Sh2-235

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Sh2-233)
Sh2-235
Regione H II
Sh2-235 e la regione associata
Sh2-235 e la regione associata
Dati osservativi
(epoca J2000)
Costellazione Auriga
Ascensione retta 05h 40m 53s[1]
Declinazione +35° 41′ 31″[1]
Coordinate galattiche l = 173,7; b = +02,7[1]
Distanza 5870[2] a.l.
(1800[2] pc)
Magnitudine apparente (V) -
Dimensione apparente (V) 40' x 40'
Caratteristiche fisiche
Tipo Regione H II
Dimensioni 20,5[2] a.l.
(6,3[2] pc)
Altre designazioni
G174+2.5[2]
Mappa di localizzazione
Sh2-235
Auriga IAU.svg
Categoria di regioni H II

Coordinate: Carta celeste 05h 40m 53s, +35° 41′ 31″

Sh2-235 è una regione H II visibile nella costellazione dell'Auriga; è la nube centrale di un complesso nebuloso molecolare ad essa associato, comprendente altre nebulose vicine e catalogato come G174+2.5.

La sua posizione fisica è all'interno del Braccio di Perseo e mostra sia segni di formazione stellare avvenuti in passato, sia oggetti associati a fenomeni ancora in atto; la regione Sh2-235 è la più attiva del complesso e presenta al suo interno diversi oggetti stellari nelle prime fasi della loro vita, più un gran numero di sorgenti infrarosse e radio. La distanza media è stata stimata essere di circa 5870 anni luce.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Mappa per individuare la regione di Sh2-235.

Sh2-235 e il sistema di nebulose ad essa associate si individuano nella parte centrale della costellazione dell'Auriga, sul bordo di una regione ricca di stelle di fondo a causa della presenza della scia della Via Lattea; la loro posizione è facilmente recuperabile circa 4° a WSW della brillante stella θ Aurigae, che ha una magnitudine apparente pari a 2,65. Sh2-235 è la nebulosa più brillante del complesso di cui fa parte ed è visibile con un potente telescopio amatoriale o meglio ancora nelle fotografie a lunga esposizione come una macchia chiara molto pallida; le nubi circostanti sono invece visibili specialmente in immagini sensibili al vicino infrarosso.

Il periodo più indicato per l'osservazione di questo sistema nebuloso nel cielo della sera ricade genericamente nei mesi compresi fra novembre e aprile. Dall'emisfero boreale la visibilità è notevolmente facilitata, grazie al fatto che si trova a una declinazione moderatamente settentrionale; attorno al 36°N l'area di cielo che ospita le nebulose è visibile perfettamente allo zenit nelle sere della prima metà dell'inverno. Dall'emisfero australe invece la sua osservazione è resa più difficoltosa, sebbene sia comunque visibile fino a una latitudine di 54°S.[3]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Sh2-235, la nebulosa più brillante del complesso, in cui sono in atto fenomeni di formazione stellare.

Sh2-235 è la nebulosa più centrale e più luminosa di una regione H II nota come G174+2.5; si osserva in direzione della parte settentrionale dell'associazione OB Aur OB1 e comprende le nebulose catalogate come Sh2-231, Sh2-232, Sh2-233 e Sh2-235, individuate come singole nebulose nel censimento delle regioni H II compiuto nel 1959.[4] Sebbene nelle immagini ottiche esse appaiano come nebulose distinte, in realtà appartengono tutte ad un'unica nube molecolare gigante, di cui alcune parti appaiono illuminate da stelle giovani e calde.[2] Questa nube viene a trovarsi nel Braccio di Perseo ad una latitudine galattica che la colloca leggermente decentrata rispetto al centro del disco galattico; le misurazioni della distanza indicano un lasso compreso fra 1600 e 2000 parsec, dunque viene normalmente indicato come pari a circa 1800 parsec (5870 anni luce circa).[5]

Si tratta di una regione H II in una fase molto evoluta, come è testimoniato dal suo aspetto irregolare e disomogeneo. La stella eccitatrice dei gas è una nana blu catalogata come BD+35° 1201, con classe spettrale O9.5V e una magnitudine apparente di 10,54; si tratta anche della stella più luminosa dell'intero complesso.[6] Al suo interno sono presenti tre piccole sottoregioni associate a stelle giovani, che sono state indicate come Sh2-235A, Sh2-235B e Sh2-235C; le prime due sono le più cospicue e presentano al loro interno dei maser ad acqua, un maser a metanolo e uno a monossido di silicio,[7] che essendo associati a oggetti stellari giovani sono una chiara evidenza della presenza di fenomeni di formazione stellare in atto al loro interno. Fra le regioni A e B, circa un primo d'arco a sud del complesso nebuloso principale, è inoltre presente un addensamento di gas molto compatto delle dimensioni inferiori a mezzo parsec, in cui si trova un getto quadripolare, un ammasso di sorgenti infrarosse immerso in profondità nella nube e due sorgenti di onde radio, catalogate come VLA-1 e VLA-2, tutti oggetti che rappresentano diversi stadi iniziali dell'evoluzione stellare; la sorgente radio VLA-1 coincide con uno dei maser rilevati in precedenza, mentre la sorgente VLA-2 si trova nei pressi della regione B e porebbe essere associata ad una stella in una fase più evoluta.[8]

