François Augustin Reynier de Jarjayes

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Il solo ritratto autentico ed in vita del cavaliere de Jarjayes, decorato con la croce di San Luigi, è una piccola miniatura.

François Augustin Reynier, cavaliere e conte de Jarjayes (Upaix, 2 ottobre 1745Fontenay-aux-Roses, 11 settembre 1822) è stato un generale francese, noto soprattutto per essere stato uno dei servitori rimasti assolutamente e fino all'ultimo fedeli alla monarchia, nonostante gli eventi, affrontando grandi pericoli per salvare la famiglia reale durante la rivoluzione. Ha affrontato grandi pericoli per salvare la famiglia reale francese. Non è mancato che il successo a questa impresa per immortalare il suo nome, che figura con onore nella storia. È servito ad Alexandre Dumas come modello per il personaggio de Il cavaliere di Maison-Rouge.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia de Jarjayes[modifica | modifica sorgente]

Sesto figlio di Jean Antoine Reynier, signore de Jarjayes, notaio reale a Upaix e segretario in capo del parlamento di Grenoble, e di Marguerite Nicollet di Sisteron, François Augustin Reynier, futuro cavaliere e conte de Jarjayes, nasce il 2 ottobre 1745, un sabato, a Upaix, cittadina della regione delle Alte Alpi settentrionali. È il rampollo di un'antica, distinta e rispettabile famiglia dalle tradizioni militari della provincia del Delfinato, al servizio delle Loro Maestà di Francia da anni.[1] Nell'atto di battesimo, avvenuto il 4 ottobre, alla presenza del prete Garin, il suo padrino è il nobile Fiacre Baba, barone de Reynier, signore del feudo di Upaix e sottotenente di vascello del re, e la sua madrina Anne Reynier. I suoi genitori si sono sposati a Upaix, il 25 settembre 1736, un martedì. Ha avuto sei fratelli e quattro sorelle:[2]

  • Marie-Suzanne de Reynier (nata il 3 novembre 1737), detta Suzanne de Reynier de Lauron, sposatasi a Jarjayes, l'8 ottobre 1770, dopo l'annobilimento del padre, con il generale Etienne-Antoine d'Agoult-Upaix, capitano al Royal-Roussillon cavalleria, dal quale ha avuto due figli maschi;
  • Marie-Anne de Reynier (nata il 12 gennaio 1739), sposatasi a Upaix, il 5 agosto 1760, prima dell'accesso alla nobiltà, con Jean-Louis Rivet, signore e notaio di Châteauneuf-de-Chabre;
  • Jean-Louis-Claude de Reynier (26 settembre 1741-1º ottobre 1741);
  • Jean-Claude de Reynier de Jarjayes (nato a Orpierre il 10 settembre 1742), un sacerdote a Upaix e cappellano di Saint-Étienne, parrocchia di Chàtelard;
  • Rosalie de Reynier (nata il 20 gennaio 1744), sposatasi a Jarjayes, il 28 gennaio 1768, con Jean-Francois Clément, un borghese di La Saulce, laureato in giurisprudenza;
  • Jean-Antoine de Reynier (21 gennaio 1749-24 febbraio 1749);
  • Suzanne de Reynier (nata il 28 febbraio 1750);
  • Jacques-Louis de Reynier (nato il 21 luglio 1754);
  • Nicolas-Gaspard-Augustin de Reynier (Grenoble, 21 gennaio 1756-Grenoble, 25 settembre 1796), un chierico tonsurato, morto all'ospizio di Grenoble;
  • Antoine-Benoit-Augustin de Reynier (Upaix, 24 gennaio 1758-Briançon, 24 febbraio 1792), un ingegnere militare, morto in servizio. Entra nel corpo di genio nel 1780, dopo aver passato la scuola di Méziéres. Nel 1783, diventa luogotenente e, nel 1791, capitano. Sposatosi a Briançon, il 7 febbraio 1786, con Marie-Louise Bonnot, ha avuto un figlio e una figlia.

La famiglia de Reynier, nelle Alte Alpi, aveva per ritratto: «di sinople del leone d'oro». Il 20 febbraio 1761, il padre del cavaliere, con l'atto ricevuto da Rey, il notaio di Grenoble, ha acquistato la signoria di Jarjayes[3] del presidente al parlamento del Delfinato, Honoré-Jean-Baptiste de Piolenc de Toury, in Gapençais, vicino a Tallard, per la somma di 91.000 livres e ne ha portato il nome. Così, senza aver sollecitato l'annobilimento né la reintegrazione nella nobiltà, dopo la deroga, si trova ammesso nel secondo ordine dello Stato. Lo stemma della famiglia Pélisson de Jarjayes porta «delle bocche al pellicano d'argento nella sua pietà dello stesso». Nel 1767, il padre inizia un processo con il suo acquirente, a proposito dei diritti feudali, per voler mettere ordine nella distribuzione delle cariche feudali. Delle noie erano risultate, al seguito delle quali gli abitanti del luogo si rifiutarono di risolverle: da lì il processo. Il 2 novembre 1779, alla morte del padre a Grenoble, Jarjayes gli è susseguito nella signoria di Jarjayes. Questa terra rende circa 3.500 livres. Il 22 agosto 1787, ha venduto, per 131.000 livres, la sua terra di Jarjayes al nobile Jean-Antoine Tournu, signore de Ventavon. Nell'atto di vendita, ricevuto da Monsieur Viguier, notaio a Ribiers, Jarjayes riserva espressamente per sé stesso ed i suoi successori la facoltà di portarne il nome fino alla sua morte, quel nome che deve tanto onorare, con la promessa di indennizzarlo, nel caso in cui il parlamento non ordini il pagamento integrale degli arretrati. L'abitazione di Jarjayes, vicino a Parigi, era l'antico hotel particolare di Giovanni Battista Lulli, il famoso compositore fiorentino in titolo di Luigi XIV, rue Helvétius (oggi rue Saint-Anne).

Jarjayes è descritto come un uomo bello, riservato, corretto, di animo nobile, con grande cuore, di buon senso e riflessivo, e di costanza e decisione encomiabili, con uno spirito retto ed eccellente, una intelligenza pronta, sostenuto da un'indefessa convinzione monarchica e ben lontano dalle idee rivoluzionarie. È un bravo e perfetto gentiluomo di classe, di una fedeltà sicura e di una devozione infallibile. Congiunge a un portamento serio e quasi austero dei modi eleganti. Concilia il rispetto con la sincerità. Non teme di dire la verità e dà dei saggi consigli. Nelle ore critiche, sa trovare in lui tutti i tesori delle risorse. È in linea di principio un uomo abile, prudente ed accorto, soprattutto fedele alle sue convinzioni e desideroso di mettersi al servizio di una nobile causa. Puntiglioso nelle incombenze che gli si affida, non è facile da maneggiare. È di quegli uomini che, una volta presa una decisione, non si lasciano fermare da nessun ostacolo e non accettano nessuna critica. Può essere considerato, a buon diritto, come uno degli uomini notevoli delle Alte Alpi. Appassionatamente attaccato alla Regina, che ha servito con affetto e dedizione, farebbe qualsiasi follia per provare a salvarla. La Regina era in ottimi rapporti con lui, tanto da ricorrere ai suoi servizi per inviare messaggi personali a persone del suo entourage. Ha dato a Luigi XVI prove di devozione ammirevole alla causa del trono e dell'altare, e dimostrato un eroico coraggio in tutto ciò che ha tentato per salvare la sua vedova sfortunata. L'audace ma utopistico tentativo allo scopo di salvare la famiglia reale ed i servizi resi per mettere al sicuro i loro beni, ci presentano Jarjayes sotto un aspetto molto simpatico, quello d'un fervente ed intraprendente realista del genere del suo idolo: il conte svedese Hans Axel von Fersen.

La carriera militare[modifica | modifica sorgente]

La madre muore a Jarjayes, il 5 maggio 1762. Il giovane de Reynier, rimasto orfano di madre all'età di sedici anni, in qualità di figlio maggiore, sembrava destinato a continuare le funzioni del padre, prima come notaio e poi cancelliere capo del parlamento del Delfinato, ma le sue aspirazioni lo portarono verso un'altra professione, quella delle armi. Compì gli studi in una delle migliori scuole di educazione di Parigi, al numero 97 della rue du Faubourg Saint-Honoré, diretta, a partire dal 1755 fino al 1776, da Claude Louis Berthaud, che, sotto il duplice controllo dell'università e del Grande Chantre, preparava alle scuole d'artiglieria e del genio de La Fère e de Méziéres. Quando Berthaud s'ingrandisce, Jarjayes ha lasciato il collegio da tre anni.[4] La sua carriera militare è splendida e di tutto rispetto: è stato un vero militare.

Sotto il grado di sotto-luogotenente di fanteria allo stato maggiore dell'esercito, comincia per collaborare ai lavori topografici di suo zio, il tenente generale Pierre-Joseph Bourcet de La Saigne. Luigi XV voleva raccomandare una delle conoscenze più sicure di Bourcet al delfino, Luigi XVI. Nella lista delle persone raccomandate a Luigi XVI, suo padre, il primo delfino, ha inserito il nome di suo zio come un uomo del quale ci si può fidare.

Il 13 aprile 1769, diventa l'aiutante di campo del generale, carica che conserverà fino al 2 giugno 1779, quando, in qualità di aiuto-maresciallo generale degli alloggi all'interno del regno, è promosso allo stato maggiore dell'esercito, con il grado di colonnello. Nel 1770, diventa luogotenente. Contribuì agli importanti lavori che si effettuavano allora, sotto le direttive dell'illustre ingegnere, alla frontiera orientale, quali piani di fortificazioni, studi di luoghi, di strade e di viottoli. Il 29 ottobre 1780, quindici giorni dopo la morte dello zio, ottiene una pensione ai meriti di 800 livres, di cui verrà privato con la rivoluzione. Il 13 giugno 1784, viene promosso maggiore. Il 1º luglio 1788, diventa aiuto maresciallo generale dell'esercito d'Italia e, con lo stesso grado, Luigi XVI gli affida il compito di controllare la frontiera delle alpi. Lì Jarjayes continua l'opera dello zio Bourcet. Nel 1789, in ricompensa per i servizi in quell'incarico, viene nominato cavaliere dell'Ordine reale e militare di San Luigi ed è sotto questo titolo, ormai legato al suo nome, che sarà conosciuto in seguito. Ecco tutte le sue opere di scrittore militare:[5]

  • Campo di Valence (Drôme): Note relative aux rassemblements des troupes des 11e et 12e divisions, Versailles, 9 febbraio 1789 (5 pagine e una carta);
  • Frontiera dei Pirenei: Reconnaissances, memoires militaires et descriptifs, relatifs a la frontiere des Pyrenees et aux cotes qui l'avoisinent, 1689-1794 (opere ovviamente anche di altri autori del passato) (Raccolta, 24 quaderni di 24 pagine ciascuno, salvo il primo che non conta che 20 pagine);
  • Frontiera della alpi: Reconnaissance militaire de la vallee de Barcelonnette (31 pagine); Deux memoires sur le projet d'une route de Sisteron a Embrun (6 e 7 pagine; e un doppio del secondo, con varianti, 6 pagine); Deux memoires relatifs a l'institution d'un commissaire du roi sur les frontieres des alpes (2 e 5 pagine), e lettera d'invio di monsieur de Jarjayes (senza data) (una pagina); Camp de Tournoux, Versailles, 15 gennaio 1786 (11 pagine e 3 carte);
  • Frontiere del Basso Reno al lago di Ginevra: Memoire local et militaire..., redatta sotto la direzione di Michaud d'Arçon, concernente la carta dell'Alsazia, tolte dagli ufficiali di genio: prima campagna del 1781, memoires relatifs aux feuilles 1 a 6, redatte, oltre che dal cavaliere de Jarjayes, dai signori Bureaux de Citey, il cavaliere de Boulignez, Bizot, Du Coudray e Siméon (6 quaderni, 27, 51, 14, 12, 11 e 33 pagine e una notizia, 4 pagine).
  • Mémoire relatif à une guerre offensive contre l'Espagne (14 pagine), insieme a Monsieur de Jolly.

