Boves

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Boves
comune
Boves – Stemma Boves – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Cuneo-Stemma.png Cuneo
Amministrazione
Sindaco Maurizio Paoletti (lista civica) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°20′00″N 7°33′00″E / 44.333333°N 7.55°E44.333333; 7.55 (Boves)Coordinate: 44°20′00″N 7°33′00″E / 44.333333°N 7.55°E44.333333; 7.55 (Boves)
Altitudine 590 m s.l.m.
Superficie 51,1 km²
Abitanti 9 867[1] (31-12-2010)
Densità 193,09 ab./km²
Frazioni Castellar, Cerati, Fontanelle, Madonna dei Boschi, Mellana, Rivoira, Roncaia, Rosbella, San Giacomo, San Mauro, Sant'Anna
Comuni confinanti Borgo San Dalmazzo, Cuneo, Limone Piemonte, Peveragno, Robilante, Roccavione, Vernante
Altre informazioni
Cod. postale 12012
Prefisso 0171
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 004028
Cod. catastale B101
Targa CN
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Nome abitanti bovesani
Patrono san Bartolomeo
Giorno festivo 24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Boves
Sito istituzionale

Boves (Beuves in piemontese, Buèves in occitano) è un comune di 9.870 abitanti della provincia di Cuneo.

Fa parte della comunità montana delle Alpi del Mare[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Da remotissimi tempi abitata, fu colonia romana nel periodo in cui le legioni romane dilagarono alla conquista della Gallia Cisalpina. Affacciatasi alla storia dell'era cristiana come "castrum" e "locus" Boves è ricordata per la prima volta in un documento dell'815 con il nome di BOVIXIUM. La sua storia è simile a quella di ogni altro "borgo" della provincia che ebbe a subire le conseguenze di scorrerie saracene e di lotte tra feudatari e signorotti che cercavano potere e benefici. Possesso dei Marchesi del Vasto, passò poi alle dipendenze dei Marchesi di Busca (1144), a quelli di Ceva (1214), appartenne al Marchesato di Saluzzo, ai Visconti e dal 1396 agli Acaja, per riunirsi infine ai domini sabaudi del 1418 conseguendo autonomia comunale, con l'approvazione dei propri statuti.

I secoli XVI e XVII vedono il territorio bovesano percorso di volta in volta da truppe francesi, spagnole, imperiali, che seminano saccheggi, carestie, pestilenze. La comunità tuttavia reagisce con caparbietà a difesa della propria libertà e dei propri valori, affidandosi a protezioni divine con "voti civici" alla Madonna dei Boschi (1630) e con la costruzione di un santuario a Sant' Antonio (1647), ma soprattutto potenziando attività economiche, costruendo infrastrutture a servizio dell'agricoltura (il canale Naviglio) e dell'artigianato (sega ad acqua, battitoio per la canapa, mulini, martinetto a maglio meccanico...), salvaguardando i propri diritti all'uso di acque e pascoli anche con liti contro Comuni vicini, ed infine favorendo una oculata espansione urbanistica. Il 27 aprile 1796 truppe napoleoniche prendono possesso di Boves che solo nel maggio 1814 potrà festeggiare il ritorno al Regno di Sardegna. Nel periodo risorgimentale Boves dà un suo contributo di sangue ai moti insurrezionali ed alle guerre d'indipendenza attraverso l'impiego di suoi figli volontari, come Tommaso Beraudo, comandante dei Bersaglieri toscani, caduto nella battaglia di Curtatone e Montanara nel 1848.

Numerosi alpini di Boves morirono durante la prima e la seconda guerra mondiale. Ad essi vanno aggiunti i tanti cittadini inermi fucilati nei lunghi mesi di Resistenza all'occupazione tedesca e coloro che furono inghiottiti dalle operazioni militari sui vari fronti o nei campi di concentramento.

La città di Boves fu il teatro del primo atto di rappresaglia contro la popolazione civile inerme: il 19 settembre 1943, all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre, la 1ª Divisione Panzer SS "Leibstandarte SS Adolf Hitler" colpì la città dalle colline circostanti, dando fuoco a oltre 350 abitazioni e lasciando sul terreno decine di vittime.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eccidio di Boves.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma in uso

Lo stemma della Città è stato riconosciuto con decreto del Capo del governo del 21 agosto 1931,[3] la sua blasonatura è la seguente:[4]

« d'azzurro al bue d'oro passante su una campagna erbosa di verde. Ornamenti esteriori da Comune»

Con regio decreto del 23 febbraio 1931 venne concesso il gonfalone, consistente in un drappo di azzurro.

