Omosessualità nell'Antica Roma

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Due maschi che si accoppiano, lampada a olio

Il tema dell'omosessualità nell'antica Roma deve essere affrontato necessariamente attraverso la visione del mondo e della sessualità tipica delle società antiche, molto differente da quella moderna.

Per la maggioranza delle società antiche e soprattutto nell'età classica, Grecia e Roma, non esisteva una vera e propria differenziazione in base all'orientamento sessuale o di identità di genere tipiche di un individuo, quanto piuttosto al suo ruolo nel rapporto sessuale: in pratica l'identificazione sessuale, e le leggi che regolavano i rapporti sessuali, si basavano non sul fatto che l'oggetto del desiderio fosse una persona del sesso opposto o dello stesso sesso, ma sul fatto se quella persona ricopriva un ruolo attivo, associato alla virilità e alla mascolinità, oppure uno passivo.

Agli antichi romani era peraltro sconosciuto il concetto moderno di omosessualità, proprio per il fatto che l'identificazione sessuale avveniva in base al ruolo svolto durante il rapporto sessuale. La pratica omosessuale a Roma afferma molto presto il potere del cittadino sugli schiavi, confermando nell'uomo romano la propria decisa virilità mascolina[1].

Fatta questa dovuta precisazione, quando si parla di omosessualità nella Roma antica bisogna necessariamente distinguere almeno tre periodi storici in cui spesso cambia la concezione e la visione dei rapporti omosessuali:

  • Periodo della monarchia e repubblicano antecedente la conquista della Grecia;
  • Periodo repubblicano successivo alla conquista della Grecia e Alto Impero;
  • Periodo del Basso Impero.

Excursus storico[modifica | modifica sorgente]

Periodo antecedente la conquista della Grecia[modifica | modifica sorgente]

Rapporto sessuale tra Antinoo e l'imperatore Adriano di Édouard-Henri Avril.

Nel periodo repubblicano antecedente alla conquista della Grecia i rapporti omosessuali erano osteggiati e visti con sospetto. I Romani identificavano infatti il rapporto tra persone dello stesso sesso come il vizio dei Greci, sostenendo che nei loro antenati non esisteva l'omosessualità ritenendola un'offesa al costume degli avi (il famoso mos maiorum), contraria al rigore del "civis Romanus" e motivo dell'indebolimento e del rammollimento della società romana stessa.

Periodo successivo alla conquista della Grecia e Alto Impero[modifica | modifica sorgente]

Con la conquista della Grecia, assieme alla cultura greca, Roma assorbe anche molte usanze, tra cui il "vizio greco". Ma i romani, o meglio i "cives" romani, cioè quelli che erano considerati cittadini di Roma, praticavano l'omosessualità solamente con gli schiavi e con i liberti. Era deprecabile che un cittadino romano assumesse il ruolo passivo in un rapporto omosessuale, perché questo era in conflitto con l'ideologia virile e dominatrice di tutta la società romana.

Antinoo, il giovane di cui s'innamorò l'imperatore romano Adriano. Quando l'amato morì, Adriano ne fece letteralmente un dio, innalzandogli decine di statue in tutto l'impero.

La Lex Scatinia (149 a.C.) condannava espressamente l'adulto nel caso di rapporti omosessuali tra adulto e puer o praetextati (da praetexta, la toga bianca orlata di porpora che portavano i ragazzi ancora non maturi sessualmente, quindi bisognerebbe parlare di pedofilia), mentre nel caso di rapporto omosessuale tra cittadini liberi adulti veniva punito quello che tra i due assumeva il ruolo passivo, con una multa di 10.000 sesterzi. La Lex Scatinia, di cui non ci è pervenuto il testo ma abbiamo solo testimonianze e citazioni negli scritti di Cicerone, Ausonio, Svetonio, Giovenale, Tertulliano e Prudenzio, è un'importante testimonianza che ci dimostra che l'omosessualità veniva praticata in tutti gli ambienti sociali.

Anche uomini illustri come Giulio Cesare, capostipite della Gens Giulia, o imperatori come Adriano praticavano rapporti omosessuali: l'omosessualità, o meglio la bisessualità di Cesare è ben testimoniata da Cicerone, Plutarco e Svetonio[2], mentre l'imperatore Adriano ebbe per anni come amante preferito il giovane schiavo della Bitinia Antinoo.[3].

A ogni modo, analizzando i testi e i poemi degli scrittori antichi, non si può fare a meno di notare alcune contraddizioni, almeno dal punto di vista del pensiero moderno, sul tema dell'omosessualità: se da una parte infatti molti scrittori esaltano e descrivono le gesta omoerotiche, vantandosi di conquiste amorose nei confronti di giovani, schiavi e liberti[4], o addirittura dando consigli su come conquistare ragazzi[5], dall'altra altri scrittori, se non gli stessi, ironizzano, in modo molto spesso violento, contro gli effeminati e gli uomini che ricoprono il ruolo passivo nei rapporti omosessuali maschili, soprattutto se cittadini romani, scherniti e derisi quando non violentemente attaccati come causa di decadimento della società romana.[6]

Questa apparente contraddizione è in un certo senso giustificata dalla visione della società tipica dei romani, tipicamente e prettamente maschilista, dove il ruolo attivo in un rapporto sessuale, sia con donne sia con uomini, era sintomo di virilità e veniva esaltato, in rapporto anche alla superiorità della Gens Romana sopra gli altri popoli, destinata quindi a dominarli anche sessualmente[7]. D'altro canto il ruolo passivo, di sottomissione, era disprezzato, visto come sintomo di mollezza, di rinuncia alla virilità, e perciò deprecabile e vergognoso specialmente se era un cittadino romano a ricoprirlo.[8]

Arte erotica e oggetti di uso quotidiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arte erotica a Pompei ed Ercolano.
Due uomini e una donna che si accoppiano. Pittura parietale pompeiana, da una delle Therms (bagni), parete sud degli spogliatoi - dipinta intorno al 79 aC.

Le rappresentazioni della sessualità maschio-maschio e femmina-femmina sono meno rappresentate nell'arte erotica dell'antica Roma di quelle che mostrano atti sessuali tra maschio e femmina.

Un fregio di Pompei presente alle Terme Suburbane mostra un'orgia di 16 coppie, in cui ve n'è una omosessuale e un'altra lesbica, oltre ad abbinamenti omosessuali in scene di sesso di gruppo. Il sesso a tre (Trio) nell'arte romana mostra generalmente due uomini che penetrano una donna, ma in una delle scene delle "Terme suburbane" vediamo un uomo penetrare una donna da dietro mentre a sua volta viene penetrato da un altro uomo: questo scenario viene descritto anche da Catullo nel Carmen 56 ritenendolo un fatto umoristico[9]. L'uomo in mezzo potrebbe essere un cinedo, un uomo a cui piace subire il sesso anale ma che al contempo è anche considerato attraente dalle donne[10].

