Inverni freddi in Europa dal XV secolo

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A partire dalla metà del XIV secolo, si è assistito ad un graduale calo della temperatura media globale (probabilmente particolarmente accentuata in Europa), con un'espansione notevole dei ghiacciai alpini (con un culmine nel XIX secolo) e con l'inizio di una serie di inverni spesso molto rigidi. Tale periodo è soprannominato Piccola era glaciale, ed ebbe una durata di circa cinque secoli (fino a circa la metà dell'Ottocento), alla fine dei quali è iniziata la risalita termica che ci accompagna fino ai giorni nostri.

Prima parte della Piccola era glaciale, dal XV al XVII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Sembrerebbe che il periodo in cui si iniziarono a segnare i dati meteorologici con sistematicità è collocabile agli inizi del XVIII secolo, in Europa. Localmente erano già in uso i primi termometri prima di allora, ma una diffusione più estesa della misurazione del tempo si ebbe appunto con il trascorrere dei decenni del XVIII secolo. In realtà le segnalazioni meteorologiche venivano effettuate già da diversi secoli prima, ma in mancanza di misurazioni effettive troviamo numerosi scritti antecedenti a tale periodo che ci danno un'idea complessiva dei periodi più o meno freddi che si sono avuti subito dopo il periodo caldo medievale in Europa. Di una gran mole di dati che si hanno a disposizione di diverse zone, ovviamente quelli più dettagliati sono quelli riferiti agli Inverni degli ultimi tre secoli, ma è probabile che la serie di Invernate più rigide in assoluto si sia registrata nel 1400; è a questo secolo che infatti apparterebbe l'Inverno forse più freddo dell'ultimo millennio, insieme al già noto Inverno 1708-1709, ovvero il 1407-1408.

Si ha notizia che i ghiacci polari abbordarono addirittura il Nord della Scozia, e che l'inverno fu particolarmente crudo in Inghilterra, ove il Tamigi a Londra gelò per la durata record di 14 settimane consecutive. Si stima che durante le fasi più crude di quella tremenda invernata le temperature in Pianura Padana siano scese sotto i -30 °C con danni ingenti e numerose vittime che morivano assiderate per strada o nei loro letti.

C'è da considerare che in quegli anni la disposizione delle figure bariche era una costante di anticicloni termici russi protesi da est verso ovest, per cui il grande gelo arrivava senza difficoltà in Europa Centro-Occidentale, con ciclogenesi a carattere freddo centrate sul Mediterraneo Centrale.

Un altro inverno estremamente freddo fu il 1431-1432, in Italia il fiume Po gelò per oltre due mesi, la Laguna di Venezia faceva da sostegno ai carri che passavano da Mestre fino a Venezia, gelata in profondità. Al Nord Italia sono documentate ingenti precipitazioni nevose, tanto da superare in altezza una persona, nell'inverno 1448-1449.

Dal 1455 in poi, troviamo una serie di inverni freddi, ove sistematicamente gelarono (anche a più riprese) tutti i fiumi del Nord Italia:

Dopo questa serie, giunsero quattro trimestri quasi consecutivi consecutivi degni di nota, il 1489/1490 (Laguna Veneta sempre gelata, così come il Po e l'Arno, nevicò a Venezia per 12 giorni consecutivi), che tra le altre cose comportò una tardivissima recrudescenza del freddo a fine maggio, il successivo 1490/1491, che vide un prolungamento del freddo invernale fino ai primi di giugno, quando riuscì a nevicare a Bologna il 1º giugno con 32 cm di accumulo, così come nevicò (pur con accumuli inferiori) a Ferrara tre giorni dopo, con conseguenti gelate mattutine fuori stagione, il 1492/1493, con Firenze paralizzata per settimane dalla neve, e non ultimo, l'inverno 1493-1494, quando il porto di Genova gelò completamente.[1]

Dopo una breve parentesi di inverni miti a cavallo fra XV e XVI secolo, arrivò una nuova serie di inverni molto freddi:

Da questo momento in poi, si assistette ad una temporanea pausa del grande freddo, probabilmente in concomitanza con la fine del minimo solare di Spörer, si ebbero infatti invernate parecchio miti e soprattutto siccitose, specie tra il 1528 ed il 1542.

Vent'anni dopo circa, ricominciò di nuovo un ciclo di trimestri molto freddi, con il culmine nell'inverno 1564-1565, il più freddo del XVI secolo; è proprio questo il periodo in cui il celebre pittore Pieter Brueghel il Vecchio trasse ispirazione per il suo dipinto Cacciatori nella neve, che raffigura cacciatori immersi in un paesaggio fiammingo completamente innevato.

Si assistette, oltre al ritorno di Inverni rigidi, anche ad un raffreddamento delle altre tre stagioni; in questo modo il pack presente fra Groenlandia e Islanda non faceva in tempo a sciogliersi durante i periodi non invernali, di conseguenza restava presente tutto l'anno.

