Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena
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| Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena | ||
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| Regina di Francia e di Navarra | ||
| Maria Antonietta a 28 anni in un dipinto di Elisabeth Vigée-Le Brun | ||
| Regno | 10 maggio 1774 – 21 settembre 1792 | |
| Incoronazione | 11 giugno 1774 | |
| Nome completo | Maria Antonia Josepha Johanna von Habsburg-Lothringen | |
| Titoli | Arciduchessa d'Austria Principessa reale di Ungheria Principessa reale di Boemia Principessa reale di Toscana Principessa reale di Croazia e Slavonia Principessa reale di Germania Principessa imperiale del S.R.I. Madame La Dauphine Duchessa di Berry |
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| Nascita | 2 novembre 1755 | |
| Hofburg, Vienna | ||
| Morte | 16 ottobre 1793 | |
| Place de la Concorde, Parigi | ||
| Sepoltura | abbazia di Saint-Denis, Parigi | |
| Predecessore | Maria Leszczyńska | |
| Successore | nessuna | |
| Consorte | Luigi XVI di Francia | |
| Figli | Maria Teresa Luigi Giuseppe Luigi Carlo Sofia Elena |
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| Casa reale | Asburgo-Lorena | |
| Padre | Francesco I di Lorena | |
| Madre | Maria Teresa d'Asburgo | |
Maria Antonia Giuseppa Giovanna d'Asburgo-Lorena, meglio nota come Maria Antonietta (Vienna, 2 novembre 1755 – Parigi, 16 ottobre 1793), fu arciduchessa d'Austria, principessa reale di Ungheria, principessa reale di Boemia, principessa reale di Toscana, principessa reale di Croazia e Slavonia, principessa reale di Germania e principessa imperiale del Sacro Romano Impero dal 1755 al 1770, Duchessa di Berry e Delfina di Francia dal 1770 al 1774 e regina di Francia dal 1774 al 1792; morì sulla ghigliottina al culmine della Rivoluzione francese.
[modifica] Infanzia a Vienna: 1755-1767
Nacque a Vienna, al Palazzo Hofburg, il 2 novembre 1755, quindicesima dei sedici figli di Maria Teresa d'Asburgo e di Francesco III di Lorena; fu descritta come «una piccola, ma perfettamente sana arciduchessa[1]». Il giorno seguente, com'era usanza, fu battezzata nella Chiesa degli Agostiniani con i nomi Maria Antonia Josepha Johanna. Il nome Maria veniva imposto a tutte le principesse della casa imperiale sin dai tempi del suo bisnonno, Leopoldo I, a testimonianza della venerazione degli Asburgo nei confronti della Santa Vergine. Perciò, visto il gran numero in famiglia di donne con nome Maria, venne sempre chiamata Madame Antoine, francesizzazione del suo secondo nome di battesimo.
La vita della famiglia imperiale, escludendo i momenti ufficiali, era piuttosto tranquilla, quasi borghese, così come appare in un dipinto realizzato dall'arciduchessa Maria Cristina. Il dipinto ricorda la mattina della festa di San Nicola nel 1762: l'imperatore indossa una vestaglia e delle pantofole e porta un turbante in testa, la moglie e la figlia maggiore sono semplicemente abbigliate, mentre Ferdinando piange contrariato per i doni ricevuti, a differenza del fratello Max. Al centro della composizione vi è Madame Antoine che mostra fiera e soddisfatta la sua nuova bambola[2]. La Hofburg, palazzo ufficiale a Vienna, non permetteva una vita semplice e spensierata a differenza dello splendido Castello di Schönbrunn, residenza estiva della corte. Nel giardino e nella serra del palazzo era data molta importanza alla botanica, passione che l'imperatore trasmise alla giovane figlia. In inverno invece veniva occupata la residenza di campagna di Laxenburg, dove le arciduchesse, ingioiellate e vestite con abiti di velluto guarniti di pelliccia, giocavano su slitte dorate a forma di cigno, trainate dai fratelli. Maria Antonietta cercò in seguito di ricreare quest'atmosfera idilliaca ristrutturando il Petit Trianon[3].
Inizialmente, in una famiglia così pullulante di giovinette in età da marito, il ruolo politico della piccola Antoine era quasi nullo e altrettanto nullo fu l'interesse per la sua istruzione. Il rapporto con sua madre, sempre impegnata negli affari di Stato e dimentica dei figli minori, non era particolarmente profondo al punto che, in età adulta, Maria Antonietta affermò: «Amo l'imperatrice ma la temo anche a distanza; quando le scrivo non mi sento mai perfettamente a mio agio[4]».
La cosa che maggiormente dispiacque alla giovane arciduchessa nel difficile rapporto con la madre, fu la predilezione di quest'ultima per l'arciduchessa Maria Cristina, con la quale condivideva il giorno di nascita e che da molti era considerata la più intelligente tra le sorelle. Per questo motivo in età adulta Maria Antonietta provò sempre un sentimento di intolleranza nei confronti delle donne più anziane e colte, mentre ebbe sempre rapporti amichevoli con le sue coetanee, come ad esempio con l'amata sorella Carlotta. L'educazione di Antoine fu scarsissima, a 12 anni non sapeva scrivere correttamente né in francese né in tedesco, parlava invece un elegante e buon italiano per merito del suo maestro di riguardo Pietro Metastasio[5]. Fu invece iniziata alle arti delicate e femminee come il ricamo, la musica e la danza. Suo maestro di musica fu il compositore Christoph Willibald Gluck, ed ella suonava molto bene l'arpa, ma senza dubbio ciò che meglio le riusciva era la danza, muovendo il corpo con grazia e raffinatezza tali da passare alla storia[6].