I due matrimoni[modifica | modifica sorgente]

L'11 settembre 1770, un martedì, si sposa, a Grenoble, con la nipote del suo illustre generale-protettore, Marie-Anne Louise Bourcet de La Saigne, di nove anni più giovane di lui, che gli fa pervenire 5.000+20.000-4-15.000 livres di dote. Hanno avuto un figlio e una figlia:

  • Jean-Antoine Pierre Marie Victor de Reynier (nato a Grenoble, il 25 dicembre 1771), morto senza figli. Dicono che è un maschio ma, in una biblioteca parigina, hanno trovato un atto di nascita dove il sesso femminile è stato sostituito con quello maschile;
  • Anne de Reynier (nata nel 1777), morta nubile.

Il 30 ottobre 1786, Jarjayes diventa vedovo ed è risoluto a convolare a un secondo matrimonio. Siccome i suoi brillanti servizi e le sue qualità personali lo hanno fatto apprezzare alla corte francese, ha potuto gettare gli occhi su una delle prime dodici cameriere molto intime della Regina Maria Antonietta, alla reggia di Versailles: Louise Marguerite Emilie Henriette Quetpée di Laborde, di quindici anni più giovane di lui, vedova del conte Philippe-Joseph Hinner, arpista tedesco dell'orchestra della Regina, e madre di Louise Antoinette Laure Hinner, futura Laure de Berny, amica di Honoré de Balzac. E la Regina ha per lei una predilezione tutta particolare, tanto da dormire spesso nella sua camera ed è, almeno secondo la marchesa de Tourzel, che forse ne è gelosa, preferita a Madame Campan. Il suo lavoro consiste nel sorvegliare l'esecuzione di tutto il servizio in camera: ordine della Regina, l'alzarsi, la toilette, le uscite. Incaricata della cassetta della Regina, dei suoi diamanti, questa ha cieca fiducia in lei ed infatti le rimane fedele fino alla fine. Un giorno, dopo il 29 gennaio 1789, Madame de Jarjayes portò a conoscenza della corte, in presenza della Regina, la nascita di Louis, il primo figlio di Benoit de Reynier, fratello minore del cavaliere.

A questa notizia, Maria Antonietta le disse: «Ebbene! Voglio fare un regalo alla giovane madre!» E, alzatasi, fece consegnare a Madame de Jarjayes, per sua cognata, due tazze di Sévres, che sono ancora preziosamente conservate in famiglia. Le cameriere erano inoltre incaricate, oltre che della cassetta e dei diamanti della Regina, anche del pagamento delle pensioni e delle gratifiche. Quanto ai loro stipendi, non eccedevano le 12.000 livres annue, ma la totalità delle candele della camera, dei gabinetti e del salone da gioco andava a loro ogni giorno, e questa retribuzione faceva salire la loro spesa a più di 50.000 livres per ognuna. Questo matrimonio gli ha permesso di avvicinarsi al Re e alla Regina, entrando nella loro intimità, poi la loro fiducia, per infine ottenere la loro riconoscenza. Suo cognato, Pierre-Jean de Bourcet de La Saigne, era stato chiamato da Luigi XVI, il 22 aprile 1787, come primo valletto di camera del primo delfino, che muore, fra le sue braccia, per tubercolosi, nel castello di Meudon, il 4 giugno 1789, a soli sette anni. Il matrimonio viene celebrato a Livry, il 26 settembre 1787. Hanno avuto due figlie, che lasceranno come eredi del loro nome: Anne-Augustine (10 agosto 1796-8 giugno 1847) e Claudine.

L'inizio della rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

Già dall'inizio della rivoluzione, Jarjayes dimostra la sua opposizione, rifiutandosi di fuggire dalla Francia. Dopo la presa della Bastiglia, la maggior parte dei cortigiani, temendo per la propria incolumità, cominciano ad abbandonare vilmente la patria, cercando scampo all'estero. Diversamente, Jarjayes, il servo fedele, è uno dei rari nobili a non emigrare immediatamente, rimanendo a fianco del suo sfortunato monarca, giurandogli così fedeltà e mettendo a rischio la vita per salvarlo. Nell'aprile 1790, insieme ai suoi due amici, il marchese de Chaponay de Morancé e il cavaliere Sandrié des Pomelles, e molti altri nobili di alto rango (come il conte di Mirabeau, il barone d'Imbert, Claude Rey, i ministri de La Tour du Pin e Saint-Priest, il barone de Gilliers, il conte de Tissard de Rouvre, il conte Henri de Virieu e Ferrières), diventa uno dei principali capi del Salon Français, un club monarchico, fondato nel 1782, e costituito regolarmente per la salvezza della famiglia reale, nel 1790, in rue Royale, collinetta Saint-Roch, numero 29, che riunisce la maggior parte degli ultrarealisti zelanti che non sono emigrati, principalmente gentiluomini appartenenti alle province del centro e del mezzogiorno.

I suoi membri hanno piena fiducia in Madame Elisabeth, la sorella minore del Re, e non aspettano niente dalla Regina. L'antico cappellano della principessa de Lamballe, l'abate Guillon, racconta le prime riunioni nelle sue memorie. Lui e i suoi due amici sono gli unici capaci di concepire un buon progetto per realizzare le intenzioni del Re ad evadere, pressappoco come il suo avo Enrico IV era scappato a Caterina de' Medici. Hanno proposto a Madame Elisabeth un piano: che la famiglia reale si renda a Lione per animare, con la sua presenza, il sollevamento realista. Ma tutti i tentativi furono vani. Mirabeau muore il 2 aprile 1791, portando con lui gli ultimi stracci della monarchia. Poi il club viene chiuso e i suoi membri dovettero riunirsi di nascosto, a volte al Palais-Royal e a volte ai cappuccini. Tuttavia, la presenza del cavaliere a quest'assemblea ci permette già di avere un'idea dello zelo cavalleresco che dimostrava verso il Re.

Il 1º aprile 1791, viene nominato aiutante generale colonnello e, il 2 agosto seguente, direttore assistente di Mathieu Dumas al deposito della guerra di Parigi, incarico che conserverà fino al 2 aprile 1793, quando verrà sostituito dal generale de Calon. A seguito di questa nomina, diventa anche direttore delle carte, dei piani e delle memorie militari, destinate al lavoro abituale del Re. Il 22 maggio 1792, viene nominato da Luigi XVI, che lo apprezza di più in più, maresciallo di campo dell'armata dell'interno. Le Loro Maestà hanno piena fiducia in lui, anche se molto spesso la saggezza dei suoi timori, riguardo a progetti sconsiderati, l'ha fatto bollare, da imprudenti e da nemici, quale seguace dei principi della costituzione. Avendo saputo guadagnare la più assoluta fiducia dei due sovrani, Jarjayes è stato incaricato da loro di diverse missioni segrete molto delicate, in Francia o all'estero.

Nel dicembre 1790, mandato segretamente a Torino, insieme al cognato, e tutto agitato al pensiero delle gravi conseguenze che la sua missione comporta, fa fatica a dissuadere i principi dall'ambizioso, avventato e pericoloso progetto che hanno fatto, a quel tempo, di rientrare in Francia, attraverso Lione, con un piccolo esercito e quando, in una tempestosa discussione nel consiglio presso il conte d'Artois, che si prolunga fino alle tre del mattino, fa conoscere le sue istruzioni e dimostra, sull'onor suo, che questa avrebbe esposto il Re, solamente il conte d'Artois si pronuncia contro il piano, che è del principe di Condé. A partire dal luglio 1791 è, con Pellenc, presso Barnave, Duport e Lameth, per rinsaldare il sistema costituzionale contro i progetti dei repubblicani: tali negoziati sono stati senza risultato. In un'altra con l'ambasciatore d'Austria, il conte de Mercy-Argenteau, ritiratosi a Bruxelles. Infine, tra il 1790 e il 1793, presso il conte di Fersen.

