Sommariva del Bosco

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Sommariva del Bosco
comune
Sommariva del Bosco – Stemma
La "somma riva" delle colline del Roero, il castello e la chiesa parrocchiale
La "somma riva" delle colline del Roero, il castello e la chiesa parrocchiale
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Cuneo-Stemma.png Cuneo
Amministrazione
Sindaco Matteo Pessione (lista civica) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°46′00″N 7°47′00″E / 44.766667°N 7.783333°E44.766667; 7.783333 (Sommariva del Bosco)Coordinate: 44°46′00″N 7°47′00″E / 44.766667°N 7.783333°E44.766667; 7.783333 (Sommariva del Bosco)
Altitudine 298 m s.l.m.
Superficie 35,42 km²
Abitanti 6 426[1] (31-12-2010)
Densità 181,42 ab./km²
Frazioni Agostinassi, Gabrielassi, Grangia, Maniga, Paolorio, Pessine, Ricchiardo, Tavelle
Comuni confinanti Baldissero d'Alba, Caramagna Piemonte, Carmagnola (TO), Cavallermaggiore, Ceresole Alba, Racconigi, Sanfrè, Sommariva Perno
Altre informazioni
Cod. postale 12048
Prefisso 0172
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 004222
Cod. catastale I822
Targa CN
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Nome abitanti sommarivesi
Patrono Beata Vergine
Giorno festivo 6 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sommariva del Bosco
Sito istituzionale

Sommariva del Bosco (Somariva dël Bòsch in piemontese) è un comune italiano di 6.426 abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte, definito "Porta del Roero" e "Paese di Fiaba".

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Sommariva del Bosco è considerata la porta del Roero: il territorio collinare del Roero trova infatti qui il suo sbocco naturale.

Il castello e la chiesa parrocchiale si distinguono già a notevole distanza dal paese, insieme ai campanili delle sue 11 chiese. L'alta densità di edifici religiosi nel concentrico urbano è in parte dovuto al fatto che un tempo, in modo particolare nel XVII secolo, vi fu una sorta di competizione tra le varie confraternite e tra i borghigiani degli antichi quattro cantoni in cui è suddiviso il centro storico, con l'intento di edificare la chiesa più grande e col campanile più alto.

Il territorio comunale è caratterizzato da una parte collocata in pianura e da un'altra situata in collina; tra le due zone, nonostante la breve distanza, sono notevoli le differenze ambientali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sommariva del Bosco compare per la prima volta nei documenti nel 1059.
È stato conteso più volte tra i Savoia e i Roero.
Nel 1733 viene ceduto ai marchesi Seyssel d'Aix, che ancora oggi ne conservano il castello.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo municipale[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Comunale
Il municipio

L'edificio comunale, struttura in origine di pertinenza del castello, è costituito da due parti edificate in epoche diverse. L'ala più antica, sul lato che volge a mezzogiorno (salita Boglione), è di epoca seicentesca, mentre l'ala ottocentesca ospita la sala consiliare. All’interno è custodito lo stendardo della città, risalente al XV secolo, testimone dei giuramenti che alle porte del castello i borghigiani recitavano promettendo fedeltà a un signore dopo l'altro.

Castello dei Seyssel d'Aix[modifica | modifica wikitesto]

Le torri duecentesche del castello sovrastano la parte alta del centro storico.

L’imponente fortificazione del castello dei Seyssel d'Aix sovrasta l’abitato. Il complesso è per metà costituito dall’edificio originario, che risale forse a prima del Mille ed era senz’altro già edificato nel 1098: questa caratteristica ne fa uno degli edifici più antichi e meglio conservati di tutto il Roero. La parte occidentale del complesso, che si affaccia sulla pianura, è una grande ala settecentesca con le caratteristiche di una villa o residenza nobiliare, mentre dell’antica struttura a piazzaforte circolare con le sue nove torri rimane il lato nord (visibile dalla salita di via Carlo Alberto, detta del "podio”, che dal Comune sale verso il quartiere alto e più antico dell’abitato): ne fanno parte tre massicce torri duecentesche cilindriche e il grande torrione ottagonale che sorge nel cortile interno incorniciato da uno splendido loggiato del Benedetto Alfieri. Teatro di assedi e battaglie epiche, di tradimenti e giuramenti, di torture ed esecuzioni, il castello fu da sempre al centro delle mire espansionistiche delle famiglie nobiliari locali per la sua unica posizione strategica: degli Acaja, dei Roero e dei Savoia, i quali lo cedettero nel 1733 ai Seyssel d’Aix, attuali possessori e abitanti del bene architettonico. Sotto le radici degli alberi del parco secolare che oggi circonda il castello, si trovano le rovine del nucleo più antico del borgo, progressivamente demolito nella storia per arrangiamenti di tipo strategico. Oggi viuzze ed edifici del borgo disposti ad anfiteatro circondano la collina, seguendo uno stile architettonico sobrio e tipicamente rurale.

Vecchie mura[modifica | modifica wikitesto]

L'imponente bastione lungo via Boglione, salendo verso la Parrocchia, il cui campanile svetta a destra.

