Battaglia di Valibona

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Valibona è una piccola borgata del comune di Calenzano, posta alle pendici del Monte Maggiore. Ancora oggi è raggiungibile solo attraverso sentieri non asfaltati e piuttosto disagevoli e le sue case sono state abbandonate fin dal secondo dopoguerra.

La località è nota per la battaglia di Valibona del 3 gennaio 1944, primo esempio di Resistenza militare in Toscana, combattuta tra una formazione partigiana ("Lupi neri") e reparti repubblicani di Prato, la milizia volontaria Ettore Muti, i fascisti ed i carabinieri dei Comuni limitrofi.

Componenti della Formazione d'Assalto Garibaldi "Lupi Neri"[modifica | modifica wikitesto]

La Formazione d'Assalto Garibaldi "Lupi Neri" era una delle prime formazioni partigiane organizzate dal Partito comunista nella provincia di Firenze, con base a Monte Morello fin dalle prime settimane del settembre 1943. Comandata da Lanciotto Ballerini e dal commissario politico Ferdinando Puzzoli, era composta da antifascisti locali, militari italiani ed ex prigionieri stranieri, (inglesi, russi, iugoslavi). Al momento della battaglia la formazione partigiana era composta da 17 uomini:

Per ordine del C.T.L.N, altri 23 della formazione partigiana si erano spostati a Campi Bisenzio. Con loro, scesero a Campi Bisenzio Renzo Ballerini anche Primo Verniani, Alberto Querci, Alberto Panerai per unirsi alle famiglie nel periodo di Natale. Anche Fernando Buccelli e Giuseppe Galeotti da Sesto Fiorentino non furono presenti alla battaglia in quanto erano scesi nella cittadina natale per cercare materiale e ricevere informazioni dal Comitato di Liberazione.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

In quei giorni, la Formazione partigiana comandata da Lanciotto Ballerini era impegnata in uno spostamento strategico verso i Faggi di Javello per coordinarsi con due squadre partigiane della Val di Bisenzio di Prato e tenere collegamenti con i gruppi partigiani presenti nelle montagne dell'Appennino Pistoiese. Negli ultimi giorni del 1943 una parte dei suoi uomini fu protagonista di una piccola scaramuccia con alcuni militi fascisti in località Cornocchio, in seguito alla quale le autorità repubblichine pratesi decisero una spedizione punitiva in forze (150/200 uomini).

La mattina del 3 gennaio 1944 i fascisti, che erano riusciti dopo vane ricerche a trovare una guida (un guardiacaccia di una fattoria di Vaiano) attaccarono di sorpresa i partigiani rifugiati in un fienile. Lanciotto Ballerini si rese subito conto che l'unica soluzione possibile era rompere l'accerchiamento e tentare una manovra di sganciamento con una sortita e diede l'ordine di attacco.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia, che vide una grande dimostrazione di valore da parte dei partigiani, durò tre ore e raggiunse il suo scopo, dato che una larga parte del gruppo riuscì a sfuggire all'assedio ed a infliggere serie perdite al nemico.

Nelle file partigiane si contarono tre morti: Lanciotto Ballerini, morto nell'aprire la strada ai compagni; Luigi Giuseppe Ventroni, morto carbonizzato nel fienile a cui era stato dato fuoco e Vladimiro, catturato e ucciso con un colpo alla testa. Furono fatti prigionieri Benito Guzzon, Tommaso Bertovich, Corrado Conti, Mario Ori e Loreno Barinci che furono oggetto di sevizie particolarmente efferate.

Dall'altra parte si contarono 6 morti tra cui il capo della spedizione Duilio Sanesi e Alfredo Pierantozzi, maresciallo dei carabinieri di Calenzano (quasi sicuramente ucciso dai fascisti) e circa 12 feriti.

Il dopo battaglia[modifica | modifica wikitesto]

I partigiani superstiti ricomposero la brigata, a cui fu dato il nome del comandante ucciso e che fu tra le protagoniste della liberazione di Firenze; Guglielmo Tesi cadde a Berceto (Pomino - Rufina) insieme ad un altro giovane partigiano Mauro Chiti di Carmignano in un'imboscata delle milizie SS italiane e uccisi con raffiche di mitra il 17 aprile 1944.

Il guardiacaccia-spia fu poi catturato in zona al momento della Liberazione e passato per le armi proprio nella zona della battaglia; nel 1946 Lanciotto Ballerini fu decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

In seguito alla scoperta di nuovi documenti e testimonianze, si sta cercando di fare chiarezza sulla morte del Maresciallo Pierantozzi, quasi sicuramente eliminato dai fascisti perché si opponeva alle rappresaglie sui contadini di Valibona, in vista di una probabile "riabilitazione" come martire del Fascismo.

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