La Regina elabora con lui un codice molto rudimentale. Era lui che correggeva e scriveva le lettere segrete ed altri documenti della Regina. Non ha potuto e nemmeno dovuto tenere un biglietto della Regina, se non gli apparteneva. Per comunicare con Fersen usa, come cifrario, il romanzo sentimentale di Bernardin de Saint-Pierre, Paul et Virginie, di cui entrambi hanno la stessa edizione; con Jarjayes invece usa un codice di lettere e numeri: Barnave è 2:1, dalle prime due lettere del suo cognome, e Jarjayes è 10, che sta per J.[6] Il suo nome compare in una delle lettere che la Regina ha scritto al conte di Fersen all'estero (lettera cifrata, decriptata per mano del conte di Fersen, che ha scritto a margine cifra della Regina; ricevuto 3 aprile 1792):[7]

Lì, 30 marzo 1792.
Ho ricevuto ieri la vostra lettera del 27. Questo modo è molto sicuro; potrete sempre scrivermi, sia a questo indirizzo o quello di M. Broune; ma bisogna mettere un n alle vostre lettere ed alla prima mettete n=due, così sarà ancora più sicuro. Parlate a Mme Sullivan nel modo in cui ha parlato a Jarjayes per farmi avere delle [...] scatole di biscotti; bisognerebbe conoscere il nome della donna alla quale bisogna rivolgersi da lei; ma state attento; M.C. non sa nulla di questo, non ha nemmeno voluto che vedesse J. un'ultima volta. Che cosa significa la nuova lettera da Vienna in risposta a quella di M. de Lessart? Sembra pessima come l'altra. Qui tutti la considerano ottima e di una eccellente politica. È certo che chi desidererà verosimilmente ad attaccare. Si aspetta soltanto la risposta alla lettera di M. Dumouriez. L'ho mandato a M. De Mercy. Il piano è di attaccare attraverso la Savoia e il paese di Liége, si spera che, non avendo ancora abbastanza truppe da quelle due parti, si potrà fare qualcosa. Torino è stata da me avvertita da tre settimane. È essenziale prendere precauzioni delle parti di Liége. Si manda ai Dreux-Ponts un M. De Naiac che vive a Vienna con il cardinale de Rohan, e M. Chauvelin come ministro a Londra. Sono molto preoccupata in questo momento per il governatore di mio figlio. Ci siamo decisi per M. de Fleurian ma non sappiamo ancora il momento in cui lo diremo. M.C. vi avrà parlato di un modo per scrivermi senza cifre in italiano, non dimenticate di mandarmi la lista dei nomi. Quando le mie lettere avranno un secondo n dopo aver prima scritto, sarà del primo volume di.... in tutte lettere, saranno cose che non riguarderanno più il b. de Bret. La nostra situazione è sempre orribile, e tuttavia meno pericolosa se saremo noi ad attaccare. I ministri hanno appena sanzionato il decreto dei passaporti. »

Inoltre, anche il conte Fersen lo cita in una delle sue lettere di risposta alla Regina:[8]

«17 aprile 1792.
Dovete aver già sentito le notizie schiaccianti della morte del Re di Svezia. Perdete in lui un solido sostegno, un buon alleato, e io un protettore e amico. La perdita è crudele. L'acconto che M. Simolin ha dato il barone nella sua trattativa a Vienna non promette niente di più attivo da quella Corte di quanto in passato. Lo stesso sistema è stato seguito; e ora che il Re di Svezia è morto nessuno può essere sicuro quale direzione l'Imperatrice di Russia vuole prendere. In questa incertezza la sicurezza significa cercare di fare un attacco alla Francia; un passo ostile sulla vostra parte è la sola cosa che vogliono decidere le potenze. Tuttavia, se lo si può ritardare un mese sarà stato meglio. Spiegherò tutto questo nel dettaglio nella scatola dei biscotti. Ho parlato con Madame Sullivan. Il nome della donna è Madame Toscani; è salva; e se le mandate una scatola contenendo pezzi di tessuto o altre cose, come fate per Mr. Crawford, gliela passerà. Madame Sullivan non ha detto niente a Mr. Crawford; è così timoroso e prudente, esitava, e non farà niente. Questo è perché non le ha voluto far vedere il generale Jarjayes; per il resto non ha segreti per lei, ma le dice tutto. »

La fine della monarchia[modifica | modifica sorgente]

Durante la fuga di Varennes, Jarjayes ha partecipato in modo efficace alla realizzazione di questo progetto. Dopo il fallimento, Madame de Jarjayes ha chiesto di essere presa in custodia con la Regina, un fatto che ha facilitato le visite del marito al palazzo delle Tuileries, senza destare sospetti alla sorveglianza delle guardie nazionali. La cifra dello stipendio che ella prendeva, nel 1792, era di 7.915 livres. Dopo il 20 giugno 1792, la Regina mette in un portafoglio, che affida a Jarjayes, le sue lettere di famiglia, diverse lettere che giudica necessario conservare per la storia del periodo della rivoluzione e particolarmente delle lettere di Barnave con le sue risposte, delle quali ha fatto delle copie. Si vedrà che non dipese dalla fedeltà del depositario che questo scopo non fosse raggiunto. Jarjayes si trova alle Tuileries, il 10 agosto 1792, come ufficiale di stato maggiore. Purtroppo, non può rassicurare il suo principe: avendogli il Re, inquieto, fatto conoscere, la notte precedente, il piano di difesa che il generale barone de Vioménil ha preparato, non si nasconde che, vista la debolezza dei mezzi, la disfatta è certa. Ha capito che quella notte stessa o il mattino seguente il popolo caricherà le Tuileries. Dopo questa conferenza privata con il Re, Jarjayes dice a Madame Campan, che l'attende:[9]

«Mettete i vostri gioielli e il vostro denaro nelle vostre tasche, il pericolo è imminente e non abbiamo mezzi di difesa. Niente potrebbe salvarci tranne l'energia personale del Re, ed è l'unica virtù che gli manca.»

Malgrado queste oscure previsioni, non abbandona il suo sovrano. Ben presto fa parte del piccolo gruppo di servitori fedeli che accompagnano il monarca nella traversata dal castello fino all'assemblea. «Non temo nulla» dice Maria Antonietta, che afferma a Jarjayes: «Saremo presto di ritorno». La conservazione del castello fu affidata al generale Henri Louis Augustin de Boissieu de Bais-Noir che, in seguito a un progetto di difesa che aveva consegnato a Jarjayes, aveva piazzato un posto importante a Pont Neuf. Quando la famiglia reale viene confinata nella portineria della logografia, Jarjayes arriva fino a Luigi XVI, dal quale riceve degli ordini formali ed è costretto ad allontanarsi. Avendo inoltre ricevuto dalla famiglia reale l'ordine definitivo, particolare e formale di non lasciare Parigi, nella speranza di essere utile ai suoi benefattori, aumentando il suo rispetto e la sua sottomissione, man mano che cadeva la potenza del suo Re, il più coraggioso e il più sicuro dei suoi amici non volle mancare a un simile ordine e nemmeno rinunciare al soggiorno pericoloso: vi rimane con la moglie, che è ansiosa di essere così fedele a suo marito e di condividere i suoi pericoli.

Negli ultimi giorni dell'agosto 1792, il ministro della guerra Servan ha scritto una lettera al maresciallo di campo La Chiche, affidandogli la missione di procedere immediatamente alla ricognizione per stabilire una linea di prima difesa a Parigi, per Pontoise, Gonesse, Anet, Bonneuil e Villeneuve-Saint-Georges, e pregando Jarjayes di mettere a disposizione di La Chiche e dei suoi ufficiali tutte le planimetrie e notizie necessarie.[10] Il 1º settembre 1792. il suo amico La Poype diventa maresciallo di campo ed è impiegato al campo di Parigi, insieme a lui e con i marescialli di campo Beaufranchet d'Ayat e Santerre, comandante generale della guardia di Parigi. Il dolore indignato dei coniugi de Jarjayes è dovuto ai trattamenti inflitti alle loro auguste persone. Si sa che. alla fine di agosto, a seguito di una denuncia all'autorità rivoluzionaria, delle visite domiciliari molto severe vengono eseguite presso tutte le persone che avevano avuto delle relazioni con la corte, da parte di sorveglianti rozzi e selvaggi; queste persone vengono gettate nelle prigioni e quasi tutte vi periscono durante i fatti delle giornate di settembre.

È in quel momento di terrore generale che Jarjayes, non potendo affidare a nessuno il portafoglio della Regina, si vede costretto a bruciarlo e a cercare asilo fuori da casa sua; e i preziosi scritti andarono perduti. George Monro lo ha citato in uno dei suoi rapporti al ministro inglese, Lord Grenville, agli inizi di settembre 1792: si tratta di un rapporto sulla fine dei massacri di settembre e sui movimenti militari effettuati dai generali Luckner, Kellermann e Dumouriez, di cui il popolo ha poca o nessuna confidenza, in vista dell'arrivo degli alleati austro-prussiani, guidati dal duca di Brunswick. Si viene a sapere che era stato chiamato, insieme a Charton, come maresciallo di campo a Soissons.[11] Il 15 settembre 1792, riprende la sua attività di direttore del deposito della guerra.

Tuttavia, da quando la famiglia reale è stata trasferita alla torre del Tempio, è riuscito a intrattenere delle relazioni con la stessa e le ha fatto sapere di essere disposto a qualsiasi sacrificio. Ci sono lettere in codice in cui, per esempio, "Roxane" sta per "la reine", "Lucius" per Jarjayes, "Fatime" probabilmente per Madame Elisabeth e "il vecchio amico Mercinius" ovviamente per il conte de Mercy. La condanna a morte e l'esecuzione di Luigi XVI, ordinata dal tribunale rivoluzionario, fecero piombare il generale nella disperazione più profonda. Sopraffatto dal dolore, annientato dalla giornata del 21 gennaio, era sul punto di cadere nello scoraggiamento e di abbandonare la Francia, quando un appello lanciato alla sua devozione, provandogli che non gli era stata tolta ogni speranza di poter ancora essere utile, dimostrando tutta la sua devozione alla vedova del suo Re e a suo figlio, il delfino, ora Luigi XVII, ravviva il suo coraggio e gli rende energia e audacia.

Lo spionaggio britannico[modifica | modifica sorgente]

Il 5 febbraio 1793, un emigrato di nome Martin Blanchardie entra in Francia, con lo scopo di ottenere delle memorie sulla difesa delle colonie, in rapporto con i movimenti d'insurrezione dei neri nelle isole sotto la dominazione francese, e di stabilire una corrispondenza affinché il governo inglese, guidato dal primo ministro Pitt, sia avvisato di tutti i progetti della Francia, relativamente agli armamenti in tutti i porti. Il conservatore dell'oggetto di questa attività spionistica è proprio Jarjayes, che auspicava, a quell'epoca, lasciare la Francia il più presto possibile. Infatti, il 4 febbraio 1793, l'anno II della repubblica, è stato riconfermato, con lettera di servizio del governo della repubblica, nelle sue mansioni di maresciallo di campo al deposito generale della guerra:

«Il luogo del servizio, cittadino, facendo giudicare conveniente di continuare ad impiegarvi al deposito generale della guerra in vostra qualità di maresciallo da campo, per dirigerne i lavori, mi faccio premura di avvisarvi che vi ho fatto comprendere fra gli ufficiali generali legati alla diciassettesima divisione militare» Il ministro della guerra, Beurnonville

Jarjayes ha aiutato molto volentieri e di buon grado la spia di Londra, quando questi si è rivolto a lui per ottenere i documenti contenenti i progetti delle fortificazioni. Si è a conoscenza della sua complicità nell'attività spionistica grazie ad una lettera al barone de Gilliers, conservata negli archivi del war office. A Londra Talon, l'ex responsabile della lista civile, ha scritto a Jarjayes: «Il signor Pitt vuole la morte dei Luigi XVI. È orribile, spaventoso, ma non c'è nulla da fare.» Martin ottiene così i documenti desiderati e può riportarli a Londra, grazie a dei commessi che copiano o danno le memorie a Jarjayes. Blanchardie lo giudicava "iniziato nei misteri della convenzione" e ha scritto di lui:

«Si trattava, quindi, di procurarsi gli originali di queste memorie per mezzo del capo del deposito della marina: lo zelo, le cure della persona alla quale mi ero rivolto, la sua devozione verso il signor barone di G. (Gilliers), e soprattutto il suo desiderio di servire la giusta causa, ci hanno condotto ad un pieno successo.»

