Diritti LGBT in Italia

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L'Italia avvolta dai colori della bandiera arcobaleno

I diritti della comunità LGBT in Italia sono tra i più arretrati in Europa.[1][2][3][4][5] I cittadini italiani LGBT affrontano ostacoli dal punto di vista legale non incontrati da cittadini non-LGBT per quanto riguarda le adozioni e il riconoscimento del matrimonio egualitario contratto all'estero.[3][5] L'opinione pubblica sull'omosessualità è generalmente considerata sempre più liberale, più o meno in linea con la media europea[6], anche se le persone LGBT possono ancora essere vittime di casi di omofobia.[7]

In Italia, i rapporti omosessuali sia maschili sia femminili non sono più puniti per legge dal 1º gennaio 1890, con l'entrata in vigore del Codice Zanardelli.

Con la legge numero 164 del 14 aprile 1982, approvata durante il Governo Spadolini I, l'Italia divenne il terzo Paese al mondo, dopo la Svezia (1972) e la Germania (1980), ad aver consentito alle persone transgender di cambiare legalmente sesso.

Nell'ottobre 1984, a Pescara, Gabriella Cacciagrano, di 23 anni, è stata la prima donna transessuale a contrarre matrimonio in Italia (con un ragazzo di 26 anni), dopo il riconoscimento del suo nuovo sesso nel 1982[8].

Nel 1995 Marcella Di Folco diventa la prima donna apertamente sottopostasi a un'operazione per il cambio di sesso a coprire una carica pubblica al mondo, diventando consigliere comunale di Bologna.

Il 25 febbraio 2016, dopo 30 anni di proposte in Parlamento, il Senato ha approvato in prima lettura un disegno di legge sulle unioni civili; nello stesso periodo un sondaggio ha dimostrato come una larga maggioranza degli italiani sia a favore delle unioni civili (69%), la maggioranza è a favore del matrimonio (56%), mentre solo il 37% è a favore del diritto all'adozione cogenitoriale per le coppie LGBT.[9]

La legge n. 76 sulle unioni civili, più nota come "legge Cirinnà", approvata in via definitiva dalla Camera l'11 maggio 2016, garantisce la maggior parte dei diritti garantiti dal matrimonio. Il diritto di poter adottare il figlio del partner, però, è stato all'ultimo rimosso dalla legge e, pertanto, la questione si è spostata sul piano giudiziario.[10] La stessa legge fornisce sia alle coppie omosessuali sia a quelle eterosessuali che si trovano in una situazione di convivenza alcuni diritti minimi.[11][12] Le unioni civili e le convivenze di fatto sono legalmente riconosciute dal 5 giugno 2016, con l'entrata in vigore della legge.

Sebbene le discriminazioni in campo lavorativo basate sull'orientamento sessuale siano vietate, in attuazione di una direttiva dell'Unione europea sin dal 9 luglio 2003, nessun'altra legge nazionale contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere è stata al momento introdotta ampliando il divieto di discriminazione negli altri settori a livello nazionale; peraltro, alcune regioni italiane si sono mosse in tal senso con alcune leggi a efficacia limitata sin dal 2004.

Secondo Ilga Europe 2020, l'Italia si classifica 35ª su 49 Paesi europei per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT, proprio a causa della mancanza di una legge specifica contro l'omobitransfobia relativamente ai crimini d'odio, il cui voto alla Camera dei deputati si è protratto dal 27 ottobre al 4 novembre 2020, con la sua approvazione, passando quindi all'esame del Senato.[13] È dal 2006 che il Parlamento europeo richiede all'Italia di colmare questo vuoto legislativo. Gli atti omotransfobici vengono tuttora puniti come "semplici" atti di violenza, talvolta connotati di aggravante per futili motivi. Il nuovo disegno di legge Zan propone di mettere sullo stesso piano la discriminazione per odio etnico, razziale o religioso, e quella per orientamento sessuale/identità di genere.

Il 30 settembre 2020 sulla Gazzetta Ufficiale viene riportato che l'AIFA ha stabilito che tutti i farmaci ormonali usati per il processo di femminilizzazione delle donne transgender e per il processo di virilizzazione degli uomini transgender saranno gratuiti in tutta Italia a partire dal 1º ottobre 2020. Tutti coloro che saranno in processo di transizione e che avranno ricevuto una diagnosi di disforia di genere o di incongruenza di genere da «una équipe multidisciplinare e specialistica dedicata avranno quindi il diritto di essere sostenuti dallo Stato. Potranno essere distribuiti, gratuitamente, solo nelle farmacie ospedaliere.»[14]

Il diritto penale italiano dall'Ottocento a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Codice napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Jean-Jacques Régis de Cambacérès.

Nel 1860 il Regno di Sardegna raccolse nel neonato Regno d'Italia una serie di Stati che avevano tutti (meno due) abolito, per effetto del Codice napoleonico, la punizione degli atti di libidine fra maschi, purché commessi fra adulti consenzienti e in privato.

Uno dei due Stati che conservavano questo tipo di leggi era proprio il Regno di Sardegna. Il codice penale promulgato il 20 novembre 1859 da Vittorio Emanuele II, dedicava il Titolo VII, del Libro II, ai reati contro il buon costume (articoli da 420 a 425)[15]. La previsione normativa puniva tutti gli atti sessuali che non portano alla procreazione, e quindi gli atti di libidine "contronatura".

Tali leggi furono estese, assieme al resto del codice penale del Regno di Sardegna, alle altre regioni d'Italia, con una sorprendente eccezione: per via di un presunto "carattere particolare delle popolazioni meridionali" questi articoli di legge (oltre a quelli relativi all'incesto) non vennero estesi all'ex Regno delle Due Sicilie. La pratica omosessuale fra adulti consenzienti poteva costituire un reato a Torino, Milano, Cagliari, ma non a Napoli, Bari o Palermo. Una situazione decisamente anomala.

Codice Zanardelli[modifica | modifica wikitesto]

Questa bizzarra situazione, per cui era illegale in una parte del regno ciò che era legale nell'altra, fu sanata solo nel 1889, con la promulgazione del Codice Zanardelli, che aboliva ogni differenza di trattamento fra atti omo ed eterosessuali in tutto il territorio del Regno d'Italia. Dall'entrata in vigore del codice, dal 1º gennaio 1890 l'omosessualità non venne più considerata illegale all'interno del Regno d'Italia.

Codice Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La situazione non venne neanche modificata 40 anni dopo dal fascismo con la promulgazione del Codice Rocco il 19 ottobre del 1930, sebbene la bozza di legge contenesse, in origine, un articolo (il 528), rubricato come "relazioni omosessuali", che prevedeva pene fino a 3 anni per chiunque compisse «atti di libidine su persona dello stesso sesso», ma solo in caso di «pubblico scandalo», e con aumenti fino a 5 anni di pena qualora fossero coinvolti soggetti minorenni (allora fino ai 21 anni d'età). Lo stralcio della norma, tuttavia, non fu dovuto a una sorta di benevolenza nei confronti di tali pratiche, quanto al fatto - spiega la relazione parlamentare stesa dallo stesso Alfredo Rocco, che il «turpe vizio […] non è così diffuso in Italia da richiedere l'intervento della legge penale[:] il legislatore[, infatti, deve intervenire] in cospetto di forme di immoralità [solo qualora] si presentino nella convivenza sociale in forma allarmante». Ciò non impedì al fascismo di colpire i comportamenti omosessuali maschili con punizioni amministrative, come l'ammonizione e il confino.

La situazione del Codice Rocco, che resta il codice penale tuttora in vigore, non è stata modificata dai decenni successivi. I legislatori hanno continuato a rifiutare l'approvazione di leggi che toccassero il tema dell'omosessualità, sia in senso protettivo sia repressivo, trattandola così come questione estranea allo Stato, e riconducibile semmai al campo della morale e della religione.

Paradossalmente, questo atteggiamento ha impedito che nel dopoguerra venissero approvate anche in Italia, come invece avvenne in altre nazioni occidentali, leggi che criminalizzassero l'omosessualità, nonostante ci siano stati almeno tre tentativi d'introdurle. Particolare di estremo interesse: a bloccare questi tentativi fu soprattutto la contrarietà della Democrazia Cristiana.

Questo atteggiamento tradizionale della classe politica italiana non è venuto meno neppure con il governo italiano di centrosinistra durante la XIII legislatura, 1996-2001, che non a caso ha rifiutato per cinque anni di discutere del tema delle cosiddette "unioni civili" nonché, su richiesta esplicita di alcune componenti cattoliche dell'alleanza politica al governo, di comprendere l'omosessualità nella legge contro i crimini motivati dall'odio.

Dopoguerra (1945)[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra la situazione degli omosessuali non è cambiata e la "tolleranza repressiva" è rimasta la regola maggioritaria. Durante gli anni 1950 la maggior parte dei medici e soprattutto dei nuovi esperti di sessuologia consideravano l'omosessualità ancora un disturbo o una malattia.

Nel 1959 Giò Stajano pubblica il romanzo autobiografico “Roma Capovolta”. Il romanzo viene sequestrato dopo due mesi.