[modifica] Sposa del Delfino: 1767-1770
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Le vicende che portarono al suo fidanzamento con il Delfino di Francia ebbero inizio nel 1765, quando il 18 agosto, a Innsbruck, Francesco I morì lasciando sola Maria Teresa, che da quel momento portò il lutto a vita. Al suo fianco salì al trono come coreggente il figlio maggiore Giuseppe. In quegli anni si stavano trattando alcuni importanti matrimoni tra le case regnanti d'Europa; Maria Giuseppa era stata promessa a Ferdinando IV di Napoli, mentre Ferdinando I di Parma cercava una sposa tra le restanti arciduchesse. Questi matrimoni dovevano cementare le nuove alleanze, venutesi a formare dopo la Guerra dei sette anni, che comprendevano Parma, Napoli e soprattutto la mortale e storica nemica dell'Austria, la Francia. Maria Cristina fu l'unica tra le sue sorelle a fare un matrimonio d'amore, infatti giocò le sue carte nel massimo momento di debolezza dell'imperatrice, quando le morì il marito, e riuscì a coronare il suo sogno sposando il principe Alberto di Sassonia-Teschen[7]. La maggiore delle figlie Marianna, in quanto disabile, non era presa in considerazione per un eventuale matrimonio[8].
Nel 1767, un'epidemia di vaiolo colpì la famiglia imperiale; Antoine ne era immune, poiché l'aveva contratto in forma lieve, senza conseguenze, quando aveva due anni. La prima a morire fu la moglie di Giuseppe, Maria Giuseppa di Baviera, dopo di lei si ammalò anche l'imperatrice, la quale ricevette l'estrema unzione ma si salvò. Dopo la sua guarigione, Maria Teresa insistette che la figlia Maria Giuseppa, in procinto di partire per Napoli, pregasse insieme a lei nella cripta di famiglia; la tomba della cognata però era stata mal sigillata e l'arciduchessa si ammalò e poi morì. Infine, la bella Elisabetta, per la quale si stava trattando un accordo di matrimonio proprio con il re di Francia Luigi XV, contrasse il terribile morbo: riuscì a salvarsi, ma la sua avvenenza venne del tutto deturpata, rendendola non idonea per le nozze[9]. Per compensare le gravi perdite, l'imperatrice fece sposare a Ferdinando IV di Napoli la giovane Carlotta, che da quel momento fu chiamata Maria Carolina, mentre Amalia, la più anziana tra le candidate rimanenti, andò in sposa a Ferdinando I di Parma[10].
A questo punto la dodicenne Antoine venne presa in considerazione per la prima volta come sposa del Delfino di Francia Luigi Augusto. Pur possedendo un'educazione piuttosto precaria, la fanciulla non difettava nell'aspetto fisico e ciò era la cosa che maggiormente importava: graziosa per natura nei movimenti, aveva il viso perfettamente incorniciato in un ovale dotato di un incarnato di porcellana bianco-rosato, che ben si sposava con i grandi occhi azzurri e i boccoli biondo-cinerini. Il naso, diritto e pronunciato, aveva una lieve tendenza all'aquilinità, mentre non era inevitabilmente scampata alla più peculiare caratteristica degli Asburgo: il labbro inferiore carnoso e sporgente che donava un certo broncio malinconico. Ancora in fase pre-puberale, Maria Antonietta non era alta ed era priva di forme quantunque di fatto, nella maturità, raggiunse una statura molto elevata e un seno matronale non indifferente. Alcuni difetti della sua figura vennero rapidamente modificati: l'attaccatura irregolare dei capelli venne ovviata grazie ad una nuova e particolare pettinatura, mentre una spalla leggermente più alta dell'altra venne corretta con l'uso del corsetto. I suoi denti storti vennero curati per mezzo di una sorta di apparecchio odontoiatrico, fatto di fili metallici, inventato da un francese che divenne poi dentista di corte; in tre mesi fu ottenuta la dentatura regolare desiderata. Nel 1769, nel fiore della giovinezza, Maria Antonietta era pronta a posare per il pastellista Ducreux, ufficialmente inviato da Parigi. La Francia di Luigi XV e l'Austria di Maria Teresa si impegnarono a fondo per la perfetta realizzazione di quello che sarebbe stato il matrimonio del secolo, impiegando tre anni per elaborare ogni singolo dettaglio: alla fine, la dote fu fissata a 200.000 corone, e un medesimo valore in gioielli[11], mentre venivano scambiati ritratti dei due giovani e anelli di fidanzamento[12]. Infine, il 19 aprile 1770, vennero celebrate le nozze per procura a Vienna, nella Chiesa degli Agostiniani, a far le veci dello sposo c'era Ferdinando; da quel momento Antoine venne ufficialmente chiamata Maria Antonietta, Delfina di Francia[13]. Prima di lasciarla per sempre - le due non si sarebbero mai più riviste - Maria Teresa ricordò alla figlia che aveva dei doveri nei confronti del suo Paese natio, che non doveva dimenticare di essere austriaca e che era suo compito promuovere gli interessi dell'Austria quando sarebbe stata regina di Francia; tutti gli insegnamenti erano contenuti in una lettera che avrebbe dovuto essere riletta una volta al mese[14]. Maria Antonietta venne ufficialmente consegnata ai francesi il 7 maggio 1770, su un'isola vicino a Khel. A capo del seguito francese vi erano il conte e la contessa de Noailles, quest'ultima nominata da Luigi XV Gran Maestra della Casa della Delfina[15]. Il 14 maggio nella foresta di Compiègne, avvenne l'incontro ufficiale tra la Delfina, il Delfino, il re e le Mesdames Tantes (le zie). Luigi XV, prima dell'arrivo della nipote acquisita, chiese al suo ambasciatore come ella avesse il seno; il gentiluomo in imbarazzo rispose di non averlo osservato e il re ribatte: «Oh, non l'avete guardato? È la prima cosa che avrei guardato io[16]». Quando Maria Antonietta scese dalla carrozza fu accolta e scortata dal Duca di Choiseul, al quale rivolse queste parole: «Non dimenticherò mai che voi siete il fautore della mia felicità![17]». Il vecchio re trovò la fanciulla ancora acerba (aveva avuto il suo primo ciclo mestruale da soli 4 mesi[18]), ma graziosa e ben fatta; invece suo nipote, il goffo Luigi Augusto, era sgraziato e già piuttosto pingue per la sua età: nei dipinti inviati in Austria era stato abbellito[19]. Nei ricevimenti dati in quei giorni a Compiègne e a La Muette erano presenti due donne importanti nella sua vita futura: la Principessa de Lamballe e Madame Du Barry. Quest'ultima era l'amante del re e l'ingenua Delfina, tenuta all'oscuro a Vienna su ogni cosa riguardasse il sesso, chiese alla Noailles chi ella fosse e quando le fu risposto che era lì per far piacere al re, Maria Antonietta affermò: «Oh, allora sarò una sua rivale perché anch'io desidero fare piacere al re[20]».