Inoltre, si legge in una lettera di Martin al barone de Gilliers:

«M. Martin viene in Inghilterra con tutte le carte e le notizie; M. Jarjayes, conservatore dei progetti e fortificazioni ecc. è pronto a partire quando lo desidera. M. Jarjayes ha fatto sapere con la sua ultima lettera che desidera uscire della Francia con dei progetti e delle carte appena possibile. M. Pitt lo ha autorizzato a scrivergli per questo» (Parigi, 4 marzo 1793)

Il primo ministro inglese lo aspetta impazientemente per avere questi documenti, ma Jarjayes, fedele fino in fondo ai suoi principi monarchici, non ha alcuna intenzione di passare in Inghilterra finché non avrà realizzato la sua ultima ossessione: strappare la Regina al patibolo.[12]

Il tentativo di evasione[modifica | modifica sorgente]

Jarjayes, tentando l'impossibile, organizza, insieme a Toulan, un ex rivoluzionario, e a Lepitre, un insegnante di materie classiche, che è divenuto capo dell'ufficio passaporti della comune, un tentativo d'evasione della famiglia reale. Il 3 febbraio 1793, entrava nel Tempio indossando gli abiti dell'operaio che vi andava ogni giorno per badare all'illuminazione e nessuno dei gendarmi faceva caso, in modo particolare, a lui. Il piano organizzato prevedeva che Toulan e Lepitre avessero fatto in modo di trovarsi in servizio di guardia, la notte della fuga. Lepitre avrebbe, in cambio di una lauta somma (100.000 L), fabbricato passaporti e documenti d'identità falsi per tutti e quattro i membri della famiglia reale, passaporti e documenti che avrebbero consentito loro, una volta usciti dal Tempio, di fuggire per imbarcarsi in un punto della costa, vicino a Le Havre, in Normandia, dove Jarjayes, con un battello che il suo amico intimo Amabert, primo commesso delle finanze, teneva a sua disposizione, li avrebbe portati in Inghilterra. I carcerieri Tison, marito e moglie, dovevano essere addormentati con narcotico, mischiato al tabacco da fiuto.

Come nel 1791, la famiglia reale avrebbe fatto ricorso ad un travestimento per fuggire dal Tempio. Maria Antonietta e Madame Elisabeth avrebbero indossato pantaloni, giacche e copricapi da funzionari municipali, imbottiti per camuffare le figure femminili; le sentinelle, Toulan ne era sicuro, non le avrebbero interrogate e non avrebbero neanche perso tempo a esaminare i loro documenti. Potevano semplicemente uscire e salire su uno dei cabriolets in attesa. Poi sarebbe uscita Maria Teresa, vestita di stracci e col volto annerito dalla fuliggine, cioè col preciso aspetto di una delle assistenti dell'addetto all'illuminazione. Per ultimo sarebbe uscito il delfino, celato in un cesto di panni sporchi, portato da una fedele domestica. Ogni dettaglio era stato previsto e calcolato. I cospiratori erano certi che la loro assenza non sarebbe stata notata per quattro o cinque ore e che, anche dopo che fosse trascorso questo tempo, ci sarebbe voluta un'altra ora o più per perquisire la prigione, informare la comune e mandare a chiamare il sindaco. Per l'affitto dei cabriolets e per pagare la forte somma richiesta da Lepitre, erano disponibili ingenti fondi. Ecco tutte le lettere che la Regina ha scritto a Jarjayes, durante la realizzazione del progetto:[13]

«1793. Ora, se siete deciso a venire qui, sarebbe meglio che fosse presto. Ma, mio Dio! guardatevi bene dall'essere riconosciuto, e soprattutto dalla donna che è rinchiusa qui con noi.»
«1793. Guardatevi da Madame Archi. Mi sembra molto legata con l'uomo e la donna dei quali vi parlo nell'altro biglietto. Cercate di vedere Madame Th....., vi si spiegherà il perché. Come sta vostra moglie? Ha il cuore troppo buono per non essere ammalata.»
«1793. Il vostro biglietto mi ha fatto del bene. Non avevo alcun dubbio riguardo al Nivernais, ma mi dispiaceva che se ne potesse pensare male. Ascoltate bene le idee che vi si proporranno; esaminatele bene nella vostra prudenza per noi, ci confidiamo con estrema fiducia. Mio Dio come sarei felice e soprattutto di potervi contare nel numero di coloro che possono esserci utili! Vedrete il nuovo personaggio, il suo aspetto non previene, ma è assolutamente necessario e bisogna averlo. T..... vi dirà ciò che bisogna fare. Cercate di procurarvelo e di finirne con lui prima che ritorni qui; se non potete, vedete M. de la Borde da parte mia se non ci sono inconvenienti; sapete bene che ha del denaro mio.»
«1793. In effetti credo che sia impossibile fare alcuna domanda in questo momento a M. de la B....., ci sarebbe qualche inconveniente; è meglio che siate voi stesso a finire questo affare, se potete. Avevo pensato a lui per evitarvi di anticipare una somma così alta per voi.»
«1793. T... mi ha detto questa mattina che avete finito con il comm..... Quanto un amico come voi mi è prezioso! »
«1793. Sarei ben felice se poteste anche fare qualcosa per T..... Si comporta troppo bene con noi per non essergliene riconoscenti.»

Previsto per la notte dell'8 marzo 1793, questo piano fallì a causa di Lepitre, che perse l'occasione di procurarsi i passaporti falsi, rimandandola al 13 marzo. E poi l'agitazione per le cattive notizie sulla guerra e sulle rivolte per mancanza di cibo a Parigi, ebbe come risultato la chiusura delle barriere della città e rigide perquisizioni a ogni carrozza. Inoltre, il comitato per i passaporti non emise più questi documenti. Senza i passaporti falsi, i reali in fuga avrebbero avuto una ben scarsa possibilità di sottrarsi alla cattura, quando fossero passati per la serie di città e villaggi che erano sulla strada per la costa normanna, e questo anche nell'ipotesi che fossero riusciti a evadere dal Tempio. Jarjayes tornò a trovare la sua Regina, avvisandola che non era più possibile per loro riuscire a far evadere dalla prigione anche i suoi figli e sua cognata. Jarjayes la supplicò invano, chiedendole almeno di riflettere, ma di sbrigarsi. A questo punto Maria Antonietta, non volendo abbandonare i suoi figli, imprigionati insieme a lei e troppo piccoli per affrontare un simile pericolo, decise di tirarsi indietro e gli fece pervenire un biglietto scritto:

«Abbiamo fatto un bel sogno, ecco tutto; ma vi ho pure molto guadagnato, trovando ancora in questa occasione nuove prove della vostra assoluta affezione per me. La mia fiducia in voi è senza limiti; troverete sempre in me, in ogni caso, energia e coraggio; ma l'interesse per mio figlio è il solo che mi guidi, e per grande che fosse la felicità che avrei provato uscendo di qui, non posso consentire a separarmi da lui. Del resto riconosco la vostra devozione in tutto ciò che mi avete spiegato ieri. Credetemi, comprendo la bontà delle vostre ragioni nel mio interesse e che simile coincidenza non potrà più verificarsi; ma nulla mi farebbe piacere abbandonando i miei figli, e quest'idea non mi lascia neppure rimpianti.»[14]

Jarjayes ha compiuto il suo dovere cavalleresco; ora non può più tornare utile alla Regina restando a Parigi. La Regina gli consiglia di emigrare, finché è ancora in grado di farlo, e gli consegna il sigillo d'argento e la fede nuziale perché li porti al cognato, il conte di Provenza, emigrato a Coblenza, con le ciocche di capelli. Questo progetto presenta inoltre il vantaggio di garantire la sicurezza del cavaliere: infatti, appare chiaro che rimanere costituisce un'assurda temerità. Ma Jarjayes esita ancora a lasciare Parigi, ancora sperando di poter essere utile, con la sua presenza, alla Regina. Incaricato del prezioso deposito, verso la fine di marzo del 1793, chiede di prestare servizio nell'esercito del generale Kellermann, nell'armata delle alpi dell'est, come generale di brigata, sperando di comunicare più facilmente con i principi emigrati e rispettare la sua commissione. Il 15 aprile 1793, a seguito del tradimento del generale Dumouriez, viene revocato dalle sue mansioni come aristocratico dal ministro della guerra Bouchotte, senza essere sostituito.

Visto che il consiglio esecutivo ha rifiutato di sanzionare la sua lettera di servizio, ritorna a Parigi ma, esposto in ogni momento ad una denuncia, il 2 maggio 1793, si rassegna ad abbandonare la Francia e ad emigrare in Piemonte, alla corte del Re di Sardegna, obbedendo agli ordini della Regina e portando con sé solo il necessario. La sua destinazione è il Piemonte perché è stato incaricato da Madame Elisabeth di una missione per la sorella maggiore, la principessa ereditaria Maria Clotilde. Maria Antonietta gli affida una seconda missione clandestina: recapitare al conte di Fersen l'anello che lei si fece fare per donare a quest'ultimo, con impresso il simbolo della corona di Francia e l'incisione all'interno della frase in italiano "Tutto a te mi guida". Dice a Jarjayes di assicurare a Fersen che le parole scritte sul sigillo "non sono mai state più vere". Inoltre, gli consiglia di andare a far visita a suo nipote, l'Imperatore di Germania, Francesco II, o all'ex tesoriere generale della lista civile Septeuil, emigrato a Londra. È sempre preoccupata per le somme importanti che Jarjayes ha investito nell'impresa, il 15 febbraio, per pagare Lepitre e ricompensare Toulan: 200.000 franchi. Lei insiste e considera il rimborso come un affare che la riguarda. Poco prima della partenza, a marzo o aprile, Maria Antonietta gli ha recapitato, per mezzo di Toulan, un addio supremo, in un toccante biglietto, dove si manifestano le angosce della donna, che sente la disgrazia inesorabile appesantirsi su di lei e prevede il suo lugubre destino:

«Addio! Credo che se siete deciso a partire vi converrà fare molto presto. Dio mio! Come compiango la vostra povera moglie!... Come sarei felice se ben presto potessimo trovarci riuniti! Mai avrò modo di mostrarvi la mia gratitudine per tutto quello che avete fatto per noi. Addio! Quanto è crudele questa parola!»[15]

Purtroppo, doveva essere l'addio definitivo: né Jarjayes né Fersen la rividero più. La Regina ha chiesto che sua moglie rimanga a Parigi, per essere in grado di mantenere comunicazioni con l'esterno, grazie a lei e a Toulan. Jarjayes è molto in ansia per la separazione con la moglie, ma non pensa ad altro che al suo dovere nei confronti della Regina. Maria Antonietta, avendo piena fiducia in Jarjayes, gli promette l'impegno formale di rendergli la moglie, se questo le fosse stato possibile. Soffre per l'angoscia che è causata da ogni congedo, ogni interruzione delle relazioni con un fedele e devoto amico: d'altronde la Regina, da quando era prigioniera al Tempio, all'infuori di Jarjayes, non ha potuto vedere nessuno dei suoi vecchi amici.

