Abbazia di Vezzolano

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Abbazia di Vezzolano
L'abbazia di Vezzolano: veduta
L'abbazia di Vezzolano: veduta
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Albugnano
Religione cattolica
Diocesi Diocesi di Asti
Stile architettonico Gotico, Romanico
Inizio costruzione 773 - secondo la leggenda
Sito web Abbazia di Vezzolano

L'abbazia di Santa Maria di Vezzolano è un edificio religioso in stile gotico e romanico, tra i più importanti monumenti medievali del Piemonte, situato nel comune di Albugnano in provincia di Asti.

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Vi sono diverse ipotesi sull'origine del nome e della località, tra le quali l'apparentamento con la gens Vetia o al centro di Vézelay in Francia, in cui già al tempo di Carlo Magno esisteva un'abbazia soggetta a Cluny. Probabilmente è più attendibile l'origine medievale o regionale del toponimo da Vezola o Vetiola nel significato di recipiente d'acqua dato che nelle vicinanze dell'edificio scorre un ruscello.

La leggenda e la fondazione[modifica | modifica sorgente]

Carlo Magno e la "danza macabra" di anonimo del XV secolo.Abbazia di Vezzolano, Affresco del chiostro.

Secondo una leggenda la fondazione della chiesa risalirebbe a Carlo Magno; secondo la versione più attendibile, l'imperatore nell'anno 773 stava cacciando nella selva di Vezzolano, quando improvvisamente gli sarebbero apparsi tre scheletri usciti da una tomba, provocandogli un notevole spavento. Aiutato da un eremita e invitato a pregare Maria Vergine, egli volle edificare nel luogo dell'apparizione una chiesa abbaziale.

Secondo una ricostruzione storica si può pensare che fosse già esistente in epoca longobarda e che sia stata successivamente ingrandita godendo sempre di più di fama e ricchezza. Nel X secolo l'abbazia venne distrutta dai Saraceni, ricostruita e nel 1002 donata da Arduino re d'Italia a Oddone di Bruzolo che la diede in eredità ai suoi discendenti i quali la cedettero nel 1095 al prevosto di Vezzolano. L'abbazia venne abitata da religiosi fino agli inizi dell'Ottocento, durante la dominazione napoleonica.

L'architettura dell'abbazia[modifica | modifica sorgente]

Prospettiva dell'abbazia

Attualmente l'abbazia è composta da una chiesa con il campanile, il chiostro e la sala capitolare a rappresentare l'alternarsi di alcuni momenti stilistici fra il gotico ed il romanico.

La pietra arenaria ed il mattone vengono qui utilizzati per marcare lo stile architettonico dell'abbazia, fondato sulla bicromia a fasce alternate, comune ad altre scuole architettoniche italiane, in particolare quella ligure e toscana.

L'edificazione della chiesa venne terminata nel 1189, subendo successivamente alcuni interventi di sostanziale ristrutturazione soprattutto in epoca gotica. La facciata inizialmente aveva tre portali, solo due ancora visibili, è tipicamente romanica e offre alla visione nella parte superiore un paramento in cotto alternato a fasce orizzontali in pietra.

Presenta tre ordini di gallerie cieche, meno quella centrale, interrotta da una bifora, con piccole colonnine, e ricorda i motivi architettonici pisani e lucchesi. Ora è di fatto scomparsa e quella sinistra è murata, ma porta ancora una bella lunetta decorata.

Il portale e la facciata[modifica | modifica sorgente]

Facciata

Il portale principale è molto ricco, con piccoli pilastri quadrati decorati con motivi vegetali e geometrici come pure i capitelli: la lunetta raffigura la Vergine in trono con ai lati due angeli. La facciata è ornata da tre ordini di piccole colonne, con al centro una grande bifora, pregevole composizione che ruota attorno alla figura del Cristo e affiancato da due arcangeli: Michele e Raffaele, armati rispettivamente di lancia e spada. Sopra la bifora si trova un originale pronao nel quale sono posti due angeli con un cero in mano alternati a tre medaglioni orientaleggianti in ceramica policroma. Sopra ancora si trovano due serafini su una ruota e al culmine è collocato in una nicchia il busto di Cristo benedicente.

