Boves

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Boves
[[Immagine:{{{panorama}}}|300px|Panorama di Boves]]
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Boves - Stemma
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Piemonte
Provincia: stemma Cuneo
Coordinate: 44°20′0″N 7°33′0″E / 44.33333, 7.55Coordinate: 44°20′0″N 7°33′0″E / 44.33333, 7.55
Altitudine: 542 m s.l.m.
Superficie: 51 km²
Abitanti:
9.672 31-05-2007 (fonte Istat)
Densità: 190 ab./km²
Frazioni: Castellar, Cerati, Fontanelle, Madonna dei Boschi, Mellana, Rivoira, Rosbella, San Giacomo, San Mauro, Sant'Anna 
Comuni contigui: Borgo San Dalmazzo, Cuneo, Limone Piemonte, Peveragno, Robilante, Roccavione, Vernante
CAP: 12012
Pref. tel: 0171
Codice ISTAT: 004028
Codice catasto: B101 
Nome abitanti: bovesani 
Santo patrono: San Bartolomeo 
Giorno festivo: 24 agosto 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Boves (Buèves in occitano, Beuves in piemontese) è un comune di 9.672 abitanti della provincia di Cuneo.

Indice

[modifica] Geografia

Il comune fa parte della Comunità Montana della Bisalta.

[modifica] Storia

Da remotissimi tempi abitata, fin da quando le popolazioni insidiatesi tra Po e Mediterraneo erano denominate "liguri" - in particolare Liguri - Vagienni - fu colonia romana nel periodo in cui le legioni romane dilagarono alla conquista della Gallia Cisalpina. Affacciatasi alla storia dell'era cristiana come "castrum" e "locus" Boves è ricordata per la prima volta in un documento dell'815 con il nome di BOVIXIUM. La sua storia è simile a quella di ogni altro "borgo" della provincia che ebbe a subire le conseguenze di scorrerie saracene e di lotte tra feudatari e signorotti che cercavano potere e benefici. Possesso dei Marchesi del Vasto, passò poi alle dipendenze dei Marchesi di Busca (1144), a quelli di Ceva (1214), appartenne al Marchesato di Saluzzo, ai Visconti e dal 1396 agli Acaja, per riunirsi infine ai domini sabaudi del 1418 conseguendo autonomia comunale, con l'approvazione dei propri statuti.

I secoli XVI e XVII vedono il territorio bovesano percorso di volta in volta da truppe francesi, spagnole, imperiali, che seminano saccheggi, carestie, pestilenze. La comunità tuttavia reagisce con caparbietà a difesa della propria libertà e dei propri valori, affidandosi a protezioni divine con "voti civici" alla Madonna dei Boschi (1630) e con la costruzione di un santuario a Sant' Antonio (1647), ma soprattutto potenziando attività economiche, costruendo infrastrutture a servizio dell'agricoltura (il canale Naviglio) e dell'artigianato (sega ad acqua, battitoio per la canapa, mulini, martinetto a maglio meccanico...), salvaguardando i propri diritti all'uso di acque e passoli anche con liti contro Comuni vicini, ed infine favorendo una oculata espansione urbanistica. Il 27 aprile 1796 truppe napoleoniche prendono possesso di Boves che solo nel maggio 1814 potrà festeggiare il ritorno al Regno di Sardegna. Nel periodo risorgimentale Boves dà un suo contributo di sangue ai moti insurrezionali ed alle guerre d'indipendenza attraverso l'impiego di suoi figli volontari, come Tommaso Beraudo, comandante dei Bersaglieri toscani, caduto nella battaglia di Curtatone e Montanara nel 1848.

La prima guerra mondiale falcia giovani vite di Alpini bovesani immolatisi sulle alture del monte Grappa, del Pasubio, sul giume Isonzo e Piave: i loro nomi figurano, a perpetuo ricordo, sulle lapidi del monumento ai Caduti, inaugurato in piazza Italia il 28 agosto 1921.

300 sono le "penne mozze" bovesane cadute durante la seconda guerra mondiale, dall'Albania alla Russia e ad esse vanno aggiunti i tanti cittadini inermi fucilati nei lunghi mesi di RESISTENZA all' occupazione tedesca e coloro che furono inghiottiti dalle operazioni militari sui vari fronti o nei campi di concentramento.

