Duilio Loi

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Duilio Loi
Loi Consolini 1958WP.jpg
Duilio Loi (in piedi) e il discobolo Adolfo Consolini,
nel 1958, alla presentazione della nuova "Lambretta Li 150"
Nazionalità Italia Italia
Altezza 164 cm
Pugilato Boxing pictogram.svg
Categoria Pesi welter junior
Ritirato 24 gennaio 1963
Carriera
Incontri disputati
Totali 126
Vinti (KO) 115 (26)
Persi (KO) 3 (0)
Pareggiati 8
 

Duilio Loi (Trieste, 19 aprile 1929Tarzo, 20 gennaio 2008) è stato un pugile italiano.

In oltre quattordici anni di carriera da professionista, ha detenuto il titolo di campione d'Italia dei pesi leggeri (1951-1954), di campione d'Europa dei pesi leggeri (1954-1959) e dei pesi welter (1959-1963) e di campione del Mondo dei pesi welter juniors (1960-63).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carriera pugilistica[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Trieste da padre sardo di Cagliari, capomacchinista di navi mercantili e madre triestina, Duilio Loi trascorse parte dell'infanzia e l'adolescenza a Genova e, all'età di sedici anni, cominciò a frequentare la palestra di Dario Bensi.

Seguendo i consigli dell'ex campione Amedeo Dejana, nel 1948 Loi passò al professionismo con Umberto Branchini quale procuratore. Dopo trentadue incontri (trenta vinti e due pareggi), il 18 luglio 1951, a Milano, conquistò il titolo di campione d'Italia dei pesi leggeri contro Pierluigi Uboldi[1].

L'anno dopo (17 agosto 1952), a Copenaghen, combatté per il titolo europeo della stessa categoria contro il danese Jørgen Johanssen ma fu, per la prima volta, sconfitto ai punti[1]. Nella rivincita, il 6 febbraio 1954, a Milano, riuscì a battere il suo avversario e a conquistare la cintura europea dei pesi leggeri[1].

Il 13 maggio 1954, difese il titolo europeo contro l'ex-olimpionico spezzino Bruno Visintin, contro il quale mise in palio anche il titolo italiano e al quale inferse la prima sconfitta, ai punti[1]. Il 13 luglio dello stesso anno respinse ai punti l'assalto europeo del francese Jacques Herbillon[1], poi partì per una vittoriosa tournée in Australia e a Miami, negli Stati Uniti.

Il 2 luglio 1955, mise in palio i suoi titoli dei pesi leggeri contro Giancarlo Garbelli, vincendo ancora ai punti[1]; dopo tale incontro rinunciò al titolo italiano. Mise ancora in palio il titolo europeo contro il francese Seraphin Ferrer (vittoria ai punti in quindici riprese)[1] e lo spagnolo Jose Hernandez; in tale occasione salì sul ring allestito al Velodromo Vigorelli di Milano, soltanto due giorni dopo aver subito un incidente automobilistico e non andò oltre il pari[1]; sconfisse però il rivale al Palazzo dello Sport della Fiera di Milano, il 26 dicembre 1956, ai punti in quindici riprese[1]. Difese ancora vittoriosamente il titolo europeo contro il francese Felix Chiocca (vittoria ai punti il 26 dicembre 1957)[1] e il friuliano Mario Vecchiatto (verdetto di parità, il 5 settembre 1958), sempre a Milano[1].

Nel 1959 passò alla categoria dei pesi welter e, il 19 aprile di quell'anno, al Vigorelli, conquistò il suo secondo titolo europeo, contro il toscano Emilio Marconi, con verdetto ai punti ma dopo aver atterrato due volte il suo avversario[1]. Dopo aver rinunciato alla corona dei leggeri, incontrò nuovamente Bruno Visintin, con in palio la cintura dei welter, il 13 febbraio 1960, al Palazzo dello Sport di Milano. Il verdetto fu un'altra vittoria ai punti per il pugile sardo-triestino[1].

Duilio Loi batte il portoricano Carlos Ortiz e conquista la corona mondiale dei Welters junior (Milano, 1960).

A trentun anni, Loi sembrava avviato verso la fine della carriera puglistica, senza aver mai avuto l'opportunità di combattere per il titolo mondiale. La chance gli si offerse nella categoria dei pesi welter juniors da parte di un avversario temibilissimo, il ventiquattrenne portoricano Carlos Ortiz ma negli Stati Uniti d'America. Il 15 giugno 1960, sul ring del Cow Palace di Daly City, nei pressi di San Francisco, il triestino fu costretto ad arrendersi[1] con verdetto unanime, ma per soli due punti, all'astro nascente della boxe mondiale. Ortiz, tuttavia, offrì la rivincita al suo avversario ed accettò di battersi su un ring italiano.

Il 1º settembre 1960, a Milano, di fronte al pubblico di uno stracolmo Stadio San Siro [2], Duilio Loi divenne il terzo italiano (dopo Carnera e D'Agata) a conquistare un titolo mondiale di pugilato, sconfiggendo Ortiz ai punti in quindici riprese[1]. Due mesi dopo (25 novembre), al Palazzetto dello Sport di Roma, Loi difese la cintura europea dei pesi welter, cui non aveva rinunciato, contro l'assalto del francese Maurice Auzel, vincendo con verdetto ai punti ma dopo aver atterrato due volte lo sfidante.

