Fiorenzo Magni

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Fiorenzo Magni
Magni Fiorenzo.jpg
Nazionalità bandiera Italia
Italia Italia (dal 1946)
Altezza 182 cm
Peso 76 kg
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Specialità Strada
Pista
Ritirato 4 novembre 1956
Carriera
Squadre di club
1941-1943 Bianchi
1944-1945 Pedale Monzese
1945 Ricci
1946-1947 Viscontea
1948-1950 Wilier Triestina
1951-1953 Ganna
1954-1956 Nivea-Fuchs
Nazionale
1947-1956 Italia Italia
Carriera da allenatore
1954-1956 Nivea-Fuchs
1957-1958 Leo-Chlorodont
1960-1962 Philco
1963-1966 Italia Italia
Palmarès
Gnome-emblem-web.svg Mondiali
Argento Varese 1951 In linea
 

Fiorenzo Magni (Vaiano, 7 dicembre 1920Monza, 19 ottobre 2012) è stato un dirigente sportivo, ciclista su strada e pistard italiano, professionista dal 1940 al 1956.

Soprannominato il Leone delle Fiandre[1], fu il "terzo uomo" dell'epoca d'oro del ciclismo italiano, rivale di Fausto Coppi e Gino Bartali.[2] Vinse tre Giri delle Fiandre consecutivi e tre Giri d'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fiorenzo Magni nasce il 20 dicembre 1920 a Vaiano dove abita con il padre Giuseppe, carrettiere, la madre Giulia Caciolli e la sorella maggiore Fiorenza fino al trasferimento alle Fornaci di Usella. A quattro anni Magni, a causa dell'errata diagnosi del medico condotto, rischia l'amputazione del piede destro che viene salvato grazie ad una operazione chirurgica all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.[3] Fin da giovane aiuta il padre nel suo lavoro di trasportatore[4] e, quando nel dicembre 1937 questo muore in un incidente stradale, è costretto a lasciare la scuola per proseguirene attività e provvedere al sostentamento della famiglia, continuando comunque nella sua attività di cilista iniziata alcuni anni prima.[5]

Poco prima dell'entrata in guerra dell'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, Magni viene richiamato alle armi per prestare servizio come artigliere a Firenze;[6] mentre è in licenza per disputare una gara il suo reparto viene imbarcato per l'Albania, ma la nave, in cui anche lui avrebbe dovuto essere a bordo, affonda senza lasciare superstiti.[7] Viene poi trasferito al Battaglione Olimpico di Roma dove rimane fino al 1943 quando ritorna a Firenze; dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, presta servizio volontario nella Milizia per la Sicurezza Nazionale a Vaiano, con l'incarico di controllo della ferrovia al fianco dei carabinieri. Nel gennaio del 1944 il reparto di Magni viene coinvolto nella Battaglia di Valibona; quando Magni arriva sul posto i combattimenti sono già terminati ma, in seguito, gli vengono lanciate numerose accuse, tra cui l'uccisione di Lanciotto Ballerini.[8]

Fiorenzo e la moglie Liliana dopo una corsa.

Nel 1944 si trasferisce con la madre a Monza dove ha la possibilità di correre in bicicletta, diventata la sua attività principale dopo la chiusura dall'azienda di trasporti di famiglia.[9] Con la fine della Guerra e la caduta del fascismo, Magni, che teme ripercussioni per il suo passato, lascia la Lombardia per latitare tra San Marino, la Puglia e Roma prima di tornare a Monza nel 1946.[10] Durante il processo per i fatti di Valibona, dove per Magni vengono richiesti trent'anni di reclusione, sono chiamati a testimoniare anche Bini e Bartali, che non si presentano, e Martini che parla in suo favore. Il 24 febbraio 1947 viene definitivamente assolto in parte per non aver commesso i fatti e in parte godendo dell 'Amnistia Togliatti. [11][12]