Le nozze avvennero in forma solenne, a Versailles il 16 maggio: lei aveva quattordici anni; lui appena uno di più; la cerimonia fu sontuosa ed ella appariva piccola e minuta nell'ampio abito di broccato bianco e argento gonfiato ai lati[21], trapuntato di diamanti[22]. Per più di sette anni il loro matrimonio rimase non consumato, pare a causa di una fimosi di cui soffriva il giovane Luigi, nonché della sua timidezza e goffaggine. La svolta avvenne quando Giuseppe II, Imperatore del Sacro Romano Impero, fratello di Maria Antonietta, venne in incognito a Versailles nel 1778 preoccupato per le sorti dell'«Amata sorella» e dell'alleanza franco-austriaca. Nel dicembre dello stesso anno, Maria Antonietta dette alla luce la prima figlia.
Maria Antonietta ebbe quattro figli:
- Maria Teresa Carlotta, nata il 19 dicembre 1778, che sarà soprannominata Madame Royale e diventerà più tardi duchessa d'Angoulême.
- Luigi Giuseppe, nato il 22 ottobre 1781, che morirà a soli otto anni, il 3 giugno 1789.
- Luigi Carlo, duca di Normandia, nato il 27 marzo 1785, la cui morte pare sia avvenuta all'incirca all'età di dieci anni.
- Sofia Elena Beatrice, nata il 9 luglio 1786, che morì il 19 giugno 1787, ad appena un anno di età, di tubercolosi.
[modifica] Un'austriaca alla corte di Francia: 1770-1774
La reazione iniziale al matrimonio tra Maria Antonietta e Luigi Augusto fu decisamente eterogenea. Da un lato la Delfina in persona fu molto popolare tra la gente, la sua prima apparizione ufficiale a Parigi l'8 giugno 1773 alle Tuileries fu considerata da molti spettatori come un clamoroso successo: quando Maria Antonietta si affacciò al balcone la folla iniziò a urlare dalla gioia, allora il maresciallo de Brissac le fece il baciamano e le disse: «Madame, senza pregiudizio per Monsieur le Dauphin, qui voi avete duecentomila amanti[23]». Anche la visita all'Opéra una settimana più tardi fu riportata come un successo: alla fine dello spettacolo, benché fosse contrario alle regole dell'etichetta, Maria Antonietta iniziò ad applaudire e invitò anche il pubblico a fare altrettanto, ma le ovazioni erano tutte per lei[24]. A corte, tuttavia, la coppia non fu così popolare, a causa delle tensioni di lunga durata che intercorrevano tra Austria e Francia. Alle sue spalle, le Mesdames Tantes, figlie di Luigi XV, chiamavano Maria Antonietta «L'Autrichienne», cioè l'Austriaca (durante gli anni della rivoluzione il termine fu facilmente sciolto in autruche, struzzo, e chienne, cagna, il che avrebbe dato molte opportunità ai caricaturisti)[25].
La principessa della Casa d'Austria si trovò ben presto coinvolta negli intrighi che animavano la corte di Francia del XVIII secolo. Particolarmente aspro fu lo scontro che la vide opporsi, su pressione delle figlie del re, alla contessa Du Barry, favorita di Luigi XV. Lo scontro ebbe peraltro l'effetto di attirare su Maria Antonietta la simpatia di molti ambienti nobiliari di Versailles, ostili all'influente contessa. La disputa ebbe una certa importanza dal momento che nei giochi di potere, per volere della Du Barry, fu allontanato il Duca di Choiseul, fautore del matrimonio reale, e l'alleanza franco-austriaca poteva andare incontro a una grave crisi a causa di un conflitto d'interessi nella spartizione della Polonia. La Delfina, visto il suo rango superiore, su consiglio delle zie rifiutò di rivolgere la parola a Madame Du Barry, la quale essendo di rango inferiore, non poteva parlarle per prima. Dopo quasi due anni, spinta dal Conte Mercy d'Argenteau, l'ambasciatore austriaco, e da sua madre, Maria Antonietta capitolò. Il 1° gennaio 1772, durante le feste per il capodanno, si avvicinò alla contessa Du Barry e le rivolse queste uniche parole: «C'è molta gente, oggi, a Versailles[26]»; più tardi, però, affermò anche: «Le ho parlato una volta, ma sono decisissima a non farne altro e quella donna non udrà più il suono della mia voce[27]».
