Sh2-269

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Sh2-269
Regione H II
Sh2-269.jpg
Sh2-269
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneOrione
Ascensione retta06h 14m 39s[1]
Declinazione+13° 49′ 45″[1]
Coordinate galattichel = 196,5; b = -01,7[1]
Distanza12400[2] a.l.
(3800[2] pc)
Magnitudine apparente (V)-
Dimensione apparente (V)4' x 4'
Caratteristiche fisiche
TipoRegione H II
Classe3 2 3[3]
Dimensioni12,7 a.l.
(3,9 pc)
Altre designazioni
LBN 876[1] Avedisova 1878
Mappa di localizzazione
Sh2-269
Orion IAU.svg
Categoria di regioni H II

Coordinate: Carta celeste 06h 14m 39s, +13° 49′ 45″

Sh2-269 è una nebulosa a emissione visibile nella costellazione di Orione.

Si osserva nella parte orientale della costellazione, a pochi gradi dal confine con l'Unicorno; è individuabile a pochissimi primi dalla stella HD 43112, di magnitudine 5,91, posta a sua volta circa 1° a ESE di ξ Orionis, che essendo di quarta magnitudine è ben visibile anche ad occhio nudo. La sua declinazione non è particolarmente settentrionale e ciò fa sì che sia osservabile agevolmente da entrambi gli emisferi celesti, sebbene gli osservatori dell'emisfero boreale siano leggermente più avvantaggiati; il periodo in cui raggiunge la più alta elevazione sull'orizzonte è compreso fra i mesi di novembre e marzo.

Si tratta di una regione H II situata sul Braccio di Perseo, uno dei bracci di spirale maggiori della Via Lattea, a una distanza di 3800 parsec (12400 anni luce); possiede una massa di idrogeno ionizzato pari a 8700 masse solari ed è attraversata in senso nord-sud da una banda oscura che la divide apparentemente in due parti. La principale responsabile della ionizzazione dei gas della nube è una stella azzurra di sequenza principale di classe spettrale B0.5V posta nella sezione occidentale, cui se ne aggiunge un'altra non visibile otticamente, ma solo agli infrarossi; questa seconda stella è probabilmente di classe O8 o O9.5.[2] La parte occidentale contiene anche un ammasso di un'ottantina di sorgenti infrarosse coincidenti con stelle giovani, fra cui spicca la sorgente IRAS 06117+1350; in aggiunta a queste sono noti tre maser e un oggetto HH, noto come HH 191,[4][5] che costituiscono evidenti prove del fatto che i fenomeni di formazione stellare sono stati attivi in un periodo astronomicamente molto recente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Simbad Query Result, su simbad.u-strasbg.fr. URL consultato il 1º dicembre 2009.
  2. ^ a b c Godbout, Steve; Joncas, Gilles; Durand, Daniel; Arsenault, Robin, The H II Region Sharpless 269. I. Morphological Study of the Radial Velocity, Velocity Dispersion, and Density Fields, in Astrophysical Journal, vol. 478, marzo 1997, p. 271, DOI:10.1086/303788. URL consultato il 1º dicembre 2009.
  3. ^ Sharpless, Stewart, A Catalogue of H II Regions., in Astrophysical Journal Supplement, vol. 4, dicembre 1959, p. 257, DOI:10.1086/190049. URL consultato il 1º dicembre 2009.
  4. ^ Eiroa, C.; Casali, M. M., The S 269 stellar cluster, in Astronomy and Astrophysics, vol. 303, novembre 1995, p. 87. URL consultato il 1º dicembre 2009.
  5. ^ Avedisova, V. S., A Catalog of Star-Forming Regions in the Galaxy, in Astronomy Reports, vol. 46, nº 3, marzo 2002, pp. 193-205, DOI:10.1134/1.1463097. URL consultato il 1º dicembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume I - The Northern Hemisphere to -6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-14-X.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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