Diritti LGBT in Israele

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La cartina di Israele avvolta dai colori della bandiera arcobaleno.

All'interno dello Stato d'Israele i diritti concessi alle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sono i più ampi e sviluppati di tutta l'Asia[1]. Nel 2005 un tribunale israeliano ha dichiarato che una lesbica ha il diritto di adottare ufficialmente il bambino nato dalla sua compagna a seguito d'inseminazione artificiale; sentenza questa emessa nonostante le nutrite proteste dei partiti religiosi ultra ortodossi.

Il diritto comune garantisce oramai ai gay la maggior parte dei diritti matrimoniali ufficialmente riconosciuti alle coppie eterosessuali, anche se la piena ufficialità del matrimonio omosessuale non è ancora stata sancita. Tuttavia, vengono riconosciuti i matrimoni omosessuali contratti all'estero.

Israele ha anche una delle più alte percentuali al mondo di popolazione favorevole all'equiparazione completa delle coppie gay a quelle etero, col 61% di israeliani che sostiene l'introduzione del matrimonio civile per quanto riguarda le coppie dello stesso sesso[2].

Israele, assieme a Giordania, Turchia, Iraq e Cipro, è fra i paesi mediorientali in cui gli "atti omosessuali tra adulti consenzienti svolti in privato" non vengono considerati illegali e quindi perseguibili dalla legge. In tutti gli altri stati arabo-musulmani del Medio Oriente l'omosessualità rimane un crimine, punita spesso con punizioni corporali giudiziarie, la condanna alla carcerazione (Egitto e Marocco) ed in alcuni casi persino con la pena di morte (Arabia Saudita).

Israele è stato il primo paese asiatico dove gli omosessuali son stati protetti da leggi anti-discriminazione[3] e rimane, al 2011, l'unico paese del Medio oriente a fornire una tale protezione giuridica.

Tel Aviv è stata nominata la "capitale gay" del vicino oriente[4] dalla popolare rivista Out, oltre ad essere considerata una delle città più gay friendly dell'intero pianeta[5]: famosa per la sua Pride Parade annuale e le sue spiagge concesse alle persone omosessuali[6]. Un sondaggio online gestito da un popolare sito di viaggi LGBT ha valutato Tel Aviv come la miglior città gay del 2011[7].

Nonostante tutto ciò nel 2009 un attentato contro un centro d'incontro di gay e lesbiche a Tel Aviv ha fatto 2 morti ed almeno 15 feriti, nella stragrande maggioranza minorenni: definito subito come crimine "derivante dall'odio e dal pregiudizio" è stato condannato senza riserve dai funzionari governativi, a cominciare dal primo ministro conservatore Benjamin Netanyahu[8].

Leggi in materia di attività sessuali tra persone dello stesso sesso[modifica | modifica wikitesto]

Gay pride a Gerusalemme, 2002.

Lo Stato d'Israele ha inizialmente derivato le sue definizioni legali riguardanti la sodomia (che prevedeva pure la condanna del sesso orale) dal precedente codice vigente in tutti i territori sottoposti ad amministrazione britannica; ma non risulta alcuna traccia che sia mai stata applicata contro gli atti omosessuali tra adulti consenzienti che abbiano avuto luogo in privato.

Fin dal 1960 la corte suprema ha stabilito che tale legge non dev'esser applicata ad atti privati tra adulti: dopo alcuni casi di soldati processati nei tribunali militari per "condotta omosessuale", nel 1988 l'assemblea legislativa nazionale (Knesset) ha formalmente abrogato l'originaria disposizione che vietava i rapporti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso[9].

L'età del consenso, sia per i rapporti omosessuali sia per quelli eterosessuali è stabilita a 16 anni.

Riconoscimento delle relazioni omosessuali[modifica | modifica wikitesto]

La Giustizia israeliana riconosce i matrimoni omosessuali contratti all'estero; è l'unico paese di tutto il continente asiatico a farlo. Tuttavia non è consentito alle coppie gay di sposarsi in territorio israeliano: non esistendo in Israele il matrimonio civile neppure per le coppie eterosessuali (tranne quando entrambi i coniugi sono non-ebrei)[10], il matrimonio può esser formalmente eseguito solamente dalle autorità religiose. Tale restrizione impedisce non solo alle coppie gay di sposarsi, ma anche a tutte le coppie di fatto eterosessuali di essere riconosciute: qualsiasi persona desideri contrar un matrimonio non religioso deve recarsi al di fuori del paese.

