Mombasiglio

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Mombasiglio
comune
Mombasiglio – Stemma Mombasiglio – Bandiera
Castello e chiesa di San Nicolao
Castello e chiesa di San Nicolao
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Cuneo-Stemma.png Cuneo
Amministrazione
Sindaco Aldo Michelotti (lista civica

Fax 0174780219) dal 26/05/2014

Territorio
Coordinate 44°22′00″N 7°58′00″E / 44.366667°N 7.966667°E44.366667; 7.966667 (Mombasiglio)Coordinate: 44°22′00″N 7°58′00″E / 44.366667°N 7.966667°E44.366667; 7.966667 (Mombasiglio)
Altitudine 454 m s.l.m.
Superficie 17,35 km²
Abitanti 616[1] (31-12-2010)
Densità 35,5 ab./km²
Comuni confinanti Ceva, Lesegno, Monasterolo Casotto, San Michele Mondovì, Scagnello
Altre informazioni
Cod. postale 12070
Prefisso 0174
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 004125
Cod. catastale F312
Targa CN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 878 GG[2]
Nome abitanti mombasigliesi
Patrono sant'Amiano
Giorno festivo seconda domenica di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mombasiglio
Sito istituzionale

Mombasiglio (Mombasili in piemontese) è un comune italiano di 610 abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte. È posto fra Mondovì e Ceva a guardia della valle del Mongia.

Fa parte della comunità montana Alto Tanaro Cebano Monregalese[3].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Collina di Mombasiglio

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Il castello, costruito intorno all'anno 1000, si trova nel borgo storico, in una zona panoramica e ben esposta. La sua storia si intreccia con quella del paese che vi è sorto intorno: fu feudo dei signori di Carassone ed un documento del 18 agosto 1090 ricorda una donazione fatta da "Bonifacius cum Ottone di Mombasilio vassallo suo" all’abbazia di Fruttuaria. Fu in seguito possesso dell'ampio consortile dei marchesi di Ceva, i quali dovettero a loro volta riconoscersi vassalli dei Savoia (1343), dei Visconti (1351) e, dopo la donazione di Asti e dell'annesso marchesato di Ceva da parte di Gian Galeazzo Visconti alla figlia Valentina (1386) appartenne al marito di questa, Luigi d'Orléans ed ai suoi discendenti. Mombasiglio costituì con Bagnasco uno dei "donzeni" in cui era diviso il masrchesato di Ceva e verso la fine del XV secolo fu confiscato sotto l'accusa di tradimento ai marchesi che lo possedevano dal governatore orleanse di Asti, Hector de Monténard. Nel 1503 Luigi XII, re di Francia (e già duca d'Orléans) donò Mombasiglio e Bagnasco a Francesco Maria della Rovere duca d'Urbino e nipote di papa Giulio II; dieci anni dopo il duca vendette i due territori al genovese Sebastiano Sauli, da cui passò nel 1522 ad un altro genovese, Agostino Lomellini, alla cui morte passò alla figlia Caterina, moglie di Giorgio Spinola. Questi, recatosi a prendere possesso del feudo, fu trucidato nel 1530 da alcuni marchesi di Ceva, eredi degli antichi proprietari, per cui la vedova si vide costretta a cedere i diritti sul castello di Mombasiglio e su Bagnasco al marchese di Finale Giovanni del Carretto (1531). Restò unita al marchesato finalese fino al 1583 quando, morto il principe Alfonso II del Carretto, il feudo fu occupato per ordine del duca Carlo Emanuele I di Savoia, pur restando i diritti feudali agli eredi del marchese di Finale. Alla morte di Sforza Andrea del Carretto, ultimo marchese di Finale (1602) Mombasiglio fu venduto dalla Camera ducale alla famiglia Sandri-Trotti di Fossano, la quale apportò al maniero vari restauri, dandovi quell'aspetto che parzialmente conserva ancora oggi: la possente torre quadrata, costruita in pietra, sul punto più alto della collina, che serviva da punto di avvistamento, segnalazione e difesa ed un torrione più basso che venne conglobato nel corpo del castello. Dal 2001 è proprietà della Fondazione Castello di Mombasiglio, sede del G.A.L. Mongioie e del Museo Generale Bonaparte.

La torre e la chiesa

Nel 1796 bivaccarono al castello le armate napoleoniche, comandate dal generale Seurener e, oggi, al primo piano, è allestito il Museo Bonaparte che ospita la collezione più estesa di stampe, di acqueforti originali di Giuseppe Pietro Bagetti sulla Prima Campagna d'Italia di Napoleone. Giuseppe Bagetti, presumibilmente, collabora con l'armata francese fin dal 1796 - 97 anche se solo nel giugno del 1800 viene designato "capitain ingénieur géographe artiste" presso lo stato maggiore. Dal 1802 è assegnato, per ordine di Napoleone, all'armata d'Italia. Il suo compito è quello di ripercorrere i luoghi dove sono avvenute le battaglie della prima campagna napoleonica in Italia (1796 - 97;1 800) per realizzare una serie di vedute, disegni ed acquarelli che, con precisione geografica, illustrino i momenti più importanti che hanno visto come protagonista il generale francese ed il suo esercito. Una sorta di reportage a ritroso per esaltare il valore dell'esercito napoleonico e del suo comandante. Napoleone fa collocare la serie di 68 acquarelli nel 1807 nella galleria del Castello di Fontainebleau dove si trova l'ufficio topografico personale dell'imperatore.

La chiesa di San Nicolao e il paese[modifica | modifica wikitesto]

Di notevole interesse anche la chiesa parrocchiale di San Nicolao, da poco ristrutturata, che completa con il castello la suggestiva vista del paese abbarbicato intorno alla collina: la zona del castello e della chiesa è detta " La Villa" ed è la più antica del paese.

Altre parti sono i " Piani", " Molini" e "Paruzza" che si estendono ai piedi della collina. Tali zone sono relativamente più recenti: in esse sorgono il municipio, la biblioteca e le principali attività commerciali. Nel municipio a testimonianza di una storia che si sviluppa prima ancora di quella del castello si trovano alcuni reperti archeologici: una stele in calcare del IV secolo a.C.; un'ara in marmo grigio con raffigurazione di Ercole, di età romana imperiale; una piccola stele funeraria in arenaria, di età romana imperiale; due frammenti tra loro pertinenti di una stele funeraria in pietra, di età romana imperiale.

Il ponte naturale[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una suggestiva galleria naturale scavata dall’acqua del torrente Mongia, la sua genesi e le sue caratteristiche litologiche e strutturali ne fanno un fenomeno geologico assai raro anche a livello europeo.

Il ponte

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Lentamente alla fine del 1800 Mombasiglio viene tagliata fuori dalle principali vie di comunicazioni, che prediligono il passaggio da Ceva per i traffici fra Piemonte e Liguria: dopo la seconda guerra mondiale l'emigrazione nelle grandi città (in primis Torino) ha rafforzato il trend. Rimane comunque discretamente abitato in qualità di paese di fondovalle.

Abitanti censiti[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Comunità montana Alto Tanaro Cebano Monregalese. URL consultato il 9 maggio 2011.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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