Gli atteggiamenti romani verso la nudità maschile sono diversi da quelli degli antichi Greci, che hanno sempre considerato le rappresentazioni idealizzate del nudo maschile come espressione di eccellenza. L'uso della toga virile designa un uomo romano come libero cittadino[11]; connotazioni negative della nudità includono anche la sconfitta in guerra, dal momento che i prigionieri vengono spogliati, e la schiavitù, poiché gli schiavi messi in vendita in piazza erano spesso esposti nudi[12].

Amuleti fallici della fertilità e della buona fortuna.

Al tempo stesso il Phallus è stato visualizzato in forma di fascinum, ossia un "fascino magico" pensato per allontanare le forze maligne (come i moderni cornetti portafortuna), ed è divenuto col tempo una decorazione facente parte delle consuetudini e che si ritrova ampiamente tra le rovine pompeiane, in particolare sotto forma di speciali campanelli eolici detti Tintinnabuli[13].

Il fallo eretto e smisurato del dio Priapo potrebbe originariamente aver servito per uno scopo apotropaico, ma in arte il suo aspetto grottesco provoca una grande risata[14].

Durante l'ellenismo tuttavia l'arte romana viene influenzata con rappresentazioni di scene di nudo maschile, il che porta a un più complesso significato da dare al corpo maschile mostrato nudo[15].

Warren Cup[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Warren Cup.

Letteratura omoerotica[modifica | modifica sorgente]

Altre numerose testimonianze dell'omosessualità e dell'omoerotismo nel periodo romano ci vengono da poeti e scrittori dell'epoca. Catullo, il quale oltre ad amare l'amica Lesbia cantata in molti versi, nei suoi Carmina non era meno ambiziosamente desideroso dei baci del libero quattordicenne Giovenzio (Juventius), che esalta in vari versi di volta in volta amorosi o ironici, definendolo effeminato e passivo.[16].

Nel De rerum natura di Lucrezio si può leggere che il piacere sublime consiste nel trasferire il proprio seme in un'altra persona, molto meglio in un ragazzo che in una donna[17].

A testimoniare il fatto che il fenomeno omosessuale stava divenendo sempre più un rapporto di desiderio e amore, interviene anche Virgilio, il quale racconta nell'Eneide le storie di due coppie di guerrieri, i troiani Eurialo e Niso e i latini Cidone e Clizio, che nel reciproco amore trovano la forza per combattere da eroi (soltanto Cidone scamperà alla morte)[18]; ancora nelle Bucoliche il poeta latino canta e descrive numerosi amori omosessuali e pederastici, come lo schiavo giovinetto Alessi che viene concupito sia dal suo padrone Iolla sia dal pastore Coridone[19], o l'altro pastore Menalca che elogia la bellezza di Aminta[20].

Temi omoerotici appaiono anche nelle opere di altri poeti del periodo augusteo: Tibullo[21], Properzio[22] e Orazio. A schierarsi invece decisamente a favore dell'eterosessualità sarà Ovidio: fare l'amore con una donna è più piacevole perché, a differenza delle forme di comportamento omosessuale ammesse all'interno della cultura romana, il piacere è reciproco[23]. Non mancano comunque anche in questo autore descrizioni di amori omosessuali, tutti appartenenti alla mitologia greca: Ati e Licabas, Apollo e Giacinto, Apollo e Ciparisso[24]

Il Satyricon di Petronio è così permeato di omosessualità che nei circoli letterari europei il nome dell'opera ne divenne un sinonimo[25]. Infine anche Marziale spesso deride le donne come partner sessuali preferendo di gran lunga i pueri.

Atti sessuali[modifica | modifica sorgente]

Oltre al sesso anale, che viene frequentemente descritto sia nell'arte figurativa sia in quella letteraria, era comune anche il sesso orale. Uno dei graffiti di Pompei è in questo caso inequivocabile: "Secundus felator rarus" (Secundus è un fellatore di rara abilità)[26].

A differenza che nell'antica Grecia, il pene di grandi dimensioni era un importante elemento d'attrattiva, Petronio ne descrive uno veduto in un bagno pubblico[27]. Molti imperatori vengono raffigurati circondati da uomini con grandi sessi[28].

Il poeta Ausonio fa una battuta su un trio sessuale maschile in cui "quello che sta nel mezzo fa il doppio dovere"[29]

Impudicitia[modifica | modifica sorgente]

Il sostantivo astratto impudicitia (aggettivo impudicus) raffigura la negazione assoluta dellapudicitia(morale sessuale, castità); come caratteristica dei maschi spesso implica la volontà e il desiderio di essere penetrati sessualmente[30]. Ballare era espressione, per un maschio, di impudicitia (la danza era difatti caratteristica della prostituta e dell'effeminato)[31].

L'impudicitia può anche essere associata a comportamenti in quegli uomini giovani che avevano conservato un certo grado di fascino da ragazzini, ma che erano comunque abbastanza grandi da esser tenuti a comportarsi secondo le ferree regole maschili e a sottostare alle sue normative. Giulio Cesare fu accusato di portare l'infamia su di sé perché quando aveva circa 19 anni assunse per un certo periodo di tempo il ruolo passivo in una relazione pederastica con Nicomede IV re di Bitinia e in seguito anche per i molti "affari sessuali" avuti con donne adultere[32]. Lucio Anneo Seneca il giovane (il tutore di Nerone) ha osservato che "l'impudicitia è un crimine per colui che è nato libero, una necessità in uno schiavo, un dovere per il liberto"[33].

Ruoli sessuali[modifica | modifica sorgente]

Un uomo o un ragazzo che assumeva il ruolo passivo all'interno della relazione omosessuale poteva venir denominato in vari modi, tra cui i più comuni e frequenti erano cinaedus, pathicus, exoletus, concubinus (prostituto), spintria, puer (ragazzo), pullus (pulcino), puso, delicatus (specialmente come puer delicatus-ragazzino squisito), mollis (-molle, utilizzata in genere come qualità estetica in contrapposizione alla naturale aggressività maschile), tener, debilis (debole), effeminatus, discintus e morbosus (malato). Come si può notare il significato del termine moderno gay (ma nenche di quello omosessuale) non è contemplato in quest'elenco, in quanto nel pensiero antico non v'era alcun'idea di identità sessuale, la persona era invece definita solo dal ruolo svolto all'interno dell'atto sessuale (attivo=maschio; passivo=femmina)[34].

