Eugenio Monti
| Eugenio Monti | |||||||||||||||||
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![]() | |||||||||||||||||
| Nazionalità | |||||||||||||||||
| Altezza | 172 cm | ||||||||||||||||
| Peso | 73 kg | ||||||||||||||||
| Bob | |||||||||||||||||
| Specialità | Bob a due, bob a quattro | ||||||||||||||||
| Palmarès | |||||||||||||||||
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| Sci alpino | |||||||||||||||||
| Specialità | Slalom speciale, slalom gigante, discesa libera | ||||||||||||||||
| Termine carriera | 1952 | ||||||||||||||||
| Palmarès | |||||||||||||||||
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| Statistiche aggiornate al 1968 | |||||||||||||||||
Eugenio Monti (Dobbiaco, 23 gennaio 1928 – Belluno, 1º dicembre 2003) è stato un bobbista, sciatore alpino e pilota automobilistico italiano.
Coraggioso e non sempre fortunato, è uno degli atleti più titolati nella storia del bob con 9 medaglie d'oro ai campionati mondiali, di cui 7 nel bob a due (in ambedue i casi fu un record fino al 2021) e 6 medaglie olimpiche. Fu il primo atleta a ricevere il Pierre de Coubertin World Trophy.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Era figlio di Ugo Monti, originario di Auronzo di Cadore, e di Adele Fabrizi, nata in Carnia. In giovane età si trasferì con la famiglia a Cortina d'Ampezzo e qui proseguì gli studi sino alla maturità scientifica[1]. Nel 1947 veniva citato negli articoli del giornalista Gianni Brera, che gli attribuì il soprannome "Rosso Volante" per il colore dei suoi capelli e la sua grinta, poi con tale soprannome Monti diventò popolare tra i tifosi. [1] Dopo il 1968 si ritirò da qualsiasi competizione quindi si sposò, poi fu nominato commendatore della Repubblica per meriti sportivi e successivamente si occupò dei suoi impianti di risalita a Cortina.[2] A 75 anni di età, amareggiato da numerose traversie come la separazione dalla moglie, la partenza della figlia per gli Stati Uniti, la morte del figlio per sovradosaggio di stupefacente, inoltre colpito dalla malattia di Parkinson, il 30 novembre 2003 si sparò un colpo di pistola alla testa[3][4]; trasportato all'ospedale di Belluno[5], morì il giorno successivo[1][6]. Il suo fegato fu trapiantato.[7]
Carriera sportiva
[modifica | modifica wikitesto]Conseguì i primi successi sportivi nel 1945 durante i campionati studenteschi di sci. Passato alle gare nazionali, nel 1949 diventava campione italiano di slalom speciale, poi nel 1950 di slalom gigante e speciale. Si distinse anche nella discesa libera riuscendo a battere Zeno Colò a Chamonix e arrivando secondo per due centesimi dietro James Couttet a Mürren. [1] Ad appena vent'anni Monti si presentava come una delle migliori promesse dello sci italiano, ma la sua carriera venne presto stroncata: il 23 gennaio 1951 cadde durante un allenamento al Sestriere rompendosi i legamenti del ginocchio; l'anno successivo un secondo incidente a Cervinia gli precludeva definitivamente l'attività agonistica come sciatore [1].
Decise allora di dedicarsi al bob[8]. Nel 1954 Eugenio Monti conquistò il suo primo titolo italiano, utilizzando un nuovo modello di bob creato a Cortina d'Ampezzo. Nel 1957, in coppia con Renzo Alverà, vinse il primo oro mondiale nel bob a due. All'Olimpiade di Cortina, nel 1956, vinse due medaglie d'argento, nel due (con Renzo Alverà) e nel quattro (con Ulrico Girardi, Renato Mocellini e Renzo Alverà). Alle Olimpiadi di Squaw Valley del 1960 non poté gareggiare in quanto questa gara non fu disputata per ragioni economiche (fu l'unica edizione dei giochi olimpici senza il bob). Nel 1960, a Cortina, divenne campione mondiale sia nel due che nel quattro. In tutta la sua carriera le medaglie mondiali diventeranno dieci (di cui nove d'oro) e quelle olimpiche sei (due d'oro, due d'argento e due di bronzo).
