi sono omogenei tra loro sia in stile che in sonorità e mantengono, per così dire, l'atmosfera costante per tutta la durata dell'LP. Inoltre, la quantità e l'uso degli strumenti elettronici (vocoder e sintetizzatori, ma anche percussioni elettroniche ed effetti per chitarra) è onnipresente e per giunta molto avveniristico.

La contemporanea uscita di On the Road Again e di The Robots eseguita dal gruppo tedesco Kraftwerk (entrambi i pezzi facevano uso della voce modificata con il vocoder) ha fatto sì che i due gruppi venissero accomunati, anche se il loro stile era a larghi tratti differente.

Nel 1978 i Rockets, si può dire, "emigrano" in Italia. Il produttore Maurizio Cannici, manager della CGD-Messaggerie Musicali, storica etichetta italiana, si "innamora" di loro dopo aver assistito a una loro esibizione in una discoteca di Cannes e riesce quasi a trapiantarli, con l'effetto che dall'estate 1978 in poi i Rockets saranno presenti in pianta stabile in Italia molto più di quanto non lo siano nella stessa Francia o nel resto d'Europa. L'operazione commerciale di Cannici sortisce ottimi risultati: i Rockets in Italia arrivano subito in TV partecipando a trasmissioni quali Stryx e I mostri; le vendite dei dischi, le presenze ai concerti e sulle riviste sono pari a quelle dei più grandi calibri della musica internazionale.Con questo album il tastierista Fabrice Quagliotti entra a fare parte della band e sforna subito la base di on the road again insieme ad Alain Groetzinger e Claude Lemoine.

I Rockets, per nulla intontiti dal successo, lavorano molto bene, velocemente e in maniera molto competente: nel 1979 esce il loro disco di maggior successo, Plasteroid, che aumenta ed espande il lavoro fatto sul disco precedente. Qui la produzione è ancora più decisa; i suoni più ricercati e percussivi; gli strumenti sono di più, meglio suonati e meglio registrati; l'elettronica è quanto di meglio offrisse la tecnologia di quel tempo (gli strumenti digitali non erano ancora disponibili e si lavorava solo in analogico), ma è anche ben calibrata e non ossessiva. Ma è soprattutto il materiale musicale a fare la differenza: poca concessione ai pezzi strumentali rispetto ai vecchi album, ma le canzoni hanno molte colorazioni, sonorità accattivanti e preponderanti melodie, rimangono facilmente in testa e contribuiscono a far vendere l'album ben oltre il disco d'oro e di platino (oltre 1 milione di copie).

Plasteroid è unanimemente considerato il loro lavoro migliore, e il più rappresentativo in senso globale; le canzoni sono scritte quasi tutte a quattro mani: dal bassista Gerard L'Her, che di solito le canta anche tutte, e dal chitarrista Alain Maratrat. Il loro successo è dovuto ad un mix di 4 musicisti ricercatori di suoni nuovi che lavorano in perfetta simbiosi insieme a Claude Lemoine. Il cantante Christian Le Bartz è sicuramente il frontman dal vivo e catalizza l'attenzione del pubblico "interpretando" le canzoni anche con le movenze sul palco, ma in realtà canta molto poco (solo alcuni interventi col vocoder e alcune strofe qua e là). La voce principale di tutti gli album dei Rockets dal '77 all'85 è infatti del bassista Gerard L'Her.

I testi, nella stragrande maggioranza, parlano di visioni di un mondo futuro, di possibilità tecnologiche e umane, di desiderio di altri mondi su cui ricominciare. Non ci sono testi d'amore, di introspezione, di denuncia, o altro; una ragione per la quale parte del pubblico li considera, in ogni caso, un gruppo "leggero". Un'altra nota va fatta sui numerosi brani strumentali presenti nei loro dischi. È raro che un gruppo di nascita "rock" si dilunghi in brani strumentali, a meno che non siano code o "jam-sessions" alla fine di brani cantati. I Rockets in 5 dischi ne inseriscono addirittura 8 (10 se non consideriamo alcune voci di sottofondo presenti in un paio di brani).

Tra il 1979 e il 1980 escono anche un album dal vivo, Live, ed una compilation con un paio di brani inediti, Sound of the Future; essi nulla aggiungono e nulla tolgono alla loro fama e sono destinati solo ai fans più fedeli e ai collezionisti.

I Rockets in un concerto a Macerata nel 1980

Nel 1979 i Rockets si presentano in scena con i costumi adottati nel 1978 durante l'ultima fase del tour di "On The Road Again" (Settembre/novembre) e lo show dal vivo cresce a misura di stadio: il laser è il medesimo adottato l'anno prima. Il culmine viene raggiunto nella primavera del 1980, quando inizia il tour italiano; il palco deve ora ospitare due enormi "cupole" contenenti le intere postazioni di tastiere e batteria, e due "uova" dalle quali, all'inizio del concerto fuoriescono il chitarrista e il bassista: queste quattro grosse e complesse macchine scenografiche si aprono ad inizio spettacolo in un tripudio di fumo, luci e laser sulle note di One More Mission.