Sono ciò che rimane delle imponenti fortificazioni medioevali: sono visibili in alcuni punti dell'abitato, ai piedi dell'attuale parco del castello. Si possono ammirare ad esempio nel cortile dell’attuale Palazzo Municipale addossate alla collina che sorregge lo stesso e anticamente a difesa del “borgus vetus” di Sommariva, dove oggi si stagliano gli alberi del parco del castello. Risalendo l’acciottolata salita Soffietti, sul lato destro della prima curva a gomito, sono visibili altri resti.

La villa rustica romana[modifica | modifica wikitesto]

I recenti lavori per la costruzione della variante ovest della SP661 hanno portato alla luce i resti di una villa rustica romana, abitazione rurale che sorgeva a occidente dell'attuale abitato. Il ritrovamento testimonia la colonizzazione dell'area fin dall'età romana e presuppone la presenza di una vivace rete commerciale e viaria in precedenza sconosciuta agli storici locali, che presumibilmente dovevano collegare Pollentia (Pollenzo) ad Augusta Taurinorum (Torino).[1]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico di Sommariva del Bosco è noto per le sue undici chiese, monumenti essenziali del patrimonio architettonico dell'abitato.

Chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Filippo[modifica | modifica wikitesto]

Posta in posizione dominante sul paese. Venne ricostruita più volte. L'edificio attuale risale al 1730 ed ha linee tipicamente barocche. Posta in splendida posizione su una dorsale a dominio della pianura, visibile anche a diversi km di distanza, la Chiesa Parrocchiale ha tutte le caratteristiche di fulcro di un borgo medievale. Solo all’inizio del XVIII secolo le case, componenti l’antico nucleo, furono abbattute per far posto al viale di ippocastani e al parco del castello. Le due salite, quella della SS. Trinità e del Municipio risalgono alla fine del Seicento, prima l’unico accesso alla chiesa era quello che, ancor oggi, ne fiancheggia il lato sinistro. La chiesa più antica sembra fosse dedicata a S.Pietro; la seconda all’Apostolo S.Giacomo; la terza, l’attuale, ai SS.Apostoli Filippo e Giacomo. Quest’ultima fu edificata dal 1730 al 1733 su progetto dell’ing. Emanuelli; nel 1737 fu aperta al culto e il 16 settembre 1792 consacrata. Anche il campanile che si eleva per oltre 30 m, massiccio e pur elegante, ricco di colonne, lesene, capitelli e cornici, a 5 ripiani oltre a quello della cupola, è coevo alla chiesa e racchiude nella cella campanaria quattro pregevoli campane. La facciata della chiesa, alta e severa, è divisa in due da una cornice a marcapiano sorretta da numerose lesene a piccoli basi e a capitelli non ultimati. Nella parte inferiore si aprono il Portale maggiore su un’ampia gradinata e, più arretrati i due ingressi laterali su gradinate di proporzioni più modeste. Nella parte superiore è inserita una grande finestra rettangolare, smussata agli angoli e sormontata dal frontone con un timpano che presenta un’apertura circolare sulla quale, su fondo bianco, si può leggere la data di costruzione dell'edificio. Il caldo mattone che caratterizza tutto l’esterno crea un piacevole e inaspettato contrasto con la pregevole decorazione interna. L’interno dell’edificio è a croce greca con notevole sviluppo della navata centrale che sovrasta solenne quelle laterali con cappelle. Quattro possenti pilastri sorreggono la volta a crociera, formata dall’unione delle volte a botte dei quattro bracci. Ventiquattro lesene, terminanti con capitelli corinzi ed elevate su zoccoli ben delineati, sorreggono una ricca trabeazione, sopra la quale ampi finestrone barocchi illuminano abbondantemente l’edificio e gli affreschi, opere pregevoli dei primi anni del Novecento del pittore Luigi Morgari (1857-1935).

Chiesa di Sant'Orsola[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Sant'Orsola durante la rievocazione storica del rinascimento sommarivese nel maggio 2005 "Tempo Verrà che'l tutto vo' narrarti...".

Scarse sono le notizie storiche riguardanti la data di costruzione della Confraternita detta dell “Orsole” e sulla chiesa di Sant’Orsola e Sant’Elisabetta (inizio secolo XVII). Varcando un portale in legno intagliato e scendendo due gradini, si entra nella chiesa di Sant’Orsola. Lo slancio verticale è accentuato da pilastri che, addossati alle pareti, accompagnano lo sguardo fin dove la trabeazione incontra le forme curve del soffitto, interamente decorato con motivi geometrici: cassettoni con rosette, greche, anfore azzurre con ghirlande dorate e finti marmi sulle arcate che dividono la volta in tre parti, ciascuna affrescata. Una piccola scala in pietra porta al pulpito ligneo o anche a una stanza posta proprio sopra la sacrestia, in origine, luogo di ritrovo per “donne e fanciulle” appartenenti alla confraternita. All’esterno si può cogliere il complesso gioco di piani orizzontali e verticali che, intersecandosi, danno origine a una gran quantità di forme rettangolari, in cui sono inserite: nella parte superiore, nicchie vuote sormontate da piccoli timpani triangolari e una finestra a tutto sesto con timpano a mezzo luna, affiancato da finte semicolonne; nella parte inferiore, l’ingresso archiviato, sormontato da un dipinto, che raffigura “S.Orsola e S.Angela Maria Merici”, il tutto ancora incorniciato da coppie di finte semicolonne con capitelli di ispirazione ionica. La chiesa, ormai sconsacrata, ospita periodicamente esposizioni d’arte e mostre. Oggi ogni terza domenica di maggio si tiene “Rosa Rosae” mostra concorso delle più belle rose dei giardini sommarivesi: ogni anno la rosa più bella è donata al sommarivese più giovane mentre la composizione più elegante è donata al cittadino più anziano.

