RCW 75

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
RCW 75
Regione H II
RCW 75.jpg
RCW 75
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneCentauro
Ascensione retta13h 19m 46s[1]
Declinazione-62° 30′ 42″[1]
Coordinate galattichel = 306,2; b = +00,2[1]
Distanza6520[2] a.l.
(2000[2] pc)
Magnitudine apparente (V)-
Dimensione apparente (V)18' x 13'[3]
Caratteristiche fisiche
TipoRegione H II
Altre designazioni
Gum 48a; GRS 306.30 +00.20;[1] Avedisova 2488
Mappa di localizzazione
RCW 75
Centaurus IAU.svg
Categoria di regioni H II

Coordinate: Carta celeste 13h 19m 46s, -62° 30′ 42″

RCW 75 (nota anche come Gum 48a) è una nebulosa a emissione visibile nella costellazione del Centauro.

Si individua nella parte meridionale della costellazione, immersa nella scia luminosa della Via Lattea del sud; la sua posizione si trova a metà strada fra le brillanti stelle Acrux e Hadar. Non è visibile attraverso un binocolo, ma può essere scorta al telescopio e fotografata senza eccessive difficoltà. Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo della sera ricade nei mesi compresi fra febbraio e luglio, ed esclusivamente dalle regioni dell'emisfero australe e da quelle boreali tropicali.

RCW 75 è una grande regione H II situata sul Braccio del Sagittario a una distanza non inferiore ai 2000 parsec (6520 anni luce);[2] appare fisicamente associato all'ammasso aperto Stock 16, dalle cui stelle più massicce viene ionizzata. Stock 16 costituisce uno degli addensamenti maggiori di Centaurus OB1,[4] una grande associazione OB in cui sono note 24 stelle massicce di classe spettrale O, B e A, fra le quali spiccano alcune supergiganti blu, una ipergigante bianca e due stelle di Wolf-Rayet.[5] Fra le stelle maggiormente responsabili della ionizzazione di RCW 75 vi sarebbero le due stelle blu HD 115455 e DM-61 3587, la cui età non sarebbe superiore a 6 milioni di anni.

Al complesso nebuloso sarebbe associata anche la complessa nebulosa a riflessione vdBH 60, le cui quattro componenti, indicate con le lettere dalla a alla d, sembrano associate a differenti ammassi di sorgenti di radiazione infrarossa a distanze comprese fra 2100 e 2400 parsec.[6] Il satellite IRAS ha identificato in questa regione quattro sorgenti infrarosse, indicate con le sigle IRAS 13158-6217, IRAS 13165-6217, IRAS 13168-6215 e IRAS 13168-6208,[7] quest'ultima coincidente con la stella Be WRAY 15-1090 (GSC 08994-01931), profondamente immersa nei gas della nube.[8]

Nelle vicinanze della nebulosa è presente anche il vasto complesso nebuloso di Ced 122, ben visibile poco più a sud, che si estende per alcuni gradi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Simbad Query Result, su simbad.u-strasbg.fr. URL consultato il 30 settembre 2010.
  2. ^ a b c Georgelin, Y. M.; Boulesteix, J.; Georgelin, Y. P.; Le Coarer, E.; Marcelin, M., Galactic structure between L = 305 deg and 312 deg, in Astronomy and Astrophysics, vol. 205, 1-2, ottobre 1988, pp. 95-104. URL consultato il 30 settembre 2010.
  3. ^ Rodgers, A. W.; Campbell, C. T.; Whiteoak, J. B., A catalogue of Hα-emission regions in the southern Milky Way, in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 121, nº 1, 1960, pp. 103–110. URL consultato il 30 settembre 2010.
  4. ^ Turner, D. G., The young open cluster Stock 16 - an example of star formation in an elephant trunk?, in Astrophysical Journal, Part 1, vol. 292, maggio 1985, pp. 148-154, DOI:10.1086/163140. URL consultato il 30 settembre 2010.
  5. ^ Kaltcheva, N. T.; Georgiev, L. N., Stromgren and H-Beta Photometry of Associations and Open Clusters - Part Three - CENTAURUS-OB1 and CRUX-OB1, in R.A.S. Monthly Notices, vol. 269, nº 2, luglio 1994, p. 289. URL consultato il 30 settembre 2010.
  6. ^ Dutra, C. M.; Bica, E.; Soares, J.; Barbuy, B., New infrared star clusters in the southern Milky Way with 2MASS, in Astronomy and Astrophysics, vol. 400, marzo 2003, pp. 533-539, DOI:10.1051/0004-6361:20030005. URL consultato il 30 settembre 2010.
  7. ^ Helou, George; Walker, D. W., Infrared astronomical satellite (IRAS) catalogs and atlases. Volume 7: The small scale structure catalog, in Infrared astronomical satellite (IRAS) catalogs and atlases, vol. 7, 1988, pp. 1-265. URL consultato il 30 settembre 2010.
  8. ^ Reed, B. Cameron, Catalog of Galactic OB Stars, in The Astronomical Journal, vol. 125, nº 5, maggio 2003, pp. 2531-2533, DOI:10.1086/374771. URL consultato il 30 settembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Oggetti del profondo cielo Portale Oggetti del profondo cielo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di oggetti non stellari