La missione in Piemonte[modifica | modifica sorgente]

Jarjayes emigra, agitato da cupi pensieri, lasciandosi dietro quella famiglia reale, così tanto minacciata, e sua moglie, che non lo è meno. Il suo unico compagno di viaggio è Monsieur de Jolly, un amico intimo che aveva chiamato al deposito della guerra, come assistente aiutante-generale. Passata la frontiera delle alpi, raggiunge senza incidenti il Piemonte ed è ammirabilmente ricevuto a Torino. Le notizie che ha portato, le storie che racconta colpiscono il Re di Sardegna, Vittorio Amedeo III, padre del cognato di Luigi XVI, in modo così vivido che lo prende al suo servizio e si rifiuta di lasciarlo andare. Il 6 maggio 1793, è nominato aiutante di campo del Re e decorato con il cordone militare dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, come piena ricompensa per i suoi servizi alla corona.

Jarjayes, che ha esaurito le sue ultime risorse ed è felice di trovare una situazione che gli permetta di vivere, in attesa di tempi migliori, accetta le offerte del Re e, a seguito di questa nomina, partecipa, agli ordini del duca di Aosta, alla campagna militare del 1793, nell'esercito sardo. Inoltre, Jarjayes e de Jolly, insieme a Fontanieux e Flechier de Senez, oltre ad essere addetti alla persona del Re o del generalissimo austriaco barone Devins, comandante supremo delle armate di Sua Maestà, con rango di ufficiali superiori allo stato generale, erano anche dei sudditi papalini, i quali, nativi tutti del Contado Venassino, credevano di poter con tutta onoratezza portare le armi contro gli invasori dei domini del legittimo loro signore, il pontefice Pio VI. Costoro potevano reputarsi più degni di scusa o, per meglio dire, meno degni di biasimo di altri nobili francesi, che invece erano considerati traditori, perché militanti contro la loro patria.[16]

Ha però un'altra missione molto più importante da compiere. Vittorio Amedeo III si impegna a trasmettere al conte di Provenza, che si trova ad Hamm, una piccola città in Westfalia, attraverso un inviato speciale, i messaggi degli augusti prigionieri del Tempio. A parte la questione di denaro, che non viene presa in considerazione, per le difficoltà del viaggio da Torino ad Hamm, Jarjayes non è affatto ansioso di vedere personalmente il conte di Provenza, temendo l'accoglienza che è in serbo per lui. Infatti, il conte di Provenza ha una cattiva opinione di Jarjayes. La sua persistenza nel rimanere in Francia è stata erroneamente interpretata da coloro che avevano pensato bene di attraversare la frontiera, che lo accusano di aver offerto i suoi servizi al governo rivoluzionario. Queste insinuazioni hanno raggiunto le orecchie del conte di Provenza, che vi ha prestato fede. Grande è la sua sorpresa a ricevere tale souvenir e attraverso Jarjayes. Ha poi riconosciuto come è stato ingiusto e manifesta il suo profondo rammarico per aver ascoltato il parlare male e infondato relativo al cavaliere, e che rappresenta come un traditore il confidente e messaggero della Regina. Il conte d'Artois riceve la fede nuziale con l'incisione. Il 14 maggio 1793, il conte di Provenza gli manda una lettera di ringraziamento, dove parla apertamente di questo:

Hamm, 14 maggio 1793
«Monsieur, la vostra lettera mi ha dato un indicibile piacere ma, prima di parlare di questo, devo farvi una confidenza. La mia sorpresa eguagliava la mia tristezza quando ho visto il vostro nome sulla lista delle questioni generali ufficiali della cosiddetta repubblica e, siccome gli uomini possono giudicare solamente dalle apparenze, non posso nascondervi che avevate perso la mia stima. Ma riconosco il mio sbaglio con vero piacere. In quale misura vi siete vendicato su di me e quanto vi ammiro e vi stimo per esso. Il nome di Pélisson è pronunciato con rispetto ma, quando diventa possibile sapere, come io lo spero, la piena misura della vostra devozione, il vostro nome si troverà in tutti i libri. Mi sono dilungato sulla vostra gloria e devo ora parlare della mia riconoscenza. Mi avete procurato il bene più prezioso che abbia al mondo, la sola vera consolazione che abbia provato dopo i nostri dolori, mi resta soltanto da poter dimostrare agli affetti più cari della mia vita, dei quali mi avete dato notizie, quanto li amo, quanto il loro scritto e l'altro pegno della loro amicizia, della loro fiducia sono entrati profondamente nel mio cuore. Non riesco a credere a tanta felicità e sono sicuro che se ne conoscete il mezzo me lo indichereste. Avrei desiderato vedervi, esprimervi la mia riconoscenza, parlare di loro con voi nei minimi dettagli, dei favori che avete fatto loro. Ma non posso che approvare le ragioni per le quali rimanete in Piemonte. Continuate pure a servire il nostro giovane ed infelice re, così come avete servito il fratello che rimpiangerò per tutta la vita. Dite da parte mia a Monsieur de Jolly quanto sono soddisfatto del suo comportamento e contate tutti e due per sempre su di me. » Louis-Stanislas-Xavier[17]

Un'altra lettera, scritta da Sua Maestà, datata da Verona, il 27 settembre 1795, contiene la lodevole assicurazione degli stessi sentimenti nei suoi confronti. Questo leale servitore ha conservato le lettere di ringraziamento dei sovrani francesi fino alla sua morte, e le portava costantemente sul suo cuore: sono poi passate fra le mani della sua rispettabile vedova, che ha ben voluto comunicarle al barone de Goguelat per le sue memorie. Tuttavia, impiega molti mesi per far giungere l'anello a Fersen. Il corriere Bury parte con la lettera, da Torino, il 14 giugno 1793, e il giorno in cui il conte la riceve è, per coincidenza, il 21 gennaio 1794, primo anniversario della morte di Luigi XVI, un ricordo tragico che per Fersen non sarebbe mai stato cancellato. Fersen conserverà preziosamente la reliquia, ma rimpiangerà amaramente nel suo diario intimo, il suo Dagbook, che Jarjayes non gli abbia portato 1.500.000 livres. Il complotto di Jarjayes era stato certamente fatto senza che Fersen ne fosse a conoscenza. Inoltre, Jarjayes ha fatto finire in mano a Fersen anche la lettera di addio che aveva ricevuto dalla Regina, prima di emigrare: verrà infatti ritrovata tra il suo materiale personale.

Il soggiorno in Piemonte[modifica | modifica sorgente]

Durante questo lasso di tempo, e nonostante il patrocinio del Re di Sardegna, il generale de Jarjayes ha condotto una vita di povertà, avvicinandosi alla miseria e subito dall'inerzia, in cui è costretto a restare, che ci fa ben capire come è precaria la sua esistenza, in quest'epoca. È in preda alla disperazione e ai timori per la sua famiglia. Il 18 febbraio 1794, scrive questa lettera al conte di Fersen, a Bruxelles, che giunge a destinazione solo il 25 marzo:[18]