Esistono, poi, altri trimestri invernali dell'epoca da citare:

A seguire, si annoverano come decisamente freddi tutti gli inverni dell'ultimo decennio del Cinquecento.[2]

Il 1600 cominciò con uno degli inverni più miti in Europa del secondo millennio, il 1606-1607, a cui però fece seguito uno dei più freddi, insieme al 1407-1408 e 1708-1709, il 1607-1608, sicuramente il più freddo Inverno del XVII secolo; inverno lunghissimo in Italia, in Veneto crollarono parecchi tetti delle case sotto il peso della neve, a Bologna i carri non potevano circolare poiché le strade e le vie erano immerse in accumuli di neve. A Venezia crollarono tetti sotto il peso della neve.[3][4][5][6]. La Cronaca del padovano Nicolò De Rossi è un esempio di quale fosse la portata delle nevicate di quel periodo:

« In quest'anno molto calamitoso per le continue e grandissime neve che per due mesi e mezzo, che veramente mostrò un diluvio grande di neve che fu cosa inaudita il vedere una tanta quantità che per memoria di vecchi non si ricorda mai tanto naufragio che a pena si potevano vedere li huomini da una parte e l'altra delle strade, li coperti delle case non erano sicuri perché bisognavano che con forti travi fossero appuntellati, e continuamente ogni altro giorno farla gettare giù nelle strade con gran spesa....." »
(manoscritto della Biblioteca Civica di Padova, seg. B, pag. 147)

Da questo momento in poi, pare che gli inverni si siano acutizzati maggiormente in Gran Bretagna, ove ad esempio il Tamigi gelò quasi tutti gli inverni ormai (basti pensare che se gelasse di questi tempi sarebbe un evento storico). Da citare i seguenti inverni del periodo:

Gli inverni a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta del XVII secolo furono straordinariamente nevosi sull'Italia settentrionale, tanto che a Torino nevicò in ben 144 occasioni tra il 1675 e il 1681. Citazione a parte, in ogni caso, merita sicuramente l'inverno 1683-1684: probabilmente si tratta del trimestre invernale più freddo di tutti i tempi in Inghilterra; il Tamigi rimase completamente gelato per oltre tre mesi, tutte le attività sportive si svolsero sopra i ghiacci del fiume londinese, dove si effettuò la più grande fiera mai tenutasi, la cosiddetta "Fiera sul Ghiaccio". La disposizione barica di quell'Inverno vedeva un anticiclone termico russo-siberiano disteso enormemente verso Ovest coprendo l'intera Europa Occidentale, fece così freddissimo anche in Francia e Spagna, mentre l'Italia e il Mar Mediterraneo centrale erano sede di depressioni (da contrasto igrotermico) a carattere freddo; per questo motivo, nevicò in modo abbondantissimo in molti luoghi, perfino nella solitamente mite Roma, consecutivamente, per più giorni; pare riuscì a gelare anche parte del Nord Adriatico, così come tutti i grandi laghi e fiumi svizzeri.

Anche il successivo 1684-1685 fu molto freddo, anche se in tono minore, poi, dopo una breve pausa, tutti gli inverni dal 1691 al 1695 risultarono molto rigidi.

Nel corso del XVII secolo, il Tamigi gelò completamente dodici volte fra il 1608 e il 1695, tanto che sul pack ghiacciato si tennero giochi e sfilate, e furono costruite baracche per piccoli commerci. Ad Amsterdam i canali si trasformarono in piste di ghiaccio.[7]. Nel corso di questo secolo, i ghiacciai alpini raggiunsero la loro massima estensione. Villaggi della Savoia e del Tirolo furono travolti dall'avanzata delle lingue glaciali, e gli abitanti di questi territori furono costretti a spostarsi altrove.[8]

Inverni del XVIII secolo, il gelido gennaio 1709[modifica | modifica wikitesto]

Finalmente a partire dai primi anni del Settecento possiamo trovare numerosi dati di prime stazioni amatoriali, diventate col tempo ufficiali, proprio in concomitanza di quello che, secondo gli studiosi, è considerato in Europa l'Inverno in assoluto più freddo di tutta l'epoca moderna e contemporanea, quello in cui probabilmente si raggiunsero i picchi più bassi in parecchie zone del continente e quello che severamente colpì in particolar modo l'Europa Centrale, la Francia e l'Italia, il 1708-1709.[9]

Ad onor del vero, gran parte del gelo eccezionale si concentrò nel solo mese di gennaio, e nemmeno per tutto il mese, ma fu talmente forte ed esteso da condizionare la media climatica di tutto il trimestre (che non fu comunque mite, anzi); basti pensare che la media di gennaio a Berlino fu di -13,2 °C, ovvero circa 12 °C sotto la media mensile e il mese ovviamente più freddo di tutta la sua storia, almeno dal 1700 in poi. La capitale tedesca registrò un minimo di -29,4 °C quel mese, con svariate minime sotto i -25 °C e massime sotto i -20 °C.