Con una cerimonia tenuta nel Duomo di San Giovanni Battista a Monza, il 5 novembre 1947 Magni sposa Liliana Calò, figura determinante nella vita privata, agonistica e professionale del ciclista, che gli rimarrà vicina per tutta la vita; i due giovani si erano conosciuti in quanto la famiglia di lei era proprietaria dello stabile in cui il corridore abitava appena arrivato dalla Toscana ed in cui rimarranno anche dopo le nozze.[13] La coppia avrà due figlie, Tiziana e Beatrice.[14] Dal 1975 la famiglia si trasferisce a Monticello Brianza in provincia di Lecco.[15] Di religione cattolica, Magni incontra personalmente i sommi pontefici Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI,[16] ma anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che lo riceve per una premiazione al Palazzo del Quirinale.[17] Lontano dal ciclismo Magni si dedica alla ventita di Moto Guzzi, poi di automobili Lancia e Opel, aiutato da Tino Ausenda, e commercia prodotti petroliferi per uso domestico insieme a Giorgio Albani,[18] fino al 2009 quando chiude le concessionarie.[19]

Fiorenzo Magni muore per un aneurisma venerdi 19 ottobre 2012, a quasi novantadue anni, all'Ospedale San Gerardo di Monza dove era stato ricoverato la notte precedente.[20][21] La cerimonia funebre, cui partecipano la famiglia, i colleghi e gli amici di Magni, personalità del mondo del ciclismo, politici e migliaia di cittadini e appassionati, viene celebrata sabato 20 ottobre al Duomo di Milano. Sulla bara viene posta una maglia tricolore. Alfredo Martini, l'amico di una vita, tiene un lungo elogio funebre che riassume la vita del campione scomparso definendolo come un esempio da seguire.[22] La salma viene tumulata nella tomba della famiglia Magni all'interno del Cimitero monumentale di Monza.[23]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Esordi[modifica | modifica wikitesto]

Magni si appassiona al ciclismo da ragazzino correndo con gli amici in sella ad una normale bicicletta di serie spogliata dei parafanghi; impara i primi rudimenti allenandosi con Aldo Bini, Mario Cipriani, Ruggero Balli ed Eugenio Gestri, tutti toscani, più vecchi di lui e già corridori di buon livello con i quali nelle lunghe uscite comunque non sfigura.[24]

Fiorenzo Magni agli esordi con la maglia della AC Pratese.

Spinto dagli amici e compagni di allenamento, di nascosto dai genitori, nel 1936 Magni inizia la sua carriera agonistica nella categoria aspiranti con la maglia dell'Associazione Ciclistica Pratese; gareggia con una bicicletta costruita da Primo Magni e Aimo Santi, comprata per duecento lire, su cui viene montato uno di primi cambi Campagnolo, che in Toscana avevano a disposizione oltre a Magni solo i professionisti Bini e Di Paco. Debutta in gara a Figline Valdarno dove cade, si ritira per una foratura a Scandicci per poi ottenere un buon piazzamento a San Donnino. In una corsa vicino Scandicci, la quarta disputata, va in fuga da solo ma viene ripreso da Alfredo Martini, più giovane ma più esperto, che poi lo batte in volata relegandolo al secondo posto, di cui il pratese è comunque soddisfatto; è il primo approccio tra i due toscani che rimmarrano legati da una profonda amicizia per tutta la vita. Ottiene la prima vittoria a Badia a Settimo e diventa ben presto conosciuto nel mondo sportivo locale, tanto da avere i suoi primi tifosi, ma è costretto a mettere al corrente la famiglia della sua attività agonistica; i genitori gli permettono di continuare a gareggiare, alternando gli allenamenti con il lavoro. Conclude la sua prima stagione di gare con sette vittorie.[25]

Nel 1937 gareggia nella categoria allievi ancora con i colori dell'Associazione Ciclistica Pratese, con una bicicletta realizzata da Coveri, il cui figlio Enrico diventerà stilista di fama mondiale. La stagione è positiva con dodici successi e il titolo di Campione Toscano che gli fanno guadagnare l'invito di Vittorio Spositi, commisario tecnico della nazionale italiana, a partecipare ad una corsa a Bologna con professionisti e dilettanti insieme, consentendo al giovane di fare la sua prima esperienza al fianco di grandi campioni; nel corso della prova, Raffele Di Paco, grandissimo velocista dell'epoca, si appende alla maglia di Magni per farsi trainare in salita smettendo solo dopo l'intrvento di Aldo Bini. In dicembre muore il padre Giuseppe e il giovane è costretto a lasciare la scuola per proseguire l'attività paterna e provvedere al sostentamento della famiglia, pur senza abbandonare gli allenamenti in bicicletta.[26]

