Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tino (in greco Τήνος, Tinos) è un'isola del Mar Mediterraneo appartenente all'arcipelago greco delle Cicladi vicono alle isole Andros, Delos e Mykonos. Dal punto di vista amminisrativo è un'unità periferica nella periferia dell'Egeo Meridionale costituita unicamente dal comune omonimo con una popolazione di 8.574 abitanti al censimento 2001[1].
Dopo la caduta di Costantinopoli nel corso della IV crociata, Tino, con Xia, Micono, Sciro, Sciato, Scopelo, Amorgo e Serfanto divenne possesso della famiglia veneziana dei Ghisi, quale feudo dell'imperatore latino di Costantinopoli. Nel 1390 la Repubblica di Venezia se ne impadronì e da allora ne tenne il possesso fino al 1715, facendone un'importante base militare. Sotto il governo veneto, l'isola era sede di un rettore con titolo di Provveditore, che governava nel rispetto degli ordinamenti dati a suo tempo dai Ghisi. Alle sue dipendenze era un castellano, il quale aveva il comando della fortezza e del presidio militare, il quale era coadiuvato per la difesa dell'isola da una milizia locale. La nobiltà era costituita dai discendenti dei 69 feudatari che si erano divisi tutte le terre ai tempi dell'inizio del dominio veneto, con l'impegno di prestare servizio armato ai servizi del Provveditore in caso di pericolo. Nel 1640 la popolazione assommava a 9000 abitanti, per i 3/4 cattolici. L'isola è famosa per il fatto di ospitare il santuario panellenico della Vergine Maria "Evangelistria" (Annunciata) o "Megalochari" (colei che concede grandi grazie). Il ritrovamento dell'icona venerata, raffigurante appunto l'Annunciazione, avvenne all'inizio del XIX secolo e fu considerato miracoloso. Questo fatto ebbe anche un'importanza nella guerra di liberazione della Grecia dal dominio turco. La presenza del santuario fa di Tinos una delle più frequentate mete di pellegrinaggio in Grecia.
[modifica] L'incidente del 15 agosto 1940
Il 15 agosto 1940 alle ore 8.30, nella rada di Tinos avvenne un episodio di eccezionale gravità: un sommergibile di nazionalità sconosciuta affondò con un siluro, altri due non andarono a segno e colpirono il molo del porticciolo, un vecchio incrociatore greco, l’Helli. La nave era stata colà inviata non certo per esigenze militari, bensì per degnare con la sua presenza, nel giorno dell’Assunta, il Santuario Mariano dell’isola. Tra la folla presente si verificarono terribili scene di panico che provocarono un morto e 29 feriti. Luogo e circostanza erano tali da far apparire l’atto provocatorio e sacrilego. Immediatamente la propaganda italiana accusò l’Inghilterra e viceversa. In effetti solo nel dopoguerra la dissennata azione bellica venne fatta risalire al comandante del sommergibile “Delfino”, Ten. Vas. Aicardi istigato dal Governatore dell’Egeo, Cesare Maria de Vecchi. L’azione, di nessuna utilità militare, ebbe come unico risultato di animare i soldati greci contro il nemico, ritenuto responsabile di vera e propria profanazione Nel dopoguerrala Grecia ottenne tra le riparazioni di guerra la cessione del moderno incrociatore leggero italiano Eugenio di Savoia, che venne ribattezzato Helli[2]. In una serie filatelica greca del 1948 dedicata alla vicende belliche uno dei valori ricorda l'evento.
[modifica] Amministrazione
A seguito della riforma amministrativa detta piano Kallikratis in vigore dal gennaio 2011[3] che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, Tino comprende i seguenti ex comuni e comunità autonome
| Comune |
Codice YPES |
Sede |
CAP |
Prefisso tel ((0)30-) |
| Exomvourgo |
- |
Xinára |
842 00 |
22850- |
| Tinos |
- |
Tinos |
842 00 |
22830- |
| Comunità |
Codice YPES |
Sede |
CAP |
Prefisso tel ((0)30-) |
| Panormos |
- |
Panormos |
842 01 |
22830- |
- ^ Censimento 2001. URL consultato il 4 aprile 2011.
- ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. da 256 a 258
- ^ piano Kallikratis. URL consultato il 4 aprile 2011.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni