Family Day

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La locuzione Family Day ("giornata della famiglia") indica diverse manifestazioni organizzate in Italia in difesa dei valori tradizionali cattolici della famiglia e in opposizione all'estensione dei diritti per le famiglie omosessuali.[1]

Il nome ha origine dalla manifestazione tenutasi in piazza San Giovanni in Laterano a Roma il 12 maggio 2007[2] su iniziativa del Forum delle associazioni familiari[3] in segno di protesta contro il disegno di legge del governo Prodi noto come DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), che intendeva riconoscere giuridicamente le convivenze stabili tra coppie eterosessuali o omosessuali.

In seguito il termine è entrato a far parte del gergo giornalistico ed è stato utilizzato per indicare diverse altre manifestazioni sia in Italia che in Spagna.[4][5]

Manifestazioni in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Family Day 2007[modifica | modifica wikitesto]

Il palco del Family Day del 2007 in piazza San Giovanni

A marzo 2007 gli organizzatori della manifestazione romana diffusero il manifesto «Più famiglia. Ciò che è bene per la famiglia è bene per la società». Esso assumeva la definizione di famiglia come «fondata sull'unione stabile di un uomo e una donna, aperta a un'ordinata generazione naturale, dove i figli nascono e crescono in una comunità d'amore e di vita, dalla quale possono attendersi un'educazione civile, morale e religiosa»[6] e chiedeva pertanto al Parlamento «di attivare - da subito - un progetto organico e incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la convivenza civile sotto il segno del bene comune».[6]

La manifestazione, orientata a difendere lo status quo relativamente all'istituto del matrimonio civile, fu intesa come una risposta al tentativo del governo Prodi di legiferare in materia di unioni civili: a febbraio 2007, il Consiglio dei ministri aveva infatti varato il disegno di legge noto come DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) che intendeva riconoscere giuridicamente le convivenze stabili tra coppie eterosessuali o omosessuali e attribuiva loro diritti e doveri di natura assistenziale, abitativa, lavorativa, previdenziale e successoria. Contro il disegno di legge si era sviluppato un acceso dibattito che vedeva fortemente contrari soprattutto l'area cattolica, inclusi diversi esponenti della maggioranza di governo.

Il presidente del Forum delle famiglie Giovanni Giacobbe e i portavoce della manifestazione - l'ex segretario generale della CISL Savino Pezzotta, la giornalista Eugenia Roccella, ambedue eletti parlamentari l'anno successivo - negarono a più riprese che il Family Day fosse una manifestazione antigovernativa e ne sottolinearono piuttosto il carattere popolare «a difesa della famiglia così indicata nella nostra Costituzione».[7] Pur non disconoscendo la necessità di dare risposte a nuovi bisogni, come la regolamentazione delle coppie di fatto, dichiararono che le soluzioni ai diritti individuali possono essere trovate «attraverso la contrattualistica privata ed eventuali interventi sul codice civile».[8]

Dopo il Family Day, la discussione parlamentare del disegno di legge sui DICO venne accantonata,[9] in quanto apparve chiaro che il provvedimento non avrebbe trovato un sufficiente consenso parlamentare e avrebbe potuto anzi provocare ripercussioni sulla tenuta del governo. Successivamente, a luglio 2007 il ministero della famiglia presentò un nuovo disegno di legge che trovasse un maggiore consenso all'interno della maggioranza, che prevedeva il riconoscimento delle unioni civili con una nuova denominazione (Contratto di Unione Solidale) e diverse caratteristiche.

I dati ufficiali della Questura di Roma stimarono una partecipazione di 200-250 mila persone,[10] sebbene gli organizzatori sostenessero che i partecipanti fossero circa un milione.[10]

Oltre alle associazioni firmatarie del manifesto - tra queste Comunione e Liberazione, Rinnovamento nello Spirito Santo, il Cammino neocatecumenale, i Focolarini, l'Azione Cattolica, la Comunità di Sant'Egidio e Coldiretti - aderirono alla manifestazione circa 500 sigle, in larghissima parte di matrice cattolica.[11] Allo scopo di non dare carattere confessionale al Family Day, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Angelo Bagnasco chiese ai vescovi italiani di non partecipare, senza peraltro invitare i sacerdoti a fare altrettanto.[12]
Cospicua fu l'adesione da parte delle organizzazioni politiche: vi presero parte tutti i partiti della Casa delle Libertà, sia pure senza bandiere, e a titolo personale anche alcuni esponenti dell'Unione (principalmente esponenti de La Margherita ed alcuni politici dei DS), inclusi i ministri in carica Giuseppe Fioroni e Clemente Mastella.