Dipinto di Gabriele Bella che raffigura la laguna di Venezia ghiacciata durante l'ondata di gelo dell'inverno 1709

Il gelo fu più che eccezionale: iniziò la notte dell'Epifania, gelarono in poche ore tutti i fiumi, laghi, pozzi (gelata completa del lago di Garda, unica volta nella sua storia), in una situazione barica probabilmente che vedeva un anticiclone termico russo estesissimo fin verso la Francia e Spagna, con i nuclei gelidi più intensi in discesa proprio verso la Germania e l'Italia (probabilmente questa volta fu meno colpito il Regno Unito visto l'asse più meridionale dell'Anticiclone, anche se quasi nessuna zona fu risparmiata): la cronaca di quei giorni parla di gelo eccezionale a Parigi, col termometro sceso fino a -23,1 °C, tutti i grandi fiumi dell'Europa Centro-Occidentale riuscirono a gelare, addirittura riuscì a gelare la foce del fiume Tago a Lisbona; gelarono tutti i grandi porti come Marsiglia, Genova, Venezia, addirittura il mare riuscì a gelare fino a Livorno, si seccarono tutte le piante di ulivo, tutti i vigneti e gli agrumi andarono persi.

A Venezia la temperatura scese fino a -17,5 °C (per rendere l'idea, la successiva temperatura più bassa mai registrata sono i -13,6 °C del gennaio 1963), in Pianura Padana una dubbia misurazione di -36 °C a Faenza lascia presumere che le temperature minime si siano spinte sotto o intorno ai -30 °C per svariati giorni; si ebbero numerose nevicate a Roma e Napoli dal 6 fino al 24 gennaio, periodo in cui l'entrata di una perturbazione atlantica fece cadere oltre un metro e mezzo di neve in Pianura Padana.

Il freddo tornò a più riprese a febbraio e a marzo (record di minime sottozero per marzo a Berlino quel mese), nuova neve venne segnalata in pianura ad aprile[dove?], e addirittura fino ai primi di luglio in Baviera.

Dopo una relativa pausa degli inverni freddi (con un accenno al 1715-1716, molto freddo, neve nuovamente abbondante a Roma) arrivò un'altra invernata fra le più terribili del secolo, il 1739-1740: il freddo colpì tutto il continente in varie fasi, anche in questo caso comunque la situazione barica vedevi Alte in Europa Centro-Occidentale e Basse sul Mediterraneo Centrale (con neve fin sulle coste Italiane a più riprese); si dice, in alcuni racconti, che gli uccelli morivano stecchiti per terra mentre erano in volo; freddo fortissimo in Belgio e di nuovo in Inghilterra, con le ormai consuete fiere sul Ghiaccio sul Tamigi a Londra, che fece segnare una temperatura record di -22,0 °C. Berlino registrò un bimestre gennaio-Febbraio con una temperatura media di -7,9 °C, fra le più basse di sempre.

Successivamente, si evidenzia il gennaio 1744, che in Sicilia fu uno dei mesi più nevosi degli ultimi secoli (a Palermo circa mezzo metro di neve (misura mai più solo avvicinata), e una tripletta consecutiva di inverni molto freddi e nevosi nell'area mediterranea: 1752-1753, 1753-1754, 1754-1755, di cui va segnalato il gennaio 1755, a cui appartengono diversi record secolari sull'Europa orientale.

Altro inverno freddo il 1766-1767, in particolar modo il mese di gennaio; da quest'invernata in poi, ricomincia un nuovo periodo di frequente freddo intenso invernale, che si protrarrà fino alla fine della Piccola Era Glaciale; dopo una relativa pausa ad inizio Settecento, si segnala infatti una nuova avanzata dei ghiacciai alpini verso quote più basse di quelle consuete. Vanno citati i seguenti inverni:

  • 1775-1776 (nuovamente gelido in Inghilterra)
  • 1783-1784 (gelarono tutti i grandi fiumi inglesi)
  • 1784-1785 (il freddo in Europa iniziò dai primi di ottobre e si protrasse fino a metà aprile, si trattò quindi di una delle invernate più lunghe di sempre)

Di quel periodo particolarmente freddo, verrà anche ricordato il mese di marzo, probabilmente il più freddo dei tempi moderni, del 1785 a Berlino fu di -4,4 °C, fu molto più freddo dei precedenti tre mesi invernali e addirittura è a questo mese che appartiene il record di freddo assoluto annuale di Praga, con -27,6 °C.

Pochi anni più tardi, sopraggiunse il mese di dicembre, insieme a quello del 1879, più freddo dell'ultimo millennio, il dicembre 1788; a Londra la temperatura crollò fino a -21 °C già a fine novembre, anche a Parigi si misurò lo stesso valore; in Italia il gelo e la neve arrivarono a raggiungere i massimi effetti alla fine di dicembre, ove nevicò a Roma per 4 giorni, e a Napoli, fra il 28 e il 30 del mese, si ebbe un'abbondantissima nevicata (circa 40 cm al porto).

Altro mese da citare sul finire del XVIII secolo, il gennaio 1795, che fu freddissimo in Italia e nuovamente in Inghilterra (con conseguente ennesima gelata del Tamigi, iniziata circa nel Natale 1794 e protrattasi fino al mese di marzo; forse è stata la gelata più duratura della storia del fiume londinese).