Lo Stato d'Israele consente ai partner stranieri (esclusi quelli di nazionalità araba) di cittadini omosessuali di ottenere i relativi permessi di soggiorno, in ambito civile sono concessi i diritti matrimoniali (pensioni etc) ai partner di dipendenti statali gay; la procura generale dello Stato ha poi esteso l'esenzione dalle tasse per i trasferimenti di proprietà tra i membri di una coppia dello stesso sesso, equiparandola in tutto in materia finanziaria e aziendale alla coppia etero. In caso di eredità viene riconosciuta la legittimità delle unioni tra persone dello stesso sesso.

La città di Tel Aviv riconosce le coppie di fatto, in quanto nuclei familiari a tutti gli effetti. Nel 2007 a seguito di una sentenza della corte suprema che ordina la possibilità di farlo, Gerusalemme ha registrato nei suoi uffici comunali la sua prima coppia gay[11].

Celebrazione della comunità LGBT per le strade di Tel Aviv, 2000.

Adozione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 la Corte Suprema ha stabilito che una coppia lesbica è legalmente in grado di adottare: a seguito di questa sentenza alla coppia è stato consentito di adottar a vicenda i figli biologici avuti in precedenza, ammettendo la completa tutela sui figli del partner.

Nel 2009 la "corte della famiglia" di Tel Aviv ha stabilito che l'ex parlamentare Uzi Even e il suo partner possono legalmente adottare (in questo caso un ragazzo già maggiorenne): ciò li rende la prima coppia dello stesso sesso maschile a cui è stato legalmente riconosciuto il diritto di adottare[12].

Nel 2017, il governo Israeliano avvisava la corte suprema di Israele che non aboliranno i processi discriminatori contro l'adozione delle copie LGBT. Giustificando la decisione, il governo Israeliano ha detto che crescere in una famiglia LGBT aggiunge "bagaglio addizionale".[13]

Sfilata al Gay Pride di Tel Aviv nel 2004.

Servizio militare[modifica | modifica wikitesto]

Soldati apertamente omosessuali (sia maschi che femmine) servono senza alcun ostacolo o preclusione in tutti i rami delle forze armate: la discriminazione nel reclutamento, posizionamento e promozione di soldati gay e lesbiche è espressamente vietata[14], così come qualsiasi forma di molestia per motivi di orientamento sessuale.

L'esercito riconosce le coppie omosessuali, quindi anche i/le vedovi/e ai fini pensionistici e di agevolazioni generali[15]. Ai soldati in servizio effettivo è altresì concesso di partecipare al Gay Pride[16].

A partire dal 1993 gli omosessuali sono stati autorizzati a servire nelle forze armate apertamente, senza dover per forza di cose esser costretti a celare il proprio orientamento sessuale[17]: precedentemente non vigeva alcuna protezione anti discriminazioni o molestie in campo militare.

Oggi, i giovani israeliani possono essere esentati dal servizio obbligatorio di leva facendo un servizio di volontariato: dal 2006 la AGUDAH (l'associazione LGBT israeliana) rientra nelle categorie delle associazioni all'interno delle quali si può svolger un tale servizio[18]. Tuttavia un numero sempre crescente di reclute gay e lesbiche chiedono di poter svolgere il servizio militare effettivo, spesso in unità di combattimento: l'Unità 8200, una delle più grandi dell'esercito, specializzata in attività d'intelligence, è ben nota per il gran numero di soldati LGBT che operano al suo interno[19].

Interno di un night club gay a Tel Aviv.

Sentenze e protezioni anti discriminazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992 è stata introdotta una legislazione per vietare le discriminazioni sul posto di lavoro sulla base dell'orientamento sessuale, con alcune eccezioni riguardanti le organizzazioni religiose.

Nel 2004 la corte del distretto di Nazaret ha stabilito che le coppie omosessuali hanno gli stessi diritti di quelle sposate per quanto riguarda l'acquisizione dell'eredità del partner, in quanto la parola "partner" comprende anche i membri di coppie dello stesso sesso.

Nel 2004 il tribunale distrettuale di Tel Aviv ha dichiarato che il governo non può espellere il partner colombiano di un uomo gay israeliano: il trentaduenne colombiano era entrato con un visto turistico provvisorio, poi scaduto. Il suo partner, un soldato delle forze di difesa israeliane ha presentato una petizione supportato dallAssociazione per i diritti civili. Il giudice ha stabilito che il governo ha agito illegalmente nel tentativo di espellere l'uomo, in quanto fin dal 1999 la corte suprema ha sentenziato che non si possono deportare cittadini stranieri sposati con cittadini israeliani; decisione che estende il diritto comune anche ai matrimoni contratti da coppie dello stesso sesso.

