Antinopoli

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Coordinate: 27°49′N 30°53′E / 27.816667°N 30.883333°E27.816667; 30.883333

Antinopoli
Adrianopoli
Ansine
Besantinoo
(oggi) Shekh Abade o Wadi Abada
Scavi di Antinopoli
Scavi di Antinopoli
Civiltà Impero romano
Epoca Dal 130 d.C.
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Località Besa

Antinopoli è un'antica città fondata per volere di Adriano in Egitto, presso Besa, in onore dell'amato Antinoo, morto nei pressi il 30 ottobre del 130 d.C.

Museo del Louvre. Ritratto del giovane Antinoo, amato dall'imperatore Adriano

Essa è collocabile a circa 20 km sotto il 28º parallelo, poco più a sud di Speos Artemidos e ad oriente di Ermoupolis, città quest’ultima sulla sponda sinistra del Nilo, proprio là dove aveva trovato la morte Antinoo. Fu capitale del nomos Antinoite e fu più tardi annessa alla Tebaide. Ebbe nome anche Besantinoo o (in Stefano di Bisanzio) Adrianopoli. Il fatto che i copti chiamassero ancora il luogo Ansine indica forse una notevole permanenza del culto di Antinoo. Il paese oggi si chiama Shekh Abade (o anche Wadi Abada), di fronte all'odierna El-Rodah.

Sia la pianta urbanistica di tipo ippodameo, come quella di Alessandria sia l'aspetto degli edifici non avevano nulla di egiziano, e la suddivisione amministrativa, articolata in tribù e demi, e l'organizzazione politica (senato presieduto da un pritane) seguivano l'uso greco.

Le mura la circondavano da tre parti, mentre sul quarto lato era il porto sul fiume Nilo. La ricchezza del luogo è indicata ancora oggi da notevolissimi reperti, per lo più provenienti da tombe, come papiri greci, latini e copti e numerose pitture paleocristiane oltre a pregevolissimi tessuti e indumenti perfettamente conservati. Nelle necropoli vennero rinvenuti numerosi adepti del nuovo culto voluto da Adriano, mummificati alla maniera egizia (i cosiddetti Taide e Serapione[non chiaro], Lenkione con il suo larario domestico e la maga Myrithis oggi al Louvre di Parigi).


Le strade cittadine, come quelle di numerose città romane orientali di quest'epoca, erano caratterizzate da numerosi portici, a tal punto che il Lucas, vedendone le rovine nel 1714, ebbe a scrivere che era un continuo porticato. Lo Jomard, al tempo della spedizione napoleonica, poté vedere e studiare direttamente molti monumenti oggi completamente scomparsi. Egli ci descrive porte monumentali, archi di trionfo, agorà, terme, teatro, stadio, il pretorio, colonne onorarie (una dedicata ad Alessandro Severo e a sua madre) ed anche il sepolcro di Antinoo. Quest'ultimo era nella metà settentrionale della città, mentre nella meridionale vi era un grandioso tempio corinzio.

Dopo l'occupazione araba dell'Egitto (641 d.C.), la città fu residenza dell'emiro dell'Alto Egitto. Oggi i resti architettonici emergono da enormi cumuli di detriti detti localmente kiman. Numerose sono le tracce a partire dalla seconda metà del IV secolo d.C. e fino al X secolo d.C., di comunità monastiche cristiane. Le cave e le zone adiacenti alla città, denominata Ansina in epoca copto-araba, con sede episcopale, si trasformarono in cenobi, laure e conventi di cui possediamo anche testimonianza letteraria. Palladio, che visitò la città tra il 406 d.C. e il 412 d.C., menziona dodici monasteri femminili in città e nei dintorni oltre un migliaio di uomini, tra i quali cinque celebri anacoreti, che vivevano "nelle grotte rupestri".