La vittoria su Ortiz, tuttavia, non era stata unanime, in quanto un giudice americano si era pronunciato per il pari. Ortiz riuscì quindi a ottenere facilmente l'organizzazione di un terzo incontro che si disputò nuovamente a San Siro, il 10 maggio 1961, di fronte a 61.900 spettatori paganti[3]. In tale occasione, Loi confermò più ampiamente la sua superiorità su Carlos Ortiz: il verdetto fu unanime ma l'italiano riuscì anche ad atterrare l'avversario alla sesta ripresa[1]. La sconfitta, tuttavia, non interruppe la brillante carriera di Ortiz che diventerà campione del mondo nella categoria dei pesi leggeri tra il 1962 e il 1968.

Loi-Perkins

Successivamente, Loi difese il titolo europeo dei pesi welter contro il danese Chris Christensen (vittoria ai punti a Saint Vincent[1], il 5 agosto 1961), tuttavia nello stesso anno (21 ottobre 1961 ), a Milano, fu costretto alla parità dallo statunitense Eddie Perkins, suo sfidante per il titolo mondiale dei pesi welter juniors[1]. Dopo aver difeso il titolo europeo dei welter contro il sardo Fortunato Manca (nuova vittoria ai punti, allo Stadio Amsicora di Cagliari, il 15 luglio 1962)[1], Loi offrì la rivincita allo statunitense, perché il precedente verdetto di parità lo aveva ferito nell'orgoglio[4].

Il 14 settembre 1962, al Velodromo Vigorelli di Milano, Eddie Perkins riuscì a strappare il titolo mondiale al pugile italiano, con verdetto ai punti espresso dall'arbitro e giudice unico, il francese Pierre Verrière[1]. Essendo prevista, nel contratto precedente, la clausola del terzo incontro[4], Duilio Loi, il 15 dicembre 1962, al Palazzo dello Sport di Milano, conquistò nuovamente la corona mondiale, con verdetto ai punti decretato dall'arbitro Georges Gondre[1]. Anche Perkins, come Ortiz, riuscirà a tornare campione del mondo, dimostrando di essere stato un avversario di assoluto valore per Loi[4].

A questo punto, il 24 gennaio 1963, a quasi trentaquattro anni, Loi annunciò pubblicamente il suo ritiro, ancora in possesso, come i grandissimi della boxe, del titolo mondiale della sua categoria e, addirittura, anche di quello europeo della categoria superiore.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

L'epoca di Duilio Loi coincise con la prima parte del periodo aureo del pugilato italiano, che proseguì con i grandi successi di Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi, sino alla fine degli anni sessanta. Non possedeva un pugno potente, ma boxava con incredibile velocità di braccia ed una tecnica così ricca da mettere in difficoltà avversari più potenti di lui e consentirgli persino di atterrarli, con doppiette al fegato ed al mento. Era l'uomo degli ultimi due round, in quanto si riservava sempre energie nel finale per frastornare gli avversari con una strabiliante girandola di colpi e finire in bellezza, così da indurre spesso la giuria ad attribuirgli quegli ultimi uno o due punti che gli consentivano di vincere. Inoltre, nelle rivincite, era solito cambiare tattica a seconda dell'avversario. Eddie Perkins, che lo incontrò tre volte, quando uscì sconfitto nell'ultimo match con Loi, dichiarò: Mi sono battuto tre volte con Duilio Loi, ma ho incontrato tre pugili diversi[5].

Nella sua lunga carriera, Loi conobbe solo tre volte l'onta della sconfitta ma mai prima del limite e con avversari che, successivamente, riuscì a sconfiggere. Fu campione europeo ininterrottamente per nove anni, senza mai essere sconfitto. Non si lasciò mai suggestionare dal successo e seppe ritirarsi in tempo, subito dopo la sua maggiore affermazione.

La International Boxing Hall of Fame lo ha annoverato fra i più grandi pugili di ogni tempo, unico italiano insieme a Benvenuti.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

La sua vita fu segnata dal dolore, perché il 12 aprile 1973 il figlio Vittorio, militante neofascista, fu coinvolto a Milano nell'omicidio dell'agente di polizia Antonio Marino, morto in seguito allo scoppio di una bomba a mano lanciata nel corso di una manifestazione di estrema destra.

Negli ultimi anni Duilio Loi viveva a Milano, era presidente della Federazione autonoma sindacato ex pugili, ed era affetto dalla malattia di Alzheimer. È morto a Tarzo (TV) il 20 gennaio 2008. È sepolto nella Cripta del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano[6].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valore atletico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valore atletico
«Campionato del mondo di pugilato professionisti[7]»
— Roma, 1960

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Record pugilistico di Duilio Loi
  2. ^ 53.000 spettatori paganti secondo Emanuela Audisio, cit. L'incasso superò i 100 milioni di lire
  3. ^ Teo Betti, cit.
  4. ^ a b c Lutto per la scomparsa di Eddie Perkins
  5. ^ L'uomo degli ultimi due round
  6. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.
  7. ^ Duilio Loi | Amova

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuela Audisio, Addio a Loi, il gladiatore gentiluomo, La Repubblica, 21 gennaio 2008
  • Teo Betti, Addio Duilio, una vita da star, Il Messaggero, 21 gennaio 2008
  • Pilade del Buono, Duilio Loi, in: Orlando "Rocky" Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi, Milano, 1982
  • Duilio Loi, Una vita sul ring (a cura di Lorenzo Vincenti), Rizzoli, Milano, 1964

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