"L'invenzione" di Magni
Fiorenzo Magni tubolare.jpg

Durante il Giro d'Italia 1956 Magni corse stringendo in bocca una camera d'aria, essendosi fratturato una clavicola durante la corsa. Teneva tra i denti un'estremità del tubolare, mentre l'altra estremità era fissata al manubrio, così poteva sia diminuire lo sforzo richiesto alla spalla sinistra infortunata, sia sfogare il dolore affondando i denti nella gomma. Terminò il giro piazzandosi al secondo posto. Così lo raccontò lo stesso Magni:

«Al Giro del ’56 sono caduto nella di­scesa di Volterra e mi sono fratturato la clavicola. “Non puoi partire”, mi dice il medico. Io lo lascio parlare e faccio di testa mia: metto la gommapiuma sul manubrio e corro la crono. Poi supero gli Appennini. Ma provando la cronoscalata di San Luca mi accorgo di non riuscire nemmeno a stringere il manubrio dal dolore; allora il mio meccanico, il grande Faliero Masi, decide di tagliare una camera d’aria, me la lega al manubrio e io la tengo con i denti, per non forzare le braccia. Il giorno dopo, nella Modena-Rapallo cado di nuovo e mi rompo anche l’omero. Svengo dal dolore. Sono sulla lettiga quando ri­prendo coscienza e ordino a chi guida l’am­bulanza di fermarsi. Mi butto giù, inseguo il gruppo, lo riprendo e arrivo sul Bondone sotto una tormenta di neve. Per questo gesto Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, che seguivano il Giro, mi ribattezzarono Fiorenzo il Ma­­gnifico.»

Dilettante[modifica | modifica wikitesto]

Passa tra i dilettanti nel 1938 con l'Unione Ciclistica Modenese e vince sette gare. Nel 1939, sempre dilettante, ritorna con una squadra toscana, l'Associazione Ciclistica Montecatini, e vince la Coppa Taliani a Pontedera, la Coppa del Taglia - Giro dei Colli Fiorentini a Firenze, il Gran Premio Maino - Coppa Vannacci a Pistoia, la Coppa Barni a Vaiano, il Circuito del Montalbano a Seano e la Firenze-Livorno - Coppa Ciano. Viene anche convocato in Nazionale per disputare il Mondiale poi annullato per l'inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1940 ritorna con la squadra dei suoi esordi, l'Associazione Ciclistica Pratese, tra i dilettanti scelti. Si aggiudica la Coppa Burci a Firenze, la Coppa Vivarelli a Pistoia, la Coppa Barlesi a Firenze, la Coppa Bernocchi a Prato a pari merito con un altro corridore, la coppa Parisi a Mentana e il Circuito del Galluzzo a Firenze. Vince anche il Giro della Provincia di Milano in coppia con Vito Ortelli battendo i professionisti. Nel triennio da dilettante vince venti corse. Gli ottimi risultati ottenuti da dilettante gli valgono il passaggio tra i professionisti con la Bianchi per il 1941.

Professionista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946 non gareggiò, squalificato dall'UVI per l'adesione al fascismo e per aver gareggiato sotto falso nome. Tornò alle corse nel 1947 piazzandosi settimo alla Milano-Sanremo e nono al suo primo Giro d'Italia.

Nel 1948 vinse il Giro d'Italia. La vittoria ebbe però strascichi polemici: la Bianchi accusò Magni di aver beneficiato di spinte irregolari sulla salita del passo Pordoi, durante la decisiva tappa da Cortina a Trento, e la giuria gli inflisse una penalizzazione di due minuti. Magni riuscì comunque a conservare la maglia rosa con undici secondi di vantaggio su Ezio Cecchi, ma fu duramente contestato dal pubblico all'arrivo al Vigorelli.

