Roccavione

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Roccavione
comune
Roccavione – Stemma
Roccavione – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Cuneo-Stemma.png Cuneo
Amministrazione
Sindaco Germana Avena (lista civica) dall'08/06/2009, riconfermata 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°19′00″N 7°29′00″E / 44.316667°N 7.483333°E44.316667; 7.483333 (Roccavione)Coordinate: 44°19′00″N 7°29′00″E / 44.316667°N 7.483333°E44.316667; 7.483333 (Roccavione)
Altitudine 646 m s.l.m.
Superficie 19,15 km²
Abitanti 2 870[1] (31-08-2010)
Densità 149,87 ab./km²
Frazioni Brignola, Tetto Parachetto, Tetto Piano, Tetto nuovo, Tetto Cherro, Tetto Sales, Tetto Ghigo, Tetto Giordana, Tetto Massa Soprano, Tetto Battista Massa, Tetto Tonietto
Comuni confinanti Borgo San Dalmazzo, Boves, Roaschia, Robilante, Valdieri
Altre informazioni
Cod. postale 12018
Prefisso 0171
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 004192
Cod. catastale H453
Targa CN
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Nome abitanti Roccavionesi, Tarü (nome folkloristico)
Patrono san Magno
Giorno festivo terza domenica di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Roccavione
Sito istituzionale

Roccavione (Rocavion in piemontese ed in occitano) è un comune italiano di 2.870 abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte, situato alla confluenza tra la Valle Vermenagna e la Valle Gesso.

Fa parte della comunità montana delle Alpi del Mare[2].

Topografia[modifica | modifica wikitesto]

A circa dieci chilometri da Cuneo, sulla strada statale 20 del Colle di Tenda, sorge la cittadina di Roccavione, in una zona pianeggiante situata nel punto d'incontro delle Valli Gesso e Vermenagna. Taluni sostengono che il paese faccia parte della Val Gesso. Caratteristica del paese è la roccia di San Sudario, ultima propaggine della catena divisioria delle vallate, tagliata a picco per circa cento metri di altezza dal suo abitato. L'altura è così cara ai Roccavionesi, che è presente nel proprio simbolo araldico, con al di sopra la torre che capeggiava il borgo in età medievale, di cui si possono ancora visitare i resti. Folti boschi di castagni, ricchi di funghi, incorniciano a monte il paese, mentre a valle campi e prati degradano verso le rive dei Torrenti Gesso e Vermenagna. La statale giunge in centro al paese in Piazza Biagioni in cui è situato un olmo piantato non più di una quindicina di anni fa, al posto di una fontana tanto cara ai giovani del paese; dalla piazza si diramano le viuzze cittadine: Via Fratelli Giordanengo, in direzione Limone Piemonte; Via Roma, in direzione Roaschia, la quale muta in Via Luigi Barale all'altezza della chiesa parrocchiale. Parallela ad essa scorre Via della Repubblica sulla quale si trova Piazza Don Chesta dove vi sono le scuole e la biblioteca.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i ricchi boschi di castagni ed i prosperosi campi presenti in passato, la forte industrializzazione avvenuta negli anni '60 dovuta a ben due cementerie e una cartiera (attualmente tutte in fase di ridimensionamento dell'organico con conseguente aumento della disoccupazione del paese) ha depredato il territorio delle sue risorse attraverso l'apertura di molteplici cave estrattive che hanno modificato in maniera indelebile la geomorfologia e si suppone anche parzialmente l'idrogeologia della zona, privando in futuro le generazioni a venire della possibilità di ottenere un qualsivoglia impiego in attività legate al turismo ecosostenibile.

Nel tratto pianeggiante sono sparite le coltivazioni di gelsi per il declino dell'industria serica; rimangono invece numerosi gli alberi da frutta: noci, ciliegi, meli e peri coltivati da sparuti privati. Nella zona collinare e montana sono diffusi i boschi di castagni alla cui ombra si possono trovare funghi, fragole selvatiche, lamponi e mirtilli. Più in alto, oltre i mille metri si stendono folte selve di legno ceduo: faggi, tigli, querce e noccioli. Mille fiori variopinti adornano i boschi ed i prati: quando è ancora inverno primule e bucaneve spuntano ovunque; a primavera sbocciano le viole, i narcisi, i ranuncoli, le orchidee, la genzianella e l'arnica in estate la lavanda spunta sui costoni rocciosi.

