Francesco Melzi d'Eril

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Francesco Melzi d'Eril
Melzi.jpg
Francesco Melzi d'Eril ritratto da Andrea Appiani
Duca di Lodi
Stemma
In carica 1807 –
1816
Predecessore Titolo creato
Successore Giovanni Francesco
Conte di Magenta
In carica 1777 –
1796
Predecessore Gaspare
Successore Abdicazione per adesione alla repubblica
Trattamento Biret duc.png
Sua Grazia
Nascita Milano, 6 marzo 1753
Morte Milano, 16 gennaio 1816
Dinastia Melzi d'Eril
Padre Gaspare Melzi
Madre Marianna Teresa d'Eril
Religione Cattolicesimo

Francesco Melzi d'Eril (Milano, 6 marzo 1753Milano, 16 gennaio 1816) è stato un politico italiano durante l'epoca napoleonica, vicepresidente della Repubblica Italiana dal 1802 alla trasformazione della stessa in Regno d'Italia ad opera di Napoleone (1805).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e studi giovanili[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Gaspare, conte di Magenta, e Marianna Teresa d'Eril, nobildonna spagnola, Francesco Melzi d'Eril nacque in una numerosa famiglia (erano in nove) del patriziato milanese, ossia l'aristocrazia lombarda (la prestigiosa famiglia dei Melzi d'Eril aveva dato i natali anche a Francesco Melzi, erede di Leonardo da Vinci e suo più fidato collaboratore).

La situazione economica familiare era, in quel momento, tuttavia, precaria, in primis per il comportamento del nonno paterno Francesco Saverio Melzi che, durante la Guerra di successione austriaca, si era schierato con gli spagnoli, subendo gravi conseguenze quando l'imperatrice Maria Teresa riacquistò i propri dominii milanesi. A comprova dello stato disastrato delle finanze familiari, egli nacque in casa dello zio paterno Giacomo, perché l'abitazione del padre era stata sequestrata dai creditori.

Fu sempre grazie allo zio Giacomo che poté studiare presso i gesuiti, dapprima al collegio dei Nobili a Brera e poi alle Scuole Palatine, dove conobbe lo scienziato Ruggero Giuseppe Boscovich, al quale rimase sempre legato da profonda amicizia. Nel 1773 l'imperatore Giuseppe II, nell'ambito della sua politica illuministica, tolse alla scuole religiose la possibilità di concedere titoli di laurea. Fu probabilmente questo il motivo per il quale il Melzi non ottenne mai un titolo di studio.

Le prime esperienze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Mosso anche dalla sua passione per il gioco, il Melzi viene in contatto nei rinomati salotti della Milano della seconda metà del XVIII secolo con gli esponenti più importanti dell'illuminismo lombardo e del mondo delle lettere: Pietro Verri, Cesare Beccaria, Giuseppe Parini e Ippolito Pindemonte.

A quest'epoca risalgono anche una serie di suoi viaggi per l'Europa dove può toccare con mano i risultati delle diverse politiche applicati dai sovrani dell'epoca dell'illuminismo assolutistico nonché sperimentare il Parlamentarismo inglese.

Egli si avvicinerà quindi a posizioni di cauto liberalismo che gli faranno guardare con simpatia i primi anni della Rivoluzione francese. Egli non condivise tuttavia il progressivo radicalizzarsi della stessa e in specialmodo la politica viepiù antireligiosa praticata in Francia, in particolare, nel periodo detto della Convenzione.

La discesa di Napoleone in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Profilo di Francesco Melzi d'Eril.

Un'evoluzione simile il Melzi l'avrebbe vissuta a seguito della Campagna napoleonica d'Italia. Egli accolse con favore l'arrivo a Milano di Napoleone e, dopo essere stato membro del comitato delle finanze, alla nascita della Repubblica Cisalpina ne divenne rapidamente il maggiore esponente politico, venendo nominato deputato. Quando però, da un lato i settori più radicali presero il sopravvento e, dall'altro, si rese conto che Napoleone non intendeva dare seguito alle aspirazioni unitarie degli italiani, egli si ritirò a vita privata, lasciando l'Italia.

Ma fu per poco, dopo i rovesci francesi del 1799 a fronte delle armate austro-russe e la rivincita francese con il trionfo di Marengo nel 1800, Melzi è inviato in Francia per discutere il nuovo equilibrio politico da dare all'Italia. Alla fondazione della Repubblica Italiana nel 1802 con Napoleone capo dello Stato, egli ne è nominato vicepresidente.