Durante i primi anni 1960 ci sono stati alcuni tentativi di legiferare contro l'omosessualità, pur vietando qualsiasi discorso in suo favore, ma non hanno avuto successo proprio a causa della prevalenza della cosiddetta tolleranza repressiva:

  • Il 22 gennaio 1960 l'On. Clemente Manco, del Movimento Sociale (MSI) presenta la proposta di legge nº 2990: “Chiunque ha rapporti sessuali con persona dello stesso sesso è punito con la pena della reclusione da sei mesi a due anni... Se dal fatto deriva pubblico scandalo, la pena è aumentata...”.
  • Il 29 aprile 1961 l'On. Bruno Romano, del PSDI, presenta una proposta di legge che vede la "condanna fino a dieci anni per chiunque abbia rapporti omosessuali, e fino a venti se ci sono aggravanti."

Nello stesso anno il Vaticano dichiara che a chiunque sia “affetto dall'inclinazione perversa” non dovrebbe essere permesso di prendere i sacramenti religiosi né essere ordinato nella Chiesa Cattolica Romana.

Il 28 maggio 1964 viene approvato il D.P.R. n. 496 l'«Elenco delle imperfezioni e delle infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare». Le imperfezioni sono «personalità abnormi e psicopatiche (impulsivi, insicuri, astenici, abulici, depressivi, labili di umore, invertiti sessuali), dopo osservazione in ospedali militari» (art. 28), e «le sindromi psico-neurotiche (nevrasteniche, isteriche, ossessive e ansiose, associate o no a segni di neurodistonia e a manifestazioni organo-neurotiche)» (art. 29).[39]

In questo periodo abbiamo lo "Scandalo dei balletti verdi" (1960) e il "caso Braibanti" nel 1964, in cui i genitori dell'amante dell'uomo lo accusarono di manipolare mentalmente il proprio figlio con l'intenzione di trasformarlo in omosessuale. Nel 1968 Braibanti fu condannato a 9 anni di reclusione, che furono poi ridotti a 6 e infine a 4. A differenza dello scandalo precedente, il caso fu manipolato dai conservatori per dimostrare la perversione della sinistra, i cui valori sostenevano essere atti a corrompere i giovani e l'istituzione della famiglia tradizionale, in quanto Braibanti era comunista oltre a essere stato partigiano.

Nel 1963 a Roma nasce il gruppo La Rivoluzione è Verde con fondatore Massimo Consoli, con lo scopo di protestare contro la stampa che affronta la tematica omosessuale con linguaggi poco appropriati.

Nel 1964 Panorama pubblica un dossier sul “problema dell'omosessualità”.

Dopo il 1969[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 venne costituita la prima organizzazione omosessuale in Italia; si tratta del Fuori!, il "Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano!", un acronimo che in italiano viene anche a significare "uscire fuori".

Nel 1974 l'associazione si allea politicamente con il Partito Radicale, il che permise al suo leader Angelo Pezzana di essere eletto in qualità di primo membro gay del parlamento italiano per una settimana nel febbraio 1979, ma non è mai venuto a occupare il suo seggio essendosi dimesso prima. Molti membri hanno poco dopo scelto di abbandonare l'organizzazione, preferendo aderire al movimento del '77.

Uno degli attivisti più importanti a lasciare il Fuori! fu il marxista Mario Mieli (1952-1983), che avrebbe poi contribuito a formare i "Collettivi omosessuali milanesi". Alcuni partiti di sinistra italiani, tra cui il Partito Comunista d'Italia, hanno aperto alle rivendicazioni LGBT durante gli anni 1980, mentre il collettivo della sinistra culturale ARCI è stato all'origine dell'Arcigay la quale sarebbe poi diventata la principale organizzazione gay nel Paese, con sede a Bologna.

Durante gli anni 1980 la domanda principale di sostegno era rivolta alla lotta contro l'AIDS e a campagne specifiche riguardanti gli omosessuali, rompendo il tabù sull'uso del preservativo.

Nel 1982 è stata fondata la rivista Babilonia, il magazine LGBT di più lunga durata della storia letteraria italiana, chiuso definitivamente solo nel 2009.

Nel 1990, il movimento di liberazione omosessuale in Italia si era frammentato, anche se Arcigay è rimasta la principale organizzazione nazionale.

Legalità dell'attività sessuale tra persone dello stesso sesso oggi[modifica | modifica wikitesto]

L'attività sessuale tra persone dello stesso sesso è legale in Italia sin dal 1890.[16] L'età del consenso è 14 anni (art. 609-quater cod. pen.), a prescindere dal genere o dall'orientamento sessuale.

Protezione dalle discriminazioni[modifica | modifica wikitesto]

Recepimento della direttiva 2000/78/CE[modifica | modifica wikitesto]

Dal 9 luglio 2003, le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale in ambito lavorativo sono illegali in tutto il Paese, in conformità con il diritto dell'Unione europea. Ciò è richiesto in particolare dalla Direttiva 2000/78/CE, attuata in Italia durante la XIV legislatura (2001-2006) col decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003 ("Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro").[17] Si è avuta, in tal modo, l'emanazione per la prima volta dal 1859 di leggi espressamente mirate a non discriminare in base all'orientamento sessuale. Tale decreto legislativo, però, nel testo originario ribaltava in parte il senso della direttiva.

In particolare l'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo nella sua versione originale recitava:

«Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare

Per quanto tale cambiamento non andasse certamente nel senso auspicato dal movimento di liberazione omosessuale, è comunque innegabile che l'omosessualità sia stata in questo modo, per la prima volta, nominata nelle leggi italiane.

La formulazione della norma era distante dal corrispondente testo dell'art. 4, 1° co., della direttiva 78/2000 che dice:

«Fatto salvo l'articolo 2, paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono stabilire che una differenza di trattamento basata su una caratteristica correlata a uno qualunque dei motivi di cui all'articolo 1 non costituisca discriminazione laddove, per la natura di un'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, tale caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa, purché la finalità sia legittima e il requisito proporzionato

Le clausole introdotte nel nostro Paese sancivano, per la prima volta, che l'orientamento sessuale potesse assumere rilevanza nel valutare se un cittadino era idoneo o meno a entrare o permanere nelle Forze armate, in quelle di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Il Ministero della Difesa ha quindi varato un regolamento con il quale ha dichiarato di poter lecitamente trattare, per fini istituzionali, anche i dati sensibili riguardanti la vita sessuale dei dipendenti (Decreto Ministeriale 13 aprile 2006, n. 303 Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive.). Analoghi regolamenti varati da parte di altri ministeri (Interno, Giustizia, Economia e Finanze), dichiarano invece di poter trattare tale tipo di dato nei dipendenti, solo per quanto attiene l'eventuale riattribuzione di genere (cosiddetto "cambiamento di sesso").

Solo nel 2008, con l'art. 8-septies del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee, convertito nella legge 6 giugno 2008, n. 101, è stata abrogata la disposizione che attribuiva rilevanza all'orientamento sessuale nel valutare l'idoneità o meno a entrare o permanere nelle Forze armate, in quelle di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Dunque, è stato abrogato il secondo periodo del terzo comma dell'art. 3 del D. Lgs. n. 216/2003. Inoltre, nel terzo comma dello stesso art. 3 cit. si richiede che la finalità sia legittima.

Attualmente, in seguito alle modifiche apportate dalla legge n. 101 del 2008, il terzo comma dell'art. 3 del D. Lgs. n. 216/2003 risulta così formulato:

«Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima.»

Va ricordato come la presenza di omosessuali nell'ambito militare e, soprattutto, in quello delle Forze di polizia, sia considerato sovente all'estero del tutto lecito, tanto da avere un'organizzazione sindacale a livello europeo.[18]

Condanne note per omofobia in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Una delle condanne più note avute sulla base di questa direttiva è stata quella nei confronti dell'avvocato Carlo Taormina il quale, nel luglio 2013, durante un'intervista radiofonica affermò che non avrebbe mai assunto un omosessuale nel suo studio legale. Il Tribunale di Bergamo condannò Taormina al pagamento di 10.000€ e ordinò la pubblicazione della sentenza su un giornale nazionale a sue spese.[19]

Nel 2008, invece, Danilo Giuffrida ottenne 100.000€ di risarcimento dopo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti gli ordinò di svolgere nuovamente il test per ottenere la patente di giuda a causa del suo orientamento sessuale. Il giudice confermò che il Ministero dei trasporti commise una palese violazione della normativa antidiscriminatoria.[20]

Leggi regionali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 la Toscana è diventata la prima regione italiana a vietare le discriminazioni contro gli omosessuali in materia di occupazione, istruzione, servizi pubblici e alloggi. Il governo Berlusconi ha contestato la nuova legge in tribunale, affermando che solo il governo centrale aveva il diritto di approvare tale legge. La Corte costituzionale ha annullato le disposizioni in materia di alloggi (per quanto riguarda le case private e le istituzioni religiose), ma per il resto ha confermato la maggior parte della legislazione.[21][22]

Successivamente, leggi simili sono state approvate in Liguria (2009)[23], Marche (2010)[24], Sicilia (2015)[25][26], Piemonte (2016)[27], Umbria (2017)[28], Emilia-Romagna (2019)[29][30] e Campania (2020).[31][32]

Ulteriori proposte legislative[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002, prima del D. Lgs. n. 216 del 9 luglio 2003, Franco Grillini depositò un disegno di legge per modificare l'art. 3 della Costituzione Italiana, al fine di proibire le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.[33][34] Tale iniziativa non ebbe, però, successo.

