RCW 79

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
RCW 79
Regione H II
RCW 79.jpg
RCW 79
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneCentauro
Ascensione retta13h 39m 54s[1]
Declinazione-61° 45′ 00″[1]
Coordinate galattichel = 308,6; b = +00,6[1]
Distanza14000[2] a.l.
(4300[2] pc)
Magnitudine apparente (V)-
Dimensione apparente (V)9' x 5'[3]
Caratteristiche fisiche
TipoRegione H II
Dimensioni36 a.l.
(11 pc)
Altre designazioni
GRS 308.60 +00.60;[1] Gum 48c
Mappa di localizzazione
RCW 79
Centaurus IAU.svg
Categoria di regioni H II

Coordinate: Carta celeste 13h 39m 54s, -61° 45′ 00″

RCW 79 è una nebulosa a emissione visibile nella costellazione australe del Centauro.

Appare come una nube dalla forma rozzamente circolare situata nella parte meridionale della costellazione, immersa nei ricchi campi stellari della Via Lattea australe. Data la sua declinazione fortemente australe, la sua osservazione è possibile solo dalle regioni dell'emisfero australe terrestre e da quelle tropicali dell'emisfero boreale; dall'emisfero sud appare circumpolare fino alle latitudini subtropicali. Il periodo più indicato per la sua osservazione nel cielo serale va da marzo ad agosto.

Si tratta di una regione H II di forma anulare che circonda la stella responsabile della ionizzazione dei suoi gas, una stella blu di sequenza principale con classe spettrale O9.5V;[4] la sua distanza, determinata inizialmente attorno ai 4000 parsec (13000 anni luce),[5] è stata in seguito ricalcolata e portata a circa 5300±400 parsec (quasi 17300 anni luce).[4] Uno studio del 2003 la colloca invece a circa 4300 parsec, riprendendo così più da vicino la stima precedentemente fatta.[2]

RCW 79 possiede un'età di circa 1,6 milioni di anni, appare circondata da un disco di polveri e presenta al suo interno evidenze dell'attività di formazione stellare; sul lato sudorientale della nube è presente la sorgente di radiazione infrarossa IRAS 13374-6130, che coincide con una regione H II compatta, non osservabile in , costituita a sua volta da alcune componenti, facenti parte di un piccolo ammasso aperto in formazione. È presente anche un maser con emissioni sulla lunghezza d'onda del metanolo, dell'idrossido e dell'acqua, oltre ad alcune piccole condensazioni che potrebbero coincidere con giovani ammassi di oggetti stellari giovani di Classe I. La formazione stellare in questa nube potrebbe essere stata causata da una serie di fenomeni di collasso indotti dalla pressione e sta generando, specialmente sui bordi esterni, stelle di grande massa.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Simbad Query Result, su simbad.u-strasbg.fr. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  2. ^ a b c Russeil, D., Star-forming complexes and the spiral structure of our Galaxy, in Astronomy and Astrophysics, vol. 397, gennaio 2003, pp. 133-146, DOI:10.1051/0004-6361:20021504. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  3. ^ Rodgers, A. W.; Campbell, C. T.; Whiteoak, J. B., A catalogue of Hα-emission regions in the southern Milky Way, in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 121, nº 1, 1960, pp. 103–110. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  4. ^ a b Cohen, Martin; Green, Anne J.; Parker, Quentin A.; Mader, Stacy; Cannon, Russell D., Mid-infrared, Hα and radio continuum images of an unusual HII region, G308.70 + 0.60, in Monthly Notice of the Royal Astronomical Society, vol. 336, nº 3, novembre 2002, pp. 736-746, DOI:10.1046/j.1365-8711.2002.05777.x. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  5. ^ Avedisova, V. S.; Palous, Jan, Kinematics of star forming regions, in Astronomical Institutes of Czechoslovakia, Bulletin, vol. 40, nº 1, febbraio 1989, pp. 42-52. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  6. ^ Zavagno, A.; Deharveng, L.; Comerón, F.; Brand, J.; Massi, F.; Caplan, J.; Russeil, D., Triggered massive-star formation on the borders of Galactic H II regions. II. Evidence for the collect and collapse process around RCW 79, in Astronomy and Astrophysics, vol. 446, nº 1, gennaio 2006, pp. 171-184, DOI:10.1051/0004-6361:20053952. URL consultato l'8 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Oggetti del profondo cielo Portale Oggetti del profondo cielo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di oggetti non stellari