Maria Antonietta doveva anche fare i conti con sua madre, che le scriveva regolarmente e riceveva i rapporti segreti da Mercy d'Argenteau sul comportamento della ragazza. La Delfina veniva costantemente criticata per la sua incapacità di suscitare passione nel marito, che raramente dormiva con lei e non aveva interesse nel farlo, e di promuovere gli interessi della Casa d'Asburgo-Lorena. L'imperatrice, inoltre, dimenticando il suo passato di sportiva, criticava aspramente le corse a cavallo che erano causa di aborto - benché non ce ne fosse il rischio, visto che Maria Antonietta non sarebbe rimasta incinta - ma, paradossalmente, ammirò molto e pose nel suo studio privato un ritratto della figlia vestita da cavallerizza[28]. Maria Teresa si spinse sino ad insultare direttamente la figlia definendola priva di bellezza e di talento e dicendole che quindi era un fallimento, soprattutto dopo i matrimoni del Conte de Provence con Giuseppina di Savoia e del Conte d'Artois con Maria Teresa di Savoia[29].
A soli diciannove anni, a seguito della morte di Luigi XV, avvenuta il 10 maggio 1774, Maria Antonietta divenne regina di Francia. Tuttavia, l'intervento della regina nelle nuove contese di Palazzo (finì invero col sostenere i Polignac), il suo noto ascendente sul re, ed il peggioramento della situazione popolare, le alienarono ben presto il sostegno tanto dei potenti quanto del popolo. Il suo carattere apparentemente gaio e frivolo, la sua leggerezza, oltre alle enormi spese della vita di Corte ed a qualche scandalo, radicarono l'ostilità verso una straniera (l'Austriaca, veniva chiamata) giudicata troppo frivola per essere una degna regina di Francia.
[modifica] Lo «Stile Maria Antonietta»
Nel 1774 Luigi XVI regalò alla consorte - Le Petit Trianon - un piccolo palazzo situato nella reggia di Versailles dove Maria Antonietta volle ricreare quel piccolo ambiente familiare da lei tanto desiderato, dove poter stare in pace con i propri figli e dedicarsi alle sue amicizie. Il palazzo era stato concepito da Luigi XV per la sua favorita, Madame Du Barry, che però non lo abitò mai. Alla morte del re, Luigi XVI suo successore ne fece dono alla consorte.
Maria Antonietta iniziò subito i lavori di restauro per rendere quel piccolo palazzo «la più dolce e piacevole delle residenze», come la definì Maria Teresa d'Austria. Fece sistemare i giardini all'inglese come stava divenendo in voga a quel tempo, fece costruire padiglioni e piccoli luoghi incantevoli che ricreassero un ambiente caldo e confortevole.
L'interno del palazzo è la massima espressione della semplicità, completamente agli antipodi con i fasti, le dorature e i marmi della corte. Il colore che prevale è il bianco. Stucchi leggeri, raffinati, colori pastello per i tendaggi e le imbottiture, richiami floreali e leggeri fanno di questo palazzo un vero e proprio scrigno di arte raffinata. Senza saperlo, Maria Antonietta stava gettando le basi dello stile neoclassico. Qui Maria Antonietta viveva un'esistenza tranquilla e serena, circondata dalle persone che amava e dai suoi figli.
Nei pressi del Petit Trianon la regina fece erigere un piccolo villaggio di otto case, comprendenti una fattoria, una latteria, un mulino e un caseificio (Le Hameau). Questa ricerca della vita semplice, ispirata al mito dell'Arcadia virgiliana e teocritea, fu giudicata scandalosa e poco consona ad una regina. C'è da dire che tanti nobili del XVIII secolo si erano fatti costruire villaggi simili nei propri giardini, era una cosa di moda a quel tempo e la regina non era certo insofferente alle mode; trattandosi però di un personaggio pubblico di rilievo, ciò che veniva perdonato ad un conte o ad un principe, non lo si poteva perdonare a lei.
L'estro della regina ebbe sfogo nel teatro del castello, un piccolo gioiello dell'architettura neoclassica, fatto costruire con stucchi in cartapesta e legni intagliati. Anche qui la parola d'ordine era semplicità e le iniziali della sovrana (M.A.) sono in bella mostra sopra il piccolo palcoscenico dove la stessa regina si esibiva, come aveva sempre fatto alla corte viennese insieme ai suoi fratelli. Ella stessa recitò la parte di Rosina nel Barbiere di Siviglia di Beaumarchais (spettacolo cui erano chiamati ad assistere pochissimi fedeli).
Non v'è dubbio sul fatto che Maria Antonietta vivesse, come e più degli altri nobili del suo tempo, una vita agiata e leggera, ristretta al suo circolo privato, agli amici suoi più cari, ed estremamente dispendiosa. Benevola con le persone che riteneva amiche, si lasciava influenzare parecchio in materia politica. Nonostante la sua esperienza in tale settore fosse poco più che nulla, elargiva ella stessa - con il consenso del regale consorte - cariche e potere ed ogni sorta di privilegio. Spendeva ingenti somme della sua cassa personale per acquistare abiti e gioielli tanto da dover chiedere prestiti al marito. A dispetto di ciò che si è abituati a pensare, Maria Antonietta non ignorava le condizioni del popolo francese. Molti episodi testimoniati da più fonti dimostrano che ella, da delfina e da regina, aveva molto a cuore le opere di beneficenza e di aiuto per i più poveri. Maria Antonietta, insomma, fu sì generosa con i suoi favoriti, ma anche con i contadini e popolani. Nonostante questo, restò ugualmente invisa al popolo - specie quello parigino - che, più a conoscenza dei lussi di corte, viveva negli stenti.