Nel 2006 Grillini introdusse una nuova proposta per espandere la legge antidiscriminatoria, questa volta aggiungendo anche l'identità di genere.[34] Tuttavia non ottenne molto sostegno dai vari partiti politici.

Nel 2009, la Camera dei deputati accantonò una proposta contro i crimini d'odio omofobici che avrebbe comportato un aggravamento di pena per i reati commessi a causa dell'orientamento sessuale della vittima, approvando alcune questioni pregiudiziali sollevate dall'Unione di Centro e supportate dalla Lega Nord e dal Popolo delle Libertà e votate anche dalla deputata Paola Binetti, facente parte del Partito Democratico.[35][36][37]

Il 16 maggio 2013, una proposta di legge che avrebbe proibito le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere venne presentata durante una conferenza stampa da quattro deputati di quattro differenti partiti politici, cioè Scalfarotto (PD), Zan (SEL), Tinagli (SC) e Chimienti (M5S).[38] Tale proposta era cofirmata da 221 parlamentari della Camera dei deputati, ma nessuno di essi era dei partiti di centro-destra. Due ulteriori proposte di legge vennero depositate da altri due parlamentari, cioè Fiano (PD) e Brunetta (PdL). Il 7 luglio, la commissione giustizia approvò un disegno di legge risultante dall'unione di tali proposte.[39] La proposta di legge venne emendata al fine di accogliere le richieste di alcuni membri del parlamento più conservatori timorosi di un'eventuale multa o condanna per aver sostenuto la loro opposizione alle unioni omosessuali. Il 5 agosto la Camera dei deputati iniziò la discussione. Il 19 settembre 2013, la Camera approvò la proposta di legge con 228 voti a favore, 57 contrari e 108 astenuti. Lo stesso giorno, venne approvato un emendamento controverso il quale avrebbe protetto la libertà di parola di politici e membri del clero.[40] Il 29 aprile 2014, il Senato iniziò a esaminare il disegno di legge senza tuttavia mai arrivare all'approvazione.[41]

XVIII legislatura[modifica | modifica wikitesto]

Nella XVIII Legislatura il 2 maggio 2018 un nuovo disegno di legge contro l'omobilesbotransfobia è stato elaborato, basandosi sul ddl Scalfarotto del 15 marzo 2013, da Alessandro Zan. La discussione era stata prevista in Parlamento per la fine di marzo 2020 ma, a causa della pandemia di COVID-19, venne spostato per l'estate 2020. Il disegno di legge prevede inoltre la tutela delle persone omosessuali minori discriminate all'interno della famiglia, prevedendo anche la celebrazione ufficiale della giornata mondiale contro l'omofobia il 17 maggio.

Tale progetto di legge ha suscitato, in ogni caso, le proteste dei gruppi più conservatori quali i Pro Vita (gruppo fortemente religioso già oppostosi all'eutanasia e alle unioni civili, come previste nell'ordinamento italiano) e il Popolo della famiglia, i quali hanno ribadito l'inutilità della nuova proposta di legge, in quanto, secondo loro, gli omosessuali sarebbero già tutelati abbastanza in base agli artt. 575, 612-bis e 61 c.p. e con la legge del 9 luglio 2003, e che questa, in realtà, voglia censurare la libertà di pensiero (Lucia Borgonzoni ha affermato che nonostante PD e M5S abbiano messo tutta la loro buona volontà per questa legge, potrebbero involontariamente censurare la libertà di pensiero) dicendo, di fatto, una mezza verità, in quanto la legge contro l'omofobia in Italia del 2003 tutela solo i diritti dei lavoratori omosessuali e non esplicitamente anche dai discorsi d'odio.

Nonostante le critiche mosse dai gruppi più religiosi il progetto non cita in alcun modo la limitazione della libertà di espressione essendo conforme alla legge Mancino del 1993. Inoltre, hanno ritenuto come la singola legge non sia sufficiente a tutelare gli omosessuali, in quanto, prima di tutelare giuridicamente gli omosessuali, occorrerebbe l'educazione civica.

Il senatore Simone Pillon, ha affermando che con questa legge "potrebbe crearsi un nuovo ordine di "psicopolizia", volta ad instaurare un regime orwelliano, pronto ad arrestare tutti coloro che si opporranno alla "famiglia tradizionale""[42]; mentre Diego Fusaro ha pubblicato un articolo diffamante riguardo alla legge, volto a spaventare la popolazione, affermando che con questa nuova legge si potrebbe sdoganare la pedofilia; notizia che poi è stata dichiarata falsa da tutti i relatori del progetto; si scoprì in seguito che questa finta proposta di legge non era altro che una provocazione di Carlo Giovanardi del 2013[11]. Massimo Gandolfini, in occasione della discussione in Parlamento della legge, ha richiamato il Family Day in diverse piazze di Italia nel mese di luglio 2020, con lo slogan di "Restiamo Liberi"[43].

A tale iniziativa hanno anche aderito i gruppi parlamentari di FdI e Lega, i quali hanno ribadito la totale condanna di ogni forma di discriminazione verso gli omosessuali, ma ribadendo anche la legittimità della libertà d'espressione, tuttavia non limitata dalla proposta di legge, in quanto questa interverrebbe qualora si discriminasse in maniera esplicita la vittima, che comunque non sarebbe esclusivamente omosessuale, in quanto nel progetto di legge viene citato l'orientamento sessuale in generale[8] (tali gruppi parlamentari hanno inoltre affermato la loro disponibilità per quanto riguarda la lotta alle discriminazioni, ritenendosi comunque contrari al disegno di legge Zan)[44].

Altri gruppi parlamentari, invece, hanno aderito a delle manifestazioni in tutta Italia per sostenere la legge contro l'omofobia. Per l'occasione è stata lanciata la campagna nazionale "Da' voce al rispetto", con l'appoggio di Alessandra Maiorino, Monica Cirinnà, Laura Boldrini, Alessandro Zan, l'avvocato Cathy La Torre e altri esponenti politici importanti, i quali hanno ribadito la necessità di una legge contro l'omofobia, attesa dal 24 ottobre 1996[9].

Inoltre, i recenti episodi di razzismo e di omofobia in Italia (come l'omicidio di una ragazza di 18 anni in Campania da parte del fratello che non accettava la relazione di questa con un ragazzo transessuale) hanno messo in evidenza un problema denunciato da decenni nel Paese e che non sempre viene affrontato come si deve in ambito politico. L'omicidio della ragazza è stato commentato e condannato da tutti gli esponenti politici bipartisan, i quali hanno espresso il più profondo rammarico; tutti hanno chiesto un intervento duro da parte dello Stato. Sia Giorgia Meloni (la quale ha affermato che l'omicidio della giovane non fosse solo motivato dall'omofobia ma anche dal sessismo e del patriarcato) sia Matteo Salvini hanno affermato di essere disponibili per eventuali protezioni per gli omosessuali, però opponendosi al ddl Zan, in quanto, secondo loro, mancherebbe una definizione specifica di omofobia e potrebbe essere accusato di omofobia anche colui che si oppone alle adozioni omosessuali o all'utero in affitto. Le "paure" e i "dubbi" di questi esponenti sono state smentite sin dal primo giorno dai relatori. Alessandro Zan e Monica Cirinnà hanno "rassicurato" dozzine e dozzine di volte tutti coloro che si oppongono a adozioni gay e a utero in affitto, definendo queste paure "infondate", e hanno ribadito come le parole di condanna più totale di Meloni e Salvini possano essere utili per contrastare l'omofobia, ma che i fatti siano comunque più efficaci per contrastare le discriminazioni.

Il 10 e il 17 ottobre 2020 si sono svolte in 50 piazze d'Italia molte manifestazioni a sostegno del ddl Zan. La discussione in Parlamento del ddl Zan è stata posticipata dal 20 al 27 ottobre 2020 a causa della pandemia di COVID-19.

Il 27 ottobre 2020 con 251 voti contrari e 201 favorevoli le pregiudiziali di costituzionalità sono state respinte[45]. Alcuni emendamenti sono stati votati e le pregiudiziali sono state respinte; sono stati votati e approvati bipartisan anche gli emendamenti a tutela di tutte le disabilità (proposta di Lisa Noja) e contro la misoginia. Tra gli emendamenti è stata proposta l'entrata in vigore della legge 60 giorni dopo l'approvazione del Senato. La discussione degli emendamenti con le successive votazioni ha proseguito il 29 ottobre ed è finita il 4 novembre 2020 per poi proseguire in Senato per l'approvazione definitiva[46]. Durante la votazione, diversi esponenti di Fratelli d'Italia hanno affermato e "promesso" che, in caso di loro possibile vittoria, daranno protezione a chiunque garantendo giustizia a tutti, a prescindere dall'orientamento sessuale, senza la necessità di un ipotetico ddl Zan, potenziando le pene per gli aggressori. Giorgia Meloni ha affermato come sia ancora troppo presto per insegnare ai ragazzini di 6 anni cosa significhi omofobia e ha richiesto alla maggioranza di insegnare il rispetto e le condanne contro l'omofobia dalla prima superiore, in quanto i bambini sono ignari di cosa significhi omosessualità. Alessandro Zan ha affermato che non ci sarebbe alcun indottrinamento e che si tratterebbe di semplice buon senso.

Anche GayLib, l'unica associazione LGBT di destra a sostegno di Meloni e Salvini, ha chiesto ai due leader di appoggiare la legge, festeggiando il giorno dell'approvazione del disegno di legge. Enrico Oliari, presidente dell'associazione GayLib, fondata nel 1997 più incline a partire da posizioni di destra nelle sue rivendicazioni dei diritti LGBT, ha affermato "Con l'approvazione a Montecitorio del ddl Zan l'Italia compie un ulteriore importante passo verso una civilizzazione necessaria dei costumi socio-culturali. Un arricchimento in termini di tutela dei cittadini lgbt e delle donne che non sopprime in alcun modo la libertà d'opinione ma fa crescere il Paese nel livello generale di civiltà. Rinviamo al mittente battute e allusioni che giungono dalla destra sovranista che si sta distinguendo ancora una volta come una delle più retrive d'Europa mentre ringraziamo quelle figure autenticamente liberali che, soprattutto in Forza Italia, continuano a tenere alta con vigore la bandiera delle libertà civili e dei diritti umani".

Il segretario politico, Daniele Priori, ha poi aggiunto: "Contiamo ora che nel passaggio al Senato, decisivo per il definitivo via libera alla legge, proprio da Forza Italia possano arrivare quei segnali di libertà da parte di donne e uomini di centrodestra che non intendono arrendersi all'estremismo illogico di chi vuol far passare l'idea che discriminare e mettere a rischio la sicurezza delle persone lgbt e delle donne non debba essere in nessun modo sanzionato con una aggravante di specie. Questa legge ci avvicina all'Europa liberaldemocratica e ci allontana dalla Russia e dall'Europa del'est che continuano a legiferare invece nella direzione di una discriminazione di Stato. Fortunatamente l'Italia va nella direzione opposta, quella delle libertà, dei diritti e della sicurezza di tutte e tutti i cittadini sulla scorta degli articoli dai quali la nostra Costituzione prende le mosse. Ci piace inoltre dedicare questa giornata decisamente arcobaleno alla memoria di due grandi maestri del teatro come Gigi Proietti e Giorgio Albertazzi che nei giorni in cui a Roma qualcuno feriva con le lame dei coltelli un ragazzo lgbt ci hanno ricordato come la cultura con la C maiuscola: da Shakespeare alla Yourcenar, da Bob Dylan a De André, non hanno esitato a mettersi dalla parte giusta, quella delle vittime. È anche grazie alle loro parole e alla loro forza d'animo se tante persone, anche molto giovani, hanno trovato in questo ultimo decennio il coraggio di uscire fuori e iniziare a lottare per la libertà e la dignità di tutti. Senza più paura".[47]

Il 27 ottobre del 2021 il Senato ha approvato a scrutinio segreto la cosiddetta "tagliola" richiesta da Lega e Fratelli d'Italia, con 154 voti a favore, 131 contrari e 2 astenuti, che ha di fatto bloccato l'iter e affossato il disegno di legge.[48] L'esito della votazione ha portato a proteste su tutto il territorio nazionale.[49] Il 4 novembre 2021, con l'approvazione in Senato del Dl Infrastrutture, verrà messo in atto “il divieto di pubblicità che proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche“.

Monica Cirinnà, la seconda da sinistra, relatrice e "madre" della legge sulle unioni civili in Italia del 2016

Le unioni civili (11 maggio 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Unione civile § Italia.

La prima volta che si è discusso riguardo una possibile legge sulle unioni civili in Italia avvenne nel 1986; ma solo nella primavera del 2013, dopo 27 anni di proposte discusse e bocciate in Parlamento, è stata depositata una proposta di legge che vedrà poi la luce; essa rimase comunque ferma in commissione Giustizia del Senato dal 27 maggio 2013 al 27 marzo 2015, quando la stessa Commissione ha approvato un testo base con il sostegno del PD e del M5S. Una prima proposta di testo unificato dei disegni di legge all'esame congiunto della commissione giustizia del Senato fu depositata, infatti, il 27 giugno 2014 dalla senatrice Monica Cirinnà (PD), la quale è stata nominata relatrice del progetto; una seconda proposta di testo unificato nel luglio seguente, e una terza proposta di testo unificato, appunto, nel marzo 2015.

Prima e durante la votazione in Senato, tra il 2015 e il 2016, si accese una forte discussione riguardo al ddl Cirinnà, sia da parte di Matteo Salvini sia di Giorgia Meloni, la quale ha affermato che la legge Cirinnà non avesse veramente l'intenzione di tutelare le coppie omosessuali, ma che anzi li discriminasse in quanto, secondo lei, solo coloro che avrebbero potuto avere dei soldi o che beneficiassero di una buona condizione economica, avrebbero potuto permettersi di adottare un figlio. Ha comunque affermato la sua disponibilità a votare il ddl Cirinnà talora si fosse eliminata la adozione co-parentale e la possibilità di adottare. L'11 maggio 2016, all'approvazione del progetto, ha affermato che la legge sulle unioni civili permetteva comunque alle coppie gay di adottare e di non essere quindi d'accordo con il progetto. In più occasioni, anche in occasione delle elezioni del 4 marzo 2018, ha definito comunque giusto e legittimo il desiderio di una coppia omosessuale di adottare un bambino, ma ha comunque affermato che sia più giusto e legittimo che il bambino dovesse essere tutelato per primo, in quanto non capace di intendere e di volere. Tali affermazioni hanno suscitato proteste e controversie.

Il 2 febbraio 2016 è iniziata la votazione in Senato: per superare l'ostruzionismo dei partiti conservatori, il PD ha proposto il cosiddetto "canguro" per accelerare le votazioni che però è stato rifiutato dal M5S. Saltata l'alleanza PD-M5S, è intervenuto il governo Renzi che dopo aver trovato un accordo con l'alleato di governo del Nuovo Centrodestra, ha posto la fiducia su un nuovo testo stralciando l'adozione co-parentale.

