Katia Bellillo

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Katia Bellillo
KatiaBellillo.jpg

Ministro per gli affari regionali
Durata mandato 21 ottobre 1998 –
25 aprile 2000
Presidente Massimo D'Alema
Predecessore Franco Bassanini
Successore Agazio Loiero

Ministro per le pari opportunità
Durata mandato 25 aprile 2000 –
11 giugno 2001
Presidente Giuliano Amato
Predecessore Laura Balbo
Successore Stefania Prestigiacomo

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XIV, XV
Gruppo
parlamentare
Misto: Comunisti Italiani (2001), Comunisti Italiani (2006)
Circoscrizione Umbria
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PRC (1996-1998, 2010-ora)
PdCI (1998-2008)
UlS (2009-2010)
SEL (2010)
Titolo di studio Laurea in pedagogia
Professione dirigente politica

Katia Bellillo (Foligno, 17 febbraio 1951) è una politica italiana, già ministro della Repubblica.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Attività sul territorio[modifica | modifica wikitesto]

Si è laureata in pedagogia all'Università degli studi di Perugia ed ha conseguito la laurea breve da assistente sociale presso la facoltà di scienze politiche di Perugia, specializzandosi in mediazione familiare. Nel 1976 fu eletta consigliere regionale dell'Umbria per due legislature nelle liste del PCI, in cui ricoprì la carica di vicepresidente del Consiglio Regionale.

Successivamente divenne consigliere comunale a Perugia dove poi fu componente del Consiglio di Amministrazione dell'ASP, l'azienda dei trasporti pubblici della provincia di Perugia, e membro del comitato di gestione dell'USL. Giunse ad essere vicepresidente della Giunta provinciale di Perugia ed assessore con delega alla programmazione faunistica, servizi sociali, istruzione, cultura, sport e tempo libero, pari opportunità, in cui ha sperimentato nel 1997 il primo progetto di telelavoro in una pubblica amministrazione.

Attività ministeriale[modifica | modifica wikitesto]

Nella legislatura guidata dai governi dell'Ulivo, fu chiamata a far parte del primo Governo D'Alema, per essere poi riconfermata nel secondo, ricoprendo in entrambi i governi l'incarico di Ministro per gli affari regionali. Nel successivo Governo Amato, invece, fu Ministro per le pari opportunità. Nel 1998 partecipò alla scissione interna a Rifondazione Comunista, entrando a far parte del nuovo Partito dei Comunisti Italiani, che garantiva il suo appoggio all'Ulivo.

Alle elezioni politiche del 2001 è rieletta alla Camera dei deputati nel collegio uninominale di Orvieto. Nella scorsa legislatura era membro della XIV Commissione Politiche Europee e membro della Segreteria Nazionale del PdCI come responsabile del Dipartimento Diritti Civili. È stata responsabile diritti civili del PdCI.

Il V congresso del PdCI[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sconfitta elettorale de La Sinistra l'Arcobaleno nelle elezioni politiche del 2008, espresse molte critiche alla linea della maggioranza del suo partito, guidata dal segretario Oliviero Diliberto, denunciandone la deriva identitaria e settaria. Si è fatta, così, promotrice, nell'ambito del V congresso del PdCI, della mozione congressuale "Una necessità per il paese: unire la sinistra" alternativa a quella del Segretario. Tale mozione, sottoscritta tra gli altri dall'europarlamentare Umberto Guidoni, e sostenuta dal 10% del Comitato Centrale del PdCI propone la necessità di creare un partito unico e di massa della sinistra, prendendo atto della sconfitta storica e degli errori commessi. Si sostiene, inoltre, la necessità di un nuovo centrosinistra, che veda protagoniste la Sinistra e il PD, con cui, pur mantenendo salde le critiche alla deriva centrista del suo segretario Veltroni, bisogna dialogare e confrontarsi per lanciare la sfida alle destre per il governo del paese.

Infatti, secondo la mozione, la Sinistra deve porsi il problema del governo. Questo non significa, però, che la Sinistra debba stare per forza al governo, ma che deve porsi come forza in grado di governare e di portare delle proposte e delle politiche di alternativa concrete e credibili. La mozione ottiene circa il 5% dei voti degli iscritti. In polemica con la linea politica uscita vincente dal congresso gli appartenenti all'area Unire la Sinistra rifiutano di entrare nel Comitato Centrale e nella Direzione Nazionale del PdCI ed in seguito fuoriescono dal Partito partecipando alla nascita di Sinistra e Libertà. Katia Bellillo uscirà presto dalla formazione di Vendola[1] ed aderisce in seguito al Partito della Rifondazione Comunista.