La città di Boves, che come Alba si trova nel cuneese, fu il teatro del primo atto di rappresaglia contro la popolazione civile inerme: il 19 settembre 1943, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, la divisione SS tedesca Leibstandarte "Adolf Hitler" colpì la città dalle colline circostanti, dando fuoco a oltre 350 abitazioni e lasciando sul terreno decine di vittime. Settembre 1943. I soldati tedeschi erano arrivati da poco. Da appena una decina di giorni. Senza incontrare resistenza, avevano occupato ogni città, ogni contrada. Si erano impossessati delle caserme e, caricati su lunghe tradotte i militari, ex alleati, li avevano spediti nei campi nazisti. In testa a quelli che avrebbero martoriato il Piemonte occidentale c’era la divisione comandata da Joachim Peiper, uno che dal 1939 era stato nello staff di Himmler e aveva partecipato alla creazione del sistema concentrazionario dei Lager. A Boves, nel cuneese, le sue truppe si erano però imbattute nei nascenti nuclei partigiani, che avevano avviato le loro primissime azioni subito dopo l’armistizio dell’8 settembre. L’ordine di Peiper fu perentorio: per rappresaglia, trucidare gli abitanti e poi dare alle fiamme il paese. Era il 19 settembre del 1943, e la città si conquistò il triste primato di teatro del primo atto di rappresaglia contro la popolazione civile. La lunga e crudele occupazione militare non valse, però, a piegare la Resistenza.

Proprio questa strage, ad unanime giudizio storico, portò alla nascita del movimento resistenziale in Italia. Ma la medesima ferocia si ripeté fra il 31 dicembre 1943 e il 3 gennaio 1944, con un secondo eccidio durante il rastrellamento per debellare gli attivissimi partigiani "colpisti" della zona: il paese fu nuovamente bruciato, e nuovamente si ebbero decine di vittime tra civili e partigiani. La medaglia d'oro al valor civile fu assegnata a Boves nel 1961, per aver sopportato «con eroico comportamento e stoico coraggio, per ben due volte, la rappresaglia crudele del nemico invasore, subendo la distruzione di numerose abitazioni e sacrificando la vita di molti suoi figli all'ideale patriottico». Seguì, nel 1963, la medaglia d’oro al valor militare: perché «Martoriata dalla ferocia teutonica, la città di Boves, culla della Resistenza armata piemontese, il 19 settembre 1943, con il primo sacrificio di 45 cittadini trucidati e 350 case incendiate, aggiungeva una pagina di gloria alle glorie d’Italia».

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Luoghi di interesse

[modifica] Chiese

[modifica] Musei

[modifica] Cultura

[modifica] Ricorrenze

[modifica] Feste e fiere

[modifica] Economia

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Riccardo Domenico Pellegrino (lista civica) dal 14/06/2004
Centralino del comune: 0171 391811
Email del comune: segreteria@comunediboves.it

[modifica] Onorificenze

Il Comune di Boves è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stato insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale con la seguente motivazione:[1]

« Martoriata dalla ferocia teutonica, la città di Boves, culla della Resistenza armata piemontese, il 19 settembre 1943, con il primo sacrificio di 45 cittadini trucidati e 350 case incendiate, aggiungeva una pagina di gloria alle glorie d’Italia. Il nemico, forte di tracotanza e d’armi, continuava ad infierire, senza però riuscire a piegare lo spirito, sempre invitto ed indomito, della sua popolazione, come nelle quattro gloriose giornate del gennaio 1944, durante le quali venivano incendiate altre 500 case e cadevano combattendo 157 cittadini partigiani, perché libera sopravvivesse la Patria. Il martirio attingeva la vetta, con l’ultimo sacrificio di 9 suoi figli barbaramente massacrati dal nemico sconfitto ed in ritirata, il giorno successivo al termine delle ostilità. Epico esempio d’eroismo e d’olocausto, monito alle generazioni future. Boves, 8 settembre 1943 - 26 aprile 1945. »

Il 16 gennaio 1961, la città è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Civile con la seguente motivazione:[2]

« Sopportava con eroico comportamento e stoico coraggio, per ben due volte, la rappresaglia crudele del nemico invasore, subendo la distruzione di numerose abitazioni e sacrificando la vita di molti suoi figli all'ideale patriottico. 1940-1945. »

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni


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