Nel 2008 il ministero degli interni ha concesso ad un gay palestinese di Jenin il permesso di soggiorno per vivere col suo compagno, dopo aver detto che la sua vita era messa in pericolo in Cisgiordania a causa della sua sessualità[20].

Celebrazione del Gay Pride a Tel Aviv nel 2012.

Condizioni di vita della comunità LGBT in Israele[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1970 esiste all'interno d'Israele un attivo movimento a favore dei diritti dei gay, che spesso s'è affiliato al movimento femminista e ai partiti politici di stampo liberale e più progressisti[21].

La comunità gay programma e svolge annualmente il gay pride festival, con vasta partecipazione di pubblico[22]. Nel 2005 a Gerusalemme tre manifestanti sono stati accoltellati; l'aggressore è stato successivamente condannato a 12 anni di carcere per tentato omicidio causato da odio razziale[23].

Un tentativo del sindaco di Gerusalemme, un ebreo Charedì di contrastare ed impedire la manifestazione del 2005 è stata contestata in tribunale: persa la causa, al sindaco è stato ordinato di rilasciare i fondi per l'evento[24]. Il World Pride festival, programmato per l'agosto 2005 proprio a Gerusalemme, ha ricevuto una vasta opposizione e critiche accese da parte di tutte e tre le religioni monoteiste presenti[25]. Si è dovuto poi rinunciarvi a causa delle operazioni militari intraprese nella striscia di Gaza, che non garantivano la necessaria sicurezza dei partecipanti: la possibilità d'un tal corteo aveva già peraltro subito minacce di violenza fisica da parte di alcuni leader religiosi ultraortodossi, oltre che musulmani e cristiani[26].

Nel 2006 dimostrazioni da parte di organizzazioni religiose volte a far pressioni sulle autorità per la cancellazione del pride annuale hanno avuto come risultato una dozzina di feriti[27]. Israele ha infine un'organizzazione dei genitori e amici delle persone omosessuale denominata TEHILA[28].

Parata del Gay Pride ad Haifa nel 2007.

Il dibattito per i diritti LGBT all'interno della società[modifica | modifica wikitesto]

Il testo biblico descrive esplicitamente la natura del rapporto tra le due figure di David e Jonathan e lo chiama amore, pur senza alcuna connotazione sessuale.

La controversia scaturita riguardante l'interpretazione del linguaggio utilizzato ed il significato da dare a quei versetti dei due Libri di Samuele (1 Samuele 20:30; 2 Samuele 1:26) si è trasformata in un importante dibattito politico tra la comunità gay israeliana e la destra conservatrice politica, così come anche all'interno della stessa opinione pubblica.

La polemica attorno a questo argomento ha raggiunto il suo culmine quando un membro del parlamento (Knesset), Yael Dayan, ha fatto il suo famoso discorso a favore dei diritti dei gay (il 10 febbraio 1993) citando proprio le parole del testo biblico riguardanti David e Jonathan.

Oggi il Partito Laburista Israeliano e il nuovo movimento Meretz-Yashad richiedono apertamente il riconoscimento dei diritti agli omosessuali, così come aveva precedenremente fatto l'anticlericale, sionista e liberale Shinui: secondo Tzipi Livni anche Kadima ha porto la mano alla comunità gay[29][30]. Altri partiti politici liberal-progressisti sostengono le richieste LGBT, come le formazioni dei Verdi.

Il 22 ottobre 2002 il professore di fisica Uzi Even di Meretz-Yashad è diventato il primo membro apertamente gay eletto all'assemblea nazionale; il secondo è stato Nitzan Horowitz, anch'egli della stessa formazione politica.

Vi sono tuttavia ancora forti resistenze antigay tra i politici: nel 1997 l'allora presidente della repubblica Erez Weizman di fronte agli studenti delle scuole superiori comparò l'omosessualità all'alcolismo[31], scatenando una ridda di proteste da parte di attivisti dei diritti civili e di membri liberali del parlamento, con dimostrazioni pubbliche che ne chiedevano le dimissioni[32].