Nell'ambiente circostante al centro abitato sono presenti molte varietà di uccelli come cùculi, gazze, ghiandaie, innumerevoli corvi, fagiani, quaglie, pernici, ma anche rapaci come falchi, gufi e civette. Nei boschi e nelle campagne è facile incontrare cervi e daini, inoltre si può riscontrare la presenza di molti cinghiali e volpi.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

L'antica "Rocha Corvaria"

Dominata dalla rupe detta del Santo Sudario Roccavione sorge a breve distanza dalla confluenza dei torrenti Gesso e Vermenagna. Sebbene non sia possibile conoscere l'origine del toponimo è certo che l'attuale denominazione risale al XII secolo. La forma Rochavione appare ben presto trasformata in "Roccaguidone" o in "Rupe Vidonis". L'attuale nome, fa chiaro riferimento alla rocca che sovrasta il paese. La prima notizia certa del paese risale al diploma dell'imperatore Enrico III (26 gennaio 1041) in cui Rocha Corvaria è citata tra le dipendenze del monastero di Pedona, confermate in dominio del vescovo d'Asti. Roccavione ricompare nel 1163, governato da propri signori sottoposti al marchese di Saluzzo.

Dipendenza nel Medioevo

Roccavione è tra le località che il diploma imperiale a favore del vescovo di Asti inseriva nei domini «inter Tanagrum et Sturam». Si caratterizza per la vivace presenza di signori locali, potenti in beni terrieri, che utilizzano per creare reti di alleanze e sostanzialmente giocare un ruolo politico rispetto al principato ecclesiastico, autorità sovralocale, a cui i loro domini sono direttamente soggetti. Così tra XI e secolo XII si garantiscono la protezione militare di Tenda (1198) e sottopongono i loro beni e diritti nel luogo e in quelli di Robilante, Vernante e Limone all’abate di S. Dalmazzo (25 maggio 1151) (Ribera 1929). Nel secolo XIII Roccavione rientra tra i domini interessati dall’espansione dei marchesi di Saluzzo.

Il Feudo

I predecessori dei Druda, signori di Roccavione nel XII secolo, sono Guglielmo Tasso, Pietro de Sapeda e Anselmo, che posseggono terre e prati sul colle di Tenda verso Limone. Tra i primi feudatari del luogo si ricordano le famiglie Ursi, Biscarra e Balangero, presenti sul posto fino al XIV secolo (Casalis 1847, vol. XVI, p. 525). Nel 1268 l’abate del monastero di Borgo S. Dalmazzo ottiene l’investitura del castello di Roccavione e «dei possessi della val Vermenagna e della val di Fer». Alla fine del XIII secolo i marchesi di Saluzzo rinnovano all’abate la giurisdizione su Roccavione e la val Vermenagna. Nel 1372 i marchesi di Ceva prestano atto di vassallaggio al conte Amedeo di Savoia per detto feudo, insieme ai luoghi di Andonno, Entraque, Borgo S. Dalmazzo, Roccavione e Valdieri. Comunque fino al 1392 i marchesi di Ceva restano investiti dei diritti signorili sul luogo. A metà del XV secolo il duca Amedeo investe la famiglia Cerrati di Boves dei «redditi e pertinenze della torre di Roccavione». Mentre nello stesso periodo i diritti sul pedaggio vengono ceduti dalla famiglia Tomatis ai conti Lascaris consignori di Briga. Infine Carlo Emanuele concede titolo marchionale ai possessi del principe Tommaso di Savoia insieme ai luoghi di Peveragno e Boves (1619). In seguito su parte delle rendite e giurisdizione vengono collocati i conti Biraghi, esponenti della nobiltà locale (1640). I quali alla fine del XVIII secolo acquisiscono anche il titolo marchionale. Mutamenti di distrettuazione: con la formazione dello Stato regionale sabaudo, i diritti signorili, che diverse famiglie locali mantengono sul luogo, vengono subordinati di fatto all’autorità del marchese di Saluzzo, e territorialmente inclusi nella ripartizione amministrativa omonima, creata dai Duchi di Savoia. In seguito al riassetto statale che tra XVII e XVIII secolo organizza il dominio in province, s’istituisce la provincia di Cuneo, in cui Roccavione entra definitivamente a far parte. Eccettuato il breve periodo di dominazione francese (1799-1815), in cui soppresse le strutture amministrative sabaude, il territorio è organizzato nel dipartimento dello Stura, Roccavione resta stabilmente compreso nella provincia di Cuneo. A seguito dell’accorpamento albertino, la provincia di Cuneo riunisce le “antiche province” soppresse di Alba, Mondovì e Saluzzo (1859).