Di lei si diceva che fosse una sperperatrice di ricchezze ed amasse circondarsi di lussi ed oggetti preziosi. Un diamante porta il suo nome: Marie Antoinette Blue, dal tipo di gioiello che lei stessa amava portare sempre con sé. Le spese folli e l'attitudine allo spreco le fecero guadagnare il soprannome di "Madame Déficit". Era considerata la prima, se non la sola, responsabile del disastro economico francese.
Una serie di calamità naturali (quali siccità ed inverni molto rigidi), le spese per la Guerra Americana, la difficile eredità lasciata da Luigi XV ed ancora la "Politica di potenza" del suo predecessore Luigi XIV e, da ultimo, le spese per gli eccessi della nobiltà portarono ad un vero tracollo delle pubbliche finanze; nel 1776 venne così licenziato il controllore generale delle Finanze Ann-Robert-Jacques Turgot, che aveva espresso la sua contrarietà alla nomina della principessa di Lamballe a sovraintendente della Real Casa (che comportava, oltre ad onori e privilegi speciali, un appannaggio annuo di 400.000 franchi), e venne chiamato a corte Jacques Necker, banchiere ed economista. Costui criticò aspramente le spese esagerate tenute a corte, ma non fu in grado di far cambiare il tenore di vita della famiglia reale.
[modifica] Maria Antonietta e la Rivoluzione
Nel frattempo la piccola borghesia francese, molti commercianti ed artigiani ed i cosiddetti Club, frequentati da intellettuali ed aristocratici (il più noto di tutti, Filippo d'Orléans, cugino del re, sponsor e finanziatore della rivoluzione dalla quale verrà poi travolto) si preparava alla rivoluzione. Nel maggio del 1789 ci fu l'apertura degli Stati Generali, un'assemblea che avrebbe dovuto trovare rimedio al grande deficit finanziario venutosi a creare durante gli ultimi 30 anni e che stava portando la Francia alla rovina.
A Parigi, intanto, i disordini per la mancanza del pane erano all'ordine del giorno. Le carestie degli ultimi anni e il rigido inverno tra il 1788 e il 1789 (il più freddo a memoria d'uomo fino ad allora) fecero affluire nella capitale molti contadini affamati e stremati che iniziarono a vivere di vagabondaggio. Si mormorava che la Corte volesse affamare il popolo per farlo vivere nel terrore e assoggettarlo ai voleri della monarchia. Rivolte e tumulti scoppiavano un po' ovunque tutti i giorni; i panifici venivano presi d'assalto e gli stessi panettieri venivano impiccati ai lampioni sulle pubbliche piazze.
Per far fronte a queste continue sommosse, il re istigato dalla regina che iniziò ad intromettersi nella politica, fece arrivare truppe da ogni parte della Francia nella capitale in modo da tenere a bada i manifestanti. Il popolo prese d'assalto l'Hôtel des Invalides (che ospitava un'armeria) il 13 luglio, e la Bastiglia (14 luglio 1789) sperando di trovarvi polvere da sparo e munizioni; tale data segnò l'iniziò della Rivoluzione Francese.
Molti nobili la notte stessa del 14 luglio iniziarono a fuggire all'estero, ma la famiglia reale rimase a Versailles.
Il popolo tuttavia era scontento, temendo che i Borboni volessero fuggire come gli altri nobili. Alle 5 del mattino del 6 ottobre la folla invase il palazzo di Versailles per riportare a Parigi la famiglia reale. L'apparizione della regina accanto al generale La Fayette, che faceva parte dell'ala rivoluzionaria più moderata, ridusse la folla, per il momento, a più miti consigli. Tuttavia la Corte fu costretta a lasciare la reggia di Versailles per trasferirsi in gran fretta al castello delle Tuileries situato nel centro di Parigi: una mossa per poter tenere sott'occhio quelli che venivano derisoriamente chiamati il fornaio in persona (il re), la moglie del fornaio (la regina) e il fornaretto (il delfino). Cominciò così il loro incubo. Da allora in poi un'intera nazione avrà per loro solo occhi carichi di disprezzo.
[modifica] La fuga dalle Tuileries, la condanna e la morte
La vita alle Tuileries fu un vero e proprio calvario. Il palazzo, già vecchio e scomodo quando Luigi XIV aveva trasferito la corte a Versailles, era in balia dei curiosi e la famiglia reale in balia delle voci sul suo destino futuro e praticamente agli arresti domiciliari.
Il 21 giugno 1791, dopo due anni di soggiorno alle Tuileries, la famiglia reale tentò in gran segreto la fuga verso i Paesi Bassi austriaci, ma a pochi chilometri dal confine, presso la cittadina di Varennes-en-Argonne, furono riconosciuti, arrestati e riportati a Parigi. Il viaggio di ritorno fu disastroso. Durato quattro giorni per la lentissima velocità di marcia a cui era costretta la grande berlina da viaggio, circondata dalla folla accalcata che insultava e inveiva, addirittura arrivando a sputare in faccia al re, costretti a tenere i finestrini aperti per poter essere ben visibili e accaldati dalla calura di giugno. Accolti dal silenzio ostile del popolo parigino, con i militari che anziché presentare le armi con le bocche dei fucili verso l'alto, le presentarono con le baionette verso il suolo, in segno di disprezzo, i sovrani avevano firmato la loro condanna a morte.
