Eugenio Monti

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Eugenio Monti
Eugenio monti.jpg
Eugenio Monti negli anni 1950
Nazionalità Italia Italia
Bob Bobsleigh pictogram.svg
Specialità Bob a due, bob a quattro
Palmarès
Olimpiadi 2 2 2
Mondiali 9 1 0
Per maggiori dettagli vedi qui
Statistiche aggiornate al 1968

Eugenio Monti (Dobbiaco, 28 gennaio 1928Belluno, 1º dicembre 2003) è stato un bobbista italiano.

Coraggioso e non sempre fortunato, è uno degli atleti più titolati nella storia di questa disciplina con 9 medaglie d'oro ai campionati mondiali e 6 medaglie olimpiche, ma rimane nella storia anche per un episodio di lealtà sportiva avvenuto alle Olimpiadi di Innsbruck del 1964, che ne fece il primo atleta della storia a ricevere la medaglia Pierre de Coubertin.

Gianni Brera lo soprannominò "Rosso Volante".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio di Ugo Monti, originario di Auronzo di Cadore, e di Adele Fabrizi, nata in Carnia. In giovane età si trasferì con la famiglia a Cortina d'Ampezzo e qui proseguì gli studi sino alla maturità scientifica[1].

Conseguì i primi successi sportivi nel 1945 durante i campionati studenteschi di sci. Appena due anni dopo veniva notato dal giornalista Gianni Brera che gli affibbiò il soprannome "Rosso Volante" (allusione ai colori dei capelli e alla grinta) con cui fu sempre conosciuto[1].

Passato alle gare nazionali, nel 1949 diventava campione italiano di slalom gigante e nel 1950 di slalom gigante e speciale. Si distinse anche nella discesa libera, riuscendo a battere Zeno Colò (Chamonix) e arrivando secondo, per pochi decimi, a James Coutett (Mürren)[1].

Ad appena vent'anni Monti si presentava come una delle migliori promesse dello sci italiano, ma la sua carriera venne presto stroncata: il 23 gennaio 1951 cadde durante un allenamento al Sestriere rompendosi i legamenti del ginocchio; l'anno successivo un secondo incidente a Cervinia gli precludeva definitivamente l'attività agonistica[1].

Decise allora di dedicarsi al bob[2]. Nel 1954 Eugenio Monti conquistò il suo primo titolo italiano, utilizzando un nuovo modello di bob creato a Cortina d'Ampezzo. Nel 1957, in coppia con Renzo Alverà, vinse il primo oro mondiale nel bob a due.

Nel 1960, a Cortina, divenne campione mondiale sia nel due che nel quattro. In tutta la sua carriera le medaglie mondiali diventeranno dodici (di cui undici d'oro) e quelle olimpiche sei (due d'oro, due d'argento e due di bronzo).

All'Olimpiade di Cortina, nel 1956, vinse due medaglie d'argento, nel due (con Renzo Alverà) e nel quattro (con Ulrico Girardi, Renato Mocellini e Renzo Alverà). Alle Olimpiadi di Squaw Valley del 1960 non poté gareggiare in quanto questa gara non fu disputata per ragioni economiche (fu l'unica edizione dei giochi olimpici senza il bob).

All'Olimpiade del 1964, a Innsbruck, vinse due medaglie di bronzo (con Sergio Siorpaes nel bob a due e con Sergio Siorpaes, Benito Rigoni, Gildo Siorpaes nel bob a quattro). In questa occasione compì un gesto di sportività che ne fece il primo atleta della storia a vincere la medaglia Pierre De Coubertin. All'equipaggio britannico di Tony Nash e Robin Dixon si era rotto un bullone e Monti prestò loro il suo. I britannici vinsero la medaglia d'oro e Monti e Sergio Siorpaes presero la medaglia di bronzo[3]. Rispondendo alle critiche della stampa italiana, Monti disse «Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce.» In quell'Olimpiade fu anche il portabandiera durante la cerimonia d'apertura.

Finalmente, all'Olimpiade di Grenoble 1968, sulla pista dell'Alpe d'Huez, l'ormai quarantenne Monti riuscì a vincere la medaglia d'oro sia nel due con Luciano de Paolis sia nel quattro, con lo stesso de Paolis, Mario Armano e Roberto Zandonella.

Fu nominato commendatore della Repubblica per meriti sportivi e poi si ritirò dall'agonismo per occuparsi dei suoi impianti di risalita a Cortina.

Colpito da numerose traversie (la separazione dalla moglie, la partenza della figlia per gli Stati Uniti, la morte del figlio per overdose), affetto dalla malattia di Parkinson, il 30 novembre 2003 si sparò un colpo di pistola alla testa; trasportato all'ospedale di Belluno, morì il giorno successivo[1][4]. Il suo fegato fu trapiantato[5].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 gli è stata dedicata la pista olimpica di bob di Cortina.[6][7] A lui è inoltre intitolata una curva della pista olimpica di Torino 2006[8] di Cesana Pariol[9], utilizzata per le competizioni di bob, skeleton e slittino.[10]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Olimpiadi[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Eugenio Monti, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 76, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012. URL consultato il 21 giugno 2016.
  2. ^ Eugenio Monti - La leggenda del "Rosso Volante"
  3. ^ Eugenio Monti, la prima medaglia Pierre de Coubertin
  4. ^ Eugenio Monti, un mito ci ha lasciati
  5. ^ Un cormonese vive con il fegato di Eugenio Monti, Il Piccolo, 3 dicembre 2003. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  6. ^ M.Web di Monica Burba; CMS by Explico, Pista Olimpica di Bob intotolata a Eugenio Monti - Cortina d'Ampezzo, su www.serviziampezzo.it. URL consultato il 25 luglio 2016.
  7. ^ Pista Olimpica Eugenio Monti - Bob Club Cortina, su bobclubcortina.com. URL consultato il 25 luglio 2016.
  8. ^ Pista olimpica di bob Cesana Pariol, Cesana Torinese (Torino) - WikiSpesa, su www.wikispesa.it. URL consultato il 25 luglio 2016.
  9. ^ Piemonte Italia - Cesana - San Sicario, su www.piemonteitalia.eu. URL consultato il 25 luglio 2016.
  10. ^ Olimpiadi di Torino 2006: 10 anni dopo, la pista di bob di Cesana Torinese è chiusa, torinotoday.it. URL consultato il 25 luglio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Alfiere dell'Italia ai Giochi olimpici invernali Successore
Bruno Alberti Innsbruck 1964 Clotilde Fasolis
Controllo di autorità VIAF: (EN121946824 · LCCN: (ENn2010036419