Alcuni di questi termini, come exoletus, vengono a riferirsi specificamente a un adulto: per gli antichi romani, fra cui vigeva il valore sociale contrassegnato come mascolinità, limitavano genericamente la penetrazione anale ai prostituti maschi o agli schiavi di età inferiore a 20 anni (chiamati ragazzi)[35].

Alcuni uomini più anziani potevano a volte preferire il ruolo passivo; Marziale descrive ad esempio il caso di un uomo che aveva assunto il ruolo passivo facendo occupare al suo giovane schiavo quello attivo[36]. Il desiderio di un maschio adulto di essere penetrato sessualmente veniva considerato un morbus-malattia; il desiderio di penetrare un bel ragazzo era invece considerato del tutto normale[37].

Cinaedus[modifica | modifica sorgente]

Cinedo è una parola dispregiativa che denotava un maschio con una identità di genere considerata deviante dalla norma, per la sua scelta di determinati atti sessuali o per la preferenza di certi partner sessuali; tali preferenze erano percepite come una carenza di virilità[38]. Catullo definisce cinedo (cioè un effeminato senza attributi virili) il collega poeta Marco Furio Bibaculo che si trova in compagnia d'un suo amico, nel famoso Carme osceno numero 16, in cui afferma senza tanti giri di parole che "pedicabo ego vos et irrumabo" (io ve lo metto prima nel didietro e poi direttamente in bocca).

Anche se in alcuni contesti il cinedo può denotare l'omosessuale passivo[38], ed è il termine più frequentemente usato per indicare un maschio che si è lasciato penetrare analmente[39], un uomo chiamato cinedo poteva bensì, in certi determinati casi, anzi esser considerato molto attraente e desiderabile per le donne[38] (non necessariamente quindi equivale al termine dispregiativo inglese faggot[40] o agli italiani frocio-checca, tranne per il fatto che tutti questi termini vengono usati per deridere e insultare un uomo considerato carente di virilità): con caratteristiche così ambiguamente androgine che le donne possono trovare sessualmente anche molto eccitanti)[41].

L'abbigliamento, l'uso di cosmetici e i manierismi (atteggiamenti, movimenti, modi di parlare) di un cinedo lo contrassegnavano inequivocabilmente come un effeminato[38]: ma la stessa effeminatezza che gli uomini romani potrebbero trovare allettante in un puer, diventa assolutamente poco attraente nel maschio adulto e anziano[42]. I cinaedus rappresentano quindi l'assenza generalizzata fatta persona di quello che i Romani consideravano un vero uomo, e la parola rimane di fatto intraducibile nelle lingue moderne[43].

In origine un cinaedus (parola derivante dal Greco Kinaidos) era un ballerino professionista generalmente poco più che adolescente, di origini persiane o comunque orientali, la cui performance era caratterizzata da una danza accompagnata dal suono di tamburelli e timpani e da movimenti ancheggianti del sedere che mimavano il rapporto anale[39].

Concubinus[modifica | modifica sorgente]

Alcuni uomini romani tenevano un concubinus (concubina maschio) in casa fino a quando non si sposavano con una donna: Eva Cantarella ha descritto questa forma di concubinato come "una relazione sessuale stabile, non esclusiva ma privilegiata"[44]. All'interno della gerarchia degli schiavi domestici, il concubinus sembra essere stato considerato in possesso di uno status speciale o comunque abbastanza elevato, e che veniva minacciato con l'arrivo di una moglie.

In uno dei suoi inni nuziali (Ephitalamium) Catullo[45] il concubinus dello sposo si ritrova ansioso per il suo futuro e con la paura d'esser abbandonato[46]: i suoi lunghi capelli saranno tagliati e dovrà d'ora in poi ricorrere alle schiave per la sua gratificazione sessuale, il che indica ch'egli prevedeva di dover presto cambiare ruolo sessuale da passivo a attivo[47]. Al concubino poteva poi anche capitare di intrattener relazioni sessuali con le donne della casa, diventando magari anche padre di qualche bambino, questo almeno a seguir le invettive di Marziale (Epigrammi 6.39.12-4)[48].

I sentimenti e la situazione del concubino sono trattati nella citata poesia matrimoniale di Catullo e occupano 5 strofe: egli svolge un ruolo attivo durante la cerimonia, distribuendo le noci tradizionali che poi i ragazzi dovevano lanciare in segno di buon augurio (un po' come il riso nella tradizione occidentale moderna)[49].

Il rapporto di un cittadino romano col proprio concubino poteva essere sia discretamente tenuto nell'ombra sia manifestato in modo più aperto: i concubini maschi a volte partecipavano anche alle cene (convivium) indette dal padrone di casa e rappresentar ufficialmente la parte di compagno, un ruolo particolarmente ambito e pregiato[50]. Marziale sembra anche suggerire che il concubino del padrone di casa poteva esser ereditato dal figlio alla morte de padre[51]. Un ufficiale poteva anche essere accompagnato durante le campagne militari dal proprio concubino[52].

Come il catamita e il puer delicatus (vedi sotto) il ruolo del concubino è stato regolamentato ispirandosi al mito greco di Ganimede (il cui nome in latino diventa Catamitus), il principe adolescente troiano rapito da Zeus affinché lo servisse sull'Olimpo come coppiere[53].

La coppa Warren, skyphos romano d'argento che rappresenta una scena erotica omosessuale.

Pathicus[modifica | modifica sorgente]

Pathicus era una parola un po' soft per indicare l'uomo che è stato penetrato sessualmente, deriva dall'aggettivo Greco phatikos (verbo paskhein) ed equivalente al Latino patior-pati-passus (subire, sottomettersi, sopportare e soffrire)[39]: il termine passivo deriva proprio dal Latino passus[34].

Pathicus e cinaeudus non sono spesso così distinti nell'uso che ne fanno gli scrittori latini, ma cinedo può essere indicativamente il termine più generale per indicare un maschio non conforme al suo ruolo di vir-vero uomo; mentre pathicus denota precisamente un maschio adulto che ha assunto il ruolo passivo da donna all'interno di un rapporto, che desidera essere usato così[54].

Nella cultura romana sodomizzare un altro maschio adulto esprime quasi sempre disprezzo e desiderio d'umiliazione, il pathicus può essere interpretato allora, ancor più che come omosessuale passivo, come un masochista a cui piace farsi umiliare (da un uomo o da una donna indifferentemente): potrebbe anche esser penetrato da una donna tramite un dildo o essere costretto a eseguire cunnilingus, senza dimostrare alcun desiderio di assumere un ruolo attivo o alcuna eccitazione sessuale[55].

