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Sh2-58

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Sh2-58
Regione H II
Sh2-58
Sh2-58
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneScudo
Ascensione retta18h 31m :[1]
Declinazione-08° 28′ :[1]
Coordinate galattichel = 23,1; b = +00,6[1]
Distanza8060[2] a.l.
(2472[2] pc)
Magnitudine apparente (V)-
Dimensione apparente (V)8' x 8'
Caratteristiche fisiche
TipoRegione H II
Classe3 2 2[3]
Dimensioni8,8 a.l.
(2,7 pc)
Altre designazioni
RCW 171; LBN 79;[1] Avedisova 349
Mappa di localizzazione
Sh2-58
Scutum IAU.svg
Categoria di regioni H II

Coordinate: Carta celeste 18h 31m 00s, -08° 28′ 00″

Sh2-58 (nota anche come RCW 171) è una nebulosa a emissione visibile nella costellazione dello Scudo.

Si individua nella parte occidentale della costellazione, circa 1° a SW della stella α Scuti; si estende per 8 minuti d'arco in direzione di una regione della Via Lattea fortemente oscurata da dense nubi di polveri. Il periodo più indicato per la sua osservazione nel cielo serale ricade fra giugno e novembre; trovandosi a soli 9° dall'equatore celeste, può essere osservata indistintamente da tutte le regioni popolate della Terra.

Si tratta di una remota regione H II situata sul bordo interno del Braccio del Sagittario alla distanza di circa 2470 parsec (circa 8060 anni luce), a circa 300 parsec dalla regione dell'associazione Sagittarius OB4; a questa nebulosa sarebbe associata la nube molecolare SYCSW 317, individuata tramite le sue emissioni alla lunghezza d'onda del CO,[4] e la sorgente di onde radio [L89b] 23.115+0.556, coincidente con una regione H II compatta.[5] Ulteriori indizi di fenomeni di formazione stellare attivi sono dati dalla presenza della sorgente di radiazione infrarossa RAFGL 5246S.[6]

L'area di cielo in cui si trova Sh2-58 comprende la vicina nube Sh2-57, dalla quale è apparentemente separata dalla nebulosa oscura LDN 446, e la grande superbolla nota come Scutum supershell; tuttavia le distanza dei singoli oggetti sono diverse fra loro e pertanto non vi sarebbe alcuna relazione fisica fra di essi: Sh2-57 si troverebbe infatti a 1500 parsec dal sistema solare,[7] dunque molto in primo piano, mentre la superbolla farebbe parte del Braccio Scudo-Croce, essendo alla distanza di circa 3400 parsec.[8] Ancora più distante sarebbe invece il resto di supernova W41.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Simbad Query Result, su simbad.u-strasbg.fr. URL consultato il 4 settembre 2011.
  2. ^ a b Paladini, R.; Burigana, C.; Davies, R. D.; Maino, D.; Bersanelli, M.; Cappellini, B.; Platania, P.; Smoot, G., A radio catalog of Galactic HII regions for applications from decimeter to millimeter wavelengths, in Astronomy and Astrophysics, vol. 397, gennaio 2003, pp. 213-226, DOI:10.1051/0004-6361:20021466. URL consultato il 4 settembre 2011.
  3. ^ Sharpless, Stewart, A Catalogue of H II Regions., in Astrophysical Journal Supplement, vol. 4, dicembre 1959, p. 257, DOI:10.1086/190049. URL consultato il 4 settembre 2011.
  4. ^ Scoville, N. Z.; Yun, Min Su; Sanders, D. B.; Clemens, D. P.; Waller, W. H., Molecular clouds and cloud cores in the inner Galaxy, in Astrophysical Journal Supplement Series, vol. 63, aprile 1987, pp. 821-915, DOI:10.1086/191185. URL consultato il 4 settembre 2011.
  5. ^ Lockman, Felix J., A survey of radio H II regions in the northern sky, in Astrophysical Journal Supplement Series, vol. 71, novembre 1989, pp. 469-479, DOI:10.1086/191383. URL consultato il 4 settembre 2011.
  6. ^ Avedisova, V. S., A Catalog of Star-Forming Regions in the Galaxy, in Astronomy Reports, vol. 46, nº 3, marzo 2002, pp. 193-205, DOI:10.1134/1.1463097. URL consultato il 4 settembre 2011.
  7. ^ Blitz, L.; Fich, M.; Stark, A. A., Catalog of CO radial velocities toward galactic H II regions, in Astrophysical Journal Supplement Series, vol. 49, giugno 1982, pp. 183-206, DOI:10.1086/190795. URL consultato il 4 settembre 2011.
  8. ^ Sterling, N. C.; Savage, B. D.; Richter, P.; Fabian, D.; Sembach, K. R., Far Ultraviolet Spectroscopic Explorer Observations of O VI Overlying the Scutum Supershell, in The Astrophysical Journal, vol. 567, nº 1, marzo 2002, pp. 354-362, DOI:10.1086/338421. URL consultato il 4 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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