Tra il 1955 e 1961, partecipò pure a diverse gare di automobilismo con la Scuderia Centro Sud e Scuderia L’Arena: come pilota automobilistico Monti guidò una Cooper-Maserati sul circuito di Pau in Francia, poi guidò una Ferrari ufficiale nel Giro di Sicilia (automobilismo), nell'autodromo di Monza e nell'autodromo di Vallelunga vincendo vari titoli. [1]
All'Olimpiade del 1964 a Innsbruck vinse due medaglie di bronzo: con Sergio Siorpaes nel bob a due e con Sergio Siorpaes, Benito Rigoni, Gildo Siorpaes nel bob a quattro. Per due condotte di lealtà sportiva avvenute durante le gare olimpiche a Innsbruck, nel 1965 fu il primo atleta a ricevere il Pierre de Coubertin World Trophy, che è un riconoscimento istituito appositamente dal Comitato Olimpico Internazionale per quegli atleti che dimostrano uno spirito di sportività nei giochi olimpici; infatti per la gara di bob a quattro Monti incaricò il suo meccanico di riparare il bob danneggiato della squadra canadese quindi grazie a tale aiuto i canadesi riuscirono a vincere, poi all'equipaggio britannico di Tony Nash e Robin Dixon si era rotto un bullone del bob dunque Monti prestò loro il suo bullone aiutando i britannici a vincere la gara mentre lui e Sergio Siorpaes arrivarono al terzo posto.[9][10][11][12] Rispondendo alle critiche della stampa italiana, Monti disse «Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce». In quell'Olimpiade fu anche il portabandiera durante la cerimonia d'apertura.
Il Saint Moritz Bobsleigh Club, il primo club di bob della storia, gli dedicò inoltre un monumento, chiamato Monti's bolt (il bullone di Monti), posto in uscita della curva 4 (Sunny Corner) del celebre tracciato Olympia Bobrun St. Moritz–Celerina, proprio in ricordo del gesto compiuto per Nash e Dixon, soci del club elvetico.
Infine, all'Olimpiade di Grenoble 1968, sulla pista dell'Alpe d'Huez, l'ormai quarantenne Monti riuscì a vincere la medaglia d'oro sia nel due con Luciano De Paolis sia nel quattro, con lo stesso De Paolis, Mario Armano e Roberto Zandonella. Il loro bob fu costruito in vetroresina dall'azienda di Gian Pietro Borgnolo e Giovanni Spangaro.

Ricordo
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2004 gli fu dedicata la pista olimpica di bob di Cortina.[13][14]
Gli fu intitolata una curva della pista olimpica di Torino 2006[15] di Cesana Pariol[16], utilizzata per le competizioni di bob, skeleton e slittino.[17]
Nel maggio 2015, una targa a lui dedicata fu inserita nella Walk of Fame dello sport italiano a Roma, riservata agli ex-atleti italiani che si sono distinti in campo internazionale.[18][19]

Nel 2026 è stato realizzato il film TV Rosso Volante diretto da Alessandro Angelini, ispirato al libro Rosso ghiaccio: Eugenio Monti, dietro la leggenda scritto da Stefano Rotta. Tale pista fu rinnovata in occasione delle olimpiadi di Milano Cortina 2026.
Palmarès di bob
[modifica | modifica wikitesto]Olimpiadi
[modifica | modifica wikitesto]- 6 medaglie:
- 2 ori (bob a due, bob a quattro a Grenoble 1968)
- 2 argenti (bob a due, bob a quattro a Cortina d'Ampezzo 1956)
- 2 bronzi (bob a due, bob a quattro a Innsbruck 1964)
Campionati mondiali
[modifica | modifica wikitesto]- 10 medaglie:
- 9 ori (bob a due a Sankt Moritz 1957; bob a due a Garmisch-Partenkirchen 1958; bob a due a Sankt Moritz 1959; bob a due, bob a quattro a Cortina d'Ampezzo 1960; bob a due, bob a quattro a Lake Placid 1961; bob a due a Igls 1963; bob a due a Cortina d'Ampezzo 1966)
- 1 argento (bob a quattro Sankt Moritz 1957)
Campionati italiani
[modifica | modifica wikitesto]- 12 medaglie:
- 10 ori (bob a quattro nel 1954; bob a due nel 1955; bob a due nel 1958; bob a due, bob a quattro nel 1959; bob a due, bob a quattro nel 1960, bob a due nel 1961; bob a due, bob a quattro nel 1967)
- 1 argento (bob a due nel 1966)
- 1 bronzo (bob a quattro nel 1955)
Palmarès di sci
[modifica | modifica wikitesto]Campionati italiani
[modifica | modifica wikitesto]- 3 medaglie:
- 3 ori (slalom speciale nel 1949 e 1950; slalom gigante nel 1950)
- 1 bronzo (discesa libera nel 1950)
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]— Numero di brevetto 278 (1961)
— Numero di brevetto 445 (1968)
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 Eugenio Monti, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 76, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012. URL consultato il 21 giugno 2016.
