Dorando Pietri

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Dorando Pietri
Dorando portret.jpg
Dorando Pietri
Nazionalità bandiera Regno d'Italia
Altezza 159 cm
Peso 60 kg
Atletica leggera Athletics pictogram.svg
Specialità Mezzofondo, fondo
Record
Maratona 2h38'49" (1910)
Società La Patria Carpi
Carriera
Nazionale
1906-1908 Italia Italia
 

Dorando Pietri, noto impropriamente anche come Dorando Petri (Correggio, 16 ottobre 1885Sanremo, 7 febbraio 1942), è stato un atleta italiano, passato alla storia per il drammatico epilogo della maratona ai Giochi olimpici di Londra 1908: tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l'avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell'aiuto fu squalificato e perse la medaglia d'oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, facendo il giro del mondo e superando la cronaca viva di quei giorni, lo hanno consegnato alla storia dell'atletica leggera.

Nonostante quell'oro sia stato vinto da Johnny Hayes, il nome di Dorando Pietri richiama subito uno degli episodi più celebrati dei Giochi olimpici.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Dorando Pietri nacque a Mandrio, una frazione di Correggio, in una famiglia di contadini. Nel 1897 il padre Desiderio lasciò i campi per aprire un negozio di frutta e verdura nella vicina Carpi, dove si trasferì con la moglie e i quattro figli. Dorando iniziò molto presto a lavorare, come garzone in una pasticceria. Nel tempo libero si dedicava alla bicicletta o alla corsa a piedi. Era un uomo minuto e di bassa statura (1,59 m).

Nel settembre del 1904 il più famoso podista italiano dell'epoca, Pericle Pagliani, partecipò ad una gara proprio a Carpi. Si racconta che Pietri, attirato dall'evento, si sia messo a correre dietro Pagliani, con ancora gli abiti da lavoro addosso, ed abbia retto il suo passo fino all'arrivo. Qualche giorno dopo, Pietri fece l'esordio in una competizione ufficiale, correndo i 3000 metri a Bologna ed arrivando secondo.

L'anno successivo arrivarono i primi successi, sia in Italia che all'estero, il più importante dei quali fu la 30 km di Parigi, vinta con un distacco di 6 minuti. Il 2 aprile 1906 Pietri vinse la maratona di qualificazione per i Giochi olimpici intermedi, che si sarebbero svolti in estate ad Atene, con il tempo di 2 ore e 48 minuti. Purtroppo nella gara di Atene fu costretto a ritirarsi al 24º chilometro per problemi intestinali, quando era al comando con 5 minuti di vantaggio sugli inseguitori.

Nel 1907 riportò numerose vittorie, tra le quali i titoli dei 5000 metri ai Campionati italiani (con il primato nazionale di 16'27"2) e dei 20 km. Ormai Dorando Pietri era il dominatore assoluto del fondo nazionale, in grado di vincere dal mezzofondo alla maratona, ed aveva già ottenuto risultati importanti sulla scena internazionale.

La maratona di Londra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Atletica leggera ai Giochi della IV Olimpiade - Maratona.
Il drammatico arrivo di Dorando Pietri nella maratona di Londra 1908.

Il 1908 era l'anno delle Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all'evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.

La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km.[1] Alla partenza, davanti al Castello di Windsor, c'erano 56 atleti, tra cui i due italiani: Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto, e Umberto Blasi. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese.

Alle 14:33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di britannici si portò subito al comando della corsa, imponendo un'andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso metà percorso il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando via via numerose posizioni. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Saputo che l'atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º km raggiunse e subito sorpassò il sudafricano.

Mancavano ormai un paio di chilometri all'arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l'enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo.

Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando ad avanzare verso l'arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto.

Il suo tempo finale fu di 2h54'46"4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l'aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall'ordine di arrivo della gara.

«Famoso per non avere vinto»[modifica | modifica wikitesto]

Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la regina Alessandra lo premiò con una coppa d'argento dorato. A proporre l'assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle che secondo alcuni era anche l'addetto con il megafono che sorresse Pietri al momento dell'arrivo. Tale affermazione non ha però alcun fondamento: i due personaggi che affiancano Pietri, in quella che è una delle più note e significative immagini dell'olimpismo moderno, sono, rispettivamente, alla destra dell'atleta - con il megafono - il giudice di gara Jack Andrew ed alla sinistra il capo dello staff medico, il dottor Michael Bulger. Conan Doyle era in effetti presente in tribuna, a pochi metri dalla linea del traguardo, dato che era stato incaricato da Lord Northcliffe di redigere la cronaca della gara per il Daily Mail;[2] il resoconto del giornalista-scrittore terminò con le parole:

« La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici. »

Successivamente Conan Doyle suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l'apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia. La proposta ebbe successo e vennero raccolte trecento sterline. Lo stesso Doyle avviò la raccolta donando cinque sterline.

Il racconto della sua impresa eroica, ma sfortunata, fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all'altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all'estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone intitolata Dorando.[3]

Paradossalmente, la mancata vittoria olimpica fu la chiave del suo successo.[4] Sull'onda della sua fama ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti.

Il dopo Olimpiadi[modifica | modifica wikitesto]

Erano gli anni d'oro delle sfide di resistenza, create da imprenditori del mondo dello spettacolo: si organizzavano gare lunghissime di boxe, canottaggio e corsa. Tra queste la maratona aveva un posto d'onore, ricreata pochi anni prima come evento coronante delle Olimpiadi, capace di portare gli uomini allo stremo in una lotta estenuante contro la fatica. Non era raro veder accorrere migliaia di persone per assistere a gare che duravano diverse ore.

Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Il richiamo era enorme: ventimila spettatori (tra cui molti italo-americani), ma altre diecimila persone erano rimaste fuori perché non c'erano più biglietti.

I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona (262 giri), e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l'immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Con questa gara Pietri passa ufficialmente al professionismo, in un clima che distingue fortemente l'atleta amatoriale da quello retribuito, separando gare e risultati delle due categorie.

Una seconda sfida disputata il 15 marzo 1909 venne anch'essa vinta dall'italiano. Durante la trasferta negli Stati Uniti Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, e ne vinse 17. Tra gli atleti affrontati vi fu anche Tom Longboat, il più forte nordamericano sulla maratona. Pietri rientrò in Italia nel maggio 1909, e proseguì per altri due anni l'attività professionistica a livello nazionale e all'estero. La sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove chiuse con il suo primato personale, 2h38'48"2.

L'addio alle corse[modifica | modifica wikitesto]

La gara d'addio, in Italia, si svolse il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 km, vinta agevolmente. L'ultima gara all'estero avvenne invece il 15 ottobre dello stesso anno, a Göteborg in Svezia, e si concluse con l'ennesima vittoria di Pietri. Il giorno dopo compì 26 anni. In tre anni di professionismo e 46 gare, Dorando Pietri guadagnò oltre 200.000 lire solo di premi, una cifra enorme per l'epoca. In più riceveva dal suo agente una diaria settimanale di 1250 lire.

Investì i suoi guadagni in un'attività alberghiera assieme al fratello, ma come imprenditore non mostrò lo stesso talento che aveva come sportivo. Dopo il fallimento dell'hotel, si trasferì nel 1923 a Sanremo, dove aprì un'autorimessa. Nella città dei fiori rimase fino alla morte, che lo colse a 56 anni per un attacco cardiaco. La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita dalla «Società Ginnastica La Patria 1879» in una cassetta di sicurezza della filiale Unicredit di Carpi (MO), nello stesso edificio che fu il "Grand Hotel Dorando". Sul trofeo è incisa questa dedica:

(EN)

« To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon race from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 From Queen Alexandra. »

(IT)

« A Pietri Dorando - In ricordo della maratona da Windsor allo stadio - 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra. »

Pietri muore nel 1942 e viene sepolto nel cimitero di Valle Armea, nei pressi di Sanremo.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Anno Manifestazione Sede Evento Risultato Prestazione Note
1906 Giochi olimpici intermedi Grecia Atene Maratona nf
1908 Giochi olimpici Regno Unito Londra Maratona sq
3 miglia a squadre Batteria 11 p. [5]

Campionati nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

In televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 la Rai ha realizzato la miniserie televisiva Il sogno del maratoneta, incentrata sulla figura di Dorando Pietri. Il maratoneta è stato interpretato da Luigi Lo Cascio.

In letteratura e musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1993 il gruppo musicale Afa, guidato da Fabrizio Tavernelli, gli ha dedicato La storia di Dorando Pietri (contenuta nell'album Acid Folk Alleanza).
  • Nel 2000 il gruppo musicale Tupamaros gli ha dedicato la canzone A un passo dal traguardo (nell'album Non è cambiato niente).
  • Nel 2008 lo scrittore Giuseppe Pederiali si è ispirato alla vita di Dorando Pietri per il libro Il sogno del maratoneta (il romanzo di Dorando Pietri); da quest'opera è stata tratta la serie tv omonima.
  • Nel 2012 il cantautore Cisco, nell'album Fuori i secondi, lo rende protagonista di una canzone, in dialetto modenese, intitolata Dorando.
  • Nel 2014 lo scrittore Giulio Cavalli ha pubblicato un libro dal titolo Corro perché scivolo dedicato alla vita di Dorando Pietri.
  • L'ultima puntata di Londra 2012, storia scritta per Topolino da Roberto Gagnor e illustrata da Marco Mazzarello, uscita sul n. 2953 del 4 luglio 2012, è interamente dedicata alla vicenda di Dorando Pietri e in essa compare anche la protesta di Arthur Conan Doyle.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La distanza di 42 km e 195 verrà riconosciuta come ufficiale a partire dal 1921.
  2. ^ (EN) Peter Lovesey, Conan Doyle and the Olympics (PDF), la84foundation.org. URL consultato il 24 settembre 2012.
  3. ^ La ballata di Dorando, Runtheplanet.com. URL consultato il 24 settembre 2012.
  4. ^ "Colui che ha vinto e ha perso la vittoria" Lo Sport Illustrato n.3, emeroteca.coni.it, 15 febbraio 1915. URL consultato il 24 settembre 2012.
  5. ^ In questa specialità Dorando Pietri non ha terminato la gara, non acquisendo punti per la propria squadra.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Carli, Dorando Pietri corridore di maratona, Verona, Stamperia Zendrini, 1973.
  • Luciana Nora, Dorando Pietri tra mito e storia, Comune di Carpi, 1985 e 1999.
  • Augusto Frasca, Dorando Pietri – La corsa del secolo, Reggio Emilia, Aliberti Editore, 2007.
  • Luciana Nora, Dorando Pietri tra mito e realtà, Comune di Carpi, 2008.
  • Giuseppe Pederiali, Il sogno del maratoneta (il romanzo di Dorando Pietri), Milano, Garzanti, 2008.
  • Giulio Cavalli, Corro perché scivolo, Roma, Narcissus, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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