Freddissimo fu, in Europa Centro-Orientale, anche il 1798-1799 (media di gennaio a Praga di -12,2 °C).

Inverni del XIX secolo e la fine della Piccola era glaciale[modifica | modifica wikitesto]

Sono molte le invernate da elencare per quanto riguarda questo secolo; inoltre, avendo a disposizione dati migliori per quantità e affidabilità, si può tracciare un resoconto più dettagliato degli episodi più rilevanti del periodo.

  • 1808-1809 (gelo intenso e forti nevicate al Nord Italia a cavallo tra i due anni)
  • 1811-1812 (gelo completo del Po durante il mese di gennaio)
  • 1812-1813 (freddissimo dicembre in Europa)
  • 1813-1814 (febbraio fra i più freddi della storia in Italia, a gennaio il Tamigi parzialmente gelò; da allora, il Tamigi non è più gelato)
  • 1822-1823 (il mese di gennaio è tremendo in mezza Europa, il secondo mese più freddo in assoluto a Berlino con una media di -11,6 °C)
  • 1828-1829 (gran gelo tra febbraio e marzo al Sud Italia)

Il 1829-1830 è l'inverno più freddo per quanto riguarda questo secolo (sulle Alpi addirittura freddo quanto il 1708/1709) ed è celebre per la neve, caduta copiosissima in Pianura Padana, specialmente a Bologna, dove si accumularono complessivamente oltre due metri di manto bianco (ci sono disegni dell'epoca con la città praticamente sepolta).[10][11]

Successivamente, vanno citati i seguenti anni:

  • 1837-1838 (gennaio estremamente il Germania, -10,0 °C a Berlino la media mensile)
  • 1840-1841 (severa ondata di gelo in febbraio nell'Europa Occidentale)
  • 1844-1845 (in questo inverno, fu gelidissimo marzo in Europa, uno dei più freddi della storia. A Modena, inoltre, caddero 209 cm di neve nel solo mese di dicembre)
  • 1847-1848 (di nuovo gennaio freddo in Europa)
  • 1849-1850 (neve abbondante a Roma e Napoli)

Particolarmente gelido il 1857-1858, il trimestre in cui Bologna segnò ben 88 temperature minime consecutive sotto lo zero, e che appunto risultò freddo praticamente senza sosta, in Italia è stato come media termica uno dei più freddi di sempre. Da annotare poi il gennaio 1864, che risulterà in Italia portatore di un freddo non comune, addirittura fra i 5 più intensi e duraturi, a livello mensile, dal 1800 ad oggi. Un'altra citazione va al 1879-1880, e principalmente al mese di dicembre 1879, che è forse stato quello più gelido di tutta la serie europea, addirittura, in zone come la Francia, il mese più freddo in assoluto, e forse anche più rigido del gennaio 1709; Parigi ha il suo record di -25,6 °C, stabilito nei primi giorni di dicembre (la media della capitale francese fu di -7,9 °C quel mese, praticamente 13 °C sotto media), le temperature scesero fino a -28 °C/-30 °C nei sobborghi della città; il freddo fu estremo, comunque, in quasi tutta l'Europa: Roma, in particolare, ebbe una media mensile di +4,3 °C per quel mese, ovvero oltre 5 °C sotto media, mentre Milano sperimentò circa 6 °C di anomalia negativa.

Freddo in Europa anche il gennaio 1881, poi, dopo una breve pausa, l'ultimo decennio dell'Ottocento presentò una serie di inverni freddissimi da zona a zona, come il 1890-1891, che in particolar modo in Italia fu nevosissimo (uno dei più freddi di sempre al Centro-Sud e nelle zone balcaniche). Per quanto riguarda il Nord Italia, inoltre, vanno citate le ingenti nevicate in Piemonte del febbraio 1875, gennaio 1876, dell'inverno 1882-1883 e del febbraio 1888.

Solo due anni dopo, si annovera come estremo il gennaio 1893, il quale è stato uno dei mesi più freddi del secolo non solo in Europa, ma in tutto l'emisfero Nord, sono centinaia infatti i record assoluti battuti in questo mese in diverse aree del pianeta; è il mese dove Berlino conserva il suo record di freddo assoluto annuale, di -31,9 °C. Il gelo fu forte anche in Italia.

L'ultimo evento significativo del secolo riguarda il febbraio 1895 che, oltre ad esser stato come al solito gelido su Europa Centrale e Orientale (fra i febbraio più freddi del XIX secolo), vanta di nuovo nevicate eccezionali al Sud Italia, in Sicilia, Roma e Napoli.

I grandi eventi freddi del Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la Piccola era glaciale fosse ormai alle spalle e stesse lasciando inesorabilmente il posto ad un lento aumento delle temperature medie (con conseguente ritiro dei ghiacciai alpini), il XX secolo riuscì comunque a portare eventi freddi sparsi, anche se via via sempre più locali, con picchi freddi in certi casi non inferiori a quelli che si erano avuti durante i secoli precedenti.

Degni di nota furono il febbraio 1901 (grandi nevicate a Roma) e successivamente l'inverno 1904-1905, che fu uno dei più freddi del secolo al Sud Italia (oltre che uno dei più nevosi, soprattutto Sicilia).