Le sue caratteristiche di passista e discesista lo portarono a vincere tre Giri delle Fiandre consecutivi (dal 1949 al 1951), coi quali meritò il suo famoso soprannome. Nel 1951 e nel 1955 vinse altri due Giri d'Italia; l'ultima maglia rosa, conquistata a quasi 35 anni, lo rende tuttora il più anziano vincitore del Giro.

Tra le sue molte affermazioni anche tre Giri del Piemonte, tre Trofei Baracchi e tre Campionati nazionali. Inoltre, si piazzò secondo ai Campionati del mondo del 1951 (preceduto dallo svizzero Ferdi Kübler) e al Giro d'Italia del 1956 (dietro il lussemburghese Charly Gaul) alla "veneranda" età di 36 anni (concluse quel Giro con una spalla fratturata, tenendo il manubrio attraverso un tubolare stretto fra i denti). Durante la dodicesima tappa del Tour de France 1950, mentre era in maglia gialla, si ritirò dalla corsa insieme a tutta la squadra italiana in seguito alle pressioni e alle insistenze di Bartali, che sosteneva di essere stato aggredito sul Col d'Aspin da alcuni spettatori francesi. Negli ultimi anni di attività fu un acceso fautore delle sponsorizzazioni delle squadre ciclistiche da parte di industrie extraciclistiche.

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Ritiratosi dalle corse conservò a lungo posizioni di rilievo in ambito dirigenziale. Fu Commissario tecnico della Nazionale dal 1963 al 1966, poi presidente dell'Associazione Corridori ed infine presidente della Lega del Professionismo. È stato presidente della Fondazione del Museo del ciclismo del Ghisallo. Nel 2004 è stato insignito del Collare d'Oro al Merito Sportivo. Nell'ottobre del 2012, nel Salone d'Onore del CONI ci fu la sua ultima apparizione pubblica per la presentazione del libro Magni. Il terzo uomo, la sua prima e unica biografia ufficiale, realizzata dall'amico e giornalista televisivo, e già telecronista di ciclismo Auro Bulbarelli con la prefazione di Sergio Zavoli.[27]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Strada[modifica | modifica wikitesto]