Lo stesso giorno Monica Cirinnà è intervenuta al Senato pronunciando il seguente discorso "È molto difficile per me raccontare in pochi minuti la straordinaria avventura che ho vissuto in questi due anni di lavoro (...). La gran parte degli italiani sa che il contrario della parola discriminazione è uguaglianza (...). Un diritto può essere riconosciuto o negato: è su questo che si esprimono giuristi e magistrati poiché i diritti incidono sull'ordine costituito. Se un diritto è riconosciuto senza limiti costrittivi ad alcuni e ingiustamente negato ad altri c'è discriminazione! (...). Abbiamo scelto la via delle unioni civili per rispondere a criteri di prudenza, nella convinzione che alla piena eguaglianza si arriverà passo dopo passo. Allo stesso tempo, questa è una scelta che non pregiudica né misconosce la richiesta di riconoscimento che proviene dalle coppie omosessuali ed assicura un adeguato livello di tutela a loro e sopratutto ai loro figli. A proposito delle questioni di incostituzionalità sollevate attorno a questa proposta, pensando al provvedimento e alla nostra Carta costituzionale ho voluto rivolgere il pensiero alle grandi donne della nostra Repubblica come Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin, esempi chiari e limpidi di una vera e propria "politica di umanità" (...). Queste persone, per troppo tempo assenti e taciute, noi oggi le rendiamo finalmente presenti al resto della comunità politica, riconosciamo la loro esperienza di vita familiare come una realtà meritevole di tutela, perché attinente alla loro dignità personale. Così, concretamente, realizziamo quella parte di Costituzione scritta per gli assenti, quegli assenti, individui adulti, bambini, famiglie, che finalmente diventano presenti, con pari diritti e dignità già riconosciuti agli altri cittadini. Colleghi, da che parte vorremo farci trovare dai nostri figli e dai nostri nipoti, quando fra trent'anni torneranno a leggere i resoconti di queste sedute? Dalla parte di chi ha creduto possibile far muovere all'Italia il primo e tanto atteso passo verso l'eguaglianza, o dalla parte di chi ha visto nella Costituzione il patrimonio di pochi privilegiati, e nell'estensione di diritti un pericolo? Rifletto però su quanta disinformazione e strumentalizzazione politica hanno fuorviato il dibattito pubblico. La frase che ritengo più falsa è che in Italia stiamo introducendo il matrimonio e l'adozione gay (...). Su questo punto si sono agitati i fantasmi più spaventosi! Sono settimane che leggiamo sui giornali che così facendo si rischia di aprire la strada in Italia all'istituto della gestazione per altri! Non devo ricordare in Parlamento che una delle peggiori leggi italiane, la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, quasi interamente riscritta dalla consulta, vieta e punisce espressamente la pratica della gestazione per altri! Questo divieto è in vigore, resterà in vigore e in nessun modo il testo di cui discutiamo oggi interferisce con tale divieto. È quindi un argomento forviante e strumentale! Il punto è uno: il nostro ordinamento non ammette discriminazioni tra i figli basate sulla cornice giuridica del rapporto tra i loro genitori e non ammette la discriminazione tra eterosessuali ed omosessuali in relazione alla valutazione della loro capacità di essere genitori né ammette discriminazioni tra figli in ragione del modo in cui sono venuti al mondo (...). Meritano di essere riconosciuti e tutelati! (...). Con l'art. 5 facciamo un primo decisivo passo per la loro tutela, nelle concrete situazioni in cui si trovano a vivere, sulla base del buonsenso e dell'imperativo costituzionale di eguaglianza. E senza togliere diritti a nessuno (...). In conclusione, nei prossimi giorni saremo chiamati come senatori della Repubblica a rispondere come rappresentanti di un'Italia che lavora, che fa progetti, che ama, che vuole tornare alla modernità di un'Europa da costruire sulle basi dell'inclusione e della parità di trattamento dei cittadini. Come senatori della Repubblica siamo dunque chiamati a dare tutela a tutti i figli di un'Italia che non può più tollerare una discriminazione generata dal come una vita viene al mondo. Dobbiamo rispondere ai giovani LGBTI che nelle nostre scuole si preparano ed essere gli italiani e gli europei del domani, siamo obbligati a dare a ciascuno di loro una risposta prima che il peso oppressivo della discriminazione spinga altri di loro alla fuga o al suicidio (...) Vorrei concludere questo mio intervento con il ricordo di un grandissimo italiano, mancato da pochi giorni, che ancora non abbiamo ricordato in questa aula, il regista di "Una giornata particolare", Ettore Scola che era solito dire: "Bisogna credere ai miracoli, soprattutto quelli fatti dall'uomo e impegnarsi perché i sogni e le utopie si realizzino". Per fare questo colleghi ci vuole un'assunzione di responsabilità totale e collettiva. Noi certo non faremo miracoli, ma abbiamo il compito di fare una buona legge. In questo modo daremo dignità e tutela alla vita di tanti nostri cittadini perché i diritti non possono e non devono rimanere sogni!"[50]

Il nuovo ddl è stato così approvato dall'aula del Senato il 25 febbraio 2016 e poi definitivamente l'11 maggio 2016 dall'aula della Camera, anche qui ricorrendo al voto di fiducia. La legge è stata firmata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 20 maggio, entrando in vigore il 5 giugno.

L'11 maggio, comunque, gli attivisti LGBT hanno ritenuto la legge non ancora sufficiente per le famiglie arcobaleno, a causa della mancanza dell'adozione co-parentale e quindi la difficoltà per una coppia omosessuale di riconoscere il proprio figlio biologico; ritenendosi quindi non ancora pienamente soddisfatti.

Le unioni civili sono la forma di regolamentazione prevista per le coppie omosessuali e, pur non essendo un matrimonio, nascono con una cerimonia davanti all'ufficiale dello stato civile del Comune e prevede quasi tutti gli stessi diritti e doveri del matrimonio (con l'eccezione della possibilità di adottare e dell'obbligo di fedeltà che restano esclusivi del matrimonio). La legge Cirinnà prevede anche forme di tutela per le semplici coppie conviventi senza distinzioni fra gay ed etero.

Nel 2015 l'Italia era l'ultimo Paese dell'Europa occidentale a non avere ancora una legge per le coppie omosessuali e la notizia del voto del Parlamento è stata diffusa dai principali media internazionali[51].

A Ravenna, il 24 giugno 2016, pochi giorni dopo l'entrata in vigore della legge, è stata celebrata la prima unione civile.

Secondo un sondaggio del settembre 2018, in Italia dall'approvazione della legge Cirinnà sono state celebrate, dal 5 giugno 2016 al 31 dicembre 2017, 6 712 unioni civili; nell'anno 2018 sono state celebrate 2 371 unioni civili. Al giugno 2020 sono circa 15 000 le coppie unite civilmente.[52]

Al 2021 l'Italia risulta essere l'unico grande Paese dell'Europa occidentale a non riconoscere e celebrare i matrimoni per le coppie dello stesso sesso, ma solo le unioni civili.[5]

Adozione coparentale e per single lgbt[modifica | modifica wikitesto]

L'adozione coparentale è regolata dalla legge n. 184/1983. Essa è stata confermata dalla Corte di Cassazione in una sentenza pubblicata il 22 giugno 2016.

La Cassazione, con una sentenza che "fa giurisprudenza", ha applicato la legge sulle adozioni n. 184/1983 (di cui l'interpretazione era stata già data nella legge sulle unioni civili), con l'ordinanza nº 17100 pubblicata il 26 giugno 2019, la prima sezione della corte suprema di Cassazione riconosce l'adottabilità di minore anche per persone single, quindi anche a single LGBT.

Cronologia delle proposte di legge sulle unioni civili (1986-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Tra le proposte di regolamentazione delle coppie di fatto più famose ci sono state in passato quella per l'istituzione del PACS (Patto Civile di Solidarietà), che avrebbe attribuito a una coppia che sottoscrive il patto, eterosessuale o omosessuale, una serie di diritti economici di solidarietà e alcuni diritti civili minori, per esempio il diritto all'eredità in caso di morte del partner, il diritto alla pensione di reversibilità, il diritto al subentro nel contratto d'affitto, il diritto di estensione della cittadinanza o di concessione del permesso di soggiorno in caso un membro della coppia sia straniero, agevolazioni fiscali varie, ma non il diritto all'adozione di figli; e per l'istituzione dei DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) con permesso di soggiorno, alloggi nell'edilizia pubblica, successione, obbligo di alimenti, assistenza morale e materiale, contratto di locazione e trattamenti previdenziali e pensionistici, ecc.

Nessuno di questi disegni di legge sul riconoscimento delle coppie gay, tranne l'ultimo citato, è mai giunto a essere discusso in Parlamento.

  • 1986
    • L'Interparlamentare donne comuniste presenta una proposta di legge sia al Senato (prima firmataria Ersilia Salvato) sia alla Camera dei deputati (prime firmatarie erano le deputate Romana Bianchi e Angela Bottari).
  • 1987
    • Arcigay presenta a un convegno in Parlamento una Legge per il riconoscimento legale delle convivenze di fatto (vedi: Arci gay nazionale (a cura di),Omosessuali e Stato, Cassero, Bologna 1988, p. 70).
  • 1988
  • 1993
  • 1994
    • 7 giugno - Nichi Vendola presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
    • 27 ottobre - Graziano Cioni presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
  • 1996
  • 1997
  • 1998
  • 2000
    • 15 settembre - Maurizio Paissan presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (7292)

Nel corso del 2000 sono presentate proposte di legge sulle unioni civili da Luciana Sbarbati, Antonio Lisi e Anna Maria De Luca.

I richiami degli organi giudiziari prima della legge n. 76/2016[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la sentenza n. 138 del 2010 della Corte Costituzionale la Costituzione della Repubblica Italiana non limita il matrimonio alle persone dello stesso sesso. Secondo la corte la decisione di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso dipende dalla scelta del legislatore.

Prima delle unioni civili, il 15 marzo 2012, con una sentenza storica[53][54][55][56][57][58][59], la Corte di Cassazione, esprimendosi sulla richiesta di una coppia omosessuale sposata all'estero di vedere riconosciuto il matrimonio in Italia, pur negando tale riconoscimento in mancanza di leggi specifiche nello Stato italiano, dichiara:

«La coppia omosessuale è “titolare del diritto alla vita familiare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie [...]. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia [...] possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata»

(Sentenza 4184/2012 della Corte di Cassazione)

Nell'aprile 2013 la Corte Costituzionale, in occasione di una conferenza straordinaria sulle sue attività e attraverso il Presidente Franco Gallo, richiama alla necessità di legiferare in merito ai diritti delle coppie omosessuali, sostenendo:

«Bisogna regolamentare i diritti delle coppie omosessuali nei modi e nei limiti più opportuni[60]»

Nel luglio 2015 la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per il mancato riconoscimento delle unioni civili, unico grande Paese dell'Europa occidentale, all'epoca, che non prevedeva alcun riconoscimento per le coppie omosessuali.[61]

Servizio militare[modifica | modifica wikitesto]

Le persone omosessuali e bisessuali non sono escluse dal servizio militare, pur rimanendo oggetto di forti discriminazioni[62][63][64][65]. Le forze armate italiane non possono infatti negare a un uomo o a una donna il diritto di servire con il loro grado in ragione del loro orientamento sessuale, dato che questo costituirebbe una violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana del 1948. Ciononostante, nel 1964 entrò in vigore il D.P.R. n. 496 che includeva nell'«Elenco delle imperfezioni e delle infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare» anche i cosiddetti «invertiti sessuali»[66][67]. Aldo Busi ottenne l'esonero dal servizio militare nel 1968 proprio in virtù di quest'ultimo decreto, sostituito solamente nel 1985 dal D.P.R. n. 1008. Il nuovo decreto rimosse ogni menzione degli «invertiti sessuali», pur prevedendo la non idoneità in caso di «devianza sessuale».[68] Il decreto più recente del Ministro della Difesa del 4 giugno 2014 menziona invece «Le parafilie e i disturbi della identità di genere» quali motivazioni per la non idoneità, di fatto vietando il servizio militare alle persone transessuali.[69]

Donazione del sangue[modifica | modifica wikitesto]

Uomini omo e bisessuali non hanno potuto donare il sangue per quasi 17 anni, dal 20 maggio 1984 al 18 aprile 2001.[70][71] Umberto Veronesi, ministro della salute dell'epoca durante il Governo Amato II, è riuscito a rimuovere questo divieto.

