Diritti LGBT in Italia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Diritti LGBT in Europa.

Il diritto penale italiano[modifica | modifica wikitesto]

Codice napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Jean-Jacques Régis de Cambacérès.

Nel 1860 il Regno di Sardegna raccolse nel neonato Regno d'Italia una serie di Stati che avevano tutti (meno due) abolito, per effetto del Codice napoleonico, la punizione degli atti di libidine fra maschi, purché commessi fra adulti consenzienti e in privato.

Uno dei due Stati che conservavano questo tipo di leggi era proprio il Regno di Sardegna. Il codice penale promulgato il 20 novembre 1859 da Vittorio Emanuele II, dedicava il Titolo VI, del Libro II, ai reati contro il buon costume (articoli da 420 a 425). La previsione normativa puniva tutti gli atti sessuali che non portano alla procreazione, e quindi gli atti di libidine fra due maschi (il lesbismo non era invece contemplato)[senza fonte] nel codice penale.

Tali leggi furono estese, assieme al resto del codice penale del Regno di Sardegna, alle altre regioni d'Italia, con una sorprendente eccezione: per via di un presunto "carattere particolare delle popolazioni meridionali" questi articoli di legge (oltre a quelli relativi all'incesto) non vennero estesi all'ex Regno delle Due Sicilie. La pratica omosessuale fra adulti consenzienti poteva costituire un reato a Torino, Milano, Cagliari, ma non a Napoli, Bari o Palermo. Una situazione decisamente anomala.

Codice Zanardelli[modifica | modifica wikitesto]

Questa bizzarra situazione, per cui era illegale in una parte del regno ciò che era legale nell'altra, fu sanata solo nel 1887, con la promulgazione del Codice Zanardelli, che aboliva ogni differenza di trattamento fra atti omo ed eterosessuali in tutto il territorio del Regno d'Italia.

Codice Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La situazione non venne modificata neanche dal fascismo con la promulgazione del Codice Rocco nel 1930, sebbene la bozza di legge contasse, in origine, un articolo (il 528), rubricato come "relazioni omosessuali", che prevedeva pene fino a 3 anni per chiunque compisse «atti di libidine su persona dello stesso sesso», ma solo in caso di «pubblico scandalo», e con aumenti fino a 5 anni di pena qualora fossero coinvolti soggetti minorenni (allora fino ai 21 anni d'età). Lo stralcio della norma, tuttavia, non fu dovuto a una sorta di benevolenza nei confronti di tali pratiche, quanto al fatto - spiega la relazione parlamentare stesa dallo stesso Alfredo Rocco, che il «turpe vizio […] non è così diffuso in Italia da richiedere l'intervento della legge penale[:] il legislatore[, infatti, deve intervenire] in cospetto di forme di immoralità [solo qualora] si presentino nella convivenza sociale in forma allarmante». Ciò non impedì al fascismo di colpire i comportamenti omosessuali maschili con punizioni amministrative, come l'ammonizione e il confino.

La situazione del Codice Rocco, che resta il codice penale tuttora in vigore, non è stata modificata dai decenni successivi. I legislatori hanno continuato a rifiutare l'emanazione di leggi che toccassero il tema dell'omosessualità, sia in senso protettivo che repressivo, trattandola così come questione estranea allo Stato, e riconducibile semmai al campo della morale e della religione.

Paradossalmente, questo atteggiamento ha impedito che nel dopoguerra venissero approvate anche in Italia, come invece avvenne in altre nazioni occidentali, leggi che criminalizzassero l'omosessualità, nonostante ci siano stati almeno tre tentativi d'introdurle. Particolare di estremo interesse: a bloccare questi tentativi fu soprattutto la contrarietà della Democrazia Cristiana.

Questo atteggiamento tradizionale della classe politica italiana non è venuto meno neppure con il governo italiano di centrosinistra durante la XIII legislatura, 1996-2001, che non a caso ha rifiutato per cinque anni di discutere del tema delle cosiddette "unioni civili" nonché, su richiesta esplicita di alcune componenti cattoliche dell'alleanza politica al governo, di comprendere l'omosessualità nella legge contro i crimini motivati dall'odio.

Recepimento della direttiva 2000/78/CE[modifica | modifica wikitesto]

Una rottura rispetto a tale tradizione avveniva solo nella successiva XIV legislatura (2001-2006), sia pure con l'emanazione (per la prima volta dal 1859) di leggi espressamente mirate a discriminare in base all'orientamento sessuale. La direttiva 2000/78/CE contro le discriminazioni sul lavoro in base all'orientamento sessuale è stata recepita dalla legislazione italiana col decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003[1], che, nel testo originario (modificato nel 2008), ribaltava in parte il senso della direttiva. In particolare all'articolo 3, comma 3, del Decreto legislativo nella sua versione originale recitava:

« Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare. »

Per quanto tale cambiamento non andasse certamente nel senso auspicato dal movimento di liberazione omosessuale, è comunque innegabile che l'omosessualità sia stata in questo modo, per la prima volta, nominata nelle leggi italiane.