  • 1938 (U.C. Modenese)
Coppa Maccolini - Zedda
  • 1939 (A.C. Montecatini)
Coppa Taliani - Pontedera
Coppa del Taglia - Giro dei Colli Fiorentini
Gran Premio Maino - Coppa Vannacci
Coppa Barni - Vaiano
Circuito del Montalbano - Seano
Firenze-Livorno - Coppa Ciano
  • 1940 (A.C. Pratese)
Coppa Burci - Firenze
Coppa Vivarelli - Pistoia
Coppa Barlesi - Firenze
Coppa Bernocchi - Prato
Coppa Parisi - Mentana
Circuito del Galluzzo - Firenze
  • 1941 (Bianchi, due vittorie)
Trofeo Luigi Novara - Seregno
1ª frazione Staffetta del Ventennale (Orvieto > Roma)
  • 1942 (Bianchi, una vittoria)
Giro del Piemonte
  • 1945 (Ricci e Pedale Monzese, due vittorie)
Coppa Caldirola - Molinazzo
Coppa Marangoni - Molinazzo
  • 1947 (Viscontea, una vittoria)
Tre Valli Varesine
  • 1948 (Wilier Triestina, due vittorie)
19ª tappa Giro d'Italia (Brescia > Milano)
Classifica generale Giro d'Italia
  • 1949 (Wilier Triestina, tre vittorie)
Giro delle Fiandre
10ª tappa Tour de France (San Sebastián > Pau)
Giro della Toscana
  • 1950 (Wilier Triestina, tre vittorie)
Giro delle Fiandre
16ª tappa al Giro d'Italia (L'Aquila > Campobasso)
8ª tappa al Tour de France (Angers > Niort)
  • 1951 (Ganna, sei vittorie)
Milano-Torino
Giro delle Fiandre
Giro del Lazio
Giro di Romagna
Classifica generale Giro d'Italia
18ª tappa Tour de France (Avignone > Marsiglia)
  • 1952 (Ganna, quattro vittorie)
4ª tappa, 2ª semitappa Roma-Napoli-Roma (Latina > Roma)
Classifica generale Roma-Napoli-Roma
6ª tappa Tour de France (Namur > Metz)
22ª tappa Tour de France (Clermont Ferrand > Vichy)
  • 1953 (Ganna-Ursus, dieci vittorie)
Sassari-Cagliari
Giro del Piemonte
5ª tappa, 1ª semitappa Roma-Napoli-Roma (Napoli > Latina)
Classifica generale Roma-Napoli-Roma
10ª tappa Giro d'Italia (Pisa > Modena)
16ª tappa Giro d'Italia (San Pellegrino > Riva del Garda)
21ª tappa Giro d'Italia (Bormio > Milano)
9ª tappa Tour de France (Bordeaux > Pau)
22ª tappa Tour de France (Montluçon > Parigi)
Giro del Veneto
  • 1954 (Nivea-Fuchs, tre vittorie)
Giro della Toscana
1ª tappa Roma-Napoli-Roma (Napoli)
Milano-Modena
  • 1955 (Nivea-Fuchs, sette vittorie)
Giro di Romagna
7ª tappa Vuelta a España (Barcellona > Barcellona)
13ª tappa Vuelta a España (Madrid > Valladolid)
15ª tappa Vuelta a España (Bilbao > Bilbao)
2ª tappa Giro d'Italia (Torino > Cannes)
Classifica generale Giro d'Italia
Milano-Modena
  • 1956 (Nivea-Fuchs, tre vittorie)
2ª tappa, 1ª semitappa Gran Premio Ciclomotoristico (Perugia > Terni)
Giro del Piemonte
Giro del Lazio

Altri successi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1940 (A.C. Pratese)
Classifica generale Giro della Provincia di Milano (con Vito Ortelli)
Circuito di Napoli
Circuito di Bari
Circuito del Parco - Milano
Giro della Provincia di Milano (con Glauco Servadei)
Circuito di Castelfranco Veneto
Circuito di Lugano
  • 1948 (Wilier Triestina)
Classifica squadre Giro d'Italia
Classifica nazioni Challenge Desgrange-Colombo
  • 1949 (Wilier Triestina)
Circuito di Novara
Classifica nazioni Challenge Desgrange-Colombo
Trofeo Baracchi (con Adolfo Grosso)
  • 1950 (Wilier Triestina)
Circuito di Empoli
Classifica nazioni Challenge Desgrange-Colombo
Trofeo Baracchi (con Antonio Bevilacqua)
Circuito di Bordighera
Circuito delle Cascine - Firenze
Circuito delle Caldaie - Ascoli Piceno
Criterium di Namur
Classifica punti Campionato italiano
Trofeo Baracchi (con Giuseppe Minardi)
Gran Premio dell’Autodromo - Monza
Classifica squadre Tour de France
Classifica nazioni Challenge Desgrange-Colombo
  • 1953 (Ganna-Ursus)
Criterium di Tertre
Classifica squadre Giro d'Italia
Criterium di Herve
Criterium di Saint Gaudens
Classifica punti Campionato italiano
Classifica nazioni Challenge Desgrange-Colombo
Circuito di Lugano
  • 1954 (Nivea-Fuchs)
Circuito di Sassari
Gran Premio Motoleggere - Modena
Circuito di Crema
Classifica punti Campionato italiano
  • 1955 (Nivea-Fuchs)
Circuito di Sassari
12ª tappa Vuelta a España (Madrid, cronosquadre)
Classifica a punti Vuelta a España
  • 1956 (Nivea-Fuchs)
Gran Premio Nivea - Busto Arsizio
Circuito di Roccabianca

Pista[modifica | modifica wikitesto]