La fuga finì di demolire l'idea della sacralità della persona del Re, già assai scossa. Si iniziò a pensare che un re che aveva tradito il proprio paese cercando la fuga non fosse più necessario neppure allo Stato.
I reali rimasero per un altro anno alle Tuileries vivendo praticamente prigionieri, poco e mal protetti dai rivoluzionari. Il 10 agosto 1792 l'ennesimo assalto al palazzo, il più duro e il più cruento, dove morirono tutte le guardie svizzere del re e molti nobili rimasti a difendere la famiglia reale, vide la definitiva morte della Monarchia. La famiglia reale cercò rifugio presso l'Assemblea Nazionale, ma nel disfacimento delle istituzioni monarchiche Parigi era in mano alla Comune, sulla quale l'Assemblea non aveva alcun potere. Quest'ultima decise, «per la salvaguardia dell'incolumità della famiglia reale» di rinchiuderli dentro la Tour du Temple, un antico monastero di Templari ora adibito a carcere. Ma un re in carcere è un re già morto. Fu così che da lì a pochi mesi iniziò il processo al re che lo vide condannato definitivemente alla ghigliottina il 21 gennaio 1793 a Parigi in Piazza della Rivoluzione, oggi Place de la Concorde.
Dopo la morte del re, la regina Maria Antonietta visse per alcuni mesi in isolamento nel Tempio assieme alla figlia Maria Teresa e a madame Elisabetta, sorella di Luigi XVI.
Il figlio (Luigi Carlo) venne separato dalla famiglia poco tempo dopo la morte del padre. Di lui si è conosciuta la sorte solo nel 2005, quando grazie ad analisi sul DNA della sua presunta salma, si è saputo che morì per stenti nel 1795, a dieci anni, nella prigione del Tempio.
La regina Maria Antonietta fu trasferita alla prigione della Conciergerie nell'agosto del 1793. Il 14 ottobre venne portata davanti al Tribunale Rivoluzionario, dove dovette difendersi da gravi accuse, la più terribile delle quali fu quella di incesto, che le sarebbe stata intentata da suo figlio (che aveva allora appena otto anni). Appellandosi alle donne presenti in sala, Maria Antonietta si difese con grande forza e dignità. Ivi anche Bailly, arrestato a Melun a luglio, difese strenuamente la regina. Purtroppo tutto questo non bastò a salvarla. Era chiaramente un processo farsa, visto che la sorte della regina era già stata decisa prima dell'inizio del processo, e che entrambi i suoi avvocati furono persino arrestati in aula, in pieno dibattimento. Come il re, anche Maria Antonietta fu giudicata colpevole.
Mercoledì 16 ottobre 1793 Maria Antonietta fu portata fuori dalla prigione, fatta salire sulla carretta dei condannati a morte e condotta verso il patibolo. Con le mani legate dietro la schiena, salendo le scale di legno la regina si sbilanciò e pestò involontariamente un piede del boia. Allora con grande stile e dignità si fermò e gli disse: «Monsieur, vi chiedo scusa. Non l'ho fatto di proposito». Alle 12.15 la lama scese sul suo collo, tra le urla di gioia del popolo parigino.
| « Vi è in ciò qualcosa di peggio del regicidio » | |
[modifica] Ultima verba
Il testamento morale di Maria Antonietta, indirizzato alla cognata Madame Élisabeth. Questa lettera non arrivò mai a destinazione, ma venne consegnata a Robespierre[31].
Questo 16 ottobre alle 4 del mattino,
è l'ultima volta che scrivo, sorella mia, e scrivo a voi. Sono stata or ora condannata non a una morte vergognosa, ché tale essa non è che per i delinquenti, ma ad andare a raggiungere vostro fratello; innocente al pari di lui, spero di mostrare la medesima sua fermezza negli ultimi istanti. Sono calma come si è calmi quando la coscienza non ha nulla da rimproverarsi; ho un profondo rammarico di abbandonare i miei poveri figliuoli; voi sapete che non esistevo che per loro e per voi, mia buona e tenera sorella; voi che, per l'amicizia vostra, avete sacrificato ogni cosa per stare con noi, in che congiuntura vi lascio! Sono venuta a sapere dagli stessi difensori del processo che mia figlia era separata da voi. Ahimè! Povera figliuola, non oso scriverle, non riceverebbe la mia lettera; non so neppure se questa giungerà a voi. Ricevete per loro due, qui, la mia benedizione; spero che un giorno, quando saranno più grandi, potranno ricongiungersi a voi e fruire in pieno delle vostre tenere cure: pensino entrambi a ciò ch'io non ho mai smesso di ispirar loro: che i principi e il compimento dei propri doveri sono la prima base della vita, che la loro amicizia e la loro fiducia reciproca ne farà la felicità, che mia figlia senta come, all'età che ha, deve sempre aiutare suo fratello con i consigli che l’esperienza ch’ella avrà più di lui e la sua amicizia potranno ispirarle, ch'entrambi sentano infine che in qualunque posizione possano venirsi a trovare, non saranno davvero felici che in grazia della loro unione, che prendano esempio da noi, quanta consolazione ci abbia data nelle nostre disgrazie la nostra amicizia e nella felicità si gode doppiamente quando si può condividerla con un amico, e dove trovarne di più tenero, di più vero che nella propria famiglia? Che mio figlio non dimentichi mai le ultime parole di suo padre, che espressamente gli ripeto: non cerchi mai di vendicare la nostra morte. Ho da parlarvi di una cosa penosissima per il mio cuore. So quanto dispiacere deve avervi procurato quel fanciullo: perdonategli, mia cara sorella, pensate all'età che ha e a quanto è facile far dire a un fanciullo ciò che si vuole e perfino ciò che non capisce neppure. Verrà un giorno, spero, in cui egli sentirà ancor meglio il valore delle vostre bontà e della vostra tenerezza per entrambi. Mi resta da confidarvi ancora i miei ultimi pensieri. Avrei voluto scrivere fin dal principio del processo; ma oltre che non mi si lasciava scrivere, le cose si sono svolte tanto rapidamente, che in realtà non ne avrei avuto il tempo.