Terapia di conversione[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante nessuna legge nazionale al momento proibisca esplicitamente la terapia di conversione per l'orientamento sessuale o l'identità di genere, circa 2210 tra professionisti e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione hanno firmato, a partire dal 17 maggio 2010, un comunicato di condanna nei confronti di «ogni tentativo di patologizzare l'omosessualità», affermando che «È nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali.»[72]

Il presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, tra i sopracitati firmatari, in base a un comunicato del 23 agosto 2013 afferma inoltre che «gli psicologi, secondo il Codice Deontologico, non possono prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell'orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali».[73]

Secondo infatti l'articolo 4 del codice deontologico degli psicologi italiani «Nell'esercizio della professione, lo psicologo (...) non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità (...) utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi»[74]. Nel caso in cui uno psicologo iscritto all'albo svolga la terapia riparativa può dunque ricevere sanzioni disciplinari, che possono portare a un semplice avvertimento, alla censura, alla sospensione dell'esercizio professionale per un periodo non superiore a un anno o persino alla radiazione.[75]

Gruppi a sostegno dei diritti LGBT e campagne pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Partecipanti al Gay Pride di Napoli 2017
Bologna Pride 2012

Sin dagli anni 1970 in Italia si hanno delle manifestazioni a favore dei diritti degli omosessuali, che con il tempo hanno raccolto sempre più partecipanti.

Il 5 aprile 1972 a Sanremo avviene la prima manifestazione omosessuale, anche se non patrocinata, per protesta contro il "Congresso internazionale sulle devianze sessuali" organizzato dal Centro italiano di sessuologia, di ispirazione cattolica, un diretto antenato dei gruppi che oggi sostengono le terapie riparative.

Il FUORI farà delle manifestazioni anche nel 1975, di cui una a Roma. Una successiva a Venezia nel 1976, a favore del regista russo Sergei Parajanov, arrestato perché omosessuale.

Nel 1976 nasce “Lambda, mensile di informazione dentro il movimento di liberazione sessuale”.

Il 24 novembre 1979, a Pisa, ha luogo la Marcia contro la violenza sugli/sulle omosessuali, nota anche come Pisa79, finalizzata a promuovere i loro diritti, come reazione all'omicidio di un omosessuale a Livorno e al clima generale di violenza contro la comunità LGBT. È stata la prima manifestazione italiana di orgoglio omosessuale autorizzata da una questura e patrocinata da un Comune e viene quindi annoverata come il primo Gay Pride italiano.

La principale organizzazione operante a livello nazionale in tema di diritti LGBT in Italia è l'Arcigay, fondata nel 1980 a Palermo.

Il 2 luglio 1994 a Roma ha luogo il primo Gay Pride ufficiale della capitale con la partecipazione di Imma Battaglia e di Vladimir Luxuria.

L'8 luglio 2000 si svolge a Roma il Worldpride, con la partecipazione di circa mezzo milione di persone, in occasione del Giubileo. La sua candidatura è stata riproposta per il 2025 in occasione del prossimo Giubileo.[76]

Il 25 ottobre 2007 una pubblicità raffigurante un bambino con un braccialetto con su scritto "omosessuale" ha causato controversie. La pubblicità era parte di una campagna governativa regionale finalizzata a combattere le discriminazioni verso gli omosessuali.[77]

Dal 2013, i pride vengono organizzati in modo itinerante secondo la formula dell'Onda Pride, un meccanismo che prevede nel periodo estivo una serie di pride cittadini e regionali a copertura dell'intero territorio nazionale, partendo nel primo anno con 13 città (Alghero, Bologna, Catania, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia e Roma) arrivano a 41 nel 2020 (Vercelli, Verona, Taranto, Bergamo, Padova, Salerno, Alessandria, Perugia, Modena, Roma, Pavia, Trieste, Messina, Ancona, Avellino, Brescia, Vicenza, Varese, Torino, Genova, Siracusa, Bologna, Napoli, Milano, Frosinone, Catania, Bari, Treviso, Palermo, Pisa, Cagliari, Asti, Brianza, Matera, Rimini, Reggio Calabria, Campobasso, Gallipoli, Sorrento, Monza, Novara e Aversa). Nel 2017 si è svolto il primo pride in Basilicata.

L'8 giugno 2019 si è tenuta la 25ª edizione del Roma Pride, con la partecipazione di circa 700 000 persone.[78][79]

Nel 2020 a causa dell'emergenza Coronavirus moltissimi pride (quasi tutti), sia in Italia sia nel resto del mondo, come del resto la stragrande maggioranza delle manifestazioni e feste, sono stati annullati, per far rispettare le regole del distanziamento sociale e non creare assembramenti. Tutti i pride e le manifestazioni a sostegno dei diritti LGBT in Italia sono stati rimandati al 2021 o in extremis al 2022.

Nel 2021 Torino ospiterà l'Assemblea Generale di EPOA (European Pride Organisers Association), prima volta per una città italiana.

Panoramica del Roma Pride 2019 su via dei Fori Imperiali

Opinione pubblica (sondaggi)[modifica | modifica wikitesto]

Sondaggi Eurispes dal 2003 al 2021:

Supporto per le tutele alle coppie omosessuali 2003 2009 2013 2014 2015 2016 2019 2020 2021
Unione civile 51,6%[80] 58,9%[81] 77,2%[82] 78,6%[82] 64,4%[82] 67,6%[82] 65,1%[82] 67,8%[83] -
Matrimonio egualitario - 40,4%[81] - 47,7[84] 40,8%[82] 47,8%[82] 50,9%[82] 59,5%[85] 58,4%[86]
Adozioni per le coppie dello stesso sesso 27%[80] 19%[81] - 28,8[84] 27,8%[82] 29%[82] 31,1%[82] 42%[83] 44,3%[86]

Nella popolazione, inoltre, l'accettazione di tali tematiche aumenta all'aumentare del livello del titolo di studio, mentre diminuisce all'aumentare dell'età.[87]