  • 1950 (Wilier Triestina)
Bol d'Or des Monédières - Chaumeil

Altri successi[modifica | modifica wikitesto]

Primato mondiale velocità 50 chilometri
Primato mondiale velocità 100 chilometri

Piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Grandi Giri[modifica | modifica wikitesto]

1947: 9º
1948: vincitore
1950: 6º
1951: vincitore
1952: 2º
1953: 9º
1954: 6º
1955: vincitore
1956: 2º
1949: 6º
1950: ritirato (non partito 12ª tappa)
1951: 7º
1952: 6º
1953: 15º

Classiche monumento[modifica | modifica wikitesto]

1941: 4º
1942: 12º
1943: 14º
1947: 7º
1948: 38º
1949: 3º
1950: 8º
1951: 19º
1952: 29º
1953: 49º
1954: 8º
1955: 5º
1956: 2º
1948: 5º
1949: 12º
1950: 3º
1951: 15º
1953: 12º
1948: ritirato
1949: vincitore
1950: vincitore
1951: vincitore
1941: 13º
1942: 7º
1947: 16º
1949: 4º
1950: 18º
1951: 12º
1952: 37º
1953: 7º
1954: 2º
1955: 11º
1956: 3º

Competizioni mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Zurigo 1947 - In linea: 4º
Valkenburg 1948 - In linea: riserva
Copenaghen 1949 - In linea: 9º
Moorslede 1950 - In linea: ritirato
Varese 1951 - In linea: 2º
Lussemburgo 1952 - In linea: 4º
Lugano 1953 - In linea: ritirato
Frascati 1955 - In linea: ritirato
Copenaghen 1956 - In linea: 12º

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 27 dicembre 1966.[28]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il primo importante premio ricevuto da Magni è la Medaglia d'Oro al Valore Atletico assegnatagli nel 1942 dopo aver battuto il primato mondiale dei cinquanta e cento chilometri in pista.[29] Per la prima vittoria nel Giro delle Fiandre, nel 1949 viene premiato dalla Federazione Ciclistica Italiana con la medaglia d'oro.[30]

Dopo essere stato insignito dell'Ordine olimpico nel 2001,[31] il 12 febbraio 2004, in una cerimonia al Palazzo del Quirinale, riceve il Collare d'Oro al Merito Sportivo da Carlo Azeglio Ciampi, all'epoca Presidente della Repubblica Italiana.[32] Nel 2011, il Velo Club Mendrisio gli assegna il prestigioso e ambito Mendrisio d'Oro, di cui per molti anni è stato presidente della giuria. [33] E' stato Presidente Onorario dell'Associazione Atleti Azzurri d’Italia[29] e dal 2009 Socio d’Onore della Federazione Ciclistica Italiana.[34]