Ambiente circostante[modifica | modifica wikitesto]

Sh2-233, una regione molto compatta in cui hanno luogo fenomeni di formazione stellare.

L'ambiente in cui si trova Sh2-235 è ricco di addensamenti nebulosi in cui si trovano stelle giovani e calde; fra queste, le più estese, anche se non le più luminose e compatte, sono Sh2-231 e Sh2-232, talvolta indicate con l'unica sigla LBN 808. Si tratta di due regioni molto evolute la cui stella ionizzante è situata a metà strada fra le due, ad est del semiarco formato da Sh2-231 e a sudovest del grande complesso di Sh2-232; questa stella è catalogata come ALS 8476, una nana blu di magnitudine 10,79. Il loro grado di evoluzione è testimoniato sia dalla bassa densità elettronica, sia dalla mancanza di una struttura regolare e uniforme.[9]

Sh2-233 è una regione H II di piccole dimensioni, il cui gas viene eccitato da USNO-A2 1200-03588518, una stella gigante brillante azzurra di classe B1.5II; al suo interno è nota una sorgente IRAS catalogata come 05351+3549, mentre non è stato identificato alcun maser.[10] Circa 10 primi d'arco a sudest della regione si trova un addensamento noto come Sh2-233IR e che riporta anche la sigla IRAS 05358+3543; nella regione, profondamente immersi nella nebulosità, si trovano due giovani ammassi aperti, denominati con la loro posizione, NE (cui la sorgente IRAS è associata) e SW.[5] Nella regione sono stati individuati dei maser ad acqua e a metanolo, facendo così intendere che la sorgente IRAS faccia parte di un protoammasso molto giovane, la cui attività è stata captata a più lunghezze d'onda; la polarizzazione appare più debole in direzione dell'ammasso SW. 1,5' a SSE di Sh2-233IR si trova una regione H II ipercompatta catalogata come G173.58+2.45, associata con una grande nube molecolare, al cui interno si trova un piccolo ammasso di stelle giovanissime e ancora in formazione (Classe I e II), più un maser ad acqua.[11]