Muoio nella religione cattolica, apostolica e romana, in quella dei miei padri, in quella in cui sono stata educata e che ho sempre professata; nessuna consolazione spirituale avendo da attendere, ignorando se qui esistano ancora preti di questa religione, senza contare che il luogo ove io sono li esporrebbe troppo se vi entrassero anche una volta soltanto. Chiedo sinceramente perdono a Dio di tutte le colpe che ho potuto commettere da che sono al mondo; spero che, nella sua bontà, vorrà benignamente accogliere gli estremi miei voti, così come quelli che ho fatto da gran tempo ormai perché voglia ricevere la mia anima nella sua grande misericordia e nella sua bontà. Chiedo perdono a tutti coloro che conosco, e a voi, sorella mia, in modo particolare, di tutti i dispiaceri che, senza volerlo, potessi avervi cagionato. Perdono a tutti i miei nemici il male che mi hanno fatto. Dico qui addio alle mie zie e a tutti i miei fratelli e le mie sorelle. Avevo degli amici. L'idea d'esserne separata per sempre e le loro sofferenze sono uno dei più grandi dolori che porto meco morendo; sappiano almeno che, fino all'ultimo istante, penso a loro.
Addio, mia buona e tenera sorella; possa questa lettera giungere fino a voi! Pensate sempre a me, vi abbraccio e bacio con tutto il cuore, così come quei poveri e cari figliuoli. Quanto è straziante, mio Dio, abbandonarli per sempre! Addio! Addio! Ora non mi occuperò più che dei miei doveri spirituali. Siccome non sono libera delle mie azioni, mi condurranno qui, forse, un prete che ha fatto il giuramento, ma io protesto che non gli dirò una parola e che lo tratterò come un essere assolutamente estraneo.[32]
[modifica] Ascendenza
| Maria Antonietta | Padre: Francesco Stefano di Lorena |
Nonno paterno: Leopoldo di Lorena |
Bisnonno paterno: Carlo V di Lorena |
| Bisnonna paterna: Eleonora Maria Giuseppina d'Austria |
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| Nonna paterna: Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans |
Bisnonno paterno: Filippo I di Borbone-Orléans |
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| Bisnonna paterna: Elisabetta Carlotta di Baviera |
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| Madre: Maria Teresa d'Asburgo |
Nonno materno: Carlo VI del Sacro Romano Impero |
Bisnonno materno: Leopoldo I del Sacro Romano Impero |
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| Bisnonna materna: Eleonora del Palatinato-Neuburg |
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| Nonna materna: Elisabetta Cristina di Braunschweig-Wolfenbüttel |
Bisnonno materno: Luigi Rodolfo di Brunswick-Lüneburg |
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| Bisnonna materna: Cristina Luisa di Öttingen |
[modifica] Discendenza
| Nome | Nascita | Morte | Note |
|---|---|---|---|
| Maria Teresa | 19 dicembre 1778 | 19 ottobre 1851 | Durante l'infanzia e l'adolescenza, ebbe il titolo di Madame Royale. Fu l'unica superstite della Rivoluzione e nel 1799 sposò il suo primo cugino Louis-Antoine, duca di Angoulême. Quando il di lui padre salì al trono col nome di Carlo X, Maria Teresa divenne Delfina di Francia; il 2 agosto 1830 fu Regina di Francia e di Navarra per venti minuti. Non ebbe discendenza. |
| Luigi Giuseppe | 22 ottobre 1781 | 4 giugno 1789 | Ebbe il titolo di Delfino di Francia. Si spense a sette anni per consunzione. |
| Luigi XVII | 27 marzo 1785 | 8 giugno 1795 | Alla nascita ebbe il titolo di Duca di Normandia; alla morte del fratello ebbe il titolo di Delfino di Francia; alla morte del padre divenne re Luigi XVII. Morì all'età di dieci anni, murato vivo nella Torre del Tempio. |
| Sofia Elena | 9 luglio 1786 | 19 giugno 1787 | Ebbe il titolo di Fille de France; morì di tubercolosi a nemmeno un anno di vita. |
Non ci sono discendenti diretti di Maria Antonietta.
[modifica] Successione
| Predecessore: | Regina di Francia e di Navarra | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Maria Leszczyńska | 10 maggio 1774 - 21 settembre 1792 | nessuna; Joséphine de Beauharnais come Imperatrice dei Francesi |
[modifica] Maria Antonietta nella cultura popolare
[modifica] Cinema
- Maria Antonietta (1938) con Norma Shearer.
- Gli spadaccini della serenissima (1949) con Nancy Guild.
- Versailles (1954) con Lana Marconi.
- Maria Antonietta regina di Francia (1955) con Michèle Morgan.
- L'Austriaca (1989) inedito in Italia con Ute Lemper.
- Ridicule (1996) con Mirabelle Kirkland.
