Diritti LGBT in Italia

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L'Italia avvolta dai colori della bandiera arcobaleno

I diritti delle persone LGBT in Italia sono meno tutelati rispetto agli altri Paesi dell'Europa occidentale.[1][2][3][4][5] I cittadini italiani LGBT, infatti, affrontano ostacoli dal punto di vista legale non incontrati da cittadini non-LGBT per quanto riguarda le adozioni e il riconoscimento del matrimonio egualitario, a causa della mancanza di specifiche norme nel Paese.[3][5]

L'opinione pubblica sull'omosessualità è generalmente considerata sempre più liberale, più o meno in linea con la media europea. Ciononostante, nel paese sono ancora numerosi i casi di discriminazione nei confronti delle persone LGBT.[6][7] Secondo un sondaggio realizzato da Eurispes nel 2022, la maggioranza degli italiani è a favore delle unioni civili (67,1%) e del matrimonio egualitario (61,3%), mentre solo il 48,3% è a favore dell'adozione congiunta da parte di coppie dello stesso sesso.[8]

I rapporti tra persone dello stesso sesso sia maschili sia femminili non sono più puniti per legge dal 1º gennaio 1890, con l'entrata in vigore del Codice Zanardelli.[9] Le persone transgender possono cambiare legalmente sesso dal 1982.[10]

Dal 5 giugno 2016 le coppie dello stesso sesso possono accedere alle unioni civili, istituite con la Legge n. 76 del 20 maggio 2016, che garantisce la maggior parte dei diritti del matrimonio, con l'eccezione delle adozioni.[11] L'Italia fu uno degli ultimi Paesi dell'Europa occidentale ad approvare una legge sulle unioni civili.[12] La legge n. 76 fornisce, inoltre, alle coppie conviventi, siano esse dello stesso sesso o di sesso opposto, alcuni diritti minimi.[13] Il diritto all'adozione del configlio, rimosso all'ultimo dalla legge,[14] è stato al centro di diverse sentenze giuridiche, inclusa una della Corte suprema di cassazione.[15]

Sebbene le discriminazioni in ambito lavorativo basate sull'orientamento sessuale siano vietate sin dal 9 luglio 2003, in attuazione di una direttiva dell'Unione europea,[16] nessun'altra legge nazionale contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere è stata al momento introdotta ampliando il divieto di discriminazione negli altri settori; peraltro, alcune regioni italiane si sono mosse in tal senso con alcune leggi a efficacia limitata sin dal 2004. Nonostante sia dal 2006 che il Parlamento europeo richiede all'Italia di colmare questo vuoto legislativo, l'ultimo tentativo (Ddl Zan del 2021) si è rivelato fallimentare.[17]

Secondo il rapporto ILGA-Europe del 2022, l'Italia si classifica 33ª su 49 Paesi europei per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT.[18]

Legalità dei rapporti tra persone dello stesso sesso[modifica | modifica wikitesto]

L'Unità d'Italia e il Codice Zanardelli[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà dell'Ottocento diversi Stati preunitari adottarono nuovi codici penali che, prendendo a modello il codice penale francese del 1810, non prevedevano pene per i rapporti tra persone dello stesso sesso.[19] Tali stati furono il Regno delle Due Sicilie nel 1819,[20] il Ducato di Parma e Piacenza nel 1820,[21] il Granducato di Toscana nel 1853[22] e il Ducato di Modena e Reggio nel 1855.[23] I rapporti omosessuali rimasero invece criminalizzati nel Regno di Sardegna, dove l'articolo 425 del codice penale sabaudo puniva gli atti di "libidine contro natura" con il carcere o i lavori forzati fino a dieci anni,[24] nel Regno Lombardo-Veneto, dove l'articolo 129 del codice penale austriaco del 1852 puniva gli atti di "libidine con persone del medesimo sesso" con il carcere duro da uno a cinque anni,[25] e nello Stato Pontificio, dove l'articolo 178 del Regolamento su i delitti e sulle pene del 1832 puniva i "colpevoli di delitto consumato contro natura" con l'ergastolo.[26]

Con la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861, il codice penale sabaudo fu esteso al resto della penisola, ma con alcune notevoli eccezioni: il codice penale toscano del 1853, che non criminalizzava i rapporti omosessuali, continuò ad essere applicato nei territori dell'ex Granducato di Toscana,[27] e una serie di articoli, compreso il numero 425, non furono estesi alle province napoletane dell'ex Regno delle Due Sicilie.[28] Si venne quindi a creare un situazione decisamente anomala in cui i rapporti tra persone dello stesso sesso erano illegali in alcune zone del paese e legali in altre.[27]

Questa bizzarra situazione venne sanata solo con l'approvazione del codice penale italiano del 1889, entrato in vigore il 1º gennaio 1890, che si applicava all'intero territorio del Regno d'Italia.[29] Il nuovo codice, comunemente noto come "Codice Zanardelli" dal nome dell'allora ministro di Grazia e Giustizia, non conteneva alcuna menzione di "atti contro natura" e decriminalizzò di conseguenza i rapporti tra persone dello stesso sesso in tutto il paese. Questa decisione non fu però motivata da un atteggiamento liberale nei confronti dei rapporti omosessuali ma bensì dall'idea che essi dovessero essere considerati "come peccati alla sanzione della religione e della privata coscienza".[27] L'articolo 331 fissava l'età del consenso a 12 anni, senza fare distinzioni tra rapporti omosessuali ed eterosessuali.[29]

La dittatura fascista e il Codice Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La situazione non venne neanche modificata 40 anni dopo dal fascismo con la promulgazione del Codice Rocco il 19 ottobre del 1930, sebbene la bozza di legge contenesse, in origine, un articolo (il 528), rubricato come "relazioni omosessuali", che prevedeva pene fino a 3 anni per chiunque compisse «atti di libidine su persona dello stesso sesso», ma solo in caso di «pubblico scandalo», e con aumenti fino a 5 anni di pena qualora fossero coinvolti soggetti minorenni (allora fino ai 21 anni d'età).

Lo stralcio della norma, tuttavia, non fu dovuto a una sorta di benevolenza nei confronti di tali pratiche, quanto al fatto - spiega la relazione parlamentare stesa dallo stesso Alfredo Rocco, che il «turpe vizio […] non è così diffuso in Italia da richiedere l'intervento della legge penale: il legislatore, infatti, deve intervenire in cospetto di forme di immoralità solo qualora si presentino nella convivenza sociale in forma allarmante».

L'età del consenso venne fissata a 14 anni (articolo 519, dal 1996 articolo 609-quater), senza distinzioni tra rapporti omosessuali ed eterosessuali.[30]

Ciò non impedì al fascismo di colpire i comportamenti omosessuali maschili con punizioni amministrative, come l'ammonizione e il confino.

Dal secondo dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

La situazione del Codice Rocco, che resta il codice penale tuttora in vigore, non è stata modificata dai decenni successivi. Nel secondo dopoguerra i legislatori hanno continuato a rifiutare l'approvazione di leggi che toccassero il tema dell'omosessualità, sia in senso protettivo sia repressivo, trattandola così come questione estranea allo Stato, e riconducibile semmai al campo della morale e della religione. Tale atteggiamento divenne noto come "tolleranza repressiva".

