Stryx

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Stryx
Stryxlogo.jpg
Sigla di testa del varietà
PaeseItalia
Anno1978
Generevarietà
Puntate6 (più una settima mai trasmessa)
Durata70 min
Crediti
ConduttoreTony Renis
RegiaEnzo Trapani
MusicheTony De Vita
ScenografiaEnnio Di Maio
CostumiGianna Sgarbossa
ProduttoreRai
Rete televisivaRete 2

Stryx è stato un varietà televisivo settimanale in sei puntate, trasmesso dalla Rai la domenica sera sulla Rete 2 (l'odierna Rai 2) dal 15 ottobre al 19 novembre 1978[1], ideato e scritto da Alberto Testa, Enzo Trapani e Carla Vistarini.

Una settima puntata fu registrata, prevista per domenica 26 novembre 1978, ma mai trasmessa. Il video è ancora presente negli archivi della Rai e presenta materiale già visto nelle precedenti puntate, con l'eccezione del brano Discoquando di Tony Renis, per il quale venne realizzato un apposito video con una coreografia del corpo di ballo del programma.

Il programma deve il proprio nome "stryx" alla corruzione del termine latino strix, ossia civetta / allocco (strix/strigis); termine che indicava anche l'animale leggendario strige; in alcuni dialetti italiani poi, in particolare in area veneto-friulana, il termine in epoca medioevale, tramutato in "strie", indica le streghe dei boschi e degli antri.

Il contenitore scenografico è infatti concepito come un antro mefistofelico, all'interno del quale si muovono folletti, menestrelli, diavoli, sacerdotesse pagane seminude e, appunto, affascinanti streghe.

Il progetto[modifica | modifica wikitesto]

Trasmissione tanto innovativa quanto controversa, Stryx nasce nel periodo successivo alla riforma della Rai del 1975, quando - complice l'avvento del colore, introdotto ufficialmente in Rai dal 1º febbraio del 1977, dopo sei anni di sperimentazioni, e la lottizzazione conseguente alla dipendenza dal Parlamento e non più dal Governo - il servizio pubblico si può ancora permettere una certa sperimentazione e una marcata esplorazione di nuovi linguaggi di comunicazione, contrapponendo al rigore conservatore della Rete 1 democristiana (oggi Rai 1), la provocazione culturale ed innovatrice della Rete 2 (oggi Rai 2), di orientamento laico e progressista. Stryx viene concepita quindi in un contesto culturale di assoluta libertà espressiva, soprattutto culturale e sessuale, offerta dal secondo canale della Rai e perfettamente interpretata dal regista Enzo Trapani dando vita ad un concept-show da contrapporre al palinsesto tradizionalista del primo canale.

Il gruppo di produzione, composto da Alberto Testa, Carla Vistarini e dallo stesso Trapani elabora un progetto enormemente provocatorio ed audace (per l'epoca) creato attorno al binomio satanismo-erotismo, costruito dopo studi sulla tradizione medievale, sulla superstizione, sui culti pagani paneuropei e messo in scena per mezzo di scenografie di grande impatto visivo e cromatico (opera di Ennio Di Maio), costumi ricchi e sgargianti (creati da Gianna Sgarbossa) spesso alternati a velate o addirittura ostentate nudità femminili, effetti visivi di forte impatto e personaggi di grande talento, perfettamente selezionati ed adeguati al ruolo da interpretare (alcuni di essi all'esordio di una successiva carriera); tutto questo viene contestualizzato all'interno di un ambito occulto e pagano, nel quale predomina un divertito satanismo, il culto orgiastico, l'eccesso cinetico e cromatico, l'esposizione fisica della bellezza femminile. In particolare, la scelta degli interpreti appare coerente con la filosofia della trasmissione, alternando cantanti dalla forte ambiguità sessuale (Grace Jones, Amanda Lear o Anna Oxa in pieno periodo androgino) a interpreti sofisticate (Patty Pravo, Mia Martini) o sensuali ed esotiche (Gal Costa, Asha Puthli) e facendo coesistere auliche e lievi sonorità medievali (offerte da un giovanissimo Angelo Branduardi, proponendo dal vivo La serie dei numeri e Ballo in Fa#-) con i massimi esponenti del cosmo sound allora in voga (Rockets); all'antro caotico di Stryx non mancano comunque una protagonista deliziosa e materna quale è Ombretta Colli nel ruolo di Ludmilla, fattucchiera svampita dallo spiccato accento bolognese e incapace di trasformare correttamente in principe il rospo Franz (ottenendo sempre risultati diversi, come un pompiere o un ragioniere, interpretati da Walter Valdi), un abilissimo mimo (il giapponese Hal Yamanouchi) e un esperto napoletano di superstizione e malocchio (Gianni Cajafa) che suggerisce ai telespettatori come interpretare le carte, i fondi di caffè e come scacciare la maledizione. A tale proposito, Trapani decide di far esibire la Martini mentre viene accompagnata ad una sorta di rogo (chiara allusione all'infausta leggenda che ha sempre accompagnato questa artista).