Il 20 febbraio 2008 Shlomo Benizri, membro del partito religioso Shas (membro della coalizione del governo guidato da Ehud Holmert) ha incolpato gli omosessuali di essere la causa dei terremoti: difatti le loro attività impure scatenerebbero l'ira della natura pertanto, a suo dire, si dovrebbe impedire la legittimazione della sodomia in Israele se non si vuole portar il paese alla catastrofe. Egli ha raccomandato che invece di limitarsi a rafforzar gli edifici contro le scosse telluriche si dovrebbe approvar una legge che bandisca dal suolo sacro della nazione tutte le perversioni (come le adozioni da parte di coppie lesbiche): per evitare i danni causati dai terremoti basterebbe smettere di legiferare in modo da incoraggiare l'attività omosessuale[33].

La bandiera arcobaleno adattata a quella israeliana

Giornali e radio[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi giornali ad occuparsi di temi riguardanti il mondo LGBT è stato HaOlamh Azez in un articolo del 1962: con un tono sensazionalista di un movimento sotterraneo che si muoveva segretamente all'interno della società[34]. Questa è la maniera tipica con cui i mezzi d'informazione israeliani si occuperanno delle questioni LGBT (oltre al silenzio) fino alla fine degli anni ottanta.

Fu allora che il settimanale di Tel Aviv HaIr ha iniziato a pubblicare la cronaca sulla vita di un uomo gay, conosciuto con lo pseudonimo di Moshe (il cui nome si rivelerà essere poi quello di Gal Uchovsky)[34].

Un altro momento importante in cui i media si occuparono di temi LGBT è stato nel 1991 quando la federazione sindacale laburista Histadrut ha cominciato ad includere nelle sue pubblicazioni ufficiali una sezione su argomenti politici e sociali riguardanti i diritti gay. Questo fu seguito da una rassegna stampa via via sempre più favorevole alla comunità omosessuale israeliana, sostenendo i suoi obiettivi civili[35].

Cinema e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Il primo film israeliano a tema LGBT è stato quello del regista apertamente gay Amos Guttman intitolato Nagu'a(drifting in inglese) del 1983: la storia segue un giovane gay israeliano che, pur vivendo e lavorando coi nonni, sogna di fare un film e trovare l'amore della sua vita[36]. In seguito Guttman (morto di AIDS nel 1993) scriverà un altro gay-themed film dal titolo Amazing Grace (1992). Entrambi sono considerati come autobiografie del regista.

Un altro regista israeliano noto per affrontare temi LGBT è Eytan Fox: il suo primo film è Time Off del 1990 e si concentra su personaggi gay. In seguito dirige Ba'al Ba'al Lev nel 1997 e Yossi & Jagger nel 2000; Camminando sull'acqua del 2004 e The Bubble del 2006[37].

Una soldatessa con la bandiera arcobaleno sul taschino durante il gay pride di Tel Aviv del 2008.

Diritti LGBT nei territori palestinesi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Diritti LGBT nei territori palestinesi.

Almeno ufficialmente, i rapporti omosessuali erano stati depenalizzati negli ex-territori giordani (Cisgiordania) fin dal 1951, e tali son rimasti fin da allora; d'altra parte, nella striscia di Gaza, rimane in vigore l'ordinanza del codice penale inglese No.74 del 1936 che considera fuori legge e criminali i rapporti omosessuali tra uomini adulti anche se consenzienti, mentre le donne lesbiche non ne sono soggette e pertanto le loro relazioni sentimentali sono tecnicamente non illegali.[38]

Molti palestinesi omosessuali si sono trovati obbligati a fuggire in Israele, dopo esser stati duramente oggetto d'intolleranza, abuso fisico e disconoscimento da parte delle famiglie d'origine: significativi gruppi d'espatriati esistono a Tel Aviv e a Netanya, dove vivono assieme ai relativi partner israeliani che li aiutano a mantener nascosta la loro presenza agli occhi della polizia (la quale li perseguirebbe non per il loro orientamento sessuale, bensì per esser entrati e rimasti illegalmente nel paese). Alcuni tra questi han fatto domanda d'asilo in quanto perseguitati[39][40][41].

La società palestinese, sia cristiana, musulmana o laica, tende ad essere fortemente conservatrice; le famiglie allo stesso modo tendono a veder l'omosessualità (ma anche altre preferenze personali come il crossdressing) come un comportamento del tutto immorale e pertanto meritevole di condanna. Nel 2003 è stata fondata Aswat, che si descrive come gruppo palestinese a sostegno delle donne lesbiche (il gruppo, pur avendo sede nella città israeliana di Haifa, è esclusivamente rivolto alle donne arabe. Nel 2007 è stata fondata segretamente da parte di quattro giovani una sua succursale a Ramallah).[42]

Il Jerusalem Open House, organizzazione ebraica a supporto della comunità LGBT ha aperto una sua sezione rivolta agli omosessuali arabi, di nome Alqaws, cercando così di raggiungere anche i palestinesi che si trovano in difficoltà (Alqaws).