Nel 2010 il Comune di Monticello Brianza, ultima residenza di Magni, allestisce a Villa Greppi una mostra intitolata i I novant'anni del Leone[35]; tre anni dopo gli viene intitolato il palezzatto dello sport.[36] La maglia rosa del Giro d'Italia 2013, il primo disputato dopo la sua morte, viene dedicata a Fiorenzo Magni riportandone il nome sul colletto.[37]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Maria Dossena, Il leone delle Fiandre in Le avventure straordinarie, Roma, Compagnia Editoriale, 1991.
  • Adriano De Zan e Augusto Stagi, Gentili signore e signori buongiorno, Milano, Dalai Editore, 1999, ISBN 978-88-8089-448-3.
  • Beppe Conti, Ciclismo. Gloria e tragedie in Ecosport, Eco, 2006, ISBN 978-88-8113-335-2.
  • Beppe Conti, Ciclismo, inganni e tradimenti in Ecosport, Eco, 2010, ISBN 978-88-8113-363-5.
  • John Foot, Pedalare, pedalare! La grande avventura del ciclismo italiano, Milano, Rizzoli Editore, 2011, ISBN 978-88-17-04972-6.
  • Giuseppe Castelnovi, Tre uomini d'oro. Fiorenzo Magni, Gino Bartali, Fausto Coppi, Milano, Edit Vallardi, 2011, ISBN 978-88-95684-27-7.
  • Giampiero Petrucci, W Tutti, Torino, Bradipolibri Editore, 2011, ISBN 9788896184530.
  • Pier Bergonzi (a cura di), Gli anni di Coppi e Magni. 1951-1955 in Giro d'Italia. La grande storia, Milano, RCS Mediagroup, 2012.
  • Auro Bulbarelli, Magni. Il terzo uomo, Roma, Rai Eri, 2012, ISBN 978-88-397-1579-1.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Numerosissime fonti, ad es. Rai News 24, Addio Leone delle Fiandre
  2. ^ Pier Augusto Stagi, Magni, novant'anni da fuoriclasse, Tuttobici, gennaio 2011.
  3. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, pp. 14-15
  4. ^ Castelnovi, 2011, Tre uomini d'oro, p. 38
  5. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 21
  6. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, pp. 40
  7. ^ Dossena, 1991, Il leone delle Fiandre, pp. 49
  8. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, pp. 42-43
  9. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 57
  10. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, pp. 65-66
  11. ^ Biografia di Fiorenzo Magni su Corriere.it. URL consultato il 27 luglio 2015.
  12. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 45
  13. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 69
  14. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 376
  15. ^ Castelnovi, 2011, Tre uomini d'oro, p. 25
  16. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 376
  17. ^ Castelnovi, 2011, Tre uomini d'oro, p. 131
  18. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 311
  19. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p. 317
  20. ^ Giampaolo Ormezzano, Magni, il Terzo uomo che seppe battere anche Coppi e Bartali in Lastampa.it, 20 ottobre 2012. URL consultato il 28 giugno 2015.
  21. ^ Ciclismo, è morto Fiorenzo Magni Il leone con il cuore monzese in Ilcittadinomb.it, 19 ottobre 2012. URL consultato il 28 giugno 2015.
  22. ^ Luca Gialanella, Monza, ultimi applausi per Magni. Martini: Sii sereno in Paradiso in Gazzetta.it, 20 ottobre 2012. URL consultato il 28 giugno 2015.
  23. ^ La sua morte, improvvisa ed inaspettata ci ha colti tutti di sorpresa! in Avisbikenokiasiemens.it, 20 ottobre 2012. URL consultato il 28 giugno 2015.
  24. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, pp. 15-18
  25. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, pp. 18-19
  26. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, pp. 19-26
  27. ^ Marcello Di Dio, Fiorenzo Magni, il "terzo uomo" diventato leone delle Fiandre in Il Giornale. URL consultato il 16 ottobre 2012.
  28. ^ Bulbarelli, 2012, Magni. Il terzo uomo, p.331
  29. ^ a b Fiorenzo Magni su Medagliedoro.org. URL consultato il 28 giugno 2015.
  30. ^ Dossena, 1991, Il leone delle Fiandre, p. 47
  31. ^ L' Ordine Olimpico per «Leone» Magni in Gazzetta.it, 5 giugno 2001. URL consultato il 28 giugno 2015.
  32. ^ Fotografia del Presidente Ciampi su Quirinale.it. URL consultato il 28 giugno 2015.
  33. ^ Massimo Moscardi, Consegnato il Mendrisio d’Oro. Tributo al grande Fiorenzo Magni in Corrieredicomo.it, 18 marzo 2012. URL consultato il 28 giugno 2015.
  34. ^ Renato Di Rocco rieletto Presidente della Federazione Ciclistica Italiana in Solobike.it, 16 marzo 2009. URL consultato il 18 giugno 2015.
  35. ^ 7 Dicembre: I novant'anni del Leone, una mostra per Fiorenzo Magni su Villagreppi.it. URL consultato il 28 giugno 2015.
  36. ^ Un palazzetto dello sport intitolato al monzese Magni in Ilcittadinomb.it, 5 dicembre 2013. URL consultato il 18 luglio 2015.
  37. ^ Svelata la nuova maglia rosa. Creata dallo stilista Paul Smith in Gazzetta.it, 14 gennaio 2013. URL consultato il 28 giugno 2015.

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