Torino, 18 febbraio 1794. «Signor conte, sebbene non abbia ancora ricevuto la vostra risposta alla lettera che ho avuto l'onore di scrivervi per mezzo del corriere del signor de Trévor, mi auguro che vi sia fedelmente pervenuta e che abbiate attualmente fra le mani il prezioso biglietto che non ho esitato ad allegarvi, sicuro che la vostra delicatezza non esiterà a rispedirmelo. La facilità con la quale oggi posso scrivervi, con più libertà di quanto non ne abbia avuta allora, mi esorta a chiedervi consiglio su un altro biglietto relativo ad un deposito affidato al Signor de Mercy. Gli mando una copia in una lettera qui allegata, che lascio aperta, affinché possiate leggerla prima di sigillarla per fargliela poi pervenire attraverso il canale che giudicherete più sicuro. In questa lettera vedrete che, indipendentemente del suo oggetto principale, i miei obiettivi (insieme a quelli dell'amico con il quale sono uscito dalla Francia e che avevo sistemato con me al dipartimento generale della guerra, quando ero direttore) sono di ottenere un posto nell'esercito del principe de Cobourg. Sono stato perfettamente ricevuto dal re di Sardegna e quell'eccellente principe continua a ricolmarmi di ogni bontà, ma tutti i miei sforzi per essergli utile sono stati fino adesso vani e mi sembra troppo crudele essere unicamente testimone di un sistema d'inerzia che condurrà infallibilmente il Piemonte alla disfatta. Se il signor de Mercy si limitasse a dirmi che i suoi rapporti non gli permettono di fare nulla per il mio amico e per me e se mi diventasse impossibile lasciare l'Italia, quale dovrebbe essere allora la mia linea di condotta relativamente alla commissione che devo fare a lui? Colei alla quale ne dovevo dare conto non c'è più, questo è vero, ma suo figlio esiste e quel figlio ha dei rappresentanti; a chi di loro dovrei consegnare questo scritto, che la guerra può fare cadere insieme ad altri miei documenti fra le mani del governo nel quale mi trovo? Non farò nulla a tale riguardo, quale che sia la risposta del signor de Mercy, senza avervi consultato, e quando il signor marchese de la Fare, attraverso chi il signor barone de Breteuil riceverà la lettera che ho l'onore di scrivervi ora, ripasserà per Bruxelles per recarsi a Torino, potrete consegnargli o fargli consegnare con fiducia la risposta del signor de Mercy e quella che vorrete allegarvi. Non parlo al signor de Breteuil del contenuto di quella lettera e mi limito a dirgli che vi ho accennato alla mia sorte, così potrete comunicargli liberamente solo quello che giudicherete più opportuno. Oso sperare che vorrete partecipare insieme a Monsieur de Mercy all'assecondare il desiderio del mio amico che è anche il mio. Vi prego solamente di fargli notare quanto, nelle pratiche che effettuerà, sia essenziale il segreto per la mia posizione e quanto sarà necessario, in base alla fiducia e la bontà che il re qui mi concede, di non rivelare le notizie che il signor de Mercy avrà ricevuto. Capirete facilmente, signor conte, che non aspiro ad una posizione particolare ma che desidero condurre una vita normale che mi possa permettere di far allontanare la mia infelice moglie dalla Francia e di avere come consolazione sia io che lei solo il ricordo della bontà della nostra grande e sfortunata sovrana. Nessun motivo di interesse si è mai mescolato alla mia devozione per quella principessa; sono rimasto vicino a lei fino a quando ho potuto servirla; sono uscito dalla Francia quando Barnave è stato arrestato e quando ho previsto che lo sarei stato anch'io e che sarei stato messo a confronto con quell'uomo e quando ho capito che oltre ai pericoli ai quali mi sarei esposto sarebbe stato impossibile per me non compromettere interessi ancora più grandi. Sono partito allora precipitosamente ed ho potuto portare via solamente quello che mi era assolutamente necessario per arrivare fino a Torino e mi ritrovo così, oggi, senza nessuna risorsa ed è per questo che vi prego voi ed il signor de Mercy di presentare all'imperatore la situazione mia e di mia moglie ed a pregarlo di accordarci, invece dell'impiego che vorrei nel suo esercito, asilo e soccorso in grado di farci sopravvivere fino al momento in cui potrò ritirare i miei beni dalla Francia o a realizzare i biglietti su Bruxelles dei quali vi ho parlato nella mia ultima lettera. Ecco, signor conte, qual è il favore al quale attribuisco maggiore importanza, allego anche la copia di un biglietto che ho ricevuto dal Temple al momento della mia partenza da Parigi, nella speranza che potrà esservi utile per questa negoziazione. Quanto sarei felice di dovere a voi la sola esistenza che desidero perché quale attrattiva può avere per me la carriera militare se penso in ogni momento che quei sciagurati, scoprendo che servo le armate coalizzate, sgozzeranno mia moglie ed i miei figli? Per umanità, signor conte, toglietemi da una situazione così crudele. Non ho creduto giusto dover fornire questi ultimi dettagli al signor conte de Mercy, avviso solamente quel ministro che lo intratterrete dei miei interessi. Se questa trattativa andasse a buon fine lascerei l'amico che è uscito con me dalla Francia seguire qui la sua carriera militare perché conto sul re e la sua bontà per essere certo che saprebbe trattarlo secondo i miei desideri. Perdonate, signor comte, se vi scrivo una lettera così lunga, ma mi è così difficile avere l'occasione di parlare in tutta sicurezza con voi. Il signor marchese de la Fare, che si incarica del mio pacchetto per il signor barone de Breteuil è ben lontano dall'immaginare il progetto che vi sottopongo. Il favore di cui godo qui, i servizi che gli ho reso, non gli permettono di avere la benché minima idea del contenuto delle mie lettere. Conto completamente sulla sua precisione sia per fare la mia commissione al signor barone de Breteuil sia per portarmi la vostra risposta. Deve ritornare a Torino dopo una rapida corsa a Londra, vi prego quindi di voler, mentre sarà in Inghilterra, dare la vostra risposta e quella del signor conte de Mercy, al signor barone de Breteuil e invitare quest'ultimo a farne un solo pacco, al quale aggiungerà un biglietto da parte sua affinché il signor marchese de la Fare non sappia nemmeno che ho avuto l'onore di scrivervi e creda che la mia corrispondenza si è limitata al signor barone de Breteuil. Mi fareste un grande piacere, signor conte, se voleste scrivermi solo un biglietto per posta, non appena il signor de la Fare sarà a Bruxelles, senza entrare in dettagli solo per farmi sapere se avete ricevuto questa lettera e quella che ho fatto partire con il corriere del signor de Trévor. Ho l'onore di essere, signor conte, con rispettoso ed inviolabile attaccamento, il vostro umile ed obbediente servitore, Jarjayes.

P.S. Vorreste per favore fare i miei complimenti a Goguelat quando gli scriverete? Siccome potrebbe darsi che il signor marchese de la Fare sia ripartito da Bruxelles per Torino prima che il signor conte de Mercy possa darmi una risposta positiva, vi prego di dire a quel ministro di scrivermi sotto il nome del signor de Guerarcini, ministro dell'imperatore a Torino. »

Il poveretto si trovava senza risorse e la sua delicatezza non gli consentiva a premere per il rimborso delle somme dovute. Il conte de Mercy aveva ricevuto, al momento di Varennes, un deposito, che era senza dubbio una somma di denaro di circa 1.500.000 livres, dalla Regina, che aveva cercato di conservare per i tempi duri. Aveva in seguito chiesto ordini, depositato questi fondi al tesoro reale dei Paesi Bassi e probabilmente presso Madame de Nettine, ad Amsterdam, al momento dell'invasione del Belgio da Dumouriez. Dopo la morte della Regina, questi fondi furono affidati all'arciduchessa Maria Cristina, sorella maggiore della Regina e reggente dei Paesi Bassi; Jarjayes l'ignorava. Fersen si trovava pressappoco nella stessa situazione di Jarjayes. L'odissea dei gioielli e delle carte si complica, secondo una lettera indirizzata a Fersen, in data del 5 dicembre 1794, e scoperta dopo la morte tragica del destinatario, sopravvenuta a Stoccolma il 20 giugno 1810. Questa lettera sottintende che uno dei depositi era stato ripreso da Mercy, in tutto o in parte, e rimesso a Jarjayes, perché quest'ultimo scrive a Fersen, il 18 febbraio 1794, per chiedergli un consiglio, riguardo a un deposito da affidargli tramite Mercy. Erano probabilmente due buoni riscuotibili a Bruxelles, per rimborsarlo dell'anticipo di 124.000 livres.[19]

Il complotto del garofano, organizzato dal cavaliere Alexandre de Rougeville, che mira a far evadere la Regina dalla Conciergerie, nella notte dal 2 al 3 settembre 1793, prevede che questa, raggiunga Madame de Jarjayes al Grand Berceau, proprietà della madre del convenzionale Herault de Sechelles, sul territorio di Livry-Gargan, a nord della Francia, prima di partire con lei per la Germania. Questo piano è, come i precedenti, fallito. Madame de Jarjayes non è stata estranea né ai progetti né ai tentativi di suo marito e, quando questi ha perso ogni speranza, ha condiviso vivamente i suoi rimpianti. La sua condotta non è stata meno encomiabile di quella del generale e la Regina, dal cuore e dall'anima grande, prima di essere giustiziata, le ha dato, per mano del suo avvocato, Tronson du Coudray, i due orecchini d'oro che porta ed una ciocca dei suoi capelli, come prova toccante della sua riconoscenza.

Il 15 ottobre 1793, il giorno prima della morte della Regina, è stata arrestata e rinchiusa nella prigione de La Force. Vi rimane prigioniera per un periodo di sei settimane, dopo il quale viene rilasciata. Ma, arrestata di nuovo, poco tempo dopo, è incarcerata nel convento delle inglesi. Il suo nome poteva essere inserito nella lista dei prigionieri chiamati a comparire davanti al tribunale rivoluzionario, che l'avrebbe certamente condannata a morte. È stata salvata da morte sicura dal colpo di stato del 9 termidoro, che pone fine alla dittatura di Robespierre, con la conseguente liberazione dei sospetti, non arrestati sotto una precisa accusa. I Jarjayes divorziano, per convenienza (ma quale?), il 2 febbraio 1794 (14 pluvioso anno II), per poi risposarsi, a Lione, il 15 maggio 1797 (26 floreale anno V).

I servigi al Re di Sardegna[modifica | modifica sorgente]

Jarjayes è stato incaricato anche dal Re di Sardegna di diverse missioni molto delicate, presso le Loro Maestà l'Imperatore d'Austria, Francesco II, e il Re d'Inghilterra Giorgio III, che tutte hanno fornito l'occasione di essere utile alla causa del Re. Nel 1794, il Re manda a Vienna il marchese Valperga d'Albarey, suo grande scudiero, in missione presso l'Imperatore di Germania. Il generale de Jarjayes lo accompagna ed approfitta dell'occasione per chiedere all'Imperatore il rimborso delle 124.000 livres che aveva personalmente anticipato per ordine di Maria Antonietta, nel corso della loro corrispondenza mentre era al Tempio. Promette all'Imperatore di mandargli un racconto dettagliato delle sue relazioni con la Regina a quell'epoca. Al suo ritorno da Vienna, il marchese d'Albarey parte per l'Inghilterra ed il Re di Sardegna ordina, poco dopo, al generale de Jarjayes di raggiungerlo. È da Londra che questo, il 7 agosto 1795, spedisce all'Imperatore di Germania un racconto dettagliato di tutto quello che aveva fatto per provare a salvare la Regina. Questo documento è ciò che rimane del tentativo del generale de Jarjayes. Infatti, il rapporto manoscritto sul piano di evasione, che aveva redatto per i fratelli di Luigi XVI, ed i biglietti con gli autografi della Regina, erano stati ereditati da un suo discendente, il barone Zangiacomi, ma gli erano stati presi durante una perquisizione e portati al palazzo di giustizia dalla comune, nell'aprile 1871, venendo distrutti nell'incendio di quel monumento.

Di ritorno dall'Inghilterra, Jarjayes ha continuato a servire nell'esercito di Sua Maestà Sarda, attaccato come colonnello allo stato maggiore del generale Beaulieu, il comandante dell'esercito austriaco in Italia, fino all'inizio del 1796, all'epoca dell'invasione e della sconfitta dei suoi stati da parte delle truppe francesi dell'armata d'Italia, guidate da Napoleone Bonaparte, con l'inizio della prima campagna d'Italia. Stando presso Beaulieu, Jarjayes ha scritto da Acqui, sin dal giorno 17 aprile 1796, una lettera al generale marchese di Cravanzana, ministro della guerra del regno di Sardegna, per informarlo che il generalissimo austriaco (il "cesareo condottiero" lo definiva), lungi dal meditare un ritorno offensivo contro le armate di Bonaparte, come era dover suo, non pensava più che a coprire la Lombardia e che, una volta evacuati per prudenza i suoi magazzini d'Acqui su Alessandria, dando la destra alla Bocchetta, ha provveduto a spostarsi dal Piemonte sulla riva sinistra del Ticino e del Po, di fronte a Milano.