Paradossalmente, questo atteggiamento ha impedito che nel dopoguerra venissero approvate in Italia leggi che criminalizzassero l'omosessualità, nonostante ci siano stati almeno tre tentativi d'introdurle durante i primi anni '60. A bloccare questi tentativi fu soprattutto la contrarietà della Democrazia Cristiana, partito maggioritario dell'epoca e principale sostenitore della "tolleranza repressiva".

  • Il 22 gennaio 1960 l'On. Clemente Manco, del Movimento Sociale Italiano (MSI) presenta la proposta di legge nº 2990: “Chiunque ha rapporti sessuali con persona dello stesso sesso è punito con la pena della reclusione da sei mesi a due anni... Se dal fatto deriva pubblico scandalo, la pena è aumentata...”.
  • Il 29 aprile 1961 l'On. Bruno Romano, del PSDI, presenta una proposta di legge che vede la "condanna fino a dieci anni per chiunque abbia rapporti omosessuali, e fino a venti se ci sono aggravanti."

In questo periodo abbiamo lo "Scandalo dei balletti verdi" (1960) e il "caso Braibanti" nel 1964, in cui i genitori dell'amante dell'uomo lo accusarono di manipolare mentalmente il proprio figlio con l'intenzione di trasformarlo in omosessuale.

Nel 1968 Aldo Braibanti fu condannato a 9 anni di reclusione, che furono successivamente ridotti a 6 e infine a 4. A differenza dello scandalo precedente, il caso fu manipolato dai conservatori per dimostrare la perversione della sinistra, i cui valori sostenevano essere atti a corrompere i giovani e l'istituzione della famiglia tradizionale, in quanto Braibanti era comunista oltre a essere stato partigiano.

Protezione dalle discriminazioni[modifica | modifica wikitesto]

Decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 novembre 2000 il Consiglio dell'Unione europea approvò la direttiva 2000/78/CE, finalizzata a combattere le discriminazioni dirette o indirette basate su disabilità, orientamento sessuale, religione, convinzioni personali ed età all'interno del mondo del lavoro. Entrata in vigore il 2 dicembre, concedeva agli Stati membri tre anni per incorporarne le disposizioni all'interno delle rispettive leggi nazionali.[31] Il 3 luglio 2003, in seguito al parere favorevole delle Commissioni di Camera e Senato, il Consiglio dei ministri deliberò il recepimento della direttiva tramite il decreto legislativo n. 216. Il decreto venne firmato dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il successivo 9 luglio, fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 13 agosto ed entrò in vigore il 28 agosto.[16]

Il decreto presentava tuttavia una serie di differenze rispetto alla direttiva 2000/78/CE, in particolare nell'articolo 3, dove il secondo periodo del comma 3 stabiliva che non costituiva atto discriminatorio considerare l'orientamento sessuale ai fini dell'idoneità a entrare o permanere nelle forze armate, nei servizi di polizia, penitenziari o di soccorso.[16] Il 12 dicembre 2006,[32] queste modifiche portarono la Commissione europea ad aprire una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia (2006/2441), in cui si dichiarava che il paese aveva recepito incorrettamente la direttiva.[33] Il 29 maggio 2008, come parte della conversione del decreto-legge n. 59 dell'8 aprile 2008 nella legge n. 101, la Camera dei deputati approvò una serie di modifiche al decreto legislativo n. 216/2003 per adeguarlo alle richieste della Commissione, inclusa la rimozione del secondo periodo del comma 3 dell'articolo 3.[34] Dopo essere stata approvata anche dal Senato il 4 giugno,[35] la legge venne firmata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il successivo 6 giugno ed entrò in vigore due mesi dopo.[36]

A sinistra il testo dell'articolo 3, comma 3, nella sua versione originale del 2003,[16] a destra il testo dopo le modifiche del 2008:[37]

«Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare.» «Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima.»

Condanne note per omofobia in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Una delle condanne più note avute sulla base di questa direttiva è stata quella nei confronti dell'avvocato Carlo Taormina il quale, nel luglio 2013, durante un'intervista radiofonica affermò che non avrebbe mai assunto un omosessuale nel suo studio legale.

Il Tribunale di Bergamo condannò Taormina al pagamento di 10.000€ e ordinò la pubblicazione della sentenza su un giornale nazionale a sue spese.[38]

Nel 2008, invece, Danilo Giuffrida ottenne 100.000€ di risarcimento dopo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti gli ordinò di svolgere nuovamente il test per ottenere la patente di guida a causa del suo orientamento sessuale. Il giudice confermò che il Ministero dei trasporti commise una palese violazione della normativa antidiscriminatoria.[39]

Leggi regionali[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 novembre 2004 la Toscana fu la prima regione italiana a vietare le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere in materia di occupazione, istruzione, servizi pubblici e alloggi.[40] Il governo Berlusconi contestò la nuova legge in tribunale, affermando che solo il governo centrale aveva il diritto di approvare tale legge. La Corte costituzionale annullò le disposizioni in materia di alloggi (per quanto riguarda le case private e le istituzioni religiose), ma per il resto confermò la maggior parte della legislazione.[41][42]

Successivamente, leggi simili furono approvate in Liguria il 10 novembre 2009,[43] nelle Marche l'11 febbraio 2010,[44] in Sicilia il 20 marzo 2015,[45] in Piemonte il 23 marzo 2016,[46] in Umbria l'11 aprile 2017,[47] in Emilia-Romagna il 1º agosto 2019[48] e in Campania il 7 agosto 2020.[49]

Altri provvedimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 ottobre 2021 la Camera dei Deputati approvò con 271 voti favorevoli e 16 contrari il decreto-legge n. 121 del 10 settembre 2021 su infrastrutture e trasporti,[50] contenente un emendamento delle deputate Alessia Rotta e Raffaella Paita per vietare sulle strade e sui veicoli «qualsiasi forma di pubblicità che proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell'appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all'orientamento sessuale, all'identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche». Il decreto-legge fu successivamente approvato al Senato il 4 novembre con 190 voti favorevoli e 34 contrari, in seguito alla decisione da parte del governo Draghi di porre la questione di fiducia sul testo approvato alla Camera.[51] La legge venne firmata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 9 novembre ed entrò in vigore il giorno successivo.[52]

Proposte legislative non approvate[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002, prima del D. Lgs. n. 216 del 9 luglio 2003, Franco Grillini depositò un disegno di legge per modificare l'art. 3 della Costituzione Italiana, al fine di proibire le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.[53][54] Tale iniziativa non ebbe, però, successo.

Nel 2006 Grillini introdusse una nuova proposta per espandere la legge antidiscriminatoria, questa volta aggiungendo anche l'identità di genere.[54] Tuttavia non ottenne molto sostegno dai vari partiti politici.

Nel 2009, la Camera dei deputati accantonò una proposta contro i crimini d'odio omofobici che avrebbe comportato un aggravamento di pena per i reati commessi a causa dell'orientamento sessuale della vittima, approvando alcune questioni pregiudiziali sollevate dall'Unione di Centro e supportate dalla Lega Nord e dal Popolo delle Libertà e votate anche dalla deputata Paola Binetti, facente parte del Partito Democratico.[55][56][57]

XVII legislatura[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 maggio 2013, una proposta di legge che avrebbe proibito le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere venne presentata durante una conferenza stampa da quattro deputati di quattro differenti partiti politici, cioè Scalfarotto (PD), Zan (SEL), Tinagli (SC) e Chimienti (M5S).[58] Tale proposta era cofirmata da 221 parlamentari della Camera dei deputati, ma nessuno di essi era dei partiti di centro-destra. Due ulteriori proposte di legge vennero depositate da altri due parlamentari, cioè Fiano (PD) e Brunetta (PdL).