Puer[modifica | modifica sorgente]

Con la parola puer s'indicava sia un ruolo nell'ambito sessuale sia uno specifico gruppo d'età[56]. Sia puer sia il suo equivalente femminile puella-ragazza possono riferirsi al partner sessuale di un uomo. Il cittadino romano nato libero all'età di 14 anni assumeva la toga virile[57] e questo era il primo rito di passaggio oltre l'infanzia, ma doveva attendere poi fino a 17-18 anni prima di poter cominciare a prender parte attivamente alla vita pubblica[58]. Uno schiavo, che non veniva mai considerato un vir, un uomo vero, sarebbe stato chiamato puer-ragazzo per tutta la vita[59].

I pueri venivano utilizzati come alternativa sessuale alle donne[60], cosa che non si poteva assolutamente fare con gli adolescenti maschi nati liberi[61]: accusare un uomo romano d'essere un puer era un insulto contro la sua virilità, soprattutto in campo politico[62]. Un cinedo anziano un omosessuale passivo potevano anche voler presentare se stessi come puer[63].

Puer delicatus[modifica | modifica sorgente]

L'uomo con la corona del "conquistatore erotico" e il suo puer delicatus. Lato B della Warren Cup

Il puer delicatus era uno "squisito" schiavo giovanissimo scelto appositamente dal padrone per la sua bellezza come giovane amante[64], citato anche al plurale come deliciae (dolcetti-delizie)[65] A differenza dell'eromenos Greco, che era protetto dal costume sociale, il Romano delicatus rimaneva sempre invece, sia fisicamente sia moralmente, inferiore rispetto all'adulto che ne disponeva[66]. La relazione spesso coercitiva, di sfruttamento e non certo alla pari, tra il padre famiglia e il delicatus (il quale poteva benissimo anche essere un minore di 12 anni), può essere definita come pedofila a differenza della pederastia greca[67].

Il ragazzino, appena compiuti 13 anni, veniva a volte castrato nel tentativo di preservare intatte nel tempo i suoi caratteri giovanili: l'imperatore Nerone fece questo nei confronti del suo puer Sporo, che fece evirare per poterlo poi sposare[68].

Vari pueri delicati sono stati idealizzati nella poesia latina: nelle Elegie erotiche di Tibullo il delicatus di nome Marathus indossa abiti sontuosi e molto costosi[69]. La bellezza che doveva caratterizzare il delicatus è stata misurata mediante le norme e misure apollinee, soprattutto per quanto riguardava i lunghi capelli i quali avrebbero dovuto sempre essere ondulati e profumati[70].

Il tipo mitologico per eccellenza del delicatus era rappresentato da Ganimede, il principino troiano rapito da Zeus per diventare il proprio compagno divino nonché coppiere alla corte olimpica[71]. Nel Satyricon il ricco liberto Trimalcione parla del puer delicatus come di un bambino-schiavo al servizio sia del padrone sia della padrona di casa[72].

Pullus[modifica | modifica sorgente]

Il termine pullus indicava genericamente un piccolo animaletto e in particolare il pulcino[73]: era una parola affettuosa usata tradizionalmente per un ragazzo-puer che era stato amato da qualcuno in senso osceno[74].

Il lessicografo Sesto Pompeo Festo ne fornisce la definizione illustrandola con un aneddoto comico: Quinto Fabio Massimo Eburno, console nel 166 a.C. e poi censore era molto noto per il suo rigore morale, tanto da guadagnarsi il soprannome (Cognomen) di Eburno che significa avorio (l'equivalente moderno più simile potrebbe essere anche porcellana); questo a causa del suo candido e avvenente aspetto. Si diceva fosse stato colpito tempo addietro da un fulmine proprio sulle natiche (riferimento a una voglia che aveva sul sedere)[75]. Si scherzò quindi sul fatto che fosse stato contrassegnato da Zeus signore dei fulmini che s'era accorto della sua bellezza tanto da farne il proprio pullus/pulcino[76] pensando anche al rapporto esistente tra il re degli Dèi col giovanissimo coppiere catamite Ganimede.

Anche se l'inviolabilità sessuale dei cittadini maschi minorenni era di solito molto ben sottolineata, quest'aneddoto è una prova che anche i giovani romani di buona famiglia avrebbero potuto passare attraverso una fase in cui potevano esser veduti come "oggetti sessuali"[77] Forse colpito dal destino,[78] questo stesso membro della illustre Gens Fabia ha dovuto concludere la sua vita in esilio come punizione per aver ucciso suo figlio dopo averlo incolpato di impudicitia[79].

Nel IV sec il poeta Ausonio registra la parola pullipremo e dice che per primo tale termine è stato utilizzato dal satirico Lucilio[80].

Pusio[modifica | modifica sorgente]

Etimologicamente relazionato a puer, anche pusio significa ragazzetto; spesso aveva una connotazione spiccatamente sessuale e umiliante[81]. Giovenale indica che il pusio era desiderabile in quanto più compiacente e al contempo meno impegnativo di quanto fosse una donna[82].

Scultimidonus[modifica | modifica sorgente]

Questo è un relativamente raro termine gergale[83] tra i più volgari (equivalente a pezzo di m.. o buco di c..)[39] che appare in uno dei frammenti del satirico romano Lucilio[83] e glossato[84] come: "coloro che elargiscono gratuitamente il proprio orifizio anale-scultima" (cioè la parte corporea più interna e intima di sé)[39].

Sottoculture[modifica | modifica sorgente]

Il mondo e la cultura latina hanno avuto una tale ricchezza di parole per indicare gli uomini al di fuori della norma maschile-vir, che alcuni studiosi sostengono l'esistenza di una vera e propria sottocultura di tipo omosessuale a Roma[85]. Plauto menziona una strada che era conosciuta come luogo d'incontro con giovani che praticavano la prostituzione maschile[86], e anche i bagni pubblici sono indicati come uno dei luoghi più usuali quando si voleva andar in cerca di partner sessuali maschi: Giovenale indica il grattarsi la testa con l'indice come segno di riconoscimento reciproco.

Apuleio dice che i cinaedi formavano una vera e propria alleanza sociale allo scopo di realizzar il piacere generale, soprattutto organizzando banchetti e feste: nell'Asino d'oro descrive un gruppo che ha acquistato e condiviso un concubinus; mentre in un'altra occasione hanno invitato un giovane molto ben dotato (rusticanus iuvenis) alternandosi subito dopo nel sesso orale su di lui[87].

Matrimonio omosessuale[modifica | modifica sorgente]

Varie fonti affermano che Nerone abbia celebrato due matrimoni pubblici con uomini, una volta assumendo per sé il ruolo della moglie (col liberto Pitagora), un'altra volta invece prendendo il ruolo del marito (con Sporo); vi sono poi indizi su un terzo caso in cui sembra aver avuto la parte della moglie[88].

