Re dei Romani

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Ritratto dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, che divenne Re dei Romani quando suo padre, Federico III, era ancora vivo.

Il titolo di Re dei Romani (in latino: Rex Romanorum) — da non confondere con il precedente e parzialmente mitico titolo di Re di Roma — venne portato dagli Imperatori del Sacro Romano Impero dopo essere stati eletti come imperatori, ma prima di essere stati sottoposti alla cerimonia di incoronazione da parte del Papa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Era generalmente utilizzato come sinonimo o in abbinamento al titolo di Re d'Italia ed era connesso all'affermazione del concetto della personalità del diritto. Nell'epoca in cui il titolo venne inizialmente adoperato non esisteva più un concetto statuale di un diritto applicabile a tutti gli abitanti di un territorio, poiché i singoli popoli germanici che avevano invaso l'impero, applicavano ciascuno il proprio diritto, mentre la popolazione di origine latina, i Romani, continuavano ad applicare il diritto romano. Perciò con l'espressione di Re dei Romani (abbinata a volte anche a quella di Rex Germanorum cioè Re dei Germani) l'imperatore germanico confermava la propria sovranità anche sui sudditi della natione latina.

Il titolo ebbe questa funzione a partire dal periodo della dinastia salica, ma era stato usato in precedenza a partire dal periodo Ottoniano, in particolare dall'Imperatore Enrico II, quando iniziò a sostituire il termine Re dei Teutoni (Lat.: rex Teutonicorum), implicando un ruolo imperiale che era, all'epoca, respinto dal papato.

Quando almeno a partire dal secolo XV, la dinastia asburgica riuscì ad affermarsi per un lungo periodo nella carica imperiale (la quale restava pur sempre una carica di tipo elettivo), il nome di Re dei Romani divenne il titolo dell'erede al trono designato, che veniva fatto eleggere dal padre, mentre l'imperatore era ancora in vita.

Dopo l'incoronazione come Sacro Romano Imperatore (e talvolta anche prima), il titolo veniva aumentato con l'imperiale semper Augustus ("sempre augusto", ovvero "sempre maestoso" o "sempre grande", Augustus deriva dal verbo latino augere, "crescere"). Questa connotazione di "crescita" implicava un obbligo ad opporsi alla perdita delle prerogative reali (come in Italia) o alla perdita di territorio (come sul confine occidentale con la Francia).

In seguito all'abolizione del Sacro Romano Impero nel 1806 ad opera di Francesco I, il titolo cadde in disuso. Venne in seguito fatto rivivere da Napoleone nel 1811 per il proprio erede, Napoleone II, come re di Roma. Il titolo era già stato previsto nel 1810 con il senatoconsulto organico del 17 febbraio, che all'articolo 7 stabilì che « Il principe imperiale (ovvero il principe ereditario) porta il titolo e riceve l'onore di re di Roma ». Ciò non era previsto nella costituzione dell'anno XII.

Questo titolo, oltre a richiamare la tradizione imperiale germanica, era anche destinato a ricordare a papa Pio VII che, data l'annessione all'Impero francese dello Stato della Chiesa, Roma era ormai solo il capoluogo di un dipartimento francese, il dipartimento del Tevere (in seguito chiamato dipartimento di Roma), uno dei 130 che componevano l'impero.

Con la definitiva caduta di Napoleone e il suo esilio a Sant'Elena nel 1815 e la morte nel 1832 di Napoleone II (che, portato in Austria dalla madre, fu fatto duca di Reichstadt da Francesco I) anche questa versione del titolo scomparve.

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

Re dei Romani fu anche il nome che i Franchi diedero a Siagrio, un generale dell'Antica Roma, il quale governò come un dominio personale sulla Gallia settentrionale, verso la fine del V secolo, chiamato Regno di Soissons e fu l'ultima parte dell'Impero romano a cadere.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • H. Beumann: Rex Romanorum, in: Lexikon des Mittelalters (Dizionario del medioevo, 9 vol., Monaco-Zurigo 1980-98), vol. 7, col. 777 f.