Forse il generale Colli, il prode comandante supremo dell'esercito sardo schierato in Piemonte, che veniva istruito giorno dopo giorno dalla corte di Torino, nonostante sperasse ancora di essere all'indomani soccorso da Beaulieu, riconfermato nelle sue speranze dall'avviso datogli dal generale barone de La Tour, commissario del Re di Sardegna presso l'armata austriaca, era a conoscenza, tramite il ministro della guerra, della lettera di questo emigrato francese sui progetti del suo vecchio collega e fratello d'armi, di cui non condivideva per niente la fiducia.[20][21] Non si sa verso quali orizzonti si dirige Jarjayes, fino al suo ritorno in Francia. Normalmente doveva seguire il Re di Piemonte, vinto dalle armate di Bonaparte ed esiliato a Cagliari. Non è forse stato autorizzato a seguire il Re in cattività.[22]

Le tradizioni della famiglia[modifica | modifica sorgente]

Esistono diverse testimonianze sulle tradizioni familiari della famiglia de Jarjayes, riguardo all'evasione di Luigi XVII dal Tempio, collegato con la tragedia di Petit-Val. Il generale de Jarjayes era a Londra il giorno in cui, nella notte dal 20 al 21 aprile 1796, la polizia di Joseph Fouché uccise, al castello di Vitry-sur-Seine, Gaspard Philippe Petit de Petit-Val e le sei persone che si trovavano con lui. Nella casa resta solo un bambino gracile e malaticcio di dieci anni. Secondo alcune persone, il generale non ha saputo ciò che Fouché aveva fatto del ragazzo dalla voce rauca e pressoché incomprensibile, racimolato a Vitry dalla polizia, e che era stato riportato dalla Svizzera da Monsieur de Petit-Val e offerto a Paul Barras, il direttore del Direttorio, dietro versamento di tre milioni di livres. Sempre secondo queste persone, i coniugi de Jarjayes pensavano che il ragazzo dalla voce rauca fosse proprio il delfino. Secondo alcuni studi storici, sarebbe molto interessante passare un po' di tempo sugli archivi delle campagne di Napoleone, perché ritrovare Jarjayes (se non ha cambiato nome) vorrebbe forse dire ritrovare il delfino, che si dice avrebbe partecipato a diverse campagne. Suppongono che Jarjayes sia stato messo al corrente dell'evasione da Fersen e che, vista la sua indole, abbia nuovamente cercato di proteggere la famiglia reale, e soprattutto il delfino.[23]

Il consolato e l'impero[modifica | modifica sorgente]

A Parigi, la grande rivoluzione decrepita muore nei suoi eccessi. Napoleone le dà il giusto colpo di grazia con il suo colpo di Stato del 18 brumaio. Sotto il consolato, dopo dieci anni di confusione e di disordine, la Francia è ritornata tranquilla e le sue porte, secondo i provvedimenti di conciliazione del primo console, si riaprono per gli emigrati, permettendone il rimpatrio in completa sicurezza. Nel 1800, Jarjayes si affretta a trarne vantaggio e ritorna ben presto a Parigi, per riabbracciare sua moglie ed i figli. Ma è rovinato, siccome ha perduto le sue proprietà e tutto il suo patrimonio è stato distrutto dalla rivoluzione, ma anche ridotto da parte dei sacrifici che aveva fatto per Maria Antonietta. Spogliato d'ogni suo avere, sa trovare nel lavoro i mezzi onde fare le spese della sua famiglia. Riesce ad ottenere con le sue conoscenze, che sono abbastanza vaste, dal ministro delle finanze del nuovo governo, il futuro duca de Gaëte, una pensione ed una funzione civile, quella di vice-presidente dell'amministrazione della compagnia delle saline e delle miniere di salgemma dell'est della Francia, che esercita onorevolmente fino alla morte. La sua scheda militare, sotto questo aspetto, è vergine durante gli anni del consolato e dell'impero.

All'inizio della sua nuova attività, la sede dell'amministrazione era stabilita a Parigi, al numero 25 di rue de la Place Vendôme, ma, nel 1806, fu stabilita in una casa di campagna di Fontenay-aux-Roses, al numero 25 di rue Louis-le-Grand, nei pressi di Parigi. Vivevano, come semplici cittadini, a Lione, "Quai de Saone" (69).

Nel 1806, Jarjayes diventa il principale creditore di Laligant, l'unico proprietario dell'abbaye de La Bussiére, vicino a Digione, da quando l'ha acquistata, il 26 marzo 1793, dopo essere stata venduta all'asta come bene nazionale, per il prezzo irrisorio di 16.668 livres. Infatti, Laligant, non potendo pagare i suoi debiti, alla fine la rivende al conte de Jarjayes. Tuttavia, Laligant, essendosi riservato le funzioni di fattore-generale, esercita queste funzioni per lunghi anni e con facilità, considerato il fatto che Jarjayes si occupa molto poco della sua proprietà e vi soggiorna molto raramente. Dopo la sua morte, la proprietà viene ereditata dalla figlia Claudine.[24]

Nel 1810, per il processo iniziato dal padre e che non è stato ancora concluso, messo nell'impossibilità di mantenere la sua promessa, dato che i diritti feudali sono stati aboliti con il sopraggiungere della rivoluzione, risponde che si è impegnato a fare il processo ma non a trovare giudici. Tuttavia, il tribunale civile di Gap lo condanna a versare un'indennità di 18.635 franchi a de Ventavon. Il cavaliere risponde in appello, davanti alla corte di Grenoble, e presenta un memoriale stampato, mentre de Ventavon, dal canto suo, fa altrettanto.[25]

Non si conosce ancora in che anno, ma, dopo la presa del potere di Napoleone, emigra ancora una volta: a conoscenza dei contemporanei, in Inghilterra. Torna in Francia solo all'inizio del 1815, sotto la restaurazione.[26]

La Restaurazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1814, i Borboni vengono finalmente restaurati sul trono di Francia, con il legittimo Luigi XVIII. Giusto l'amico di Jarjayes, il barone de Goguelat, chiede al re un compenso per lui e sua moglie, come ringraziamento ai suoi servizi. Il 23 agosto 1814, il nuovo re, che meno di tutti ha dimenticato i suoi servigi alla corona, si è degnato di confermare nuovamente Jarjayes nel suo grado di maresciallo di campo negli eserciti reali, ed ordinare che, in questa qualità, prenda posto nelle sue armate a far data dell'anno 1792. Jarjayes accetta di riprendere il suo rango nell'esercito, pur conservando il suo impiego civile. Rientrando in Francia, nel 1815, è maresciallo di campo. Vediamo la lettera che invia a Luigi XVIII per chiedergli un posto nell'esercito attivo, con il suo grado di maresciallo di campo. È infaticabile, con i suoi settant'anni; e aggiunge a questa lettera muta delle sue attività e scritta di suo pugno:

«Certifico il presente stato dei miei servizi conformi a verità e d'altronde facili da verificarsi, quanto ai miei servizi in Francia, agli archivi della guerra. Riguardo ai miei servizi esterni, sono specificati nelle lettere con le quali il re ha degnato di onorarmi e che posso in caso di bisogno, mettere sotto gli occhi di sua eccellenza il ministro della guerra, insieme al ricordo di Sua Altezza Reale Monsieur.» De Jarjayes, Parigi, il 16 gennaio 1815.[27]

Questo per ottenere, come merita, la pensione, dovuta al suo grado di maresciallo di campo. Un'ordinanza reale del 4 febbraio 1815, lo eleva al grado di tenente generale delle armate del re. Una tradizione, conservata nella sua famiglia, aggiunge che il re, volendo onorarlo ancora, lo creò marchese.

Mentre, nella primavera del 1815, l'imperatore Napoleone, appena evaso dall'isola d'Elba, viene a passare da Sisteron, François de Jarjayes è lontano da casa sua. Il generale offre i suoi servigi al futuro Luigi XVIII, in vista di un probabile ritorno alla monarchia. Lontano da tutto ciò, Napoleone emana, il 13 marzo 1815, il decreto imperiale di Lione, con il quale ripristina l'ordinamento nobiliare dell'impero, annullando tutte le promozioni reali. Di conseguenza, Jarjayes viene escluso dall'esercito, essendo un realista, e quindi gli rimane solo la sua funzione civile.[28] Quindi, è stato ufficialmente non in attività dal 20 marzo, quando Napoleone è rientrato a Parigi. Riprende il suo posto nell'esercito reale solo il 15 luglio 1815, al ritorno di Luigi XVIII.

La biblioteca di Grenoble possiede un suo autografo, datato 21 settembre 1815. Si tratta di una raccomandazione al ministro della guerra, il marchese de Gouvion-Saint-Cyr, per suo nipote Clément, vecchio capitano di fanteria, che certifica che questo non ha mai cessato di essere fedele all'augusta casa di Borbone.

Tuttavia, colpito dal limite d'età, pochi mesi dopo, il 18 ottobre 1815, riesce finalmente ad ottenere dal re una gloriosa pensione di 6.000 franchi, e si ritira nella sua casa di campagna di Fontenay-aux-Roses, dove continua la sua funzione civile. È li che questo fedelissimo ed appassionato servitore della causa monarchica trascorre gli ultimi anni della sua vita. Tra le persone che ha spesso invitato vi è il generale Alexandre d'Arblay. Vi muore, a seguito di un tumore del retto[29], sette anni dopo, l'11 settembre 1822, un mercoledì, quando la Francia di Luigi XVIII è ormai completamente riabilitata dai trascorsi rivoluzionari e napoleonici. Avrebbe compiuto, da lì a tre settimane, settantasette anni, venerandissima età per il tempo.

Un testamento olografo, del 2 gennaio 1822, è stato depositato presso il notaio Vernoir, undicesimo quartiere di Parigi, per l'immobile e la casa a Fontenay-aux-Roses, come un atto di notifica dei nomi degli eredi di Jarjayes, nella fattispecie la moglie, sua vedova, che è deceduta, nel primo quartiere di Parigi, quindici anni dopo, il 23 giugno 1837, all'età di settantasette anni:

Questo è il mio testamento. Dichiaro di essere in separazione bi beni dalla mia beneamata moglie Louise Quetpet de la borde in seguito al nostro matrimonio a Lyon Pays per diritto scritto, senza aver stipulato alcun contratto di matrimonio. Dichiaro altresì che mia moglie ed io abbiamo regolato i nostri diritti in forma amichevole, voglio, come lo vuole anche mia moglie, che il trattato fatto a tal riguardo sia rispettato. Considerata questa separazione dei beni e sotto la fiducia del regolamento che la mia beneamata moglie ed io abbiamo stabilito dei nostri diritti do le seguenti disposizioni: dono e lascio alla mia beneamata moglie tutti i mobili, vestiti, lenzuola, biancheria da tavola e personale, gioielli, argenteria e denaro contante, tutto quello che mi appartiene e che sarà trovato alla mia morte, sia nel mio appartamento di Parigi che nella mia casa di campagna di Fontenay aux Roses. Inoltre dono e lascio alla mia beneamata moglie l'usufrutto a partire dal giorno del mio decesso e per tutta la sua vita del terzo dei capitali e di tutti gli immobili della mia successione, ciò vale a dire il terzo dei rendimenti netti che decorreranno a partire dal giorno del mio decesso fino a quello della mia beneamata moglie, epoca dalla quale il capitale di questo usufrutto apparterrà in parti uguali ai miei eredi legittimi. Dichiaro che l'eccedenza della mia successione al momento del mio decesso sarà legittimamente ed in parti uguali devoluta a mia figlia Augustine de Bourcet e ai figli della fu M.me Gautier l'altra mia figlia. Le mie eredi avranno perciò quanto stabilito sopra ad eccezione di quanto ho disposto in favore della mia beneamata moglie. Nomino quale esecutore testamentario il Signor Gautier, mio genero, spero nella sua amicizia. Fatto a Parigi il 2 gennaio 1822. De Jarjayes.
In più, lascio e dono a mia nipote Mathilde de Bourcet una somma pari a diecimila franchi reversibile a mia figlia Augustine de Bourcet, sua madre, nel caso in cui mia nipote dovesse morire prima della maggiore età. A Fontenay aux Roses, il 10 agosto 1822. De Jarjayes.
In più lascio e dono ai poveri del comune di Fontenay aux Roses una somma di trecento franchi che prego il Signor curato Goncerat de Ventois di distribuire loro. Il 12 agosto 1822 De Jarjayes.