Nel 2008 Aswat ha affermato che alcuni gay palestinesi sono a volte presi di mira dai servizi di sicurezza israeliani, trovandosi in qualche modo costretti a collaborare con la polizia dietro ricatto (se non lo facessero verrebbero rinviati alle famiglie d'origine, che scoprirebbero l'omosessualità dei figli).[43].

Tabella riassuntiva[modifica | modifica wikitesto]

Attività e relazioni omosessuali legali Yes
Parità di età del consenso Yes
Leggi anti-discriminazione sul posto di lavoro Yes
Leggi anti-discriminazione nella fornitura di beni e servizi Yes
Matrimonio omosessuale No I matrimoni civili contratti all'estero sono riconosciuti e registrati
Riconoscimento alle coppie omosessuali del diritto all'immigrazione sulla base della legge del ritorno Yes
Riconoscimento delle coppie omosessuali Yes
Adozione, singola o congiunta, da parte di coppie omosessuali Yes Adozione dei figliastri a partire dal 2005. Adozione congiunta dal 2008.
Gay, lesbiche e bisessuali sono autorizzati a prestare servizio nelle forze armate Yes
Transgender e transessuali sono autorizzati a prestare servizio nelle forze armate Yes
Diritto di cambiare legalmente sesso Yes
Accesso alla fecondazione in vitro per le lesbiche Yes
Permesso di donare il sangue per maschi omosessuali No Permesso solo a chi ha avuto rapporti omosessuali prima del 1977.[44]
Gay and Lesbian Memorial a Tel Aviv, triangolo rosa.
Protesta ultra ortodossa contro il Pride a Gerusalemme (Levitico 18, 22)
Bacio tra due ragazze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) The five most improved places for gay tolerance, in The Independent (Londra), 17 settembre 2008. URL consultato il 29 maggio 2009.
    «Israel is the only Middle-Eastern country to support gay rights legislation, and the country attracts gay people from Palestine and Lebanon.».
  2. ^ (EN) Three-in-Five Israelis Back Same-Sex Marriage, su Angus Reid Public Opinion. URL consultato il 1º giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 9 giugno 2011).
  3. ^ "Worker anti-discrimination bill passes" Retrieved on 2008-08-18.
  4. ^ (EN) James Kirchick, Was Arafat Gay?, Out.
  5. ^ (EN) The world's most gay-friendly places, in Calgary Herald, 29 giugno 2011.
  6. ^ (EN) Anthony Grant, Gay Tel Aviv, tmagazine.blogs.nytimes.com, 2 luglio 2010.
  7. ^ http://www.jpost.com/LifeStyle/Article.aspx?id=253121 Tel Aviv voted best gay city of 2011 on LGBT website
  8. ^ (EN) Two killed in shooting at Tel Aviv gay center, Haaretz, 2 agosto 2009. URL consultato il 29 ottobre 2009.
  9. ^ (EN) Supreme Court of Israel, su Tau.ac.il. URL consultato il 14 giugno 2011.
  10. ^ "Civil Marriage for non-Jews"
  11. ^ (EN) Ruth Eglash, Jerusalem registers its first gay couple | Israel | Jerusalem Post[collegamento interrotto], Fr.jpost.com, 30 gennaio 2007. URL consultato il 14 giugno 2011.
  12. ^ (EN) Ofra Edelman, Gay couple wins right to adopt foster son, in Haaretz, 11 marzo 2009. URL consultato l'11 marzo 2009.
  13. ^ (EN) Lee Yaron, Israel Tells Top Court It Opposes Adoptions by Same-sex Couples, in Haaretz, 16 luglio 2017. URL consultato il 19 luglio 2017.
  14. ^ (EN) Joel Greenberg, Tel Aviv Journal; Once Taboo, a Gay Israeli Treads the Halls of Power, in The New York Times, 16 ottobre 2002. URL consultato il 7 maggio 2010.
  15. ^ Izkor, in the Israeli Ministry of Defense site (Hebrew)
  16. ^ Soldiers can participate in Pride Parades, News-1 (Hebrew)
  17. ^ (EN) Aaron Belkin, Levitt e Melissa, Homosexuality and the Israel Defense Forces: Did Lifting the Gay Ban Undermine Military Performance?, in Armed Forces & Society, vol. 27, nº 4, Summer 2001, pp. 541–566, ISSN 0095327X.