Agli inizi del III sec il giovane imperatore Eliogabalo è indicato per esser stato la sposa in un matrimonio che ha voluto celebrare col suo partner maschile[89]

Lo stupro uomo-uomo[modifica | modifica sorgente]

Relazioni omosessuali nelle forze armate[modifica | modifica sorgente]

Lesbismo[modifica | modifica sorgente]

Identità di genere[modifica | modifica sorgente]

Travestitismo e crosdressing[modifica | modifica sorgente]

Il crossdressing appare nell'arte e nella letteratura latina in vari modi per contrassegnare l'incertezza nell'identità di genere:

  1. come invettiva politica, quando un uomo pubblico è accusato di indossare abiti eleganti e seducenti al modo degli effeminati.
  2. come tropo mitologico, come nella storia di Ercole e Onfaleche si scambiano gli abiti e con essi anche i ruoli sessuali.
  3. come una forma di investitura religiosa, ad esempio nel sacerdozio degli adoratori di Cibele
  4. molto raramente come feticismo di travestimento

Ulpiano categorizza l'abbigliamento romano sulla base di coloro che possono più opportunamente indossarlo: l'abbigliamento virilia-da uomo e caratteristico dei paterfamilias-i capo famiglia; puerilia è invece l'abbigliamento che marca chi lo indossa come bambino o minore; muliebria sono i capi d'abbigliamento della materfamilias; communia quelli che possono essere indossati da entrambi i sessi; infine i familiarica ovvero gli abiti per i famigli, i subalterni e gli schiavi di una casa[90].

Un uomo che volesse indossare abiti adatti alle donne, osserva sempre Ulpiano, rischierebbe di farsi oggetto di scherno: le prostitute erano le uniche donne a cui era concesso d'indossare a piacere anche la toga maschile, essendo loro di fatto al di fuori della categoria sociale e legale normativa indicante la donna[91].

Un frammento del commediografo Accio sembra riferirsi a un uomo che indossava segretamente "fronzoli più adatti a una vergine"[92]. Un esempio di travestitismo è riferito in una causa legale, in cui "un certo senatore era abituato a indossare di sera vestiti da donna"[93]. In una delle lezioni di diritto lasciateci da Seneca[94] un giovane-adulescens viene violentato mente indossava abiti da donna in pubblico, ma il suo abbigliamento è spiegato come atto di sfida compiuto davanti agli amici, non come una scelta basata sulla ricerca del pacere erotico[95].

L'ambiguità di genere era una caratteristica dei sacerdoti della Dea Frigia Cibele: conosciuti come Galli, il loro guardaroba rituale comprendeva capi di abbigliamento femminile. Essi sono a volte considerati come un'autentica casta sacerdotale transgender o transessuale: durante la celebrazione più importante in onore della Dea, a imitazione di Attis si auto-eviravano presi da smania e follia sacra[96]. La complessità della religione e del mito di Cibele e Attis viene esplorata in una delle poesie più lunghe di Catullo, la numero 63.

Ermafroditismo e Androginia[modifica | modifica sorgente]

Ermafrodito dormiente, Louvre

Il termine ermafroditismo viene riferito a una persona nata con caratteristiche fisiche di entrambi i sessi (vedi intersessualità); nell'antichità la figura dell'ermafrodita era una delle questioni primarie riguardanti l'identità di genere[97]. Plinio osserva che "ci sono anche coloro che sono nati con entrambi i sessi, sono quelli che noi chiamiamo ermafroditi, un tempo detti androgini" (dal Greco Andr-uomo + Gyn-donna; un uomo che è anche una donna quindi)[98].

Lo storico Diodoro Siculo del I sec a.C. scrisse che "alcuni dichiarano che il nascere di creature di questo tipo sia un evento meraviglioso (teratogenesi) in quanto, essendo un fatto molto raro, sia annunziatore del futuro, a volte con profezie benevole e altre con previsioni più malevoli"[99]. Isidoro di Siviglia descrive in maniera abbastanza fantasiosa un ermafrodito come colui "che ha il seno destro di un uomo e quello sinistro di una donna e dopo l'atto sessuale possono diventare sia il padre sia la madre dei loro eventuali figli"[100].

Secondo il diritto romano un ermafrodito doveva essere classificato o come maschio o come femmina, non esistendo una terza possibilità all'interno della categorizzazione giuridica[101]: l'ermafrodito rappresenta così una "violazione dei confini sociali, in particolare di quelli fondamentali per la vita quotidiana, come l'essere maschio o l'essere femmina"[102].

Nella religione romana tradizionale la nascita di un ermafrodito rientrava nell'ambito del prodigium, un evento cioè che segna un'interruzione nella pace tra Dèi e umani; ma Plutarco osserva anche che mentre una volta erano considerati dei presagi divini, ora gli ermafroditi erano diventati oggetto di piacere-deliciae e venivano ampiamente contrattati e venduti al mercato degli schiavi[103].

Nella tradizione mitologica classica Ermafrodito era un ragazzino molto avvenente e grazioso figlio di Hermes (il romano Mercurio) e Afrodite (Venere)[104]. Ovidio ne ha scritto in dettaglio il racconto più famoso e influente, nelle sue Metamorfosi[105] sottolineando che, anche se il bel giovane era nel pieno della sua bellezza e attrattiva adolescenziale, respinse l'amore che gli veniva offerto esattamente come già aveva fatto Narciso[106].

La ninfa Salmace che lo aveva scorto lo desiderò immediatamente: rifiutata lei finse di ritirarsi ma poi, appena il ragazzo cominciò a spogliarsi per poter fare il bagno nel fiume, si slanciò su di lui abbracciandolo stretto e nel contempo pregando gli Dèi di non essere mai separati. Gli spiriti benevoli accolsero la sua richiesta supplicante e così i due corpi, quello del ragazzo e quello della ninfa, si fusero in uno dando luogo a un essere fisicamente bisessuato.

Come risultato tutti gli uomini che andavano a bere dalle acque di quella sorgente avrebbero sentito sempre più crescere dentro sé caratteri da effeminato e il morbo dell'impudicitia[107].

Il mito di Ila, il giovane compagno e amante maschio di Ercole che venne rapito da una ninfa delle acque (Lympha), condivide con Ermafrodito e Narciso il tema dei pericoli che di affacciano sul bellissimo maschio adolescente nell'età della transizione che lo dovrebbe portare alla riconosciuta virilità adulta, e che invece ha esiti differenti per ognuno[108].

Raffigurazioni di Ermafrodito erano molto popolari tra i romani: "Rappresentazioni artistiche di Ermafrodito portano in primo piano le ambiguità concernenti le differenze sessuali costitutive di uomini e donne, nonché l'intima ambiguità esistente in tutti gli atti sessuali... Gli artisti trattano sempre Ermafrodito in qualità di spettatore di sé stesso, che scopre improvvisamente la sua più autentica identità sessuale... La figura di Ermafrodito è una rappresentazione altamente sofisticata, invadendo i confini esistenti tra i due sessi che sembra essere così chiara nel pensiero classico"[109].