Santuario della B.V. di San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Beata Vergine Maria di San Giovanni di giorno...
... e di notte, come appare oggi dopo l'illuminazione monumentale allestita nel 2006.

Eretto sul sito di un antico pilone. Esisteva sul luogo un pilone dove la tradizione vuole che sia avvenuta un'apparizione di Maria. A seguito dell'apparizione fu eretto il santuario, inglobando al suo interno l'antico pilone. Sorge nella zona pianeggiante dell’abitato, al vertice di una estesa punta di freccia urbanistica in uscita dal borgo che un tempo indicava l’orizzonte della campagna senza edifici e la direzione di Racconigi (cfr. la mappa del percorso). Fu costruito incorporando l’abside semicircolare di una cappella preesistente, su una parete della quale, all’interno, è dipinta l’immagine della Madonna col Bambino, affresco risalente all’ultimo quarto del XIV secolo, ancora oggi visibile inglobato all’interno dell’abside. Secondo la leggenda, un cieco che, in una tranquilla domenica di maggio del 1685, all’incirca alle quattro del pomeriggio, si era fermato a pregare davanti all’effigie, riacquistò la vista. Era il 6 maggio, ricorrenza che da allora diventò la tradizionale “festa di Sommariva”. A seguito del miracolo e d’altri eventi straordinari, la Comunità decise la costruzione del Santuario che, sulla base del progetto di Michelangelo Garoè, uno dei più noti architetti dell’epoca, venne nel tempo assumendo le proporzioni attuali. L’erezione di quest’edificio comportò grandi sacrifici per la Comunità, in primo luogo per il trasporto di materiali ed il reperimento dei fondi necessari. Nell’esecuzione colpisce l’andamento ellissoidale della costruzione, la monumentalità alleggerita da pochi elementi decorativi, che rendono mobile la superficie, lo sviluppo ascensionale dell’insieme che costringe lo sguardo ad elevarsi. All‘interno la volta è sostenuta da grandi colonne rotonde, poggianti su una base quadrata e l’insieme è impreziosito dall’uso di materiali vari: marmi, stucchi, decorazioni in oro zecchino, sculture, affreschi, con un’interpretazione originale dello spazio. Le pareti laterali sono scandite da cappelle dedicate all’Arcangelo S. Michele e a S. Antonio Abate. I due quadri sono opere dell’Operti. In una nicchia è custodita la statua della Madonna sul trono; a sinistra il pulpito è di pregevole fattura, che riproduce quella del celebre affresco. Di particolare importanza è l’affresco dell’abside, dai tratti gotici, raffigurante la Madonna che, seduta, tiene disteso in grembo il Bambino, con la mano destra protesa su di lui in atteggiamento protettivo, mentre nella sinistra solleva un libro di preghiere in cui, sempre secondo la leggenda, sono scritti tutti i nomi degli abitanti di Sommariva. La bellezza dell’affresco (che qualcuno attribuisce al Turcotto) è oggi parzialmente compromessa dall’inserimento successivo d’angeli che reggono una corona sulla testa della Madonna. Quest’inserimento, dettato forse dal desiderio di impreziosire il dipinto e onorare l’effigie, può apparire come una forzatura nella semplice bellezza quattrocentesca che costituiva il pregio maggiore dell’opera. La facciata, con colonne e capitelli, con lesene addossate, riprende in modo monumentale e tipicamente barocco la tipologia costruttiva dell’interno. Il campanile, ornato da quattro statue in pietra, ai quattro lati al piano delle campane, ben s’inserisce nel complesso, accentuando il senso di leggerezza che è l’impressione finale, per chi ammira questo gioiello architettonico sia da lontano sia da vicino. Nel 1832 iniziò la costruzione dell’adiacente convento.

Chiesa di San Bernardino (Battuti Bianchi)[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di San Bernardino, splendido fondale della piazza antistante: fu della confraternita dei Battuti Bianchi; più recentemente l'edificio è diventato l’Auditorium Vittorio Amedeo Seyssel d'Aix.