  • Secondo un sondaggio della Demoscopea effettuato nel 1983, il 46% degli italiani riteneva l'omosessualità una malattia. Nessuno affermò di aver avuto esperienze omosessuali.[88]
  • Dal 1985 al 1988 la percentuale di accettazione dell'omosessualità da parte dei giovani è passata dal 27,6% al 32,3%.[89]
  • Un sondaggio del 1988 (Fiore 1991) ha rivelato che il 48,8% degli intervistati riteneva che gli omosessuali dovessero avere gli stessi diritti degli eterosessuali, riscontrando comunque una forte attitudine omofoba nelle classe sociali basse e più anziane (il 35,3% di loro dichiarò inoltre che riuscirebbe ad accettare abbastanza facilmente un parente omosessuale mentre il 23% affermò che avrebbe provato ad aiutare un parente omosessuale ad accettarsi senza ansia). Il 45,3% ritenne che l'omosessualità rappresentasse un pericolo per la società, e l'11,2% degli italiani propose misure legali per contrastare il fenomeno.[90]
  • In uno studio del 1991 a Bologna il 78,6% delle persone che vi hanno partecipato ha definito gli omosessuali persone normali con cui convivere, l'11,7% viziosi da reprimere e il 9,7% malati da curare.[91]
  • Secondo uno studio del Cospes rilasciato il 15 febbraio 1994, su circa 2 000 interviste a giovani tra i 14 e i 19 anni residenti nel Nordest della penisola il 27% degli adolescenti ritenne che essere gay o essere lesbiche fosse un vero e proprio "peccato", mentre un 21,3% di loro condannò l'omosessualità a prescindere dal ritenerla o meno un "peccato". Il 71% di loro sostenne che si trattasse di un "atteggiamento da capire", e per il 32% di loro che si trattasse di "una cosa naturale". L'1,4% dei ragazzi dichiarò di avere avuto esperienze omosessuali.[92]
  • Secondo uno studio del 1998, realizzato tra italiani cattolici, indicò che il 72,2% della popolazione fosse a favore di un'unione di fatto per gli omosessuali; il 47,1% dei giovani affermò che gli omosessuali avrebbero dovuto avere gli stessi diritti degli eterosessuali, mentre il 30% si oppose. Il 17,4% pensò che l'omosessualità fosse una malattia e l'8,3% una forma di perversione sessuale che avrebbe dovuto essere proibita.[90]
  • Secondo uno studio del 2002, il 72% della popolazione italiana ritiene che gli omosessuali dovrebbero avere gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali.[93]
  • In un sondaggio del maggio 2005 su 1 000 intervistati il 67% degli italiani considerano le coppie di fatto una realtà accettata e il 52% ritiene giusto accettare l'omosessualità.
  • In un sondaggio pubblicato nel 2007 veniva rilevato come il 65% degli italiani pensava che l'omosessualità dovesse essere accettata dalla società.[94]
  • Un sondaggio d'opinione pubblicato nel 2013 ha rivelato che il 74% della popolazione italiana riteneva che l'omosessualità dovesse essere accettata dalla società, mentre il 18% si diceva contrario.[94] L'86% delle persone tra i 18 e i 29 anni dicevano di voler accettare le persone omosessuali contro l'80% delle persone tra i 30 e i 49 anni e il 67% delle persone sopra i 50 anni.
  • Nel maggio 2015 PlanetRomeo, un social network LGBT, ha pubblicato il suo primo Gay Happiness Index (GHI). Ai gay di oltre 120 Paesi è stato chiesto come si sentono riguardo alla visione della società sull'omosessualità, come vivono il modo in cui sono trattati dalle altre persone e quanto sono soddisfatti della loro vita. L'Italia si è classificata al 40º posto con un punteggio GHI di 51, appena sopra alle Filippine e sotto al Brasile.
  • Secondo uno studio del 2016 il 78% degli italiani supportava la possibilità di consentire ai transgender di cambiare il loro sesso nei documenti legali (dopo l'operazione), mentre il 29% sosteneva l'idea di poterlo fare anche senza intervento chirurgico o medico. Oltre a questo il 78,5% degli italiani crede che i cittadini transgender dovrebbero essere protetti dal governo dalle discriminazioni, il 57,7% crede che le persone transgender dovrebbero essere autorizzate a utilizzare i servizi corrispondenti alla loro identità di genere piuttosto che al loro sesso di nascita e solo il 14,9% degli intervistati crede che le persone transgender siano affette da una malattia mentale.[95]
  • In riferimento al livello di supporto circa l'estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, un sondaggio dell'agenzia Pew Research Center[96] effettuato in 18 Paesi tra Europa e Nord America nell'aprile 2017 riporta una larga maggioranza di italiani favorevole (59%) a una riforma in questo senso; tuttavia dall'inchiesta, l'Italia risulta anche essere il Paese con la più larga proporzione di popolazione contraria (38%) tra quelli analizzati.
  • Secondo un sondaggio del 2019 il 75% della popolazione italiana dichiara che gli omosessuali dovrebbero avere gli stessi diritti degli eterosessuali.[97]
  • Secondo un sondaggio Eurispes del 2020 il 59,5% dei cittadini italiani è favorevole al matrimonio egualitario, con quasi 20% in più rispetto alla medesima ricerca del 2015 (nel 2019 il 50,9%). Il 77,1% dei 18-24enni ha detto di sì alle nozze gay, (+17% rispetto al 2019), il 70,1% dei 25-34enni, il 66,2% dei 35-44enni, il 55,7% dei 45-64enni e il 45,3% degli over 64. Il 42% ritiene sia giusto che una coppia omosessuale adotti un bambino (31% nel 2019 e 27,8% nel 2015).[98]
  • Secondo un sondaggio BiDiMedia di maggio 2021 la maggioranza degli italiani si dichiara favorevole al ddl Zan (per introdurre nei crimini d'odio l'orientamente sessuale, l'identità di genere e la disabilià) con un rapporto di 60% favorevoli, 29% contrari e 11% astenuti.

Tabella riassuntiva[modifica | modifica wikitesto]