Il 7 luglio, la commissione giustizia approvò un disegno di legge risultante dall'unione di tali proposte.[59] La proposta di legge venne emendata al fine di accogliere le richieste di alcuni membri del parlamento più conservatori timorosi di un'eventuale multa o condanna per aver sostenuto la loro opposizione alle unioni omosessuali. Il 5 agosto la Camera dei deputati iniziò la discussione. Il 19 settembre 2013, la Camera approvò la proposta di legge con 228 voti a favore, 57 contrari e 108 astenuti. Lo stesso giorno, venne approvato un emendamento controverso il quale avrebbe protetto la libertà di parola di politici e membri del clero.[60] Il 29 aprile 2014, il Senato iniziò a esaminare il disegno di legge senza tuttavia mai arrivare all'approvazione definitiva.[61]

XVIII legislatura[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 ottobre 2019 la Commissione Giustizia della Camera dei deputati iniziò ad esaminare una serie di proposte di legge volte a combattere le discriminazioni e i crimini d'odio basati su orientamento sessuale e identità di genere. Il 30 giugno 2020 il senatore del Partito Democratico Alessandro Zan depositò una proposta di testo unificato, che il successivo 14 luglio fu adottata come testo base per il proseguimento della discussione in commissione.[62] La proposta avrebbe modificato gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale (legge Mancino del 1993), introdotto una clausola a tutela del "pluralismo delle idee" e riconosciuto il 17 maggio come Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, invitando le pubbliche amministrazioni e le scuole a organizzare iniziative in tale data.[63]

Il disegno di legge venne sostenuto da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali,[64] e dalle associazioni per i diritti LGBT Arcigay e GayLib.[65] Si dichiararono contro la sua approvazione Lega e Fratelli d'Italia, secondo i quali la proposta avrebbe limitato la libertà d'espressione.[66] I leader dei due partiti, Matteo Salvini[67] e Giorgia Meloni, accusarono inoltre il disegno di legge di volere introdurre il "gender" nelle scuole.[68] Posizioni simili vennero espresse anche da gruppi conservatori quali Pro Vita e Il Popolo della Famiglia,[69] e dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI).[70] La presenza dell'identità di genere fu invece oggetto di forti critiche da parte del movimento femminista trans-escludente e di Arcilesbica.[71]

Dopo una serie di rinvii,[72] la discussione del disegno di legge alla Camera iniziò il 27 ottobre 2020 con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, respinte con 251 voti contrari e 201 favorevoli.[73] Il 3 novembre venne approvato un emendamento, proposto da Lisa Noja, per vietare anche le discriminazioni basate sulla disabilità.[74] Il 4 novembre il disegno di legge fu approvato alla Camera con 265 voti favorevoli, 193 contrari e un astenuto, passando quindi all'esame del Senato.[75] Il 27 ottobre 2021 il Senato approvò a scrutinio segreto il non passaggio agli articoli (la cosiddetta "tagliola") richiesto da Lega e Fratelli d'Italia, con 154 voti favorevoli, 131 contrari e 2 astenuti,[17] bloccando l'iter e affossando il disegno di legge, impedendo inoltre la possibilità di depositare progetti di legge identici o eccessivamente simili nei sei mesi successivi.[76] L'esito della votazione portò a diverse manifestazioni di protesta.[77]

Unioni civili[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Unione civile (ordinamento italiano).

Dal 5 giugno 2016 le coppie dello stesso sesso residenti in Italia possono accedere alle unioni civili, un istituto giuridico di diritto pubblico introdotto dalla Legge n. 76 del 20 maggio 2016 che garantisce quasi tutti gli stessi diritti e doveri del matrimonio, con l'eccezione dell'adozione coparentale e congiunta e dell'obbligo di fedeltà. La stessa legge prevede anche forme di tutela per le coppie conviventi, siano esse formate da persone dello stesso sesso o di sesso opposto.

Al 2022, l'Italia risulta essere uno dei pochi paesi dell'Europa occidentale a non riconoscere e celebrare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, insieme ad Andorra (dove saranno celebrati a partire dal 2023), Grecia, Liechtenstein, Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano.[5]

La prima volta che in Italia si parlò di celebrazioni di unioni tra persone dello stesso sesso avvenne il 2 settembre 1976, con Massimo Consoli, il quale "celebrò" una sorta di “matrimonio laico” per alcune coppie.[78] Il 27 giugno 1992, invece, Paolo Hutter celebrò a Milano le prime unioni civili simboliche in Italia.[79] Nonostante si discutesse di un'ipotetica istituzione delle unioni civili in Italia sin dal 1986 (con una prima proposta di legge datata 12 febbraio 1988) fu solo dopo 30 anni di proposte discusse e bocciate in Parlamento che una legge vide poi la luce.

Legge n. 76 del 20 maggio 2016[modifica | modifica wikitesto]

La senatrice Monica Cirinnà (la seconda da sinistra), relatrice della legge sulle unioni civili del 2016.

Nel 2014 la Commissione Giustizia del Senato iniziò ad esaminare in modo congiunto una serie di disegni di legge sulle unioni civili proposti a partire dal 2013. Il 24 giugno venne depositata una prima proposta di testo unificato e la senatrice Monica Cirinnà del Partito Democratico fu nominata relatrice.[80] Una seconda proposta venne depositata il 2 luglio,[81] seguita da una terza il 17 marzo 2015.[82] Il successivo 26 marzo la terza proposta fu adottata come testo base per il proseguimento della discussione in commissione.[83] Questa proposta prevedeva il riconoscimento di quasi tutti i benefici riservati al matrimonio, tra cui l'eredità, la pensione di reversibilità e l'adozione del configlio, vietando esplicitamente però l'adozione congiunta da parte della coppia.[84] Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà[85] si dichiararono favorevoli alla proposta, mentre Nuovo Centrodestra, Lega Nord, Fratelli d'Italia[86] e Forza Italia si dichiararono contrari.[87]

Il 6 ottobre 2015 il Governo Renzi presentò un disegno di legge basato su tale proposta, che il 14 ottobre venne introdotto al Senato.[88] La discussione in Senato iniziò il 2 febbraio 2016 con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, respinte con ampia maggioranza.[89] Tuttavia, il 16 febbraio il Movimento 5 Stelle ritirò il suo appoggio al disegno di legge, in quanto contrario all'uso della "regola del canguro" per eliminare gli "emendamenti fotocopia" presentati con il fine di ostruire l'approvazione della legge.[90] Il 23 febbraio il governo Renzi presentò quindi una serie di emendamenti al testo, inclusa la rimozione dell'adozione coparentale e dell'obbligo di fedeltà, con il fine di ottenere l'appoggio di Nuovo Centrodestra, alleato di governo.[91] Il 25 febbraio, il testo emendato, su cui venne posta la questione di fiducia, fu approvato dal Senato con 173 voti favorevoli e 71 contrari.[92] Il 9 maggio il disegno di legge passò all'esame della Camera, dove venne infine approvato, due giorni dopo, l'11 maggio con 372 voti favorevoli, 51 contrari e 99 astenuti, sempre ricorrendo al voto di fiducia.[93] La legge venne firmata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 20 maggio, entrando in vigore il successivo 5 giugno.[94] Il 14 gennaio 2017 i decreti attuativi furono approvati in via definitiva dal Consiglio dei ministri del Governo Gentiloni.[95]