Contemporaneamente al Family Day, venne organizzata a piazza Navona una manifestazione denominata Coraggio laico, ufficialmente per festeggiare il 33º anniversario del referendum sul divorzio. Tra i promotori vi furono gli esponenti della Rosa nel Pugno, in particolare la radicale Emma Bonino e il socialista Enrico Boselli: vi presero parte anche i partiti della sinistra radicale, alcuni esponenti dei DS, l'UAAR, diversi movimenti omosessuali come l'Arcigay e alcune comunità protestanti.[13] Secondo gli organizzatori erano presenti circa 10.000 persone; non vennero invece diffuse stime della questura di Roma sul numero di partecipanti.

Family Day 2015 e 2016[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, l'espressione Family Day è stata nuovamente usata per indicare le manifestazioni organizzate a Roma da varie associazioni e movimenti cattolici di orientamento tradizionalista contro la legislazione volta al riconoscimento delle unioni civili. Alla prima, del 20 giugno 2015, nonostante la matrice cattolica dell'evento, prese parte anche l'imam di Centocelle, assieme al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, intervenuto con un messaggio registrato dove invitava a essere rispettosi di tutte le differenze e sensibilità.[14]

Una seconda manifestazione fu organizzata il 30 gennaio 2016 da parte di varie associazioni, movimenti cattolici e partiti politici per manifestare contro il riconoscimento delle unioni civili e in particolare l'introduzione della stepchild adoption previsti dal DDL Cirinnà. La legge è stata comunque approvata ed è entrata in vigore il 5 giugno successivo.

A causa dell'insuccesso del Family Day 2016 (nel fermare l'approvazione della legge Cirinnà) il giornalista Mario Adinolfi fonda il partito "Popolo della Familgia"[15][16] in quanto (a suo dire) "I cattolici dentro i partiti hanno fallito".[17]

Critiche e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il discorso di Kiko Argüello (neocatecumenale) al Family Day 2015 ha prodotto molta indignazione nei confronti della manifestazione da parte della stampa e non solo, a causa della frase: "Ma se la moglie lo abbandona (il marito) e se ne va con un’altra donna quest’uomo può fare una scoperta inimmaginabile, perché questa moglie gli toglie il fatto di essere amato, e quando si sperimenta il fatto di non essere amato allora questo richiama l’inferno. Quest’uomo sente una morte dentro così profonda che il primo moto è ucciderla".[18][19][20][21] Gandolfini, responsabile del Family Day, nonostante le polemiche non si è distanziato da questa affermazione.[22]

Una controversia legata al Family Day 2016 riguardava il numero dei partecipanti presenti al Circo Massimo, in quanto Massimo Gandolfini (organizzatore dell'iniziativa) ha annunciato dal palco che i partecipanti alla manifestazione erano "circa 2 milioni"[23].Tali dati hanno scatenato molte polemiche, dato che, un numero tale di persone non potevano essere fisicamente presenti in uno spazio di tali dimensioni in quanto la capienza del Circo Massimo (senza contare che una grande area era inagibile per lavori[24]) è di 73.000 m² e di conseguenza essa può contenere un massimo di 300.000 persone (circa 4 persone al m²)[25]. Molte testate hanno comparato i 71.000 spettatori del concerto dei Rolling Stones (svolto al Circo Massimo nel giugno del 2014) alla manifestazione del Family Day 2016 ottenendo come risultato apparente che il numero dei partecipanti alla manifestazione non fosse troppo dissimile.[26][27][28][29][30][31]

Al family Day 2016 una forte critica è stata mossa da gran parte della stampa nei confronti della frase detta dall'allora vicepresidente del Senato della Repubblica Maurizio Gasparri (Forza Italia): "Questo è il Family day, non è l'Handicappato day" diretta al giornalista intervistatore Enrico Lucci.[32][33][34][35][36]

Manifestazioni in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Manifestante del Foro de la Familia contro il matrimonio omosessuale.