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Sua figlia Anne-Augustine si sposa, a Parigi, il 26 maggio 1817, con Pierre-Joseph-Armand Gilbert, conte de Bourcet, suo cugino, ufficiale di fanteria, aiutante di campo del generale Nicolas Charles Victor Oudinot, commendatore della legion d'onore.[30] Da questa unione, il 18 agosto 1818, è nata una figlia, Marie-Pierrette-Augustine de Bourcet, che sposa, il 7 maggio 1849, in prime nozze, il visconte de la Boninière Beaumont, morto colonnello di stato maggiore a seguito delle ferite ricevute nella battaglia di Solferino, e, in seconde nozze, Frédéric de Parseval, ufficiale di cavalleria, senza avere alcun figlio da queste due unioni. Il barone Zangiacomi, marito della figlia nata dal matrimonio di Claudine con il cancelliere capo alla corte di cassazione, il barone Jean Séraphin Gauthier, consigliere alla corte di cassazione, diventa così, per diritto di successione, erede dei documenti del cavaliere de Jarjayes. Fra questi documenti, si trova il rapporto manoscritto sul piano di evasione ed i biglietti con gli autografi della regina. Ma la Comune, nell'aprile 1871, ordina delle perquisizioni dal barone e questi preziosi autografi, eccetto alcuni, vengono presi e portati al palazzo di giustizia e distrutti nell'incendio di quel monumento. C'è da chiedersi se gli incendiari non siano stati senza dubbio guidati dal caso. In più Jarjayes, morto nel 1822, non avrebbe potuto denunciare le manovre del suo re ancora vivo. Il ramo anziano, essendosi così estinto, il nome di Reynier de Jarjayes si trova rappresentato da Antoine-Benoit-Augustin, fratello minore del cavaliere. Louis, il primogenito di quest'ultimo, morto celibe nel 1863, ha chiesto nel testamento a Victor-Marc-Joseph Berlioz, il marito di una delle sue nipoti, di aggiungere al suo nome quello di Reynier de Jarjayes, e questa aggiunta viene autorizzata da Napoleone III, con decreto imperiale del 21 agosto 1865. Ma Berlioz, deceduto il 5 dicembre 1885, avendo perso, il 3 ottobre 1878, il suo unico figlio, Henri Marie Berlioz, il nome di Reynier de Jarjayes si trova ora estinto. Quanto alla famiglia, Adolphe Bonnet Masimbert, avvocato a Grenoble, con il suo matrimonio con Louise-Jeanne-Marie Berlioz, nel 1880, ne è diventato il degno rappresentante.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine di San Luigi - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Luigi

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Manga e anime[modifica | modifica sorgente]

  • Il generale de Jarjayes è uno dei principali protagonisti della serie manga e anime Lady Oscar, creato da Riyoko Ikeda. L'autrice lo ha rappresentato come il padre di Oscar François de Jarjayes, la protagonista della serie.
  • Nell'anime Il Tulipano Nero, creato nel 1975, prendendo spunto dal famoso manga di Riyoko Ikeda, quattro anni prima che fosse trasposto in anime, e in seguito trasposto da Asuka Morimura in un manga non portato a conclusione, i produttori televisivi si sono liberamente ispirati a lui per la figura del conte de Vaudreuil. In effetti, si assomigliano parecchio, sia per l'aspetto che per il carattere, solo che il conte ha i baffi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La famiglia de Reynier è una stirpe antica e nobile, probabilmente originaria dei dintorni di Veynes. Si era divisa in tre rami: uno a Thièves, uno a La Mure e l'altro nelle Alte-Alpi. Le prime due avevano per armi: « d'oro a due teste di leone strappate e circondate d'azzurro, riempite di sabbia, e un cuore di bocche a punta ». Il terzo ritratto: « di sinople del leone d'oro ». In quest'ultima, quella in questione, ci troviamo: verso il 1080, Pierre, signore-maggiore e barone di La Val d'Oze; nel 1288, Pierre, decano del capitolo di Gap, che aveva legato a questa data tutti i suoi beni a Guillaume Auger, il quale, da allora, gli successe al feudo di La Val d'Oze; nel 1299, Pierre, altro suo nipote, al quale Jean, conte du Gapençais, aveva donato, nel feudo franco, i suoi diritti su Pelleautier e Freyssinouse; nel 1320, Pierre, signore engagiste di Montalquier; nel 1448, Pierre, che viveva a Upaix; nel 1498, Guigues, che si era distinto alla battaglia di Ravenna; nel 1599, Claude, priore di La Roche-des-Arnauds; nel 1640, David, signore di Upaix, per la morte di César d'Aiguebelle, dal quale l'aveva ereditata; nel 1637, Daniel, figlio di Claude, signore dello stesso luogo, ristabilito contro la deroga di qualcuno dei suoi predecessori, in considerazione dei suoi brillanti servizi militari durante vent'anni; nel 1688, André, suo nipote, ristabilito dello stesso da lettere patenti del re; nel 1712, Georges, figlio di Jacques, pure signore di Upaix; nel 1745, Fiacre-Baba, di cui si è già parlato. Da aggiungere che i Reyniers avevano fondato a Upaix diversi rami, fra i quali uno detto di "Rourebeau", uno detto di "Lauron", l'altra quella dei notai di Upaix. Secondo un inventario dei suoi archivi, conservato al castello di Jarjayes, esistevano quattro tabelle genealogiche che la riguardavano, ma questi documenti, che avrebbero permesso di essere più completi, sono adesso persi. Verso il 1720, Jean-Antoine de Reynier, il nonno paterno del cavaliere, un collaterale dei precedenti, era luogotenente al reggimento di La Chalaudière e notaio a Upaix, e vi muore il 20 agosto 1757. Ha sposato Marie Calignon d'Embrun ed ha avuto sei figli: Etienne nel 1716, parroco d'Orpierre; Gaspard nel 1706, parroco di Saint-André-lès-Gap; Claude nel 1708, commerciante a Lione; Jean-Antoine, il padre del cavaliere; e due figlie, Jeanne ed Anne, sposatesi con dei borghesi.
  2. ^ Société d'études des Hautes-Alpes - 1960 - Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes, p. 136
  3. ^ La famiglia de Jarjayes è apparsa per la prima volta nella storia francese nel lontano 7 aprile 1044, con Guillaume, firmatario dell'atto di divisione di Gap e dintorni fra il vescovo Rudolf ed il conte di Provenza. Il signori di Jarjayes erano dei castellani conti, personaggi molto importanti. Possedevano, inoltre, Montalquier e Avançon. Il maniero di Jarjayes è un luogo molto vicino al santuario delle apparizioni di Nostra Signora di Laus, vicino a Gap. Tuttavia, il feudo di Jarjayes si divise, fin dal 1178, in diverse cosignorie. Fra i membri di questa famiglia, si ricordano Reymond, prevosto di Gap (1157), e Arnaud Flote, che concesse ai suoi vassalli un'importante carta di libertà (1259).
  4. ^ Alfred Détrez: Le faubourg Saint-Honoré de Louis XIV au Second Empire - 1953, p. 33
  5. ^ Catalogue des manuscrits des archives de l'armée de Terre
  6. ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 387
  7. ^ Rudolf Maurits Klinckowstrom: Le comte de Fersen et la cour de France Firmin - Didot, 1878, p. 220-221
  8. ^ Diary and correspondence of Count Axel Fersen : relating to the court of France (1902), p. 317
  9. ^ Société d'études des Hautes-Alpes - 1896 - Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes, p. 135
  10. ^ Geneviève Cot, Archives départementales du Val-de-Marne: Guides des sources de l'histoire de la Révolution dans le Val-de-Marne, p. 176, 307
  11. ^ Sutherland, George Granville Leveson-Gower, Duke of, 1758-1833 - The despatches of Earl Gower (1885), p. 232-234, 388
  12. ^ Hugues Marquis: Histoire, économie et société, p. 273
  13. ^ Mathurin Lescure, Marie Antoinette (Queen, consort of Louis XVI, King of France), Pierre Charles Bonnefay du Plan Charmel (baron de) - La vraie Marie-Antoinette: étude historique, politique, et morale, p. 149-152
  14. ^ Stefan Zweig: Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica, p. 386
  15. ^ Stefan Zweig: Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica, p. 387
  16. ^ Ferdinando Augusto Pinelli: Storia militare del Piemonte in continuazione di quella del Saluzo cioè dalla pace d'Aquisgrana sino ai dì nostri, p. 132, 709
  17. ^ Paul Gault, Un complot sous la terreur: Marie-Antoinette, Toulan, Jarjayes, p. 149-150
  18. ^ Rudolf Maurits Klinckowstrom: Le comte de Fersen et la cour de France - Firmin - Didot, 1878, p. 430-433
  19. ^ Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques, p. 52
  20. ^ Félix Bouvier: Bonaparte en Italie, 1796; p. 365
  21. ^ Ferdinando Augusto Pinelli: Storia militare del Piemonte in continuazione di quella del Saluzo cioè dalla pace d'Aquisgrana sino ai dì nostri, p. 656
  22. ^ "Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques, p. 49"
  23. ^ Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques; p. 50
  24. ^ Abbaye De La Bussière - History of the Abbaye
  25. ^ Société d'études des Hautes-Alpes - 1896 - Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes, p. 208
  26. ^ "Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques, p. 50"
  27. ^ Gustave Bord: Étude sur la question Louis XVII: Autour du temple (1792-1795), p. 444
  28. ^ René Fonvieille - Barnave et Marie-Antoinette: d'après les correspondances secrètes (1791-1793), p. 37
  29. ^ http://www.fontenay-aux-roses.fr/uploadfile/Actes_de_deces_FaR.pdf
  30. ^ Il re Luigi XVIII e tutta la famiglia reale avevano sottoscritto il suo contratto di matrimonio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]