Il 24 giugno 2016, nel comune di Lugo (RA), venne celebrata la prima unione civile.[96] L'approvazione della legge fu accolta positivamente dal movimento LGBT, non mancarono tuttavia critiche legate alla rimozione dell'adozione coparentale.[97] Gli organizzatori della manifestazione Family Day a favore della "famiglia tradizionale" e parte del centro-destra annunciarono invece di voler avviare una raccolta firme per un referendum abrogativo, che non fu però mai portata avanti.[98] Secondo dati ISTAT del 2019 oltre 12 000 coppie si erano unite civilmente dall'entrata in vigore della legge.[99]

Adozione coparentale e per single lgbt[modifica | modifica wikitesto]

L'adozione coparentale è regolata dalla legge n. 184/1983. Essa è stata confermata dalla Corte di cassazione in una sentenza pubblicata il 22 giugno 2016.

La Cassazione, con una sentenza che "fa giurisprudenza", ha applicato la legge sulle adozioni n. 184/1983 (di cui l'interpretazione era stata già data nella legge sulle unioni civili), con l'ordinanza nº 17100 pubblicata il 26 giugno 2019, la prima sezione della Corte suprema di cassazione riconosce l'adottabilità di minore anche per persone single, quindi anche a single LGBT.

Le proposte di legge sulle unioni civili dal 1986 al 2008[modifica | modifica wikitesto]

Tra le proposte di regolamentazione delle coppie di fatto più famose ci sono state in passato quella per l'istituzione del PACS (Patto Civile di Solidarietà), che avrebbe attribuito a una coppia che sottoscrive il patto, eterosessuale o omosessuale, una serie di diritti economici di solidarietà e alcuni diritti civili minori, per esempio il diritto all'eredità in caso di morte del partner, il diritto alla pensione di reversibilità, il diritto al subentro nel contratto d'affitto, il diritto di estensione della cittadinanza o di concessione del permesso di soggiorno in caso un membro della coppia sia straniero, agevolazioni fiscali varie, ma non il diritto all'adozione di figli; e per l'istituzione dei DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) con permesso di soggiorno, alloggi nell'edilizia pubblica, successione, obbligo di alimenti, assistenza morale e materiale, contratto di locazione e trattamenti previdenziali e pensionistici, ecc.

Nessuno di questi disegni di legge sul riconoscimento delle coppie gay è mai giunto a essere discusso in Parlamento.

  • 1986
    • L'Interparlamentare donne comuniste presenta una proposta di legge sia al Senato (prima firmataria Ersilia Salvato) sia alla Camera dei deputati (prime firmatarie erano le deputate Romana Bianchi e Angela Bottari).
  • 1987
    • Arcigay presenta a un convegno in Parlamento una Legge per il riconoscimento legale delle convivenze di fatto (vedi: Arci gay nazionale (a cura di),Omosessuali e Stato, Cassero, Bologna 1988, p.70).
  • 1988
  • 1993
    • 2 dicembre - Graziano Cioni presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge In materia di unioni civili (3426).
  • 1994
    • 7 giugno - Nichi Vendola presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
    • 27 ottobre - Graziano Cioni presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
  • 1996
    • 17 maggio - Nichi Vendola presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle Unioni civili (1020)
    • 11 luglio - Luigi Manconi presenta al Senato la proposta di legge Normativa sulle unioni civili (935).
    • 22 ottobre - Ersilia Salvato presenta la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (1518).
    • 11 dicembre - Gloria Buffo presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (2870).
  • 1997
    • 30 luglio - Graziano Cioni presenta la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili (2725).
  • 1998
    • 12 marzo - Antonio Soda presenta la proposta di legge Disciplina dell'unione affettiva (4657)
  • 2000
    • 15 settembre - Maurizio Paissan presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (7292)
    • Nel corso dell'anno 2000 sono presentate altre proposte di legge sulle unioni civili da Luciana Sbarbati, Antonio Lisi e Anna Maria De Luca.
  • 2001
    • 31 maggio - Fiorello Cortiana presenta al Senato la proposta di legge Normativa sulle unioni civili (47).
    • 12 giugno - Titti de Simone presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (716).
    • 13 giugno - Katia Bellillo presenta la proposta di legge 795 sulle unioni civili.
    • 25 giugno - Luigi Malabarba presenta al Senato la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (305).
    • 5 luglio - Alfonso Pecoraro Scanio presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Norme sulle unioni civili (1232).
    • 20 settembre - Antonio Soda presenta la proposta 1610 sulle unioni civili.
  • 2002
    • 8 luglio - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all'istituto del matrimonio (2982).
    • 21 ottobre - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto (3296).
  • 2003
  • 2004
    • 1º ottobre - Titti De Simone presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (5321).
  • 2007
    • 8 febbraio - è presentato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge che formalizza i riconoscimenti delle convivenze in Italia, sotto il nome di DICO.
  • 2008
    • 8 ottobre - viene presentato il disegno di legge "Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi" (noto come DiDoRe).

I richiami degli organi giudiziari prima della legge n. 76/2016[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la sentenza n.138 del 2010 della Corte costituzionale la Costituzione della Repubblica Italiana non limita il matrimonio alle persone dello stesso sesso. Secondo la corte la decisione di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso dipende dalla scelta del legislatore.

Prima delle unioni civili, il 15 marzo 2012, con una sentenza storica,[100][101][102][103][104][105][106] la Corte di Cassazione, esprimendosi sulla richiesta di una coppia omosessuale sposata all'estero di vedere riconosciuto il matrimonio in Italia, pur negando tale riconoscimento in mancanza di leggi specifiche nello Stato italiano, dichiara:

«La coppia omosessuale è “titolare del diritto alla vita familiare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie [...]. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia [...] possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata»

(Sentenza 4184/2012 della Corte di Cassazione)

Nell'aprile 2013 la Corte costituzionale, in occasione di una conferenza straordinaria sulle sue attività e attraverso il Presidente Franco Gallo, richiama alla necessità di legiferare in merito ai diritti delle coppie omosessuali, sostenendo:

«Bisogna regolamentare i diritti delle coppie omosessuali nei modi e nei limiti più opportuni[107]»

Il 21 luglio 2015 la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per il mancato riconoscimento delle unioni civili, in quanto all'epoca unico grande Paese dell'Europa occidentale senza alcun riconoscimento per le coppie omosessuali.[108][109]

Legge sul cambio di sesso[modifica | modifica wikitesto]

La Legge n. 164 del 14 aprile 1982, approvata durante il Governo Spadolini I, consente alle persone transgender residenti in Italia di cambiare legalmente sesso.[10]

L'Italia divenne così il terzo paese europeo, dopo la Svezia nel 1972 e la Germania nel 1980, a dotarsi di una legge sul cambio di sesso.[110] Fondamentale per l'approvazione della legge fu la mobilitazione del Movimento Italiano Transessuali (MIT) e del Partito Radicale.[111]

Prima della legge n. 164 le persone transgender erano punite attraverso l'articolo 85 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1940 (mascheramento in pubblico) e l'articolo 1 della legge n. 1423 del 27 dicembre 1956 (attività abituali contro la morale pubblica e il buon costume), rischiando multe o il carcere.[112]

Nell'ottobre 1984, a Pescara, Gabriella Cacciagrano, di 23 anni, è stata la prima donna transessuale a contrarre matrimonio in Italia (con un ragazzo di 26 anni), dopo il riconoscimento del suo nuovo sesso nel 1982.[113]

Il 23 aprile 1995 Marcella Di Folco (1943-2010) diventa la prima donna apertamente sottopostasi a un'operazione per il cambio di sesso a coprire una carica pubblica al mondo, diventando consigliere comunale di Bologna, carica che ricoprirà fino al 30 giugno 1999.