Da lì in poi sembra esserci una pausa, tuttavia i mesi di gennaio 1907 e febbraio 1909 risultarono molto freddi in Europa Orientale; questa pausa spalancò però le porte, 20 anni dopo, all'Inverno 1928-1929, celebre per il suo mese di febbraio straordinariamente freddo in gran parte dell'Europa, in particolar modo in Europa Centrale, Orientale e nel Nordest italiano; basti pensare che è stato il mese più freddo della serie[quali annate sono contenute nella "serie"?] di Praga, con una media di -13,7 °C.

Ad eccezione del gennaio 1935 (mese fra i più freddi di ogni epoca in Ucraina, Spagna e Nord Africa, in quell'occasione si registrò l'ancora imbattuto record di freddo per il continente nero, -23,9 °C ad Ifrane sui monti di Atlante, oltretutto mese notevole per la neve in Sardegna), gli anni Trenta videro una nuova pausa per quanto riguarda invernate particolarmente rigide, prima che toccasse ad un decennio per il quale forse non si è contato neanche un Inverno che non sia stato quanto meno rigido, ma che tuttavia manca di alcuni dati di diverse città, a causa della seconda guerra mondiale imperversante in quegli anni; nonostante ciò, è stato spesso raccolto un buon numero di dati significativi.

Il 1939-1940 portò un fine dicembre 1939 freddissimo, con neve storica a Roma e Napoli (35 cm[a Roma o a Napoli?], treni paralizzati dalla neve) e un mese di gennaio 1940 che, per quanto riguarda zone come la Germania e la Russia, apparve molto simile alle invernate in piena Piccola era glaciale: è in questo mese che Mosca segnò il suo record di freddo assoluto, con -42,2 °C.

Il 1940-1941 è ricordato per il mese di dicembre, che fu il più rigido dicembre, come temperatura media, del XX secolo in molte aree d'Europa (soprattutto in Italia).

Arrivò quindi il 1941-1942, forse a livello europeo il più freddo del XX secolo, calcolando una media ponderata di diverse città europee.

Risultarono freddi anche i successivi tre inverni (soprattutto il gennaio 1945, neve a Roma e Napoli), per poi arrivare un altro inverno che viene ricordato come fra i più freddi del secolo al Nord Italia e in Inghilterra, il 1946-1947; molto freddo anche il mese di marzo 1949, con una delle ultime nevicate serie al piano in Sicilia, eccezionali per il contesto primaverile nel quale si verificarono.

Durante tutti gli anni Quaranta le estati, in controtendenza, risultarono molto calde.

Una veloce ondata di gelo colpì il Mediterraneo nel gennaio 1954 (mese eccezionale in Spagna), ultimo episodio ragguardevole prima dello storico febbraio 1956.

Oltre ad una "banca" dati e di stazioni ormai più che sufficiente, da questo periodo in poi si ebbero a disposizione anche mappe bariche e termiche per tutte le quote; quelle appunto del grande freddo del 1956, mostrano una severa ondata di gelo che come modalità ed estensione, oltre che durata, fu la più violenta di tutto il secolo scorso, eccezion fatta per quella del febbraio 1929: i mesi di dicembre 1955 e gennaio 1956 risultarono addirittura caldi, ma nei primi giorni di febbraio 1956 tutto cambiò: il gelo scese dal Nord della Russia, e un bacino gelido con un cuore di -28 °C a 850 hPa (circa 1450 metri) iniziò la sua corsa, raggirando le Alpi, portando una massa di aria gelida e nevosa su tutto il Mediterraneo di eccezionale intensità.

Nevicò per più giorni a Roma, Napoli, Palermo; quasi ovunque in Italia; Torino Caselle crollò a -21,8 °C, suo record mai più raggiunto; record assoluto anche per Milano Linate, con -15,6 °C, e Trieste, con -14,1 °C.

Gli Appennini furono seppelliti da metri di neve, la neve tornò anche nel mese di marzo (dove nevicò di nuovo a Roma e Napoli in modo abbondante), e nel mese di giugno, dove si ricorda una nevicata tardiva quasi nel centro di Trento.

Da lì in poi, si registrò un nuovo calo delle temperature medie globali, con una nuova serie di Inverni freddi ed Estati che tornano ad essere mediamente miti; gli anni Sessanta video inverni in Europa generalmente freddi, uno su tutti l'inverno più freddo dal Secondo Dopoguerra, il 1962-1963:

Iniziato a dicembre, proseguì con una singolare successione di espansioni dell'anticiclone termico siberiano verso l'Europa, alternato a fasi atlantiche, fino al mese di marzo, che fu in ogni caso rigido; il freddo non risparmiò nessuna zona del continente; in Inghilterra, nonostante non si ebbero le gelate del Tamigi come nei secoli precedenti, quest'inverno risultò essere non solo il più freddo del Novecento, ma fra i più freddi della storia.