Afrodito, divinità femminile dotata di un sesso maschile

Macrobio descrive infine una forma maschile della Dea Venere la quale aveva il suo culto principale nell'isola di Cipro: dotata di barba e genitali femminili, indossava invece abiti femminili. Gli adoratori di tale divinità travestita erano uomini vestiti da donna e donne vestite da uomini[110]. Il poeta latino Laevius ha parlato dell'adorazione di una Venere che non si sapeva bene se fosse maschio o femmina (sive femina sive mas); questi è stato talvolta chiamato Afrodito e in diversi esemplari di scultura questi si tira su le vesti rivelando per l'appunto d'avere genitali maschili (gesto tradizionalmente riconducibile a un rito magico dal potere apotropaico).

La transizione da paganesimo a cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Infine non va sottovalutato il fatto che, è vero, nel tardo impero romano fu la condanna cristiana a rendere l'omosessualità un reato (cioè uno stuprum) sempre e comunque; tuttavia la terminologia usata per giustificare la condanna non è cristiana, ma è ripresa dalla filosofia greca e non dalla teologica ebraica. Il concetto di "contro natura", per esempio, viene da Platone, non dalla Bibbia. Per l'ebraismo, l'omosessualità non è "contro natura", ma semmai "impura", "abominazione" (to'ebah)[senza fonte].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità ed Ebraismo.

Tuttavia è innegabile che il cristianesimo e la morale giudaica e testamentaria funzionarono da base e fulcro alle leggi che, successivamente adottate dagli imperatori cristiani come Costante, Teodosio I e Giustiniano, proibirono e punirono con la pena capitale il nuovo reato di omosessualità. Teodosio era infatti fortemente influenzato dal vescovo di Milano Sant'Ambrogio, tanto che quando promulgò la legge che condannava gli atti omosessuali passivi era sotto una penitenza assegnata dallo stesso Ambrogio[111] in un contesto in cui si stava svolgendo una lotta tra ariani e cattolici e in cui gli "eunuchi", molto influenti nella corte imperiale, erano schierati per la maggior parte con gli ariani affermando la natura umana di Gesù, e esercitavano pressioni nei municipi contro i cristiani niceni, cioè cattolici, che sostenevano la duplice natura, divina e umana di Gesù, figlio di Dio[112]. Nel 389, cioè un anno prima del decreto che puniva gli atti omosessuali, un decreto di Teodosio tolse agli eunuchi neo-ariani il diritto di fare e ricevere testamento[113].

Sotto il dominio cristiano[modifica | modifica sorgente]

Nel Basso Impero il modo di concepire l'omosessualità cambia via via in modo sempre più restrittivo, fino ad arrivare al codice Teodosiano che, recependo due leggi precedenti databili rispettivamente al 342 e 390 d.C., reprimeva l'omosessualità passiva e l'effeminatezza con la pena capitale o la mutilazione, mentre con Giustiniano (483-565 d.C.) ogni manifestazione di omosessualità, anche attiva, fu bandita perché in ogni caso offendeva Dio, con riordino del sistema della persecuzione criminale e con pena di morte per infanda libido, formulando anche un giudizio morale ("infanda" = letteralmente che non può esser detta, innominabile).

Le cause di questo cambiamento legislativo, di irrigidimento e intolleranza sempre più crescente verso l'omosessualità sono ancora oggi dibattute da alcuni storici e studiosi. Indubbiamente un ruolo importante fu svolto dalla morale cristiana e dal passaggio del Cristianesimo da religione segreta e proibita a religione di Stato, unica ammessa in tutto l'Impero. La morale cristiana infatti, a differenza di quella pagana greco-romana, considerava comunque peccato l'atto omosessuale, al di là del ruolo svolto, contrapponendo, alla visione maschilista tipica della società romana sul sesso, una visione più ascetica e distaccata in cui il sesso era sempre considerato un peccato e un atto impuro, al di fuori della finalità di unione nella complementarità sessuale evocata in Genesi 2-3 e della apertura alla procreazione, e quindi dividendo le pratiche sessuali in lecite (rapporto tra uomo-donna atto alla riproduzione, sacralizzato a Dio tramite il matrimonio) e in illecite (tutto il resto, cioè gli atti sessuali non atti alla riproduzione, tra cui appunto anche l'omosessualità attiva e passiva, oltre che alla masturbazione).