- L'intrigo della collana (2001) con Joely Richardson.
- Marie Antoinette (2006) con Kirsten Dunst.
[modifica] Musica
- La stessa Maria Antonietta compose un'arietta chiamata C'est mon ami, dal classico tema pastorale. Rimasta abbastanza sconosciuta per molto tempo, è stata rievocata nel film di Sofia Coppola ed è stata inserita nel CD Les Musiques De Marie-Antoinette, una raccolta delle melodie preferite dalla regina.
- Franz Joseph Haydn compose nel 1785 sei sinfonie (n. 82-87), delle quali la numero 85 è chiamata La Reine, poiché piacque molto a Maria Antonietta e volle darle il suo nome.
- Il compositore Jan Ladislav Dussek ha composto un'opera per pianoforte dedicata alle vicende di Maria Antonietta, il Tableau de Marie Antoinette op.23.
- Nel 1974 il celebre gruppo rock Queen pubblica il singolo Killer Queen, canzone nella quale viene citata la frase, falsamente attributa a Maria Antonietta, Let them eat cake (Che mangino le brioches).
- Roger Waters, ex-leader dei Pink Floyd, ha composto nel 2005 un'opera lirica intitolata Ça ira, presentata in anteprima mondiale il 17 novembre 2005 all'auditorium Parco della Musica di Roma. L'opera tratta della Rivoluzione francese e viene enfatizzato il personaggio di Maria Antonietta dal suo arrivo in Francia fino alla sua decapitazione.
[modifica] Manga e anime
- Maria Antonietta è la coprotagonista del manga Le rose di Versailles, più noto in Italia col titolo di Lady Oscar, creato da Riyoko Ikeda a partire dal 1973 e poi trasformato in anime nel 1979 con la regia di Osamu Dezaki. La Ikeda ha deciso di creare una storia su di lei dopo aver letto la biografia scritta dall'austriaco Stefan Zweig ed esserne rimasta molto affascinata.
- Maria Antonietta è la coprotagonista dell'anime La Stella della Senna prodotto nel 1975 dalla Sunrise con la regia di Yoshiyuki Tomino.
- Nell'anime del 1977 Le nuove avventure di Lupin III, nell'episodio 101 Folle amore a Versailles, il famoso ladro gentiluomo ruba la corona di Maria Antonietta.
- Maria Antonietta è la protagonista del sesto capitolo (chiamato Il fascino sinistro della Regina di Versailles) del manga Devilman - Time Travellers, creato da Go Nagai nel 1981.
[modifica] Curiosità e dicerie
- Una diceria messa in giro a scopo denigratorio affermò che alla notizia del popolo in tumulto per la mancanza di pane, lei avrebbe affermato: «Se non hanno pane, mangino brioches». Tuttavia, questa voce era stata messa in giro già ai tempi di Maria de Medici e si tramandò di generazione in generazione, attribuendola di volta in volta alla regina "di turno". La voce ha avuto particolare successo attribuita a Maria Antonietta, al punto da diventare luogo comune fisso sull'ex regina. Un'altra fonte sostiene che in un'occasione la regina abbia proposto di «Sfamare la plebaglia con il piombo dei moschetti e le palle dei cannoni», ciò non può considerarsi né vero, né verosimile.
- L'episodio del 6 ottobre non mancò di suscitare pettegolezzi da parte di chi ipotizzava una relazione fra l'alto ufficiale La Fayette e la Regina. L'unica relazione sentimentale certa attribuita a Maria Antonietta fu quella con Hans Axel von Fersen, bel conte svedese, suo intimo amico. Inoltre, nessuno storico è in grado di affermare che la loro relazione fosse più che sentimentale. Secondo il biografo della regina Stephan Zweig, infatti, i due hanno avuto un vero rapporto sessuale solo una volta, dopo lo scoppio della Rivoluzione. Axel Fersen non si sposò mai.
[modifica] Note
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 11
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp. 24-25
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 27
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 32
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 44
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp. 29-30
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp.36-37
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp. 21-22
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp. 38-39
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp. 39-40
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 54
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp. 40-50
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 63
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 59
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 71
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 77
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p.77
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 56
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 77
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 80
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 83
- ^ Carolly Erickson, Maria Antonietta, p. 61
- ^ Carolly Erickson, Maria Antonietta, p. 180
- ^ André Castelot, Maria Antonietta, p. 68
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 58
- ^ Carolly Erickson, Maria Antonietta, p. 94
- ^ André Castelot, Maria Antonietta, p. 62
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, pp. 99-102
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 110-112
- ^ André Castelot, Maria Antonietta, p. 420
- ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p.478
- ^ André Castelot, Maria Antonietta, p. 420
[modifica] Bibliografia
- (EN) Antonia Fraser, Marie Antoinette: The Journey, Londra, 2001. Edizione utilizzata per questa pagina: Maria Antonietta - La solitudine di una regina pubblicato in Italia nel 2002 dalla Mondadori nella collana Le Scie.
- (EN) Carolly Erickson, To the Scaffold, Londra, 1991. Edizione utilizzata per questa pagina: Maria Antonietta pubblicato in Italia nel 1991 dalla Mondadori nella collana Le Scie.
- (FR) André Castelot, Marie-Antoinette, Parigi, 1962. Edizione utilizzata per questa pagina: Maria Antonietta pubblicato in Italia nel 2000 dalla Fabbri Editori nella collana Le Grandi Biografie.
- (DE) Constantin Wurzbach, Biographisches Lexikon des Kaisertums Österreich, Vienna, 1861, Vol. VII, pp. 30-42 (versione online)
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