Il 21 luglio 2015 la Corte suprema di cassazione ha stabilito che la sterilizzazione e l'intervento chirurgico di riassegnazione del sesso non sono necessari per cambiare legalmente sesso.[114]

Il 30 settembre 2020 sulla Gazzetta Ufficiale viene riportato che l'AIFA ha stabilito che tutti i farmaci ormonali usati per il processo di femminilizzazione delle donne transgender e per il processo di mascolinizzazione degli uomini transgender saranno gratuiti in tutta Italia a partire dal 1º ottobre 2020. Tale diritto spetterà a tutti coloro che saranno in processo di transizione e che avranno ricevuto una diagnosi di disforia di genere o di incongruenza di genere da «una équipe multidisciplinare e specialistica dedicata». I farmaci saranno distribuiti nelle farmacie ospedaliere.[115]

Servizio militare[modifica | modifica wikitesto]

Le persone omosessuali e bisessuali non sono escluse dal servizio militare, pur rimanendo oggetto di forti discriminazioni.[116][117][118][119] Le forze armate italiane non possono infatti negare a un uomo o a una donna il diritto di servire con il loro grado in ragione del loro orientamento sessuale, dato che questo costituirebbe una violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana del 1948.

Ciononostante, il 28 maggio 1964 entrò in vigore il D.P.R. n. 496 che includeva nell'«Elenco delle imperfezioni e delle infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare» anche i cosiddetti «invertiti sessuali».[120][121]

Aldo Busi ottenne l'esonero dal servizio militare nel 1968 proprio in virtù di quest'ultimo decreto, sostituito solamente nel 1985 dal D.P.R. n. 1008. Il nuovo decreto rimosse ogni menzione degli «invertiti sessuali», pur prevedendo la non idoneità in caso di «devianza sessuale».[122]

Il decreto più recente del Ministro della Difesa del 4 giugno 2014 menziona invece «Le parafilie e i disturbi della identità di genere» quali motivazioni per la non idoneità, di fatto vietando il servizio militare alle persone transessuali.[123]

Donazione del sangue[modifica | modifica wikitesto]

È stato vietato a uomini omosessuali e bisessuali di donare il sangue dal 20 maggio 1984 al 18 aprile 2001.[124][125] Tale divieto è stato successivamente rimosso dall'allora ministro della salute Umberto Veronesi, durante il periodo del Governo Amato II.

Terapia di conversione[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante nessuna legge nazionale al momento proibisca esplicitamente la terapia di conversione per l'orientamento sessuale o l'identità di genere, circa 2210 tra professionisti e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione hanno firmato, a partire dal 17 maggio 2010, un comunicato di condanna nei confronti di «ogni tentativo di patologizzare l'omosessualità», affermando che «È nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali.»[126]

Il presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, tra i sopracitati firmatari, in base a un comunicato del 23 agosto 2013 afferma inoltre che «gli psicologi, secondo il Codice Deontologico, non possono prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell'orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali».[127]

Secondo infatti l'articolo 4 del codice deontologico degli psicologi italiani «Nell'esercizio della professione, lo psicologo (...) non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità (...) utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi».[128]

Nel caso in cui uno psicologo iscritto all'albo svolga la terapia riparativa può dunque ricevere sanzioni disciplinari, che possono portare a un semplice avvertimento, alla censura, alla sospensione dell'esercizio professionale per un periodo non superiore a un anno o persino alla radiazione.[129]

Gruppi a sostegno dei diritti LGBT e campagne pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Partecipanti al Gay Pride di Napoli 2017
Bologna Pride 2012

Il movimento per i diritti LGBT italiano ebbe inizio durante gli anni 1970, similmente a quanto accadde negli altri paesi dell'Europa occidentale. Nella primavera 1971 nacque a Torino l'associazione Fuori! (acronimo di Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), il primo gruppo italiano per i diritti degli omosessuali.[130] Il 5 aprile 1972 l'associazione organizzò a Sanremo una delle prime manifestazioni omosessuali italiane, per protestare contro il "Congresso internazionale sulle devianze sessuali" organizzato dal Centro italiano di sessuologia, un istituto di ispirazione cattolica promotore delle terapie di conversione.[131]

Nel novembre 1974 Fuori! si alleò politicamente con il Partito Radicale,[132] permettendo al suo leader Angelo Pezzana di essere eletto alla Camera dei deputati in qualità di primo membro apertamente gay del Parlamento italiano.[133] Successivamente diversi membri scelsero tuttavia di abbandonare l'organizzazione, preferendo aderire al movimento del '77.[134]

Il 24 novembre 1979 si svolse a Pisa la Marcia contro la violenza sugli uomini e sulle donne omosessuali, organizzata dal Collettivo Omosessuale Orfeo.[135] Nota anche come "Pisa79", nacque come reazione all'omicidio di un uomo omosessuale a Livorno e al clima generale di violenza nei confronti delle persone LGBT.[136] Essendo stata autorizzata da una questura e patrocinata da un comune, viene generalmente annoverata come il primo Gay Pride italiano.[137]

Nel 1979 nacque anche il Movimento Italiano Transessuali (MIT), la prima associazione italiana per i diritti delle persone trans.[138] Il 4 luglio 1980 alcune donne del gruppo organizzarono una protesta nella piscina pubblica del Lido di Milano, togliendosi improvvisamente il reggiseno del costume e rimanendo in topless per criticare la legislazione italiana che le considerava anagraficamente uomini.[139] Nel 1982 l'attivismo del MIT fu centrale per l'approvazione della legge n. 164 sul cambio di sesso.[138]

Alcuni partiti di sinistra italiani, tra cui il Partito Comunista d'Italia, aprirono alle rivendicazioni LGBT durante gli anni 1980, mentre il collettivo della sinistra culturale ARCI fu all'origine dell'Arcigay, la quale sarebbe poi divenuta la principale organizzazione gay nel Paese, con sede a Bologna.

Durante gli anni '80 la domanda principale di sostegno fu rivolta alla lotta contro l'AIDS e a campagne specifiche riguardanti gli omosessuali, rompendo il tabù sull'uso del preservativo.

Nello 1982 fu fondata la rivista Babilonia, il magazine LGBT di più lunga durata della storia letteraria italiana, chiuso definitivamente solo nel 2009.