Alcuni studiosi tuttavia ritengono che l'irrigidimento fosse stato coadiuvato, senza niente togliere alla morale cristiana sempre più dominante, anche a un certo puritanesimo pagano sempre più crescente di fronte alla decadenza dei costumi tipica del Tardo Impero.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eva Cantarella, Secondo natura. Bisesualità nel mondo antico, p. 100.
  2. ^ Svetonio, Vita di Cesare 45-53;
  3. ^ Raffaele Mambella, Antinoo. L'ultimo mito dell'antichità nella storia e nell'arte, Ed. Nuovi Autori, Milano 1995. ISBN 88-7230-353-2.
  4. ^ Caio Valerio Catullo, Carmina 21, 37, 55, 56,
  5. ^ Albio Tibullo, Elegie, Libro I, 4
  6. ^ Caio Valerio Catullo, Carmina 16, 25, 33
  7. ^ Eva Cantarella, Bisexuality in the Ancient World (Yale University Press, 1992, 2002, pubblicato originariamente nel 1988 in italiano), p. xii.
  8. ^ Per un ulteriore approfondimento su come l'attività sessuale definisce il libero cittadino rispettabile dallo schiavo considerato non-persona e quindi passibile di qualsiasi abuso, vedi la voce Sessualità nell'Antica Roma/Relazione schiavo-padrone nell'antica Roma.
  9. ^ John R. Clarke, Looking at Lovemaking: Constructions of Sexuality in Roman Art 100 B.C.–A.D. 250 (University of California Press, 1998, 2001), p. 234.
  10. ^ Clarke, Looking at Lovemaking, pp. 234–235.
  11. ^ Habinek, "The Invention of Sexuality in the World-City of Rome," in The Roman Cultural Revolution, p. 39.
  12. ^ Williams, Roman Homosexuality, pp. 69–70.
  13. ^ Amy Richlin, "Pliny's Brassiere," in Roman Sexualities, p. 215.
  14. ^ David Fredrick, The Roman Gaze: Vision, Power, and the Body (Johns Hopkins University Press, 2002), p. 156.
  15. ^ Paul Zanker, The Power of Images in the Age of Augustus (University of Michigan Press, 1988), pp. 239–240, 249–250 et passim
  16. ^ Gaio Valerio Catullo, Carmina 15, 24, 48, 81, 99
  17. ^ Lucretius, De rerum natura 4.1052–1056). Vedi anche Sexuality in ancient Rome#Epicurean sexuality
  18. ^ Publio Virgilio Marone, Eneide, Libri V, IX e X
  19. ^ Publio Virgilio Marone, Eclogae vel bucolica, Ecloga II
  20. ^ Publio Virgilio Marone, Eclogae vel bucolica, Ecloga III ver. 66-67, 70-71, 74-75, 82-83
  21. ^ Tibullo, Elegie-libro I 4, 8, e 9
  22. ^ Properzio 4.2.
  23. ^ Ovidio, Ars Amatoria 2.683–684; Pollini, "Warren Cup," p. 36.
  24. ^ Metamorfosi, V, X
  25. ^ Louis Crompton, Byron and Greek Love (London, 1998), p. 93.
  26. ^ CIL 4, 9027; translation from Hubbard, Homosexuality, 423
  27. ^ Petronius: Satyricon
  28. ^ Aelius Lampridius: Scripta Historia Augusta, Commodus, 10.9
  29. ^ Ausonius, Epigramma 43 Green (39); Matthew Kuefler, The Manly Eunuch: Masculinity, Gender Ambiguity, and Christian Ideology in Late Antiquity (University of Chicago Press, 2001), p. 92.
  30. ^ RIchlin, "Not before Homosexuality," p. 531.
  31. ^ RIchlin, The Garden of Priapus, pp. 92, 98, 101.
  32. ^ Svetonio, Vita di Cesare 52.3; Richlin, "Not before Homosexuality," p. 532.
  33. ^ As quoted by Cantarella, Bisexuality in the Ancient World, p. 99.
  34. ^ a b Richlin, "Not before Homosexuality," p. 531.
  35. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 85 et passim
  36. ^ Martial, 3.71
  37. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 200.
  38. ^ a b c d Williams, Roman Homosexuality, p. 197.
  39. ^ a b c d e Williams, Roman Homosexuality, p. 193.
  40. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 6.
  41. ^ James L. Butrica, "Some Myths and Anomalies in the Study of Roman Sexuality," in Same-Sex Desire and Love in Greco-Roman Antiquity, p. 223, confronta l'uso di cinaedus come "faggot" nella canzone dei Dire Straits intitolata "Money for Nothing", in cui un cantante è chiamato esplicitamente "that little faggot with the earring and the make-up" e "gets his money for nothing and his chicks for free."
  42. ^ Williams, Roman Homosexuality, pp. 203–204.
  43. ^ Williams, Roman Homosexuality, pp. 55, 202.
  44. ^ Cantarella, Secondo natura. Bisesualità nel mondo antico, p. 125.
  45. ^ Catullus, Carmen 61, lines 119–143.
  46. ^ Butrica, "Some Myths and Anomalies in the Study of Roman Sexuality," pp. 218, 224.
  47. ^ Richlin, "Not before Homosexuality," p. 534; Ronnie Ancona, "(Un)Constrained Male Desire: An Intertextual Reading of Horace Odes 2.8 and Catullus Poem 61," in Gendered Dynamics in Latin Love Poetry (Johns Hopkins University Press, 2005), p. 47; Mark Petrini, The Child and the Hero: Coming of Age in Catullus and Vergil (University of Michigan Press, 1997), pp. 19–20.
  48. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 229. note 260: Martial 6.39.12-4: "quartus cinaeda fronte, candido voltu / ex concubino natus est tibi Lygdo: / percide, si vis, filium: nefas non est."
  49. ^ Cantarella, Bisexuality in the Ancient World, pp. 125–126; Robinson Ellis, A Commentary on Catullus (Cambridge University Press, 2010), p. 181; Petrini, The Child and the Hero, p. 19.
  50. ^ Quintiliano, Institutio oratoria 1.2.8, disapprova la frequentazione sia di concubini sia di (amicae) di fronte ai propri figli. Ramsey MacMullen, "Roman Attitudes to Greek Love," Historia 31 (1982), p. 496.
  51. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 24, citing Martial 8.44.16-7: tuoque tristis filius, velis nolis, cum concubino nocte dormiet prima
  52. ^ Caesarian Corpus, De Bello Hispaniensi 33; MacMullen, "Roman Attitudes to Greek Love," p. 490.
  53. ^ "They use the word Catamitus for Ganymede, who was the concubinus of Jove," according to the lexicographer Festus (38.22, as cited by Williams, Roman Homosexuality, p. 332, note 230.
  54. ^ Holt N. Parker, "The Teratogenic Grid," in Roman Sexualities, p. 56; Williams, Roman Homosexuality, p. 196.
  55. ^ Parker, "The Teratogenic Grid," p. 57, citing Martial 5.61 and 4.43.
  56. ^ Richlin, "Not before Homosexuality," p. 535.
  57. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 75.
  58. ^ Richlin, "Not before Homosexuality," p. 547.
  59. ^ Richlin, "Not before Homosexuality," p. 536; Williams, Roman Homosexuality, p. 208.
  60. ^ Richlin, "Not before Homosexuality," p. 536.
  61. ^ Elaine Fantham, "Stuprum: Public Attitudes and Penalties for Sexual Offences in Republican Rome," in Roman Readings: Roman Response to Greek Literature from Plautus to Statius and Quintilian (Walter de Gruyter, 2011), p. 130.
  62. ^ Richlin, "Not before Homosexuality," p. 538.