Attività e relazioni sessuali legali Yes (dal 1890)
Parità dell'età del consenso Yes (dal 1890)
Leggi anti-discriminazione sul lavoro Yes (dal 2003)
Leggi anti-discriminazione nella fornitura di beni e servizi No/Yes(al momento sono applicate solo a livello regionale in Campania[32], Emilia-Romagna[29][30], Liguria[23], Marche[24], Piemonte[27], Sicilia[25][26], Toscana[21][22] e Umbria[28])
Leggi anti-discriminazione in tutti gli altri settori (inclusa discriminazione diretta, crimini d'odio ed espressioni d'odio) No/Yes(al momento sono applicate solo a livello regionale in Campania[32], Emilia-Romagna[29][30], Liguria[23], Marche[24], Piemonte[27], Sicilia[25][26], Toscana[21][22] e Umbria[28])
Leggi anti-discriminazione relative all'identità di genere No/Yes(al momento sono applicate solo a livello regionale in Campania[32], Emilia-Romagna[29][30], Liguria[23], Marche[24], Piemonte[27], Sicilia[25][26], Toscana[21][22] e Umbria[28])
Convivenza registrata Yes (dal 5 giugno 2016)
Unione civile Yes (dal 5 giugno 2016)
Matrimonio egualitario No
Adozione da parte di single (compresi LGBT) No/Yes (ammessa dalla Corte di Cassazione dal giugno del 2019, ma non disciplinata dalla legge)[99][100]
Stepchild adoption per coppie dello stesso sesso No/Yes (ammessa dalla Corte di Cassazione dal 2016, ma non disciplinata dalla legge)[101][102]
Adozione da parte di coppie gay No/Yes (ammessa dalla Corte di Cassazione dal 2021 solo all'estero)[103]
Maternità surrogata per le coppie omosessuali No/Yes (alcune sentenze hanno riconosciuto alcuni bambini nati all'estero con la maternità surrogata)[senza fonte]
Accesso alla fecondazione in vitro per le lesbiche No
Autorizzazione a prestare servizio nelle forze armate (LGBT) No/Yes (non vi è ad oggi alcun esplicito divieto per persone omosessuali e bisessuali, tuttavia i "disturbi dell'identità di genere" sono tuttora motivo di non idoneità al servizio militare)[69]
Diritto di cambiare anagraficamente sesso Yes (dal 14 aprile 1982; dal 2015 per sentenza della Corte Costituzionale non è necessario effettuare l'operazione chirurgica per la modificazione di alcuni caratteri sessuali;[104] dall'ottobre del 2020 la terapia ormonale è gratuita a spesa dello Stato[105])
Terapia di conversione di minori vietate No/Yes (non vietate dalla legge. Tuttavia, il codice deontologico dell'Ordine degli Psicologi proibisce la terapia di conversione)[73][106][107][108][109]
Protezione richiedenti asilo per orientamento sessuale o identità di genere Yes (dal 2020)[senza fonte]
Permessa la donazione di sangue da parte di uomini omosessuali Yes (dal 18 aprile 2001)[110]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniela De Lorenzo, Com'è messa l'Italia sui diritti della comunità lgbt, su wired.it, 11 febbraio 2020. URL consultato il 20 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2021).
    «lga Europe, una delle maggiori associazioni lgbt internazionali, ha diffuso un report sullo stato dei diritti delle persone omosessuali, transgender, intersessuali e queer in Europa. Il nostro paese ha un tasso di intolleranza più alto della media».
  2. ^ Daniela De Lorenzo, Sui diritti lgbt+ l'Europa è sempre più spaccata, su wired.it, 5 giugno 2021. URL consultato il 5 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2021).
    «"L’Italia rimane anche quest’anno inchiodata ben al di sotto della media europea per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani delle persone lgtbi. Dal 17 maggio dell’anno scorso, l’Italia non è ancora stata in grado di approvare una legge contro i crimini e i discorsi d’odio omobitransfobici, rimanendo tra gli ultimi 4 stati membri dell'Ue a non riconoscerli, insieme a Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Bulgaria”, osserva Yuri Guaiana, segretario di Certi Diritti. Introdurre una legge sui crimini d'odio è una raccomandazione della stessa Ilga Europe, che evidenzia al contempo la legge promossa in Campania lo scorso luglio.».
  3. ^ a b Dario Accolla, Vent'anni di matrimoni tra persone dello stesso sesso: in Italia siamo ancora in alto mare - Il Fatto Quotidiano, su ilfattoquotidiano.it, 1º aprile 2021. URL consultato il 20 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2021).
  4. ^ Martina Castigliani, Omotransfobia, come funziona in Ue: nella maggior parte dei Paesi i crimini d'odio estesi a orientamento sessuale e identità di genere, su Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2021. URL consultato il 20 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2021).
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  6. ^ Alessandro Bovo, Italia gay-friendly: il 68% pensa che le persone LGBT+ dovrebbero avere gli stessi diritti degli etero, su gay.it, 24 settembre 2019.
    «Al contrario, 7 italiani su 10 (circa) pensano che non ci dovrebbero essere differenze [tra coppie omosessuali ed eterosessuali]. C’è ancora molta strada da fare, poiché il dato italiano è leggermente minore della media europea. Difatti, analizzando tutti i dati, l’Eurobarometro della Commissione Europea indica che il 72% dei cittadini europei afferma che non vede nulla di sbagliato in una relazione composta da due persone dello stesso sesso.».
  7. ^ Paolo Gusmeroli e Luca Trappolin, IV.Cosa sappiamo - Ostilità antiomosessuale e omofobia nelle ricerche sull'Italia, in Raccontare l'omofobia in Italia, pp. 149-193.
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    «1.1 - La Regione Emilia-Romagna (...) promuove e realizza politiche, programmi ed azioni finalizzatia tutelare ogni persona nella propria libertà di espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, nonché a prevenire e superare le situazioni di discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica. 1.2 - La Regione riconosce il diritto all'autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere (...) 6.1 - La Regione promuove e sostiene progetti e interventi di accoglienza, soccorso, protezione e sostegno alle vittime di discriminazione o di violenza commesse in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere (...)».
  30. ^ a b c d Emilia-Romagna, passa la legge anti omofobia nella notte dopo 39 ore di discussione: è un record, su https://bologna.repubblica.it, 27 luglio 2019. URL consultato il 30 ottobre 2021 (archiviato il 27 luglio 2019).
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    «Nel 2016, in occasione della prima unione civile tra omosessuali in Polizia, Daniele Tissone si era espresso in questi termini: “Le discriminazioni, soprattutto all’interno delle Forze armate e dei corpi militari dove le rappresentanze sindacali non sono presenti, esistono e sono molto forti: per questo come poliziotti Cgil vogliamo continuare a dare un fattivo contributo, anche e soprattutto per quel che riguarda i lavoratori in divisa”.».
  65. ^ Toni de Marchi, Militari Lgbt? In Italia non esistono, o sono ‘disturbati’, su ilfattoquotidiano.it, 24 febbraio 2014. URL consultato il 5 novembre 2021.
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    «Direttiva tecnica per l'applicazione dell'elenco delle imperfezioni e delle infermita' che sono causa di non idoneita' al servizio militare (...) R) Psichiatria. (...) 4) Le parafilie e i disturbi della identita' di genere (...)».
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  72. ^ L’omosessualità non è una malattia da curare, su noriparative.it. URL consultato il 31 ottobre 2021 (archiviato il 25 febbraio 2021).
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    «Gli psicologi, secondo il Codice Deontologico, non possono prestarsi ad alcuna terapia riparativa dell'orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale, siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali (Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi)».
  74. ^ CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI ITALIANI (PDF), su opl.it. URL consultato il 31 ottobre 2021.
  75. ^ L. 18 febbraio 1989, n. 56. Ordinamento della professione di psicologo. (PDF), su psy.it. URL consultato il 31 ottobre 2021.
    «26. Sanzioni disciplinari. 1. All'iscritto nell'albo che si renda colpevole di abuso o mancanza nell'esercizio della professione o che comunque si comporti in modo non conforme alla dignità o al decoro professionale, a seconda della gravità del fatto, può essere inflitta da parte del consiglio regionale o provinciale dell'ordine una delle seguenti sanzioni disciplinari: a) avvertimento; b) censura; c) sospensione dall'esercizio professionale per un periodo non superiore ad un anno; d) radiazione.».
  76. ^ Raflesia, Roma candidata per il World Pride del 2025, su Roma Pride, 24 agosto 2017. URL consultato il 23 settembre 2020 (archiviato il 26 settembre 2020).
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  92. ^ POCO SESSO E TANTE CAREZZE COSI' SI AMANO GLI ADOLESCENTI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 luglio 2020.
  93. ^ Wayback Machine (PDF), su web.archive.org, 25 marzo 2005. URL consultato il 22 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2005).
  94. ^ a b (EN) The Global Divide on Homosexuality, in Pew Research Center's Global Attitudes Project, 4 giugno 2013. URL consultato il 19 ottobre 2017 (archiviato il 3 novembre 2013).
  95. ^ Public Support for Transgender Rights: A Twenty - three Country Survey (PDF), su williamsinstitute.law.ucla.edu. URL consultato il 19 ottobre 2017 (archiviato l'8 maggio 2017).
  96. ^ 6. Religion and society, su pewforum.org. URL consultato il 2 giugno 2018 (archiviato il 18 luglio 2018).
  97. ^ Zilraag, Un mondo diviso: l'omofobia diminuisce, ma non dappertutto | Il Grande Colibrì, su ilgrandecolibri.com, 30 giugno 2020. URL consultato il 24 luglio 2020 (archiviato il 1º novembre 2020).
  98. ^ Eurispes, temi etici. L'opinione degli italiani, su Eurispes. URL consultato il 24 luglio 2020 (archiviato il 19 settembre 2020).
  99. ^ Diventa possibile l’adozione per i single, su www.laleggepertutti.it. URL consultato il 20 maggio 2021.
  100. ^ Adozioni in Italia: ammesse per i single e non ci sono più limiti di età, su Affaritaliani.it. URL consultato il 20 maggio 2021.
  101. ^ Primo via libera da Cassazione alla stepchild adoption per coppia gay, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 20 maggio 2021.
  102. ^ Cassazione: "No al riconoscimento dei figli delle coppie gay", ma apre alla stepchild adoption - la Repubblica, su www.repubblica.it. URL consultato il 20 maggio 2021.
  103. ^ La Cassazione: "Sì alle adozioni all'estero da parte di coppie gay" | ANSA.it, su www.ansa.it. URL consultato il 20 maggio 2021.
  104. ^ Copia archiviata, su laleggepertutti.it. URL consultato il 13 febbraio 2017 (archiviato il 14 febbraio 2017).
  105. ^ Da oggi la terapia ormonale per cambiare sesso sarà gratuita in tutta Italia, su fanpage.it. URL consultato il 20 maggio 2021.
  106. ^ DISEGNO DI LEGGE - Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori, su senato.it, 17 maggio 2016.
    «(...) il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi (CNOP), in reazione a una nuova polemica sulla patologizzazione dell'orientamenti sessuali non eterosessuali, ha dichiarato tramite nota stampa dell'allora Presidente dott. Giuseppe Luigi Palma che: «affermare che l'omosessualità possa essere curata o che l'orientamento sessuale di una persona si debba modificare è un'informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società (...). Gli psicologi, secondo il codice deontologico, non possono prestarsi ad alcuna "terapia riparativa" dell'orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali.».
  107. ^ L’Ordine degli Psicologi si schiera dalla parte della scienza e dice No alle “Terapie Riparative” (PDF), su ordinepsicologier.it, 2010. URL consultato il 31 ottobre 2021.
    «La scienza, dunque, con il DSM-IV e l’ICD-10 non classifica più l’omosessualità come malattia ed evidenzia l’inefficacia di terapie volte a modificare l’orientamento sessuale dell’individuo, mentre segnala la necessità di aiutare e curare il malessere di coloro che soffrono per il proprio orientamento sessuale. Lo psicologo, per l’art. 5 del Codice Deontologico, è vincolato a queste indicazioni del mondo scientifico, è vincolato cioè ad alleviare la sofferenza di chi soffre per il proprio orientamento omosessuale e a non suscitare la falsa aspettativa che la cura possa portare a un cambiamento del proprio orientamento.».
  108. ^ Ordine degli Psicologi del Lazio, La posizione dell'Ordine riguardo alle "terapie riparative", su ordinepsicologilazio.it. URL consultato il 31 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2011).
    «(...) il Consiglio dell'Ordine degli Psicologi del Lazio ha assunto una posizione univoca e netta nei confronti delle cosiddette "terapie riparative", invitando, ancora una volta, la comunità professionale ad operare nel rispetto dei principi sanciti dall'articolo 4 Codice Deontologico e la comunità scientifica a salvaguardare il rispetto della persona sotto ogni suo aspetto. Non è la prima volta che l'Ordine decide di denunciare con forza qualunque trattamento mirato a modificare l'orientamento sessuale del paziente. Sin dal dicembre 2007, la Presidente Marialori Zaccaria ed il Vice Presidente Paolo Cruciani hanno preso le distanze da chi pratica terapie riparative, ribadendo che chi classifica l'omosessualità come patologia, e ne propone una “cura”, si pone al di fuori del Codice Deontologico e del dialogo clinico scientifico.».
  109. ^ L’omosessualità non è una malattia da curare: le adesioni di 2.210 professionisti e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione, su noriparative.it. URL consultato il 31 ottobre 2021 (archiviato l'11 febbraio 2021). Documento firmato da 2210 professionisti e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione (al 31/10/2021), tra cui il presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi e i presidenti regionali dell'Ordine del Lazio, del Piemonte, della Liguria, della Campania, della Lombardia e della Toscana.
  110. ^ Gay: vietato donare sangue, ma solo con prove rischi - Altre news - ANSA Europa, su ANSA.it. URL consultato il 27 febbraio 2016 (archiviato il 17 febbraio 2016).

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