Durante la Seconda guerra mondiale Roccavione fu un centro fortemente interessato dalla lotta partigiana alla quale presero parte e diedero la vita molti residenti, a loro sono dedicate alcune vie del paese e la piazzetta del centro storico tra Via Roma e Via Fratelli Giordanengo.

Nidus Hereticorum[modifica | modifica wikitesto]

«Nidus hereticorum» fu Roccavione fin da quando Crociati e Inquisitori cacciarono catari e valdesi dalle terre della Linguadoca. Secondo alcuni studiosi, Roccavione fu addirittura una culla leggendaria dell’eresia: di qui sarebbe partito Marcus, il primo vescovo della chiesa càtara italiana che partecipò al Concilio di Saint Félix de Lauragais. Certo Roccavione era luogo sulla strada più battuta dai fuggiaschi, quella del Col di Tenda. Dice Anselmo d’Alessandria: «ad Rocavien, et est locus apud Cuneum, ubi stabant cathari qui venerant de Francia ad habitandum» (a Roccavione, luogo presso Cuneo, in cui si stabilirono catari venuti dalla Francia). Catari e Valdesi furono dunque uniti nella persecuzione e si ritrovarono sugli stessi cammini d’esilio. Uno dei rari testi catari (il «manoscritto di Dublino») fu d’altronde ritrovato proprio nelle Valli occitane d’Italia, negli archivi della Chiesa Valdese.

Da queste vicende deriva il nome folkroristico tarü, ovvero catari.

Inoltre quasi ogni anno (dipende dagli umori dell'amministrazione e della Pro Loco) nel mese di giugno avviene una rievocazione storica: "La Rocca dei Catari" nella quale il comune ripropone l'età medievale dell'eresia.

Beni artistici e ambientali[modifica | modifica wikitesto]

Rimangono pochi ruderi dell'antico castello dell'XI secolo e della Cappella del Santo Sudario del 651. Un altro castello si trova a circa un'ora di cammino, nei pressi del Bec d'Arnostia. Dalla vetta del Becco (903 metri) si gode un eccezionale panorama sulle tre valli (Gesso, Vermenagna e Stura). Seguendo la cresta spartiacque, si arriva al Bec Berciassa (962 metri), sede di un importante insediamento dell'Età del ferro (III secolo a.C.). A pochi metri dalla sommità del picco si apre il cosiddetto "garb d'la Reina Jana", profonda spaccatura della roccia legata a una leggenda intorno alla figura della regina Giovanna I d'Angiò (1343-1382). Sulle alture si possono attraversare antiche borgate abbandonate, che conservano costruzioni in pietra con i tipici tetti di lose e ballatoi in legno. Numerosi sono inoltre i piloni votivi di epoca ottocentesca. Per gli amanti del "free climbing", si segnala la nota palestra di roccia detta "l Bec di Porte". Degne di visita sono: la barocca Chiesa di Santa Croce, la Parrocchiale della Visitazione della Beata Vergine.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

"Fiera delle erbette": terza domenica di maggio;

"La Rocca dei Catari": secondo sabato di giugno;

"San Magno" festa patronale: terza domenica di agosto;

"Castangata/Sagra del marrone": seconda domenica di ottobre.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 2004 7 giugno 2009 Arnaldo Giraudo Lista Civica Sindaco
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Germana Avena Lista Civica Sindaco
26 maggio 2014 in carica Germana Avena Lista Civica Sindaco

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2011.
  2. ^ Statuto della comunità montana delle Alpi del Mare (PDF). URL consultato il 22 luglio 2011.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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