Nel 1990, il movimento di liberazione omosessuale in Italia si era frammentato, anche se Arcigay (nata nel 1980) rimase la principale organizzazione nazionale.

Il 2 luglio 1994 a Roma ha luogo il primo Gay Pride ufficiale della capitale con la partecipazione di Imma Battaglia e di Vladimir Luxuria.

L'8 luglio 2000 si svolge a Roma il Worldpride, con la partecipazione di circa mezzo milione di persone, in occasione del Giubileo. La sua candidatura è stata riproposta per il 2025 in occasione del prossimo Giubileo.[140]

Il 25 ottobre 2007 una pubblicità raffigurante un bambino con un braccialetto con su scritto "omosessuale" ha causato controversie. La pubblicità era parte di una campagna governativa regionale finalizzata a combattere le discriminazioni verso gli omosessuali.[141]

Panoramica del Roma Pride 2019 su via dei Fori Imperiali

Dal 2013, i pride vengono organizzati in modo itinerante secondo la formula dell'Onda Pride, un meccanismo che prevede nel periodo estivo una serie di pride cittadini e regionali a copertura dell'intero territorio nazionale, partendo nel primo anno con 13 città: Alghero, Bologna, Catania, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia e Roma. Il 19 aprile 2017 si è svolto il primo pride in Basilicata.

Nel 2019 le città coinvolte nell'Onda Pride divennero 41: Vercelli, Verona, Taranto, Bergamo, Padova, Salerno, Alessandria, Perugia, Modena, Roma, Pavia, Trieste, Messina, Ancona, Avellino, Brescia, Vicenza, Varese, Torino, Genova, Siracusa, Bologna, Napoli, Milano, Frosinone, Catania, Bari, Treviso, Palermo, Pisa, Cagliari, Asti, Brianza, Matera, Rimini, Reggio Calabria, Campobasso, Gallipoli, Sorrento, Monza, Novara e Aversa.

L'8 giugno 2019 si è tenuta la 25ª edizione del Roma Pride, con la partecipazione di circa 700 000 persone.[142][143]

Nel 2020 a causa dell'emergenza Coronavirus moltissimi pride (quasi tutti), sia in Italia che nel resto del mondo, come del resto la stragrande maggioranza delle manifestazioni e feste, sono stati annullati, per far rispettare le regole del distanziamento sociale e non creare assembramenti. Tutti i pride e le manifestazioni a sostegno dei diritti LGBT in Italia sono stati rimandati al 2021 o in extremis al 2022.

Nel 2021 Torino ha ospitato l'Assemblea Generale di EPOA (European Pride Organisers Association), prima volta per una città italiana. A causa della pandemia, l'evento è stato rimandato dal 6 al 9 ottobre 2022.

Nel 2022 circa 39 città ospiteranno il gay pride: Sanremo, Cremona, Monza Brianza, Cuneo, Bergamo, Roma (con circa 900mila persone), Genova, Novara, Lecco, Livorno, Varese, Torino, Pesaro, Dolo Riviera, Teramo, Perugia, Bologna, La Spezia, Albano Laziale, Ragusa, Aversa, Alcamo, Milano, Napoli, Lecce, Sassari, Catania, Brescia, Como, Viterbo, Palermo, Asti, Siracusa, Messina, Alessandria, Rimini, Reggio Calabria, Mercogliano Irpinia e Aosta.

Opinione pubblica (sondaggi)[modifica | modifica wikitesto]

Sondaggi Eurispes dal 2003 al 2022:

Supporto per le tutele alle coppie omosessuali 2003 2009 2013 2014 2015 2016 2019 2020 2021 2022
Unione civile 51,6%[144] 58,9%[145] 77,2%[146] 78,6%[146] 64,4%[146] 67,6%[146] 65,1%[146] 67,8%[147] 64,4%[148] 67,1%[148]
Matrimonio egualitario - 40,4%[145] - 47,7[149] 40,8%[146] 47,8%[146] 50,9%[146] 59,5%[150] 58,4%[151] 61.3%[152]
Adozioni per le coppie dello stesso sesso 27%[144] 19%[145] - 28,8[149] 27,8%[146] 29%[146] 31,1%[146] 42%[147] 44,3%[151] 48,3%[152]

Nella popolazione, inoltre, l'accettazione di tali tematiche aumenta all'aumentare del livello del titolo di studio, mentre diminuisce all'aumentare dell'età.[153]