Tra le prime chiese esistenti a Sommariva, deve il proprio nome alla confraternita omonima ed è citata sin dal 1487. L’usanza di intitolare edifici sacri alle confraternite venne interrotta durante la Rivoluzione Francese: proprio in tale periodo la foga dei rivoluzionari distrusse e saccheggiò gli archivi, per tale motivo è impossibile risalire alla data di fondazione di tale chiesa. L’unica notizia che ci è pervenuta riguarda la data di ricostruzione che risalirebbe al 1818. Si può ipotizzare l’esistenza in un periodo precedente alla confraternita di San Bernardino durante il quale presumibile era dedicata alla compagnia della SS. Vergine assunta in cielo, che è stata conservata come titolare della chiesa. Per quanto riguarda l’aspetto architettonico sappiamo che la facciata venne costituita a ponente, per mettere in risalto la piazza, dove vennero distrutte alcune case di poco rilievo, così la pianta della chiesa venne capovolta e in effetti a osservarlo bene l’attuale retro della chiesa altro non è che la precedente facciata della chiesa. La facciata di eccellenti forme architettoniche è stata restaurata nel 1852 ed arricchita nella parte superiore da un magnifico affresco rappresentante l’Assunta, opera del Borri, come anche nelle finte nicchie ai fianchi, dove erano affrescati il Santo agricoltore di Siviglia appoggiato al simbolo del suo lavoro, e il Santo senese (ora cancellati dal tempo). Verso gli ultimi anni di questo restauro, venne sostituita anche l’antica gradinata ormai logora. Sempre il Borri, affrescò la volta della chiesa il 13 marzo 1859 per il prezzo di 1100 lire dove la confraternita provvedeva alla calce ed ai ponti ed egli ai colori ed ai pennelli. La volta è divisa ad arconi, sovrastanti alle lesene ed ai capitelli, in cinque riquadri, dove nel primo sulla tribuna dell’organo si trova il medaglione della Croce, simbolo di salvezza sostenuto da angioletti che volteggiano in graziosi atteggiamenti; il secondo medaglione rappresenta in uno sfondo azzurro cielo, la gloria di S. Isidoro di Siviglia, patrono della popolazione campagnola sommarivese. Nel terzo medaglione che eleva la volta a cupola, troviamo la gloria di S. Bernardino, avvolto da nubi nella parte inferiore del suo corpo, con degli angioletti che lo sorreggono. Il quarto medaglione doveva rappresentare l’Assunta, ma l’artista sommarivese, collocò invece nel centro il semplice monogramma raggiato di Maria, in cielo serenissimo, testato di stelle, con degli angeli che salutano la Regina. L’ultimo medaglione rappresenta l’incoronazione della Vergine ad opera della Triade divina. Nei peduncoli della volta, che salgono verso i medaglioni, l’autore ha raffigurato gli evangelisti e i dottori. Molto interessanti sono anche i due altari dell’Operti delle cappelle laterali, dedicate, quella a destra a S. Antonio da Padova e quella a sinistra a S. Isidoro agricoltore, fiancheggiate da quattro medaglioni ad affresco di Taricco da Cherasco che rappresentano da sinistra l’orazione di Gesù nell’orto e l’ultima cena, invece da destra la lavanda dei piedi e la flegellazione alla colonna. Questa chiesa di proprietà della confraternita, veniva usata per tutte le feste dell’anno, come quella dell’Assunta con la novena di preparazione, quella di S. Bernardino titolare della Confraternita e quella di S. Isidoro dalla pia unione degli agricoltori. Dopo un’attenta operazione di restauro, oggi è l’”Auditorium Vittorio Amedeo Seyssel d’Aix”, spazio che ospita concerti ed eventi culturali.

Chiesa di Sant'Anna e convento dei Padri Serviti[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Sant'Anna con il sagrato e il caratteristico pilone votivo.

Insieme ai fabbricati annessi e ora adibiti a casa di riposo per anziani, costituisce uno dei complessi architettonici più interessanti nel territorio sommarivese, le cui origini risalgono alla prima metà del Cinquecento. Nell’anno 1573 i Padri Serviti, cui erano stati affidati chiesa e convento, insistettero presso le autorità ecclesiastiche per insediarvi la seconda parrocchia. La costruzione del monumento religioso divenne per alcuni anni oggetto di vivaci dispute sulla costruzione della nuova parrocchia, in aperta competizione con quella precedente edificata sul “podio”, la collina del castello. Con materiali recuperati dal preesistente pilone, fu edificata una colonna quadrata all’angolo del sagrato. Fino al 1777 nei sotterranei della cripta e del sagrato venivano sepolti i defunti, le spoglie dei quali ancora riposano nella cripta che si estende sotto al pavimento della chiesa. Realizzata in cotto a vista, si caratterizza per la sua semplicità architettonica, con forme assai regolari. Lo spazio interno, inaspettatamente alto e arioso, custodisce lunette e finestroni rinascimentali, tra gli elementidi maggior pregio dell’edificio, insieme alle otto cappelle laterali riche di marmi e stucchi di epoca barocca con alcuni ex voto. Nel coro una lapide tombale marmorea testimonia la presenza nella chiesa dei Padri Serviti, prolungatasi per oltre tre secoli e cela l’accesso ai sotterranei sepolcrali del complesso, una notevole cripta occupa tutta l’estensione della chiesa. Il pilone quadrato, posto all’angolo del piazzale antistante la chiesa, presentava ai quattro lati altrettanti affreschi del pittore sommarivese Giovanni Maria Borri risalenti al 1855 di cui oggi rimangono solo finissime tracce all’occhio attento, quasi completamente perduti. Leggenda vuole che l'anima del pilone custodisca una struttura lignea.

Chiesa di San Sebastiano[modifica | modifica wikitesto]

La barocca chiesa di San Sebastiano, vista dall'omonima piazza.