La formulazione della norma era distante dal corrispondente testo dell'art. 4, 1° co., della direttiva 78/2000 che dice:

« Fatto salvo l'articolo 2, paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono stabilire che una differenza di trattamento basata su una caratteristica correlata a uno qualunque dei motivi di cui all'articolo 1 non costituisca discriminazione laddove, per la natura di un'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, tale caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa, purché la finalità sia legittima e il requisito proporzionato. »

Le clausole introdotte nel nostro Paese sancivano, per la prima volta, che l'orientamento sessuale potesse assumere rilevanza nel valutare se un cittadino era idoneo o meno ad entrare o permanere nelle Forze armate, in quelle di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Il Ministero della Difesa ha quindi varato un regolamento con il quale ha dichiarato di poter lecitamente trattare, per fini istituzionali, anche i dati sensibili riguardanti la vita sessuale dei dipendenti (Decreto Ministeriale 13 aprile 2006, n. 303). Analoghi regolamenti varati da parte di altri ministeri (Interno, Giustizia, Economia e Finanze), dichiarano invece di poter trattare tale tipo di dato nei dipendenti, solo per quanto attiene l'eventuale riattribuzione di genere (cosiddetto "cambiamento di sesso").

Solo nel 2008, con l'art. 8-septies del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee, convertito nella legge 6 giugno 2008, n. 101, è stata abrogata la disposizione che attribuiva rilevanza all'orientamento sessuale nel valutare l'idoneità o meno ad entrare o permanere nelle Forze armate, in quelle di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Dunque, è stato abrogato il secondo periodo del terzo comma dell'art. 3 d.lgs. 216/2003. Inoltre, nel terzo comma dello stesso art. 3 cit. si richiede che la finalità sia legittima.

Attualmente, in seguito alle modifiche apportate dalla legge n. 101 del 2008, il terzo comma dell'art. 3 del d.lgs. 216/2003 risulta così formulato:

« Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima. »

Va ricordato come la presenza di omosessuali nell'ambito militare e, soprattutto, in quello delle Forze di polizia, sia considerato sovente all'estero del tutto lecito, tanto da avere un'organizzazione sindacale a livello europeo[2].

Le unioni civili[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Unione_civile § Italia.

Il 5 giugno 2016 è entrata in vigore la legge sulle unioni civili nota anche come legge Cirinnà, dal nome della sua proponente (la senatrice del Partito Democratico, Monica Cirinnà). Le unioni civili sono la forma di regolamentazione prevista per le coppie omosessuali e, pur non essendo un matrimonio, nascono con una cerimonia davanti al sindaco del proprio Comune e prevede quasi tutti gli stessi diritti e doveri del matrimonio (con l'eccezione della possibilità di adottare e dell'obbligo di fedeltà che restano esclusivi del matrimonio eterosessuale).

La legge, depositata in Parlamento nel 2013, è rimasta ferma in commissione Giustizia del Senato per quasi due anni, quando la stessa Commissione ha approvato un testo base nel marzo 2015 con il sostegno del PD e del M5S. A febbraio 2016 è iniziata la votazione in Senato: per superare l'ostruzionismo dei partiti conservatori, il Pd ha proposto il cosiddetto canguro per accelerare le votazioni che però è stato rifiutato dal M5S. Saltata l'alleanza Pd-M5S, è intervento il governo che dopo aver trovato un accordo con l'alleato di governo del Nuovo Centrodestra, ha posto la fiducia su un nuovo testo stralciando la stepchild adoption. Il nuovo ddl è stato così approvato dall'aula del Senato e poi definitivamente l'11 maggio 2016 dall'aula della Camera, anche qui ricorrendo al voto di fiducia. La legge Cirinnà prevede anche forme di tutela per le semplici coppie conviventi senza distinzioni fra gay ed etero.

L'Italia era l'ultimo paese dell'Europa occidentale a non avere ancora una legge per le coppie omosessuali e la notizia del voto del Parlamento è stata diffusa dai principali media internazionali.

Tra le proposte di regolamentazione delle coppie di fatto più famose ci sono state in passato l'istituzione del PACS (Patto Civile di Solidarietà), che avrebbe attribuito ad una coppia che sottoscrive il patto, eterosessuale o omosessuale, una serie di diritti economici di solidarietà e alcuni diritti civili minori, per esempio il diritto all'eredità in caso di morte del partner, il diritto alla reversibilità della pensione, il diritto al subentro nel contratto d'affitto, il diritto di estensione della cittadinanza o di concessione del permesso di soggiorno in caso un membro della coppia sia straniero, agevolazioni fiscali varie, ma non col diritto all'adozione di figlie; e dei DiCo (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) con permesso di soggiorno, alloggi nell'edilizia pubblica, successione, obbligo di alimenti, assistenza morale e materiale, contratto di locazione e trattamenti previdenziali e pensionistici ecc. Nessuno di questi disegni di legge sul riconoscimento delle coppie gay è mai giunto ad essere discusso in Parlamento.

