Differenze tra le versioni di "Napoleone Bonaparte"

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Il 9 ottobre [[1799]] Bonaparte sbarcò a [[Fréjus]] e la sua corsa verso Parigi fu accompagnata dall'entusiasmo dell'intera Francia, certa che il generale fosse tornato in patria per assumere il controllo della situazione ormai ingestibile e, in effetti, era questa la sua intenzione; ci riuscì potendo mascherare il fallimento in Egitto proprio con i disordini in patria così come in Italia provocati dalla sua assenza. Giunto a Parigi, egli riunì i cospiratori decisi a rovesciare il Direttorio.<ref>{{Cita|Bainville|p. 187}}.</ref> Dalla sua si schierarono il fratello maggiore [[Giuseppe Bonaparte|Giuseppe]] e soprattutto il fratello [[Luciano Bonaparte|Luciano]], allora presidente del [[Consiglio dei Cinquecento]], che con il Consiglio degli Anziani costituiva il potere legislativo della repubblica. Dalla sua Napoleone riuscì ad avere il membro del Direttorio [[Roger Ducos]] e soprattutto [[Emmanuel Joseph Sieyès]], il celebre autore dell'opuscolo ''Che cosa è il Terzo Stato?'' e ideologo di punta della borghesia rivoluzionaria. Inoltre, dalla sua si schierò l'astutissimo ministro degli esteri [[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord|Talleyrand]] e il ministro della polizia [[Joseph Fouché]]. [[Paul Barras]], il membro più influente del Direttorio dopo Sieyès, conscio delle capacità di Napoleone, accettò di farsi da parte.<ref>{{Cita|Gerosa|p. 244}}.</ref>
 
Fatta trapelare la falsa notizia di un complotto realista per rovesciare la repubblica, Napoleone riuscì a far votare al Consiglio degli Anziani e al Consiglio dei Cinquecento una risoluzione che trasferisse le due Camere il 18 [[brumaio]] (9 novembre) fuori Parigi, a [[Saint-Cloud]]; Napoleone fu nominato comandante in capo di tutte le forze armate. Ciò fu fatto per evitare che durante il colpo di Stato qualche deputato potesse sollevare i cittadini parigini per difendere la Repubblica dal tentativo di Napoleone.<ref>{{Cita|Bainville|pp. 190-193}}.</ref> L'intenzione di Napoleone era quella di portare le due Camere a votare autonomamente il loro scioglimento e la cessione dei poteri nelle sue mani.<ref>{{cita|Bainville|p. 196}}.</ref> Non fu così: il Consiglio degli Anziani rimase freddo al discorso pasticciato di Napoleone per far pressione su di esso, mentre quando Napoleone entrò nella sala del Consiglio dei Cinquecento i deputati gli si lanciarono contro chiedendo di votare per rendere Bonaparte fuorilegge (cosa che voleva significare l'arresto e la [[ghigliottina]]).<ref>{{cita|Bainville|p. 201}}.</ref><ref>Addirittura, durante il discorso al Consiglio degli Anziani, l'amico e intendente di Napoleone, Bourienne, dovette zittire il suo padrone che arringava sconnessamente l'assemblea con frasi come "Io cammino accompagnato dal Dio della Guerra e dal Dio della Fortuna!". {{cita|Ludwig (2000)|p. 116|ludwig2000}}.</ref> Nel momento in cui sembrava che il colpo di Stato fosse prossimo alla catastrofe, a soccorrere Napoleone giunse il fratello [[Luciano Bonaparte|Luciano]], che nelle vesti di presidente dei Cinquecento uscì dalla sala e arringò le truppe schierate all'esterno, ordinando che disperdessero i deputati contrari al fratello. Memorabile il momento in cui puntò la sua spada al collo di Napoleone e dichiarò: «Non esiterei un attimo a uccidere mio fratello se sapessi che costui stesse attentando alla libertà della Francia».<ref>{{cita|Ludwig (2000)|p. 119|ludwig2000}}.</ref> Le truppe, in gran parte veterani delle campagne di Napoleone, al comando del cognato di quest'ultimo, il generale [[Charles Victoire Emmanuel Leclerc]] e del futuro cognato [[Gioacchino Murat]], entrarono con le baionette innestateinastate e dispersero i deputati. In serata, le Camere venivano sciolte e fu votato il decreto che assegnava i pieni poteri a tre consoli: [[Roger Ducos]], [[Emmanuel Joseph Sieyès|Sieyès]] e Napoleone.<ref>{{cita|Bainville|p. 204-206}}.</ref>
 
=== Il Consolato ===
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