Chiesa del Cantone meridionale detto “di San Sebastiàn”, situata lungo Via Vittorio Emanuele, all’angolo della Piazza che la tradizione popolare dedica allo stesso santo, è una delle più piccole ma anche una delle più interessanti tra le chiese sommarivesi. Può infatti vantare una purezza e coerenza stilistiche, secondo i canoni di un barocco ormai consolidato, difficilmente riscontrabili se non in edifici di primaria importanza. Forse per questo viene attribuita (ma nessuna documentazione lo conferma) al celebre architetto doglianese Francesco Gallo. Notevole assonanza di forme è comunque rilevabile tra la nostra chiesetta e sue opere grandiose quali la chiesa della Trinità a Fossano o quella di Santa Maria a Cuneo. La costruzione della chiesa di S. Sebastiano, quasi certamente sui resti di un pilone eretto durante la peste del 1630 preesistente, si può far risalire ai primi anni del Settecento. Particolarmente interessante è l’esterno dove gli eleganti volumi, esaltati da lesene e cornici e dal sapiente utilizzo del mattone a vista si concludono nella bellissima lanterna che completa la cupola e costituisce l’elemento focale dell’intero edificio. La chiesa e l’adiacente campanile, robusto nelle forme ma illeggiadrito dal misurato alternarsi di linee rette e curve, nella loro solida eleganza sembrano costituire un baluardo, ergendosi quasi a protezione dell’abitato retrostante e dell’accesso meridionale del borgo. Degno di nota è infine il portone principale, in legno finemente scolpito con motivi geometrici e floreali. L’interno colpisce per l’intensa luminosità. Ampie vetrate si aprono infatti tra le arcate che sorreggono la cupola. La pianta è ad unica navata con robusti piloni ingentiliti da lesene e capitelli corinzi. Gli elementi architettonici, semplici e discreti nei rilevati, tutti a stucco, si arricchiscono di un’intensa decorazione pittorica creando un forte contrasto con l’esterno, tipico del gusto in epoca barocca. Lo splendido pulpito ligneo, recante sul frontone la data del 1608 e qui trasferito da altra chiesa, rappresenta forse la componente di maggior pregio dell’intera costruzione. Di notevole interesse è pure il palco in legno posto sopra l’ingresso con funzione di coro; da osservare la composizione mista tra pannelli frontali omogeni, forse ricavati da altro arredo, e le integrazioni negli elementi di raccordo. A lato dell’altare, sul pilone sinistro, quadro ad olio raffigurante il Buon Pastore, opera tardo ottocentesca di Luigi Morgari, autore di importanti affreschi nella chiesa parrocchiale. Sulla parete del catino absidale una grande tela con il martirio di S.Sebastiano, la Vergine e S.Rocco attribuita al sommarivese Giovanni Maria Borri. Da osservare ancora la lanterna posta sulla cupola, nel punto più alto della chiesa. Gli abitanti del cantone ancora oggi nel giorno della “festa del cantone” organizzano una giornata di intrattenimenti e la sera accendono un grande falò per salutare l’inverno; tradizione popolare vuole che i giovani abitanti del cantone di San Sebastiano, una volta che il fuoco sia stato spento, saltino sulle ceneri calde del falò per dimostrare il loro coraggio.

Chiesa di Santa Maria[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Santa Maria, riedificata nella prima metà del XIX secolo per ricordare un antico sarcofago egiziano.