- ↑ Eugenio Monti
- ↑ Alfredo Spampani e Giovanni Viel, L'ultima discesa di Eugenio Monti, in La Gazzetta dello Sport, 1º dicembre 2003.
- ↑ Leonardo Coen, Monti tenta il suicidio, in la Repubblica, 1º dicembre 2003, p. 40.
- ↑ La tragedia di Monti, in la Repubblica, 1º dicembre 2003, p. 54.
- ↑ Eugenio Monti, un mito ci ha lasciati, su sport.it (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2014).
- ↑ Un cormonese vive con il fegato di Eugenio Monti, su ricerca.gelocal.it, Il Piccolo, 3 dicembre 2003. URL consultato il 16 gennaio 2014.
- ↑ Eugenio Monti - La leggenda del "Rosso Volante", su dolomiti.org. URL consultato il 28 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2011).
- ↑ Un rigore controvoglia. Sportività ricompensata
- ↑ INNSBRUCK 1964, QUEL “BULLONE” DI MONTI
- ↑ Eugenio Monti: storia del “Rosso Volante” dal cuore d'oro
- ↑ Eugenio Monti, la prima medaglia Pierre de Coubertin, su storieazzurre.it.
- ↑ M.Web di Monica Burba; CMS by Explico, Pista Olimpica di Bob intotolata a Eugenio Monti - Cortina d'Ampezzo, su serviziampezzo.it. URL consultato il 25 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2016).
- ↑ Pista Olimpica Eugenio Monti - Bob Club Cortina[collegamento interrotto], su bobclubcortina.com. URL consultato il 25 luglio 2016.
- ↑ Pista olimpica di bob Cesana Pariol, Cesana Torinese (Torino) - WikiSpesa, su wikispesa.it. URL consultato il 25 luglio 2016.
- ↑ Piemonte Italia - Cesana - San Sicario, su piemonteitalia.eu. URL consultato il 25 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
- ↑ Olimpiadi di Torino 2006: 10 anni dopo, la pista di bob di Cesana Torinese è chiusa, su torinotoday.it. URL consultato il 25 luglio 2016.
- ↑ Inaugurata la Walk of Fame: 100 targhe per celebrare le leggende dello sport italiano, su coni.it. URL consultato il 20 dicembre 2017.
- ↑ 100 leggende Coni (PDF), su coni.it. URL consultato il 20 dicembre 2017.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Comitato olimpico nazionale italiano, Cortina 1956 (versione digitalizzata Archiviato il 9 novembre 2006 in Internet Archive.)
- Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst, Wien und München, Offizieller Bericht der IX.OIympischen Winterspiele Innsbruck 1964 (versione digitalizzata Archiviato il 21 febbraio 2006 in Internet Archive.)
- Comitato Organizzatore, Grenoble 1968 (versione digitalizzata Archiviato il 21 febbraio 2006 in Internet Archive.)
- Stefano Rotta, Rosso ghiaccio: Eugenio Monti, dietro la leggenda, Arezzo, Limena, 2010, ISBN 978-88-6041-044-3, SBN PAR1178444.
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Eugenio Monti
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Mónti, Eugenio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Eugenio Monti, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- MONTI, Eugenio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 76, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
- (EN, FR) Eugenio Monti, su olympics.com, Comitato Olimpico Internazionale.
- (EN) Eugenio Monti, su Olympedia.
- (EN) Eugenio Monti, su sports-reference.com, Sports Reference LLC (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2017).
- (IT, EN) Eugenio Monti, su coni.it, Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
- Intervista a Eugenio Monti (2003), su torino2006.org. URL consultato il 26 novembre 2005 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2007).
Il bullone della vittoria: Eugenio Monti - Nash e Dixon (MP3), Radio 24, 9 febbraio 2011. URL consultato il 19 dicembre 2016.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 121946824 · ISNI (EN) 0000 0000 8047 6383 · LCCN (EN) n2010036419 |
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