Diritti LGBT in Tunisia

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Nonostante la Tunisia sia uno dei Paesi Islamici più all'avanguardia sui diritti umani, in particolar modo per le donne, le persone LGBT sono ancora legalmente perseguitate e l'omosessualità rimane quindi illegale, con una pena che va fino a 3 anni di reclusione.[1].

Nonostante tutto, nel maggio 2015 nasce "Shams Rad", la prima web radio Lgbt in Tunisia a sostegno della battaglia per la depenalizzazione dell'omosessualità. Molte persone in Tunisia sostengono che l'omosessualità non debba essere reato.

Dal 2018 si sta discutendo riguardo un'eventuale depenalizzazione dell'omosessualità, entrata nel nuovo programma elettorale, che molto probabilmente verrà attuata nel 2019.

Ad aprile 2018 si è svolto il secondo festival a tematica omosessuale in tutto il Maghreb.

Il 20 maggio 2019 la corte tunisina ha riconosciuto la legalità di "Shams" dopo il ricorso in appello del governo che voleva far chiudere l'associazione nel febbraio 2019.

Inoltre si stanno facendo grandi pressioni affinché l'omosessualità venga depenalizzato ufficialmente il più presto possibile. A luglio 2019 l’avvocato Mounir Baatour, attivista dei diritti Lgbt, ha annunciato la propria candidatura alla presidenza della Tunisia diventando così il primo gay dichiarato a concorrere per diventare presidente di un paese arabo, senza però essere oggetto di critiche. Egli si batte per la difesa dei diritti degli amazigh, per la totale parità uomo e donna e per gli omosessuali.

Diversi avvocati e politici inoltre si stanno battendo affinché questo reato venga finalmente tolto, stabilendo che l'amore tra due persone dello stesso sesso è una forma privata, e che quindi non dovrebbe interessare la legge tunisina.

Diritto penale[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 230 del codice penale del 1913 (ampiamente modificato nel 1964) decreta la reclusione fino a tre anni per atti privati di sodomia tra adulti consenzienti.

Il travestimento non è espressamente illegale, sebbene le persone transgender, insieme agli omosessuali, siano spesso accusate di violare l'articolo 226 del codice penale nazionale che bandisce "gli oltraggi contro la pubblica decenza".[2]

Diverse organizzazioni civili, come l'Associazione tunisina delle donne democratiche, hanno sollecitato l'abrogazione dell'articolo 230.[2]

Riconoscimento delle relazioni tra persone dello stesso sesso[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio è definito come un'unione tra un uomo e una donna in Tunisia. Il matrimonio omosessuale, o le unioni civili più limitate, non sono legalmente riconosciuti nel paese.

Condizioni di vita[modifica | modifica wikitesto]

In Tunisia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, secondo un rapporto dell'ILGA del 2008, devono affrontare difficoltà e problemi giuridici che gli altri cittadini non incontrano: tutti gli atti sessuali compiuti tra persone adulte dello stesso sesso rimangono completamente illegali all'interno del paese.[3]

Sotto la dittatura di Zine El Abidine Ben Ali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008, il governo della Tunisia è stato uno dei co-promotori della dichiarazione opposta della risoluzione dell'Assemblea generale del 2008 e della dichiarazione che chiede la depenalizzazione dei rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso in tutto il mondo.[4]

Durante la dittatura di Zine El Abidine Ben Ali, il regime ha filtrato in modo pervasivo numerose informazioni su gay e lesbiche o pagine di incontri.[5]

Post-dittatura di Zine El Abidine Ben Ali[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la dittatura di Zine El Abidine Ben Ali c'è stata un'apertura per le associazioni LGBT nel paese sebbene l'astio sociale rimane ancora forte.[6][7][8][9]

Opinione pubblica[modifica | modifica wikitesto]

L'opinione pubblica riguardo ai diritti LGBT è complessa. Secondo un sondaggio del 2014 condotto dall'associazione internazionale lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali, il 18% delle persone tunisine era favorevole addirittura alla legalizzazione del matrimonio egualitario (1% in più rispetto alla Russia) mentre il 62% ne era contrario.

Tabella riassuntiva[modifica | modifica wikitesto]

Attività e relazioni sessuali legali No (Penalità: fino a 3 anni di reclusione) proposta depenalizzazione
Parità di età del consenso No
Leggi anti-discriminazione nella fornitura di beni e servizi No
Leggi anti-discriminazione in tutti gli altri settori (inclusa discriminazione indiretta ed espressioni d'odio) No
Matrimonio omosessuale No
Riconoscimento delle coppie omosessuali No
Adozione sia singola sia congiunta da parte di coppie omosessuali No
Autorizzazione a prestare servizio nelle forze armate No
Diritto di cambiare legalmente sesso No

Il 22 dicembre 1993 la Corte d’appello di Tunisi ha rigettato la richiesta di un transessuale di cambiare il proprio stato da "uomo" a "donna"

Surrogazione di maternità per le coppie omosessuali maschili No
Accesso alla fecondazione in vitro per le donne lesbiche No
Permesso di donare il sangue No

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LGBT Rights in Tunisia | Equaldex, su www.equaldex.com. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  2. ^ a b (EN) Talia Lavin, Tunisia's New Gay Rights Fight, in Huffington Post, 11 dicembre 2014. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  3. ^ Daniel Ottosson, State-sponsored Homophobia: A world survey of laws prohibiting same sex activity between consenting adults (PDF), International Lesbian and Gay Association (ILGA), maggio 2008, Page 7. URL consultato il 12 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2009).
  4. ^ UN Webcast Archives-General Assembly, su www.un.org. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  5. ^ (EN) Deutsche Welle (www.dw.com), No gay rights revolution in Tunisia | World | DW | 07.11.2012, su DW.COM. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  6. ^ (EN) HuffPost Tunisia, Tunisia's War On LGBT People Is Heating Up, in Huffington Post, 21 dicembre 2015. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  7. ^ (EN) bfarhat, Tunisia’s LGBT activists push forward, in Al-Monitor, 14 dicembre 2015. URL consultato il 2 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2018).
  8. ^ (EN) Gay Tunisians speak out, in PinkNews. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  9. ^ (EN) Victory in Tunisia: Activist group Shams wins in court, 23 febbraio 2016. URL consultato il 2 gennaio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]