Gilberto Marley

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Gilberto Marley
Gilbert Marley.jpg
Nazionalità Italia Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Specialità Strada
Ritirato 1895
Carriera
Squadre di club
1887-1889Individuale
 

Gilberto Marley (1870Blevio, 27 dicembre 1939) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origine inglese (di Southampton secondo alcune fonti), giunse in Italia durante l'infanzia con la famiglia.[1]

Iniziò a gareggiare a 14 anni prendendo parte ad una gara ciclistica a Monza nel 1884, gara riservata ai giovinetti, che non aveva vinto ma lo aveva visto protagonista fra i primi arrivati[2].

Tra il 1887 e il 1889 fu tre volte consecutive vincitore dei campionati italiani di ciclismo su strada, o "campionati di lunga distanza": gareggiando su biciclo (come d'uso ai tempi), si impose nel 1887 sul percorso Milano-Pavia-Casalpusterlengo-Rogoredo, l'anno dopo sul tracciato piemontese Carmagnola-Saluzzo-Carignano, e nel 1889 sul circuito intorno a Pavia.[3] Questi successi gli valsero il soprannome di "Castigo di Dio".[3]

Conclusa la carriera agonistica nel 1895[4], il 16 gennaio 1902 fu tra i fondatori, insieme a Romolo Buni, Ambrogio Ferrario e altri sportivi milanesi, dell'Unione Sportiva Milanese, ricoprendo le cariche prima di tesoriere e poi di vice-presidente.[5] La società fu inizialmente attiva nel ciclismo, ma si distinse poi anche nel calcio, partecipando a diverse edizioni del campionato di Prima Categoria.

A inizio XX Secolo Marley cominciò l'attività di cronometrista per le allora nascenti competizioni automobilistiche, ciclistiche e aeronautiche. Nel 1906, da cronometrista dell'Automobile Club d'Italia, diede il via alla prima edizione della Targa Florio in Sicilia, mentre nel 1909 fu "mossiere" nella prima tappa del primo Giro d'Italia, organizzato dalla Gazzetta dello Sport.[6][7]

Il 3 novembre 1921 fu quindi tra i fondatori a Milano del Sindacato Italiano Cronometristi Ufficiali, futura Federazione Italiana Cronometristi, organo del CONI.[8]

Sotto la sua guida crebbero i giovani cronometristi italiani: Leonardo Acquati (USM), Carlo Legnazzi (USM), Achille Macoratti e Ripamonti.[2]

Si concentrò anche sulla divulgazione degli aspetti teorici del cronometraggio, elaborando la prima edizione del Prontuario della prima ora per agevolare il calcolo delle velocità di percorrenza nelle gare automobilistiche.[6]

Agente vendite per Pirelli, nel 1922 fu anche, con il ruolo di cassiere e cronometrista, tra i fondatori del Circolo Sportivo Pirelli.[9]

Fino a 20 giorni prima della sua morte era stato attivo organizzatore di una riunione riservata ai Veterani Ciclisti di cui lui era ancora il vice-presidente.[2]

Recatosi alla sua villa di Blevio nella giornata di Santo Stefano, approfittando della bella giornata, aveva trascorso alcune ore del pomeriggio in barca con i familiari. Solo in tarda serata accusò un forte malore (infarto) che lo portò alla morte malgrado le pronte cure dei familiari.[2]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Campionati italiani
Campionati italiani
Campionati italiani

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ IL VELOCIPEDE DEL SENATORE GIOVANNI AGNELLI PIONIERE DEL CICLISMO, su academia.edu. URL consultato il 24 maggio 2020.
  2. ^ a b c d La Gazzetta dello Sport, di giovedì 28 dicembre 1939, p. 3, nell'articolo "I pionieri dello sport che scompaiono - Gilberto Marley" (necrologio).
  3. ^ a b Dalle prime corse al Tour de France, su treccani.it. URL consultato il 24 maggio 2020.
  4. ^ La grande riunione dei veterani ciclisti al Motovelodromo di Torino - La Stampa Sportiva del 18 maggio 1905 p. 7, su byterfly.eu.
  5. ^ Guida Commerciale Savallo & Fontana, Milano, Società Editrice Savallo di Fontana e C., 1925.
  6. ^ a b Gilberto MARLEY (PDF), su ficr.it. URL consultato il 24 maggio 2020.
  7. ^ Il Giro d’Italia 1909 – 2, su storiedisport.it. URL consultato il 24 maggio 2020.
  8. ^ FICr – 90esimo dalla fondazione, su lombardia.coni.it. URL consultato il 24 maggio 2020.
  9. ^ Sport Club Pirelli: una gita al Mottarone nel 1923, su fondazionepirelli.org. URL consultato il 24 maggio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]