L'ambiente galattico in cui giace il complesso è il medesimo in cui si trova l'associazione OB Aur OB1; quest'associazione conta 15 stelle principalmente di classe spettrale O e B, cui se ne aggiungono due di classe M e una di classe K. La stella più luminosa dell'associazione è HD 31327, una supergigante blu di classe B2Ib con una magnitudine apparente pari a 9,69; le altre componenti censite hanno delle magnitudini comprese fra la nona e l'undicesima.[12] La distanza media dell'associazione è di circa 1320 parsec (4300 anni luce) ed è centrata sul ben noto ammasso aperto M36.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Simbad Query Result, simbad.u-strasbg.fr. URL consultato il 17 ottobre 2009.
  2. ^ a b c d e f Heyer, Mark H.; Carpenter, John M.; Ladd, E. F., Giant Molecular Cloud Complexes with Optical H II Regions: 12CO and 13CO Observations and Global Cloud Properties, in Astrophysical Journal, vol. 463, giugno 1996, p. 630, DOI:10.1086/177277. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  3. ^ Una declinazione di 36°N equivale ad una distanza angolare dal polo nord celeste di 54°; il che equivale a dire che a nord del 54°N l'oggetto si presenta circumpolare, mentre a sud del 54°S l'oggetto non sorge mai.
  4. ^ Sharpless, Stewart, A Catalogue of H II Regions, in Astrophysical Journal Supplement, vol. 4, dicembre 1959, p. 257, DOI:10.1086/190049. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  5. ^ a b Porras, A.; Cruz-González, I.; Salas, L., Young stellar clusters and H_2 nebulosities in S233IR, in Astronomy and Astrophysics, vol. 361, settembre 2000, pp. 660-670. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  6. ^ Georgelin, Y. M.; Lortet-Zuckermann, M. C.; Monnet, G., Interaction of hot stars and of the interstellar medium. VII - The rate and fate of stellar ultraviolet photons, in Astronomy and Astrophysics, vol. 42, nº 2, agosto 1975, pp. 273-285. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  7. ^ Harju, J.; Lehtinen, K.; Booth, R. S.; Zinchenko, I., A survey of SiO emission towards interstellar masers. I. SiO line characteristics, in Astronomy and Astrophysics Supplement, vol. 132, ottobre 1998, pp. 211-231, DOI:10.1051/aas:1998448. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  8. ^ Felli, M.; Massi, F.; Robberto, M.; Cesaroni, R., New signposts of massive star formation in the S235A-B region, in Astronomy and Astrophysics, vol. 453, nº 3, luglio 2006, pp. 911-922, DOI:10.1051/0004-6361:20054646. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  9. ^ Israel, F. P.; Felli, M., Aperture synthesis observations of galactic H II regions. VIII - S106 and S235: Regions of star formation, in Astronomy and Astrophysics, vol. 63, nº 3, febbraio 1978, pp. 325-334. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  10. ^ Bronfman, L.; Nyman, L.-A.; May, J., A CS(2-1) survey of IRAS point sources with color characteristics of ultra-compact HII regions, in Astronomy and Astrophysics Supplement, vol. 115, p. 81. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  11. ^ Varricatt, Watson P.; Davis, Christopher J.; Adamson, Andrew J., Multi-epoch infrared photometric study of the star-forming region G173.58+2.45, in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 359, nº 1, maggio 2005, pp. 2-15, DOI:10.1111/j.1365-2966.2005.08882.x. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  12. ^ Humphreys, R. M., Studies of luminous stars in nearby galaxies. I. Supergiants and O stars in the Milky Way, in Astrophysical Journal Supplement Series, vol. 38, dicembre 1978, pp. 309-350, DOI:10.1086/190559. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  13. ^ Barkhatova, K. A.; Zakharova, P. E.; Shashkina, L. P.; Orekhova, L. K., The open cluster NGC 1960, in Soviet Astronomy, vol. 29, ottobre 1985, pp. 499-501. URL consultato il 18 ottobre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Testi generali[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Stephen James O'Meara, Deep Sky Companions: Hidden Treasures, Cambridge University Press, 2007, ISBN 0-521-83704-9.
  • (EN) Robert Burnham, Jr, Burnham's Celestial Handbook: Volume Two, New York, Dover Publications, Inc., 1978.
  • (EN) Chaisson, McMillan, Astronomy Today, Englewood Cliffs, Prentice-Hall, Inc., 1993, ISBN 0-13-240085-5.
  • (EN) Thomas T. Arny, Explorations: An Introduction to Astronomy, 3 updatedª ed., Boston, McGraw-Hill, 2007, ISBN 0-07-321369-1.
  • AA.VV, L'Universo - Grande enciclopedia dell'astronomia, Novara, De Agostini, 2002.
  • J. Gribbin, Enciclopedia di astronomia e cosmologia, Milano, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50517-8.
  • W. Owen, et al, Atlante illustrato dell'Universo, Milano, Il Viaggiatore, 2006, ISBN 88-365-3679-4.
  • J. Lindstrom, Stelle, galassie e misteri cosmici, Trieste, Editoriale Scienza, 2006, ISBN 88-7307-326-3.

Testi specifici[modifica | modifica wikitesto]

Sull'evoluzione stellare[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) C. J. Lada, N. D. Kylafits, The Origin of Stars and Planetary Systems, Kluwer Academic Publishers, 1999, ISBN 0-7923-5909-7.
  • A. De Blasi, Le stelle: nascita, evoluzione e morte, Bologna, CLUEB, 2002, ISBN 88-491-1832-5.
  • C. Abbondi, Universo in evoluzione dalla nascita alla morte delle stelle, Sandit, 2007, ISBN 88-89150-32-7.
  • M. Hack, Dove nascono le stelle. Dalla vita ai quark: un viaggio a ritroso alle origini dell'Universo, Milano, Sperling & Kupfer, 2004, ISBN 88-8274-912-6.

Sulla regione di Sh2-235[modifica | modifica wikitesto]

Carte celesti[modifica | modifica wikitesto]

  • Toshimi Taki, Taki's 8.5 Magnitude Star Atlas, geocities.jp, 2005. - Atlante celeste liberamente scaricabile in formato PDF.
  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume I - The Northern Hemisphere to -6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-14-X.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0, 2ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Tirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80084-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Oggetti del profondo cielo Portale Oggetti del profondo cielo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di oggetti non stellari