Nella primavera 1980 esce il loro lavoro-culmine, Galaxy, un disco molto ambizioso e a tratti eccessivo, dove il gruppo riversa tutte le sue energie e potenzialità, quasi a voler fare una sorta di monumento musicale a se stessi. Il livello del materiale musicale è paragonabile al lavoro precedente, ma è certamente meno spontaneo, più incostante ed eccessivamente tecnologico. La registrazione è a livelli di perfezione mai raggiunti prima, la produzione precisissima, gli strumenti sembrano suonati da robot tale è l'assenza di sbavature, impressionismi, incertezze. Il "tiro" dei brani è aggressivo, il tempo molto scandito, e si intravede il primo accenno della tecnologia digitale che permette la replicazione di segmenti di musica senza che il musicista fisicamente li riesegua; tutto questo contribuisce a creare un album potente e molto maschio, preciso e cristallino, che però si chiude con una nota malinconica: un "medley", cioè un pasticcio di brani di loro vecchie canzoni mixate un po' alla rinfusa, quasi a ricordare il tempo che passa, e a voler vedere una differente strada più avanti.

Il successo commerciale rimane abbastanza costante anche per questo disco, tuttavia è quasi chiaro a tutti come il periodo d'oro della band sia ormai passato e questo album rappresenti la fine di un'era. Anche il clima musicale nel mondo è ormai cambiato: finiti i fasti degli anni settanta, in cui si poteva sperimentare di tutto e finiti anche i tempi della disco, la grande riscossa della musica indipendente ha inizio con il punk e la New Wave in Inghilterra già nel '77-'78, e giunge ormai a maturità commerciale nel 1980. L'elettronica non è più appannaggio di pochi eletti, e le sonorità diventano più moderniste, più scarne, più "dark".

Il nuovo disco dei Rockets, quasi pronto per il 1981, viene rifiutato dalla casa discografica e il gruppo viene forzato a rimettere in discussione se stesso e il proprio sound, e non ultimo l'aspetto scenico per adeguarsi alle nuove tendenze. Questo creerà grosse tensioni tra i musicisti e il loro management, infatti dopo varie questioni ed incomprensioni con i loro produttori, la situazione si assesta in una forma ibrida: le nuove canzoni non sono più scritte prevalentemente da l'Her e Maratrat, bensì molte portano la firma del produttore Lemoine o di autori esterni. Entrano a suonare sul disco anche musicisti che avevano collaborato coi Rockets a inizio carriera; circolano servizi fotografici in cui i costumi argentei da alieni sono sostituiti da abbigliamento informale o da lavoro.

L'album che esce nel 1981, π 3,14, è pieno di sorprese; ma il grande pubblico ha ormai spostato l'attenzione sulle produzioni new wave inglesi e il disco non può reggerne il confronto. I suoni più scarni, la produzione più moderna, l'intervento di altri musicisti e le voci femminili non ottengono i risultati sperati. Nel complesso l'album non sconvolge le classifiche e gli show dal vivo si restringono parecchio in dimensioni e in affluenza di pubblico.

A seguito di questo calo di popolarità avviene la rottura definitiva fra il gruppo e Claude Lemoine. Il successivo Atomic (autunno 1982), proseguimento stilistico di π 3,14, pur mantenendo in copertina i credits a Lemoine viene in realtà autoprodotto dal gruppo. Vede un ritorno alle sonorità "spaziali" e un rinnovato look argentato con nuovi costumi e ottiene nuovamente un certo successo di classifica, anche grazie all'ottima hit che lo precede in primavera: Radio Station. Nonostante tutto però il disco sancisce ufficialmente la fine del "periodo argentato" e in seguito la band rischierà di finire nel dimenticatoio.

Da metà anni '80 fino ad "Another Future"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1984, per la prima volta senza Claude Lemoine, i Rockets, quasi irriconoscibili, Christian Le Bartz è stato sostituito da Sal Solo (inglese, ex new-waver, già cantante dei Classix Nouveaux ed oggi interprete di musica cristiana negli USA), si presentano ancora rapati a zero, però struccati, con gilet gialli hi-tech che poco hanno a che fare con il look "spaziale", e propongono Imperception, album di buon riscontro, il cui singolo Under the Sun diviene la sigla di chiusura del festival di Sanremo di quell'anno.

Per il successivo One Way (1986) addirittura adottano un look "new romantic" con pizzi e ciuffi laccati e il nome modificato in "Rok-etz". Segue un tour che ha un discreto successo, ma con cambiamento dei componenti storici, stanchi di suonare dal vivo e troppo affezionati al passato, hanno fatto perdere ai Rockets/Rok-etz una parte della loro originalità e della loro forza. Il gruppo si scioglie alla fine del tour.