Nel corso della XVII legislatura, iniziata nel 2013, è stato in discussione presso il Parlamento un disegno di legge noto mediaticamente come ddl Cirinnà, dal nome della proponente la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà, giunto in Parlamento per la prima volta nel marzo 2015. Tale ddl sulle unioni civili e convivenze registrate è stato approvato definitivamente dalla Camera l'11 maggio 2016 e firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 20 maggio 2016.

Adozione del figliastro (Stepchild Adoption)[modifica | modifica wikitesto]

L'adozione del figliastro è regolata dalla Legge 184/1983. La stepchild adoption è stata confermata dalla Corte di Cassazione in una sentenza pubblicata il 22 giugno 2016.

La Cassazione, con una sentenza che "fa giurisprudenza", ha applicato la legge sulle adozioni 184/1983 (di cui l'interpretazione era stata già data nella legge sulle unioni civili).

I richiami degli organi giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 marzo 2012, con una sentenza storica[3][4][5][6][7][8][9], la Corte di Cassazione, esprimendosi sulla richiesta di una coppia omosessuale sposata all'estero di vedere riconosciuto il matrimonio in Italia, pur negando tale riconoscimento in mancanza di leggi specifiche nello Stato italiano, dichiara:

« La coppia omosessuale è “titolare del diritto alla vita familiare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie [...]. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia [...] possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata »
(Sentenza 4184/2012 della Corte di Cassazione)

Nell'aprile 2013 la Corte Costituzionale, in occasione di una conferenza straordinaria sulle sue attività e attraverso il Presidente Franco Gallo, richiama alla necessità di legiferare in merito ai diritti delle coppie omosessuali, sostenendo:

« Bisogna regolamentare i diritti delle coppie omosessuali nei modi e nei limiti più opportuni[10] »

Tabella riassuntiva[modifica | modifica wikitesto]

Attività e relazioni sessuali legali Yes (dal 1890)
Parità dell'età di consenso Yes (dal 1890)
Leggi anti-discriminazione sul lavoro Yes (dal 2003)
Leggi anti-discriminazione nella fornitura di beni e servizi No (proposto)
Leggi anti-discriminazione in tutti gli altri settori (inclusa discriminazione diretta ed espressioni d'odio) No (proposto)
Matrimonio egualitario No (proposto)
Riconoscimento delle coppie omosessuali (Unioni Civili) Yes (dal 2016)
Adozione del figlio del partner da parte delle coppie omosessuali Yes la Corte Suprema di Cassazione ha ammesso l'adozione del figlio del partner [11]
Adozione congiunta da parte delle coppie omosessuali No
Surrogazione di maternità per le coppie omosessuali maschili No (illegale anche per le coppie eterosessuali)
Autorizzazione a prestare servizio nelle forze armate Yes
Diritto di cambiare legalmente sesso Yes (dal 1982, mentre dal 2015 la Corte di Cassazione ha deciso che non è richiesta la sterilizzazione)
Permesso di donare il sangue agli uomini omosessuali Yes (dal 2001) [12]

Un sondaggio condotto da Demos a febbraio 2016 ha mostrato che il 56% degli italiani è favorevole al matrimonio omosessuale, in aumento rispetto alla precedente rilevazione condotta ad ottobre 2014. I contrari sono il 40%.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ s:Decreto legislativo 09 luglio 2003, n. 216
  2. ^ EGPN European Gay Police Network
  3. ^ Cassazione interviene su coppie gay: 'Hanno diritto alla vita familiare' - Cronaca - ANSA.it
  4. ^ Le coppie gay hanno diritto a essere ritenuti una famiglia - LASTAMPA.it
  5. ^ Il Messaggero
  6. ^ Coppie omosessuali, la differenza di sesso non è più indispensabile per avere diritto alle tutele di legge - Il Sole 24 ORE
  7. ^ Gay, Cassazione: sì alla famiglia, "sentenza storica e rivoluzionaria" - L'Impronta L'Aquila
  8. ^ Cassazione, le coppie gay hanno pari diritti - Corriere.it
  9. ^ Cassazione: “I gay hanno diritto a trattamento familiare come le coppie sposate” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  10. ^ La Consulta: più diritti per le unioni gay - Corriere.it
  11. ^ repubblica.it, http://www.repubblica.it/cronaca/2016/06/22/news/cassazione_si_a_stapchild_adoption-142563271/?ref=drnh1-2 .
  12. ^ Gay: vietato donare sangue, ma solo con prove rischi - Altre news - ANSA Europa, su ANSA.it. URL consultato il 27 febbraio 2016.
  13. ^ Atlante Politico 54 - febbraio 2016 - Atlante politico - Demos & Pi, su www.demos.it. URL consultato l'11 maggio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]