  63. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 199.
  64. ^ Elizabeth Manwell, "Gender and Masculinity," in A Companion to Catullus (Blackwell, 2007), p. 118.
  65. ^ Guillermo Galán Vioque, Martial, Book VII: A Commentary (Brill, 2002), p. 120.
  66. ^ Manwell, "Gender and Masculinity," p. 118.
  67. ^ Beert C. Verstraete and Vernon Provencal, introduction to Same-Sex Desire and Love in Greco-Roman Antiquity and in the Classical Tradition (Haworth Press, 2005), p. 3.
  68. ^ Caroline Vout, Power and Eroticism in Imperial Rome (Cambridge University Press, 2007), p. 136 (for Sporus in Alexander Pope's poem "Epistle to Dr Arbuthnot", see Who breaks a butterfly upon a wheel?).
  69. ^ Alison Keith, "Sartorial Elegance and Poetic Finesse in the Sulpician Corpus," in Roman Dress and the Fabrics of Roman Culture, p. 196.
  70. ^ Fernando Navarro Antolín, Lygdamus. Corpus Tibullianum III.1–6: Lygdami Elegiarum Liber (Brill, 1996), pp. 304–307.
  71. ^ Vioque, Martial, Book VII, p. 131.
  72. ^ William Fitzgerald, Slavery and the Roman Literary Imagination (Cambridge University Press, 2000), p. 54.
  73. ^ As at Orazio, Satire 1.3.45 e Svetonio, Vita di Caligola 13, as noted by Dorota M. Dutsch, Feminine Discourse in Roman Comedy: On Echoes and Voices (Oxford University Press, 2008), p. 55. See also Plauto, Poenulus 1292, come ha osservato Richard P. Saller, "The Social Dynamics of Consent to Marriage and Sexual Relations: The Evidence of Roman Comedy," in Consent and Coercion to Sex and Marriage in Ancient and Medieval Societies (Dumbarton Oaks, 1993), p. 101.
  74. ^ Le parole pullus e puer possono derivare dalla stessa radice Indo-Europea; vedi Martin Huld, la definizione "child," nell' Encyclopedia of Indo-European Culture (Fitzroy Dearborn, 1997), p. 107.
  75. ^ Amy Richlin, The Garden of Priapus: Sexuality and Aggression in Roman Humor (Oxford University Press, 1983, 1992), p. 289.
  76. ^ Festus p. 285 in the 1997 Teubner edition of Lindsay; Williams, Roman Homosexuality, p. 17; Auguste Bouché-Leclercq, Histoire de la divination dans l'antiquité (Jérôme Millon, 2003 reprint, originally published 1883), p. 47.
  77. ^ Richlin, The Garden of Priapus, p. 289.
  78. ^ Richlin, The Garden of Priapus, p. 289, trova la reputazione di Eburno come "pulcino di Giove" e la sua successiva estrema severità contro l'impudicitia del figlio come molto significativa e stimolante.
  79. ^ Cicerone, Pro Balbo 28; Valerio Massimo 6.1.5–6; Pseudo-Quintiliano, Decl. 3.17; Paolo Orosio 5.16.8; T.R.S. Broughton, The Magistrates of the Roman Republic (American Philological Association, 1951, 1986), vol. 1, p. 549; Gordon P. Kelly, A History of Exile in the Roman Republic (Cambridge University Press, 2006), pp. 172–173; Richlin, The Garden of Priapus, p. 289.
  80. ^ Williams, Roman Sexuality, p. 17.
  81. ^ As at Apuleio, L'asino d'oro 9.7; Cicerone, Pro Caelio 36 (in riferimento al suo nemico personale Publio Clodio Pulcro); Adams, The Latin Sexual Vocabulary (Johns Hopkins University Press, 1982), pp. 191–192; Katherine A. Geffcken, Comedy in the Pro Caelio (Bolchazy-Carducci, 1995), p. 78.
  82. ^ Giovenale, Satire 6.36–37; Erik Gunderson, "The Libidinal Rhetoric of Satire," in The Cambridge Companion to Roman Satire (Cambridge University Press, 2005), p. 231.
  83. ^ a b Richlin, The Garden of Priapus, p. 169.
  84. ^ Glossarium codicis Vatinici, Corpus Glossarum Latinarum IV p. xviii; see Georg Götz, Rheinisches Museum 40 (1885), p. 327.
  85. ^ Primarily Amy Richlin, as in "Not before Homosexuality."
  86. ^ Plautus, Curculio 482-84
  87. ^ Williams, Roman Homosexuality, p. 201.
  88. ^ Svetonio, Tacito, Dione Cassio, e Aurelio Vittore sono le fonti citate da Williams, Roman Homosexuality, p. 279.
  89. ^ Williams, Roman Homosexuality, pp. 278–279, cita Dione Cassio e Elio Lampridio.
  90. ^ Digest 34.2.23.2, as cited by Richlin, "Not before Homosexuality," p. 540.
  91. ^ Edwards, "Unspeakable Professions," p. 81.
  92. ^ Cum virginali mundo clam pater: Kelly Olson, "The Appearance of the Young Roman Girl," in Roman Dress and the Fabrics of Roman Culture (University of Toronto Press, 2008), p. 147.
  93. ^ Digest 34.2.33, as cited by Richlin, "Not before Homosexuality," p. 540.
  94. ^ Vedi sopra alla sezione "stupro maschio-maschio"."
  95. ^ Lucio Anneo Seneca il Vecchio, Controversia 5.6; Richlin, "Not before Homosexuality," p. 564.
  96. ^ Stephen O. Murray, Homosexualities (University of Chicago Press, 2000), pp. 298–303; Mary R. Bachvarova, "Sumerian Gala Priests and Eastern Mediterranean Returning Gods: Tragic Lamentation in Cross-Cultural Perspective," in Lament: Studies in the Ancient Mediterranean and Beyond (Oxford University Press, 2008), pp. 19, 33, 36.
  97. ^ Clarke, Looking at Lovemaking, p. 49; Rabun Taylor, The Moral Mirror of Roman Art (Cambridge University Press, 2008), p. 78.
  98. ^ Pliny, Natural History 7.34: gignuntur et utriusque sexus quos hermaphroditos vocamus, olim androgynos vocatos; Veronique Dasen, "Multiple Births in Graeco-Roman Antiquity," Oxford Journal of Archaeology 16.1 (1997), p. 61.
  99. ^ Diodorus Siculus 4.6.5; Will Roscoe, "Priests of the Goddess: Gender Transgression in Ancient Religion," in History of Religions 35.3 (1996), p. 204.
  100. ^ Isidoro di Siviglia, Etimologie 11.3. 11.
  101. ^ Lynn E. Roller, "The Ideology of the Eunuch Priest," Gender & History 9.3 (1997), p. 558.
  102. ^ Roscoe, "Priests of the Goddess," p. 204.
  103. ^ Plutarco, Moralia 520c; Dasen, "Multiple Births in Graeco-Roman Antiquity," p. 61.
  104. ^ Ovid, Metamorphoses 4.287–88.
  105. ^ Taylor, The Moral Mirror of Roman Art, p. 77; Clarke, Looking at Lovemaking, p. 49.
  106. ^ Taylor, The Moral Mirror of Roman Art, p. 78ff.
  107. ^ Paulus ex Festo 439L; Richlin, "Not before Homosexuality," p. 549.
  108. ^ Taylor, The Moral Mirror of Roman Art, p. 216, note 46.
  109. ^ Clarke, Looking at Lovemaking, pp. 54–55.
  110. ^ Macrobio, Saturnalia 3.8.2. Macrobio dice che Aristofane chiama una tale figura col nome di Aphroditos.
  111. ^ Wilhelm Ensslin, Die Religionspolitik des Kaisers Theodosius des Grossen, Monaco, 1953. In: Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Philosophisch-historische Klasse, Anno 1953, N. 2
  112. ^ Atanasio, Storia degli Ariani, 5.38
  113. ^ Codice di Teodosio,16.5.17

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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