  • Secondo un sondaggio della Demoscopea effettuato nel 1983, il 46% degli italiani riteneva l'omosessualità una malattia. Nessuno degli intervistati affermò di aver avuto esperienze omosessuali.[154]
  • Dal 1985 al 1988 la percentuale di accettazione dell'omosessualità da parte dei giovani è passata dal 27,6% al 32,3%.[155]
  • Un sondaggio del 1988 (Fiore 1991) ha rivelato che il 48,8% degli intervistati riteneva che gli omosessuali dovessero avere gli stessi diritti degli eterosessuali, riscontrando comunque una forte attitudine omofoba nelle classi sociali basse e più anziane (il 35,3% di loro dichiarò inoltre che riuscirebbe ad accettare abbastanza facilmente un parente omosessuale mentre il 23% affermò che avrebbe provato ad aiutare un parente omosessuale ad accettarsi senza ansia). Il 45,3% ritenne che l'omosessualità rappresentasse un pericolo per la società, e l'11,2% degli italiani propose misure legali per contrastare il fenomeno.[156]
  • In uno studio del 1991 a Bologna il 78,6% delle persone che vi hanno partecipato hanno definito gli omosessuali persone normali con cui non avrebbero avuto problemi a convivere; l'11,7% li definiì viziosi da reprimere e il 9,7% malati da curare.[157]
  • Secondo uno studio del Cospes rilasciato il 15 febbraio 1994, su circa 2000 interviste a giovani tra i 14 e i 19 anni residenti nel Nordest della penisola il 27% degli adolescenti ritenne che essere gay o essere lesbiche fosse un vero e proprio "peccato", mentre un 21,3% di loro condannò l'omosessualità a prescindere dal ritenerla o meno un "peccato". Il 71% di loro sostenne che si trattasse di un "atteggiamento da capire", e per il 32% di loro che si trattasse di "una cosa naturale". L'1,4% dei ragazzi dichiarò di avere avuto esperienze omosessuali.[158]
  • Secondo uno studio del 1998, realizzato tra italiani cattolici, indicò che il 72,2% degli intervistati fosse a favore di un'unione di fatto per gli omosessuali; il 47,1% dei giovani affermò che gli omosessuali avrebbero dovuto avere gli stessi diritti degli eterosessuali, mentre il 30% si oppose. Il 17,4% pensò che l'omosessualità fosse una malattia e l'8,3% una forma di perversione sessuale che avrebbe dovuto essere proibita.[156]
  • Secondo uno studio del 2002, il 72% della popolazione italiana ritiene che gli omosessuali dovrebbero avere gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali.[159]
  • In un sondaggio del maggio 2005 su 1000 intervistati il 67% degli italiani considerarono le coppie di fatto una realtà accettata e il 52% ritenne giusto accettare l'omosessualità.
  • In un sondaggio pubblicato nel 2007 veniva rilevato come il 65% degli italiani pensasse che l'omosessualità dovesse essere accettata dalla società.[160]
  • Un sondaggio d'opinione pubblicato nel 2013 ha rivelato che il 74% della popolazione italiana riteneva che l'omosessualità dovesse essere accettata dalla società, mentre il 18% si diceva contrario.[160] L'86% delle persone tra i 18 e i 29 anni dicevano di voler accettare le persone omosessuali contro l'80% delle persone tra i 30 e i 49 anni e il 67% delle persone sopra i 50 anni.
  • Nel maggio 2015 PlanetRomeo, un social network LGBT, ha pubblicato il suo primo Gay Happiness Index (GHI). Ai gay di oltre 120 Paesi è stato chiesto come si sentono riguardo alla visione della società sull'omosessualità, come vivono il modo in cui sono trattati dalle altre persone e quanto sono soddisfatti della loro vita. L'Italia si è classificata al 40º posto con un punteggio GHI di 51, appena sopra alle Filippine e sotto al Brasile.
  • Secondo uno studio del 2016 il 78% degli italiani supportava la possibilità di consentire ai transgender di cambiare il loro sesso nei documenti legali (dopo l'operazione), mentre il 29% sosteneva l'idea di poterlo fare anche senza intervento chirurgico o medico. Oltre a questo il 78,5% degli italiani crede che i cittadini transgender dovrebbero essere protetti dal governo dalle discriminazioni, il 57,7% crede che le persone transgender dovrebbero essere autorizzate a utilizzare i servizi corrispondenti alla loro identità di genere piuttosto che al loro sesso di nascita e solo il 14,9% degli intervistati crede che le persone transgender siano affette da una malattia mentale.[161]
  • In riferimento al livello di supporto circa l'estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, un sondaggio dell'agenzia Pew Research Center[162] effettuato in 18 Paesi tra Europa e Nord America nell'aprile 2017 riporta una larga maggioranza di italiani favorevole (59%) a una riforma in questo senso; tuttavia dall'inchiesta, l'Italia risulta anche essere il Paese con la più larga proporzione di popolazione contraria (38%) tra quelli analizzati.
  • Secondo un sondaggio del 2019 il 75% della popolazione italiana dichiara che gli omosessuali dovrebbero avere gli stessi diritti degli eterosessuali.[163]
  • Secondo un sondaggio Eurispes del 2020 il 59,5% dei cittadini italiani è favorevole al matrimonio egualitario, con quasi 20% in più rispetto alla medesima ricerca del 2015 (nel 2019 il 50,9%). Il 77,1% dei 18-24enni ha detto di sì alle nozze gay, (+17% rispetto al 2019), il 70,1% dei 25-34enni, il 66,2% dei 35-44enni, il 55,7% dei 45-64enni e il 45,3% degli over 64. Il 42% ritiene sia giusto che una coppia omosessuale adotti un bambino (31% nel 2019 e 27,8% nel 2015).[164]
  • Secondo un sondaggio BiDiMedia di maggio 2021 la maggioranza degli italiani si dichiara favorevole al ddl Zan (per introdurre nei crimini d'odio l'orientamento sessuale, l'identità di genere e la disabilià) con un rapporto di 60% favorevoli, 29% contrari e 11% astenuti.

Tabella riassuntiva[modifica | modifica wikitesto]

Attività e relazioni sessuali legali Yes (dal 1890)
Parità dell'età del consenso Yes (dal 1890)
Leggi anti-discriminazione sul lavoro Yes (dal 2003)
Leggi anti-discriminazione nella fornitura di beni e servizi No/Yes (al momento sono applicate solo a livello regionale in Campania,[49] Emilia-Romagna,[48] Liguria,[43] Marche,[44] Piemonte,[46] Sicilia,[45] Toscana[40] e Umbria[47])
Leggi anti-discriminazione in tutti gli altri settori (inclusa discriminazione diretta, crimini d'odio ed espressioni d'odio) No/Yes (al momento sono applicate solo a livello regionale in Campania,[49] Emilia-Romagna,[48] Liguria,[43] Marche,[44] Piemonte,[46] Sicilia,[45] Toscana[40] e Umbria[47]; pubblicità discriminatorie nei confronti delle minoranze sessuali vietate nelle strade e sui veicoli a livello nazionale dal 2021)
Leggi anti-discriminazione relative all'identità di genere No/Yes (al momento sono applicate solo a livello regionale in Campania,[49] Emilia-Romagna,[48] Liguria,[43] Marche,[44] Piemonte,[46] Sicilia,[45] Toscana[40] e Umbria[47]; pubblicità discriminatorie nei confronti delle persone transgender vietate nelle strade e sui veicoli a livello nazionale dal 2021)
Convivenza registrata Yes (dal 5 giugno 2016)
Unione civile Yes (dal 5 giugno 2016)
Matrimonio egualitario No
Adozione da parte di single (compresi LGBT) No/Yes (soggetto a sentenza giudiziaria: ammessa dalla Corte di Cassazione dal giugno del 2019, ma non disciplinata dalla legge)[165][166]
Stepchild adoption per coppie dello stesso sesso No/Yes (soggetto a sentenza giudiziaria: ammessa dalla Corte di Cassazione dal 2016, ma non disciplinata dalla legge)[167][168]
Adozione da parte di coppie gay No/Yes (soggetto a sentenza giudiziaria: ammessa dalla Corte di Cassazione dal 2021 solo all'estero)[169]
Maternità surrogata per le coppie omosessuali No/Yes (la maternità surrogata è punita penalmente, legge 40/2004 e il riconoscimento è soggetto a sentenza giudiziaria: Solo alcune sentenze hanno riconosciuto alcuni bambini nati all'estero con la maternità surrogata, ma rimangono eccezioni)[170]
Accesso alla fecondazione in vitro per le lesbiche No
Autorizzazione a prestare servizio nelle forze armate (LGBT) No/Yes (non vi è ad oggi alcun esplicito divieto per persone omosessuali e bisessuali, tuttavia i "disturbi dell'identità di genere" sono tuttora motivo di non idoneità al servizio militare)[123]
Diritto di cambiare anagraficamente sesso Yes (dal 14 aprile 1982; dal 2015 per sentenza della Corte costituzionale non è necessario effettuare l'operazione chirurgica per la modificazione di alcuni caratteri sessuali;[171] dall'ottobre del 2020 la terapia ormonale è gratuita a spesa dello Stato[172])
Terapia di conversione di minori vietate No/Yes (non vietate dalla legge. Tuttavia, il codice deontologico dell'Ordine degli Psicologi proibisce la terapia di conversione)[127][173][174][175][176]
Protezione richiedenti asilo per orientamento sessuale o identità di genere Yes (dal 2020)[senza fonte]
Permessa la donazione di sangue da parte di uomini omosessuali Yes (dal 18 aprile 2001)[177]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniela De Lorenzo, Com'è messa l'Italia sui diritti della comunità lgbt, su wired.it, 11 febbraio 2020. URL consultato il 20 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2021).
    «lga Europe, una delle maggiori associazioni lgbt internazionali, ha diffuso un report sullo stato dei diritti delle persone omosessuali, transgender, intersessuali e queer in Europa. Il nostro Paese ha un tasso di intolleranza più alto della media»
  2. ^ Daniela De Lorenzo, Sui diritti lgbt+ l'Europa è sempre più spaccata, su wired.it, 5 giugno 2021. URL consultato il 5 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2021).
    «"L’Italia rimane anche quest’anno inchiodata ben al di sotto della media europea per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani delle persone LGBT. Dal 17 maggio dell’anno scorso, l’Italia non è ancora stata in grado di approvare una legge contro i crimini e i discorsi d’odio omobitransfobici, rimanendo tra gli ultimi 4 stati membri dell'Ue a non riconoscerli, insieme a Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Bulgaria”, osserva Yuri Guaiana, segretario di Certi Diritti. Introdurre una legge sui crimini d'odio è una raccomandazione della stessa ILGA-Europe, che evidenzia al contempo la legge promossa in Campania lo scorso luglio.»
  3. ^ a b Dario Accolla, Vent'anni di matrimoni tra persone dello stesso sesso: in Italia siamo ancora in alto mare - Il Fatto Quotidiano, su ilfattoquotidiano.it, 1º aprile 2021. URL consultato il 20 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2021).
  4. ^ Martina Castigliani, Omotransfobia, come funziona in Ue: nella maggior parte dei Paesi i crimini d'odio estesi a orientamento sessuale e identità di genere, su Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2021. URL consultato il 20 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2021).
  5. ^ a b c Ora l’Italia è l’unico Paese europeo «occidentale» senza matrimonio omosessuale, su pagellapolitica.it, 28 settembre 2021. URL consultato il 31 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2021).
  6. ^ Paolo Gusmeroli e Luca Trappolin, IV.Cosa sappiamo - Ostilità antiomosessuale e omofobia nelle ricerche sull'Italia, in Raccontare l'omofobia in Italia, pp. 149-193.
  7. ^ Discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ (in unione civile o già in unione) - Anni 2020-2021, su www.istat.it, 24 marzo 2022. URL consultato il 5 giugno 2022.
  8. ^ Rapporto Italia 2022 - Eurispes (PDF), su eurispes.eu. URL consultato il 21 agosto 2022 (archiviato il 21 agosto 2022).
  9. ^ (EN) State-Sponsored Homophobia 2020 - Global Legislation Overview Update (PDF), su ilga.org, 15 dicembre 2020, p. 106. URL consultato il 29 agosto 2022 (archiviato il 29 agosto 2022).
  10. ^ a b Legge 14 aprile 1982, n. 164 - Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso, su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 21 agosto 2022 (archiviato il 21 agosto 2022).
  11. ^ Unioni civili sono legge: che cosa cambia ora, su corriere.it, 11 maggio 2016. URL consultato il 21 agosto 2022 (archiviato il 21 agosto 2022).
  12. ^ A che punto è l'Italia sulle unioni civili, su ilpost.it, 23 maggio 2015. URL consultato il 21 marzo 2021 (archiviato il 26 maggio 2015).
  13. ^ Unioni civili, matrimoni e convivenze. Ecco cosa cambia in un grafico, su infodata.ilsole24ore.com. URL consultato il 12 giugno 2019 (archiviato il 27 marzo 2019).
  14. ^ (EN) Italian senate passes watered-down bill recognising same-sex civil unions, in The Guardian, 25 febbraio 2016. URL consultato l'11 maggio 2016 (archiviato il 18 maggio 2019).
  15. ^ Il dibattito sulla stepchild adoption, su temi.camera.it. URL consultato il 21 agosto 2022 (archiviato il 1º agosto 2022).
  16. ^ a b c d Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216 - Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parita' di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro., su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 24 agosto 2022 (archiviato il 24 agosto 2022).
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    4) Le parafilie e i disturbi della identita' di genere (...)»
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    «26. Sanzioni disciplinari.