L'espressione è stata usata dai giornali italiani anche per indicare le manifestazioni organizzate a Madrid dalla Conferenza episcopale spagnola il 18 giugno 2005, il 30 dicembre 2007 e il 27 dicembre 2009 per protestare contro le politiche del primo ministro socialista José Luis Rodríguez Zapatero, in particolare in tema di divorzio e di matrimoni omosessuali.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Family Day - Lessico del XXI secolo, Treccani.
  2. ^ Pro-family groups rally in Rome, bbc.co.uk, 12 maggio 2007.
  3. ^ Family Day, cattolici in piazza il 12 maggio Corriere della Sera 3 marzo 2007
  4. ^ a b Madrid, 1,5 milioni per il Family day Benedetto XVI: "No alle unioni gay" - esteri - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 9 ottobre 2015.
  5. ^ A Madrid il Family Day spagnolo contro le "leggi-ingiuste" di Zapatero, su LaStampa.it. URL consultato il 9 ottobre 2015.
  6. ^ a b Forum delle associazioni familiari, Più famiglia. Ciò che è bene per la famiglia è bene per la società (JPG), forumfamiglie.org. URL consultato il 18 giugno 2015.
  7. ^ RASSEGNA STAMPA a cura del movimento Rinnovamento nello Spirito Santo, www.rns-italia.it
  8. ^ Family day, sarà Pezzotta il portavoce Repubblica, 29 marzo 2007
  9. ^ A che punto è l'Italia sulle unioni civili, articolo di Luca Misculin su www.ilpost.it
  10. ^ a b Family Day, piazza San Giovanni gremita. Gli organizzatori: siamo più di un milione Repubblica, 12 maggio 2007
  11. ^ Elenco delle associazioni che hanno aderito
  12. ^ Family day, in piazza anche i parroci , Marco Politi; La Repubblica del 4 aprile 2007
  13. ^ Programma della manifestazione ed elenco dei partecipanti
  14. ^ La piazza del Family day: «No gender siamo un milione» Ma è polemica, su roma.corriere.it, 20 giugno 2015. URL consultato il 7 agosto 2016.
  15. ^ Adinolfi fonda "Popolo della famiglia" - Politica, in ANSA.it, 3 marzo 2016. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  16. ^ Francesco Facchinetti e Mario Adinolfi: i nuovi partiti per salvare l'Italia - neXt QuotidianoneXt Quotidiano, in neXt Quotidiano, 3 marzo 2016. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  17. ^ Adinolfi: "I cattolici dentro i partiti hanno fallito", in ilGiornale.it. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  18. ^ Il discusso discorso sul femminicidio di Kiko Arguello, su ilpost.it, 23 giugno 2015. URL consultato il 7 agosto 2016.
  19. ^ Kiko Arguello, star neocatecumenale al Family Day, su huffingtonpost.it, 23 giugno 2015. URL consultato il 7 agosto 2016.
  20. ^ Family Day, Kiko Arguello sul femminicidio: "Se la moglie se ne va primo moto è ucciderla, secondo è uccidere i figli". URL consultato il 23 gennaio 2017.
  21. ^ Family Day: un gender al giorno toglie il medico di torno, su Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2015. URL consultato il 23 gennaio 2017.
  22. ^ Otto e mezzo, su youtube.com, 27 giugno 2015. URL consultato il 7 agosto 2016.
  23. ^ La stima dell’organizzatore Massimo Gandolfini, su corriere.it, 30 gennaio 2016. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  24. ^ Lavori in corso circo massimo, su nextquotidiano.it, 30 gennaio 2016. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  25. ^ Circo Massimo. Quando la matematica è un'opinione, su tg24.sky.it, 29 ottobre 2008. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  26. ^ Family Day, è guerra dei numeri: "Siamo 2 milioni", ma in piazza non ci stanno - Tgcom24, in Tgcom24. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  27. ^ Il Family Day e la “bufala” dei due milioni, su LaStampa.it. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  28. ^ Quel vizio di gonfiare il numero dei manifestanti, da Cofferati al Family Day. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  29. ^ Family Day, è guerra di numeri: dai "due milioni" annunciati ai 300 mila reali, in Today. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  30. ^ "In 2 milioni al Family day. Renzi ne tenga conto". Il Circo Massimo grida "No" alle unioni civili, in Affaritaliani.it. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  31. ^ Il prossimo Family Day? Meglio organizzarlo in Cina - Wired, in Wired, 2 febbraio 2016. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  32. ^ “Questo è il Family day, non è l’Handicappato day”., su ilfattoquotidiano.it, 2 febbraio 2016. URL consultato il 6 agosto 2016.
  33. ^ Maurizio Gasparri chiama "handicappato" Enrico Lucci al Family Day., su huffingtonpost.it, 2 febbraio 2016. URL consultato il 6 agosto 2016.
  34. ^ Botta e risposta - L’handicappato day di Gasparri e il Vaff del grillino Ossola. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  35. ^ Politica, è Maurizio Gasparri il vincitore del nostro 'Peggio del 2016', in l'Espresso, 20 dicembre 2016. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  36. ^ Gasparri insulta i disabili, le famiglie: 'Vada via'. Lui: 'Scuse su Twitter, che guardino la Rete', su Repubblica Tv - la Repubblica.it, 2 febbraio 2016. URL consultato il 26 gennaio 2017.

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