Lo stemma effettivamente in uso differisce da quello riconosciuto in quanto il bue si presenta d'argento e sullo sfondo sono presenti delle montagne, anch'esse di colore argento.[4]

Geografia[modifica | modifica sorgente]

La Bisalta vista dalla frazione di Rosbella durante l'inverno

All'interno del territorio di Boves vi sono 10 frazioni: Rosbella, San Giacomo, Mellana, Sant'Anna, San Mauro, Fontanelle, Castellar, Cerati, Rivoira e Madonna dei Boschi.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]


Il leviatano, particolare dell'affresco del "Giudizio Universale" dipinto da Giacomo Rossignolo (1524-1604), nel Santuario della Madonna dei Boschi

Luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiese[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Piazze[modifica | modifica sorgente]

  • Piazza Italia
  • Piazza dell'Olmo
  • Piazza Garibaldi
  • Piazza Caduti
  • Piazza Borelli

Archeologia Industriale[modifica | modifica sorgente]

Canzoni popolari[modifica | modifica sorgente]

Tra le canzoni popolari tipiche della città, va ricordata "Nate 'd Beuves" (Noi, gente di Boves) scritta in dialetto bovesano e spesso indicata come "l'inno" della città.


Nate ‘d Beuves

Feve largh ch’aj passa la famija
Bovesan-a con tuit ij sò pì bon
a l’han coragg, ferëssa e energia
tuit ansem a son re dij bontempon.

(rit.) Nate ‘d Boves pura rassa
për le feste soma semper stait ij prim
an alegria niun ch’an passa
për travai i soma propri drè a niun
l'han brusanla, l’han ruvinanee
ma a fa nient i l’oma già riconstruvì
e minca tan is baronoma
e i cantoma la canson ëd nòst pais.

S'i voroma peuj vardè la stòrja
son quat vòte che Beuves l’han brusà
sans ëd blaga ma pur a l’è na glòrja
e minca vira pì bel a l’è dventà.

(rit.)

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Feste e fiere[modifica | modifica sorgente]

Il giorno di Pasquetta nella piazza principale di Boves (Piazza Italia) si svolge la "Festa delle leve" con la sfilata delle "classi" che, nell'anno compiono gli anni con la cifra tonda (terminante con 5 o 0), nelle vie del paese.
Il giorno di Sant'Eligio in piazza Italia si svolge la benedizione dei camion e dei cavalli.

Patroni della città e delle frazioni[modifica | modifica sorgente]

Persone legate alla città[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

A Boves è molto presente la coltivazione dei fagioli, tanto che ogni anno si celebra la Festa del Fagiolo in cui vengono presentate nuove ricette a base di legumi. La presenza di cave di argilla di ottima qualità fece nascere negli anni 80 dell'Ottocento una fabbrica di laterizi, La Fornaci Giordano dotata di forni Hoffmann che continuò la produzione fino al 1936.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Riccardo Domenico Pellegrino Indipendente Sindaco [6]
14 giugno 2004 08 giugno 2009 Riccardo Domenico Pellegrino Lista civica Sindaco [7]
08 giugno 2009 26 maggio 2014 Mario Giuliano Lista civica Sindaco [8]
26 maggio 2014 in carica Maurizio Paoletti Lista civica Sindaco [9]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Martoriata dalla ferocia teutonica, la città di Boves, culla della Resistenza armata piemontese, il 19 settembre 1943, con il primo sacrificio di 45 cittadini trucidati e 350 case incendiate, aggiungeva una pagina di gloria alle glorie d’Italia. Il nemico, forte di tracotanza e d’armi, continuava ad infierire, senza però riuscire a piegare lo spirito, sempre in vitto ed indomito, della sua popolazione, come nelle quattro gloriose giornate del gennaio 1944, durante le quali venivano incendiate altre 500 case e cadevano combattendo 157 cittadini partigiani, perché libera sopravvivesse la Patria. Il martirio attingeva la vetta, con l’ultimo sacrificio di 9 suoi figli barbaramente massacrati dal nemico sconfitto ed in ritirata, il giorno successivo al termine delle ostilità. Epico esempio d’eroismo e d’olocausto, monito alle generazioni future.»
— Boves, 8 settembre 1943 - 26 aprile 1945
Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Sopportava con eroico comportamento e stoico coraggio, per ben due volte, la rappresaglia crudele del nemico invasore, subendo la distruzione di numerose abitazioni e sacrificando la vita di molti suoi figli all'ideale patriottico.»
— Boves, 1940-1945

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statuto della comunità montana delle Alpi del Mare (PDF). URL consultato il 22 luglio 2011.
  3. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali.
  4. ^ a b Città di Boves su araldicacivica.it, consultato il 22-09-2013
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Elezioni del 13 giugno 1999.
  7. ^ Elezioni del 13 giugno 2004.
  8. ^ Elezioni del 07 giugno 2009.
  9. ^ Elezioni del 25 maggio 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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