Dopo un lungo silenzio, nel 1992 il produttore Claude Lemoine richiama il tastierista Quagliotti, il chitarrista Maratrat e il cantante Sal Solo per assemblare un album sfruttando la nuova tecnologia digitale e il sampling, affiancandogli i nomi di alcuni musicisti di studio, tra cui Nick Beggs, ex bassista dei Kajagoogoo, Mike "Clip" Payne, cantante e percussionista che collaborò con Prince, e altri. Viene realizzato così Another Future che però non viene promosso da stampa e TV e non entra nelle classifiche.

Rockets N.D.P e il "nuovo corso"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 viene creato il progetto Rockets N.D.P, con una formazione cambiata con Fabrice Quagliotti alle tastiere, Bruno Durazzi "Little B" alla batteria, Matt Rossato alla chitarra e Luca Bestetti voce. Nel 2003 esce un nuovo album a marchio Rockets, Don't Stop, prodotto da Fabrice Quagliotti e dal DJ Joe T Vannelli, e un look diverso. La band subisce ulteriori cambi di formazione: nel 2004 arrivano Gianluca Martino (chitarra) e Rosaire Riccobono (basso) bassista dei Visitors e già con i Rockets sia nel disco π 3,14 che nei live del 1984. Nel 2005 "Little B" viene sostituito da Eugenio "UG" Mori. Nel 2006 esce il singolo Back to Woad.

Nel giugno 2007 è stato pubblicato da Quagliotti in tiratura limitata il cofanetto The Silver Years, che ripropone per la prima volta su CD i primi 7 album dei Rockets, dall'omonimo LP del 1976 fino ad Atomic uscito nel 1982, comprendendo anche Live uscito solo in Italia nel 1980 e alcune bonus track, tra cui due brani inediti del 1980 che avrebbero fatto parte del "disco fantasma", mai uscito dopo il clamoroso successo di Galaxy.

Il 3 aprile 2009 è stato pubblicato un secondo cofanetto: A Long Journey, contenente per la prima volta i video storici, alcune parti di concerti e 5 CD di rarità/live/demo. A causa di tale scelta esso risulta più indirizzato ai fans che al grande pubblico. Rimane tuttavia, grazie ai 2 DVD.

All'inizio di ottobre è uscito il singolo World on Fire. La band si esibisce in Russia con live e showcase con grande successo.

Dopo l'uscita nel 2014 del nuovo disco dei Duck Sauce, che include un remix di Space Rock intitolato Chariot of the Gods (Featuring Rockets), dopo un accordo con Fabrice Quagliotti durato 1 anno. Un altro album, Kaos, esce il 30 settembre 2014 distribuito dalla Warner con etichetta affidata a Roby Benvenuto e Smilax, dove spiccano ancora le sonorità space/electropop. L'album contiene 12 brani inediti di cui 3 strumentali. Esce anche il videoclip del nuovo singolo Party Queen featuring Muciaccia.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Attuale[modifica | modifica wikitesto]

  • John Biancale – voce (2006-presente)
  • Gianluca Martino – chitarra (2004-presente)
  • Rosaire Riccobono – basso (2004-presente)
  • Fabrice Quagliotti – tastiere (1977-presente)
  • Eugenio Mori – batteria, percussioni (2005-presente)

Ex membri[modifica | modifica wikitesto]

  • Patrick Mallet – batteria (1974)
  • Guy Maratrat – chitarra (1974-1975)
  • André Thus – tastiere (1974-1975)
  • Christian Le Bartz – voce (1974-1983)
  • Alain Groetzinger –batteria, percussioni (1974-1983)
  • "Little" Gérard L'Her – basso, chitarra, tastiere, voce (1974-1984)
  • Alain Maratrat – chitarra, tastiere, voce (1974-1992)
  • Michel Goubet – tastiere (1976)
  • Bernard Torelli – chitarra (1976-1977)
  • Louis Françoise Bertin Hugault – tastiere (1977)
  • Sal Solo – voce (1984-1992)
  • Little B. Bruno Durazzi – batteria (2002-2005)
  • Luca Bestetti voce (2001-2006)

Musicisti di supporto[modifica | modifica wikitesto]

  • Phil Gould – batteria (1986)
  • Andrew Paresi – batteria (1986)
  • Bruce Nockles – tromba (1986)
  • Alison Lee – voce (1986)
  • Paul McClements – voce (1986)
  • Carole Cook – voce (1986)
  • Nick Beggs – basso (1992)
  • Herve Koster – batteria (1992)
  • Mike "Clip" Payne – percussioni, voce (1992)
  • Matt Rossato – chitarra (2003-2004)

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]