    1. All'iscritto nell'albo che si renda colpevole di abuso o mancanza nell'esercizio della professione o che comunque si comporti in modo non conforme alla dignità o al decoro professionale, a seconda della gravità del fatto, può essere inflitta da parte del consiglio regionale o provinciale dell'ordine una delle seguenti sanzioni disciplinari: a) avvertimento; b) censura; c) sospensione dall'esercizio professionale per un periodo non superiore ad un anno;

    d) radiazione.»
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  173. ^ DISEGNO DI LEGGE - Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori, su senato.it, 17 maggio 2016.
    «(...) il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi (CNOP), in reazione a una nuova polemica sulla patologizzazione dell'orientamenti sessuali non eterosessuali, ha dichiarato tramite nota stampa dell'allora Presidente dott. Giuseppe Luigi Palma che: «affermare che l'omosessualità possa essere curata o che l'orientamento sessuale di una persona si debba modificare è un'informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società (...). Gli psicologi, secondo il codice deontologico, non possono prestarsi ad alcuna "terapia riparativa" dell'orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali.»
  174. ^ L’Ordine degli Psicologi si schiera dalla parte della scienza e dice No alle “Terapie Riparative” (PDF), su ordinepsicologier.it, 2010. URL consultato il 31 ottobre 2021.
    «La scienza, dunque, con il DSM-IV e l’ICD-10 non classifica più l’omosessualità come malattia ed evidenzia l’inefficacia di terapie volte a modificare l’orientamento sessuale dell’individuo, mentre segnala la necessità di aiutare e curare il malessere di coloro che soffrono per il proprio orientamento sessuale. Lo psicologo, per l’art. 5 del Codice Deontologico, è vincolato a queste indicazioni del mondo scientifico, è vincolato cioè ad alleviare la sofferenza di chi soffre per il proprio orientamento omosessuale e a non suscitare la falsa aspettativa che la cura possa portare a un cambiamento del proprio orientamento.»
  175. ^ Ordine degli Psicologi del Lazio, La posizione dell'Ordine riguardo alle "terapie riparative", su ordinepsicologilazio.it. URL consultato il 31 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2011).
    «(...) il Consiglio dell'Ordine degli Psicologi del Lazio ha assunto una posizione univoca e netta nei confronti delle cosiddette "terapie riparative", invitando, ancora una volta, la comunità professionale ad operare nel rispetto dei principi sanciti dall'articolo 4 Codice Deontologico e la comunità scientifica a salvaguardare il rispetto della persona sotto ogni suo aspetto. Non è la prima volta che l'Ordine decide di denunciare con forza qualunque trattamento mirato a modificare l'orientamento sessuale del paziente. Sin dal dicembre 2007, la Presidente Marialori Zaccaria ed il Vice Presidente Paolo Cruciani hanno preso le distanze da chi pratica terapie riparative, ribadendo che chi classifica l'omosessualità come patologia, e ne propone una “cura”, si pone al di fuori del Codice Deontologico e del dialogo clinico scientifico.»
  176. ^ L’omosessualità non è una malattia da curare: le adesioni di 2.210 professionisti e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione, su noriparative.it. URL consultato il 31 ottobre 2021 (archiviato l'11 febbraio 2021). Documento firmato da 2210 professionisti e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione (al 31/10/2021), tra cui il presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi e i presidenti regionali dell'Ordine del Lazio, del Piemonte, della Liguria, della Campania, della Lombardia e della Toscana.
  177. ^ Gay: vietato donare sangue, ma solo con prove rischi - Altre news - ANSA Europa, su ANSA.it. URL consultato il 27 febbraio 2016 (archiviato il 17 febbraio 2016).

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