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Sh2-59

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Sh2-59
Regione H II
Sh2-59.jpg
Sh2-59
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneScudo
Ascensione retta18h 37m :[1]
Declinazione-07° 35′ :[1]
Coordinate galattichel = 24,5; b = -00,2[1]
Distanza17825 (?)[2] a.l.
(5468 (?)[2] pc)
Magnitudine apparente (V)-
Dimensione apparente (V)20' x 20'
Caratteristiche fisiche
TipoRegione H II
Classe3 2 1[3]
Altre designazioni
RCW 172; LBN 80;[1] Avedisova 400
Mappa di localizzazione
Sh2-59
Scutum IAU.svg
Categoria di regioni H II

Coordinate: Carta celeste 18h 37m 00s, -07° 35′ 00″

Sh2-59 (nota anche come RCW 172) è una nebulosa a emissione visibile nella costellazione dello Scudo.

Si individua nella parte centrosettentrionale della costellazione, circa 1° a NNE della stella α Scuti; si estende per una ventina di minuti d'arco in direzione di una regione della Via Lattea fortemente oscurata da dense nubi di polveri. Il periodo più indicato per la sua osservazione nel cielo serale ricade fra giugno e novembre; trovandosi a soli 7° dall'equatore celeste, può essere osservata indistintamente da tutte le regioni popolate della Terra.

Si tratta di una regione H II costituente la porzione più illuminata di un esteso complesso nebuloso a forma di bolla ben visibile nelle immagini riprese alla lunghezza d'onda . La sua distanza è oggetto di dibattito: secondo uno studio del 2003 questa viene indicata come pari a 5470 parsec (circa 17830 anni luce),[2] collocandola quindi in una regione molto interna della Via Lattea; altri scienziati hanno derivato una distanza di 3100 parsec,[4] dunque in corrispondenza del bordo esterno del Braccio Scudo-Croce. Altri studi forniscono altre distanze o indicano un valore incerto o non determinato. Nella stessa direzione si osserva anche la stella binaria a raggi X Scutum X-1, con cui la nebulosa potrebbe non essere necessariamente legata fisicamente. Secondo il catalogo Avedisova, Sh2-59 è associata alla sorgente di radiazione infrarossa RAFGL 2203 e a una sorgente di onde radio, che indicherebbero attività di formazione stellare.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Simbad Query Result, su simbad.u-strasbg.fr. URL consultato il 4 settembre 2011.
  2. ^ a b c Paladini, R.; Burigana, C.; Davies, R. D.; Maino, D.; Bersanelli, M.; Cappellini, B.; Platania, P.; Smoot, G., A radio catalog of Galactic HII regions for applications from decimeter to millimeter wavelengths, in Astronomy and Astrophysics, vol. 397, gennaio 2003, pp. 213-226, DOI:10.1051/0004-6361:20021466. URL consultato il 4 settembre 2011.
  3. ^ Sharpless, Stewart, A Catalogue of H II Regions., in Astrophysical Journal Supplement, vol. 4, dicembre 1959, p. 257, DOI:10.1086/190049. URL consultato il 4 settembre 2011.
  4. ^ Crampton, D.; Georgelin, Y. M.; Georgelin, Y. P., First optical detection of W51 and observations of new H II regions and exciting stars, in Astronomy and Astrophysics, vol. 66, 1-2, maggio 1978, pp. 1-11. URL consultato il 4 settembre 2011.
  5. ^ Avedisova, V. S., A Catalog of Star-Forming Regions in the Galaxy, in Astronomy Reports, vol. 46, nº 3, marzo 2002, pp. 193-205, DOI:10.1134/1.1463097. URL consultato il 4 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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