Scontro con Sabrina Ferilli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 sia la Bellillo che l'attrice Sabrina Ferilli sostennero il referendum per la fecondazione assistita. La Ferilli in seguito dichiarò alla rivista Gente che nonostante rispettasse la pratica della fecondazione assistita personalmente preferiva l'adozione. La Bellillo, intervistata dal Corriere della Sera, quindi avrebbe commentato:

« Un'icona dei media non andava bene come testimonial. Ha preso i soldi, ha fatto il suo lavoro e poi da saggia popolana ha deciso che piuttosto che andare all'estero per la fecondazione il figlio lo adotta qui »
(Katia Bellillo[2])

In seguito la Bellillo rifiutò di scusarsi e fu querelata dalla Ferilli.[3] In quanto deputata all'epoca dei fatti la Bellillo godeva di immunità parlamentare (art. 68 Cost.) e nel luglio 2008 inviò alla Giunta per le autorizzazioni una domanda d'insindacabilità, sostenendo fra l'altro di non aver pronunciato la frase incriminata. Il presidente della commissione Pierluigi Castagnetti inizialmente propose una conciliazione[4], rifiutata però dalla Ferilli.[5][6] Nonostante alcuni deputati si fossero pronunciati per la sindacabilità, la Giunta il 19 novembre votò a maggioranza per l'insindacabilità,[7] provocando le critiche dell'attrice al Partito Democratico.[8]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Ha fatto scalpore il suo acceso litigio con Alessandra Mussolini nel corso di una famosa puntata di Porta a porta[9] ed è stato uno dei pochi ministri nella storia della Repubblica Italiana a partecipare ad una manifestazione contro il governo di cui faceva parte in occasione della protesta del 2000 contro il "concorsone" per gli insegnanti della scuola.[10]

È anche presidente e fondatrice dell'Associazione Ossigeno Onlus[11] (che ha come scopo la denuncia e la cancellazione delle discriminazioni, per la laicità, l'uguaglianza e la pluralità). Il suo impegno è caratterizzato dalla difesa della laicità dello Stato e dal riconoscimento di ogni identità sessuale, tanto che da Ministro ha dato la sua adesione piena al Gay pride internazionale del 2000 tenutosi a Roma. L'associazione Ossigeno Onlus è anche attiva sul fronte della lotta contro la violenza di genere e la promozione della "cultura del Rispetto". Il 9 luglio 2007 è nato il Comitato dell'Umbria di questa associazione. Nel febbraio del 2011 l'Associazione Ossigeno Onlus si è sciolta.

Tra le altre attività della Bellillo, c'è il suo impegno a sostegno del pugilato femminile (è stata consigliere della Federazione Pugilistica Italiana)[12] e a sostegno dell'attività venatoria (ella stessa è cacciatrice).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ KATIA BELLILLO LASCIA SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA'
  2. ^ Giovanna Cavalli, Ferilli: la campagna sulla fecondazione? Non mi pento, Corriere della Sera, 29 luglio 200. URL consultato il 17 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il ).
  3. ^ Angela Frenda, Referendum, le ds con Ferilli. Bellillo: non mi scuso, Corriere della Sera, 3 agosto 2005. URL consultato il 17 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il ).
  4. ^ Resoconto della Giunta per le autorizzazioni, Camera dei Deputati, 30 luglio 2008. URL consultato il 17 febbraio 2009.
  5. ^ Resoconto della Giunta per le autorizzazioni, Camera dei Deputati, 15 ottobre 2008. URL consultato il 17 febbraio 2009.
  6. ^ Resoconto della Giunta per le autorizzazioni, Camera dei Deputati, 12 novembre 2008. URL consultato il 17 febbraio 2009.
  7. ^ Resoconto della Giunta per le autorizzazioni, Camera dei Deputati, 19 novembre 2008. URL consultato il 17 febbraio 2009.
  8. ^ Alessandra Longo, La compagna Ferilli tradita dal Pd: "La Belillo mi insultò, l'avete difesa", la Repubblica, 17 febbraio 2009. URL consultato il 17 febbraio 2009.
  9. ^ Bellillo-Mussolini, la rissa andrà in onda Corriere della Sera (30 gennaio 2001)
  10. ^ Scuola, scontro nel governo la Repubblica (17 febbraio 2000)
  11. ^ Katia Bellillo: "Bisogna ridare ossigeno all'Italia" (4 gennaio 2007)
  12. ^ Bellillo, la ministro si mette i guantoni «Amo il pugilato perché è ancora puro» Gazzetta dello Sport (14 gennaio 2001)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro per le pari opportunità della Repubblica Italiana Successore
Laura Balbo 25 aprile 2000 - 11 giugno 2001 Stefania Prestigiacomo
Predecessore Ministro per gli affari regionali della Repubblica Italiana Successore
Franco Bassanini 21 ottobre 1998 - 25 aprile 2000 Agazio Loiero
Predecessore Deputato del Collegio Uninominale Orvieto Successore
Franco Giordano 2001 - 2006 nuova legge elettorale