La chiesa sorge sulle prime propaggini del Roero, verso la pianura alluvionale in corrispondenza del vallone che il Rio Pocapaglia scava tra queste modeste alture. È serrata dal cimitero, sorto ai primi dell’ottocento, e dal cascinale, detto dei “Capusin” (dei frati Cappuccini) che deve essere coevo alla costruzione del convento. Essa ci appare subito nella sua veste funebre. L’edificio risale al 1539: grandi “ristorazioni” nel 1840 ne hanno mutato radicalmente le forme. La facciata di gusto neogotico si slancia verso l’alto con la sua mole massiccia e greve contornata da curiosi pinnacoli laterali e caratterizzata dalla forma originale del campanile. Altro aspetto curioso è la decorazione plastica esterna: sono numerose le colonnine pensili che si aggrappano alla facciata e alle paraste laterali dell'edificio: pare rappresentino, per analogia funubre, giganteschi ceri. A ponente del cimitero, per la sua insolita forma architettonica viene descritta come una chiesa “dotata di una singolare facciata”. In realtà ad essere singolare non è solo la “facciata”: l’intera struttura è quantomeno inusuale per essere una piccola chiesa di campagna. La cappella assume l’aspetto attuale 200 anni fa’, nel 1807, in pieno apogeo dell’impero napoleonico. In quel periodo, signore di Sommariva è Tommaso Seyssel d'Aix, quarto marchese di Sommariva del Bosco e marchese di Aix, creato anche Conte dell’Impero Francese con Lettere Patenti Imperiali del 14 febbraio 1810. La leggendaria campagna napoleonica in Egitto del 1798 diede il via alla vera e propria disciplina egittologica con la scoperta della famosa stele trilingue di Rosetta. È proprio durante questa stagione di rinnovata passione negli studi dell’antico Egitto che il marchese Tommaso Seyssel commissiona un progetto di ristrutturazione della cappella dei Cappuccini, i quali, dopo avervi costruito accanto un convento nel 1613, nel 1802 furono costretti ad abbandonare edificio e giardini a seguito delle leggi francesi. Venne così dotata di un portico, di un’ampia facciata triangolare, che anche attraverso le decorazioni pittoriche (ormai sbiadite) ricordasse una piramide, mentre gli angoli superiori arrotondati ricordano l’antico copricapo egiziano (il khepresh); viene eretto un insolito campanile a forma di tronco di piramide molto allungata e stretta, che, a guardarlo bene, assomiglia molto a un obelisco. Il restauro venne studiato affinché l’edificio assomigliasse a un sarcofago egiziano e ricordasse nelle linee l’antico Egitto. Non a caso, la chiesa è tutt’ora la tomba di famiglia della dinastia dei Seyssel d’Aix. Tra l’altro è proprio grazie a questa chiesa che si è conservato il più antico documento che menzioni l’abitato di “Summaripa”: il 5 giugno 1059 un tale “Richardo, filius quondam Gunterius ” vendette alla badessa di Caramagna la quarta parte della “capella… edificata in onore Sancte Marie” e senza saperlo attestò per la prima volta nella storia l’esistenza del borgo. Attualmente, varcato il portale d’ingresso di gusto barocco, posto alla destra della facciata di S. Maria, sovrastato da un consunto affresco della Madonna con Bimbo, si entra nel chiostro. Questo è addossato alla chiesa e si presenta aperto verso sud con appendici adiacenti di ex locali conventuali. Nel cortile è presente un pozzo con elegante vera in mattoni ed elegantissima ghiera in ferro battuto di gusto prettamente barocco. La chiesa è preceduta da un locale di ingresso aperto, un nartece, coperto da tre volte a crociera. L’interno si presenta ad unica navata con copertura a crociere, suddivisa in quattro campate più abside poligonale. L’illuminazione è dovuta a due sole aperture, di sagoma semicircolare ed esposte, a sud, velate da vetri policromi in viola e giallo. Le crociere sono a tutto sesto e la navata, unica, pare più ampia che alta. La balaustra lignea separa il corpo della chiesa dal presbiterio, conserva un’elegante forma curva. Sul fianco sinistro guardando l’altare, nella tamponatura di una delle cappelle barocche del 1622, è inserita, in una nicchia lignea, una statua della Madonna. La decorazione interna, a fresco, è attribuito a Giovanni Maria Borri, pittore di Sommariva (1811/1876). Solo nella finestra della tribuna marchionale il disegno decorativo si fa più complesso. Nel locale rimasto aperto dietro il finto confessionale sinistro, nei resti di una delle cappelle laterali del 1622, sono ravvisabili alcuni schizzi a carboncino che paiono essere la preparazione del motivo decorativo delle colonne a fascio e dei costoloni delle crociere. Tale motivo decorativo è ripreso nell’apparato ligneo del coro, del presbiterio e dei confessionali laterali. C’è ignoto l’autore, ma in questa raffinata opera di ebanisteria, datata 1840, è ravvisabile il sommo artistico di Santa Maria. Le alate testoline di angioli che decorano l’apice degli stalli hanno infatti la rusticità paesana dell’artista locale ma anche la sovrana mestizia della loro funzione funebre.

I tre percorsi del Sentiero di Fiaba[modifica | modifica wikitesto]

La mappa monumentale del Paese di Fiaba con i tre percorsi che costituiscono il Sentiero: in azzurro la Foresta incantata delle fiabe in Tweet, in verde il Sentiero di Fiaba per i più piccini, il percorso tratteggiato è il Percorso di visita monumantale al Paese di Fiaba.

Il modo migliore per scoprire il centro storico della Porta del Roero è visitare i tre percorsi che compongono il Sentiero di Fiaba, che indica un progetto di riqualificazione turistica del centro urbano nato nel 2006 e sostenuto nel corso del tempo dagli enti locali[2]. Il progetto ha attirato un numero sempre maggiore di turisti e scuole come attrattiva per la visita alla Porta del Roero[3]. Il primo itinerario, il più lungo, è il Percorso di visita monumentale del Paese di Fiaba, sentiero urbano ad anello che si snoda nel centro storico toccando i luoghi di interesse più caratteristici dell'abitato, lungo il quale giovani studenti e artisti locali hanno valorizzato il patrimonio storico e monumentale locale installando raffigurazioni della fiaba de La Bella Addormentata nel Bosco di Charles Perrault. Il secondo percorso, "La foresta incantata delle fiabe in Tweet", è una composizione di arredi urbani concepiti come insieme monumentale, inaugurato nel dicembre 2013 lungo la pedonalizzata via Monte Grappa, e riproduce fantasiosi salottini di lettura a cielo aperto ispirati alla riscrittura delle fiabe italiane in Tweet. Il terzo percorso, il "Sentiero di Fiaba per i più piccini", un percorso breve, progettato per visitatori più piccoli, riproduce ad altezza di bambino le installazioni originali del più lungo Percorso cittadino monumentale.

Il Percorso di visita monumentale del Paese di Fiaba[modifica | modifica wikitesto]

L'installazione più famosa del percorso artistico, intitolata "Un sogno diviene realtà...", opera dell'artista sommarivese Eliana Pechenino.