Negli anni Sessanta, vanno annoverati anche il febbraio 1965, molto freddo in Italia e celebre soprattutto per la nevicata più abbondante del secolo a Roma, con 40 cm di neve; molto freddi anche i mesi di gennaio 1966 (record assoluto annuale a Bologna Borgo Panigale, con -18,8 °C, e a Catania Sigonella, con -5,0 °C) e di gennaio 1968 (record assoluto annuale a Potenza, con -12,2 °C).

Gli anni Settanta videro estati ancora meno calde in Europa, ma allo stesso tempo inverni leggermente più miti, ma con alcune ondate di gelo celebri, come quella tardiva del marzo 1971 (nuovamente neve a Roma e al Sud Italia) e quella di fine dicembre 1978-inizio gennaio 1979, che fu eclatante in Russia (infatti nel 1979 si verificò il Capodanno più freddo della storia di Mosca); appartiene a quest'ondata di gelo la temperatura più bassa mai registrata in Europa, -58,1 °C a Ust'-Ščuger, in Russia; questa ondata di gelo arrivò in Italia in modo singolarmente repentino, con crolli termici repentini anche di 15 °C/20 °C in poche ore, in particolare nei luoghi adiacenti al Mare Adriatico (in quest'occasione si raggiunsero i record assoluti annuali a Lecce Galatina, con -12,0 °C, e a Pescara, con -13,2 °C).

Gli anni Ottanta furono di nuovo caratterizzati da molte estati molto calde, e tre invernate di fila straordinariamente fredde, prima un accenno anche al 1980-1981 che al Sud fu freddissimo e nevosissimo, in molte zone come medie termiche finali e centimetri di neve non inferiori ad altri Inverni memorabili.

I tre inverni celebri di quel decennio partono da quello che fu il mese più freddo del Dopoguerra al Centronord italiano, fautore di moltissimi record di freddo nuovi, soprattutto al Centro-Nord: il gennaio 1985. I record che l'ondata di gelo rase al suolo sono molteplici, spiccano comunque i -23,2 °C di Firenze; notevoli anche, tra gli altri, i -6,8 °C di Genova, i -19,4 °C a Brescia, i -18,4 °C a Verona, i -22,0 °C a Piacenza, i -19,0 °C a Frosinone, i -11,0 °C a Roma Ciampino, i -15,8 °C a Perugia. Il freddo cominciò il 6 gennaio (con la famosa nevicata dell'Epifania a Roma) e durò per quasi due settimane, prima che l'entrata di una perturbazione atlantica interessò la Pianura Padana, portando un manto nevoso alto fra i 50 e i 90 cm, con punte ben più generose sulle aree pedemontane. Il freddo fu molto intenso e prolungato anche nel resto d'Europa, dove a differenza dell'Italia ci fu anche un febbraio molto freddo (soprattutto in Scandinavia).

Appena un anno dopo, va annoverato il febbraio 1986, che portò nuovamente copiose nevicate in Italia (ancora a Roma il 9 febbraio) e un anno ancora più tardi, il gennaio 1987: in zone come Scandinavia, Paesi Baltici, Polonia, è stato fra i mesi più freddi di tutti i tempi, e all'ondata di gelo di inizio gennaio di quell'anno appartengono più della metà dei record assoluti di quelle zone; l'Italia fu solo sfiorata dal grosso del gelo, ma al Centro-Nord riuscì comunque a nevicare copiosamente a metà mese. Freddissimo anche febbraio in Europa, prima che scoppiasse il mese di marzo più freddo del secolo in Italia e zone come i Balcani: l'ondata di gelo del marzo 1987 durò oltre 15 giorni, e fu eccezionale in zone come la Puglia; proprio appunto in Puglia, per durata e picchi, quell'ondata di freddo sarebbe stata eccezionale anche se fosse capitata a gennaio.

Da quel momento in poi, si assistette ad una nuova pausa del freddo, e gli episodi veramente gelidi e diffusi sono andati via via scomparendo in Europa, pur apparendo localmente, lasciando il posto ad invernate mediamente più calde rispetto a molte di quelle dei decenni precedenti.

Negli anni Novanta, comunque, vanno citati:

  • il febbraio 1991, soprattutto al Centro-Nord, che ebbe punte di -15 °C/-18 °C in Pianura Padana. Il 6 febbraio di quell'anno, nevicò a Roma in tutta la zona nord (accumulo approssimativo 3,5 cm) e sul basso Lazio, e l'evento si ripeté anche il 16/ febbraio.
  • l'inizio del gennaio 1993 al Centro-Sud (record assoluto di Bari, -5,9 °C)
  • l'inverno 1995-1996, rigido in ambito europeo ma meno in quello italiano, va citata comunque - per quanto riguarda l'Italia - la nevicata tardivissima del 15 aprile 1995 alle porte di Roma e in Ciociaria, con accumuli anche significativi; in quell'occasione nevicò anche nel Casertano.
  • la fine del dicembre 1996, con un'espansione molto ampia, seppur fugace, dell'anticiclone russo-siberiano su gran parte del territorio europeo, che portò effetti significativi, in termini sia di temperature che di nevosità, anche in Italia.
  • la fine del gennaio 1999, fautore di una storica nevicata sull'Isola di Ponza, e anche con 10 cm nei quartieri settentrionali di Roma.