La struttura della trasmissione prevede la premessa che è «tutto sacrosantamente documentato» e l'annuncio «Signori, il diavolo!»; successivamente avviene la pomposa presentazione al pubblico di «Lucifero, Imperatore» e di «Belzebù, Principe» e una lunga passerella di streghe, sacerdotesse, ancelle e satanassi, protagonisti comprimari del programma. Nel corpo di ballo della sigla non mancano, oltre a ballerine a seno nudo, donne travestite da gatta (palese allusione sessuale), danze dei sette veli con mani protese dal pavimento a spogliare progressivamente la protagonista (che, in questo caso, era una giovanissima ed allora sconosciuta Barbara D'Urso) e ragazze seminude ironicamente torturate, ingabbiate e arse vive. Il tutto condito, con gaudio, da figure inquisitorie, maschere tradizionali, numerosi animali reali (gatti, cani, pappagalli, anatre, galli da combattimento, pavoni, falchi, leonesse, scimpanzé) e mimica che spesso ricorda il rapporto carnale. Quindi il programma, nei settanta minuti di durata, si svolge frenetico e ipnotico tra esibizioni musicali, balli sabbatici, rituali magici, baccanali, declamazioni in italiano arcaico o - addirittura - in latino e suggestioni medievali di incredibile impatto sonoro e visivo.

Dal punto di vista della tecnologia disponibile all'epoca, viene fatto massiccio uso di luci stroboscopiche, degli effluvi del ghiaccio secco (effetti mutuati dal fenomeno discomusic, in quel periodo nel pieno del suo fulgore) e del chromakey, attraverso il quale molti personaggi vengono sovrapposti a fondali graficamente molto elaborati, coerenti alla narrazione o all'esibizione in corso. Inoltre l'ambientazione orgiastica - per certi versi sabbatica, o addirittura satanica - permette al regista il libero uso di corpi nudi, costumi sgargianti e orpelli perfettamente adeguati alle possibilità cromatiche offerte dai nuovi televisori utilizzati del pubblico.

Protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

La sospensione del programma[modifica | modifica wikitesto]

Stryx venne sospeso con una puntata di anticipo, sia a causa di feroci polemiche - sviluppatesi all'interno della stessa Rai - scatenate dall'audacia dei temi trattati, sia dalle numerose telefonate di protesta dei telespettatori ai centralini dell'azienda, turbati dal clima diabolico (pur se ovviamente ironico) e dall'ostentazione del nudo femminile: si andava infatti dai sacrifici umani (delle vergini) al seno nudo di numerose ballerine (fra le quali, nella sigla iniziale, la già citata Barbara D'Urso), ad un dichiarato culto pagano per i folletti ed i demoni. La trasmissione deve il proprio successo (e il ricordo tra gli appassionati) all'innovazione visiva e culturale introdotta nel palinsesto di allora, comunque già caratterizzato da inediti utilizzi del mezzo televisivo ed interessanti tentativi di sperimentazione (L'altra domenica, Odeon. Tutto quanto fa spettacolo, Non stop, etc.).

Enzo Trapani riproporrà un anno dopo un format simile, C'era due volte, all'interno del quale Ilona Staller narra le favole più famose aggiungendo, però, un finale inedito e rivoluzionario (il principe di Cenerentola sposa una delle due sorellastre, il cavaliere de La bella addormentata nel bosco beve la pozione e si addormenta al fianco dell'amata, etc.). Trapani, quindi, persevera nella sperimentazione e nell'elaborazione di temi onirici e fantasiosi, aggiungendo quel tocco personale di provocazione audace già mostrato in Stryx: anche in questo caso, complice l'utilizzo della Staller, all'epoca già affermata pornostar, il programma scatena polemiche e conflitti in Rai tanto da ritardarne prima la messa in onda, poi da causarne un'altra interruzione anticipata.[2]

Dichiarazioni sul programma[modifica | modifica wikitesto]

«Voglio svelarvi un segreto. Il programma è nato da una telefonata. Alcuni mesi fa qualcuno mi chiamò al telefono. Era mezzanotte. Una voce bassa, pacata, cortese mi domandò se fossi proprio il regista Enzo Trapani, si scusò per l'ora indebita, ma aggiunse che gli era particolarmente congeniale; e poi, sempre con lo stesso tono di voce, mi disse che era molto offeso, che la televisione non si occupava mai di lui e che era ora di dedicargli una trasmissione. Dopo tutto, con i tempi che corrono, non era il primo venuto… Io lo stavo ad ascoltare. Chi poteva essere questo sconosciuto? Un padrino, l'uomo in frac di Modugno, una guardia notturna? Alla fine il signore si presentò: “Perché vede” mi disse con malcelato imbarazzo, “io sono il diavolo!”. E riattaccò immediatamente. Era uno scherzo di un amico, la trovata di un rompiscatole? E se invece fosse stato il diavolo per davvero?»

«La gente di spettacolo è sempre stata prediletta dal demonio, tanto è vero che in epoche non tanto remote non poteva nemmeno essere sepolta in terra consacrata. E così io ho ricambiato la “predilezione” e ho accontentato l'ormai non più ignoto telefonatore”. Scherzi a parte» - dichiara sempre Trapani - «l'idea mi è venuta mangiando salame e fichi. In TV c'è bisogno di una Canzonissima flambé, con personaggi non abusati e soprattutto non banali. Via i ritmi edulcorati e le cantanti "uso famiglia" con la gota rotonda e la bocca a cuore»[3].

Cast Tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ sito Rai Teche Rai Teche | Storia Rai | Varietà Archiviato il 22 ottobre 2013 in Internet Archive..
  2. ^ Aldo Grasso, Storia della Televisione Italiana, 2004
  3. ^ TV Sorrisi e Canzoni n°42/1978, intervista ad Enzo Trapani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter Veltroni, I programmi che hanno cambiato l'Italia, Feltrinelli - 1992
  • Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti - 2004
  • Angelica Frey, For a Brief Time in 1978, Italy Had a Televised Satanic Variety Show - Atlas Obscura 2017
  • Elia Alovisi, Stryx era tutto quello che la televisione italiana non è mai stata - Noisey.Vice 2017
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