La torre più alta del castello, una strega tra storia e leggenda, un nome evocativo, un paese "addormentato" sia perché adagiato sul pendio di una collina sia per il carattere dei suoi abitanti, sono alcune delle particolari coincidenze storiche, sociali e monumentali che hanno collegato questo comune a uno dei più bei racconti fibeschi di tutti i tempi, quello de La Bella Addormentata nel Bosco di Charles Perrault. Al momento sono 29 i pannelli con le raffigurazioni della fiaba de "La Bella Addormentata... del Bosco". Il percorso monumentale di visita è un anello ben segnalato nel centro storico, affinché alla storia fantastica e fiabesca si aggiunga una riscoperta dei fatti storici e altrettanto affascinanti di un borgo che in pieno medioevo era una delle piazzeforti militari più inespugnabili del territorio. L'inizio del percorso si trova in piazza Seyssel d'Aix, presso il Palazzo Municipale. Il percorso di visita monumentale, cofinanziato da Comune, Provincia di Cuneo e Regione Piemonte è intitolato alle "Giovani vittime della strada del Cuneese con dedica speciale ai giovani sommarivesi che hanno perso la vita in incidente stradale". Da piazza Seyssel d'Aix, anticamente detta "piazza Soprana", sulla quale si affaccia il Palazzo Municipale, inizia l'itinerario delle installazioni (1,5 km di lunghezza, 1 ora circa).

1. “Il libro della Fiaba” (via Parato 2);

2. “C’era una volta…” (via Massimo D’Azeglio 1);

3. “La nascita della Principessina” (via Massimo D’Azeglio, chiesa di Sant’Orsola);

4. “La Festa di corte e l’arrivo delle Fate” (via Massimo D’Azeglio 5);

5. “Il dono della Beltà”, opera di Gianluca Marzano (via Massimo D’Azeglio 6);

6. “Il dono del Canto”, opera di Antonio Serpone (via Massimo D’Azeglio 10);

7. “La Maledizione della Strega” (via XXV aprile 9);

8. “Il terzo dono: la profezia dei Cento anni” (via Borri 3);

9. “Le fate portano in salvo la principessina” (via Piave 33);

10. “Nel Bosco sedici anni dopo…” (viale Principi di Piemonte);

11. “Un sogno diviene realtà”, opera di Eliana Pechenino (via Cavour);

12. “L’amore sulla somma riva del Bosco…”, opera di Eliana Pechenino (via Garibaldi);

13. “Il ritorno al castello”, opera di Alberto Morino (vicolo Balbo);

14. “In attesa dell’incoronazione”, opera di Walter Morino (vicolo Farini);

15. “Il fuso dell’arcolaio”, opera di Agnese Bongiovanni (interno di piazza Cesare Battisti);

16. “L’intero borgo si addormenta”, opera di Antonio Serpone (via Galvagno);

17. “Nel sonno per cento anni”, (via Galvagno 5);

18. “La cattura del principe”, opera di Gianluca Marzano (via IV novembre 59);

19. “La fuga dal Castellaccio della Montagna Vecchia”, opera di Walter Morino (salita Soffietti);

20. “La lotta con il Drago”, opera di Walter Morino (via Santa Maria);

21. “L’Amore tutto può… il bacio”, opera di Carla Romano e Diletta Doati (via Abrate 8);

22. “Il Gran Ballo di corte” (via Carlo Alberto);

23. “E vissero felici per sempre”, opera di Antonio Serpone (via Carlo Albertto 1);

La Foresta incantata delle fiabe in Tweet[modifica | modifica wikitesto]

Bambini in visita alla Foresta incantata delle fiabe in Tweet, isola pedonale con salottini di lettura a cielo aperto dedicati alle fiabe italiane.

Secondo percorso di visita che compone il Sentiero di Fiaba: il complesso monumentale è stato inaugurato il 7 dicembre 2013 lungo la pedonalizzata via Monte Grappa ed è costituito da arredi urbani concepiti come salottini di lettura ispirati alla riscrittura delle fiabe italiane in Tweet (250 m di lunghezza, 20 minuti circa di percorrenza). L'isola pedonale promuove in una sorta di museo a cielo aperto la rilettura delle più note fiabe italiane attraverso l'utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione come i tweet e gli hashtag dei social network, primo fra tutti Twitter e il fenomeno Twitteratura. La location ha ospitato alcuni eventi di promozione letteraria per bambini[4]. Il percorso inizia idealmente dalla rotonda di piazza Roma, una fontana composta di ciottoli del Roero ove è stato allestito nel dicembre 2013 il monumento di adesione del Paese di Fiaba alle Cities for Life, rete di città nel mondo contro la pena di morte: il monumento riporta lo slogan "Cities for life - Amare l'amore è amare la vita" ed è circondato da tre silhouette con personaggi fiabeschi che rappresentano rispettivamente il male (la strega malvagia), il combattimento con coraggio (un cavaliere in sella al suo destriero) e l'amore che trionfa sul male (il principe e la principessa della fiaba abbracciati con un cuore tra i due).