Gli eventi freddi principali del Duemila[modifica | modifica wikitesto]

  • il dicembre 2001, con il famoso Blizzard di Santa Lucia a metà mese, e il gennaio 2002, inverno in cui gelarono per più giorni gran parte della Laguna Veneta, alcuni tratti fluviali del Nord Italia e laghi a bassa quota come il Trasimeno, interessante nevicata in tutta la Ciociaria i giorni 15 e 16 gennaio con accumuli di diverse decine di cm l'ultima occasione in cui si è osservata la durata del manto nevoso di ben 8 giorni in pianura in questa provincia.
  • i mesi di febbraio 2004 e 2005, che come medie termiche finali, furono fra i più freddi del cinquantennio in alcune aree del Centro-Sud italiano. Nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 2005, una fitta nevicata notturna ricoprì Roma di 2 cm di neve. Si ebbero grandi nevicate in Friuli-Venezia Giulia.
  • il marzo 2005, con tanti record mensili caduti, soprattutto in Italia.
  • l'inverno 2005-2006, che limitò il suo maggiore gelo in Russia (a Mosca si è scesi sotto i -30 °C dopo quasi 20 anni, dal gennaio 1987), ma fu freddo anche in Italia con medie invernali di molto inferiori a quelle delle annate precedenti e col freddo da fine novembre a metà marzo. Spiccò una nevicata alla fine di gennaio 2006, foriera di 50–80 cm di manto bianco su gran parte del Nord Italia, specialmente sul Nord-Ovest.
  • il dicembre 2007, in cui nonostante un inverno in generale non particolarmente freddo, si registrò un'improvvisa ondata di gelo che interessò particolarmente la Calabria tirrenica, portando fino a 40 cm di neve a Cosenza.[12]
  • il gennaio 2009, con 40–45 cm di neve a Torino e provincia, ma molto nevoso anche a Milano (40 cm) e in tutto il Nord Italia, con accumuli rilevanti in tre giorni di nevicate ininterrotte.
  • il dicembre 2009, dove nella seconda parte di un'ondata di gelo durata dal 14 al 22 dicembre, e che interessò principalmente il Nord Italia, si ebbero nevicate anche forti tra il 18 ed il 19 su tutto il Nord (soprattutto il 19 tra Veneto, Friuli, Venezia Giulia - con blizzard a Trieste a causa della Bora, Emilia-Romagna), con temperature comprese fra -4 °C e -1 °C; sulla Riviera Romagnola durante tutto il giorno 20 dicembre, la temperatura rimase stabile sui -10 °C, e quel giorno, un gelo eccezionale fece segnare i record mensili (come a Verona Villafranca, Venezia Tessera, Treviso Istrana, Torino Caselle) o assoluti (come a Udine Rivolto e a Ronchi dei Legionari) di diverse stazioni dell'Aeronautica Militare, con una punta non validata di -19,8 °C a Udine Rivolto (-18 °C il record validato); il giorno 21 nevicò con accumuli notevoli su gran parte del Nord Italia; questo evento nevoso fu seguito da un notevole gelicidio tra il giorno 21 ed il giorno 22, causato dal repentino aumento termico alle quote medio-alte, e da un aumento molto più contenuto delle temperature al suolo, dovuto all'azione dello scirocco) che colpì soprattutto la bassa Pianura Padana, ma anche Genova; tranne la costa ligure, quasi tutto il Nord Italia fece segnare una giornata di ghiaccio (massima giornaliera inferiore a 0 °C) sia il 19 che il 20 dicembre, e gran parte del Nord anche il 18 dicembre ed il 21 dicembre, gelo che in alcune località si protrasse fino al 22 dicembre compreso; a Mosca la punta minima di -29 °C, con alcune giornate sempre sotto i -20 °C, ha rappresentato l'ondata di freddo più forte per il mese di dicembre dal 1941; nevicate talvolta eccezionali e gelo intenso colpirono per alcuni giorni la quasi totalità d'Europa, lasciando ai margini solo il Sud Italia (soprattutto la Puglia) e i Balcani meridionali.
  • l'inverno 2009-2010, che risulta essere stato, in Inghilterra e Galles, il più freddo inverno dopo l'annata 1978-1979; in Irlanda e Scozia, addirittura fu il più freddo dal 1962-1963; in Scozia appunto, esso risulterà appunto alla pari con tale storico inverno come il più freddo dall'inizio delle misurazioni, risalente al 1914; gelate e nevicate proseguirono, sempre in area britannica, a marzo ed aprile, e perfino a maggio in talune aree (neve a Newcastle ed alle Isole Orcadi e Shetland al 10-12 del mese, gelate in tutto il Regno Unito).