Ampio fu il contributo di Melzi durante il triennio repubblicano, in specie a favore di una reale autonomia della Repubblica italiana. A lui sono ascrivibili, in specie, l'ammodernamento dell'amministrazione con l'apertura degli incarichi pubblici a tutti i cittadini senza differenze di censo, il concordato del 1803 e l'avvio di una serie di importanti opere pubbliche.

Nel 1805 Napoleone, divenuto Imperatore di Francia, trasformò tuttavia la Repubblica in Regno, del quale si incoronò Re il 26 maggio 1805 (alla cerimonia di incoronazione partecipò anche il Melzi). Autonominatosi Re d'Italia, Napoleone affidò l'incarico di Viceré a Eugenio di Beauharnais.

A quel punto non vi era più spazio per il Melzi, il quale non avrebbe più ricoperto incarichi ufficiali. Napoleone - che Melzi si era sempre rifiutato di incensare - non gli negò tuttavia la nomina a duca di Lodi. Melzi si batté tuttavia anche negli ultimi anni fino alla morte per una vera autonomia del proprio Paese.

Il ritorno degli austriaci[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caduta del Regno Italico.

Il destino non gli risparmiò tuttavia di assistere al ritorno di Milano nel 1815 sotto il dominio austriaco. Limitò i propri contatti con il governo austriaco occupante a cortesi rapporti epistolari, ma è significativo che, nel dicembre 1815, rifiutasse di ricevere a Bellagio il maresciallo austriaco Sommariva, adducendo banali scuse.

Morì il 16 gennaio 1816, a 63 anni, nel suo palazzo di Milano di via Manin n. 23. I giornali non riportarono la notizia per evitare dimostrazioni anti-austriache mentre era in città l'imperatore. I funerali, fastosi, si svolsero il 28 marzo. La salma venne tumulata nella cappella gentilizia della sua villa di Bellagio, sul lago di Como. Già il 16 gennaio, i suoi archivi vennero sigillati dalla polizia del governatore di Milano, conte Saurau, che il 22 li sequestrò per portarli a Vienna, da dove tornarono, incompleti, solo dopo la grande guerra.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
«Almanacco Imperiale del 1805»
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Sforza Ludovico Melzi, VI conte di Magenta Luigi Francesco Melzi, V conte di Magenta  
 
Clara Legnani  
Francesco II Saverio Melzi, VII conte di Magenta  
Paola Rasini Marcantonio Rasini, III conte di Castelnovetto, I principe di San Maurizio  
 
Giulia Talenti Fiorenza  
Gaspare Melzi, VIII conte di Magenta  
Gaspare Antonio Melzi di Torricella, II marchese di Torricella Egidio Maria Melzi di Torricella, I marchese di Torricella  
 
Anna Ordoño de Rosales  
Maria Anna Antonia Melzi di Torricella  
Marianna Ferrario Pietro Antonio Ferrario  
 
Antonia Bianchi  
Francesco III Melzi d'Eryl, I duca di Lodi, IX conte di Magenta  
Antonio de Eril, VI conte di Eryl Juan Luis Lorenzo Vicentelo, conte di Cantillana  
 
Margarita Teresa de Erill, V contessa di Eryl  
Francisco de Eryl, VII conte di Eryl  
Josefa de Moncayo y Fernandez de Heredia Josef de Moncayo Altarriva y Arborea, I marchese di Coscojuela  
 
Teresa Fernández de Heredia  
Maria Teresa d'Eryl  
Bartolomé Isidro de Moncayo Palafox, III marchese di Lazán Bernabé Rebolledo de Palafox, II marchese di Lazán  
 
Jerónima Bardaxí Jordán de Urríes Bermúdez de Castro Gurrea de Aragón Martínez de Marcilla y Díez de Escorón  
Maria Teresa del Pilar y Moncayo  
María Francisca Blanes y Calatayu Francisco de Blanes Centelles Carroz, IX conte di Castillo de Centelles  
 
Ana María de Calatayud  
 

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nino del Bianco, Francesco Melzi D'Eril. La grande occasione perduta, Milano. Il Corbaccio, 2002 (Collana storica).
  • Francesco Melzi d'Eril. Francesco Melzi d'Eril, 1753-1816: milanese scomodo e grande uomo di Stato: visto da un lontano pronipote, Firenze, Alinea, 2000 (Storia; 4).
  • C. Capra, «MELZI D'ERIL, Francesco». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. LXXIII, Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN37132984 · ISNI (EN0000 0000 7973 6029 · SBN IT\ICCU\RAVV\084400 · LCCN (ENno89010174 · GND (DE123159253 · BNF (FRcb14423731r (data) · BAV (EN495/72411 · CERL cnp01376114 · WorldCat Identities (ENlccn-no89010174