Il Campanile[modifica | modifica sorgente]

Il campanile in stile romanico con archetti, è stato rimaneggiato nella parte superiore e si trova nella parte più in alto a sinistra dell'abbazia, il cui interno è di forme romanico-gotiche con influssi francesi. Attualmente è ridotta a solo due navate, in quanto la parte destra venne incamerata nel chiostro: così pure rimangono solo due absidi, dato che quello destro ha lasciato spazio alla sala capitolare.

Le Volte e la Navata[modifica | modifica sorgente]

Le volte sono ad archi acuti costolonati e la navata centrale è divisa da un intramezzo finemente decorato sul modello dello jubé tipico di tante chiese francesi. Questo edificio poggia su cinque archi a sesto acuto ed è instoriato con due ordini sovrapposti di decorazioni scultoree policrome: nella parte inferiore è rappresentata una serie di patriarchi, mentre in quella superiore si possono osservare episodi della vita di Maria: Deposizione, Assunzione, Trionfo in Cielo, di scuola borgognana della fine del XII secolo.

L'altare maggiore[modifica | modifica sorgente]

L'altare maggiore porta in un tabernacolo,un pregevole trittico in terracotta colorata risalente alla metà del XV secolo, mentre dietro, sui lati della finestra centrale si possono osservare due bassorilievi romanici, di notevole fattura, in pietra rappresentati l'Arcangelo Gabriele e la Madonna. In fondo alla navata destra si apre una porta di collegamento con il piccolo chiostro molto grazioso, con portici di diversa impostazione architettonica: nell'ingresso si può vedere una lunetta con affresco in stile gotico rappresentate la Vergine in trono affiancata da due angeli.

Gli affreschi[modifica | modifica sorgente]

Proseguendo si notano una serie di affreschi di notevole interesse: fra essi si possono notare Cristo fra i simboli degli Evangelisti, L'adorazione dei magi con un devoto presentato da un angelo, un Defunto in toga rossa disteso , e il Contrasto dei tre vivi e dei tre morti. Nell'ultimo affresco probabilmente si è voluta rappresentare la leggenda di Carlo Magno e degli scheletri fuoriusciti dal sepolcro.

Altri affreschi, rimasti solo in parte, rappresentano la Crocefissione e probabilmente una versione diversa della leggenda carolingia. Nel loro insieme questi dipinti oggetto nei primi anni novanta di un restauro, rappresentano uno dei più interessanti cicli pittorici del Trecento piemontese.

La parte finale del chiostro e la sala capitolare[modifica | modifica sorgente]

Il lato seguente del chiostro è costituito da arcate ogivali edificate su pilastri cilindrici, alternati a piccole colonne, mentre quello successivo presenta un numero inferiore di arcate che poggiano su pilastri poligonali e nell'ultimo appaiono invece contrapposizioni stilistiche fra pilastri poligonali e bifore romaniche.

Nell'angolo adiacente all'ingresso del chiostro si accede alla sala capitolare con una porta fiancheggiata da due bifore: nella sala è stata allestita una mostra fotografica permanente, destinata ad illustrare la ricca tipologia delle chiese romaniche delle campagne astigiane.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paola Salerno (a cura di) Santa Maria di Vezzolano. Il pontile. Ricerche e restauri, Umberto Allemandi & C. 1997
  • Elena Ragusa e Paola Salerno (a cura di) Santa Maria di Vezzolano. Gli affreschi del chiostro. Il restauro., Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio in Piemonte, Torino 2003
  • Gianpaolo Fassino, “L'amo come l'ideal donna dei sogni”. A Vezzolano negli ultimi due secoli: percorsi di visita tra sacro e profano, in Storie di Turismo in Piemonte (atti del convegno: Storie di Turismo in Piemonte).
  • Valeria Calabrese, Paola Martignetti, Diego Robotti,La valorizzazione turistica locale tra Ottocento e Novecento, Pettenasco, 11-12 ottobre 2003), Torino, Centro Studi Piemontesi - L&M I Luoghi e la Memoria, 2007, pg. 339 - 362.
  • Giuseppe Manuel di San Giovanni, Notizie e documenti riguardanti la chiesa e propositura di S. Maria di Vezzolano, in Miscellanea di storia italiana , Stamperia Reale, Torino 1862.

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