  • l'inverno 2009-2010 risulta essere stato, per le basse pianure veneto-friulane ed emiliane, nonché per il Basso Piemonte, probabilmente uno degli inverni più nevosi degli ultimi 100 anni, con nevicate da metà dicembre a metà marzo: se a Treviso con 51 cm si ha l'inverno più nevoso almeno dal 1960, come anche a Venezia - e principalmente nel Veneziano orientale - dove si ebbe un accumulo complessivo di 60 cm, sulla pianura forlivese accumuli attorno ai 70–100 cm di neve mentre l'osservatorio civico di Modena registra la stagione con il maggior accumulo nevoso dopo l'inverno, registrando 114 cm; inoltre a Cuneo, con 277 cm, si deve risalire addirittura all'inverno 1916-1917 per trovare accumuli maggiori; appare inoltre verosimile, ma non ufficiale il dato di Urbino, con 205 cm tra il dicembre 2009 e il febbraio 2010, diversamente dalle alte pianure veneto-friulane, dove gli accumuli furono in molti casi sotto la norma, in generale compresi fra i 5 e i 20 cm. L'inverno 2009-2010 è anche ricordato per la storica nevicata a Roma, Formia e Gaeta e basso Lazio in genere del 12 febbraio 2010, nella quale Roma, così come molte altre città del Centrosud, fu investita in pieno da un nucleo di aria di estrazione artica sceso repentinamente dalla Scandinavia; la capitale italiana, in quest'occasione, fu appunto coperta da 6 cm di neve.
  • il dicembre 2010 viene ricordato in Italia come uno dei periodi di inizio inverno più freddi e nevosi di sempre; l'apice del freddo venne toccato tra il 15 e il 17 dicembre, quando, a causa della morsa del gelo che stringeva tutta l'Italia, in una sola notte, vennero imbiancate Capri, Ischia e tutte le coste della Campania e della Calabria, nonché l'intera costa adriatica, eccezion fatta per la Puglia, dove fu imbiancato solo il Gargano. In quell'occasione, caddero in quelle aree alcune decine di centimetri di neve. Nel primo pomeriggio del 17 dicembre la neve (con accumulo di 2–3 cm) tornò a presentarsi a Roma. Così la capitale registrò un record: due nevicate (accumulo totale che sfiora i 9 cm) alla distanza eccezionalmente ridotta nel tempo di soli 10 mesi; sempre il 17 dicembre, inoltre, dal primo pomeriggio fino alla tarda sera, nevicò abbondantemente in Ciociaria. Le temperature record per quel periodo sono sicuramente i -2 °C a Capri e Ischia e i -6 °C a Roma la notte prima della nevicata. Nevicata importante anche su gran parte del Friuli-Venezia Giulia (25 cm di manto bianco a Udine).
  • il febbraio 2012, a seguito di una eccezionale ondata di freddo, è annoverato come eccezionale, in quanto in questo mese si verificarono abbondanti nevicate in gran parte dell'Europa. A Torino e Milano, in tre giorni, caddero quasi 40 cm di neve e si verificarono abbondanti nevicate anche a Firenze. La neve raggiunse Roma dove ne caddero tra i 15 e i 30 cm a secondo delle zone e Napoli dove invece ne fece solo una spruzzata. In Romagna caddero 350 cm di neve in collina e, in pianura, 200 cm di neve a Cesena e 170 cm di neve a Forlì, superando l'inverno del 1929, con diversi giorni di temperature sotto zero anche in pieno giorno. Quando le nevicate finirono, le temperature precipitarono rapidamente sotto zero, in particolare nel nord d'Italia dove nel torinese e nel faentino il termometro raggiunse i -20 °C, mentre nelle campagne si sfiorarono i -25 °C. Durante questa ondata di freddo, che in Italia durò una decina di giorni, in molte zone del nord della penisola, le temperature rimasero abbondantemente sotto lo zero. Nella Laguna di Venezia in gelarono ampi tratti, in misura maggiore dell'inverno 2001/'02, con il ghiaccio che raggiunse le porte della città ed anche alcuni canali cittadini, rendendo per alcuni giorni difficili i collegamenti. Anche alcuni tratti fluviali, lungo l'alto corso del Po, sul Tanaro o sul fiume Brenta presso Padova ad esempio, gelarono.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I terribili inverni del Quattrocento (parte prima) - MeteoGiornale.it
  2. ^ I terribili inverni del Cinquecento sul Sud della Francia | Meteoit.it
  3. ^ Vittore Riccardi, Centri e periferie, la storia di un sistema globale, vol. 2. ed. Zanichelli, pag. 73
  4. ^ Il forum meteo di MeteoLive.it, il primo creato in Europa, on-line dal 1998 - Leggi argomento - Meteostranezzestreme
  5. ^ Luigi XIV e la piccola età glaciale
  6. ^ La Domenica di Vicenza - Settimanale di Politica e Attualità - Lettera in dialetto pavano
    dedicata a Galileo Galilei
  7. ^ Vittore Riccardi, Centri e periferie, la storia di un sistema globale, vol. 2. ed. Zanichelli, pag. 72
  8. ^ op. cit., pag. 73
  9. ^ L'inverno del 1709 in Europa - MeteoGiornale.it
  10. ^ Il gelido inverno 1829-1830: 324 ore di neve!
  11. ^ Nevicate storiche 1829-1830
  12. ^ Cosenza Meteo - Il portale meteo di Cosenza e provincia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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