Il Sentiero di Fiaba per i più piccini[modifica | modifica wikitesto]

Il terzo percorso, il "Sentiero di Fiaba per i più piccini", anche questo inaugurato nel dicembre 2013 come percorso breve, progettato per visitatori più piccoli, che riproduce le opere originali del più lungo Percorso di visita monumentale del Paese di Fiaba, mediante installazioni ad altezza di bambino. Tramite la scansione di Codici QR consente l'ascolto della fiaba in tre lingue diverse (italiano, piemontese e inglese) lungo un itinerario pedonalizzato intorno al castello dei Seyssel d'Aix, tra la splendita Salita Boglione, tratto urbano tutelato dalla Sovrintendenza per la suo acciottolato e la sua suggestione, e via Santa Maria (300 m di lunghezza, 30 minuti circa di percorrenza).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 545 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il sito Internet www.sommarivabosco.it contiene il programma aggiornato di tutti gli appuntamenti previsti nel calendario annuale di eventi.

  • Amél'Amèl (dal piemontese: amare il miele) è l'evento più rilevante dal punto di vista turistico ed economico per la comunità: si tratta del Festival dei mieli. L'evento ricorre ogni anno nel terzo weekend di maggio e prevede quattro giorni di eventi, concerti, conferenze e spettacoli. Ulteriori informazioni sono consultabili sul sito ufficiale del Festival dei Mieli
  • Concorso di Composizione di una Fiaba musicale: il Comune di Sommariva del Bosco, in collaborazione con l'Associazione Culturale Mythos e la Rassegna Micron dell'Opera da Camera del Piccolo Regio di Torino, bandisce ogni anno un concorso nazionale di composizione per lavori inediti, proponendo un racconto della tradizione popolare piemontese da animare musicalmente in voce e musica.
  • Processione dei rabastau e Processione delle stelle: processioni devozionali del giovedì santo, le quali dopo alcuni decenni di abbandono sono state ripristinate nel 2005 dai sommarivesi sotto la regia dell'amministrazione civica; si tratta della rievocazione delle tradizionali "visite ai sepolcri" che la confraternita dei Battuti Neri e quella dei Battuti Bianchi inscenavano con processioni pubbliche nel pomeriggio (i rabastau, ovvero coloro che trascinano catene ai piedi sul selciato) e alla sera (le stelle, vale a dire le lanterne luminose appese a lunghe canne portate da bambini), con simbologia e significato organizzati per opposti: tragicità e austerità la prima, serenità e speranza la seconda.

Associazioni[modifica | modifica wikitesto]

I sommarivesi si distinguono nei tempi moderni per uno spirito di volontariato particolarmente sentito. L'abitato conta decine di associazioni attive in ambiti diversi: cultura, solidarietà, socialità, sport. Ognuna di esse progetta un proprio calendario annuale di eventi che a inizio anno viene confrontato con le attività delle altre realtà sociali, per non sovrapporre ove possibile eventi diversi: ne consegue un vivace programma di manifestazioni più o meno partecipate che costellano la tranquilla vita cittadina. Secondo alcuni studiosi locali, il forte carattere competitivo e bellico dell'antica piazzaforte medioevale, in origine abitata da capitani di ventura e soldati mercenari, traspare ancora oggi talora nelle rivalità cittadine tra le diverse associazioni. La competitività tra associazioni è caratteristica molto evidente tra gli appartenenti alle associazioni che coordinano le attività degli antichi quattro Cantoni in cui è diviso il centro storico: ogni cantone identifica infatti un proprio presidente o "capo-cantone", punto di riferimento per le attività e le iniziative cantonali, nonché rappresentante presso il palazzo municipale.

Di seguito alcune delle principali associazioni attive:

  • Amici del Ping Pong
  • Amici Vecchie Moto
  • Amìs del Bùn Mangè'
  • Arcieri del Bosco
  • Associazione Cicloturisitca "Ruota Libera"
  • Associazione Culturale S. S. Bernardino e Orsola
  • ASD JU-JITSU SHIN Damun (Arti Marziali)
  • Associazione Giovanile "Giovani Lascaris"
  • Banda Musicale "G.Verdi" di Sommariva Bosco
  • Cantone del Convento
  • Cantone del Pilone
  • Cantone del Rio
  • Cantone di San Sebastiano
  • Centro Sociale "I Tigli"
  • Circolo Scacchistico "L'Alfiere"
  • Compagnia Teatrale Cotìn e Fasöi
  • Consorzio Centro Commerciale Naturale "I 4 Cantoni"
  • Corale Polifonica di Sommariva Bosco
  • CRI - Crose Rossa Italiana
  • L'Offerta Musicale - Coordinamento delle iniziative musicali sommarivesi
  • Onlus Marianella Garcia Villas
  • OPGA - Oratorio Piccoli Grandi Amici
  • Protezione Civile
  • Ripa Nemoris - Centro di documentazione e ricerca su tradizioni e storia locale
  • Società di Pesca Sportiva "La Liseta"

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ http://www.targatocn.it/2013/07/26/sommario/cuneo-e-valli/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/per-una-sommariva-del-bosco-piu-moderna-ed-attrattiva-da-fiaba.html
  3. ^ http://www.sommarivattiva.it/?p=420
  4. ^ http://www.twletteratura.org/twifavola-favole-al-telefono/
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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