Enrico Buemi

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on. Enrico Buemi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Gassino Torinese
Data nascita 6 luglio 1947
Titolo di studio perito industriale
Professione imprenditore
Partito Rosa nel Pugno
Legislatura XIV, XV
Coalizione L'Unione
Circoscrizione Piemonte 1
Collegio 11 - Settimo Torinese
Pagina istituzionale
sen. Enrico Buemi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Gassino Torinese
Data nascita 6 luglio 1947
Titolo di studio perito industriale
Professione imprenditore
Partito Partito Socialista Italiano
Legislatura XVII
Gruppo Per le Autonomie - Partito Socialista Italiano
Coalizione Italia. Bene Comune
Circoscrizione Piemonte
Regione Piemonte
Pagina istituzionale

Enrico Buemi (Gassino Torinese, 6 luglio 1947) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver conseguito il diploma di perito industriale a Torino, frequenta la facoltà di scienze politiche presso l'Università di Torino, senza però laurearsi. È iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti.

Dal 1970 al 1975 ricopre la carica di Assessore presso il paese di San Raffaele Cimena. Dal 1975 al 1987 è vicesindaco a San Mauro Torinese. Nel 1980 è eletto Consigliere della Provincia di Torino per il PSI.

Prima esperienza parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

È eletto alla Camera dei deputati nel 2001 nel Collegio uninominale di Settimo Torinese come rappresentante dell'Ulivo. Nel corso della XIV Legislatura è anche Segretario del gruppo SDI, membro della Commissione Giustizia e Presidente del Comitato Carceri della medesima Commissione.

In quella legislatura fu relatore della legge che diede luogo all'unico indulto concesso dal 1989[1].

Seconda esperienza parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 è nuovamente eletto Deputato nella Circoscrizione Piemonte 1 (Provincia di Torino). Diviene segretario della Federazione Provinciale di Torino dello SDI, componente dell'Esecutivo Nazionale dei Socialisti Democratici Italiani e della Rosa nel Pugno. Nella XV Legislatura è membro della Commissione Giustizia, della Giunta per le Autorizzazioni, e del Comitato Parlamentare per i Procedimenti d'Accusa. Non eletto nel 2008.

Terza esperienza parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 è candidato al Senato nella circoscrizione Piemonte, all'interno delle liste del Partito Democratico per via di un accordo elettorale che propone una delegazione socialista all'interno delle sue liste; Buemi risulta il primo dei non eletti. Il 22 maggio 2013 il Senato accoglie con 179 voti a favore, 67 contrari e 10 astenuti, espressi con scrutinio segreto, le dimissioni da senatore di Ignazio Marino, candidato sindaco di Roma per il centro-sinistra. Enrico Buemi subentra come senatore della XVII Legislatura della Repubblica Italiana, in quanto primo dei non eletti in quella regione per il Partito Democratico.

Enrico Buemi, leader del Partito Socialista Italiano piemontese siede tra i banchi di Palazzo Madama, nel gruppo "Psi Autonomie", accanto al segretario nazionale Riccardo Nencini e a Fausto Guilherme Longo. Diventa vicecapogruppo del gruppo Per le Autonomie al Senato.

È il terzo esponente del Partito Socialista Italiano a entrare al Senato, facendo salire a sette il numero dei socialisti presenti nei due rami del parlamento dopo le elezioni politiche italiane del 2013.

Da membro della Giunta per le Elezioni si è detto contrario all'esame accelerato impresso nel settembre-ottobre 2013 per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, proponendo di posticiparla una volta che la condanna interdettiva per il caso Mediaset fosse stata ricalcolata e divenuta definitiva: se accolto, il cosiddetto "lodo Buemi" avrebbe fatto slittare il voto finale sulla decadenza di tre-quattro mesi, applicando il codice penale invece della legge Severino[2]. In ogni caso la proposta fu giudicata irricevibile[3].

Nel prosieguo dell'iter decadenziale, il senatore Buemi, nella seduta del 18 settembre 2013 votò a favore di questioni preliminari, volte a deferire la questione della legge Severino alla Corte costituzionale[4]: una volta respinte, ha votato per la decadenza di Berlusconi da senatore, così come anche in aula.

Da primo firmatario e da relatore della legge 27 febbraio 2015, n.18, ha difeso la nuova legge sulla responsabilità civile dei giudici anche dopo la sua approvazione[5].

Ha sostenuto l'emendabilità della revisione costituzionale Boschi anche nella seconda lettura del Senato, conformemente alle conclusioni cui sono addivenuti anche il presidente emerito della Corte Enzo Cheli[6] e l'avvocato Felice Carlo Besostri[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.ristretti.it/areestudio/amnistia/articoli/buemi.htm
  2. ^ Due anni dopo, spiegò la sua proposta come l'unica che avrebbe consentito di operare ", senza alcun danno per l’assoggettamento del reo ai rigori di legge, ma scegliendo la legge più solida tra quelle a disposizione, cioè il codice penale, e non questo pasticcio giuridico che è il decreto legislativo n. 235”: http://www.agenparl.com/anticorruzione-buemi-psi-necessaria-una-norma-piu-puntuale/
  3. ^ http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/decadenza-berlusconi-lodo-buemi-interdizione-no-severino-1667315/
  4. ^ http://www.senato.it/3717?seduta=29720
  5. ^ http://www.avantionline.it/2015/05/processo-montedison-ombre-sulla-sentenza-csm-apre-fascicolo/#.VVV7k2AuV6A
  6. ^ http://www.partitosocialista.it/index.php/iscriviti/riforme-buemi-e-ancora-possibile-emendare-il-testo-per-il-senato#.VZopqVJobCR
  7. ^ http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/002/989/prof._BESOSTRI.pdf

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