  18. ^ Exempt from IDF? Volunteer for gay group – Israel News, Ynetnews, su Ynetnews.com, 20 giugno 1995. URL consultato il 14 giugno 2011.
  19. ^ (EN) Now drop and give me 20, nrg.co.il.. Ma'ariv. 2006-5-15. "Apparently the 8200 intelligence unit is a home of sorts to the gay community. ..." (Hebrew)
  20. ^ (EN) Gay Palestinian gets OK to live with Israeli lover, in Reuters, 25 marzo 2008.
  21. ^ (EN) Queer in the Land of Sodom, su Thegully.com, 21 febbraio 2002. URL consultato il 14 giugno 2011.
  22. ^ Михаил Левит, Jerusalem Photos :: People, Demonstrations, su Jerusalemshots.com. URL consultato il 14 giugno 2011.
  23. ^ (EN) Gay Parade stabber gets 12 years in prison – Israel News, Ynetnews, su Ynetnews.com, 20 giugno 1995. URL consultato il 14 giugno 2011.
  24. ^ (EN) Gays slam Jerusalem mayor – Israel News, Ynetnews, Ynetnews.com, 20 giugno 1995. URL consultato il 14 giugno 2011.
  25. ^ Broad opposition to World Pride in Jerusalem
  26. ^ (EN) Gay leader not daunted by Muslim threat – Israel News, Ynetnews, su Ynetnews.com, 20 giugno 1995. URL consultato il 14 giugno 2011.
  27. ^ (EN) 3rd Night Of Anti-Gay Riots In Jerusalem, 365Gay.com, 2 novembre 2006. (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2007).
  28. ^ (HE) תהל"ה | אתם לא לבד | דף הבית, su tehila.org.il. URL consultato il 14 giugno 2011.
  29. ^ (EN) Natasha Mozgovaya, Livni, Clinton voice support for gay community in Israel and U.S, su Haaretz.com. URL consultato il 14 giugno 2011.
  30. ^ (EN) Ben Hartman, Livni to gay Israelis: Don't let hate crime stop you living your lives, Haaretz, 2 agosto 2009.
  31. ^ Silver, Ian. Homosexuality And Judaism Archiviato il 31 agosto 2007 in Internet Archive.
  32. ^ (EN) Israeli president apologizes for his anti-gay statements, su Jewishsf.com, 3 gennaio 1997. URL consultato il 14 giugno 2011.
  33. ^ Shas MK blames gays for recent earthquakes in the region
  34. ^ a b (EN) Lee Walzer, Between Sodom and Eden: A Gay Journey Through Today's Changing Israel, New York, Columbia University Press, 2000, ISBN 978-0-231-11394-6.
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  36. ^ (EN) Lee Walzer, Between Sodom and Eden : A Gay Journey Through Today's Changing Israel, New York, Columbia University Press, 2000, ISBN 978-0-231-11394-6.
  37. ^ (EN) Andrejs Visockis, Andy's Film World: Yossi & Jagger (Israel, 2002), su Andysfilmworld.blogspot.com, 27 gennaio 2008. URL consultato il 14 giugno 2011.
  38. ^ (EN) Daniel Ottosson, State-Sponsered Homophobia: A World Survey of Laws Prohibiting Same-Sex Activity Between Consenting Adults (PDF), old.ilga.org. (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2010).
  39. ^ JTA - Jewish & Israel News Archiviato il 18 ottobre 2005 in Internet Archive.
  40. ^ (EN) Sleeping with the enemy – Middle East, su Salon.com, 21 febbraio 2002. URL consultato il 14 giugno 2011.
  41. ^ (EN) Peter Cassels, Where Jews and Arabs find ways to mix peacefully in the Holy Land, in Bay Windows, 22 maggio 2002. (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2005).
  42. ^ Copia archiviata, aswatgroup.org. URL consultato il 27 marzo 2008 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2007).
  43. ^ (EN) Gay Palestinian gets OK to live with Israeli lover, in Reuters, 25 marzo 2008.
  44. ^ Mda Israel

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Celebrazione in Sinagoga con la bandiera arcobaleno.
Bacio gay al Pride di Tel Aviv, 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]